Domandone MEP
I metodi della psicologia della personalità
I metodi della psicologia della personalità sono tre:
- Il metodo correlazionale adotta un approccio nomotetico (focus sulla popolazione) che vuole operare una generalizzazione all’interno della popolazione. Gli obiettivi sono individuare i profili e le tipologie di personalità ed indagare le relazioni e i pattern di influenza tra aspetti della personalità e del comportamento. Si attuano misurazioni e non manipolazioni. Questo metodo cerca di ottenere delle configurazioni dei tipi tramite la seguente procedura: cercare le relazioni che intercorrono tra più tratti, individuazione di profili, individuazione di tipi, ovvero di profili ricorrenti nella popolazione. Essi devono essere maggiormente frequenti rispetto ad una distribuzione del tutto casuale.
- Il metodo sperimentale adotta un approccio nomotetico. L’obiettivo è quello di individuare dei nessi di causa-effetto tra caratteristiche di personalità, comportamento e performance. Una ricerca per chiamarsi sperimentale deve consistere in un esperimento (creazione di condizioni, manipolazione della situazione). Questo metodo non è interessato ai tipi, ma ad una manipolazione delle variabili. Si può fare una differenziazione tra veri esperimenti (controllo completo su chi, che cosa, quando, dove, come – assegnazione casuale ai gruppi) e quasi esperimenti (controllo incompleto – selezione dei soggetti in gruppi già esistenti).
- Il metodo clinico adotta un approccio idiografico (focus sul singolo individuo). L’obiettivo è quello di cogliere le dimensioni uniche della personalità individuale e il suo sviluppo nel corso del tempo.
Dibattito descrizione-spiegazione in relazione ai tratti di personalità
I tratti di personalità sono stati ampiamente riconosciuti come ottimi descrittori della personalità e come predittori del comportamento; spiegano inoltre le differenze individuali. Tuttavia vi è un acceso dibattito nel sostenere che la personalità sia anche in grado di spiegare il comportamento. Secondo l’approccio disposizionale, la personalità si può descrivere, spiegare e prevedere; i tratti hanno un substrato biologico e costituiscono un insieme di tendenze a pensare, sentire e agire in modi relativamente stabili nel tempo e nelle diverse situazioni.
Per l’approccio social-cognitivo, invece, la personalità si può solo descrivere e prevedere, ma non spiegare, perché a spiegare sono gli obiettivi e gli scopi che le persone si pongono, che sono relativamente stabili nel tempo. Questo approccio assimila i tratti a delle etichette riassuntive di modalità abituali di comportarsi. Vi è un’attribuzione maggiore all’influenza dei processi di socializzazione e di contesto. Le differenze individuali si situano a livello cognitivo.
Secondo un approccio “forte” i tratti latenti determinano e causano la varietà del comportamento agibile umano. Secondo un approccio “debole”, incarnato dalla critica di Mischel, i tratti hanno una valenza meno importante nel campo della personalità, in quanto sono i comportamenti a determinare i tratti latenti.
Cosa si intende per stabilità relativa? Fai un esempio.
La stabilità relativa si riferisce al mantenimento da parte di un individuo della medesima posizione in relazione a quella di altri. Ad esempio, una persona è la terza della classe alle elementari, medi e superiori.
Ipotesi della sedimentazione linguistica
Cattell ha sviluppato l’ipotesi della sedimentazione linguistica (1943-1947), secondo la quale i descrittori che servono a riconoscersi e a distinguersi sono rintracciabili nella lingua che le persone parlano, perché costitutivi del loro modo di pensare e di interagire. Tali descrittori sono rintracciabili nel vocabolario. Cattell ha ridotto la lista di Allport e Odbert tramite un processo logico di eliminazione e selezione dei termini relativi ai tratti. Questo processo, insieme all’utilizzo dell’analisi fattoriale, ha portato all’individuazione di 12 fattori.
Cattell ha fatto uso del termine “sedimentazione” per enfatizzare la presenza di descrittori tipici, che si sono sedimentati nella lingua e permangono tutt’ora nel tempo. Egli ha ampliato e legittimato l’approccio psicolessicale con la sua ipotesi della sedimentazione, secondo il quale la maggior parte delle differenze individuali di maggiore rilievo sono codificate come singole parole nel linguaggio naturale.
Punti deboli del modello dei Big Five
È possibile riconoscere sei punti deboli del modello dei Big Five:
- Abitualmente le persone usano un numero più limitato di fattori per descrivere sé stesse e gli altri.
- I cinque fattori non esauriscono la varietà delle caratteristiche che descrivono la personalità, né permettono una descrizione accurata delle singole individualità.
- I cinque fattori assumono una diversa rilevanza quando valutiamo la nostra personalità e quella degli altri.
- Fattori estratti a livello di popolazione solo in parte trovano riscontro a livello di individui.
- Non tutti sono d’accordo sul fatto che questo sia un modello universale, ovvero che sia un modello capace di descrivere la personalità di tutte le persone. Il modello non è definito ovunque allo stesso modo ed in giro per il mondo ci sono centinaia di misure del Big Five. Risulta difficile fare dei confronti e raccogliere la letteratura.
- I cinque fattori non sono stati riscontrati in tutte le culture, soprattutto negli studi di tipo emico.
Definizione ed esempi di stabilità (assoluta, relativa, strutturale e ipsativa)
Si possono riconoscere quattro tipi di stabilità nell’ambito dello studio della personalità:
- Stabilità assoluta: si riferisce al mantenimento di una certa quantità di un attributo nel corso del tempo; modo più ingenuo di concepire la stabilità (es. una persona che è estroversa a 7 anni lo è nello stesso a 12, 27, 35 anni e così via. Mette in atto la stessa quantità di azioni estroverse);
- Stabilità relativa: si riferisce al mantenimento da parte di un individuo della medesima posizione in relazione a quella di altri (es. una persona è la terza della classe alle elementari, medi e superiori / posizione in graduatoria);
- Stabilità strutturale: si riferisce alla persistenza di medesime configurazioni di correlazioni tra variabili in una popolazione; per stabilire la sua esistenza, dovremmo vedere il legame tra punteggi in due tempi diversi per due costrutti (es. in uno studio finalizzato a verificare la presenza dei cinque fattori in una popolazione, durante la prima rilevazione è stata rilevata una correlazione dei cinque fattori pari a 0,2 e durante la stessa rilevazione 5 anni dopo (T2), la correlazione è pari a 0,24).
- Stabilità ipsativa: si riferisce alla persistenza di medesime configurazioni di correlazioni tra variabili nei singoli individui (es. in un primo questionario finalizzato all’analisi dei tratti (T1), una persona ha mostrato una determinata combinazione di apertura mentale ed estroversione che sono stati riscontrati parimenti durante un secondo questionario (T2).
Obiettivi del metodo correlazionale
Il metodo correlazionale adotta un approccio nomotetico (focus sulla popolazione) che vuole operare una generalizzazione all’interno della popolazione. Gli obiettivi sono individuare i profili e le tipologie di personalità ed indagare le relazioni e i pattern di influenza tra aspetti della personalità e del comportamento. Si attuano misurazioni e non manipolazioni. Questo metodo cerca di ottenere delle configurazioni dei tipi tramite la seguente procedura: cercare le relazioni che intercorrono tra più tratti, individuazione di profili, individuazione di tipi, ovvero di profili ricorrenti nella popolazione. Essi devono essere maggiormente frequenti rispetto ad una distribuzione del tutto casuale.
Teoria dei tratti di Cattell
Cattell è annoverato tra gli esponenti dell'approccio fattorialista. Per lui i tratti sono strutture mentali che descrivono la personalità; sono inferiti dal comportamento e consentono di prevederlo. Categorizza in termini più qualitativi i tratti, che distingue in:
- Comuni vs unici;
- Originari vs superficiali;
- Temperamentali (relativi al come, agli aspetti formali e manifesti del comportamento; stabili nel tempo), dinamici (relativi alle componenti motivazionali), di abilità (connessi all’efficienza e alla bontà del comportamento; sono i tratti di performance che più si avvicinano la personalità al costrutto di intelligenza).
Parla di pluralismo anche in termini di come si misurano i tratti. Essi si individuano tramite l’esame di:
- Dati L (life): valutazioni della vita reale (eventi di vita reale – osservazioni di esperti o compagni);
- Dati Q: autovalutazioni (biografie – questionari);
- Dati T: test obiettivi (costruzione di situazioni sperimentali miniaturizzate).
Sarebbe ottimale utilizzare tutti questi metodi insieme. Propone un modello ampio dei tratti (16 Personality Factors) considerati da lui universali. Ne identifica 16. Alcuni di questi fanno riferimento a cose che non inquadreremmo nella personalità.
Definizione di personalità
Il termine personalità, che deriva dalla parola latina “persona” (maschere indossate dagli attori nelle rappresentazioni teatrali), fa riferimento agli aspetti sociali della condotta, al complesso insieme dei sistemi psicologici che contribuiscono all’unità e alla continuità della condotta e dell’esperienza individuale. La nozione di personalità può essere considerata da prospettive differenti (individuo, osservatore e scienziato).
La personalità è il risultato delle costruzioni dell’individuo date dal suo vissuto, dalle sue esperienze, dall’ambiente famigliare, culturale e sociale in cui si cresce. La personalità è più adattabile e mutabile e cambia continuamente grazie alla maturazione dell’età, delle esperienze vissute, in negativo e in positivo; vi possono essere parti della nostra personalità inespresse o represse, oppure le cosiddette sub-personalità cioè quei tanti volti ed aspetti che assumiamo a seconda delle circostanze e dell’ambiente in cui ci troviamo.
Tipo A e D di personalità
Friedman si è occupato di personalità in relazione alla salute. Parla di personalità prona alla patologia e alla salute, definendo dei tipi di personalità.
Type A
Caratteristiche: “Individuo teso, ambizioso, competitivo, eccessivamente coinvolto nel lavoro, di fretta, impaziente e impulsivo, ostile e irritabile, stile espressivo enfatico e arrogante, linguaggio rapido e incalzante” → Patologie cardiovascolari. All'epoca ci fu una grandissima attenzione verso questo tipo di personalità. Gli studi sono difficili da comparare in quanto il termine patologie cardiovascolari è troppo ampio.
Type D
Caratteristiche: “Individuo caratterizzato da affettività negativa e inibizione sociale, costantemente preoccupato, ansioso, infelice, con visione pessimistica della vita, ha paura del rifiuto e della disapprovazione, ha poche amicizie, è a disagio in presenza di estranei.” → Mortalità cardiovascolare, patologie oncologiche.
Autoefficacia percepita di Bandura
Le riflessioni sulla propria capacità di agire in maniera adeguata, ovvero le riflessioni sull’autoefficacia percepita, rivestono un ruolo centrale nella teoria social-cognitiva. Il termine è usato per indicare le valutazioni che le persone danno della loro capacità di affrontare le situazioni.
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