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Motivazione: definizione e importanza

Motivazione desta interesse in vari ambiti applicativi. È una parola che ha una connotazione estremamente positiva. L’assenza di motivazione è qualcosa di problematico. Spesso all’assenza di motivazione si adducono una serie di cose: es. un calo prestazionale, una situazione di abbandono, uno scarso rendimento scolastico, ecc…

Che cos'è la motivazione?

Se penso alla motivazione penso al fine, all’obiettivo, a quanto mi è chiaro dove voglio arrivare, alla spinta. La spinta può essere interna (qualcosa che viene da dentro) o esterna (qualcosa che mi attrae o che mi spinge da fuori). Es. Anche se la maggior parte di noi si è immatricolato lo stesso anno, non tutti si laureeranno nello stesso periodo. In questo influisce anche la motivazione.

I fattori che portano a fare una scelta, a far sì che una persona intraprenda un certo percorso, sono gli stessi che garantiscono il mantenimento all’interno di questo percorso?

Concettualizzazione della motivazione

A differenza del costrutto di personalità, che ha mantenuto una sua concettualizzazione stabile, nello studio della motivazione si sono susseguiti tanti modi di vedere la motivazione diversi. Questo ha portato a delle concettualizzazioni della motivazione diverse.

  • Motivazione deriva dalla parola “movere”, che significa “muovere”, “far partire”.
  • Quando si parla di “motivazione” ci si riferisce a quell’insieme di processi che fanno partire, danno direzione e mantengono nel corso del tempo azioni, comportamenti, abitudini, ecc…
  • Si è passati da una concettualizzazione della motivazione simile a quella dei tratti di personalità a una cognizione molto più cognitiva.

Teorie classiche della motivazione

I primi costrutti motivazionali: dagli istinti ai motivi

All’interno delle teorie classiche troviamo costrutti quali l’istinto e la pulsione.

Che cos'è l'istinto?

Qualcosa di innato, che non è sotto il nostro controllo. Facciamo tante cose per istinto. Istinto è uno dei primi termini individuati per parlare della motivazione.

  • Istinto = tendenza innata all’azione, essenziale alla sopravvivenza dell’individuo e della specie.

James

Secondo James “gran parte del comportamento umano può essere spiegato da istinti a intraprendere determinate azioni”. Il termine “istinto” non si usa molto per parlare di motivazione ma in generale è ancora molto usato. Nella concettualizzazione di James l’istinto è intrinsecamente associato a un valore evoluzionistico. Negli anni il costrutto di istinto divenne qualcosa per spiegare tutto.

McDougall (1908)

McDougall fa una tassonomia degli istinti che cerca di spiegare tante cose, non solo quelle legate a bisogni primari ma anche tutta una serie di altri comportamenti molto complessi.

  • L’istinto è una disposizione innata ad agire e a prestare attenzione a specifiche categorie di oggetti ed eventi utili alla sopravvivenza e al benessere.
  • La percezione di questi oggetti/eventi suscita un’emozione che sostiene e guida l’azione motivata.
  • Ogni istinto è caratterizzato da un riconoscere qualcosa, da un’emozione nei suoi confronti e da un tendere verso di (o lontano da) essa.
  • Oggetti ed eventi che suscitano l’emozione tipica di un istinto possono variare in base all’esperienza individuale.
  • Classificazione di istinti basata sullo scopo al quale sono diretti.

Gli autori dell’epoca prendono il concetto di istinto per spiegare non solo comportamenti finalizzati a soddisfare i bisogni di base ma anche per spiegare comportanti più complessi (es. socialità).

Pulsioni

Sono alla base delle teorie omeostatiche, nelle quali l’organismo viene visto come un sistema per sua natura finalizzato a raggiungere e a mantenere una condizione di equilibrio o omeostasi. Quando l’equilibrio si rompe, poiché viene a mancare una componente del sistema, si viene a creare una carenza biologica che deve essere compensata e che viene sentita a livello psicologico come una pulsione. La pulsione è dunque una spinta che induce l’organismo a cercare gli oggetti in grado di colmare lo stato di carenza e, quindi, a ripristinare l’omeostasi.

Freud (1905)

La pulsione è un concetto “limite” tra lo psichico e il corporeo, che deriva da un’eccitazione somatica e che attiva un comportamento finalizzato all’eliminazione della tensione (modelli tensioriduttivi).

Hull (1943)

Ogni comportamento deriva dalla combinazione di due fattori, la pulsione e l’abitudine. La pulsione è la forza energizzante (drive) dell’azione, che è in grado di dare avvio a molti comportamenti sulla base delle diverse abitudini apprese.

  • I risultati dei suoi esperimenti indussero Hull a introdurre altri due fattori: l’aspettativa e l’incentivo. I ratti correvano molto più velocemente quando sapevano che ad aspettarli al termine dei labirinti predisposti da Hull c’era del cibo, e correvano ancor di più quando il cibo era costituito da gustoso pane e latte piuttosto che da semi di girasole!

Bisogni

Il costrutto di istinto viene ben presto soppiantato da un costrutto simile, ma un po’ più complesso, ovvero il costrutto di bisogno. Il concetto di bisogno si rifà a un’idea di funzionamento omeostatico: il bisogno si sente come una mancanza quando c’è uno squilibrio. Sentire un bisogno significa sentire un qualcosa che deve essere colmato.

Murray (1939)

Uno degli autori che più ha parlato di bisogno in ambito psicologico è Murray. Murray si colloca all’interno del filone fenomenologico – umanistico e concepisce il bisogno come una forza psicologica che ha sede nel cervello e guida l’azione. Nel guidare l’azione influenza i processi di base (percezione, attenzione, memoria). I bisogni vengono sentiti come delle mancanze e orientano i processi di base.

  • Il bisogno è una “forza psicologica” che ha sede nel cervello e che guida l’azione, influenzando i processi di attenzione, di percezione e di pensiero, in modo da modificare una situazione non soddisfacente.

Murray distingue due tipi di bisogni. I bisogni possono essere:

  • Viscerogeni (primari/innati): hanno a che fare con la nostra dimensione fisica. Es. fame, sete, ecc... riducono la tensione.
  • Psicogeni (secondari/acquisiti): non sono innati, possono essere acquisiti e sono quelli che in modo maggiore ci differenziano gli uni dagli altri. Es. affiliazione, successo, ecc... possono anche aumentare la tensione.

Murray aggiunge anche il costrutto di pressione.

  • I bisogni degli individui interagiscono con le pressioni esterne, ovvero risorse e limiti al soddisfacimento dei bisogni. Le pressioni possono essere:
    • Alpha: oggettive
    • Beta: percepite
  • Secondo Murray i bisogni devono necessariamente trovare soddisfazione in un contesto fisico o relazionale. Questo “fuori” ha una sua dimensione oggettiva o una sua dimensione percepita. In altre parole, l’insieme delle risorse o degli ostacoli (che mi ostacolano o mi permettono di realizzare i miei bisogni) che l’ambiente mi offre e che costituiscono le pressioni, possono avere una loro dimensione oggettiva o una loro dimensione percepita. Secondo Murray, nella vita di ciascuno di noi c’è un intreccio caratteristico tra pressioni e bisogni. Essendo ciascuno di noi caratterizzato da alcuni bisogni piuttosto che altri, ci scontriamo con le stesse persone nel corso della nostra vita. Si vengono quindi a creare i temi di vita. Bisogni + pressioni = temi di vita (rilevabili con il test di Appercezione tematica (TAT)). Ciascuno di noi ha un proprio tema che deriva dall’intreccio di pressioni e bisogni. Studiare i temi di vita è il modo per riconoscere sul piano motivazionale la persona.

Il Tematic Apperception Test (TAT)

È un test proiettivo implicito. Come per gli altri test proiettivi, l’intenzione è quella di cogliere elementi che sono al di sotto del livello della consapevolezza. Il TAT non presenta stimoli destrutturati come il Rorschach, ma comunque presenta stimoli ambigui. Vengono mostrate delle immagini ambigue e si chiede ai soggetti di dire cosa rappresenta, cosa è successo prima e cosa succederà poi. La gente nel raccontare le storie ci mette dentro i propri bisogni, i propri temi di vita. Lo scoring delle storie elaborate a partire da queste tavole è finalizzato proprio ad enucleare la presenza di alcuni bisogni piuttosto che altri, spezzettando il testo e tentando di individuare nel testo elementi che fanno riferimento ai bisogni che Murray aveva incluso nella sua tassonomia. È difficile trovare delle tavole che fanno riferimento unicamente ad un bisogno. Il TAT è stato utilizzato anche da McClelland.

Bisogni – Maslow (1954)

Il costrutto di bisogno è stato utilizzato anche da Maslow. Piramide di Maslow, utilizzato anche in ambito organizzativo - lavorativo. Maslow mise in evidenza che ci sono tanti bisogni diversi, tutti presenti nelle persone. I bisogni sono posti su una piramide. All’apice della piramide ci sono i bisogni di realizzazione, che sono bisogni intrinseci nella natura di tutti noi. Maslow, come Murray, ritiene che questi bisogni siano universali, come i Big Five.

  • Secondo Maslow i bisogni sono in ordine gerarchico (dai più primitivi ai più evoluti): secondo Maslow per esempio per poter sentire il bisogno di stima devo prima aver soddisfatto i bisogni fisiologici, i bisogni di sicurezza e i bisogni di appartenenza. Tuttavia, le ricerche dimostrano che i bisogni possono coesistere (posso sentire un’urgenza su più livelli) e spesso le persone sacrificano (rinunciano a soddisfare) i bisogni alla base per soddisfare qualcosa di più elevato.
  • I primi 4 tipi di bisogni riflettono uno stato di carenza (mirano alla riduzione della tensione), mentre quello di autorealizzazione è un bisogno da crescita e comporta una ricerca di tensione.

Critiche al modello di Maslow

  • Non esaurisce tutta la varietà dei bisogni possibili (critica valida anche per altre teorie tassonomiche).
  • Non coglie le differenze individuali.
  • Non spiega la coesistenza di bisogni di livello diverso e il possibile sacrificio di bisogni di ordine inferiore nella gerarchia a favore di quelli più elevati.

Motivi e motivazione – McClelland (1987)

McClelland sostituisce il costrutto di bisogno con il costrutto di motivo, perché più dei suoi predecessori vuole allontanarsi dall’aspetto biologico, organico e pone il suo costrutto motivazionale su un piano psicologico. Il termine motivo per McClelland si rifà molto a un tema di “concern” (preoccupazione). “Concern” è una sorta di preoccupazione ricorrente, un qualcosa che ho nella mente di continuo, che orienta i nostri processi attentivi, percettivi, mnestici, ecc...che devono arrivare al raggiungimento di un obiettivo connesso al motivo. Distingue motivo da motivazione. McClelland dice che i motivi possono essere presenti nelle varie persone ma non sempre sono attivati. Nel momento in cui il motivo è attivo si parla di motivazione.

  • Il motivo è una “preoccupazione” ricorrente (concern) che orienta i processi attentivi e percettivi e seleziona ed energizza il comportamento, orientandolo verso il raggiungimento di certe mete.
  • I motivi riflettono bisogni differenti e possono tradursi in vari comportamenti finalizzati a raggiungere gli scopi che sono fonti di soddisfazione.
  • I motivi non sono sempre tutti attivati; l’attivazione di un motivo prende il nome di motivazione e si traduce in un impulso a mettere in atto azioni che sono diverse da un individuo all’altro a seconda delle interpretazioni che le persone danno dei propri stati interni e delle circostanze in cui si trovano (variabilità individuale).

Tre motivi/orientamenti motivazionali definiti da McClelland

  • Motivo alla riuscita: spinta a fare bene, a migliorarsi di continuo. Si articola intorno a due poli: desiderio di eccellenza e la paura del fallimento.
  • Motivo all’affiliazione: Si articola intorno a due poli: desiderio di protezione e la paura del rifiuto.
  • Motivo al potere: di solito è inversamente associato al motivo all’affiliazione. Si articola intorno a due poli: desiderio di dominio e la paura della dipendenza.

Benché i tre motivi possano coesistere nella stessa persona e dare quindi luogo a diverse configurazioni motivazionali, gli individui generalmente differiscono nella forza relativa di ciascun motivo e spiccano per un motivo piuttosto che per l’altro. La prevalenza dell’uno o dell’altro motivo, e più in generale il loro sviluppo, dipendono principalmente da fattori di tipo sociale; secondo McClelland, infatti, i motivi sono appresi primariamente come risultato delle esperienze precoci e dei processi di socializzazione.

Le persone prevalentemente orientate alla riuscita

  • Amano fare le cose nel modo migliore possibile, con perseveranza e responsabilità.
  • Preferiscono misurarsi con compiti moderatamente difficili e rischiosi.
  • Amano avere feedback sulle proprie prestazioni, ai quali sono molto sensibili.
  • Sono dotate di realismo e analizzano le situazioni in termini di costi/benefici.
  • Amano le innovazioni e i nuovi modi di fare le cose.

Le persone prevalentemente orientate all’affiliazione

  • Amano sentirsi amate, accettate e benvolute dagli altri.
  • Valorizzano molto le relazioni interpersonali.
  • Preferiscono incentivi come l’approvazione e l’accettazione da parte degli altri.
  • Preferiscono ascoltare e collaborare piuttosto che competere, fino ad assumere atteggiamenti conformistici.
  • Non provano attrazione verso posizioni di comando e non amano essere al centro dell’attenzione.

Le persone prevalentemente orientate al potere

  • Hanno una forte spinta verso l’autoaffermazione.
  • Sono attratte da posizioni prestigiose e ad elevato status socio-economico.
  • Sono disposte ad intraprendere attività rischiose e a sacrificare legami, pur di raggiungere posizioni di comando.
  • Amano essere al centro dell’attenzione e guidare gli altri.
  • Amano la competizione, fino ad assumere atteggiamenti aggressivi.

Tavola del TAT: “Un giovane seduto ad una scrivania in atteggiamento pensoso”

  • Storia caratterizzata da un orientamento all’affiliazione: È un ingegnere che sta lavorando molto. È preoccupato per il fatto di dover trascurare sua moglie. Ella si lamenta che lui tiene più al lavoro che alla famiglia. Sembra incapace di soddisfare i propri superiori ed i propri cari. Riuscirà tuttavia a terminare il lavoro e a rientrare a casa in tempo per stare insieme a sua moglie.
  • Storia caratterizzata da un orientamento al potere: È un famoso architetto che vuole vincere una competizione mondiale per la nomina del migliore architetto. È preoccupato, teme che il suo miglior lavoro sia stato trafugato da un suo concorrente. Gli verrà in mente una nuova idea che farà di lui un vero caposcuola.

Teorie classiche: motivazione in termini di costrutti come bisogni

I fattori motivazionali spingono la persona orientandola a fare determinate cose. Nella concettualizzazione dei costrutti motivazionali si cerca di andare a cogliere questa idea di spinta e orientamento.

Due versioni di uno stesso strumento, sviluppate in Italia

Obiettivo: misurare orientamenti motivazionali individuati da McClelland (potere, affiliazione, riuscita). Test sviluppato circa 10 anni fa. Due versioni:

  • 1 versione generale, che mira a misurare i costrutti che indaga in maniera cross situazionale, quindi senza riferimento specifico a nessun contesto.
  • 1 versione contestualizzata al contesto lavorativo. Le formulazioni degli item utilizzati sono diverse nelle due versioni.

Nella versione generale non c’è una normativa, non è stata fatta una taratura del test, non c’è un manuale, quindi non ci sono punteggi standardizzati. Mentre invece esistono delle norme per la versione contestualizzata al contesto lavorativo, che è la versione “commercializzata”. Esistono quindi delle norme per situazioni competitive.

1° test: TOM (Test di Orientamento Motivazionale) : versione generale

Le denominazioni dei tre motivi sono un po’ diverse rispetto a quelle originali utilizzate da McClelland: al posto del termine riuscita c’è obiettivo, al posto di affiliazione c’è relazione, al posto di potere c’è leadership.

  • I punteggi che otteniamo sono punteggi grezzi e quindi possono solo dirci come siamo rispetto a una media teorica. Quindi ci consentono di dire solo quanto tra di loro sono simili o diversi i punteggi e quindi ci consentono di dire se ci sono una o due dimensioni che spiccano sulle altre o se le tre dimensioni sono abbastanza simili.

Quando compiliamo lo stesso strumento, ma pensato per contesto lavorativo, i punteggi sono differenti?

2° test: TOM: versione contestualizzata

Il TOM per il contesto lavorativo valuta 4 dimensioni e non tre.

  • Obiettivo
  • Leadership
  • Relazione
  • Innovazione: La dimensione all’innovazione costituisce una dimensione a sé. Questo perché non necessariamente l’orientamento all’innovazione si associa esclusivamente all’orientamento alla riuscita.

Il test ha inoltre una scala di desiderabilità sociale, per verificare quanto le persone hanno risposto onestamente. Come ci posizioniamo rispetto alle tabelle di riferimento? Se ci confrontiamo con un gruppo di riferimenti ci sono cambiamenti nei punteggi.

Siamo sempre consapevoli dei motivi che guidano il nostro comportamento? (McClelland, Ko...)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ali7877 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Motivazione, Emozione e Personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Steca Patrizia.
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