Estratto del documento

Gelatipedagogia speciale e integrazione

Dal pregiudizio agli interventi educativi / Maura Gelati. La diversità è affrontata in modo diverso a seconda della cultura/società. Spesso è stata bersaglio di pregiudizi, discriminazioni, stereotipi. La diversità accoglie molteplici variabili (diversità per religione, ideologia, cultura…), ma c’è un secondo livello di diversità come colui che presenta deficit. La pedagogia speciale ha come campo di studio il processo educativo di coloro che si segnalano per situazioni di disabilità, minorazione, deficit e sviluppa strategie per soggetti in età evolutiva per affrontare il problema della partecipazione sociale. Questo è affrontabile solo educandoli in un contesto con soggetti con sviluppo tipico (definiti “normali”) e alunni con bisogni educativi speciali, realizzando una reale integrazione. L'importanza della scuola è fondamentale: è il primo luogo di sperimentazione della cooperazione, condivisione e partecipazione. Importante è l’integrazione scolastica come partecipazione attiva per reciproco arricchimento, rendendo necessaria la formazione docenti.

Parte prima - percorsi d’integrazione

La pedagogia speciale italiana e alcune delle sue radici

L’oggetto della pedagogia è l’educazione e la pratica dell’educazione stessa. Ha il compito di “farsi scienza” individuando l’educazione come suo oggetto da trattare come idee che si vanno perfezionando, che si studiano i meccanismi che le strutturano e se ne verificano le modalità con cui questi si rapportano con il reale.

Nel tempo si sono formulate varie pedagogie che hanno mutato solo gli ambiti di indagine dell’evento, divenendo settori disciplinari specifici. La pedagogia speciale mantiene il focus sullo studio del rapporto educativo considerando, però, metodi specifici per rispondere in modo speciale ai bisogni educativi speciali di soggetti che hanno menomazioni, deficit o condizioni di salute che possono portare a disabilità. Il campo d’indagine si è oggi allargato anche all’età adulta. Gaspari la chiama pedagogia della complessità. I soggetti che presentano disabilità escono dalla norma e richiedono strumenti e metodi educativi/formativi fuori dalle normali prassi didattiche, sviluppando una didattica speciale orientata alla riflessione.

I soggetti fuori norma presentano tempi di sviluppo molto diversi rispetto ai coetanei oppure non sono in grado di avvalersi delle risorse che gli educatori offrono per favorire apprendimenti e socializzazione. Il linguaggio della pedagogia speciale ha fatto più volte un’esperienza di deterioramento semantico: molti termini usati connotavano più gli aspetti negativi degli eventi che quelli positivi, come “idiota” (Ségin lo usa per un individuo che si isola al punto di non comunicare e incapace di rompere la barriera che lo separa dal mondo, richiede un trattamento educativo speciale), “deficienti” (De Sanctis si riferisce a soggetti con ritardo mentale) che hanno fatto parte del linguaggio degli studiosi per categorizzare i disabili.

Tuttavia, si è fatta confusione e messi in discussione anche altri termini come handicappato. La legge 104/1992 (legge quadro) lo definisce come chi presenta minorazione fisica, psichica, sensoriale stabilizzata o progressiva che ha conseguenze. Quindi una minorazione è causa di handicap, mentre in realtà la diventerà se non ci si sa rendere disponibili, a coloro che presentano deficit/minoranze, delle risorse educative, relazionali, culturali per evitargli la situazione di handicap.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha redatto un importante documento (ICF) dove sono spariti i termini handicap, handicappato e sostituiti con partecipazione, funzionamento degli individui con situazioni di salute particolari (dalla Classificazione internazionale del funzionamento, OMS). In Italia nei documenti l’handicap è lo svantaggio che il soggetto con deficit/menomazioni si trova a subire a causa delle condizioni ambientali e sociali del contesto in cui vive. L’handicap non va confuso con una malattia o l’esito di una malattia, che è rappresentato invece dalla disabilità. L’handicap è uno svantaggio che si verifica nell’impatto sociale.

Disabile è colui che presenta disabilità (menomazioni, limitazioni dell’attività o restrizioni della partecipazione), individuo a cui mancano una o più competenze, abilità ma non si dice che invece egli possiede anche delle abilità. Qualcuno propone quindi diversamente abile per una lettura in positivo delle caratteristiche possedute, ma diverse. Nel 2003 (anno europeo delle persone disabili) in sostituzione a disabile, si utilizza il termine diversabile: chi ha un deficit o una menomazione, ma sottolinea la positività e non la non-abilità. La conoscenza del soggetto va sempre fatta partendo dalle abilità che possiede, non da ciò che non ha. Importante avvicinare un soggetto partendo da quelle che sono le sue capacità e potenzialità. Ma è difficile che una parola nuova cambi l’immagine sociale!

Nel Novecento inizia l’obbligo scolastico per ciechi e sordi (Riforma Gentile, 1923) e avocazione delle scuole per insufficienti mentali. Sono i soggetti che “escono dalla norma” coloro per i quali si studiano modelli educativi e di istruzione per renderli socialmente utili con atteggiamenti più assistenzialistici. Il diverso concetto di educazione porta al cambiamento del nome della disciplina che si occuperà di ciò:

  • Pedagogia emendativa, focus sul soggetto anormale da normalizzare, emendare, correggere con l’educazione
  • Ortopedagogia, prevenire e curare tutte le devianze per portarlo a comportamenti conformi alle regole
  • Pedagogia curativa, diversità come malattia da curare
  • Pedagogia d’aiuto, enfasi sulla fragilità del soggetto da aiutare
  • Pedagogia di sostegno, necessaria educazione che sostenga il disabile
  • Pedagogia speciale, oggi perché i bisogni educativi speciali necessitano di risposte speciali

Nel Settecento l’interesse educativo era limitato ai soggetti con deficit sensoriali. Nell’Ottocento l’attenzione è volta agli anormali psichici. L’odierna pedagogia speciale nasce dopo il XVIII secolo quando la conoscenza di quei diversi diventa componente di una società con sensibilità culturale e politica. La base la si deve a due figure:

  1. Itard, si occupa dell’educazione di un diverso per caso, seguace di Locke. Lavora a Parigi con l’Istituto imperiale per i sordomuti. Ha un approccio pedagogico, anche se all’inizio non ha alcuna competenza né pedagogica né scientifica. Irato è divenuto qualcuno aiutando un essere che non era nessuno a diventare qualcuno.
  2. Séguin, ha inizialmente rapporti con Itard, ma rifiuta il modello di educazione individualizzata e fonda la prima scuola per l’educazione di insufficienti mentali gravi (gli idioti) e applica la possibilità di migliorare le motivazioni dei soggetti attraverso la loro partecipazione attiva all’ambiente; il valore e l’efficacia dell’intervento precoce e continuo, la possibilità della ricostruzione totale della funzione distorta o non sviluppata. Sostenitore del valore di un’educazione funzionale alla produttività e al rientro in società del soggetto con deficit intellettuale.

Tra Ottocento e Novecento fioriscono in Italia iniziative a favore dell’educazione dell’infanzia derelitta, deficiente. Lega nazionale per la protezione dei fanciulli deficienti, voluta da Bonfiglioli (direttore dell’ospedale psichiatrico di Roma) con l’obiettivo di aprire degli Istituti speciali per insufficienti mentali. L’associazione ebbe l’attiva partecipazione di De Sanctis. I grandi nomi che fanno da sfondo all’attuale Pedagogia Speciale, che hanno iniziato percorsi nuovi e li potenziano al punto di mostrarne anche oggi la necessità di perseguirli, pur con modalità e strumenti diversi sono:

  • Sante De Sanctis, neuropsichiatra infantile e psicologo sperimentale, nel 1899 apre a Roma il primo asilo-scuola per minorati psichici, per i quali progetta un rientro attivo nella società grazie all’educazione e alla riabilitazione attuata su basi scientifiche. Principio positivista del ruolo dell’educazione e del ruolo della prevenzione nel trattamento medico-psico-pedagogico. Nel modello che propone è dato grande spazio al lavoro, fondamentalmente per lo sviluppo personale e per la futura integrazione sociale del fanciullo deficiente, che presenta cioè limiti a livello intellettuale. Verifica sul campo le sue teorie, come nell’asilo-scuola per fanciulli di famiglia agiata, fondato nel 1899, nel quale è messo in atto l’insegnamento individualizzato, con lezioni di canto, educazione fisica, di avviamento al lavoro: aspetti nuovi per gli orizzonti dell’educazione dei disabili del tempo.
  • Maria Montessori, studia l’educazione degli anormali e metodi per la loro educazione. Traduce da sola Séguin e si fa costruire il materiale didattico di Séguin. Va a Parigi, Londra per studiare l’applicazione del metodo ma nessuno conosce e adotta il suo metodo. Dopo 60 anni sperimentò il metodo Séguin apportando alcune modifiche. La pedagogia della Montessori si radica nella biologia, nella psicologia. È una pedagogia che lei definisce scientifica. Nell’educazione dei soggetti con ritardo mentale vede l’importanza di coniugare le competenze didattiche, possedute dalla maestra, con le competenze del medico. Periodo dei medici-educatori: dal deficit del soggetto disabile inizia l’approccio educativo e il generarsi della supremazia dell’ambito medico nell’ideazione dei metodi didattici per ridurre le difficoltà dei soggetti ritardati, malati, amorali. I medici-educatori credono che ai disabili serva un’educazione creata solo per loro, in ambienti e strutture separate, perché come sostiene la Montessori: il cattivo comportamento dei bambini con ritardo mentale potrebbe essere imitato dai normodotati; i bambini ritardati potrebbero subire troppe frustrazioni non riuscendo ad apprendere come i compagni. Scuole dunque per tutti, ma separate. Un modello che la Pedagogia Speciale italiana oggi non condivide, perché negli ultimi trent’anni vive nell’integrazione!
  • Giuseppe Ferruccio Montesano, ruolo fondamentale nella formazione degli insegnanti per i soggetti con ritardo mentale, e per il costante impegno a favore dell’infanzia mentalmente anormale. Nel 1900 nasce a Roma la Scuola Magistrale Ortofrenica per la formazione di insegnanti per minorenni anormali (di cui ne fu direttore per anni) e nel 1901 nasce l’Istituto medico psico-pedagogico dove le maestre svolgono tirocinio con alunni con ritardo mentale al fine di conseguire la specializzazione e poter insegnare nelle scuole speciali e negli istituti per anomali psichici. Nel 1913 fondò una rivista L’assistenza dei minorenni anormali, molto spazio dato a relazioni riguardanti le Scuole ortofreniche italiane e di vari paesi europei. A lui si riconosce di:
    • Aver dato importanza alla formazione degli insegnanti che dovevano avere conoscenze, metodi e strumenti speciali, per rispondere a richieste speciali
    • Aver intuito il ruolo della specializzazione per questi docenti
    • Aver capito la necessità di una formazione continua attraverso il contributo della rivista

Le istituzioni speciali per l’educazione dei disabili

Una storia dell’educazione dei soggetti disabili non è stata ancora scritta perché si pensa che non si possa costituire un patrimonio culturale utile alla riflessione, oppure chi si occupa di Pedagogia Speciale si lascia prendere dall’urgenza di affrontare tematiche dettate da eventi che sopraggiungono. Ora percorriamo un tratto di storia dell’educazione dei soggetti disabili, iniziata con l’obbligo scolastico per alcune categorie di soggetti con menomazioni o deficit, con l’obiettivo di integrazione nella scuola comune di alunni con BES.

Montesano offrì una chance agli alunni in difficoltà (anche demotivati, provenienti da famiglie socio-culturalmente deprivate) aprendo classi meno numerose e con programmi semplificati. Nascono a Roma nel 1908 le prime classi differenziali dove furono accolti i bambini tardivi. La proposta ebbe subito il consenso della scuola e nel 1910 le classi differenziali romane passarono sotto la gestione del Comune di Roma; in altre città italiane si sperimentavano analoghe iniziative. In questo periodo non esisteva l’obbligo scolastico per questi soggetti. Oggi c’è un’altra sensibilità derivata dalla cultura, dalle conoscenze di tipo pedagogico, psicologico e sociologico.

Solo con la Riforma Gentile si hanno norme sull’obbligo scolastico per ciechi e sordi, tutti gli altri con diverse disabilità non erano tenuti all’obbligo, quindi anche lo Stato non metteva a loro disposizione nessun servizio educativo e d’istruzione. Le iniziative dei Comuni purtroppo erano limitate alla disponibilità economiche. La Riforma Gentile fu il primo giro di boa per quanto riguarda l’istruzione e l’educazione dei disabili italiani. Un secondo giro si ebbe con il processo di integrazione nelle scuole comuni dei soggetti con BES, qualsiasi tipo di disabilità o difficoltà di partecipazione essi presentassero.

La riforma Gentile divenne operativa nel 1928 con il regolamento generale che prevedeva che dovevano essere avviati a classi differenziali quegli alunni con atti di permanente indisciplina tali da lasciare il dubbio che possano derivare da anormalità psichiche. Però furono poche le classi differenziali statali aperte negli anni successivi e nella maggior parte dei casi accoglievano alunni che ponevano problemi alla scuola, il più delle volte di carattere disciplinare...difficile credere che qui venisse offerta loro un’occasione migliore di scolarizzazione. Queste classi avevano la finalità di liberare la scuola comune, in parte, dalle difficoltà che incontrava, più che di rispondere ai problemi posti dagli alunni con bisogni educativi speciali. Dai registri risulta solo qualche osservazione sull’alunno e niente più. Non si può sapere neanche se gli insegnanti avessero un titolo di specializzazione. Le classi differenziali e le classi aperte con altri nomi, continuano ad essere a carico dei Comuni fino al 1933 quando poi passarono allo Stato senza cambiare di molto.

Per i ciechi, sordi e anormali psichici furono istituite le scuole speciali, in plessi distinti da quelle comuni. Nacquero invece gli istituti speciali per quei bambini/ragazzi che, per differenti motivi, non potevano vivere in famiglia.

I minorati di vista

Inizio XX sec. ci sono grandi difficoltà all’educazione e all’istruzione di coloro che presentano minorazione visiva. Il cieco non ha l’obbligo scolastico. Non esistono scuole per ciechi e gli Istituti già fondati vivevano di beneficienza. Grazie alla Riforma Gentile furono fissate alcune linee operative:

  • Scolarizzazione dei minorati della vista
  • Nelle scuole speciali fino alla 3° classe
  • Poi dovevano frequentare le pubbliche scuole comuni

Furono pochi i bambini che in quegli anni passarono dalle Istituzioni speciali alla scuola comune, per non mettere a rischio i risultati conseguiti e per lo sviluppo complessivo del bambino non vedente. Qualche esperienza di coeducazione tra normodotati e ciechi si ebbe nelle scuole elementari di Firenze nel 1926 e i risultati furono più che soddisfacenti.

Nel 1952 la legge 1463 impose la frequenza della scuola speciale per tutto il ciclo elementare perché nelle scuole comuni un cieco non avrebbe trovato quegli insegnamenti per lui obbligatori, dettati dalle esigenze della sua minorazione, statalizzazione delle scuole. Un cieco non poteva sottrarsi alla scuola speciale fino al completamento dell’obbligo scolastico e nelle scuole comuni non avrebbe trovato gli insegnamenti per lui obbligatori.

Istituzioni speciali per educare i sordi

Nel 1807 a Napoli apre una scuola per i sordi, nel 1805 a Milano, 1811 Genova. Il 1828 aprì un Istituto a Verona grazie a don Antonio Provolo, uno a Modena per le ragazze sorde e uno a Siena grazie a Tommaso Pendola. Lo stato fissò (1928) l’obbligo scolastico a 16 anni da assolversi in istituzioni speciali. Molti Istituti italiani per sordi avevano alle spalle interessanti esperienze e un dibattito sul metodo più idoneo a educare un sordo: farli comunicare attraverso la gestualità VS avviarli a usare la comunicazione orale. Lo scontro tra i sostenitori si concluse con il Congresso di Milano nel 1880, che optò per la comunicazione orale, ma negli Istituti continuò ad esserci confusione mischiando i metodi. Pasquale Ferrari insegnò nella scuola per sordi di Varese; pubblicò lavori sull’educazione dei sordi collaborando anche al Dizionario illustrato di pedagogia.

Dei minorati dell’udito il legislatore non si occupò per diverso tempo, lasciando che le Istituzioni scolastiche funzionassero all’interno degli Istituti per sordi, fino agli anni ’70, quando i primi processi di integrazione scolastica determinarono notevoli cambiamenti.

Istruzione ed educazione degli “anormali psichici”

Anormali psichici sono soggetti con deficit intellettuale e problemi psichici; i minori con disabilità non sensoriali. La sanitarizzazione dell’educazione dei disabili nasce con l’apertura delle stesse Istituzioni che se ne occupano, detta metodi/strumenti agli insegnanti impegnati in questo compito. Le indicazioni hanno spesso base clinica. Montesano sottolinea che il maestro deve appurare il patrimonio dell’allievo, per aumentarlo gradualmente secondo un ordine. Procedere con più lentezza che con i bambini normali, frazionando le coordinazioni. Da una serie di indicazioni date dal buon senso. De Sanctis non è medico, ma anche lui parla con autorità e critica i Giardini (scuola in...)

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 18
Riassunto esame pedagogia speciale, Garbo, libro consigliato Pedagogia speciale e integrazione. Dal pregiudizio agli interventi educativi di Maura Gelati Pag. 1 Riassunto esame pedagogia speciale, Garbo, libro consigliato Pedagogia speciale e integrazione. Dal pregiudizio agli interventi educativi di Maura Gelati Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame pedagogia speciale, Garbo, libro consigliato Pedagogia speciale e integrazione. Dal pregiudizio agli interventi educativi di Maura Gelati Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame pedagogia speciale, Garbo, libro consigliato Pedagogia speciale e integrazione. Dal pregiudizio agli interventi educativi di Maura Gelati Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 18.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame pedagogia speciale, Garbo, libro consigliato Pedagogia speciale e integrazione. Dal pregiudizio agli interventi educativi di Maura Gelati Pag. 16
1 su 18
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Diana Artemide di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Garbo Roberta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community