RIASSUNTONE MEP – Steca
Che cos’è la personalità?
Il termine personalità probabilmente deriva dalla parola latina “persona”: maschere indossate dagli attori nelle
rappresentazioni teatrali. L'espressione sulla maschera era stabile per tutta la durata della rappresentazione. L'idea è
che la personalità sia costituita da un insieme di caratteristiche che la rendono unica e distintiva rispetto agli altri.
Nel corso del tempo è stato usato in maniera intercambiabile con una serie di altri termini come carattere e
temperamento. Tuttora non esiste una posizione stabile nella differenziazione di tali termini. È stato associato a
termini molto generali.
La personalità:
▪ Si esprime (persone che non conosciamo direttamente);
▪ Si manifesta, soprattutto nelle interazioni con gli altri;
▪ È centrale nella percezione di noi stessi (ogni giorno ci fa scoprire di essere le medesime persone).
Il termine personalità è stato assimilato a termini come: “carattere”, “temperamento”, “persona”, “individuo”,
“ragione”, “psiche”, “essere umano”.
Definizione di personalità: ci riferiamo al complesso insieme dei sistemi psicologici che contribuiscono all’unità e alla
continuità della condotta e dell’esperienza individuale. La nozione di personalità può essere dunque considerata da
prospettive differenti:
▫ Prospettiva dell’individuo: la propria personalità è l’insieme delle proprie qualità e inclinazioni. Queste
caratteristiche personali durevoli danno il senso della propria identità (me), di integrità (i pensieri, i sentimenti e i
comportamenti sono tutti parte di me) e unicità (io sono);
▫ Prospettiva dell’osservatore: la personalità è l’insieme delle caratteristiche psicologiche che distinguono gli
individui l’uno dall’altro. Da questa prospettiva, essa è una costruzione sociale che implica dei sistemi di credenze
relative alle qualità degli individui;
▫ Prospettiva dello scienziato: la personalità è il sistema psicologico che emerge dalle interazioni dell’individuo con
l’ambiente e che media il funzionamento intrapsichico e le transazioni persona-ambiente.
La psicologia della personalità ha come oggetto di studio l’intera persona e mira a fornire una visione integrata del
suo funzionamento psicologico. Si interessa ai fattori biologici, interpersonali e socioculturali che contribuiscono allo
sviluppo e al funzionamento dei vari sistemi cognitivi e affettivi, offrendo l’ambito in cui integrare le conoscenze sul
funzionamento psicologico dell’individuo.
I contributi del pensiero greco.
Essenzialismo: convinzione che gli oggetti abbiano caratteristiche intrinseche immutabili.
La personalità era vista come un insieme di caratteristiche intrinseche e stabili.
Il contributo di Teofrasto (370 a.C.).
Fornisce una delle prime nozioni di carattere, quale tratto dominante in cui risaltano componenti morali negative
(es. bugiardo, avaro, adulatore). Produce una tassonomia di caratteri tutti caratterizzati in maniera morale. Questa
associazione tra termini morali e carattere è rimasta nel corso del tempo. Descrive comportamenti abituali. I tipi
sono insiemi di caratteristiche che ritroviamo tante volte in una popolazione.
Il contributo di Ippocrate (460 a.C).
Una prima definizione di temperamento viene data da Ippocrate.
Presenza di quattro umori (bile nera, bile gialla, flemma, sangue) che determinano quattro temperamenti
(melanconico, collerico, flemmatico, sanguigno) e varie predisposizioni alla malattia.
▪ La bile nera, prodotta dalla milza, genera umidità e malinconia;
▪ La bile gialla, elaborata dal fegato, crea secchezza e collera;
▪ Il flemma, originato dal cervello, cagiona freddo e apatia;
▪ Il sangue, che sgorga dal cuore, provoca caldo ed emotività.
Visione più accreditata: 1
CARATTERE: dimensioni morali della condotta (bugiardo, avaro, adulatore). È un aspetto della personalità,
direttamente relativo agli aspetti di tipo morale.
Il carattere è dunque l’insieme delle qualità, positive e negative, che il soggetto possiede sin dalla nascita, anzi sono
in lui innate, derivanti dalla sua biologia e genealogia ma anche dall’ambiente in cui cresce e che determinano lo
svilupparsi o l’affinarsi di determinate particolarità tanto da divenire qualità, pregi ma anche difetti.
Il carattere è quella parte in noi innata e che poco si addomestica con l’età e col il vissuto di un individuo.
TEMPERAMENTO: aspetti formali della condotta (energico, sensibile, calmo). È qualcosa con cui veniamo al mondo.
È legato ad aspetti di tipo biologico. Non condiziona tutta la nostra vita; tutto dipende dal matching con i caregiver
(con un caregiver normale ci può essere un adattamento normale). Indirizza subito le relazioni con il mondo esterno.
Iniziano ad instaurarsi delle relazioni, dove si formano la personalità e il carattere.
È il risultato delle nostre condizioni fisiche e psichiche e della combinazione tra questi fattori, che portano il soggetto
ad assumere determinate caratteristiche che lo possono accumunare ad alcune persone e distinguere da altre.
PERSONALITA’: aspetti sociali della condotta (loquace, diligente, generoso).
La personalità è il risultato delle costruzioni dell’individuo date dal suo vissuto, dalle sue esperienze, dall’ambiente
famigliare, culturale e sociale in cui si cresce, dall’educazione che ha avuto e dalle scelte di vita che ha fatto.
La personalità è più adattabile e mutabile e cambia continuamente grazie alla maturazione dell’età, delle esperienze
vissute, in negativo e in positivo; vi possono essere parti della nostra personalità inespresse o represse, oppure le
cosiddette sub-personalità cioè quei tanti volti ed aspetti che assumiamo a seconda delle circostanze e dell’ambiente
in cui ci troviamo, così ad esempio nell’ambito famigliare, più sereno e rassicurante, circondati dai nostri cari saremo
molto più concilianti, affabili e divertenti rispetto alla serietà e professionalità presentata nel lavoro.
Produzione spontanea: metodo utilizzato per analizzare la personalità e le emozioni (come le persone
concettualizzano le emozioni, quanto le emozioni e i tratti di personalità sono concettualizzabili in altri contesti).
Universalità dei costrutti misurati. Una delle tecniche con maggiore validità ecologica.
Gli elementi di dibattito nella psicologia della personalità.
▪ Quali sono le dimensioni della personalità?
▫ Personalità costituita da tratti;
▫ Personalità in termine di unità social-cognitive.
▪ Strutture e processi della personalità.
▪ Rapporto tra personalità e comportamento: descrizione (raccontare com’è una persona, cosa fa abitualmente),
spiegazione (spiegare il perché del comportamento), previsione (prevedere il comportamento nel futuro).
I tratti servono a prevedere il comportamento di una persona (elemento di accordo condiviso).
[Esempio:
▫ M. possiede il tratto della coscienziosità, potenziato da un ambiente favorevole ha un'elevata coscienziosità
percezione della personalità in termini di tratti. Questi tratti hanno un substrato biologico.
▫ M. si comporta in questo modo perché vuole raggiungere degli obiettivi che si è posto approccio social-
cognitivo: non negano la presenza dei tratti, sono delle etichette sintetiche per descrivere e prevedere il
comportamento. La ragione sta negli scopi e negli obiettivi che le persone si pongono. Le persone hanno stabilità nel
porsi gli obiettivi nella vita, perciò i comportamenti sono stabili nel corso del tempo. Attribuisce un'influenza
maggiore ai processi di socializzazione e di contesto. Non negano l'esistenza delle differenze individuali. Presenza di
differenze individuali a livello cognitivo (come le persone concettualizzano e pianificano gli obiettivi)].
▪ La personalità è stabile?
▫ I tratti sono molto stabili (stabilità nel tempo). È molto difficile fare uno studio longitudinale nell’arco di vita, in
modo da testare questa ipotesi;
▫ Stabilità cross-situazionale (stabilità nelle diverse situazioni e contesti di vita).
▪ La personalità ha una base biologica?
▫ Capire se anche nei tratti ci sono delle chiare differenze legate alle varie aree del nostro cervello. 2
▪ La personalità è ereditabile?
▫ Ci sono delle stime di ereditabilità (percentuale della varianza di un fenomeno che può essere spiegata dai geni)
ottenute dagli studi gemellari e di adozione (studi familiari). Alcuni tratti hanno una base biologica, altri no (derivano
dal contesto di esposizione). La genetica del comportamento studia come le caratteristiche siano ereditabili. La
genetica molecolare va a spiegare i tratti di personalità oltre a studiare le reazioni dei protocolli terapeutici.
Principali approcci teorici.
Distinguere tra i diversi approcci teorici non è un compito facile. Molte delle distinzioni concettuali tradizionali non
sono più adeguate a caratterizzare con precisione la disciplina.
1. Psicodinamico:
Psicoanalisi di Freud:
▫ Attenzione ai contenuti e ai processi inconsci.
▫ Concezione strutturale dell’apparato psichico.
▫ Dinamica psichica in termini di energia psichica a base biologica.
2. Fenomenologico – umanistico:
▫ Centralità della soggettività dell’esperienza;
▫ Attenzione all’individuo nella sua unicità e complessità;
▫ Crescita e autorealizzazione quali bisogni primari dell’essere umano.
Le primissime teorie della personalità nascono dall’approccio psicodinamico e fenomenologico. Oggi questi
approcci non sono più presenti. C’è un problema di verificazione: impossibilità ad essere sottoposti a rigide
procedure di verificazione scientifica. Scarsa possibilità di verifica empirica.
3. Dei tratti – disposizionale.
4. Social-cognitivo.
Criteri di valutazione delle teorie.
1. Chiarezza;
2. Semplicità – parsimonia (rasoio di Occam: suggerisce l'inutilità di formulare più ipotesi di quelle che siano
necessarie per spiegare un dato fenomeno quando quelle iniziali siano sufficienti);
3. Generalizzabilità (va bene per tutti);
4. Comprensività (deve spiegare la completezza del fenomeno);
5. Verificabilità (deve essere sottoposta alla verifica del metodo scientifico);
6. Rilevanza conoscitiva (deve portare avanti la conoscenza);
7. Rilevanza pratica.
Verificabilità:
Karl Popper (1902).
Il criterio di falsificabilità stabilisce la demarcazione tra teorie empiriche e teorie non empiriche. Una teoria empirica
deve poter essere confutata o falsificata.
La teoria migliore è quella che è stata sottoposta a un numero maggiore di controlli, attraverso osservazioni ed
esperimenti.
Lo scopo dell’attività scientifica per Popper consiste nel trovare spiegazioni, suscettibili di miglioramenti e modifiche,
che incrementino le conoscenze acquisite.
Thomas Khun (1922).
Il progresso scientifico è sempre di tipo rivoluzionario: il mutamento di paradigma deriva dalla crisi della scienza
normale (consolidata) in connessione ad una serie di anomalie e all’affermazione di un nuovo paradigma che
presenta una maggiore pervasività e validità empirica.
Sostituzione di teorie in seguito al progresso scientifico. 3
I metodi della psicologia della personalità.
La ricerca empirica e quella sperimentale non coincidono. L'esperimento è uno dei metodi più utilizzati dalla
psicologia.
Metodo correlazionale.
▪ Focus sulla popolazione – approccio nomotetico, che vuole operare una generalizzazione all’interno della
popolazione;
▪ Gli obiettivi sono:
▫ Individuare profili di personalità (indagare le relazioni tra aspetti diversi e la personalità);
▫ Individuare tipologie di personalità;
▫ Indagare relazioni e pattern di influenza tra aspetti della personalità e comportamento.
▪ Misuro e non manipolo.
Metodo sperimentale.
▪ Focus sulla popolazione – approccio nomotetico. Controllo e manipolazione di variabili;
▪ L’obiettivo è quello di individuare dei nessi di causa-effetto tra caratteristiche di personalità, comportamento e
performance [es. influenza di frustrazione (si/no) e irritabilità (alta/bassa) su comportamento aggressivo];
▪ Una ricerca per chiamarsi sperimentale deve consistere in un esperimento (creazione di condizioni, manipolazione
della situazione). Questo metodo non è interessato ai tipi, ma ad una manipolazione delle variabili:
▪ Veri esperimenti (controllo completo su chi, che cosa, quando, dove, come – assegnazione casuale ai gruppi) e
quasi esperimenti (controllo incompleto – selezione dei soggetti in gruppi già esistenti).
Metodo clinico.
▪ Focus sul singolo individuo – approccio idiografico;
▪ L’obiettivo è quello di cogliere le dimensioni uniche della personalità individuale e il suo sviluppo nel corso del
tempo.
Le differenze individuali nella sfera della personalità.
La personalità è:
▪ Un insieme di caratteristiche/dimensioni psicologiche che contribuiscono al nostro senso di unicità, identità e
continuità nel tempo;
▪ Un insieme delle caratteristiche/dimensioni psicologiche che ci differenziano dagli altri.
Studio della personalità come studio di differenze individuali.
Le differenze individuali non riguardano solo la personalità (livello fisico, psicologico). Gli studiosi, per quanto
riguarda la personalità, sono partiti dalla constatazione che le persone reagiscano in modo diverso di fronte ai
medesimi stimoli, tanto più essi sono ricchi ed ambigui. L'esposizione a stimoli ambigui è una delle tecniche, nel
campo psicologico, per misurare e studiare determinati aspetti. Ognuno fa delle attribuzioni di significato diverse
(proiettiamo alcune parti di noi).
Le disposizioni come fenotipi e genotipi.
Diverse tecniche statistiche consentono di ricondurre le varie differenze individuali a un numero limitato di
dimensioni che spiegano la maggior parte della variabilità riscontrata. Tali dimensioni sono comunemente
interpretate come disposizioni “fenotipiche”, in base al presupposto che studi successivi possano individuare
strutture “genotipiche” sottostanti capaci di spiegare le variazioni di superficie.
L’identificazione di strutture o dimensioni relative alle differenze individuali può assolvere a due possibili funzioni
nello sviluppo della teoria:
▪ Tali dimensioni possono essere considerate un dato empirico che deve essere spiegato. Una volta
individuato un numero consistente di dimensioni, si possono ricercare i meccanismi psicologici suscettibili di
spiegare perché certe esperienze e azioni individuali siano aspetti coerenti di particolari categorie
disposizionali;
▪ Le disposizioni possono rappresentare non solo gli elementi descrittivi ma vere e proprie spiegazioni di tipo
causale. In questa prospettiva le disposizioni sono sia fenotipi sia genotipi. 4
Molti ricercatori basano lo studio della personalità sull’analisi delle differenze individuali in disposizioni psicologiche
o tratti.
L’approccio disposizionale.
Nell'approccio disposizionale la personalità è considerata come un insieme di caratteristiche che maggiormente ci
differenziano dagli altri, di aspetti che maggiormente ci fanno sentire unici. L’obiettivo consiste nell’individuare un
insieme universale di tratti.
Le teorie dei tratti.
▪ I tratti, o disposizioni, sussumono le differenze individuali. Riassumono un ampio bagaglio di differenze individuali
che caratterizza ciascuno di noi;
▪ I tratti sono insieme di tendenze a pensare, sentire e agire in modi relativamente stabili nel tempo e nelle diverse
circostanze, situazioni, contesti di vita (temporale e situazionale).
Limiti dei costrutti disposizionali:
▪ Le azioni osservate sono considerate indicatori di una disposizione di personalità sovraordinata. Le azioni e le
disposizioni, quindi, sono legate tra loro gerarchicamente;
▪ La disposizione di personalità sovraordinata è considerata una caratteristica universale, ciò valga per ogni singolo
individuo;
▪ La disposizione universale sovraordinata è dunque servita a spiegare la stabilità e la coerenza delle azioni della
persona;
▪ La disposizione è responsabile degli elementi di stabilità e coerenza che caratterizzano le azioni degli individui e che
ne definiscono la personalità.
Prima differenza nei termini di come sono organizzati i tratti.
C'era una certa divergenza (in parte risolta nel presente) in merito a quanti sono, quali sono e come sono organizzati
(sono dello stesso livello) i tratti. Passiamo da modelli più o meno complessi, che variano nei tratti e nelle relazioni
che intercorrono.
Vi sono due concezioni principali per quanto riguarda la dimensione organizzativa:
1. I tratti sono organizzati gerarchicamente (più utilizzata);
2. I tratti sono organizzati in base a modelli circomplessi (meno praticata).
Organizzazione gerarchica.
C’è un rapporto di influenza tra ciò che è sopra e ciò che
è sotto. Ovviamente troviamo meno elementi all’apice
(ampi) e più alla base (specifici).
Le azioni specifiche derivano dalle nostre abitudini
comportamentali e situazionali. Queste abitudini
derivano da sfaccettature di tratti, che vengono chiamati
sotto-tratti o tendenze abituali, i quali a loro volta
derivano da un tratto di base. (Il BFQ misura la stabilità
emotiva, e non il nevroticismo per f
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