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Senza paura, senza pietà, pag. 16

verità sulla base delle contraddizioni affettive: Ferdinand voleva portare ciliegie alla madre con la quale era arrabbiato, e

scappò con i soldi della sorella. Aichorn non crede che la vicenda possa essere spiegata in termini di avidità (soldi e

ciliegie) poiché Ferdinand ha un certo senso di autocontrollo che gli ha permesso di stare due giorni fuori casa.

narrativa dell’azione movente

In un’analisi Aichorn cerca di ricostruire il (ciò che muove l’azione) a partire dal

fattore scatenante

riconoscimento del ovvero il rimprovero della madre. Inoltre, Aichorn cerca di rilevare le intenzioni

inconsce: Ferdinand scappa come il padre, e va nel luogo dove solitamente va il padre = identificazione.

INTERPRETAZIONE

Una rilettura in chiave evolutiva del caso di Ferdinand consente di andare oltre l’individuazione del conflitto inconscio

dinamica dei desideri pulsionali

alla base del comportamento, ovvero alla appropriativi, la voglia di denaro e di

ciliegie e i corrispondenti divieti o la sua percezione del limite. Secondo gli autori la dinamica va ricercata nella dinamica

dei ruoli affettivi familiari e nel bisogno di riconoscimento di Ferdinand, il quale sente che la madre valorizza la sorella.

Cosa può fare Ferdinand di fronte a questa situazione? Ferdinand non si arrabbia con la madre o la sorella, per avere il

riconoscimento della madre decide di:

a. Scappare per farla preoccupare

b. Avvinarsi al padre seguendo il suo comportamento

c. Ruba il denaro solo alla madre e alla sorella perché vuole rivendicarsi solo con loro

d. Vuole portare le ciliegie del padre alla madre per colmare lo squilibrio tra i genitori

Un’interpretazione di questo tipo apre la strada a diversi interventi, se il problema fosse l’avidità basterebbe avviare un

percorso psicologico volto ad aumentare la sua capacità di controllo e di tolleranza della frustrazione. Se fosse il

riconoscimento della madre bisognerebbe chiedersi se sarebbe meglio orientarlo nella soddisfazione o aiutarlo nel

processo di separazione. Rubando le ciliegie del padre forse Ferdinand vuole sottolineare che il padre steso dovrebbe

regalarle alla madre. Il risveglio dallo stato onirico avviene nel momento in cui si accorge che le ciliegie non sono

mature: dal punto di vista affettivo e simbolico c’è differenza tra portare alla madre un dono che viene dal padre o un

oggetto rubato. La richiesta della madre di inserire il figlio in un’istituzione può essere interpretato come la richiesta di

una separazione, invece del riconoscimento della nascente identità del figlio, la madre chiede la reclusione.

Secondo Aichorn il giovane non è un antisociale, inoltre, come dimostra il suo abbigliamento, Ferdinand vuole essere

amato dalla madre come un buon figlio [manca il riferimento alla dinamica con i coetanei].

Qualunque sia il percorso terapeutico da utilizzare bisogna sottolineare come questa prospettiva si concentri

 sull’individuazione di un nesso tra il movente del gesto e un bisogno evolutivo non soddisfatto. L’individuazione di

questo nesso è alla base di un processo terapeutico che non è né orientato alla scomparsa del, sintomo (modello

psichiatrico), né ad una trasformazione della personalità (modello relazionale), ma alla riorganizzazione delle

dinamiche affettive in modo che il bisogno evolutivo alla base del comportamento deviante possa trovare una nuova

realizzazione.

LA TRADIZIONE PSICOANALITICA ITALIANA

In tempi più recenti, in Italia, diversi psicoanalisti che hanno lavorato nei Servizi della giustizia minorile hanno

sottolineato l’importanza della ricerca del senso inconscio del comportamento come premessa per l’intervento

Novelletto (1986)

psicoterapeutico. sostiene che non sia possibile comprender eil comportamento antisociale in

adolescenza solo attraverso una prospettiva sociologica, occorre invece concepirlo come una manifestazione

fantasia di recupero maturativo.

dell’inconscio, una manifestazione di una Il CA è quindi ricondotto ad un blocco del

Sé, prospettiva vicina a quella winnicottiana che vede il CA come espressione di un’azione simbolica avente lo scoppo di

superare il blocco evolutivo. [Nel caso di Ferdinand c’è un bisogno di manifestazione sociale e virile bloccato da

un’eccessiva dipendenza dalla madre].

Senise (1990)

Per il Sé è un oggetto interno che si costruisce progressivamente diventando cosciente il adolescenza =

individuazione soggettivazione.

o La psicopatologia è espressione della mancanza di un senso di Sé dell’adolescente

che funzioni da organizzatore del comportamento.

Es. Gerardo, 17 anni, in custodia cautelare per aver ucciso la vicina di casa dopo averle chiesto dei soldi. Dopo aver

rubato dei soldi alla zia Gerardo compra un coltello, prende due sacchetti e va a chiedere dei soldi alla vicina. La donna

me,

si spaventa e urla, Gerardo la uccide senza consapevolezza. Nel colloquio Senise fa domande molto dirette: “Secondo

siccome in quel momento hai perso la testa, è come se non potessi ricordare le emozioni che provavi, mentre la scena la

ricordi bene. Secondo te era più paura o rabbia?”. Senise fa anche molti interventi di chiarificazione e non esita a

prendere posizione contro i genitori che volevano mettere il figlio in carcere a vita. Secondo Senise una permanenza

troppo lungo in carcere o un prematuro ritorno a casa potrebbero avere effetti disastrosi. Senza paura, senza pietà, pag. 17

In una diagnosi descrittiva di tipo psichiatrico il reato è classificabile come un discontrollo episodico, con momentanea

incapacità di intendere e di volere, non attribuibile a una condizione psicotica. Da un punto di vista psicodinamico

l’alternanza tra affettività piatta e ira è descrivibile nei termini di un falso Sé con tratti autistici (oggi psicopatia). Denise

descrive l’importanza che ha per Gerardo la scoperta del motorino (motivo della rapina) che riporta al concetto di

fantasia maturativa: Gerardo si sentiva sé stesso solo quando andava in motorino, il motorino diventa un’ossessione,

una passione. La comparsa di un nuovo oggetto di desiderio è contemporanea alla nascita di un nuovo soggetto,

l’adolescente le cui nuove sensazioni lo appassioni più dell’oggetto in sé. C’è un passaggio importante nella valutazione

di Gerardo, durante la somministrazione del test di Rorschach: Gerardo riesce a rispondere solo quando, su consiglio

della somministratrice, si immedesima in un b piccolo. Il riconoscimento di emozioni, l’apertura all’altro, sono una

funzione del modo in cui l’Io si rappresenta in un ruolo affettivo: l’incapacità di esprimersi di Gerardo sottolinea la sua

inibizione nell’assunzione di una prospettiva soggettiva. Gerado è in grado di sentire come bambino ma non ha un Sé

che faccia da contenitore per le proprie emozioni da adolescente [Sé= ruolo affettivo]. La mancata soggettivazione di

un’emozione come la paura, nell’interpretazione di Senise, è l’effetto della costruzione di un falso Sé infantile che non ha

consentito l’apprensione soggettiva delle emozioni. Le nuove esigenze adolescenziali non vengono elaborate, rimangono

emozioni. Queste esigenze trovano una rappresentazione dell’impossibilità della realizzazione in una figura femminile

(zia, vicina) che deve essere eliminata.

Anche in questo caso l’interpretazione psicoanalitica ricerca il significato soggettivo del comportamento, che

 comporta l’individuazione delle motivazioni inconsce, come bisogni in sintonia con i compiti evolutivi.

IV INCONTRARE LA FAMIGLIA

IL NECESSARIO INCONTRO CON I GENITORI

Per capire un adolescente antisociale è fondamentale incontrare i genitori, i colloqui servono sia per raccogliere

informazioni, sia per dare senso al CA nel quadro delle dinamiche antisociali, inoltre i genitori possono dare la loro

interpretazione del comportamento del figlio. Quando si tratta un ragazzo senza famiglia, in termini di famiglia non

disponibile a collaborare, è necessario riuscire comunque ad avere informazioni sui genitori in modo tale da crearsi

comunque una loro immagine. L’etnopsichiatria e l’etnopsicoanalisi hanno mostrato che le famiglie appartenenti a

diverse culture hanno dinamiche affettive e problemi relazionali specifici che condizionano i processi di individuazione e

separazione, l’assunzione di ruoli legata all’identità di genere, la trasmissione delle regole, il senso di responsabilità

individuale, il rapporto tra obiettivi di realizzazione personale e identità sociale. La cultura diventa quindi lo sfondo su

cui leggere le dinamiche dei ruoli familiari. L’approccio multiculturale tuttavia non riguarda solo le famiglie non

europee, ogni famiglia italiana infatti ha una sua cultura, intendo con cultura un sistema di valori e dei modi di

Espasa

interpretare i ruoli affettivi (es. figlia). Gli nel 2010 hanno sottolineato la distorsione che si può verificare nel

ruolo genitoriale, soprattutto sulla base delle esperienze che i genitori stessi hanno vissuto a loro volta da figli. Se queste

aspettative sono ragionevoli=> il figlio è amato per quello che è ed ha piena libertà di sviluppo. Quanto più b è ridotto a

testimone delle abilità genitoriali tanto più la relazione educativa è distorta e quindi inefficace e b non riuscirà a

sviluppare una propria identità, rimanendo solo un contenitore delle rappresentazioni genitoriali. L’iniziale

identificazione di b coi genitori può entrare in crisi durante la crescita e portare ad uno squilibrio con i genitori. Gli

scenari narcisistici della personalità possono assumere forme diverse:

1. Genitori che si aspettano che il figlio concretizzi quello che loro non hanno realizzatoproiezione

Distorsione migliore, i genitori rimangono figure supportive durante la crescita complementare

2. I genitori diventano i genitori ideali che avrebbero voluto avereidentificazione

In questo modo i genitori non si sintonizzano con i bisogni del figlio, che è quindi investito dai propri bisogni non

soddisfatti. Paradossalmente il figlio finisce per avere un potere relazionale e quindi assume quasi un ruolo

genitoriale nei confronti del suo genitore traumi passati

3. Le proiezioni non sono frutto di aspettative positive ideali, ma di o esperienze negative vissute dai

ripetizione correttiva

genitori. I genitori tentano quindi una dei loro traumi, inibendo così lo sviluppo del figlio che

si trova ad avere involontariamente ed inconsciamente un’immagine di Sé negativa (es. b è il tiranno che nega la

libertà del genitore). Questo effetto di imprigionamento è un fattore di rischio per la messa in atto di

comportamenti aggressivi

4. Mancato rispecchiamento del senso del Sé del figlio può determinare un profondo senso di incomprensione e di

disumanizzazione

comunicabilità alla base di una della relazione. Senza paura, senza pietà, pag. 18

LE REAZIONI DEI GENITORI AL COMPORTAMENTO ANTISOCIALE DEI FIGLI

Le distorsioni del ruolo genitoriale comportano in primo luogo un attaccamento insicuro nell’infanzia e durante

l’adolescenza un > rischio di comportamenti impulsivi. La trasgressività mette in questione la legittimità e l’autorità dei

detronizzazione

genitori nell’esercizio del ruolo educativo fino ad arrivare, nei casi più gravi, ad una vera e propria dei

di ruolo,

genitori e ad un’inversione in cui il figlio dà le regole.

Un adolescente, per crescere, DEVE mettere in discussioni le regole genitoriali; questo passaggio tuttavia, può avvenire

come una negoziazione senza mettere in discussione la relazione di fiducia tra genitori e figli. La fiducia viene invece a

mancare nelle situazioni più problematiche. Un CA del figlio solitamente è indice di una ferita o di una distorsione grave

nella relazione educativa. scoperta

La conoscenza del modo in cui si organizza la reazione dei genitori alla del comportamento deviante die

genitori è molto rilevante per l’intervento. La madre di Gabriella, per esempio, si pietrificò e iniziò a piangere quando

sentì che la figlia, a letto con la febbre, ammise al poliziotto di essere l’autrice di alcuni furti. La reazione della madre

individuazione traumatica,

può essere descritta come come una scoperta traumatica della nuova identità sociale del

figlio (spesso concepita già a livello inconscio), a volte a lungo cercata dai figli. La scoperta del comportamento deviante

fa emergere complessi e contrastanti vissuti verso il figlio e un sentimento di estraneità verso la sua nuova identità che

si esprime con comportamenti diversi da quelli abituali.

Il papà di Francesco, iniziò ad inveire contro il figlio appena arrivò dallo psicologo, sapendo che ubriaco aveva rubato il

funzione protettiva,

portafoglio ad una persona e partecipato ad una rissa. Sia nel caso in cui un genitore svolga una

rabbia, ROTTURA DRAMMATICA.

sia in quelli in cui reagiscono con l’evento rappresenta una Si assiste in questi casi

dall’estraneo.

ad una reazione simile all’angoscia

Il CA dell’adolescente, soprattutto quando implica processi penali, comporta un elevato livello di diversa esposizione

vergogna sociale.

sociale che implica i giudizi dell’esterno=> emergono nella famiglia sentimenti di

A volte i genitori sono sollevati dall’intervento di un sostegno esterno per educare il figlio, altre faticano ad accettare il

comportamento del figlio dando la colpa ad altri fattori, es. cattive compagnie.

Juvenile Offender Parent Questionnaire

Lo è uno strumento messo a punto per rilevare le reazioni dei genitori all’entrata

del figlio nel circuito penale, anche per valutare come inserire i genitori all’interno del progetto per l’adolescente.

agency

1. Mancanza di speranza: rassegnazione e mancanza di nell’esercitare il ruolo genitoriale, sensazione di non

poter far nulla per il benessere del figlio

2. Mancanza di fiducia nei confronti dell’intervento esterno: livello di preoccupazione verso le decisioni prese dagli

operatori e l’appoggio genitoriale alle stesse

3. Vergogna/autoefficacia: valuta la percezione dell’efficacia e la capacità di critica del proprio ruolo genitoriale. Questa

scala può essere indicativa di un’interazione coercitiva tra genitori e figli.

4. Presenza educativa: capacità del genitore di usare strategie per controllare il figlio

5. Esposizione alla violenza: grado con cui i genitori ritengono che i figli siano stati esposti a comportamenti o

esperienze violente

6. Paura: sentimenti di paura e pericolo che i genitori sperimentano verso i figli (il 10% dei minori autori di reato

aggrediscono i propri genitori)

LA VIOLENZA DEGLI ADOLESCENTI IN FAMIGLIA violenza

La violenza domestica è una particolare forma di trasgressività degli adolescenti. Uno studio canadese definisce

contro i genitori ogni comportamento del figlio che suscita emozioni negative verso il genitore finalizzato a provocarne

1) 2) 3)

la sofferenza, tra cui: attacchi fisici; abuso psicologico ed emotivo; sfruttamento economico.

La ricerca empirica in questo ambito è ancora agli albori ed è inoltre ostacolata dalla tendenza dei genitori a nascondere

questo tipo di eventi. Un recente studio canadese ha mostrato che in un campione normativo il 64% degli adoelscenti

attacca la propria madre e il 13.8% ha messo in atto aggressioni fisiche tra cui (dal più diffuso al meno) spintoni, pugni

calci o morsi, e lanci di oggetti e minacce esplicite 44%. Le ragazze sono violente con la stessa frequenza dei maschi,

tuttavia, usano di più l’aggressività verbale.

Nella maggior parte sono aggredite le madri o entrambi i genitori (45%) e solo di rado solo il padre (9%).

Spesso la violenza emerge nei casi in cui l’adolescente si sente impotente nei confronti dei genitori e fatica di

conseguenza a trovare una risposta adeguata ai propri bisogni di crescita o un’appropriata risoluzione dei conflitti.

Senza paura, senza pietà, pag. 19

Ci sono 2 tipi di famiglie a rischio rispetto all’emergere di comportamenti violenti nei confronti dei genitori:

1. Famiglie in cui un adeguato controllo educativo è deficitario, i genitori non impongono limiti e quindi difficilmente

assumono il ruolo di adulto coerente e stabile. I figli, di conseguenza, tendono ad imporsi prematuramente,

arrivando a rifiutare ogni regolazione.

2. Famiglie iperprotettive in cui i genitori non riconoscono l’emergente bisogno di autonomia del figlio rischio che il

figlio crescendo rivendichi la propria autonomia diventando ribelle

3)La presenza di episodi di violenza domestica nella coppia genitoriale può contribuire allo sviluppo di problematiche

comportamentali nei figli, soprattutto una predisposizione alla violenza vista come via per risolvere i conflitti.

Es. Michele da quando è morta la mamma salta la scuola, aggredisce il padre, lascia mozziconi di sigaretta in casa e non

pulisce niente. Quando il padre lo sgrida reagisce in modo trasgressivo, per esempio, al rimprovero del padre per non

aver pulito il pavimento Michele ribalta la teglia di lasagne per terra. Un giorno Michele chiede dei soldi al padre, di

fronte al suo rifiuto lo sbatte in cantina ed inizia a prenderlo a calci e pugni finché non perde sangue, a quel punto il

padre riesce a scappare in strada e chiedere aiuto.

Michele ha tutte le caratteristiche del ragazzo antisociale, in questi casi molti interventi offrono indicazioni operative

Parent Managment Training

sulla gestione della violenza nei figli, come il con orientamento comportamentale. Questo

metodo invita ad identificare i comportamenti più problematici e le regole a cui si ritiene che l’adolescente dovrebbe

dinamica tra

attenersi e a definire in caso di violazione le conseguenze. In realtà è necessario considerare anche la

ruoli: nel caso di Michele, per esempio, l’intervento non dovrebbe limitarsi ad aumentare l’autorevolezza del padre ma,

dovrebbe mettere in rilievo la perdita traumatica della madre per entrambi, padre e figlio sono rimasti orfani di una

funzione materna e il padre si è ritrovato a dover assumere il ruolo di genitore il che l’ha portato a chiedere al figlio

(demanding) più che a rispondergli (responding) ignorando i suoi bisogni. l’essere senza paura e senza

in questo caso è evidente che il controllo dell’altro e il bisogno di dominarlo, la violenza,

pietà, sono un derivato dell’assenza di un riconoscimento reciproco di ruolo, che elimina la relazione padre-figlio

lasciando aperta solo una lotta alla supremazia.

Nei casi di violenza familiare i genitori dovrebbero rinunciare all’idea di essere in grado di controllare direttamente il

comportamento del figlio, pur mantenendo comunque la propria funzione genitoriale, mostrando al figlio che il

comportamento aggressivo non è, da loro, moralmente tollerato. Il genitore deve esercitare un ruolo nel GIUDIZIO,

mantenendo quindi la funzione simbolica, lasciando al figlio il suo spazio.

LA VALUTAZIONE PSICOLOGICA INTEGRATA descrivere il modo in cui ciascuno esercita il

L’obiettivo primario della valutazione psicologica in un’ottica integrata è

proprio ruolo e il significato emotivo e relazionale che attribuisce al comportamento trasgressivo del figlio.

Per questo motivo la 1° area di indagine è la relazione al comportamento antisociale del figlio nelle differenze di vissuto

nella coppia rispetto agli eventi. È necessario permette ai genitori di esprimere le proprie emozioni per affrontare la crisi

e collaborare al progetto di trattamento del figlio. Alcuni genitori sono ansiosi di avere indicazioni pratiche immediate,

altri non vogliono essere coinvolti nel progetto; per altri ancora l’elaborazione è particolarmente dolorosa, tuttavia, è il

primo passo fondamentale.

Nei casi in cui il comportamento trasgressivo del figlio adolescente è l’esasperazione di tratti oppositivi e provocatori

• che caratterizzano la relazione educativa dall’infanzia=> la consultazione psicologica dovrebbe riuscire ad

introdurre un nuovo punto di vista che dia una diversa interpretazione della dinamica relazionale.

Nel caso opposto (esploit trasgressivo del figlio) occorre esaminare il modo generale in cui i genitori esercitano il

• loro ruolo.

È necessario che i genitori arrivino ad avere una > consapevolezza delle dinamiche relazionali, bisogna evitare, tuttavia,

processo

il rischio che si trasformi in una sorta di all’incompetenza genitoriale.

Diversi tipi di interventi

Il lavoro clinico con gli adolescenti del Minotauro prevede normalmente un intervento di consultazione con i genitori.

setting,

Esistono diversi tipi di intervento che prevedono un una tecnica di conduzione del colloquio differenti.

In alcuni casi la consultazione psicologica è condotta da una coppia di psicologi che incontrano prima la famiglia

insieme, in modo da cogliere il > n. di elementi possibile e di creare uno spazio condiviso di immedesimazione in cui sia

possibile per entrambi gli psicologi entrare in contatto sia con i genitori, sia con il ragazzo, osservando le interazioni e

ascoltando neutralmente (ove possibile) i punti di vista di tutti. Successivamente, uno psicologo della coppi inizia un

Senza paura, senza pietà, pag. 20

Youth Self-Report

percorso con il figlio, l’altro con i genitori. Spesso si usano in parallelo dei test come lo (YSR) per

Child Behavior Checklist

l’adolescente e la (CBCL, Rescorla 2001) per i genitori; queste due scale permettono di

confrontare la rappresentazione di Sé dell’adolescente con quella del padre e della madre. Un altro strumento utile da

Mangament Children’s Behavior Scale – Revised

affiancare è il (MCBS-R), questionario sviluppato da Kazdin mirato ad

individuare le pratiche educative funzionali o disfunzionali, obiettivi del successivo lavoro con i genitori.

Secondo gli autori rimane centrale l’importanza di prestare attenzione alle rappresentazioni affettive, al fine di mettere

in relazione la valutazione di un determinato comportamento genitoriale a partire dai bisogni del figlio.

Le indicazioni rivolte ai genitori possono essere formulate analizzata la dinamica della relazione familiare.

viene

setting

Anche per questo motivo il non dovrebbe essere rigido, ma su misura. [Nei casi di separazione dpesso i colloqui

avvengono solo con la madre, poiché il padre si rifiuta di collaborare, tuttavia lo psicologo deve tenerlo in

considerazione].

restituzione

La che conclude la fase di consultazione ha l’obiettivo di fornire un’interpretazione condivisa del

comportamento antisociale dell’adolescente.

Es. Mauro 16 anni, si ritrova difronte allo psicologo con i 2 genitori per aver commesso dei furti. La madre inizia a

parlare invadendo lo spazio di tutti, ed insistendo sulla gravità della situazione. Quando coinvolto dallo psicologo il

padre risponde dicendo “Mi è crollato il mondo addosso”. Mauro tiene lo sguardo basso, risponde a monosillabi, ha uno

scatto d’ira “Io cerco di dire, ma voi non capite!” e poi torna al suo stato di passività. I colloqui successi con i genitori

approfondiscono le loro relazioni con i genitori. La figura materna per la madre di mauro è stata caratterizzata da una

forte dipendenza affettiva e fisica. La signora ha sentimenti di rivalsa rispetto alla sua autonomia mancata che alterna ad

iperprotezione. Il padre è cresciuto senza regole, e molto solo: si è convinto che bastano delle idee chiare per superare gli

ostacoli. Mauro rappresenta quindi per il padre il Sé adolescente libero dai conflitti. La dinamica tra i genitori determina

un conflitto nel figlio tra controllo iperprotettivo e spinta all’autonomia, fattore di rischio per mauro insieme ai suoi

tratti di personalità e alle dinamiche del gruppo dei pari.

Prevenzione

Un’attività di consultazione può avere anche un grande valore preventivo. Un supporto ai genitori che notano le prime

manifestazioni di CA, soprattutto durante la preadolescenza, limita il rischio che si instaurino nella relazione con il figlio

circolo viziosi disfunzionali.

visiting

L’Home è un intervento di provata efficacia insieme al modello multisistemico in cui lo psicologo va a casa con

l’obiettivo di supportare la relazione educativa, sia nel rapporto con i genitori e figli, sia nella relazione con l’ambiente

allargato e in particolare con la scuola.

IL SOSTEGNO ALLA GENITORIALITÀ

Al termine della consultazione, i lavoro psicologico con i genitori può continuare con uno spazio specifico di

elaborazione dei vissuti personali e un diretto sostegno nell’assunzione di ruoli genitoriali più adeguati ai nuovi assetti

Leobow

review

di personalità e ai bisogni di adolescente. Una di (2005) ha sottolineato le caratteristiche centrali di un

approccio efficacie al lavoro con genitori aventi adolescenti con problemi comportamentali:

1. Tener presente, e farlo notare ai genitori per non colpevolizzarli eccessivamente, che possono esserci delle

componenti genetiche e temperamentali alla base del comportamento del figlio

2. Mantenere un’alleanza terapeutica continuando a condividere obiettivi

3. Individulizzare l’intervento a partire dal caso singolo

4. Mantenere un approccio multisistemico (intervenire anche sull’ambiente)

5. Rinforzare il cambiamento per renderlo stabile

6. Evidenziare i problemi e le risorse dei genitori

7. Prendere in considerazione gli obiettivi degli interlocutori per evitare di essere troppo giudicanti

8. Confrontarsi sempre con gli esiti ipotizzati all’avvio dell’intervento

9. Mantenere una sensibilità multiculturale.

Parent training: uno degli interventi più utilizzati e studiati per i disturbi esternalizzanti in età evolutiva. Sono percorsi

che tentano di diminuire gli aspetti dello stile genitoriale che sostengono il comportamento disfunzionale del figlio (es.

disciplina incoerente).

psicoterapia evolutiva

In una prospettiva di sostenere il ruolo genitoriale significa aiutare il genitore a riconoscere e a

consolidare l’assunzione del proprio ruolo affettivo a partire dal riconoscimento dei bisogni del figlio. Gli obiettivi sono:

1. Comprensione della genesi ed evoluzione del problema

2. Disimpasto delle rappresentazioni individuali dei diversi ruoli Senza paura, senza pietà, pag. 21

mito

3. Una rielaborazione della storia familiare, anche in un’ottica transgenerazionale per rintracciare l’eventuale

familiare

OBIETTIVO: creare una rete di alleanze tra adolescente – genitori – psicologo, per passare dal senso di colpa alla

preoccupazione utilizzabile, dall’autoaiuto all’autolavoro congiunto, ecc.

Spesso i genitori non permettono al figlio di raggiungere una separazione psicologica, questo determina la necessità di

psicologica

un allontanamento fisico. L’autonomia è caratterizzata dalla separazione, dalla de-idealizzazione dei

agency.

genitori e da un > senso di Spesso negli adolescenti antisociali il problema è opposto: mancanza di una funzione

di supporto per assenza del genitori che porta il ragazzo a “maturare” e distaccarsi prematuramente

Es. Gilda è sempre stata una ragazza studiosa e a modo. Il suo atteggiamento è cambiato radicalmente quando ha

dovuto scegliere le superiori: prima l’abbigliamento, poi i capelli tinti, poi addirittura le sigarette e forse anche le canne.

Un giorno il padre esasperato dal suo atteggiamento la schiaffeggia, Gilda rimane immobile invitandolo a continuare

non ha paura,

tanto lei la madre si mostra sconvolta ma neanche la sua reazione comporta una reazione in Gilda. I

genitori richiedono un intervento psicologico al quale Gilda non vuole partecipare. Lo psicologo indagando le dinamiche

familiari ritrova una certa linearità nel comportamento di Gilda, la ragazza è passata dall’essere idealizzata dai genitori

per la sua condotta a voler essere idealizzata o accetta non più dai genitori ma dai coetanei del liceo artistico che vorrà

frequentare. Si crede che il vero problema risieda nell’idea di Gilda che per essere accettata deve eccellere ed essere

idealizzata. I suoi atteggiamenti sono una diretta espressione dell’ansia di non essere accettata, un snetimento che lei

stessa fatica a percepire e a comunicare.

V STRUMENTI DI VALUTAZIONE

LE RAGIONI DELL’USO DEI TEST

La qualità di un giudizio clinico dipende dalla sua validità, la quale può aumentata mediante l’utilizzo di test

standardizzati. Il dibattito attuale circa l’utilizzo dei test sottolinea l’importanza di una posizione di equilibrio tra il

valore degli aspetti statistici (approccio nomotetico) e dell’approccio clinico (idografico) a vantaggio di una

comprensione non riduzionistica della soggettività e della psicopatologia. Spesso gli adolescenti tendono a manipolare

l’esito del test, questo aspetto tuttavia, diminuisce se si esplicitano i fini del test stesso. È opportuno privilegiare un

approccio multimetodo.

GLI ASPETTI RELAZIONALI DELLA SITUAZIONE PSICODIAGNOSTICA

L’atteggiamento degli adolescenti rispetto ai test tra ostilità e diffidenza, piacere di essere oggetto d’attenzione di

qualcuno e curiosità spesso ostacolata dal bisogno di proteggersi dallo sguardo dell’adulto, specie in ambito penale. La

suscettibilità degli adolescenti è pari alla loro fragilità e prende la forma di sfide e provocazioni, come difesa contro la

Test Observation Form,

difficoltà di rispettare le richieste assegnate => alcuni strumenti, come il parte dell’Achenbach

System of Empirically Based Assessment utilizzato nel corso della somministrazione delle Wechsler, indagano anche la

dimensione comportamentale durante la somministrazione.

Measure of Psychoèathy

Altri strumenti come l’Interpersonal (IM-P, Kosson) consentono di verificare le caratteristiche

interpersonali che emergono durante la valutazione.

STRUMENTI DI VALUTAZIONE DELLE CAPACITÀ COGNITIVE

L’adolescenza comporta un > sviluppo delle capacità cognitive che si traducono in pensiero astratto, diversa idea di Sé,

1)

ecc. Ridotte capacità cognitive correlano con i disturbi del comportamento, tra le difficoltà più frequenti ci sono:

2) 3)

problemi di ragionamento astratto e nella formulazione di concetti; problemi nel mantenimento dell’attenzione;

4)

problemi nella formulazione di obiettivi; autoregolazione di comportamenti impulsivi.

early onset

I deficit cognitivi caratterizzano gli adolescenti

N.B. Qual è la causa, qual è l’effetto?

Deficit cognitivi comportano comportamenti aggressivi

Problemi precoci di comportamento aggressivoportano a deficit cognitivi

Genetica determina deficit cognitivi e comportamenti aggressivi

Le capacità cognitive inibiscono o funzionano sinergicamente con l’aggressività? Senza paura, senza pietà, pag. 22

Le scale Wechsler per adulti e per bambini (WAIS-R WISC-IV

adulti, fino ai 16 anni)

1. Valutazione del quoziente intellettivo QIT per poter assegnare, se necessario, la diagnosi di ritardo mentale

2. Calcolati i QI di performance (QIP) e verbale (QIV) e l’eventuale discrepanza tra essi

3. Valutazione dei quozienti di derivazione fattoriale (QDF: attenzione, concentrazione, comprensione verbale,

organizzazione percettiva)

4. Confronto normativo con l’età

5. Analisi ipsativa

QIT misurato nei b è un buon predittore di agiti aggressivi e violenti durante l’adolescenza, ma lo è ancor di più la

Isen

discrepanza tra QIP e QIV (Wechsler: QIP-QIV ≤ 9). (2010) ha condotto una meta-analisi per tracciare in modo

sistematico questa discrepanza trovando che gli aspetti culturali e il genere non incidono.

Profilo cognitivo dell’adolescente antisociale

QIT < range atteso Punteggi bassi nei subtest Vocabolario e Informazione

QIP – QIV = 6 –9 punti Più alti nel completamento di figure e ricostruzione d’oggetti

Compromissione dei subtest verbali in aumento con la crescita Punteggi superiori nei sub test di performance tranne in quello

di associazione tra simboli e numeri

Le scale Wechsler sono molto utilizzate in ambito forense e clinico, occorre però sottolineare che i modelli teorici più

attuali sull’intelligenza non hanno ancora esaminato il rapporto capacità cognitive – antisocialità.

Le Standard Progressive Matrices (SPM)

Le matrici di Raven vanno a colmare la dipendenza delle scale Wechsler al background culturale che nel caso di stranieri

o adolescenti che abbandono presto la scuola si traduce in una bassa performance ai test.

Le matrici di Raven sono composte da una serie di figure legate da una logica, bisogna scegliere quale figura tra quelle

disponibili inserire nella serie. Nella valutazione degli adolescenti con problematiche di comportamento le SPM

rappresentano una risorsa importante per valutare le capacità cognitive preservate e i risultati non sembrano essere

influenzati dal tipo di esordio dell’antisocialità le funzioni più compromesse negli antisociali sono

probabilmente

quelle linguistiche.

Es. Soufan, arriva solo in Italia a 9 anni, gira una serie di comunità dalle quali viene espulso per il suo comportamento

sempre più trasgressivo. Il punteggio di Soufian alla SPM potrebbe far pensare ad un ritardo cognitivo (QI=66).

Tuttavia, la somministrazione mostra come dopo la prima serie alla quale risponde perfettamente, inizia a farsi

prendere dall’angoscia e sbagliare, inoltre, emerge un certa impulsività nelle risposte. Soufian inizia a commentare

l’inutilità dei test. Lo psicologo mostra a Soufian la sua paura di essere giudicato dagli adulti in situazioni in cui non ha

voce in capitolo=> Soufian inizia a riflettere su questa sua difficoltà.

Minnesota Multiphasic Personality Inventory – Adolescent (MMPI-A)

self-report

Dalla sua pubblicazione nel 1943 è lo strumento più utilizzato al mondo. Inizialmente è stato utilizzato con gli

adolescenti per identificare la predisposizione alla delinquenza, i risultati fallimentari hanno portato all’introduzione del

MMPI-A: permette una valutazione di un’ampia gamma di problematiche in adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18

anni. È composto da 6 scale di validità, 10 scale cliniche di base, 15 scale di contenuti e 6 scale supplementari. PAG 120

Le scale cliniche

Fin dai primi studi che hanno utilizzato il MMPI nella valutazione degli adolescenti delinquenti si è sottolineato il ruolo

della deviazione psicopatica, della schizofrenia e in seguito dell’ipomania.

Per semplificare l’interpretazione del MMPI-A, oltre al significato delle singole scale, è possibile evidenziare il codice

Archer

numerico composto dalle 2/3 scale di base che hanno i punteggi più elevati tra quelle ciclicamente significative.

(2005) ha suggerito che i codici relativi alla deviazione psicopatica-ipomania (4-9) e quelli relativi alla deviazione

psicopatica.paranoia (4-6) sono frequenti negli adolescenti antisociali maschi. Mentre il codice depressione – devianza

psicopatia (2-4) è associato a problemi nel controllo degli impulsi e a comportamenti provocatori.

La ricchezza dell’MMPI risiede nelle notevoli ricerche empiriche condotte sui descrittori comportamentali (es. tratti di

personalità). Possono fornire importanti indicazioni comportamentali le scale riguardanti il rapporto con le sostanze

psicoattive e i comportamenti aggressivi o scarsamente controllati.

Es. Dopo le vacanze estive i genitori trovano nella stanza di Roberto una grande quantità di cannabinoidi. Durante

l’incontro con lo psicologo Roberto non sembra capace di esprimersi e quando lo psicologo esplicita le sue difficoltà a

raccontarsi arrossisce. Al MMPI mostra: Senza paura, senza pietà, pag. 23

Buona apertura e un buon equilibrio tra ammissione – negazione dei propri difetti o problemi ( L = 48) che ritiene di non saper

affrontare con le proprie forze (K=40)

Sofferenza soggettiva profonda (F=60) La lunghezza del questionario lo prova molto, e comporta un

cambiamento nello stile di risposta

Il protocollo segnala la presenza di una personalità schizoide – evitante in un quadro di pervasiva timidezza, imbarazzo,

sensibilità interpersonale e ritiro sociale che lo portano a considerarsi poco efficace e attivo nel contesto. A fronte dei

vissuti di vergogna Roberto lamenta un senso di inadeguatezza, insoddisfazioni mancanza di investimento emotivo,

apatia e svogliatezza, con un’elevata impulsività e accelerazione psicomotoria.

di sostanze psicoattive (PRO=82) è inquadrabile come tentativo di regolare gli stati interni. Il protocollo

l’utilizzo

lascia ipotizzare che la crisi evolutiva sia iniziata nell’ambito scolastico (A-Sch = 87) dove prevalgono difficoltà

nell’apprendimento e nel comportamento. I genitori confermano che la crisi di Roberto è iniziata alle medie dopo che

un’inaspettata bocciatura ha segnalato le sue difficoltà rispetto ai compagni. Esperienza che l’ha lasciato in balia

dell’incertezza. [tutte le caratteristiche hanno una dimensione nella scala, PAG 123].

N.B. L’MMPI fornisce importanti informazioni rispetto ai tratti di personalità e alle problematiche dell’adolescente,

1)

tuttavia il suo utilizzo con gli adolescenti antisociali necessita di alcuni accorgimenti: diminuire la lunghezza del

2) 3)

protocollo; i cut-off devono essere considerati in modo dimensionale non dicotomico; è necessaria una validità

4)

multiculturale; le etichette delle scale cliniche rimandano a modelli psicopatologici datati

Shedler Westen Assesment Procedure for Adolescents (SWAP-A)

Strumento creato per superare alcuni limiti del asse II del DSM-IV- TR. Parte dal presupposto che la valutazione della

personalità sia imprescindibile per il trattamento della psicopatologia. La SWAP-A è la scala che il gruppo di Westen ha

elaborato per gli adolescenti (14-18 anni), ritenendo che le difficoltà della diagnosi di personalità in questo periodi di vita

siano attribuibili alla mancanza di strumenti adeguati. Questo strumento permette di formulare una diagnosi di stile e/o

DP fruibile nella dimensione dinamica del caso clinico e nella stesura del bilancio evolutivo di un adolescente.

- È composta da un vocabolario standard di 200 affermazioni che descrivono aspetti differenti della personalità e del

suo funzionamento psicologico (approccio ateoretico)

- Raggiunta una conoscenza adeguata dell’adolescente lo psicologo deve collocare le 200 affermazioni in 8 categorie,

rispettando un valore di item prefissato per ciascuna

- I risultati permettono di avere 2 tipologie di diagnosi di personalità:

1. Una basata sulla classificazione dell’Asse II del DSM-IV-TR che indica il grado di somiglianza tra l’adolescente e

il DP

2. Una secondo una tassonomia ricavata da adolescenti a carico di psicologi o psicoterapeuti per problematiche di

personalità (diagnosi-fattore Q). Questa nuova tassonomia prevede 2 stili di personalità ad alto funzionamento

e 5 così rigidi e disadattivi da poter essere concettualizzati come DP.

Il clinico può utilizzare una scala a 5 punti per evidenziare nell’immediato i prototipi di personalità, questa metodologia

Empirically Based Prototype Diagnostic System

diagnostica = è oggi ampliamente utilizzata.

La SWAP è ampliamente utilizzata per identificare profili di personalità sottostanti a numerose problematiche

psicopatologiche. La SWAP-A si è dimostrata utile nell’identificare 4 sottotipi di personalità in adolescenti diagnosticati

come antisociali secondo l’Asse II del DSM:

Tipologie Caratteristiche

Prima tipologia - Tratti psicopatici

- Mancanza di valori morali

- Mancanza di riguardo verso i diritti degli altri

- Mancanza di empatia e senso di colpa

- Oppositivo o manipolatorio nei confronti degli adulti a seconda del suo tornaconto

- Accusa gli altri per le sue difficoltà

- Incuranza delle conseguenze delle proprie azioni

Seconda tipologia Problematiche comportamentali e ritiro sociale

Es. Soufian Identità instabile

• Sentimenti di vuoto utilizzo di sostanze psicoattive

Terza tipologia - Impulsività e tendenza ad essere al centro dell’attenzione, comportamenti rimarcati

dall’abuso di sostanze

- Utilizzo del corpo per farsi notare Senza paura, senza pietà, pag. 24

- Identità e relazioni interpersonali instabili e caotiche

- Impulsività e tendenza a legarsi agli altri in modo rapido e intenso con creazione di

aspettative irrealistiche rispetto alla realtà relazionale

- Ribelle nei confronti dell’autorità, vuole essere il “cattivo”

Quarta tipologia Disregolazione emotiva

Es. ALex Iperattività ed incapacità di rilassarsi

• Le emozioni forti comportano una regressione comportamentale

• Reazioni emotive impulsive anche per critiche minime, ed espresse in modo teatrale

• Difficoltà a comprendere motivazioni ed emozioni altrui

5° sottogruppo, - Disregolazione attentiva

identificato da - Mancanza di affidabilità

Jones e Westen - Tendenza ad esprimere la rabbia in modo indiretto e passivo (es. facendo errori)

nel 2010 - Impulsività e ricerca di adrenalina per mantenere un’immagine di sé come forte (nonostante

gli evidenti segnali di ansia)

- Caratteristiche adattive (es. simpatia)

Achenbach System of Empirically Based Assessment (ASEBA)

Insieme di strumenti orientati alla rilevazione di un’ampia gamma di problematiche comportamentali, emotive e sociali,

particolarmente utili nella valutazione dei problemi di comportamento. Nasce come strumento cross-informant, forme

parallele del medesimo questionario possono essere somministrate all’adolescente, così come ai suoi genitori o

insegnati. Tra gli strumenti di cui si compone l’ASEBA, abbiamo:

Youth Self-Report

a. (YSR) adolescenti tra 11 -17 anni

Adult Behavior Checklist

b. (ASR, ABCL) 18 – 59 anni

Child Behavior Checklist caregiver

c. (CBCL) le caratteristiche dell’adolescente dal punto di vista die

valuta

Test Observation Form

d. dal clinico per valutare oggettivamente il comportamento dell’adolescente

utilizzato

Youth Self-Report: composto da numerose scale che valutano il comportamento dell’adolescente rispetto alle attività

svolte (es. sportive), alle capacità sociali (es. rapporti interpersonali), al rendimento scolastico, capacità adattive.

I risultati mostrano un profilo composto da 8 scale sindromiche identificate empiricamente

- Ansia – depressione - Lamentele somatiche - Comportamento trasgressivo

- Ritiro – depressione - Problemi sociali - Comportamento aggressivo

- Problemi di pensiero

*A queste scale vanno aggiunte: problemi ossessivi-compulsivi; da stress post-traumatico; la pigrizia cognitiva e le

Qualità positive.

Tali scale vengono raggruppate in 3 indicatori sintetici Scales

Problematiche Problematiche DSM-Oriented (consentono di valutare i disturbi

internalizzanti esternalizzanti affettivi, somatici, ADHD, d’ansia, DC, oppositivo-ptovocatori

Es. Silvio portato dallo psicologo dopo aver rotto lo zigomo del padre. Silvio non nasconde la propria rabbia ed afferma

che la colpa non è sua ma dei genitori che si lamentano ogni volta che gli chiede di accompagnarlo da qualche parte; il

padre inizia a sottolineare tutto quello che non ha fatto durante la giornata e lo paragona spesso alla sorella 10 anni più

grande laureata e sposta. Ha dato un pugno al padre dopo che alla fine dell’ennesima litigata gli ha detto di muoversi

altrimenti non avrebbe potuto vedere la partita: “Non riuscirai a rovinarmi anche questo oggi”. Dallo YSR emerge che

Silvio ha una rappresentazione di Sé poco realistica, con un livello di problematiche sopra la media (T= 61, borderline),

indicativa di una sofferenza soggettiva non preoccupante.

Silvio genitori

esternalizzanti

si attribuisce unicamente problematiche I completano la CBCL, sono d’accordo nel considerarlo

in cui spiccano i comportamenti aggressivi, quelli trasgressivi un ragazzo trasgressivo, con un elevato livello di aggressività

sono nella media, mentre nega le problematiche Il papà sottolinea gli aspetti La madre quelli depressivi

internalizzanti. La distraibilità durante il compito è rilevante. trasgressivi –aggressivi manifestati attraverso il ritiro

VEDI CONFRONTO A PAG. 132 relazionale

questionario ha permesso di evidenziare la qualità provocatoria, più che violenta dei comportamenti del figlio. Va di

Il

Dinamica ciclica che impediva di organizzare un pensiero condiviso sui comportamenti del figlio; banalizzati e utilizzati

dal papà per attaccare e negati ansiosamente dalla mamma, che rischiavano di emergere con sempre > violenza.

Senza paura, senza pietà, pag. 25

L’utilizzo dell’ASEBA per la valutazione di adolescenti antisociali

- I punteggi dello YSR e della CBCL correlano positivamente con DC, disturbi da uso di sostanze, gesti autolesivi e

predicono comportamenti di rilievo (suicidi, drop-out scolastico, gravidanze indesiderate)

- I questionari sono stati usati anche per identificare le diverse rappresentazioni di sé e che i genitori hanno dei figli

accusati di reati sessuali

- Predire in campioni normativi la prevalenza di comportamenti aggressivi in età evolutiva

life-course persistent adolescence-limited

- Approfondire la dicotomia tra antisocialità e

- Evidenziare la relazione tra stile educativo e gruppo di pari e problematiche internalizzanti –esternalizzanti

- Valutare gli adolescenti psicopatici

- Creare uno strumento di screening per i tratti di freddezza e insensibilità emotiva tipici della psicopatia in età

evolutiva utilizzando 5 item (pag. 134) dell’ASEBA

Gli autori fanno un ampio utilizzo dell’ASEBA nella valutazione di adulti e adolescenti sottoposti a reati penali per

evidenziare la presenza di disturbi psicopatologici e psicopatici. Attraverso una ricerca (2013) hanno cercato di

evidenziare le descrizioni prototipiche di Sé portate dagli adolescenti antisociali, evidenziando 3 profili:

Profilo Caratteristiche Item più rappresentativi

Sono onesto

Adolescenti - Mancanza di scale significate nello YSR = mancanza - Faccio buon uso delle opportunità che mi

evitanti – percezione della propria problematicità - danno

distaccati - Distacco e freddezza emotivo nella negazione (es. non Mi piace aiutare gli altri

rubo detto da un ragazzo arrestato per furo -

Adolescenti - Numerose scale segnalate da altrettante scale sopra i cutt- - Non riesco ad evitare certi pensieri

ritirati – off - Mi preoccupo molto

internalizzanti - Picchi nei problemi internalizzanti - Mi sento confuso con la testa nel pallone

Adolescenti - Molte problematiche - Agisco senza fermarmi a pensare

trasgressivi – - I punteggi superiori ai cutt-off clinici riguardano solo le - Faccio uso di droghe

impulsivi scale dei comportamenti aggressivi/trasgressivi - Minaccio le persone

N.B. Nel 2007 è stato inserito un modulo di scoring multiculturale che calcola i punteggi standardizzati in base al

campione normativo di riferimento (es. giapponesi non sono più asociali). I questionari ASEBA inoltre, sono brevi, le

modalità di scoring non sono troppo complesse, e l’utilizzo parallelo delle 3 forme permette di avere una valutazione

dell’adolescente a 360°.

IL RORSCHACH NELLA VALUTAZIONE DEI PROBLEMI DI COMPROTAMENTO

Utilizzo molto diffuso poiché valuta un’ampia gamma di caratteristiche della personalità, da quelle percettive

all’immagine di Sé e dell’altro, che vanno oltre i processi proiettivi. A differenza di altri strumenti a disposizione il

Rorshach mostra quello che il pz fa, non quello che dice di fare o essere. Questo test permette di cogliere a) il mondo

interno; b) i processi di auto/etero-regolazione. L’ipotesi forte di questo test è l’atteggiamento nei confronti delle tavole

e ei confronti di qualsiasi altro stimolo: il funzionamento mentale alla base delle risposte è lo stesso che sottende la vita

quotidiana. L’utilizzo del Rorshach permette al clinico di colmare in parte i limiti dei risultati dei test autosomministrati,

inficiati dalle capacità di auto-osservazione degli adolescenti, dalla loro tendenza a mentire, ecc.

Comprehensive System

Tra i diversi sistemi di lettura del Rorshach, il (CS, Erdberg 2005), che implica una prima analisi

basata sull’evidenza empirica seguita da un ragionamento clinico (punto di partenza non di arrivo), è il più utilizzato.

Spesso si rivolge al CS la critica di essere ateoretico, in realtà il Rorshach fornisce informazioni utilizzabili da ogni

approccio:

Strutturali (meccanismi psicologici sottostanti alle risposte) Comportamentali (atteggiamento e azioni con cui si affronta il compito)

Tematici (contenuto delle risposte) Dinamici (sequenza delle risposte)

L’atteggiamento nei confronti dei test: il comportamento durante la somministrazione è la prima importante fonte di

informazioni. (Gli adolescenti antisociali sono solitamente diffidenti e inizialmente rivolgono molte domande al

somministratore. Nella fase di inchiesta, che segue quella di somministrazione spontanea, lo psicologo sottolinea

all’adolescente di dargli tutte le informazioni per fargli capire quello che ha visto lui; oggetto d’attenzione l’adolescente

lascia spazio alla curiosità.

Dati comportamentali specifici durante la somministrazione del Rorshach

Modo di manipolare le tavole a. Rigidità non maneggia le tavole

Oppositional turning

b. bisogno di ribadire la propria autonomia e superiorità rispetto

all’interlocutore

Picchiettare le tavole Ostilità meno o più (prova di forza nel restituirle) esplicita verso l’esaminatore

Senza paura, senza pietà, pag. 26

narcisistica

Commenti alle sottolineature La fragilità si manifesta attraverso un frequente ricorso a personalizzazioni

personali che accompagno le R giustificanti, risposte motivate.

Tempi di risposta

Linguaggio Apertura/chiusura delle risposte e espressioni emotive manifestate.

L’interpretazione dei contenuti aggressivi

L’interpretazione tematica del Rorshach è di primaria importanza. Esistono diverse scale di analisi dei contenuti

empiricamente fondate, tra cui, per la valutazione dell’aggressività abbiamo la Rorshach Extended Agression Scores che

consente di quantificare in modo accurato i contenuti violenti delle risposte (PAG.139).

Anche nel CS è presente una siglatura di movimento aggressivo (AG) = risposte che implicano un movimento

esplicitamente aggressivo, es. “due orsi che lottano” aggressività EGODISTONICA

Per rilevare un’aggressività EGOSINTONICA e gli impulsi aggressivi non mentalizzati sono state sviluppate 5 categorie

di contenuti a partire da studi classici psicoanalitici.

Un’altra scala rilevante con gli adolescenti antisociali è il Traumatic Cortex Index TC/R (Lowenstein, 1990) che consente

di rilevare aspetti traumatici del vissuto del singolo. La positività dell’indice indica il trauma.

L’interpretazione dei dati strutturali

Exner ha introdotto il concetto di routine interpretativa che stabilisce la progressione con cui lo psicologo deve

analizzare i dati ricavati dal protocollo:

1. Presenza di acting out autolesivi

2. Difficoltà e cadute nei processi percettivi e di pensiero

3. Disturbi affettivi potenziali e/o attualmente in corso

4. Difficoltà di adattamento all’ambiente e nelle relazioni personali

5. Tratti di personalità rigidamente ossessivi

6. Tratti di sospettosità e ipervigilanza

Exner

L’approccio di valuta la personalità intesa come sistema dinamico di 7 diversi ambiti di funzionamento definiti

cluster:

Capacità di controllo e gestione dello stress Capacità di gestione delle risorse o difficoltà impreviste

Percezione di sé Visone che il soggetto ha di stesso, con particolare riferimento ai livelli di

autostima, autoconsapevolezza, auto-osservazione sul proprio Sé e il proprio

corpo

Percezione delle relazioni interpersonali Modo in cui il soggetto percepisce e si relaziona agli altri

Esperienza affettiva Ruolo delle emozioni nell’organizzazione psicologica

Elaborazione delle informazioni Capacità di focalizzarsi sugli eventi interni ed esterni e organizzare il proprio

percetto

Mediazione cognitiva Esame di realtà

Ideazione Capacità di simbolizzare, pensare, riflettere

Il profilo Rorshach nei soggetti antisociali

Nel CS

- c’è una differenza, come affermato da Weiner, di dati che predicono la psicopatia o i CA

Zillmert et al. Banality

- hanno identificato una personalità priva di capacità riflessive e capace di azioni violente

profile (Arendt) [PAG 142]

- Gacono et al. 2008: gli AA mostrano 1) chiusura nei confronti delle nuove esperienze e problematiche

nell’adattamento al contesto a causa di poche risorse e di una chiusura difensiva; 2) sono frequenti i disturbi

affettivi tra cui i problemi di controllo delle emozioni; 3) difficoltà nell’elaborazione dell’informazione aumentata

dalla rabbia intensa e la difficoltà ad aderire a norme condivise; 4) bassa autostima, scarso interesse per le relazioni

e aggressività egosintonica.

- Uno studio dei protocollo Rorshach di 66 adolescenti psicopatici ha sottolineato la relazione tra componente

narcisistica sottostante le risposte riflesso.

- Gli adolescenti psicopatici mostrano una < capacità di riconoscere gli aspetti negativi del Sé e una > rabbia.

Senza paura, senza pietà, pag. 27

Il caso di Alfonso

17 anni, ha raggiunto la mamma dalla Bolivia per fare un intervento di labioschisi, il quale scopre di non poter effettuare

data l’età troppo avanzata. Entra a far parte della banda dei Latinos, ha il compito di controllare le presenze alle

riunioni, di controllare le quote versate dai membri della banda e, nel caso, di punire i trasgressori. Una sera è al bar

quando il suo gruppo è raggiunto da alcuni membri di una banda alleata che accusano un amico di Alfonso per questioni

pregresse. Alfonso si prodiga per difendere l’amico, quando capisce che non ci riesce inizia a pugnalarlo. Continua la sua

serata al bar, si addormenta fino a tardi e il giorno dopo quando arriva a casa trova la polizia che lo arresta per omicidio.

al test di Rorshach è guardingo verso lo strumento, tende a minimizzare l’atteggiamento emotivo e l’apertura rispetto

Banality profile.

alle informazioni su di Sé. Non si permette mai di girare le tavole, il suo protocollo è in linea con il

L’anamnesi è costellata da eventi traumatici ma il protocollo non sottolinea dati di sofferenza emotiva o disadattamento.

evidenzia un deficit nelle capacità riflessive e la predisposizione ad azioni

Le sue risposte sono adeguate ma banali. Il test

aggressive. Emerge inoltre una chiusura nei confronti delle esperienze e difficoltà relazionali dovute incapacità di

regolazione comportamentale nelle relazioni, scarse risorse a disposizione e schemi relazionali semplici. Lo stile

cognitivo è rigido, Alfonso riesce a percepire un aspetto della realtà alla volta, una sorta di cecità psicologica.

Il Rorshach inoltre sottolinea un distacco emotivo in cui sono congelati i vissuti di vergogna o emozioni negative.

Emerge solo un negativismo che sfocia in rabbia provocando confusione in Alfonso.

Nel corso della permanenza cautelare in comunità Alfonso mantiene un atteggiamento trasgressivo e aderisce un

operatore, riceverà una pesante condanna detentiva.

Il caso di Jack

18 anni, lascia il liceo e inizia a vivere di notte. Non ha né interessi, né obiettivi futuri e non comprende le persone che

ne hanno. Una notte stava camminando ubriaco, quando insieme ai suoi amici ha visto un vagabondo ubriaco che

camminava vicino ad un fiume, famoso per alcuni episodi di pedofilia. Uno dei suoi amici ha un fratellino allora

decidono di dargli una lezione, iniziano ad aggredirlo prima verbalmente, poi fisicamente finché non lo buttano nel

fiume. Soddisfatto della lezione che gli ha dato torna a casa e il giorno dopo legge sul giornale della sua morte. Viene

arrestato per omicidio. Durante il colloquio mostra aspetti di freddezza e distacco emotivo che fanno pensare ad una

personalità psicopatica. Al test di Rorshach chiede subito se è possibile girare le figure, fornisce numerose risposte, più

del necessario. Il protocollo sottolinea vissuti di vergogna e bisogni di contatto non soddisfatti che tuttavia rimangono

scissi a causa di un assetto di personalità narcisistico ipervigile. Il protocollo presenta alcuni contenuti legati a pensieri

aggressivi (es. “sembra un’esplosione, tipo fungo atomico) messe in atto (es. “Un leone nella posizione d’attacco”) ma

ma le manca un pezzo, come se un verme l’avesse smangiucchiata”). Inoltre,

anche subite (es. “È una foglia verde

emerge la positività del Traumatic Content Index, nucleo caratterizzato da preoccupazioni inerenti la propria integrità

fisica e da un’identità che si sta strutturando mediante l’identificazione con oggetti deteriorati. Durante la psicoterapia

effettuata nel periodo di messa alla prova, Jack accenna agli abusi fisici e psicologici subiti dal padre durante l’infanzia,

uomo alcolizzato dai tratti sadici. Dopo 3 anni trascorsi in comunità Jack termina positivamente il proprio percorso.

Considerazioni conclusive

I due casi sono accumunati dalla messa in atto di un reato violento. Nel 1° caso il Rorshach ha reso possibile

l’identificazione di una personalità fredda e distaccata, caratterizzata da imprevedibilità comportamentale e chiusura

esperienziale; nel 2° la presenza di una serie di bisogni soggettivi alla base di una personalità pisocopatica ed una

disponibilità al cambiamento.

È possibile sfalsare un protocollo Rorshach, il CS fornisce, tuttavia indicazioni precise per effettuare una

somministrazione rigorosa che porti alla raccolta di protocolli clinicamente utili e stabili a livello temporale.

Il Rorshach si propone di trovale una soluzione in un contesto decisionale, l’intero protocollo apre infatti uno sguardo su

come un adolescente entra in relazione con la quotidianità e sul modo in cui i processi decisionali funzioni a livello

cognitivo ed emotivo secondo le caratteristiche di personalità e del contesto. La capacità del Rorshach di valutare di

valutare le caratteristiche psicologiche oltre la consapevolezza del soggetto e la capacità di riferirle lo rendono uno

strumento utile nella valutazione degli adolescenti con problemi comportamentali. Tuttavia bisogna sempre considerare

i LIMITI dello strumento stesso: 1) non permette di fare un’analisi nosografica secondo il DSM-IV-TR; 2) gli indici del CS

non permettono di fare previsioni precisi circa la capacità dell’adolescente di essere messo alla prova. Rimane uno

strumento più utili all’iniziale formulazione del caso. Senza paura, senza pietà, pag. 28

VI ANTISOCIALITÀ E ABUSO DI SOSTANZE

PROBLEMI DI COMPORTAMENTO E USO DI SOSTANZE

L’uso di sostanze è un fattore centrale dei problemi di comportamento in adolescenza. Le sostanze psicoattive hanno un

ruolo nella dinamica di comportamenti aggressivi auto/etero-diretti almeno nella metà dei casi.

Gli adolescenti con disturbi di comportamento sono più coinvolti degli altri nell’uso di droghe. L’uso di droghe fa spesso

da spartiacque per la richiesta di aiuto da parte dei genitori o delle scuole.

In ambito diagnostico l’uso di sostanze desta una particolare preoccupazione: la maggior parte degli adolescenti a cui

viene diagnosticato un disturbo psichiatrico presenta, in comorbilità, un disturbo da abuso di sostanze o dipendenza. Le

ricerche che hanno avuto come oggetto adolescenti sottoposti a procedimenti penali hanno mostrato che almeno 50%

ha un problema con una sostanza, mentre il 21% presenta un policonsumo (Lucas et al. 2002).

Vi sono diverse interazioni tra comportamenti trasgressivi e antisociali e abuso di sostanze:

a. Gli effetti delle droghe possono contribuire ad aggravare un problema di comportamento; al momento della

commissione di un reato il 55-75% degli adolescenti è sotto l’effetto di sostanze.

Es. Carlo, 16 anni, arrestato con l’accusa di danneggiamento e tentato furto: insieme ad un amico, ubriaco, ha preso

uno spartitraffico e lo ha usato per distruggere una macchina. Al momento del fermo delle forze dell’ordine era così

ubriaco da non ricordare nulla. Carlo era già stato denunciato per aver incendiato dei motorini da ubriaco.

b. Gli effetti delle droghe possono essere un fattore scatenante per la messa in atto di reati di spaccio

Es. A casa di Mario la polizia ha trovato molta ecstasy ed altre droghe sintetiche. Mario ha dichiarato che da quando

è morto il padre spacciare è diventato un modo per avere abbastanza soldi per fare uso di droghe e aiutare la

mamma

c. Gli effetti delle droghe possono portare a commettere azioni antisociali per l’acquisto di droghe

Es. Edoardo è stato portato in consultazione dopo la bocciatura in prima superiore. La mamma è preoccupata

perché dopo la morte del nonno Edoardo è chiuso e non gli interessa la scuola e non ha hobby. Al colloquio dichiara

che, a differenza di quanto crede sua mamma, fuma almeno 7-8 spinelli dal pomeriggio alla sera perché è una cosa

che adora, l’unica che lo fa star bene anche se non sa perché. Dichiara anche di aver venduto alcuni oggetti del

nonno per comprare della droga.

LA DIFFUSIONE DELLE SOSTANZE PSICOATTIVE

School Survey Project on Alcohol and Other Drugs)

L’ESPAD (European è un progetto di monitoraggio costante

sull’utilizzo di alcol e altri tipi di droghe da parte degli adolescenti europei tra i 15-18 anni. i dati indicano che la

sperimentazione di sostanze psicoattive ormai è parte integrante del processo di crescita. La questione non è più se un

adolescente arriverà in contatto con le sostanze ma come deciderà di farlo, decisione che può portare dalla

sperimentazione alla dipendenza. Secondo i dati dell’ESPAD in Italia tra 1999-2009 più del 30% degli adolescenti ha

provato ad utilizzare cannabinoidi, a seguire cocaina (5%), stimolanti, allucinogeni, eroina. Il consumo di droghe

pesanti è in significativo aumento, con un aumento dello 0.2-0.7% per la cocaina.

Negli Stati Uniti più del 57% degli adolescenti arrestati aveva assunto droghe nei mesi precedenti (Greenfeld et al. 1988)

e uno studio su 113 minori detenuti ha mostrato che l’82% consuma alcol abitualmente (Defrancesco, 2002). I dati sui

campioni internazionali sono in linea con lo studio effettuato dagli autori (2010) in collaborazione con il servizio “Spazio

Blu”, struttura afferente al SerT Carceri della ASL di Milano. Nella ricerca sono state prese in considerazione 150 cartelle

cliniche di minori sottoposti a misure cautelari o detentive presso il Beccaria tra il 2006-2009: il consumo di

cannabinoidi è risultato costante (82% del campione), a seguire cocaina (60-70%), alcol (52%) e infine gli oppiacei o

derivati (14%).

LA COMPRENSIONE DELL’UTILIZZO DI SOSTANZE IN ADOELSCENZA

Una sostanza può alterare in vario modo l’umore, i processi cognitivi e il comportamento. Ci sono sostanze che:

a. Deprimono il SNC (es. alcol e tranquillanti) b. Stimolano il SNC (es. cocaina)

c. Riducono il dolore (es. oppiacei) d. Alterano la funzione percettiva (es. LSD, ecstay)

Gli effetti delle droghe dipendono dalla farmacologia della droga stessa, dalla frequenza di utilizzo e dalla modalità di

assunzione. Senza paura, senza pietà, pag. 29

Teorie dipendenza.

- Le teorie che cercano di spiegare l’utilizzo di sostanze si riferiscono solitamente alla Secondo alcune

l’uso di sostanze è equiparabile ai comportamenti a rischio, quelli devianti in particolare. Se è vero che l’uso di

sostanze e i comportamenti a rischio si sovrappongono=> non è chiaro se possono essere etichettati entrambi con la

devianza. teorie sociali

- Secondo le l’uso di sostanze correla all’isolamento sociale e alla mancanza di supporto sociale

modelli di apprendimento sociale

- Secondo i gli adolescenti durante il processo di socializzazione imparano ad

avere aspettative disfunzionali circa l’effetto delle droghe che aumentano la p. di consumarle

teorie del comportamento deviante

- Le pongono l’uso della droga in relazione ad un fallimento in cui l’uso di

sostanze diventa una strategia disfunzionale per avere un’identità e di un ruolo adolescenziale più forte

Sher

- propone un modello teorico con 3 tipi di percorsi di sviluppo nell’utilizzo di sostanze concettualizzato

all’interno delle problematiche comportamentali tipiche dell’adolescenza, quelle che caratterizzano gli adolescenti a

rischio sono: 1) temperamento difficile; 2) deficit cognitivi e di autoregolazione; 3) supporto inadeguato o

disfunzionale. La combinazione di questi aspetti comportamentali è un moltiplicatore del rischio per l’ammissione

dell’adolescente in un ciclo di fallimenti: abbandono scuola, esclusione dal gruppo dei pari, ricerca di pari simili.

Dipendenza da soccorso,

- termine coniato dalla scuola psicoanalitica francese per sottolineare la funzione di

definizione di identità che le sostanze assumono in adolescenti aventi famiglie problematiche. Secondo molte teorie

la droga aiuta gli adolescenti a credere di essere più forti, più adulti. Paradossalmente spesso la droga prolunga

l’adolescenza, mantenendo i ragazzi all’interno di un mondo magico.

Prospettiva della psicologia evolutiva della teoria dei compiti evolutivi:

- e l’uso di droga è relazionato al modo in

cui gli adolescenti affrontano la crescita, la droga può 1) AIUTARE ad essere parte di un gruppo; 2) entrare in

COMUNICAZIONE EMPATICA con gli altri; 3) prendere contatto con il PIACERE assimilabile a quello sessuale; 4)

sperimentare la PERDITA DI CONTROLLO fino a dimenticare il dolore. Le sostanze hanno infatti la capacità di

sabotare la riflessività e sono funzionali al bisogno di abbandonare i processi di simbolizzazione connessi a compiti

fase-specifici quando sono troppo dolorosi o di realizzarli tramite allucinazioni.

FATTORI DI RISCHIO E PROTEZIONE

L’aumento dei fattori di rischio, specifici e aspecifici, cresce la p. che si sviluppi un avvicinamento all’uso di droga e alla

Newcomb

dipendenza. suddivide i fattori in cultarali – interpersonali – psico-comportamentali – biogenetici, con il

limite che qualsiasi aspetto temperamentale è influenzato dal contesto.

Fattori di rischio individuali associati all’uso di sostanze: bassa percezione di autoefficacia – sensation seeking –

• aggressività e impulsività difficoltà a ritardare la gratificazione – scarso controllo degli impulsi – predisposizione ad

un’emotività negativa.

Essere MASCHI ed avere avuto problemi infantili di comportamento oppositivo aumenta la p. di dipendenza, ancor

• di più la presenza di DC prima dell’utilizzo di droghe.

Lo stress emotivo è correlato all’uso di sostanze, soprattutto i problemi internalizzanti

• Capacità cognitive deficitarie, in particolare quelle esecutive implicano > problemi comportamentali che aumentano

• il rischio di abuso di sostanze

Capacità regolatorie e strategie di coping individuali aumentano la p. di fare uso di sostanze

- Fattori di rischio contestuali: basso monitoraggio familiare, elevati livelli di conflittualità, mancanza di coesione,

pattern di comunicazione disfunzionali, violenza intra-familiare o psicopatologie genitoriali

- Il 90% dei ragazzi dichiara di aver iniziato per far parte del gruppo

- Fallimento scolastico abbandono degli studiutilizzo droghe senza accorgersi degli effetti sulla concentrazione +

investimento in gruppi di pari devianti

PERCORSI EVOLUTIVI NEL CONSUMO DI SOSTANZE

L’uso e l’abuso di droga interferisce con la maturazione psicosociale producendo un blocco nella strutturazione

dell’identità. L’uso prolungato di cannabinoidi è associato alla sindrome amotivazionale (incapacità di investire in

progetti e relazioni a livello affettivo). Senza paura, senza pietà, pag. 30

Newcomb – studio longitudinale (1998): l’utilizzo di sostanze non blocca lo sviluppo psicologico ma lo accelera,

comportando lo sviluppo di un’identità fragile.

L’uso di sostanza si modifica anche in base all’assunzione di ruolo: un inserimento anticipato nel contesto lavorativo si

affianca all’uso di sostanze.

Le ricerche mostrano che l’utilizzo di alcol e sostanze stupefacenti aumenta nel corso della prima adolescenza,

raggiungendo l’apice nella tarda adolescenza o nella prima età adulta. A questa fase segue un periodo decrescente di

consumo. Studi classici sull’argomento hanno identificato una sequenza tipica di 4 stadi nell’uso di diverse sotanze: 1)

birra e vino; 2) superalcolici; 3) marijuana; 4) droghe illecite.

Le ricerche hanno inoltre identificato 2 traiettorie evolutive nell’utilizzo di sostanze:

esordio precoce con utilizzo di alcol e Pattern di rischio specifico: problemi di comportamento e

cannabinoidi in aumento crescente della condotta; famiglie con familiarità verso la droga

Esordio tardivo, solitamente non sfocia in Un esordio dopo i 15 anni è un marker significativo per

abuso di sostanze distinguere lo sviluppo del disturbo da abuso di sostanze

Nel momento in cui si instaura una dinamica ciclica disfunzionale per cui ogni altro scopo viene subordinato all’uso

 di sostanze, allora cadiamo nella patologia.

VALUTARE L’USO DI SOSTANZE IN ADOLESCENZA

Nella valutazione dell’uso di sostanze psicoattive è utile distinguere 3 livelli:

1. Criteri comportamentali, livello centrale del DSM

2. Quanto l’assunzione porta alla perdita del controllo

3. Fenomeni mentali osservabili nella personalità dei soggetti dipendenti, la loro interpretazione in relazione allo

sviluppo dell’adolescente (prospettiva psicoanalitica).

CRITICHE DSM IV

Diagnostic orphans: soggetti che presentano sintomi di dipendenza ma non di abuso non ricevano alcuna diagnosi

nonostante un elevato livello di problematicità (molto presente negli adolescenti 20-30%).

Per distinguere tra abusatori e dipendenti non è fondamentale la presenza di specifici sintomi, quanto la gravità del

disturbo. L’utilizzo problematico di sostanze non dovrebbe essere diviso in 2 macro-categorie ma considerato come un

insieme complesso di pattern bio-psico-comportamentali [vedi DSM 5].

Tolleranza: non fa riferimento al tempo e all’età del soggetto. Es. Daniele ha 18 anni e ogni weekend beve sempre di più

binge drinking,

in modalità Dario fuma canne da quando ha 15 anni, prima qualche tiro, poi in compagnia, poi da solo.

Clinicamente Dario sembra più grave, tuttavia secondo il DSM è il contrario.

uso massiccio.

SOLUZIONE: sostituire il criterio di dipendenza con quello di

Uno strumento proposto per la valutazione dell’uso e dell’abuso di sostanze secondo i criteri del DSM-IV-TR è il

Substance Abuse Subtle Screening Inventory – Adolescent (SASSI-A2). Nella prima parte del questionario sono presenti

72 item dicotomici V/F riguardanti sintomatologia – rischi –credenze rispetto all’abuso di sostanze; nella seconda parte

bisogna rispondere a 28 domande riguardanti l’esperienza e i problemi con le sostanze durante l’utilizzo. È prevista

Correctional

anche una scala (COR) che valuta il livello di somiglianza dell’adolescente con i minori inseriti nel contesto

penale. Il SASSI-A2 fornisce 2 possibili esiti: alta probabilità o bassa di avere un disturbo diagnosticabile in base al DSM-

Secondary Classification Scale

IV- TR. Se una delle scale è positiva => si passa all’utilizzo della (SCS) per ottenere >

informazioni necessarie per la diagnosi.

IL DSM – 5 continuum

a. Propone un di gravità tra e criteri diversificati per numerose tipologie di sostanze, che tuttavia

rimangono più legati alla patologia adulta che a quella adolescenziale

b. Propone di non utilizzare il termine addiction, l’incertezza della definizione crea confusione

c. Eliminata la distinzione tra abuso e dipendenza

d. Propone criteri diagnostici specifici per 10 tipi di sostanze

e. Propone criteri per identificare disturbi legati all’alcol e disturbi indotti dall’uso (es. psicosi)

f. Primo tentativo di identificare la gravità del disturbo in base al numero di criteri soddisfatti

Senza paura, senza pietà, pag. 31

PDM: sottolinea aspetti complementari a quelli del DSM, per esempio gli stati affettivi correlati ai disturbi da abuso di

sostanze, l’angoscia, i pattern cognitivi, pensiero irrequieto, ecc.

OLTRE IL DSM

L’ICD-10 così come il DSM forniscono unicamente i criteri per verificare la presenza assenza di un disturbo da abuso di

sostanze, tuttavia sono molti i giovani che si collocano a metà, i diversi livelli di consumo possono essere così sintetizzati

Astinenza

Sperimentazione Consumo minimo spesso una sola sostanza

Uso frequente e/o problematico 2 o più sostanze; > frequenza di utilizzo; > rischio

Abuso Uso frequente e regolare

Dipendenza Utilizzo continuato nonostante le conseguenze negative, alterazione del comportamento

allo scopo di facilitarne l’utilizzo e il recupero

Tossicomania Le sostanze si sostituiscono ad ogni bisogno

Uno strumento utile per avere un rimando immediato della problematicità del comportamento di consumo di sostanze è

la Severity of Dependence Scale (SDS; Gates et al. 2006) sviluppata per fornire una misura rapida e di facile

somministrazione degli aspetti psicologici della dipendenza. Scala molto utilizzata con gli adulti, sono stati effettuati

diversi studi empirici per verificare i criteri di cutt-off per le diverse tipologie di sostanze (PAG. 165 esempio).

N.B. Per ogni tipo di sostanza dovrebbero essere presi in considerazione diversi aspetti, non inclusi nelle valutazioni

tradizionali, come i pattern di utilizzo, la frequenza e la quantità d’uso, così come l’età in cui si inizia ad assumere

sostanze. Bisognerebbe inoltre valutare ogni conseguenza personale connessa alle sostanze, le conseguenze negative dal

punto di vista fisico, o fallimenti nel raggiungimento di obiettivi.

Teen Addiction Severity Index

La è un’intervista semi-strutturata, utilizzabile con adolescenti tra i 12-19 anni questi

aspetti, valuta infatti 7 ambiti di contenutiti tra cui: uso di droghe (tenendo conto di frequenza, età, durata, quantità),

funzionamento scolastico, ecc.).

Infine bisognerebbe considerare le idee disfunzionali associate all’utilizzo di droga.

LA VALUTAZIONE SECONDO UN MODELLO EVOLUTIVO

Da un punto di vista evolutivo devono essere prese in considerazione le variabili che aiutano a capire in che momento

della crescita si inserisce l’uso di sostanze, in modo da identificare il bisogno che le sostanze vanno a supplire. Fin dal

primo momento di uso delle sostanze, gli adolescenti elaborano strategie comportamentali diverse che rimandano a

specifici sistemi motivazionali.

prima parte dell’adolescenza

Nella (medie e inizio superiori) si è spinti dal voler appartenere al gruppo, dal

• superare i propri limiti, e gestire gli stati alterati del Sé.

seconda parte dell’adolescenza

Nella (triennio superiori e dopo) le sostanze vengono utilizzate per la ricerca del

• piacere e l’inibizione del dolore. Secondo Ravenna ci sono 9 motivi che spingono all’uso di droghe, tra cui la ricerca

di sensazioni forti, bisogni di facilitazione sociale, ricerca di autonomia, emancipazione, sfida.

Una ricerca dal Minotauro in collaborazione con il SerT3 di Milano all’interno del progetto di prevenzione del

dipartimento delle dipendenze patologiche dell’ASL di Milano, ha indagato i “perché” legati all’uso di sostanze tra gli

Hashish

adolescenti: bisogno di divertirsi

Cocaina desiderio prestazionale (uso problematico) e ricerca di aiuto nel superare i problemi personali. L’uso della

cocaina è visto quasi esclusivamente in una prospettiva psicopatologica. In genere, i ragazzi che usano sostanze

psicoattive hanno una percezione di sé connotata da vissuti di solitudine, incomprensione, e mancanza di supporto dei

genitori. Tuttavia, mostrano buone capacità sociali con i coetanei, hanno molte amicizie e spesso si percepiscono come

dei capi. Questi ragazzi hanno però difficoltà nella gestione degli impulsi, perdona la testa facilmente, sono testardi e in

alcuni casi l’impulsività scivola in attacchi di panico o riso incontrollabili. Infine, hanno atteggiamenti poco empatici che

li portano a non preoccuparsi delle conseguenze delle loro azioni sugli altri a fronte di un vantaggio soggettivo.

I MOTIVI SOGGETTIVI riportati dagli adolescenti a giustificazione dell’uso di sostanze variano con l’età e con il sesso e

costruzione dell’identità

rimandano ad aspetti specifici della fase di Senza paura, senza pietà, pag. 32

MASCHI FEMMINE

Bisogno di appartenenza Il consumo di sostanze assume valenze simbiotizzanti e antidepressive, placando l’angoscia di

separazione dei singoli

Ricerca di piacere Uso di sostanze come combinazione del desiderio di eccitazione e socializzazione, voglia di

piacere e appartenenza e la ricerca di particolari stati di coscienza che ricordano la trance. In

sensation seeking

questa motivazione assume importanza il tratto di personalità

Espressione della creatività Uso di sostanza per esprimere l’arte

Significato trasgressivo Uso di sostanze per generare angoscia nei genitori e dirottare l’attenzione su di sé

Uso trasgressivo, finalizzato alla ricerca del Sostanze come antidepressivi, reazione di

piacere, di nuove sensazioni e appartenenza al contenimento del dispiacere legato

gruppo. all’abbandono

Consumospaccio

Molte trasgressioni commesse da minorenni in Italia hanno una relazione con il consumo e lo spaccio delle sostanze

psicoattive. Dal punto di vista affettivo il passaggio da consumatore a spacciatore sottende diversi ruoli simbolici.

Inizialmente lo spaccio si può considerare come occasione per mostrarsi intraprendente agli occhi degli altri amici e

condividere con loro. La trasformazione da acquisto occasionale di sostanze da dividere con gli amici in un’attività

sistematica spesso rimanda ad un reale bisogno economico e alla necessità di NEGARE LA DIPENDENZA dai genitori.

Questo è un esempio di dinamica ciclicla disfunzionale: la dipendenza negata a livello relazionale ritorna nel

comportamento sotto forma di agito e si autoalimento attraverso la scelte dell’adolescente di portare avanti l’uso di

droghe. Nell’attività inoltre si ritrova la necessità dell’adolescenze che nega la dipendenza la necessità di rendere l’altro

dipendente vendendogli la droga. Spesso gli spacciatori mostrano un profondo disprezzo verso i loro compratori,

esprimendo così una grandiosità riparativa di vissuti di deprivazione e abbandono.

VII L’INTERVENTO PENALE

ANTISOCIALITÀ E REATI MINORILI

Non tutti gli adolescenti antisociali sono delinquenti così come non tutti i delinquenti sono antisociali, tuttavia la

sovrapposizione è così ampia da aver trasformato i servizi territoriali e quelli della giustizia minorile in centri

specialistici per la valutazione e il trattamento degli AA. Nell’intervento sulla delinquenza minorile si confrontano e

sovrappongono diverse logiche:

Sanzionatoria,

1. orientata alla necessità di sicurezza sociale

Psicosociale,

2. orientata a sostenere il processo di responsabilizzazione del minore

Diversiva,

3. evita un ingresso precoce dell’adolescente nel sistema penale

Riparativa,

4. pone l’accento soprattutto sulla vittima del reato e sulla relazione vittima-colpevole

Protezione dei diritti del minore,

5. con una particolare attenzione al fatto che l’intervento penale non superi i suoi limiti

Psicopatologica,

6. pone l’accento sul disturbo che può essere alla base del comportamento delinquenziale e il conseguente

trattamento

In Europa si contrappongono da una parte orientamenti che sostengono la necessità di una > repressione dei

comportamenti penalmente rilevanti, e dall’altra, stati che sostengono una giustizia riparativa, ed altri ancora che sono

orientati verso una degiurisdizionalizzazione della criminalità minorile.

GIUSTIZIA RIPARATIVA: tesa a riconciliare il rapporto tra colpevole e vittima, il focus non è il trattamento dell’AA bensì

la riparazione del tessuto sociale lacerato dal reato.

In alcuni Paesi le misure penali possono essere sostituite da provvedimenti amministrativi, che delegano l’intervento alle

autorità locali e ai servizi sociali. In Germania, per esempio, il pubblico ministero, in alternativa al rinvio di giudizio può

richiedere l’archiviazione e l’adozione di misure educative. In Europa a differenza di Paesi come gli Stati Uniti o la

Russia, l’uso del carcere non è molto diffuso.

Oggi i fautori di risposte più repressive fondano il proprio punta di vista sull’allarme di un > tasso di criminalità, in

realtà, se i dati vengono confrontati con gli anni passati si evidenzia una sostanziale stabilità se non una riduzione negli

ultimi decenni. Il numero di furti sta diminuendo (forse conseguenza dei migliori sistemi di sicurezza, a discapito di una

maggiore diffusione dello spaccio parallela ad un > uso di sostanze stupefacenti, ed un aumento delle violenze sessuali

(si è data più attenzione al tema). Gli omicidi rimangono stabili mentre aumentano le rapine. All’acme l’età in cui i

posticipata,

ragazzi commettono reati è dato correlato con l’aumento degli anni di studio (esiste un picco tra numero di

reati e momento in cui si lascia la scuola. Gli adolescenti e i giovani delinquenti cronici sono tra il 3-6% del totale. [È

difficile considerare l’andamento storico dei reati, le cause sono divere, es. armi in America].

Senza paura, senza pietà, pag. 33

PSICOTERAPIA E RIABILITAZIONE

Si possono sintetizzare 3 paradigmi di intervento che combinano, in modo diverso, esigenze sociali e penali insieme agli

obiettivi di cambiamento e supporto individuale:

1. Modello orientato a ridurre il rischio di recidiva

2. Diagnosi di psicopatologi e conseguenti interventi

3. Attivare le risorse per promuovere il cambiamento.

Un intervento clinico con gli adolescenti in una prospettiva evolutiva si sintonizza con il 3° modello, l’intervento

psicoterapeutico, socioeducativo e penale si integrano con l’obiettivo di favorire un processo di responsabilizzazione

dell’adolescente, e una sua ripresa evolutiva.

RIEDUCAZIONE – RIABILITAZIONE – CORREZIONE sono termini che rimandano all’idea di un intervento passivo. La

riabilitazione tende quindi ad avere una connotazione negativa in quanto associata a una pratica coercitiva. In realtà,

l’intervento non è solo mirato ad un’ottica di contenimento nell’interesse della società ma anche ad una trasformazione

della personalità. Ad un gruppo di studiosi canadesi tra cui Andrews e Bonta si deve il rinnovato interesse per la

Rischio – bisogno necessità

riabilitazione, gli studiosi hanno proposto il modello (RNR) il quale è centrato su:

a. Gestione dei fattori di rischio per evitare la messa in atto di altri reati

criminogenig needs

b. Individuazione dei bisogni alla base dei reati

c. Valutazione della responsività del delinquente all’intervento del sistema di giustizia

Criminogenig needs: fattori dinamici che a differenza di quelli statici (es. genere) possono essere ridotti all’intervento

psicosociale. Tra questi troviamo:

Fattori attitudinali quali stile antisociali, tratti paranoidi, Impulsività, scarsa tolleranza delle frustrazioni o

valorizzazione della violenza come mezzo per risolvere un conflitto incapacità a rimandare le soddisfazioni

Discontrollo affettivo Stile di vita, frequentazione di gruppi antisociali, abuso

di sostanze

criminogenig needs

Valutare i ha un significato diagnostico e, al contempo, mette in luce gli aspetti personali e/o

GLM-FM Lives Model of Forensic Mental Health)

contestuali, su cui è necessario impostare il trattamento. Il (Good di

Tidal Model

Ward e Maruma (2007) costituisce un’evoluzione di questo modello, così come il di Barker (2000). Questi

nuovi modelli non concentrano l’attenzione sul passato e i fattori di rischio ma sul futuro, e sulla realizzazione di

compiti evolutivi. Secondo Ward (GLM-FM) quando si progetta un intervento non occorre chiedersi cosa funziona nel

ridurre il rischio di recidiva ma che cosa funziona nell’aiutare la persona che ha commesso un reato a migliorare la

propria vita e a crescere nel presupposto che un miglioramento diminuisca i fattori di rischio. Il modello rischio –

bisogno – necessità, sempre secondo Ward manca di una vera e propria teoria, non riesce a spiegare i meccanismi di

cambiamento e presta poca attenzione alla motivazione e agli aspetti relazionali del trattamento. In effetti il concetto di

criminogenig needs rischia di essere troppo generico perché accomuna troppi elementi solo per il fatto di poter essere

modificabili, tuttavia, l’impulsività, per esempio, non è un bisogno evolutivo ma un mezzo (strumentale) di affrontare

un bisogno evolutivo; al contrario, l’autonomia come il senso di valore sociale sono bisogni evolutivi. La mancanza di

empatia è un fattore di rischio per la messa in atto di comportamenti aggressivi o antisociali, tuttavia, recenti ricerche

hanno sottolineato che non è tanto la mancanza di empatia a aumentare la p. di questi comportamenti, quanto la

self-serving.

capacità di silenziarla utilizzando le cosiddette distorsioni cognitive In questo caso quindi un intervento non

dovrebbe essere mirato ad un deficit empatico ma ad individuare quale scopo orientativo la mancanza di empatia cerca

psicoterapia

in modo disfunzionale di raggiungere. La in questi modelli educativi non equivale all’applicazione di una

certa teoria ma deve essere inquadrata in una teoria più ampia che tenga conto di obiettivi specifici di cambiamento

individuale e della riduzione del rischio di recidiva. La difficoltà di integrare un approccio clinico-psicopatologico con

uno più attento al controllo del comportamento e agli obiettivi sociali può essere diminuita da una prospettiva di

psicopatologia evolutiva, la quale prevede interventi che uniscono 1) ascolto del minore; 2) contrattualità progettuale e

accompagnamento alla realizzazione dei compiti evolutivi. Un obiettivo centrale del codice è infatti sostenere il processo

evolutivo del minore, attivandone le capacità di responsabilizzazione. L’integrazione tra trattamento psicologico e penale

non si riduce quindi alla possibilità di effettuare una psicoterapia sul territorio ma si manifesta nell’adozione di una

logica che vede l’intervento penale come un trattamento. Questa prospettiva, tuttavia, non è esente da RISCHI deve

infatti fare i conti gli effetti iatrogeni dell’intervento penale (es. allontanamento dal contesto di sviluppo, inserimento in

Senza paura, senza pietà, pag. 34

gruppi devianti, ecc.). Occorre quindi che questi obiettivi a livello territoriale e in quelli della giustizia minorile siano

guidati dal principio del supporto allo sviluppo dei processi di responsabilizzazione del minore. Il criterio delle recidive è

necessario ma non sufficiente, i ragazzi possono smettere di commettere reati pur restando antisociali.

L’EFFICACIA DELL’INTERVENTO PENALE

Fino agli anni ’70 del Novecento era diffuso un certo pessimismo sulla possibilità di tratta efficacemente la delinquenza.

Negli ultimi decenni le ricerche meta-analitiche hanno stimato un’efficacia complessiva nell’ordine del 10-30% con un

risparmio di circa 7 volte tanto per ogni euro investito nel trattamento di un adolescente autore di reato se paragonato

al costo per la comunità di una carriera delinquenziale. È possibile ridurre il rischio di recidiva attraverso interventi

riabilitativi NON punitivi. I trattamenti multimodali e integrati sembrano essere i più efficaci, ovvero quelli volti a

riconoscere un senso soggettivo al comportamento antisociale e a sostenere l’acquisizione di responsabilità del

comportamento, favorendo la costruzione dell’identità dell’adolescente e il suo inserimento all’interno del contesto

sociale. Questi interventi sono tanto più utili quanto più sono PRECOCI.

LA MESSA ALLA PROVA COME TERAPIA DELLA RESPONSABILITÀ

Il codice italiano di procedura penale minorile è particolarmente innovativo, propone interventi sugli adolescenti, per

quanto possibile, non interrompano il loro percorso evolutivo e sostengano lo sviluppo di una positiva identità sociale e

la capacità di avere un comportamento responsabile. La MESSA ALLA PROVA è il più importante strumento previsto dal

codice di procedura penale minorile italiano, è essenzialmente centrata sull’ide di RESPONSABILIZZARE

L’ADOLESCENTE che commette reati. La messa alla prova permette di sospendere il procedimento penale, fino a

rinunciarne a perseguirne penalmente un illecito, se l’imputato dimostra che la sua disposizione al reato è venuta meno.

evolutivo

Dal punto di vista questa misura è in linea con l’idea che il comportamento antisociale possa essere

l’espressione di un disagio evolutivo e di una spinta a crescere messa in atto in modo disfunzionale.

Come funziona la messa alla prova? 1) Procedura di 36 mesi, durante la quale l’imputato si impegna a seguire

prescrizioni socio-educative concordate volte al recupero sociale. 2) Al termine del periodo è prevista un’udienza di

verifica: in caso positivo lo Stato rinuncia perseguire il reato/ in caso negativo l’imputato è sottoposto al giudizio e

il processo riprende da dove è stato sospeso senza sanzioni aggiuntive.

N.B. la procedura di messa alla prova è proposta una relazione ad ogni tipo di reato.

Obiettivi della messa alla prova:

1. Astenersi dal commettere reati

2. Acquisire > consapevolezza del significato delle proprie azioni sugli altri

3. Accettare l’impegno in ambiti fondamentali del proprio percorso formativo e di inserimento sociale (scuola/lavoro)

4. Rendersi disponibile ad attività che richiedono impegno nel tempo libero

5. Prender parte ad attività socialmente utili

6. Accettare come interlocutore un’autorità extra-familiare e riconoscere il sostegno della messa alla prova

Quando si propone all’autorità giudiziaria la messa alla prova? Si propone in base alla conoscenza del minore e del suo

contesto familiare e sociale, delle sue risorse, attitudine, e bisogni evolutivi. Per questo motivo la fase iniziale di

teoria della responsabilità,

valutazione è fondamentale. Questa misura costituisce una sorta di presupposto per una

dove per responsabilità si intende un atto soggettivo che implica la capacità di assumersi un impegno all’interno di un

legame sociale, riconoscere le conseguenze del proprio comportamento indipendentemente dalle proprie intenzioni ed

essere disponibile a riparare errori commessi. Questo concetto fa inoltre riferimento alla capacità di entrare in relazione

con l’altro all’interno di una relazione di ruolo, e non a una particolare abilità cognitiva o al mantenimento dell’esame di

realtà.

In che modo si può aiutare lo sviluppo della responsabilità in adolescenti impulsivi e poco riflessivi? Il modo più efficace è

non fermarsi a bloccare l’agito antisociale degli adolescenti ma aiutarli a decidere e a fare in una direzione non

antisociale. Il problema non è bloccare l’azione in favore del pensiero ma indirizzarla diversamente. Permettere agli

adolescenti di sviluppare una certa padronanza e un senso sociale, di decidere fra diverse alternative, devono essere gli

obiettivi del trattamento. Questo orientamento implica che l’efficacia dell’intervento non derivi solo da una riduzione dei

fattori di rischio ma soprattutto da un supporto dei processi evolutivi del minore. Bisogna sottolineare che questa logica

NON è assistenziale, infatti il minore non passa da colpevole a vittima, ma mantiene come oggetto la responsività dle

trattamento. Senza paura, senza pietà, pag. 35

L’81.9% dei progetti di trattamento hanno esito positivo

IL LAVORO DELLO PSICOLOGO ALL’INTERVENTO DELLA GIUSTIZIA MINORILE

Il lavoro dello psicologo in ambito penale e minorile presuppone un’indispensabile connessione con il tribunale per i

minorenni e la procura presso il tribunale, che costituiscono la cornice stessa dell’intervento.

Servizi per la giustizia minorile che hanno competenza regionale

CPA – centri di prima accoglienza: struttura che detiene gli adolescenti colti in fragrante per un massimo di 96 ore in

attesa dell’udienza di convalida presieduta dal giudice per le indagini preliminari (G.i.p.). Al fine di mediare il primo

impatto del minore con la struttura penale i CPA sono esterni agli IPM. I CPA hanno il compito di ridurre il trauma

dell’arresto e di svolgere una rapida analisi del minore: gli operatori devono riconoscere i fattori di rischio e quelli di

protezione che possono orientare la decisione del G.i.p. in merito a quali opportunità e che livello di libertà concedere al

minore. L’équipe del CPA inoltre fornisce al minore informazioni riguardo al percorso penale, aiutandolo a comprendere

i passaggi a cui andrà in corso e supportandolo in un processo di rielaborazione a cui spesso i ragazzi resistono sia per lo

schock alla deprivazione della libertà sia per il contrasto tra la visione degli operatori e la loro imperniata da valori

antisociali.

USSM – Uffici di servizio sociale per i minorenni: si attiva nel momento in cui, a seguito di una denuncia, il minore

inizia un percorso penale. Accompagna il minore lungo il percorso: dall’arresto, alla fase di misura cautelare, alla messa

alla prova. In USSM il lavoro psicologico è di necessità integrato con quello delle altre figure professionali coinvolte nel

progetto di intervento (es. assistente sociale).

IPM – Istituti penali per i minorenni: ospita minorenni o maggiorenni (max 21 anni nel caso in cui il reato sia stato

commesso prima dei 18 anni) in custodia cautelare o in esecuzione di pena detentiva. Il codice di procedura penale ha

principio della residualità della detenzione per i minorenni,

introdotto il tale per cui il carcere dovrebbe essere

riservato solo alle situazioni più gravi, in cui l’assenza di risorse personali o familiari rende impossibile ogni altra

misura. In Italia (2013) i 17 carceri minori hanno una capienza di 500 posti per i M e 60 per le F. La maggior parte degli

ingressi (976 su 1252 – nel 2012) è motivata da esigenze cautelari, direttamente dal CPA (417) ma anche come

trasformazione della misura cautelare del collocamento in comunità (266). Gli ingressi per esecuzione della pena sono

più limitati (276).

Linee guida: in Italia non ci sono linee guida specifiche per gli psicologi che operano nei servizi della giustizia minorile,

che traducano in indicazioni operative gli orientamenti del codice di procedura penale. Dal 2009 gli psicologi dei servizi

della giustizia minorile s

che assegna alle istituzioni sanitarie la competenza dell’intervento psicologico, lasciando invece alle dipendenze del

dipartimento della Giustizia minorile assistenti sociali e educatori, oltre agli agenti di polizia penitenziaria. In Inghilterra

il NICE (National Institute for Health and Clinical Excellence) ha emanato nel 2009 delle linee guida per il trattamento

della gestione e la prevenzione del DP antisociale rivolto ai serivizi del territorio e della giustizia, sottolineando

l’importanza di passare da una prognosi di non trattabilità al riconoscimento dell’importanza della prevenzione e della

terapia dell’adolescente.

SCREENING E ASSESMENT: due modalità di valutazione dei minori all’interno dei procedimenti penali

SCREENING: ha l’obiettivo primario di una valutazione ASSESSMENT: valutazione più approfondita e più

rapida che dovrebbe essere svolta su tutti i minori in individualizzata dei bisogni e/o dei problemi emersi

ingresso penale. durante lo screening e non solo.

Valore specifico nell’aiutare lo psicologo e gli operatori a Ha l’obiettivo di individuare un progetto trattamentale

prendere decisioni in un regime di urgenza individualizzato sul singolo minore da presentare in se de

d’udienza (G.u.p.)

N.B. qualunque siano gli strumenti utilizzati in questi due processi è fondamentale la loro affidabilità e validità.

STRUMENTI DI SCREENING: suddivisi in 2 macrocategorie, mono e multi-dimensionali

Monodimensionali: si focalizzano sulle caratteristiche di una problematica psicologica Senza paura, senza pietà, pag. 36

Multidimensionali: indagano contemporaneamente più problematiche. Tra questi troviamo il MAYSI-2 (Massachusetts

– Youth Screening Instrument, Grisso et al. 2003) strumento che permette di rilevare problematiche psicologiche che

necessitano interventi immediati nei minori in stato di arresto o di custodia cautelare o appena inseriti in strutture

educative comunitarie. Costruito per rilevare la presenza di disturbi mentali, si caratterizza anche per la sua facile

somministrazione e per la capacità di indagare abilità cognitive, affettive, comportamentali. Può essere usato in forma

self-report o come intervista strutturata ad uso di tutti gli operatori. Il questionario è composto da 52 domande Si o NO

e dovrebbe essere somministrato nelle prime 24-48 ore dall’ingresso nel contesto penale (lasso di tempo più

traumatico) ai minori tra i 12-17 anni. La somministrazione è breve (10-15 mins) e prevede 7 scale cliniche tra cui l’uso

di alcol e droghe, lamentele somatiche, ideazione suicidaria. Se i punteggi totalizzanti nelle singole scale cliniche

superano i cut-off al minore è attribuito un livello di rischio per ciascuna di attenzione o allarme.

In Italia si è svolta, presso l’IPM di Roma “Casal del Marmo” una sperimentazione che ha previsto un approfondimento

delle attività di screening rivolta a tutti i ragazzi in ingresso presso il carcere (2006-2007) utilizzando il MAYSI-2 ed uno

hoc

strumento ideato ad per valutare parallelamente i genitori di variabili legate al contesto penale/detentivo.

RISULTATI: la ricerca ha consentito la messa a punto di una modalità di accoglienza attenta alla rivelazione di situazioni

di rischio potenziale ed elementi di criticità, per predisporre gli interventi, confermando l’utilità degli strumenti di

screening.

prospettiva evolutiva

In una è centrale l’individuazione delle motivazioni soggettive che sono alla base del reato. Anche

index

nella prospettiva psicoanalitica questo assunto è centrale, a tal fine è stato sviluppato l’Offense (Yakeley, 2010) che

considera il comportamento per il quale l’adolescente arriva all’attenzione dello psicoterapeuta come un sintomo.

INTERVENTO NEL PROCEDIMENTO PENALE

Il sostegno psicologico che segue la fase di valutazione si declina in:

1. Aiuto alla comprensione e all’assunzione di un ruolo attivo durante tutte le fasi della vicenda processuale

2. Sostegno all’eventuale progetto di messa alla prova

3. Proposta di un percorso psicoterapeutico

L’intervento psicologico è solo uno dei dispositivi possibili di trattamento, se lo psicologo partecipa al lavoro dell’équipe

insieme all’assistente sociale e agli altri operatori può condividere l’orientamento di un progetto trattamentale, che

previo accordo del giudice, può sfociare in un periodo di messa alla prova. Lo psicologo può inoltre aiutare gli altri

impasse.

operatori a comprendere i momenti di

Una parte essenziale del lavoro con il contesto riguarda gli incontri con i genitori, per condividere il progetto e, se

necessario, aiutare anche loro.

relazioni cliniche

La stesura delle implica l’intervento di un perito solo nei casi in cui vi sia il sospetto di una

psicopatologia. Molto più spesso la relazione dello psicologo insieme a quella dell’assistente sociale e degli altri

professionisti coinvolti non risponde a veri e propri quesiti. Italian Network for

Un’indagine degli autori, realizzata nell’ambito di un progetto finanziato dalla Comunità Europea,

Young Offenders Assessment and Treatment ha approfondito i temi citati dagli psicologi operanti nei servizi della

giustizia minorile in Italia nelle loro relazioni ai tribunali.

RISULTATI: si evidenzia una certa cautela nel fornire informazioni utili a delineare le caratteristiche personali del

minore, e assenza di valutazioni o giudizi personali, per non intaccare il diritto di difesa del minore e l’alleanza

terapeutica. Il rischio di sconfinamento in una valutazione giuridica si evita distinguendo l’accertamento die fatti dalla

loro simbolizzazione soggettiva: non si tratta di verificare la sincerità dell’adolescente ma di riconoscere il senso della

relazione con l’interlocutore. La relazione oltre agli elementi patologici dovrebbe evidenziare la motivazione del

fattore scatenante; vissuto o

comportamento dell’adolescente nelle diverse componenti psicologiche, chiedendosi: 1) 2)

ragioni interne consapevolezza.

(come abbia reagito); 3) Non tocca allo psicologo estorcere confessione, il G.i.p al

termine della permanenza in CPA del minore o il G.u.p. o il giudice di dibattimento prendono decisioni basate

sull’accertamento dei fatti del reato e sull’interazione dinamica degli elementi nel contesto forniti dalla valutazione

psicologica. L’accertamento della personalità + valutazione del contesto + l’analisi della motivazione di base in una

prospettiva evolutiva + reazione dell’adolescente alla giustizia= sono gli elementi per delineare il trattamento.

Senza paura, senza pietà, pag. 37

LA COMPLESSITÀ DELL’INTERVENTO ISTITUZIONALE

Munir, ragazzo tunisino di 15 anni, scappa di casa perché non riesce a sopportare le regole del padre, che ha già

denunciato per maltrattamenti. Lui stesso si rivolge ai servizi sociali per chiedere aiuto, ma prima che l’aiuto parta

Munir viene denunciato per furto. Inserito nella comunità mostra una grande fatica ad adeguarsi alle regole. Qualche

mese prima di chiedere aiuto Munir aveva denunciato un’amica della zia per molestie sessuali. Munir si trova quindi in

uno stato di grande confusione che va dall’essere colpevole all’essere vittima. Ammette di aver voluto provare la

sensazione di commettere un reato. Un primo obiettivo condiviso è quindi cercare di fare chiarezza tra impulso a

trasgredire e desiderio di espiazione, voglia di denunciare o attrazione verso il depredare (amica della zia), capire se è

vittima o colpevole, sedotto o seduttore. Contemporaneamente iniziano i colloqui con i genitori, 2 tunisini abbastanza

integrati in Itali, il padre lavora, la madre bada ai figli ma non hanno una rete sociale. Nei colloqui emerge la

contraddizione del mandato familiare, tra la valorizzazione del progetto d’immigrazione e il timore di una nascita sociale

inquinata dai rischi del contesto culturale italiano. La stessa contraddizione emerge nei comportamenti di Munir,

bisogni di indipendenza che si scontrano con il senso di appartenenza (dipendenza) alla famiglia, che lo fanno sentire

perseguitato e in colpa. I genitori non accettano la proposta di mandato continuativo, giustificandosi con la necessità di

badare agli altri figli, tuttavia fanno spesso visita a Munir. Il lavoro dello psicologo in parallelo a quello dell’équipe è

volto a ricercare il significato del comportamento di Munir: secondo gli operatori il fatto che il reato per il quale è stato

denunciato abbia come vittima una donna e non il gruppo dei pari non è un caso, l’interrogativo di fondo di Munir non è

infatti la ricerca di valorizzazione sociale ma il bisogno di riconoscimento dagli adulti. I colloqui svelano la logica

perversa in cui è intrappolato Munir, spesso porta ritagli di giornale per mostrare l’ipocrisia del mondo degli adulti, le

persone secondo lui si comportano in modo opposto a come dicono di essere. La stessa dinamica si verifica con gli

operatori. Es. abbraccia e viene abbracciato da un operatore poi denuncia il troppo contatto. L’obiettivo diventa aiutarlo

a dipanare questa confusione nella definizione di sé o dell’altro come colpevole. Alla fine della messa alla prova Munir

scappa per tornare a casa. Il giudice accoglie questa dinamica non come rischio di recidiva ma come bisogno di

sincerarsi l’affetto dei genitori che aveva denunciato. Il giudice concede a Munir una prosecuzione del periodo si messa

alla prova da casa, nel quale Munir si impegnerà a cercare un lavoro. Alla fine del percorso il giudice valuta l’esito

positivo.

VIII IMMATURITÀ E RISCHIO DI RECIDIVA

QUESITI FORENSI

Nella valutazione degli adolescenti sottoposti a procedimenti penali ci possono essere alcuni obiettivi che rispondono a

specifiche richieste della magistratura:

valutazione dell’immaturità

La e della capacità di intendere e di volere risponde alla necessità di accertare

l’imputabilità del minore ed insieme al rischio di recidiva o pericolosità sociale rappresenta la premessa per

differenziare tra i tipi di risposte penali. La valutazione dell’immaturità è importante anche per comprendere la capacità

di affrontare il processo, presupposto al quale in Italia si presta < attenzione. Es. Nicholas, 17 anni accusato di rapina

aggravata, appare particolarmente immaturo. Al WAIS riporta un QI di 67, indice di un ritardo mentale lieve confermato

nei colloqui così come nelle interazioni all’interno della comunità, nella quali mostra segni di un’immaturità affettiva

oltre che cognitiva. Finché è rimasto all’interno del contesto scolastico dipendeva dagli insegnati, una volta fuori ha

spostato la dipendenza verso il gruppo dei pari a causa di uno scarso supporto familiare. Questa sua immaturità

affettiva lo rende disponibile al trattamento psicosociale, il suo comportamento antisociale è causato dalla sua maturità,

per questo motivo non è imputabile ma necessita di un supporto educativo.

comportamenti autolesivi e suicidaliserve

Un altro obiettivo specifico di valutazione è il rischio di per decidere la

collocazione

In Europa sono diffusi alcuni strumenti standardizzati per la valutazione forense che valutano diversi aspetti con il

presupposto che alla base dei comportamenti antisociali vi sia una complessità di fattori individuali, storici, clinici e

contestuali. Senza paura, senza pietà, pag. 38

IMMATURITÀ E NON IMPUTABILITÀ

< 14 anni 14 -17 anni >18 anni

art. 97 c.p. “Non è imputabile La capacità di intendere e di volere va accertata di Se chi ha commesso il fatto ha 18 anni e

chi, nel momento in cui ha volta in volta: “è imputabile chi, nel momento in cui al contempo un vizio di mente totale o

commesso il fatto, non aveva ha commesso il fatto ha compiuto 14 anni ma non parziale, che influisce sulla capacità di

ancora compiuto 14 anni”, ancora 18, se aveva la capacità di intendere e di intendere e di volere=> non è

* *

volere ma la pena è diminuita”. imputabile.

* Dai 14-17 anni Il magistrato può verificarne l’effettiva acquisizione sulla base dell’art. 9 comma 1 del d.p.r 448/88,

relativo agli accertamenti sulla personalità del minorenne.

* L’unica condizione che interferisce è l’infermità mentale al momento della commissione del fatto con un legame di

causalità diretta, la sola diagnosi di una qualche psicopatologia non è sufficiente.

Per i maggiorenni l’incapacità di intendere e di volere è subordinato all’esistenza di uno stato psicopatologico, Asse I o II

(il II solo da una sentenza della cassazione del 2005) mentre per i minorenni può essere dovuta all’immaturità, con

questa si intende una ridotta capacità di prendere decisioni consapevoli. Le più recenti ricerche di psicologia e

neuropsicologia, che documentano la normale immaturità evolutiva dell’adolescente, stanno influenzando gli

orientamenti della giustizia minorile.

NORMALITÀ IMMATURITÀ E INCAPACITÀ DI INTENDERE E DI VOLERE

Giuridicamente parlando l’immaturità o la psicopatologi riducono o annullano la capacità di intendere e di volere, dove

intendere

con ci si riferisce alla capacità di comprendere il significato delle proprie azioni in relazione ai possibili effetti

volere

sugli altri; con alla capacità di autodeterminarsi nelle proprie azioni, in relazione a scopi consapevoli. Queste

definizioni si basano su concetti psicologici generali che, tuttavia, non sono operazionalizzabili. Nel caso di intendere,

per esempio, bisognerebbe specificare i tipi di effetti, distinguere le variabili culturali. Anche nel caso del volere

bisognerebbe valutare il grado di libertà. Il problema dell’intere non può essere ridotto a una competenza cognitiva

come capacità di previsione delle conseguenze altrui. La capacità di decentrarsi e assumere un altro punto di vista

potrebbe essere una migliore definizione; inoltre, il significato non può essere ridotto neanche ad una distinzione etica

del bene o del male, capacità innata già nell’infanzia, ma andrebbe rivolto all’utilizzo di meccanismi di disimpegno

morale (Bandura, 1991). La dinamica dei significati del comportamento rimane centrale: intendere significa essere in

grado di vedere il significato del proprio comportamento (dal proprio e altrui punto di vista) come significato sociale.

L’adolescente è particolarmente dipendente dal contesto in cui prende decisioni, sarebbe necessario distinguere la

freddo, caldo,

capacità di prendere decisioni a in isolamento, da quella a dipendendo dal gruppo dei pari.

LA LIBERA VOLONTÀ

Descrizione classica di volontà: volontà coincide con razionalità, una persona agisce in modo libero quando segue la

ragione

Filosofia contemporanea Searle: la libertà coincide con la consapevolezza dell’esistenza di possibili alternative a un certo

comportamento. La libertà di volere NON coincide con il fatto di essere consapevoli del proprio comportamento, né con

il fatto che questo comportamento sia razionale. Es. se sono consapevole che sto premendo il grilletto non vuol dire che

razionale.

sono consapevole delle riflessioni anteriori che mi hanno portato a premere il grillettointenzione

intenzione precedente,

L’intenzione razionale si distingue da quella che Searle definisce nonché la capacità di avere un

scopo consapevole accanto alla capacità di raggiungerlo.

La razionalità NON è riducibile ad un processo lineare MA implica la capacità di scegliere, la quale si sviluppa in

adolescenza. In adolescenza si sviluppa la capacità di tenere in considerazione diversi punti di vista, con la possibilità di

simbolizzare lo stesso oggetto o situazione attraverso diversi sistemi di simbolizzazione affettiva. I bambini si fermano

ad una sostanziale distinzione etica, tra voglio farti male e non voglio, gli adolescenti comprendono che anche il

comportamento involontario può causare danni.

L’IMMATURITÀ NELLA PRATICA DEI TRIBUNALI

Nella pratica dei Tribunali per i minorenni le assoluzioni per incapacità di intendere e di volere sono spesso giustificate

in relazione alla psicopatologia, piuttosto che all’immaturità evolutiva. Un’indagine condotta per valutare i criteri

utilizzati per la valutazione dell’imputabilità ha analizzato 27 fascicoli degli anni 2001-2005 del Tribunale per i

Senza paura, senza pietà, pag. 39

minorenni di Milano.

RISULTATI: nelle sentenze di assoluzione per immaturità i giudici si riferiscono spesso all’assenza di percezione del

disvalore sociale del fatto compiuto e all’incapacità di autodeterminarsi nella condotta (dipendenza dalla famiglia o dai

pari), anche se non è sempre chiaro quali sono gli indicatori che orientano queste valutazioni (mentre quelli che

indicano la maturità sono più chiari: sviluppo fisico, livello intellettivo nella norma, frequenza scolastica, ecc).

L’incapacità di intendere è anche giustificata dall’incapacità di rappresentarsi le conseguenze sociali delle proprie azioni.

In questi casi l’adolescente è descritto come incapace di entrare in relazione con l’altro. I giudici tengono conto di più

aree tra cui la famiglia, le risorse affettive, il livello intellettivo, la dipendenza dal gruppo per valutare la capacità di

intendere e di volere. [Nei casi di reati più gravi è difficile che avvenga un’assoluzione per immaturità in quanto è

difficile immagine la possibilità che un adolescente non si renda conto di una tale gravità, es. omicidio].

UNA DEFINIZIONE ARTICOLATA DELL’IMMATURITÀ

Le recenti ricerche sul deficit di empatia come specifico deficit emotivo hanno portato alcuni autori a porre in modo

deficit emotivo

nuovo il problema dell’imputabilità e dell’immaturità affettiva, chiedendosi se un possa essere

considerato come attenuante. Le prove delle ricerche neuroscientifiche mostrano che le emozioni giocano un ruolo

importante nel giudizio e nel comportamento morale, non è un caso infatti che le aree cerebrali che regolano il

funzionamento emotivo siano deficitarie negli psicopatici, pz che sanno la differenza tra bene e male ma non ne hanno

la percezione emotiva.

Il QE di Baron-Cohen non è utilizzato, al momento, in ambito forense. Un tentativo di operazionalizzare questi costrutti

Salekin Risk Sophistication Treatment Inventory

è stato fatto da (2004): (RST-I). Questo strumento nato con l’intento di

aiutare i clinici e gli operatori dei servizi minorili nella valutazione degli AA, consiste in un’intervista semistrutturata,

somministrabile in 60-90 minuti. Lo strumento comprende 3 scale: rischio, maturità e disponibilità al trattamento. Per

ciascun item che compone le scale bisogna indicare un valore da 0= assenza a 2= presenza. Il RST-I articola il concetto

di immaturità attraverso al rivelazione di indici di autonomia, di comprensione delle norme comportamentali e

dell’abilità di identificare azioni alternative a quelle compiute, a loro volta articolate in diversi item:

Autonomia Capacità cognitive Maturità emotiva

1. Autonomia = 1. Consapevolezza dell’errore commesso 1. Capacità di ritardare la

indipendenza 2. Comprensione delle norme di comportamento gratificazione

3. Capacità di identificare azioni alternative

2. Locus of control interno 2. Sviluppo morale (3 livelli di

4. Prospettive future

3. Sviluppo del concetto di sé Kohlberg pag 204)

5. Capacità di analisi costi-benefici nella presa di

4. Capacità di riflettere su di 3. Autoregolazione emotiva

decisioni

sé 4. Capacità di risolvere i conflitti

6. Capacità di prevedere le conseguenze 5. Capacità interpersonali, modo di

relazionarsi agli altri

RTS-I definisce in modo dettagliato le componenti dell’immaturità, che spesso nelle pratiche forensi, rischia di

 ridursi al QI

IL RISCHIO DI RECIDIVA

Quando si valuta un adolescente antisociale bisogna tenere in considerazione il rischio che metta in atto comportamenti

effetto generalizzato,

distruttivi e violenti o che commetta un reato. Ci sono fattori aventi un come un basso SSE che

effetto specifico,

può incidere sul rendimento scolastico, sui rapporti intra-familiari, e altri che hanno invece un come

frequentare cattive compagnie. ASSOCIAZIONE STATISTICA ≠ CAUSALITÀ: nessun modello attuale permette di

calcolare il rapporto causale tra fattori di rischio e CA.

La valutazione del rischio di recidiva è un fattore a cavallo tra la prospettiva psicopatologica e quella giuridica: l’efficacia

del trattamento con gli AA correla con l’accertamento del rischio. Evitare la recidiva è uno degli obiettivi centrali

dell’intervento della giustizia: si stima infatti che il 30-40% degli adolescenti antisociali commette un nuovo reato

nell’età adulta, di cui il 31 % viene denunciato prima dei 21 anni e il 54% entro i 32. Inoltre, almeno il 20% degli

antisociali ha più di una recidiva nei 6 anni successivi all’esordio, percentuale in aumento se si considera il sottogruppo

dei delinquenti cronici.

Dagli anni’90 sono stati condotti numerosi studi longitudinali, i RISULTATI mostrano che gli adolescenti che tendono a

reiterare i reati sono principalmente MASCHI con problemi di comportamento infantile, difficoltà scolastiche, poco

integrati nel contesto sociali, e con famiglie problematiche. Inoltre riportano anche problemi di comportamento e


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Julie.s

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Julie.s di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del ciclo di vita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Maggiolini Alfio.

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