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ESTRATTO DOCUMENTO

- genitore autistico: figlio evita se possibile, non parla e tiene la testa giù, non socializza con gli estranei, non

saluta.

- genitore Down: figlio cerca di evitare le persone e di non guardare negli occhi, è timido ma saluta.

SPECIFICHE DIFFERENZE NELLA SOCIEVOLEZZA:

- cercano l’interazione sociale e il contatto visivo

- lo fanno in modo educato e amichevole

- assenza di inibizione nell’avvicinare gli altri

- il bambino autistico evita il contatto visivo e non discrimina le espressioni facciali ed è contento se lasciato

solo.

L’IPERSOCIEVOLEZZA È L’ASPETTO SALIENTE:

- l’impulso sociale influenza altri domini cognitivi (linguaggio) come si evidenzia in semplici racconti

- è pervasivo nello sviluppo, presente già prima che si sviluppi il linguaggio

- è oggettivabile (parental report e approccio di sconosciuti)

- li distingue da altri ritardi mentali e dai bambini normali

ANATOMIA:

- riduzione (stimata al 13%) del volume cerebrale, ma c’è un numero di pazienti che rientrano comunque

nella fascia bassa di soggetti normali.

- proporzionalmente il cervelletto è relativamente ben sviluppato rispetto alle dimensioni degli emisferi

cerebrali (ridotti rispetto ai normali). Tuttavia le cellule del Purkinje non sono ben funzionanti.

- Se si va a vedere la quantità di sostanza grigia del giro temporale superiore, in proporzione è più

mantenuta del resto. Questo è vero soprattutto a sinistra. Una possibilità è che si spieghino le buone abilità

di linguaggio (ma potrebbe essere l’inverso: siccome parlano così tanto si è sviluppata più quell’area).

- la porzione parieto – occipitale è ridotta rispetto al normale. Questo è dovuto soprattutto a una riduzione

della sostanza bianca (evidentemente ci sono meno connessioni e c’è un’asimmetria a sinistra dove

predomina la sostanza grigia). Inoltre il solco temporo - parietale è più indentato rispetto ai soggetti normali.

- la parte anteriore, importante nella pianificazione e nella programmazione è tutto sommato normale, non è

così inferiore rispetto ai soggetti normali (invece nei soggetti con sindrome di Down è ridotta).

- i due emisferi cerebellari sono più sviluppati rispetto ai soggetti normali (e ai Down).

- il sistema limbico è più sviluppato rispetto ai soggetti normali (e ai Down).

- i nuclei della base sono ridotti rispetto ai soggetti normali e ai Down, che invece li hanno più sviluppati del

normale.

- il solco centrale raggiunge la scissura interemisferica nei soggetti normali e procede lungo la faccia mediale

dell’emisfero per una lunghezza variabile curvando posteriormente, mentre nei soggetti affetti da sindrome di

Williams finisce prima.

- l’amigdala è molto più piccola e ha una porzione indentata. La parte dorsale del nucleo laterale riceve

informazioni dalla corteccia visiva associativa e dalla corteccia uditiva e deve dare la corretta valenza

emotiva. Nei soggetti con sindrome di Williams c’è una variazione e non acquisiscono la normale valenza

emotiva (questo spiegherebbe perché secondo i Williams tutti sono amici).

- i soggetti con sindrome di Williams in alcuni strati della corteccia hanno neuroni più grandi rispetto a quelli

dei soggetti normali. Inoltre in alcune aree il numero di cellule è molto inferiore rispetto ai soggetti normali.

- Nei soggetti con sindrome di Williams è molto più grande l’area che si attiva per il riconoscimento dei volti

rispetto ai soggetti normali (è molto più grande il volume del giro fusiforme medio).

ALTERAZIONI STRUTTURALI, FUNZIONALI E DI CONNESSIONE DELL’INSULA:

alterazioni strutturali:

C’è una riduzione globale dell’insula di destra e una riduzione della parte anteriore sia dell’insula di destra

che dell’insula di sinistra.

alterazioni funzionali:

Tuttavia nell’insula di destra c’è anche una piccola porzione dove il volume è aumentato (una porzione

ventrale) e anche il flusso ematico è maggiore. Esiste inoltre una correlazione tra le dimensioni di questa

regione e il comportamento dei soggetti.

alterazioni di connessione:

A sinistra c’è un’alterata connettività dell’insula con la corteccia orbitofrontale (che dovrebbe modulare la sua

attività) mediata dall’uncinato.

PROFILO DI PERSONALITÀ DEL SOGGETTO CON SINDROME DI WILLIAMS:

È correlato con le dimensioni della regione dell’insula di destra: quanto più è aumentata tanto maggiori sono

le caratteristiche tipiche di personalità della sindrome di Williams (ipersocievolezza, ecc…).

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO DA LESIONE FRONTALE:

I pazienti che hanno delle lesioni frontali, che possono essere unilaterali o bilaterali, a livello della corteccia

frontale (precisamente nella regione orbitofrontale  OFC) o nella parte mediale inferiore (precisamente nella

regione ventro – mediale  VMPFC), possono presentare dei disturbi del comportamento che possono

essere molto vari.

Questi disturbi di comportamento dipendono:

- dal lato della lesione (destro, sinistro, bilaterale)

- da quanto grande è la lesione

- da dove è esattamente localizzata

 Inoltre questi disturbi di comportamento possono essere vari anche per entità e spesso ce ne si rende

conto se si conosceva la persona prima della lesione (cambia comportamento).

SINDROME FRONTALE:

La sindrome frontale è un insieme di svariati sintomi (= sindrome), di entità variabile, che includono

alterazioni di personalità e di funzioni cognitive, conseguenti a danno della regione prefrontale.

SUDDIVISIONE DEL LOBO FRONTALE:

Si parla di sindrome frontale ma in realtà la lesione che dà questa sindrome comportamentale è data dalla

regione prefrontale (la parte più anteriore dei lobi frontali).

Come si suddivide il lobo frontale?

Il solco centrale divide il lobo frontale dal lobo parietale. Davanti al solco centrale abbiamo l’area motoria

primaria.

Anteriormente all’area motoria primaria c’è l’area premotoria, che è quella in cui viene programmato il

movimento.

Anteriormente all’area premotoria si trova l’area prefrontale, che è la parte più anteriore.

 classificazione citoarchitettonica:

La corteccia è fatta a strati:

- La corteccia motoria è una corteccia agranulare (lo strato granulare, quello che riceve le informazioni

sensoriali, è medio o per nulla sviluppato);

- la corteccia prefrontale è granulare (i sei strati di corteccia sono tutti ugualmente rappresentati);

- la corteccia premotoria è una corteccia di transizione tra le due (lo strato granulare, quello che riceve le

informazioni sensoriali, è abbastanza sviluppato).

 classificazione in base alle connessioni talamiche:

L’altro modo di classificare la corteccia frontale è a seconda delle sue connessioni con il talamo (struttura

importante per il controllo motorio ma anche per le funzioni cognitive).

- l’area motoria riceve dal nucleo ventrale laterale

- l’area premotoria riceve dal nucleo ventrale anteriore

- l’area prefrontale riceve dal nucleo dorsale mediale

 classificazione in base alla vascolarizzazione:

Come sono vascolarizzate queste regioni?

- l’area motoria (parte dorsolaterale) è vascolarizzata dall’arteria cerebrale media.

- la parte più anteriore prefrontale e soprattutto la parte più anteriore mediale è vascolarizzata dall’arteria

cerebrale anteriore.

- la parte orbitale, inferiore, è vascolarizzata nella parte laterale dall’arteria cerebrale media e nella parte

mediale dall’arteria cerebrale anteriore.

CIRCUITI FRONTO – SOTTOCORTICALI:

Esistono a livello frontale cinque circuiti:

- motorio

- oculomotorio

- prefrontale dorsolaterale (più implicato in compiti cognitivi).

- orbitofrontale (mediale e laterale) (più implicato nella vita emotivo – motivazionale; negli stati attentivi).

- del giro del cingolo anteriore (più implicato nella vita emotivo – motivazionale; negli stati attentivi).

CIRCUITO PREFRONTALE DORSALE:

Origina dai neuroni delle aree che si trovano sulla superficie dorsolaterale del lobo frontale (9,10) ed è

interconnesso, reciprocamente, con altre aree frontali e parietali.

È implicato in molti processi cognitivi (pianificazione, organizzazione, controllo sulle altre funzioni cognitive).

Questo perché riceve dalle altre aree tutte le altre informazioni sensoriali, motorie, ecc… e decide come

programmare il comportamento.

CIRCUITO ORBITO – FRONTALE:

La divisione laterale (la parte più esterna) (10,11,47) è connessa con il circuito prefrontale dorsolaterale per

la manipolazione e integrazione delle informazioni sensoriali esterne. Riceve anche dall’insula e dal cingolo.

 integra informazioni che vengono dall’esterno con stati interni motivazionali e decide di conseguenza il

comportamento.

La divisione mediale (12) è connessa con il circuito del cingolo anteriore e con l’amigdala e quindi riceve

informazioni dall’ambiente interno (strutture connesse con gratificazione e piacere).

 integro tutte le informazioni che ricevo dall’esterno e che ricevo dall’interno e in ultima analisi tutto

confluisce alla corteccia dorsolaterale, che programma il mio comportamento in base a quelle che sono le

mie esigenze interne e a quello che c’è esternamente.

CIRCUITO DEL CINGOLO ANTERIORE:

La corteccia cingolata anteriore è la parte più anteriore ed è connessa sia con la corteccia orbito – frontale

sia con l’amigdala e con l’insula. Lesioni che coinvolgono il giro del cingolo, che è il circuito emotivo –

motivazionale, portano all’inconsapevolezza di malattia propria dell’apatia.

LOBI FRONTALI E FUNZIONI ESECUTIVE:

I lobi frontali e particolarmente la loro parte più anteriore (lobi prefrontali), sono più sviluppati nell’uomo che

negli altri primati.

 Esiste un esecutivo centrale e si ritiene che il correlato neurale dell’esecutivo centrale sarebbe

rappresentato dalle strutture prefrontali, che sono le strutture che si sono più sviluppate nell’uomo rispetto

agli altri primati.

Non sorprende quindi che le aree cerebrali che vi si trovano abbiano funzioni particolarmente complesse.

 Le funzioni legate ai lobi frontali sono denominate “funzioni esecutive”.

SINDROME DISESECUTIVA:

Le funzioni esecutive rappresentano una funzione di controllo che serve per guidare il comportamento.

Piuttosto che svolgere operazioni cognitive specifiche, hanno il compito di controllarle.

Considerando che il correlato neurale dell’esecutivo centrale è rappresentato dalle regioni prefrontali, si

preferisce parlare di funzioni esecutive o sindrome disesecutiva per quella che consegue a lesione frontale.

Questo perché c’è la possibilità che ci siano gli stessi sintomi non per lesione strettamente frontale ma di

qualche struttura connessa.

 In base a quelle che sono le sensazioni esterne, le sensazioni interne e il contesto in cui mi muovo,

decidono come controllare il comportamento.

PHINEAS GAGE (1848):

Phineas Gage, mentre inseriva una carica esplosiva in una roccia, fu colpito dalla barra di ferro, che schizzò

in aria attraversando la parte anteriore del suo cranio. Ne derivò un grave trauma dei lobi frontali.

Miracolosamente sopravvissuto già dopo pochi minuti era cosciente e in grado di parlare e poche settimane

dopo poteva uscire in autonomia.

La sua personalità però era radicalmente cambiata, al punto che gli amici non lo riconoscevano e i datori di

lavoro si rifiutarono di riprenderlo con sé.

Il trauma frontale aveva causato l'enorme cambiamento della sua personalità che, da sensibile e relazionale,

diventò priva di freni inibitori, asociale ed irosa.

comportamenti socialmente inappropriati ed aggressivi

 incapacità di programmare il futuro

 difficoltà nella presa di decisione

 cambiamento della personalità.

FUNZIONI ESECUTIVE (LOBI FRONTALI):

Mancano quei processi inibitori che frenano determinati comportamenti: incapacità di prendere decisioni,

incapacità di risolvere i problemi, incapacità di pianificazione, deficit di ragionamento, deficit di motivazione.

 I lobi frontali ricevono le informazioni relative agli stati motivazionali ed emozionali attraverso le connessioni

con l’ipotalamo e le strutture limbiche.

 Ricevono informazioni sull’ambiente esterno tramite le connessioni con le aree associative visive, uditive e

somatosensoriali.

 Nei lobi frontali quindi convergono informazioni provenienti dall’esterno e dall’interno dell’organismo.

 A questo punto devo prendere una decisione su come comportarmi.

 Una lesione potrebbe determinare una dissociazione fra la valutazione cognitiva delle situazioni ambientali

e la concomitante esperienza emozionale.

Siccome le strutture frontali ci fanno prevedere quali potrebbero essere le conseguenze del nostro

comportamento (e quindi decidiamo se mettere in atto o no un comportamento in base alle conseguenze che

seguono), lesioni frontali impediscono di prevedere le conseguenze delle mie azioni, quindi non ho

nemmeno inibizioni perché non valuto che possa avere delle conseguenze negative.

CAUSE:

Quali sono le cause che possono provocare un danno frontale?

- malattie degenerative (es. Alzheimer, malattia di Huntington)

- lesioni vascolari (lesione cerebrale anteriore, ma una sindrome frontale conclamata in genere si ha per

lesioni bilaterali e le lesioni vascolari sono quasi tutte unilaterali, ad eccezione dell’aneurisma (dilatazione

che si rompe) della comunicante anteriore (vaso che collega le due arterie cerebrali anteriori)

- traumatiche (negli incidenti una delle cause più frequenti è la lesione frontale: nell’impatto la forza del

contraccolpo provoca un movimento del cervello all’interno della scatola cranica in senso antero – posteriore

e quindi è facile che le parti anteriori subiscano un danno)

- neoplastiche (tumori, generalmente benigni)

- chirurgiche (es. quando si facevano le lobotomie per i pazienti psichiatrici)

- infettive (es. c’è una malattia, l’encefalite erpetica, che è data dal virus dell’herpes labiale, che ha una

particolare tendenza a localizzarsi in alcune aree del cervello, tra cui la regione orbito – frontale. Se si

localizza lì e non si interviene per tempo con la terapia può provocare necrosi e quindi portare a

modificazioni del comportamento).

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO:

a) disturbi della motivazione (rappresentati dall’apatia e dall’anedonia).

b) disturbi dell’umore (rappresentati dalla depressione o dalla mania).

c) disturbi da disinibizione (rappresentati dall’impulsività).

 questi disturbi possono coesistere (es. disturbi di motivazione possono coesistere con disinibizione, pur

essendoci l’apatia). Ciascuno di questi disturbi e le loro variabili combinazioni possono provocare difficoltà di

adattamento ai contesti sociali.

A) DISTURBI DELLA MOTIVAZIONE:

comprendono l’apatia e l’anedonia.

a) sindrome apatica primaria: va differenziata dallo stato confusionale (i pazienti sono inerti, c’è un ridotto

stato di vigilanza, ecc… ma mentre la sindrome apatica è stazionaria, lo stato confusionale fluttua: il paziente

è apparentemente apatico ma dopo qualche ora modifica il suo comportamento) e dallo stato attentivo.

b) anedonia: non provare piacere per nessuna attività che normalmente lo darebbe (il paziente non ricerca

nemmeno il piacere).

APATIA (SINDROME APATICA PRIMARIA):

- i pazienti non hanno più un’attività finalizzata ad ottenere un obiettivo (non ha nessuna azione finalizzata

alla realizzazione di un obiettivo).  ridotta cognitività finalistica.

- non avendo un desiderio/obiettivo da raggiungere, i pazienti sono anche inerti, non hanno alcun iniziativa

perché non hanno niente che vogliono raggiungere.

- i pazienti sono totalmente indifferenti verso i problemi personali e sociali.

- hanno una perdita di interesse verso le novità o verso le persone.

- non hanno reazioni emotive normali nei confronti di un evento negativo o positivo.

PATOGENESI DELL’APATIA:

Questa apatia è una conseguenza di un danno a carico del circuito del cingolo anteriore (struttura che si

trova sulla faccia mediale dell’emisfero cerebrale), che è detto circuito motivazionale.

Il neurotrasmettitore coinvolto in questo circuito è la dopamina (circuito dopaminergico), quindi il circuito

motivazionale è mediato dal sistema dopaminergico mesencefalico (mesolimbico e mesocorticale).

 La proiezione mesocorticale collega il tegmento ventrale del mesencefalo con la corteccia prefrontale

mediale, mentre la proiezione mesolimbica collega il tegmento ventrale del mesencefalo con l’amigdala.

SOTTOTIPI DI SINDROMI APATICHE:

- apatia cognitiva: riduzione di interesse e di ideazione (creazione di un’azione per raggiungere un obiettivo).

Generalmente si associa a disturbi disesecutivi, perchè interessa il circuito dorsolaterale, che fra i circuiti

frontali è quello con funzioni cognitive.

- apatia motoria: i pazienti si muovono poco, c’è ridotta gestualità e ridotti movimenti (coinvolge il circuito

striato).

- apatia sensoriale: incapacità di integrare informazioni sensoriali con le proprie aspettative e motivazioni

(coinvolge il circuito orbitofrontale).

- apatia affettiva: c’è una riduzione della motivazione senza altri sintomi associati (coinvolge il circuito del

cingolo anteriore).

 L’esempio più macroscopico di questo disturbo è il MUTISMO ACINETICO. Questo si può avere sia

transitorio, quando è interessato il giro del cingolo unilateralmente, sia permanente, quando il giro del cingolo

è interessato bilateralmente. Il mutismo acinetico si verifica spesso dopo un trauma cranico o un intervento

chirurgico.

Il paziente è completamente negligente per l’ambiente e le proprie necessità. Sono coscienti e non paretici,

ma immobili (acinesia( e muti (mutismo).

In genere sono lesioni del cingolo con interessamento anche della corteccia supplementare motoria.

ANEDONIA:

Il soggetto è incapace di provare piacere in ogni situazione sia fisica (anedonia fisica), sia affettiva e di

relazione (anedonia sociale) che normalmente ne procura.

Di conseguenza c’è anche un’incapacità di cercare/desiderare gli stimoli gratificanti.

Questo potrebbe essere dovuto a un cattivo funzionamento del sistema di ricompensa, che coinvolge i

circuiti dopaminergici (iposensibilità dei meccanismi cerebrali di ricompensa).

B) DISTURBI DELL’AFFETTIVITÀ O DEL TONO DELL’UMORE:

I due estremi sono:

- la depressione: si osserva soprattutto per lesioni di sinistra e per lesioni della regione dorso – laterale.

In questi pazienti c’è un abbassamento del tono dell’umore, l’eloquio è ridotto, la produzione verbale è

rallentata e la mimica è ridotta. Hanno spesso reazioni catastrofiche (reazione catastrofica). Sono facilmente

soggetti a stancabilità.

Sono soggetti con labilità emotiva, cioè facilmente possono avere scoppi di pianto.

(N.B. scoppi di riso e pianto spastico sono dovuti a un mancato controllo delle vie motorie, per cui i muscoli

che stanno per ridere o per piangere non sono più sotto controllo. Viceversa la labilità emotiva è un brusco

cambiamento del tono affettivo).

- la mania: si osserva soprattutto per lesioni destre e per lesioni della faccia orbitaria frontale mediale.

La mania ha aspetti simili a una psicosi. I soggetti sono iperattivi, facilmente distraibili, scarsamente

preoccupati all’etica, anosognosici (mancata consapevolezza di malattia), hanno un eloquio logorroico, una

mimica mobile (hanno molta gestualità) e un’euforia fatua.

 Clinicamente presentano comportamenti da disinibizione.

C) DISTURBI DA DISINIBIZIONE:

La corteccia orbito – frontale mediale è importante nella regolazione di comportamenti socialmente adattivi.

Quindi una lesione in questa sede determina marcate alterazioni della condotta emotiva e dei processi

decisionali (mancata integrazione fra decisioni ed emozioni) e le persone diventano incapaci di rispettare le

norme sociali.

 non integro le informazioni provenienti dal mondo esterno (ho una cattiva integrazione con le mie emozioni)

e quindi non riesco ad adattarmi alle norme sociali.

I pazienti conoscono le norme relative alle condotte sociali (intelligenza cognitiva integra) ma non riescono a

rispettarle nella vita quotidiana (intelligenza sociale compromessa).

 Sanno come dovrebbero comportarsi ma non sanno mettere in atto i giusti comportamenti.

 La sindrome da disinibizione frontale non corrisponde al disturbo del controllo degli impulsi di alcune

sindromi psichiatriche. Questo perché nelle sindromi psichiatriche il comportamento socialmente inadeguato

serve a “rilassarsi” dopo uno stato di tensione, mentre nei disturbi da disinibizione non è così.

I disturbi da disinibizione comprendono diversi sintomi:

- impulsività: è la reazione immediata (non riesci a contenerla) a stimoli.

- aggressività: può essere ostilità fino ad atti di violenza oppure aggressività passiva (es. mutismo

intenzionale).

- comportamenti inappropriati: possono essere personali (es. non si lava più, va in giro con i pantaloni

stracciati) o sociali (condotta sociale inappropriata, es. rompono i tergicristalli delle automobili).

- sociopatia acquisita: impulsività, aggressività e comportamenti inappropriati possono insieme portare alla

sociopatia acquisita, in cui il soggetto è incapace di comportarsi in modo socialmente adeguato (deficit della

cognizione sociale e dell’intelligenza sociale) e di interpretare i comportamenti degli altri (mancanza di

empatia).

IMPULSIVITÀ:

il comportamento impulsivo coincide con la disposizione ad attuare reazioni immediate e non pianificate a

stimoli interni ed esterni, senza una valutazione delle conseguenze verso sé e verso gli altri e senza senso di

benessere successivo.

i due fattori che determinano questa impulsività sono:

- generica tendenza all’azione (tendono a fare, a differenza dei pazienti apatici)

- assenza di controllo inibitorio (non valutano le conseguenze future e non riescono a controllare nessun

fattore che serva a controllare il loro comportamento).

In neuropsicologia, l’impulsività è la tendenza a rispondere in maniera prematura senza aver valutato tutti gli

elementi necessari oppure è la tendenza a ripetere precedenti risposte in situazioni nuove (perseverazione).

AGGRESSIVITÀ:

Può essere:

- ostilità gestuale e verbale fino ad atteggiamenti distruttivi e atti di violenza (aggressività fisica).

- autolesionismo o aggressività verso le altre persone/oggetti.

- aggressività passiva (opposizionismo e mutismo: rifiuto a comunicare).

- aggressività non fisica: gestualità minacciosa, atteggiamenti impazienti.

La caratteristica di questi pazienti è che in genere l’aggressività è reattiva a una certa situazione, per cui in

determinate situazioni in cui l’evento è frustrante o di maltrattamento il soggetto sviluppa un sentimento di

rabbia e compie un atto aggressivo. Quindi emerge senza potenziale obiettivo.

I soggetti con aggressività reattiva hanno ridotta attivazione funzionale orbitofrontale. Il circuito orbito –

frontale è compromesso (infatti la corteccia orbito frontale normalmente modula l’aggressività reattiva).

L’aggressività della sociopatia psichiatrica è invece finalizzata a uno scopo, a ottenere un obiettivo

(aggressività strumentale). Di solito lo scopo è il possesso della vittima o aumentare il proprio livello

gerarchico in un gruppo (bullismo). In questo caso è fondamentale l’amigdala.

COMPORTAMENTI INAPPROPRIATI:

1) alterazioni della condotta sociale: il soggetto viola delle regole di condotta sociale e interpersonale,

commettendo anche degli atti passibili di pena, anomali rispetto al contesto.

esempio:

- produzioni verbali inappropriate (quantità e qualità)

- mòria (witzelsucht): fanno continui giochi, scherzi, che sono totalmente inappropriati per il contesto.

- comportamento invasivo: si intromettono nelle discussioni degli altri, anche se sono dei perfetti estranei.

2) alterazioni della condotta personale:

- trascuratezza: sono trasandati, non si lavano più, non si pettinano.

- affaccendamento afinalistico: sono sempre intenti a fare qualcosa, senza un obiettivo specifico.

- dromomania: si perdono, non sanno dove devono andare, hanno una sorta di deambulazione compulsiva.

3) disturbi ossessivo – compulsivi:

esempio:

- collezionismo patologico: per esempio Pheneas Gage collezionava souvenir in maniera compulsiva.

- comportamenti ripetitivi: per esempio si lava tutti i giorni i capelli mentre prima non lo faceva.

 a differenza dei disturbi ossessivo – compulsivi di natura esclusivamente psichiatrica, in cui il soggetto ha

un comportamento compulsivo per vincere una tensione, qui i comportamenti ossessivo – compulsivi si

generano spontaneamente, non sono necessari per neutralizzare l’ansia.

 patogenesi: alla base di questi comportamenti ci sarebbe una disfunzione del circuito orbito – frontale

laterale e del cingolo anteriore associato a disinibizione talamica, che attiva schemi motori contestualmente

inadeguati.

SOCIOPATIA ACQUISITA:

Quando tutti i disturbi da disinibizione (impulsività, aggressività, comportamenti inappropriati) si può

verificare la sociopatia acquisita. Ci sono dei pazienti che hanno lesioni bilaterali (quindi molto grosse) della

regione orbito – frontale che hanno scarsa consapevolezza sociale.

In realtà questi soggetti conoscono le regole sociali ma non sanno applicarle a se stessi. Presentano

difficoltà a elaborare e interiorizzare regole e prescrizioni sociali e riduzione dell’empatia (non capiscono le

reazioni che questi loro comportamenti suscitano negli altri).

La loro intelligenza è relativamente preservata.

 Il termine sociopatia acquisita indica modificazioni del comportamento e delle relazioni sociali conseguenti

a lesioni delle aree più anteriori dei lobi frontali (orbitaria e ventro – mediale).

SOCIOPATIA:

La sociopatia psichiatrica è inclusa nel disturbi di personalità antisociale, che richiede almeno 3 delle

seguenti caratteristiche:

1) Incapacità di conformarsi alle norme sociali e leggi, con il ripetersi di condotte suscettibili di arresto

2) Tendenza alla disonestà e ad assumere comportamenti manipolativi (truffa, mente, ecc)

3) Impulsività e incapacità di pianificare il comportamento

4) Irritabilità e aggressività

5) Noncuranza della sicurezza propria e degli altri

6) Profonda irresponsabilità

7) Mancanza di rimorso dopo aver ferito, danneggiato o maltrattato altri

 La sociopatia acquisita è diversa da questa perché nei soggetti sociopatici psichiatrici le norme sociali non

sono state acquisite e hanno una deliberata volontà di comportarsi in maniera inappropriata per ottenere dei

vantaggi (aggressività strumentale).

Viceversa il sociopatico acquisito conosce le norme sociali ma non riesce ad applicarle a se stesso, a

interiorizzarle per guidare il suo comportamento.

 La sociopatia acquisita è caratterizzata da:

- insensibilità verso gli altri, con difficoltà a considerare le conseguenze.

- mancanza di sensi di colpa.

- incapacità a comprendere le conseguenze degli atti aggressivi sulle vittime.

- mancata comprensione degli stati emotivi degli altri e conseguente difficoltà nelle interazioni sociali.

- difficoltà nel riconoscimento delle espressioni facciali.

Questo è stato spiegato con la presenza, a livello della corteccia orbito – frontale collegata ad altre strutture,

di un sistema che viene attivato dalle espressioni degli altri (essenzialmente dalle espressioni di

disapprovazione sociale).

Questo sistema regola il nostro comportamento, quindi regola anche l’aggressività.

Questo sistema è stato chiamato social response reversal model (reciprocità delle risposte sociali).

In particolare, l’area 47 della corteccia orbito – frontale mostra di attivarsi per le espressioni di rabbia o di

violazioni di norme sociali.

Nei pazienti sociopatici acquisiti questa regione non funziona e gli manca la reciprocità delle risposte sociali.

Questo modello si rifà molto alla teoria della mente (capacità di inferire gli stati mentali degli altri).

I test che più facilmente, in soggetti sociopatici, potrebbero risultare compromessi sono:

- gambling task

- stroop: non riesce a inibire l’interferenza del colore scritto

- interviste strutturate o semistrutturate

TEST PER VALUTARE IL GRADO DI SVILUPPO MORALE:

Questi soggetti sono stati testati con una serie di test per valutare il grado di sviluppo morale:

- standard issue moral judgment (dilemmi morali): capacità di scegliere il comportamento più adatto a una

situazione.

esempio:

a) in prima persona: ammazzi uno per salvarne cinque?

b) impersonali: Di fronte a una situazione che mette in conflitto due imperativi morali, si chiede al soggetto di

indicare una soluzione al dilemma e di fornire una giustificazione etica dettagliata per la sua risposta. Per

esempio, in una situazione il soggetto deve decidere se un personaggio dovrebbe o meno rubare una

medicina per evitare che sua moglie muoia.

- awareness of consequences (consapevolezza delle conseguenze): capacità di valutare conseguenze

azioni.

esempio:

Si presentano al soggetto 4 ipotetiche situazioni che implicano la tentazione di trasgredire a normali regole di

condotta sociale. Per esempio, in un caso, il protagonista incassa un assegno in banca e per errore gli

vengono dati più soldi. Si chiede al soggetto di descrivere come potrebbe evolvere ciascuno scenario,

indicando sia il pensiero del protagonista prima di qualsiasi azione sia ogni evento successivo.

- optional thinking: capacità di rispondere a dilemmi sociali.

esempio:

a) Marco vuol vedere il suo programma preferito alla TV, ma il suo amico sta vedendo un altro programma.

Che cosa può fare Marco per guardare lui la TV? Che cos’altro pensi che potrebbe fare?

b) il soggetto deve fornire risposte differenti a ogni problema e deve giustificarle.

 I ragazzi studiati da Damasio si comportano come i bambini al di sotto dei 9 anni, cioè scelgono quello che

dà beneficio a loro con il minimo di punizione. Quindi benchè esposti a comportamenti sociali adeguati in

famiglia e a scuola e malgrado una buona educazione non hanno acquisito la conoscenza sociale

complessa durante lo sviluppo.

 I pazienti che hanno avuto una lesione orbito – frontale in età adulta scelgono quello che sceglierebbero la

maggior parte dei soggetti adulti (conoscono le regole sociali e si adeguano di conseguenza).

PROCESSI SVOLTI DALLA CORTECCIA ORBITOFRONTALE:

La corteccia orbito – frontale è essenziale per il comportamento sociale.

- Per una certa azione ci si aspetta un determinato risultato: la corteccia orbito – frontale prevede i premi e

identifica le violazioni delle aspettative (registra la violazione e quindi genera la frustrazione).

Inoltre modula il comportamento aggressivo che deriverebbe dall’aver subito una frustrazione.

- La corteccia orbito – frontale sarebbe il correlato neurale di questo sistema di reciprocità delle risposte

sociali, che viene attivato da espressioni (di rabbia) o situazioni socialmente inappropriate. Quando riceve

questi stimoli, la corteccia orbito – frontale si attiva e esercita una modulazione sulle strutture sottostanti, per

esempio a livello dell’amigdala.

ASPETTI COMUNI:

- consapevolezza di quali sono gli atti che non andrebbero fatti

- conoscenza del comportamento morale e delle sue potenziali conseguenze

- continuano a manifestare gli stessi comportamenti senza empatia, con impulsività e spesso compulsività

(alimentazione)

- lesioni della corteccia ventro – mediale (diminuita esperienza emotiva) e della corteccia orbito – frontale

(disinibizione, compulsione o tendenza a comportamenti inappropriati es. pedofilia).

PSICOPATIA: ALTERAZIONI NEUROANATOMICHE:

Anche nei soggetti sociopatici (non acquisiti) è possibile trovare delle alterazioni neuroanatomiche?

ANOMALIE NEUROLOGICHE NEGLI ASSASSINI:

Uno studio è andato ad analizzare 31 soggetti (uno solo con paralisi cerebrale, quindi evidente) in attesa di

sentenza sottoposti a valutazione neurologica (sei serial e due di massa) con particolare attenzione a segni

frontali.

In tutti i soggetti vari gradi di paranoia. Inoltre alcuni casi suggestivi di crisi parziali complesse.

 Possibile che:

Interazione di abuso, disfunzione cerebrale e paranoia abbiano un ruolo eziologico nella violenza.

Significativo anche il consumo di alcol (disinibizione della personalità già disinibita): scarso controllo

dell’impulso. Ciascun fattore singolarmente non spiega.

ANALISI SOSTANZA GRIGIA DI 15 PAZIENTI PSICHIATRICI:

Un altro studio in cui c’erano pazienti psichiatrici, si è esaminata la sostanza grigia e hanno trovato che:

1) La psicopatia è collegata alla riduzione della sostanza grigia in regioni del cervello che sottostanno alla

condotta morale (polo frontale, corteccia orbito – frontale, frontale – mediale, temporale anteriore, giro

temporale superiore e insula)

2) La gravità della psicopatia è correlata al grado di anomalie strutturali

 nessuna regione da sola dà origine a psicopatia.

 Le aree coinvolte nella psicopatia sono importanti nel decision-making, nel controllo comportamentale e

nella regolazione delle emozioni.

 L’alterazione del complesso amigdala – ippocampo correla con la gravità dei deficit emotivi

 La base neurobiologica del comportamento criminale potrebbe risiedere nella disconnessione fra corteccia

frontale e amigdala, cioè tra le regioni deputate alla modulazione della risposta comportamentale e strutture

implicate nella risposta a stimoli emotivi.

 soggetti con disturbo di personalità antisociale hanno anche alterazioni a livello delle connessioni, non solo

della sostanza grigia.

VALUTAZIONE FORENSE:

- VIZIO DI MENTE: indagare l’esistenza del nesso di causa fra stato mentale patologico e reato commesso.

- Nella valutazione forense la diagnosi in genere è effettuata sulla base di indicatori comportamentali e

cognitivi rilevati all’osservazione e al colloquio clinico (concordanza fra osservatori diversi del 55% nei

disturbi di personalità)

- CORRELAZIONE ANATOMO-CLINICA: è più probabile che un sintomo sia vero se c’è un’alterazione

cerebrale coerente con il sintomo.

LOGICA DELLE INFERENZE:

Se la condizione X è presente (es. psicopatia), allora mi aspetto che l’area Y è alterata

NON

L’alterazione dell’area Y dimostra la presenza di X, perché Y non è alterata unicamente in presenza di X.

 Quindi se un individuo diagnosticato come psicopatico ha meno sostanza grigia nella corteccia prefrontale,

questa alterazione sostiene la diagnosi clinica.

ESEMPIO JF:

- Soffoca il figlio appena nato. Non ricorda né parto né omicidio.

- Valutazione psichiatrica: tratti di impulsività, mancanza di empatia, non aderenza alle norme sociali.

- Valutazione neuropsicologica: mancata inibizione della risposta irrilevante, compromissione

nell’attribuzione di stati mentali.

- Analisi struttura cerebrale: riduzione della sostanza grigia nella corteccia prefrontale (quindi BASE

NEURALE PLAUSIBILE. È probabilmente una psicopatia).

STUDI DI fMRI:

In un test in cui venivano fatti vedere ai soggetti delle immagini sgradevoli o con violazioni morali, si nota che

ci sono delle aree che si attivano in entrambi i casi: amigdala e regione posteriore.

Ci sono poi aree diverse che si attivano solo se l’azione è riprovevole a livello morale (corteccia orbito –

frontale, frontale – mediale).

SCHIZOFRENIA:

È molto varia per manifestazione e decorso, infatti per questa patologia si dice che è una sindrome, perché è

una serie di sintomi e segni, la cui eziologia non è ancora stata riconosciuta.

Viene definita da segni di psicosi.

Una remissione di lunga durata si verifica in meno del 14% entro i primi cinque anni dopo un episodio

psicotico.

PREVALENZA: è abbastanza comune: 1 persona su 100 ha la possibilità di ammalarsi di schizofrenia.

Colpisce tutti gli strati socio – economici ed esordisce intorno ai 18/25 anni (20 anni negli uomini; 30 nelle

donne), ma può colpire anche bambini o persone più anziane.

Non ci sono differenze relative al genere.

CAUSE:

La causa è sconosciuta ma nessuno ha dubbi che ci sia una componente genetica in questa malattia.

Sono stati tirati in causa una serie di fattori ambientali dei più vari (infezioni prenatali, soprattutto nel secondo

trimestre di gravidanza e infezioni perinatali). In realtà questi aumentano li rischio ma sembrano non essere

determinanti.

 l’orientamento attuale presuppone l’ipotesi di un determinismo multifattoriale della schizofrenia, per il quale

cioè i fattori biologici e quelli genetici si uniscono a quelli ambientali a costituire la vulnerabilità allo sviluppo

della patologia.

 Circa i geni, sono stati presi in considerazione tantissimi geni, soprattutto un allele sul braccio corto del

cromosoma 6 e sul braccio lungo del cromosoma 22.

Alcune delle ipotesi più accreditate fanno riferimento a dei neurotrasmettitori (dopamina e serotonina).

Ci sono poi delle caratteristiche che possono essere prese come marcatori genetici: ci sono delle anomalie

fisiche che si possono riscontrare nei soggetti schizofrenici e anche nei famigliari dei pazienti schizofrenici

senza schizofrenia che vengono considerate come dei marcatori genetici. Tra questi per esempio ci sono i

movimenti oculari anomali.

FATTORI GENETICI:

Sembra che ci sia una vulnerabilità, una predisposizione ad ammalarsi: una concomitanza di una serie di

geni (geni multipli), non un singolo gene dominante o recessivo.

Numerosi studi hanno confermato una maggiore incidenza della malattia fra i familiari di pazienti

schizofrenici.

Per esempio nei gemelli monovulari (identici) c’è un tasso di concordanza che va dal 50 al 70%.

Se i gemelli sono dizigoti, il rischio è invece del 17%. Se hai entrambi i genitori affetti il rischio sale al 46%.

Questi dati dimostrano l’importanza del ruolo dei fattori genetici nella schizofrenia.

A ulteriore conferma ci sono i risultati di alcuni studi effettuati su soggetti adottati. Queste metodiche hanno il

fine di dimostrare che l’ambiente in cui uno cresce non sia responsabile del fatto che consanguinei abbiano

più rischi di avere la schizofrenia.

STUDI SULLE ADOZIONI:

Si è evidenziato un tasso maggiore della patologia tra i parenti biologici di una persona adottata che sviluppa

schizofrenia rispetto ai parenti non biologici adottivi che hanno cresciuto il paziente.

Se dei ragazzi vengono adottati da genitori sani e avevano però dei genitori biologici schizofrenici, c’è il 7%

di rischio che siano anche loro schizofrenici.

Non ci sono figli adottivi schizofrenici di genitori biologici non schizofrenici.

Se invece ci sono dei figli adottivi schizofrenici e vado a vedere come sono i genitori biologici, ci sarà il 5% di

casi.

Se i figli adottivi non sono schizofrenici, genitori biologici: 0%; genitori adottivi: 0%.

Quindi questi studi dimostrano che non è l’ambiente: uno che viene adottato può diventare schizofrenico

anche se i genitori adottivi non sono schizofrenici.

MOVIMENTI OCULARI ANOMALI:

ci sono strumenti particolari che servono a monitorare i movimenti oculari.

I movimenti di un soggetto schizofrenico appaiono tutti segmentati e irregolari. Non c’è fluidità nel

movimento.

La traccia oculare è alterata. In genere quelli con sintomi peggiori hanno un’alterazione maggiore.

Inoltre anche i loro familiari, anche se non hanno schizofrenia, possono avere la stessa alterazioni di

movimenti oculari.

ETÀ DEL PADRE:

Alcune ricerche indicano che l’età del padre ha una correlazione diretta con lo sviluppo della schizofrenia: in

studi su pazienti schizofrenici senza alcuna familiarità per il disturbo è stato rilevato che i nati da padri aventi

oltre 60 anni risultavano maggiormente vulnerabili allo sviluppo della patologia.

Da ciò è emersa l’ipotesi che la spermatogenesi negli anziani possa essere soggetta ad un maggiore danno

epigenetico, aumentando il rischio di procreare figli affetti.

FATTORI AMBIENTALI:

- stress

- problemi al parto (madre con minaccia d’aborto, parto cesareo d’urgenza, problemi durante la gravidanza,

ecc…)

- infezione virale della madre durante il secondo trimestre di gravidanza. Questo perché sembrerebbe

esserci una maggiore incidenza della schizofrenia per i bambini nati tra gennaio e aprile.

SCHIZOFRENIA COME MALATTIA CEREBRALE:

Attualmente c’è sempre di più l’idea che ci sia una base organica, cioè ci siano delle alterazioni cerebrali,

strutturali, nel cervello degli schizofrenici.

In genere nel cervello degli schizofrenici non si osserva niente di diverso, le alterazioni sono infatti solo

quantitative.

L’altro motivo per cui sembra che ci sia una base organica è che ci sono delle ipotesi biochimiche sull’origine

dei sintomi della schizofrenia, originate soprattutto dal fatto che ci sono dei farmaci (neurolettici) che sono

attivi sulla malattia (non la curano ma sopprimono i sintomi positivi).

La prima a farsi strada è quella che fa riferimento a un alterato funzionamento del sistema dopaminergico.

Tuttavia sono stati presi in considerazione quasi tutti i neurotrasmettitori possibili.

MODIFICAZIONI A LIVELLO CEREBRALE:

Tenendo presenti le variabili confondenti (altre possibili cause di anomalie cerebrali come un possibile

trattamento farmacologico e l’invecchiamento) ci sono sicuramente alcune caratteristiche distintive della

schizofrenia:

ANOMALIE STRUTTURALI:

- dilatazione ventricolare: i due ventricoli laterali sono più ampi che nei soggetti sani (perdita di neuroni in

aree adiacenti, per esempio l’ippocampo e la circonvoluzione paraippocampale). Qualcuno sostiene che non

è che ci sono meno neuroni, ma ce ne sono di più piccoli, che hanno meno arborizzazioni (meno spine

dendritiche e meno sinapsi).

Una malattia in cui i ventricoli aumentano di volume è la malattia di Alzheimer (malattia neurodegenerativa).

Tuttavia l’allargamento dei ventricoli nei pazienti schizofrenici è evidente fin dall’inizio della malattia, quindi

non è neurodegenerativa (non è che man mano aumenta), ma una malattia del neurosviluppo (qualcosa non

ha funzionato durante lo sviluppo cerebrale).

- ridotto volume della corteccia temporale mediale (dove si trova l’ippocampo, fondamentale per i ricordi).

L’ippocampo sembra implicato in un altro aspetto neurofisiologico, con una base strutturale, che si osserva

negli schizofrenici: il fatto che non riescono a filtrare gli stimoli provenienti dall’ambiente esterno.

Quando ci sono degli stimoli dell’ambiente esterno normalmente ci sono alcuni stimoli irrilevanti che filtro e

inibisco. Sembrerebbe invece che il paziente schizofrenico non riesce ad abituarsi ad uno stimolo irrilevante

e ripetitivo ma continua a rispondere a questo. Il fatto che ci sia un’alterazione a livello dell’ippocampo fa sì

che nella maggior parte dei pazienti schizofrenici ci sia un deficit di memoria (anche in quelli con QI

normale).

- ridotto volume dell’amigdala (implicata nella valenza emotiva).

- organizzazione alterata delle cellule dell’ippocampo.

In alcuni individui schizofrenici le cellule dell’ippocampo appaiono disposte in modo più casuale e

disorganizzato.

L’ippocampo è importante per la memoria e per la cognizione in generale.

La compromissione della memoria (amnesia) è parte della compromissione cognitiva generale di molti

pazienti schizofrenici. Gravi compromissioni sono presenti anche in chi ha un QI normale.

- riduzione del corpo calloso: alterazioni a livello dello splenio

- ridotto volume del talamo

- anomalie a livello cerebellare e del nucleo della base (potrebbe essere alla base del fatto che gli

schizofrenici hanno dei movimenti bizzarri).

Nel cervelletto c’è più sostanza bianca. Normalmente c’è una simmetria a destra maggiore di sinistra, invece

qui è ridotta e i due emisferi sono più o meno simili.

Il cervelletto è quello che serve per dosare la forza del movimento, la precisione, la coordinazione.

Un circuito cortico-cerebello-talamico-corticale sarebbe un circuito di feedback per una buona coordinazione

del funzionamento cognitivo e motorio. Quando ho una lesione cerebellare ho una dismetria (es. mi voglio

toccare la punta del naso ma non riesco a prendere bene la mira).

L’ipotesi è che questo stesso ruolo da “metronomo” il cervelletto ce l’avrebbe anche a livello cognitivo (quindi

di regolazione della coordinazione dei pensieri, della precisione, ecc…). Quindi viene meno questo ruolo di

controllo del cervelletto e quindi si ha un pensiero disorganizzato, un’azione disorganizzata: lo stesso effetto

che si avrebbe a livello motorio si ha a livello cognitivo.

 Ci sarebbe una dismetria cognitiva: una mancanza di coordinazione nell’elaborazione e richiamo

dell’informazione.

 Sembrerebbe che stimolazioni elettriche a livello cerebellare migliorino la sintomatologia dello

schizofrenico, agendo proprio su questo circuito di controllo.

- riduzione della dimensione del sistema limbico (la cui funzione è quella di controllare le emozioni, integrare

esperienze passate e presenti per mettere in atto un’appropriata reazione comportamentale e affettiva).

- anomalie a livello della corteccia prefrontale

ANOMALIE FUNZIONALI:

- ridotto metabolismo della corteccia frontale (quella che pianifica):

C’è un’ipoattività a livello frontale (ipoattività), che porta a riduzione di volume e riduzione del metabolismo.

Questo effetto di ipofrontalità, presente soprattutto sulla corteccia mediale, è responsabile dei sintomi

negativi e dei deficit cognitivi. I sintomi negativi oltre ad essere associati a riduzioni della corteccia frontale

sono associati anche a riduzione in aree temporali sinistre.

 ridotta attività dei lobi frontali nei pazienti schizofrenici potrebbe dipendere da un numero inferiore di

connessioni presenti in quest’area.

 è stato trovato che negli schizofrenici i neuroni della corteccia prefrontale mostrano un numero di spine

dendritiche inferiori al normale.

STUDI RECENTI:

La perdita di volume è specifica per la sostanza grigia.

Le dimensioni normali del cranio suggeriscono che per lo meno fino a 6 anni si è sviluppato normalmente.

Il processo attivo della malattia inizierebbe fra i 6 anni e l’età adulta.

La perdita di sostanza grigia continuerebbe per oltre 20 anni.

Quali sono i sintomi associati alla perdita di sostanza grigia?

- la maggior parte dei pazienti schizofrenici ha un QI ridotto

- sintomi negativi messi in relazione con questa riduzione di volume

- movimenti anomali (es. stereotipie) afinalistici.

ALTRE ANOMALIE STRUTTURALI:

- lobo parietale

- lobulo parietale inferiore

- giro sovramarginale e giro angolare

Con il termine neuroplasticità si indica la capacità del cervello di modificarsi a livello funzionale e strutturale

al fine di adattarsi a una serie di stimolazioni e stress ambientali.

Se il fattore neurotrofico di derivazione cerebrale, che garantisce la plasticità neuronale, è alterato si può

manifestare una certa disorganizzazione strutturale con connessioni subottimali.

Rifacendosi a questo disturbo di connettività si è osservato che effettivamente c’è una riduzione degli

oligodendrociti (cellule gliali che a livello del sistema nervoso centrale producono la guaina mielinica).

Se gli oligodendrociti sono pochi, ci sono delle alterazioni nella guaina mielinica (sembrerebbe infatti che

un’altra caratteristica del paziente schizofrenico sia un’alterata mielinizzazione che porterebbe a una

difficoltà di connettività/passaggio di informazioni).

Il dubbio è: questo gene è originariamente alterato o questo è un effetto secondario (prima ci sono stati dei

problemi e quindi si forma una mielina alterata?)

FATTORI BIOCHIMICI:

Ci sono una serie di ipotesi biochimiche alla base della schizofrenia, che vedono coinvolti determinati

neurotrasmettitori.

IPOTESI DOPAMINERGICA:

Attribuisce la sintomatologia della schizofrenia a un’eccessiva attività dopaminergica.

Questo per due motivi:

1) I farmaci antipsicotici efficaci sono attivi sul recettore D2 della dopamina. Farmaci efficaci hanno un’azione

antagonista, cioè bloccano l’effetto della dopamina.

2) Invece i farmaci che aumentano l’attività dopaminergica scatenano sintomi psicotici.

 I recettori della dopamina è come se fossero ipersensibili, quindi basta la stessa quantità di dopamina per

avere degli effetti eccessivi.

Sostanzialmente c’è una ipersensibiliità di questi recettori nella corteccia prefrontale.

PROVE A FAVORE DELL’IPOTESI DOPAMINERGICA:

Se un aumento dell’attività della dopamina è alla base dei sintomi della schizofrenia, allora gli agonisti della

dopamina dovrebbero provocare una risposta psicotica.

 In effetti è quanto si è osservato: tossicodipendenti che assumono grandi quantità di amfetamina (sostanza

agonista della dopamina)/ pazienti Parkinson e L-dopa mostrano sintomi simili a quelli dei pazienti

schizofrenici (e.g., deliri di persecuzione, allucinazioni visive).

LIMITI DELL ’ IPOTESI DOPAMINERGICA :

L’effetto del trattamento farmacologico sulla gravità dei sintomi non è immediatamente visibile (spesso ci

vogliono settimane), eppure l’effetto dei farmaci sui recettori dopaminergici si verifica entro alcune ore.

Circa 1⁄4 dei pazienti schizofrenici non rispondono positivamente al trattamento con gli antagonisti della

dopamina.

Altri antipsicotici atipici alleviano i sintomi della schizofrenia pur NON agendo direttamente sul sistema

dopaminergico (per es. Clozapina  azione sul sistema serotoninergico).

Nonostante la dopamina sia in qualche modo rilevante nel controllo dei sintomi della schizofrenia, il suo ruolo

deve essere indiretto.

EFFETTI COLLATERALI DEL TRATTAMENTO CON ANTIPSICOTICI:

Difficoltà di concentrazione (effetto sedativo dei farmaci antipsicotici).

Effetti sul sistema motorio. Due tipi:

1) tremore, rigidità e anomalie della marcia (“parkinsonismi”):

 questo perché i neurolettici riducono l’attività dopaminergica (Parkinson). Questi effetti collaterali appaiono

poco dopo l’inizio del trattamento farmacologico e scompaiono quando il trattamento viene sospeso

2) discinesia tardiva:

tremori e movimenti involontari del volto e della lingua probabilmente conseguenza irreversibile di un

trattamento a lungo termine con antipsicotici, persistono o addirittura peggiorano (tuttavia osservati anche in

pazienti mai trattati farmacologicamente o prima del trattamento!).

LIMITI DEL TRATTAMENTO CON ANTIPSICOTICI:

- Consentono di alleviare i sintomi ma NON costituiscono una cura

- Antipsicotici agiscono sui sintomi positivi ma effetto scarso o nullo sui segni negativi

COME AGISCONO SUI SINTOMI POSITIVI?

- riducono l’attività spontanea del paziente

- se non compiono azioni intenzionali non sperimentano atti controllati da forze estranee

- il paziente avrà maggiori difficoltà a pensare e ad agire spontaneamente.

IPOTESI SEROTONINERGICA:

Alla base della malattia ci sarebbe un’iperattività serotoninergica nella corteccia anteriore del cingolo e nella

corteccia prefrontale dorsolaterale proveniente dai nuclei del rafe (nuclei lungo la linea mediana del tronco

dell’encefalo che utilizzano come neurotrasmettitore la serotonina).

L’eccesso di serotonina avrebbe degli effetti negativi, tra cui l’alterazione della membrana cellulare: la

serotonina porta a deplezione di fosfolipidi dalla membrana della cellula.

I fosfolipidi sono importanti anche nella trasmissione sinaptica e in particolare sono importanti nel segnale al

glutammato: si altera il segnale del glutammato con ipofrontalità (ridotta attività a livello frontale).

 l’LSD provoca sintomi simili alla schizofrenia e ha una struttura simile alla serotonina.

 gli antipsicotici di seconda generazione hanno maggiore affinità sia per i recettori serotoninergici che

dopaminergici.

 i metaboliti della serotonina nella schizofrenia sono alterati

 Utilizzando i farmaci che bloccano i recettori della serotonina, si blocca anche la progressione della

malattia (quindi se si blocca il sistema serotoninergico si evita un danno anche a livello della cellula e quindi

si blocca la progressione della malattia).

 L’ipotesi serotoninergica sostiene che un eccessivo impulso serotoninergico (permanente) dai nuclei del

rafe (sovraregolati) in risposta a un fenomeno stressante possa alterare la funzione dei neuroni corticali a

livello del giro del cingolo anteriore e della corteccia frontale dorsolaterale.

 Quindi il giro del cingolo e la corteccia frontale dorsolaterale sono alterati, danneggiati per questa

eccessiva attività serotoninergica. A queste strutture proietta anche la dopamina. Secondo l’ipotesi

serotoninergica il sistema dopaminergico è normale, solo che va a proiettare su una regione che è già

alterata (perché il sistema serotoninergico funziona male).

Quindi la differenza fra ipotesi serotoninergica e ipotesi dopaminergica sta nel fatto che:

- l’ipotesi dopaminergica ritiene che un sistema dopaminergico alterato trova delle strutture normali

- l’ipotesi serotoninergica ritiene che l’attività serotoninergica danneggia la corteccia cingolata anteriore e la

corteccia frontale dorsolaterale per cui la dopamina, che in questo caso funzionerebbe normalmente, si trova

ad agire su qualcosa che è alterato e questo provocherebbe i sintomi.

Come si manifesta il danno provocato dall’iperattività serotoninergica?

 con la riduzione di volume sinaptico. Per cui la corteccia del cingolo e la corteccia frontale dorsolaterale,

che comunicano tra loro, se hanno un ridotto numero di sinapsi hanno una ridotta comunicazione.

Questo spiegherebbe la presenza di sintomi negativi e della compromissione cognitiva.

- la corteccia cingolata anteriore è il target principale della via dopaminergica mesolimbica.

Una spiegazione ipotetica per le allucinazioni e gli altri sintomi positivi è che una normale scarica

dopaminergica raggiunge un bersaglio alterato che quindi funziona male.

 l’ipotesi serotoninergica spiega:

- origine dei sintomi positivi

- origine dei sintomi negativi

- relazione con lo stress

- atrofia corticale (riduzione volume cellule e volume sinaptico)

- perdita di fosfolipidi periferici

- effetto dei farmaci antidopaminergici

ALTERAZIONI SISTEMA GLUTAMAERGICO:

Un’altra ipotesi attribuisce il problema ad un’alterazione del sistema glutamaergico.

Questa ipotesi parte dall’evidenza dei sintomi cognitivi.

- la chetamina blocca il recettore NMDA, che è un recettore del glutammato, e provoca sintomi transitori

schizofrenici simili in volontari sani.

- il glutammato sembra ridotto nelle regioni frontali, quindi c’è meno liberazione di glutammato che si lega ai

recettori NMDA, quindi i recettori NMDA non ricevono il loro neurotrasmettitore glutammato e i neuroni che

ricevono le comunicazioni tramite glutammato si comportano come se non ricevessero nessun segnale.

Questi neuroni sono interneuroni inibitori GABA.

 La disregolazione del sistema glutamaergico porterebbe all’eccesso di dopamina.

 normalmente si libera il glutammato, si lega al suo recettore sull’interneurone GABA e l’interneurone a quel

punto blocca l’ulteriore produzione di glutammato. Qui in realtà il neurone che non riceve segnale tramite

glutammato non lavora sull’interneurone inibitorio e quindi l’interneurone inibitorio continua a lasciar libera la

produzione.

Quindi c’è una disregolazione del sistema glutamaergico.

ANOMALIE IMMUNOLOGICHE:

Un’altra ipotesi è l’ipotesi immunologica.

Ci sono delle sostanze che sono importanti nelle risposte immunitarie, che sono le citochine. Effettivamente i

soggetti con schizofrenia hanno delle alterazioni immunologiche, quindi un’ipotesi è che ci sono delle

citochine che sono proinfiammatorie e alcune che sono antiinfiammatorie.

Potrebbe essere che c’è un’infezione virale, un virus che in qualche modo danneggia il successivo sviluppo

del cervello, potrebbe scatenare un’autoimmunità (l’organismo produce anticorpi verso se stesso).

Fra le teorie sulle alterazioni immunologiche possono essere inserite quelle che attribuiscono un ruolo alle

infezioni e alla stagione di nascita: si è evidenziato infatti che molte persone affette da schizofrenia sono

nate durante la stagione invernale o all’inizio di quella primaverile. Si è quindi ipotizzato che ci possano

essere fattori di rischio stagione – specifici di tipo virale o dietetico.

Molti studi hanno inoltre focalizzato l’attenzione sulle complicazioni durante la gravidanza e alla nascita, oltre

che sull’esposizione alle epidemie influenzali. Indagini epidemiologiche mostrano infatti un’alta incidenza di

schizofrenia a seguito dell’esposizione prenatale al virus dell’influenza durante diverse epidemie e un

aumentato rischio di sviluppare la patologia a seguito dell’esposizione all’influenza, durante il secondo

trimestre di gravidanza.

ANOMALIE NEUROENDOCRINE:

Un’altra cosa che hanno trovato negli schizofrenici sono anomalie neuroendocrine (le ghiandole endocrine

sono quelle che producono gli ormoni).

In particolare c’è un ormone, il cortisone, che viene liberato nelle situazioni di stress e viene prodotto perché

mette in circolo il glucosio e fa tutte quelle cose che ci servono per reagire allo stress.

In un soggetto normale, se io inietto del desametazone, una sostanza analoga al cortisone, io non produco

più cortisone. Nei soggetti schizofrenici non c’è soppressione.

Un’ipotesi è che ci sia una risposta alterata allo stress dell’asse ipotalamo – ipofisi: hanno un’ipotesi

aumentata di volume, livelli di cortisolo aumentati nei soggetti a rischio e quindi un fattore di vulnerabilità.

DIFETTO DI NEUROSVILUPPO:

DISTURBO DEL NEUROSVILUPPO:

Quelli che hanno sottolineato l’ipotesi del neurosviluppo hanno cercato più o meno di mettere insieme

diverse cose.

L’eziologia della schizofrenia coinvolgerebbe processi patologici causati da fattori genetici e ambientali, che

cominciano prima che il cervello raggiunga il suo stato adulto nell’adolescenza.

 Ci sarebbero dei fattori genetici ed ambientali che provocherebbero l’attivazione di circuiti neurali patologici

e si svilupperebbero prima in utero nel secondo semestre di gravidanza e poi nell’adolescenza quando c’è

un’ulteriore maturazione del cervello, che deve raggiungere lo stato di cervello adulto.

L’attivazione di questi processi patologici farebbe emergere i sintomi positivi e negativi.

 In condizioni normali si riducono i neuroni superflui, ma nei pazienti schizofrenici c’è un’eccessiva riduzione

di queste sinapsi.

SINTOMI POSITIVI:

ALLUCINAZIONI  FALSE PERCEZIONI

DELIRI  FALSE CONVINZIONI

allucinazioni: false percezioni in assenza di stimolo appropriato.

allucinazioni uditive: udire voci umane, anche se il paziente apprende col tempo che le “voci” non sono reali,

tuttavia le esperienze continueranno ad avere la qualità di percezioni “reali”.

Esistono due teorie: teoria dell’input e teoria dell’output.

TEORIE DELL’INPUT:

Le teorie dell’input sostengono che l’allucinazione si verifica quando uno stimolo esterno viene percepito

erroneamente.

 ipotesi 1: incapacità di discriminazione: due stimoli appaiono al paziente più simili che ad altre persone, e

quindi vengono confusi. Questo è però improbabile perché le allucinazioni si verificano anche in ambienti

silenziosi.

 ipotesi 2: distorsione anomala: anormale distorsione a udire parole quando non ci sono. Tuttavia i pazienti

non hanno una distorsione nel percepire parole. Inoltre non si spiega il carattere specifico delle allucinazioni

(udire i propri pensieri, udire persone parlare di loro, ecc…).

 è difficile e improbabile che le allucinazioni riflettano la percezione errata di stimoli esterni.

TEORIE DELL’OUTPUT:

Le teorie dell’output sono più accreditate.

Una di queste suggerisce che le “voci” sono il risultato di un discorso subvocale pronunciato dal paziente.

 Alcuni studi hanno dimostrato che tenere occupata la muscolatura dell’apparato vocale del paziente (o

tenere bocca aperta) riduceva le allucinazioni.

Questo si rifà al modello di Baddeley e Hitch (1974) di Memoria di lavoro  magazzino fonologico e ripasso

articolatorio: le allucinazioni avrebbero a che fare con il ripasso articolatorio (allucinazioni uditive anche in

persone sorde dalla nascita che tuttavia possiedono una sorta di “linguaggio interno”).

STUDI STRUTTURALI (guardano la morfologia):

vanno a misurare il volume della sostanza grigia nei pazienti. La sostanza grigia è ridotta nel giro temporale

superiore sinistro (dove vengono decodificate le parole) e la corteccia uditiva primaia bilateralmente (giro di

Heschl), che sente suoni e rumori.

STUDI DI ATTIVAZIONE (mi dicono quale parte del cervello si attiva quando faccio un determinato

compito):

Guardando il metabolismo del cervello in un paziente schizofrenico durante un’allucinazione, rispetto ai

soggetti normali, ha un’attivazione bilaterale nel giro frontale inferiore (che inibisce, blocca, monitorizza), nel

giro postcentrale e un’attivazione sinistra del lobulo parietale inferiore.

Altri studi confrontano pazienti schizofrenici che hanno le allucinazioni rispetto a pazienti schizofrenici che

non hanno allucinazioni. Nei pazienti che hanno le allucinazioni c’è minore attività del giro temporale

superiore (che decodifica il linguaggio), del giro temporale medio e della corteccia premotoria di sinistra.

POSSIBILE SPIEGAZIONE:

Il lobo frontale normalmente fa un monitoraggio, ma il paziente ha una minore attività a livello del giro

frontale inferiore e quindi c’è un difetto di monitoraggio del linguaggio interno.

Questo linguaggio generato internamente è mal interpretato a causa di una distorsione permanente del

linguaggio nel lobo temporale.

 giro frontale e post - centrale: implicati nella produzione di linguaggio interno.

 lobulo parietale inferiore: sbaglia ad attribuirlo. Lo attribuisce ad uno stimolo esterno invece di capire che è

il soggetto stesso che lo genera.

 giro temporale superiore e giro temporale medio: dovrebbero decodificare il messaggio ma non lo

capiscono perché funzionano male.

 la corteccia del cingolato anteriore e la corteccia premotoria non eseguono un monitoraggio accurato per

farmi dire “guarda che lo produci tu internamente”.

CONNETTIVITÀ:

Nei soggetti schizofrenici con allucinazioni ci sono molti più collegamenti tra l’area di Broca (area che parla)

e l’area di Wernicke (l’area che dovrebbe capire), quindi c’è anche un sovrannumero di collegamenti tra

queste due regioni.

Nei pazienti schizofrenici senza allucinazioni non c’è questo sovrannumero.

Le differenze maggiori tra soggetti normali e soggetti schizofrenici riguardano il segmento lungo (diretto) del

fascicolo arcuato.

SINTOMI POSITIVI ASSOCIATI A LESIONI CEREBRALI SPECIFICHE:

Ci sono una serie di somiglianze di sintomi che può avere un paziente con lesione frontale rispetto a un

paziente con schizofrenia.

Per esempio i pazienti con lesioni frontali possono avere un sintomo molto caratteristico, quello della mano

aliena.

Nel fenomeno della mano aliena, la mano controlaterale alla lesione viene percepita come qualcosa di

estraneo e ne parlano in terza persona (es. “lei fa così”), come se fosse fuori dal controllo della volontà.

Nel grado più estremo si verifica il conflitto intermanuale per cui una mano fa una cosa e la mano aliena ne

fa un’altra.

Un altro disturbo frontale che fa pensare alla schizofrenia è la sindrome di Capgras (delirio di errata

identificazione).

La sindrome di Capgras consiste in un’errata identificazione, per cui il paziente crede che le persone, i luoghi

e gli edifici che conosce siano stati sostituiti da “sosia” o copie identiche.

Un altro disturbo frontale assimilabile alla schizofrenia è la prosopoagnosia, in cui il paziente riconosce le

persone (familiarità ok), ma l’identificazione è compromessa.

 In questi casi il deficit è riconducibile a due vie diverse:

a) identificazione (via ventrale)

b) riconoscimento della familiarità degli stimoli (via dorsale da corteccia visiva a sistema limbico).

SINTOMI NEGATIVI ASSOCIATI A LESIONI FRONTALI:

Quando c’è una lesione alla corteccia del cingolo e della corteccia premotoria, il paziente è mutacico (apatia)

e non risponde, non si muove, è assente il comportamento spontaneo, ha una tendenza al comportamento

stimolo – guidato (comportamento di utilizzazione).

Quando c’è una lesione alla corteccia orbito – frontale, il paziente ha un comportamento moriatico e una

compromissione del giudizio sociale.

 Quindi molti dei sintomi che troviamo nel paziente frontale fanno pensare ad altri sintomi che troviamo nel

paziente schizofrenico.

 Lesioni del lobo frontale (specialmente aree mediali, ma anche corteccia premotoria, e laterali) comportano

3 tipi di anomalie comportamentali simili a quelle associate alla schizofrenia:

1) mancanza di attività spontanea

2) attività perseverativa e stereotipata

3) risposta inappropriata agli stimoli

Inoltre pazienti schizofrenici svolgono male test neuropsicologici sensibili a lesione frontale.

Le stesse anomalie dell’azione si ripercuotono nel linguaggio:

a) Povertà d’azione: povertà del linguaggio (cfr. test di fluenza verbale; complessità sintattica ridotta; Povertà

di contenuto: molte parole ma poche idee) e mancanza di capacità espressiva del volto e del tono della

voce.

b) Perseverazione dell’azione: numero ridotto di parole, spesso ripete le stesse.

c) Azione inappropriata rispetto al contesto: parole insolite o inappropriate (per es., test di associazione di

parole: producono associazioni poco probabili; nel test “di completamento” producono parole inverosimili), in

alcuni casi creano neologismi. Per qualcuno, la sintassi più che ridotta è inappropriata (complessa ma con

molti errori).

DEFICIT COGNITIVI:

CORRELAZIONI ANATOMO – CLINICHE:

Molti pazienti hanno chiari deficit cognitivi prima dell’insorgenza di sintomi psicotici.

Un sottogruppo di parenti di primo grado che non ha psicosi ha però un pattern di compromissione cognitiva

simile.

Il livello di compromissione in alcune prove durante un episodio psicotico è simile a quello visto negli stessi

pazienti quando i sintomi sono controllati o sono in remissione completa: quindi sono indipendenti.

La correlazione fra la gravità dei sintomi psicotici e le misure cognitive è vicina a 0. Tende a correlare con

sintomi negativi.

Il pattern è diverso da quello di una demenza “neurologica”, disordini bipolari e depressione.

Gli antipsicotici (di I generazione) hanno poco effetto sulle abilità cognitive.

I principali ambiti cognitivi in cui sono compromessi gli schizofrenici sono:

- attenzione/vigilanza

- working memory

- reasoning and problem solving

- processing speed

- visual learning and memory

- verbal learning and memory

- social cognition

DEFICIT DI MEMORIA:

La memoria di lavoro è molto importante nei pazienti schizofrenici perché predice il grado di compromissione

sociale e occupazionale.

Deficit di memoria di lavoro sono presenti in pazienti trattati e non, negli stadi acuti e cronici e si trovano

anche nei parenti di primo grado.

La memoria a lungo termine è compromessa sia quella verbale sia quella visiva. Anche questa può essere

compromessa nei parenti di primo grado.

RIEVOCAZIONE IN PAZIENTI SCHIZOFRENICI E FRATELLI:

I pazienti schizofrenici sono compromessi a tutti gli intervalli di rievocazione sia verbale che visiva.

Mentre i fratelli sono compromessi per il materiale verbale a tutti gli intervalli, ma hanno prestazioni normali

per il materiale visivo.

SOURCE MONITORING:

Un altro disturbi che hanno i pazienti schizofrenici a livello cognitivo è che non riescono a identificare eventi

mentali auto- generati.

 Ad esempio ricordare parole identificate attraverso figure, completamento di radici (self- generate), o

ascoltate.

 Ricordare l’item e l’origine dell’item (figura, sentita, self o nuova).

 Gli schizofrenici hanno deficit di riconoscimento e deficit nel riconoscere la fonte generata da loro, ma non

visiva e uditiva.

 I ricercatori sono andati ad analizzare la loro metamemoria, cioè la consapevolezza delle loro capacità di

ricordare

- quanto sei sicuro di aver dato una risposta giusta? Gli schizofrenici mostrano più sicurezza quando

sbagliano le risposte (sono più convinti di aver ragione quando sbagliano.

COGNIZIONE SOCIALE: RICONOSCIMENTO DI ESPRESSIONI FACCIALI DI EMOZIONI:

La cognizione sociale corrisponde all’abilità di elaborare ed applicare le informazioni sociali.

Il riconoscimento delle espressioni facciali è uno strumento importante nella comunicazione non verbale.

 Le abilità di percezione di emozioni sono correlate alla competenza sociale negli schizofrenici e predicono il

funzionamento lavorativo tardivo e l’indipendenza.

SEGNI NEGATIVI: APPIATTIMENTO AFFETTIVO E ISOLAMENTO SOCIALE:

I pazienti schizofrenici hanno un deficit nell’identificare le espressioni facciali emotive altrui e ad usare il

proprio volto per esprimere emozioni, e a modulare la voce per esprimere le proprie emozioni (interazione

sociale difficoltosa).

 la non lettura delle emozioni altrui rende difficile l’interazione con gli altri.

TEST DI PERCEZIONE DI EMOZIONI:

- identificazione di emozioni specifiche: scegliere un’etichetta fra un numero di scelte

- differenza di intensità: differenze nell’espressione di un’emozione (in genere due, visive) senza

necessariamente identificarla.

RICONOSCIMENTO DI VOLTI:

- compromesso

- compromissione di processi visivi di base o compromissione selettiva di volti?

- studi strutturali hanno trovato anomalie del giro fusiforme (ridotto di volume a sinistra, circa del 5% a

destra).

ORMONI E DISTURBI DEL COMPORTAMENTO:

Gli ormoni sono un’altra modalità che le cellule hanno per comunicare tra loro, oltre che attraverso il sistema

nervoso centrale.

Gli ormoni possono anche fungere da neurotrasmettitori, come la noradrenalina e l’adrenalina.

Gli ormoni sono prodotti da ghiandole endocrine nella circolazione sanguigna, grazie alla quale raggiungono

le cellule bersaglio dove interagiscono con specifici recettori per indurre i loro effetti (si comportano come

neurotrasmettitori).

Quali sono le differenze tra neurotrasmettitori e ormoni?

ormone:

- ha un’azione estesa, trasmette diffusamente, viene rilasciato lontano dal suo bersaglio.

- trasportato tramite il flusso ematico

- ha bisogno di tempo

neurotrasmettitore:

- ha un’azione locale, trasmette in modo specifico

- svolge la sua azione velocemente.

 Una sostanza può agire sia da neurotrasmettitore che da ormone (come adrenalina e noradrenalina).

Ci sono tre tipi di ormoni:

- proteici:

 Sono gli ormoni prodotti dall’ipofisi e dall’ipotalamo. In genere queste regioni producono ormoni che

favoriscono il rilascio di altri ormoni. Un ormone che in particolare viene prodotto a livello dell’ipofisi

posteriore è l’ossitocina, che è molto importante in ambito psicologico nella socializzazione.

Gli ormoni proteici agiscono come neurotrasmettitori (si legano a dei recettori che sono o canali ionici o

recettori metabotropici).

Quindi l’effetto di questi ormoni dipende dalle variazioni intracellulari di ioni o di secondi messaggeri.

- steroidei:

 Sono gli ormoni sessuali e corticosteroidi (testosterone, progesterone, estradiolo, cortisolo, aldosterone).

 gli ormoni steroidei agiscono legandosi a specifiche proteine, per cui entrano nel nucleo delle cellule e

agiscono su recettori nucleari (siti del DNA) modificando l’espressione di determinati geni (effetti genomici).

Possono avere anche effetti rapidi (non genomici) legandosi a recettori sulle membrane nucleari, soprattutto

neuronali.

- catecolamminergici:

 Sono noradrenalina e adrenalina e ormoni tiroidei (tiroxina e tri – iodiotironina).

I primi due agiscono come gli ormoni proteici (canali ionici o recettori metabotropici).

Gli ormoni tiroidei si comportano invece come gli ormoni steroidei: si legano a specifiche proteine formando

dei complessi che poi entrano nel nucleo e interagiscono con siti specifici del DNA, modulando l’espressione

genica.

ASSE IPOTALAMO – IPOFISI – GHIANDOLE ENDOCRINE:

ormoni dell’ipofisi anteriore (adenoipofisi):

L’ipotalamo rilascia degli ormoni che stimolano la produzione da parte dell’ipofisi anteriore di altri ormoni.

Gli ormoni prodotti dall’ipotalamo possono essere rilascianti o inibenti. Questi vengono liberati nel sistema

circolatorio portale ipofisario e raggiungono la parte anteriore dell’ipofisi.

Questi ormoni rilascianti o inibenti agiscono sull’ipofisi anteriore, che a sua volta libera gli ormoni ipofisari

nella circolazione sanguigna. Raggiunte le ghiandole endocrine, questi influenzano la produzione e la

liberazione degli ormoni endocrini da parte di queste ultime.

I principali ormoni prodotti dall’ipofisi anteriore sono:

- ormone adenocorticotropo (ACTH), che agisce sul surrene determinando la sintesi e la liberazione degli

ormoni corticosteroidei

- gonadotropine (LH, FSH), che agiscono sulle gonadi controllando la produzione del testosterone e

dell’estradiolo e progesterone.

- ormone tiroide stimolante (TSH), che agisce sulla tiroide controllando la liberazione degli ormoni tiroidei,

che controllano il metabolismo cellulare e la crescita

- ormone della crescita (GH), fondamentale per un corretto sviluppo corporeo

- prolattina, che agisce sulla ghiandola mammaria per la produzione del latte quando si è portata a termine la

gravidanza.

Esempio di come si svolge il processo (ACTH): C’è un segnale nervoso (es. segnale di stress), viene

stimolato l’ipotalamo, l’ipotalamo produce il fattore di rilascio della corticotropina (CRF). Questo fattore di

rilascio agisce sull’ipofisi e la stimola alla produzione dell’ormone adenocortitropo (ACTH).

L’ACTH attraverso il flusso ematico raggiunge la ghiandola surrenale e determina la liberazione di cortisolo.

 A completare la funzione del sistema ipotalamo – ipofisi – ghiandole endocrine partecipano gli stessi

ormoni endocrini che oltre ad agire sulle cellule bersaglio agiscono esercitando un feedback negativo sia

sull’ipofisi anteriore sia sull’ipotalamo.

ormoni dell’ipofisi posteriore (neuroipofisi):

dall’ipotalamo partono anche neuroni che proiettano direttamente nella parte posteriore dell’ipofisi.

Questi neuroni liberano direttamente nel flusso circolatorio due ormoni peptidici di nove aminoacidi, che

differiscono tra di loro solo per due aminoacidi: la vasopressina e l’ossitocina.

Oggi è noto che questi due ormoni sono presenti anche nel SNC all’interno di neuroni e agiscono come

neurotrasmettitori e/o neuromodulatori, influenzando i meccanismi neuronali che controllano l’interazione

sociale, la formazione dei legami di coppia, l’empatia, il comportamento sessuale, l’alimentazione, la

motivazione, la gratificazione e i meccanismi di rinforzo esercitati da stimoli naturali e dai farmaci d’abuso.

- L’ossitocina: esercita effetti fondamentali per il parto, l’allattamento, la cura e la sopravvivenza della prole.

Inoltre è divenuto evidente il suo ruolo nel comportamento sociale.

Non è prodotta solo nel cervello ma anche nel tratto gastrointestinale, cuore, testicoli, utero, corpo luteo,

placenta (non si sa con che ruolo).

Gli stimoli sociali (interazione piacevole, visione di un video tragico) aumentano i livelli di ossitocina.

L’ossitocina ha anche proprietà ansiolitiche, attraverso tre vie:

a) vie centrali: via a livello del sistema nervoso centrale. Ci sono dei recettori per l’ossitocina sull’amigdala

(implicata nell’ansia, nella paura, ecc…). Quando riceve l’ossitocina è come se si tranquillizzasse.

b) vie periferiche: riduce l’attività dell’asse ipotalamo – ipofisario, implicata nello stress e quindi riduce i

sintomi derivanti dallo stress e dall’ansia.

c) combinazione di vie centrali e periferiche: riduce l’attività cardiovascolare (quando siamo agitati aumenta il

battito cardiaco e il nervo vago riduce la frequenza cardiaca) direttamente e attraverso il nucleo del tratto

solitario.

 quindi un effetto dell’ossitocina è di ridurre gli “stressors” fisiologici e psicologici.

 Non è chiaro se l’effetto dell’aumentata socialità prodotta dall’ossitocina dipenda da una riduzione del livello

d’ansia.

 esperimenti fatti somministrando l’ossitocina:

- aumenta la disponibilità della persona ad allocare somme di denaro a un estraneo.

- aumenta il giudizio di affidabilità dei volti

- aumenta le capacità di attribuire intenzioni allo sguardo altrui

 Quindi agisce su circuiti coinvolti in complicate operazioni socio – cognitive.

- La vasopressina: esercita effetti fondamentali per la conservazione dell’acqua e dell’equilibrio elettrolitico di

tutte le cellule dell’organismo.

È soprattutto implicata nel mantenere la concentrazione salina nel sangue.

È un ormone antidiuretico (regola volume e concentrazione salina nel sangue).

 Effetti su social cognition:

- nell’uomo migliora la codificazione dell’identità dei volti

- aumenta la risposta al cortisolo nello stress dell’uomo

- agirebbe sul giro del cingolo e di conseguenza modulerebbe l’attività del circuito prefrontale – amigdala.

ORMONI CORTICOSTEROIDEI:

sono prodotti dalla corticale del surrene

- glucocorticoidi (cortisolo)

- mineralcorticoidi (aldosterone)

EFFETTI DELLE VARIAZIONI DELLA CONCENTRAZIONE DI CORTICOSTEROIDI:

Ci sono delle patologie ormonali in cui c’è un aumento o una diminuzione di cortisolo.

aumento:

 morbo di Cushing

- elevazione tono dell’umore fino a euforia

- insonnia

- maggiore attività motoria

- ma anche ansia, psicosi e depressione

diminuzione:

 morbo di Addison:

- ansia

- depressione

- irritabilità

- fino a psicosi

- deficit di memoria

SINDROME DI CUSHING:

- aumento di peso ed arti sottili rispetto al corpo

- faccia a forma di luna piena con depositi di grasso e macchie rosse

- addome pendulo

- gobbe di bufalo (dietro al collo) con depositi di grasso.

FUNZIONI COGNITIVE:

Ci sono recettori per il cortisolo in molte strutture del sistema nervoso ippocampo, amigdala, corteccia

prefrontale, sistema limbico in generale.

Gli ormoni steroidei e quindi anche il cortisolo, hanno effetti sia genomici (modificano l’espressione genica)

che non genomici a livello centrale.

A lungo andare quando il cortisolo viene prodotto in eccesso danneggia le cellule dell’ippocampo e provoca

danni alla memoria.

Invece se c’è una somministrazione acuta, questa non modifica la prestazione anzi a distanza la migliora.

ADRENALINA:

L’adrenalina è prodotta dal sistema simpatico ma anche dalla ghiandola surrenale.

La ghiandola surrenale ha una parte esterna che si chiama corticale, che produce gli ormoni steroidei e una

parte interna che si chiama midollare e che produce l’adrenalina.

L’adrenalina attiva tutto l’organismo, soprattutto a livello vascolare e bronchiale.

Viene mediata dal simpatico in risposta a forti emozioni (paura, rabbia, stati d’ira).

Agisce perifericamente come neurotrasmettitore e come ormone, oltre che nel sistema nervoso centrale.

È un potente facilitatore dei processi di apprendimento e memoria, ma livelli troppo elevati la compromettono

(profilo dose – dipendente).

L’adrenalina che viene liberata in circolo non supera la barriera ematoencefalica, non entra nel cervello.

Allora come può avere effetti cognitivi? Perché aumenta la liberazione di glucosio.

Il fegato è un importante deposito di glucosio, quindi quando viene liberata adrenalina, inizia a liberarsi

glucosio dal fegato.

ORMONI TIROIDEI:

Gli ormoni tiroidei sono prodotti dalla tiroide. L’ormone che stimola la tiroide è il TSH (tireotropina), prodotto

dall’ipofisi anteriore quando stimolata dall’ormone tireotropina rilasciante (TRH).

Gli ormoni tiroidei sono due: T3 e T4, che agiscono a feedback su ipofisi e ipotalamo.

Meccanismo d’azione e funzioni degli ormoni tiroidei:

Gli ormoni tiroidei T3 e T4 svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del metabolismo energetico.

Sono implicati nel mantenimento della temperatura corporea ed esercitano anche un ruolo fondamentale

nella crescita. L’instaurarsi di un’insufficienza tiroidea nelle prime fasi della vita porta a malformazioni

scheletriche e cretinismo (ritardo mentale irreversibile).

Effetto delle variazioni della concentrazione degli ormoni tiroidei nella vita adulta: ipertiroidismo:

Durante la vita adulta possono presentarsi condizioni in cui la tiroide funziona troppo (ipertiroidismo) o troppo

poco (ipotiroidismo).

Nell’ipertiroidismo si hanno concentrazioni elevate di ormoni tiroidei in circolo.

Tra le cause più frequenti di ipertiroidismo ci sono il morbo di Graves e i noduli tiroidei.

Gli effetti sono:

- pelle arrossata, calda e umida

- tachicardia

- intolleranza al caldo

- aumento dell’attività motoria

- dimagrimento

- oftalmopatia

- sintomi neuropsichiatrici (ansia, labilità emotiva, irritabilità, stanchezza, insonnia, pseudo demenza).

Effetto delle variazioni della concentrazione degli ormoni tiroidei nella vita adulta: ipotiroidismo:

Nell’ipotiroidismo si hanno concentrazioni troppo basse di ormoni tiroidei in circolo ed elevate concentrazioni

di TSH che causano ipertrofia della tiroide.

La causa più frequente di ipotiroidismo è il morbo di Hasimoto.

Gli effetti sono:

- pelle fredda e secca, capelli radi e fragili

- bradicardia

- intolleranza al freddo

- linguaggio lento

- appetito diminuito, stipsi

- letargia

- udito compromesso e voce rauca

- capacità mentali alterate

- sintomatologia depressiva o psicotica

 la maggior parte degli effetti negativi dell’ipotiroidismo sulle abilità cognitive dipendono da modificazioni

biochimiche e biofisiche nell’ippocampo.

 nell’ipertiroidismo sembra che ci sia un’alterata connettività fra i due ippocampi e la corteccia cingolata.

Sembra che maggior ipertiroidismo, sia uguale a minor declino cognitivo.

TESTOSTERONE E COMPORTAMENTO:

La corretta azione del testosterone nel periodo perinatale è importante per lo sviluppo dell’apparato genitale

maschile ma anche per la mascolinizzazione del cervello (a livello dell’ipotalamo ci sono nette differenze fra

maschio e femmina).

Mancanza o recettori modificati: fenotipo femminile irreversibile e comportamento sessuale femminile.

 Hanno aspetto femminile ma i loro cromosomi sono XY. Quindi hanno un genotipo XY ma il loro fenotipo è

femminile, perché gli ormoni androgeni hanno trovato un recettore modificato e quindi non hanno sviluppato i

caratteri maschili.

Nella pubertà il testosterone è importante per sviluppo caratteri sessuali secondari maschili.

EFFETTI DELLE VARIAZIONI DELLA CONCENTRAZIONE DI TESTOSTERONE:

aumento:

- maschi: nessun effetto

- femmine: irsutismo

diminuzione:

- maschi: caduta della libido e dell’attività sessuale, diminuzione della spermatogenesi, della forza e della

massa muscolare, della crescita dei peli e della barba, disposizione del grasso di tipo femminile.

IPOGONADISMO IPOFISARIO:

l’ipofisi anteriore non produce e non libera in circolo FSH e LH (gonadotropine) sufficienti per la funzione

testicolare per cui vi è riduzione di testosterone.

MENARCA E PUBERTÀ:

- inizio delle mestruazioni (10 – 14 anni)

- pubertà precoce: < 8 anni

- effetto McClintock

- scende di 4 mesi ogni 10 anni a partire dal 1850

- disturbi dell’umore almeno 2 volte più frequenti che nei maschi a cominciare dal menarca.

- ci sarebbe una base: predisposizione genetica.

- su questa agiscono le fluttuazioni ormonali, soprattutto estradiolo

- l’insorgenza del menarca segnalerebbe una aumentata vulnerabilità biologica latente ad alterazioni del tono

dell’umore.

ESTROGENI:

Alla pubertà: rapido sviluppo dell’estradiolo. Gli ormoni gonadici sembrano agire sui recettori serotoninergici.

L’improvvisa comparsa di alti livelli di estrogeni alla pubertà altera la sensibilità di questi recettori.

Ipotesi: l’alterazione dei ritmi biologici, come sonno disturbato o cicli irregolari, e fattori psicosociali alterano i

ritmi sociali e in persone vulnerabili provocano disturbi dell’umore.

Estrogeni:

- hanno effetto trofico e promotore dello sviluppo cerebrale e ritardante l’invecchiamento cerebrale, effetto

protettivo (malattie vascolari, osteoporosi)

- gli estrogeni preparano “il terreno” per l’azione del progesterone, fanno una sorta di priming e poi il

progesterone agirà (anche come ansiolitico).

PROGESTERONE:

- ormone della fase luteinica, crolla prima del ciclo mestruale.

- aumenta la temperatura corporea e trasmette calma, compare sonnolenza.

- nella sindrome premestruale vi sarebbe un’alterazione nella secrezione di progesterone

- l’allopregnanolone ha un’azione sedativa e ansiolitica analoga alle benzodiazepine.

ALLOPREGNANOLONE:

- è alto anche nelle donne “manager” iperattive, che mangiano poco, eppure agitate, depresse

- in questo caso NON è di origine gonadica ma surrenale.

MODIFICAZIONI PSICHICHE DEL CICLO MESTRUALE:

modificazioni fisiologiche dovute alle oscillazioni di estrogeni e progesterone: per esempio variazioni

settimanali nella reattività allo stress.

fase follicolare: maggiori estrogeni, la donna è più rilassata

- fase post –ovulatoria: compare il progesterone, e se non instaura la gravidanza, minore il progesterone e

compaiono le alterazioni reattive: irritabile, aggressiva, non controlla l’alimentazione, aumentano i conflitti,

influenza di fattori ambientali, familiari e sociali.

SINDROME PREMESTRUALE:

Sintomi fisici e psichici che però non interferiscono con la vita di tutti i giorni.

 alterata fluttuazione dei picchi ormonali

 disturbo dello spettro ansioso – depressivo:


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ali7877

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ali7877 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicobiologia dei disturbi comportamentali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Papagno Costanza.

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