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I. Parole, immagini. CHE COS’É LA SCENEGGIATURA?

Vanoye: “La sceneggiatura è tutto ciò che scrivi prima, durante o in previsione della realizzazione

di un film” = implica la scrittura e la progettualità di un film. È il film sulla carta.

Secondo Calvino, il film è il risultato di una successioni di fasi: si parte dal “cinema mentale” (testo

scritto che sta all’origine delle immagini del film), per giungere alla realizzazione -> la

sceneggiatura è un testo intermediario tra il progetto (intenzione) e la realizzazione.

Definizione: è la forma letteraria della storia che verrà raccontata attraverso le immagini in un film

da farsi, di cui costituisce il progetto, ovvero uno strumento essenziale alla realizzazione concreta.

Lo sceneggiatore scrive per il cinema = ha dei limiti che non sono quelli della letteratura, ma del

cinema. Due problemi: -prevede l’invenzione della materia narrativa; -problematiche del mezzo,

cioè la narrazione deve essere concepita secondo le modalità e possibilità cinematografiche.

Pasolini: presupponendo che ogni segno (parola) è insieme orale (fonema), scritto (grafema) e

visivo (cinèma), nel segno della sceneggiatura (sceno-testo) la componente visiva, il cinèma, è

preponderante = “è una storia raccontata per immagini” (Field).

Non è un prodotto finito (Vs. letteratura), non si esaurisce in sé perché non è una forma artistica

autonoma: le immagini devono materializzarsi in un testo filmico = il film è un lavoro di équipe e

spesso la sceneggiatura viene variata o violata, essendo uno strumento di lavoro, un progetto.

L’ultima e definitiva stesura della sceneggiatura avverrà in post produzione. Il montaggio è

l’ultimissima riscrittura.

Il vocabolario tecnico è bandito: -priverebbe di libertà il regista; -renderebbe ostica la lettura del

testo. La sceneggiatura è un pre-testo, perché scritto in pre-visione di una realizzazione

cinematografica; nonostante ciò, il suo valore letterario non è minore rispetto alla letteratura

comunemente intesa: creatività e ricerca stilistica.

II. Metamorfosi di un’idea. STADI DEL PROCESSO CREATIVO.

Il processo creativo, il cui ultimo stadio è costituito dalla sceneggiatura, si articola in un certo

numero di fasi. Pudovkin sintetizza in tre momenti principali il percorso dello sceneggiatore:

individuazione del tema, ricerca di un soggetto ed elaborazione cinematografica. Occorre

formulare il tema con chiarezza ed esattezza: l’unità è necessaria per ogni opera d’arte. Il soggetto

cinematografico è la favola che lo scrittore inventa per lo schermo bianco. Il soggettista non è

vincolato nella invenzione della favola, deve rispettare una sola regola: presentare al sintesi

plastica delle sue scene. Secondo Marica è una perdita di tempo l’uso di un linguaggio manierato

nel soggetto, mentre al contrario la descrizione deve essere vicina ad un libro scientifico,

l’esposizione deve essere impersonale. Caratteristiche del soggetto sono: al concisione

nell’esposizione e la trasponibilità in immagini della materia. Pudovkin insisteva sul carattere

plastico della materia narrativa: si deve escludere tutto ciò che non è filmabile e includere solo ciò

che abbia valore espressivo e plastico agli effetti della realizzazione. I personaggi sono

fondamentali, nei loro rapporti reciproci e nei confronti dell’azione principale. Il soggetto è la trama,

deve apparire come lo scheletro. Una volta stabilito il materiale narrativo inizia il lavoro di

elaborazione cinematografica, cioè vivificazione del materiale plastico. La sceneggiatura di

Pudovkin è vicina al concetto di shooting script. Rossellini al contrario era un fautore della libertò

assoluta e totale della regia. Barbaro sostiene che la sceneggiatura sia come un canovaccio di

commedia e si basa su due punti: l’elaborazione del soggetto (tema, trama, accertamento dei

requisiti cinematografici della materia narrativa) e il suo trattamento (strutturazione, vificazione del

materiale plastico, stesura del testo). Il tema, la metafora, l’intreccio sono i punti fondamentali e

l’idea viene ancora prima del tema. L’idea sfugge ad ogni definizione. Che sia una fantasticheria

sull’immagine o qualcosa di interno all’autore, molti concordano che essa si debba porre nei

confronti della realtà in modo critico da crearne dei risvolti, un conflitto. L’industria cinematografica

americana si interroga sullo story concept, ovvero la valutazione della storia e la capacità di

stimolare l’interesse del pubblico. Ci si può porre la domanda “cosa succederebbe se?”, “come

reagirebbe il pubblico a”, oppure si può prendere un genere cinematografico e cercare di

reinterpretarlo. L’idea non è esclusiva dello sceneggiatore: può averla anche il produttore.

Attraverso la redazione del soggetto, lo sceneggiatore inizia ad entrare nella storia, a delinearla, e

riordinare le idee, trasformando poi questa mappa in scaletta. Il soggetto può essere redatto

all’inizio o alla fine della sceneggiatura ed è lo strumento necessario per sottoporre a un

produttore/regista/attore la storia. Deve essere coinciso, sintetico, ma coinvolgente, veloce e

mirato nell’attirare l’attenzione, assolutamente visivo. Tecnica per stendere un buon soggetto:

concetti semplici in forma semplice e piana, poco intreccio, personaggi ridotti al minimo, mancanza

di ornamenti letterari, sintesi del contenuto del film, no riferimenti intellettualistici, semplici accenni

alla sostanza del film. Bisogna definire inizio e fine, centro, spazio e luogo dell’azione.

La fabula o materiale narrativo di basa è la somma totale degli eventi che vengono riferiti in una

narrativa. L’intreccio è la storia come realmente narrata nel collegarsi degli eventi. Per i formalisti

russi, la favola è l’insieme degli eventi che ci vengono comunicati nel corso dell’opera, ovvero

quello che è successo. L’Intreccio è come il lettore viene a conoscenza di quello che è successo.

Nella scaletta ci occupiamo dell’organizzazione del racconto: ordiniamo gli eventi nella maniera in

cui verranno visti dal pubblico.

La scaletta è lo scheletro completo del film e rappresenta la prima divisione in scene ed azioni. La

scaletta è il progetto della sceneggiatura, che una volta completa, verrà sviluppata nel trattamento

o pre-sceneggiatura. Il trattamento può essere inteso come la storia sotto forma di romanzo, a fine

di creare un mondo della storia, rispetto a personaggi e situazioni, che si definiscono

maggiormente rispetto alle bozze precedenti. Nel frequente caso in cui regista e sceneggiatore

non coincidano, il lavoro di sceneggiatur deve essere preciso, rispettare le regole convenzionali di

composizione e scrittura, ma deve lasciare spazio al regista di lavorare ed interpretare. Una volta

concluso il lavoro dello sceneggiatore, si procederà alla mutazione dello spec script in shooting

script. Ulteriore passo avanti è lo storyboard: ogni inquadratura viene descritta in termini tecnici,

ma anche pianificata e disegnata. Lo storyboard è infatti una specie di fumetto, il primo passo nel

tradurre le parole della sceneggiatura nelle immagini del film, con campi, piani, angolazioni,

movimenti dei personaggi

III. Proiezioni private. SCRIVERE LA SCENEGGIATURA

Regole - regolanti, non normative della scrittura del testo cinematografico:

1. Scrivere al presente -> bisogna descrivere ciò che sta accadendo nella sua progressione = hic

et nunc. Il presente è il tempo dell’immediatezza; non esiste un corrispettivo del tempo passato

sullo schermo.

2. Plasticità della materia -> descrivendo solo ciò che si vede, la sceneggiatura deve fornire il

pro filmico: ciò che starà davanti all’obiettivo. Tutto ciò che non presenta caratteri di plasticità,

viene escluso. Bisogno mostrare, non dire! essere il più visibili possibile. Altra differenza con la

letteratura, è il divieto di fornire notazioni psicologiche dei personaggi; devono derivare sfruttando

la banda visiva/sonora = l’informazione emerge dall’azione e ne costituisce il sottotesto. Una scelta

stilistica precisa è quella della voce narrante, o voce over. Altro problema è posto dalle ampie

ellissi temporali = spesso in questo caso si adottano le didascalie.

3. Visibilità: vividezza, esattezza, rapidità -> non solo il materiale narrato deve essere visivo e

plastico, ma lo sceneggiatore lo deve trattare con esattezza al fine di connotare la visibilità di

vividezza = dar vita a un testo intenso, chiaro, brillante, che fa sbalzare l’immagine dalla pagine

prendendo vita nella mente del lettore, evocata con rapidità. Calvino suggerisce di rispettare

l’esattezza in 3 accezioni: -un disegno dell’opera ben definito e calcolato; -evocazioni di immagini

visuali nitide e incisive; -linguaggio il più preciso possibile.

4. Regia invisibile -> lo sceneggiatore quando scrive deve pensare come un regista, anche se

non potendo scrivere con linguaggio tecnico diventa un problema = si deve inserire una regia

invisibile: lo sceneggiatore attraverso le parole, è l’ideatore, il regista, scenografo etc. del film sulla

carta. La punteggiatura è molto importante: l’uso della a-capo, ad esempio, rappresenta

convenzionalmente lo stacco e cambio di inquadratura. Nella sceneggiatura, a differenza della

letteratura, non c’è separazione tra narrazione e descrizione, poiché nelle immagini lo spazio è

sempre presente; deve però selezionare cosa descrivere ed essere essenziale.

5. Scena -> è l’azione drammatica che si svolge in una unità di spazio e di tempo. Può essere

composta di più inquadrature e può essere parte di un’unità narrativa più ampia, la sequenza. Casi

in cui avviene il passaggio da una scena ad un’altra: - un’azione che passi da uno spazio all’altro;

- le condizioni illuministiche: giorno o notte; -diacronia: stesso spazio e condizione illuministica,

ma separate temporalmente, avanti o indietro nel tempo; -ambientazione in interni o esterni.

6. Titolo della scena -> il titolo riassume: - posizione della macchina da presa (INT. o EXT.);

-location; -condizioni luministiche (GIORNO o NOTTE); -numero di scena. È in maiuscolo e

preceduta e seguita da un doppio a-capo. N.B. se un’azione si svolge a cavallo tra int. ed ext., si

può mettere: INT./EXT.

7. I modi della sceneggiatura -> 2 modi di scrivere la sceneggiatura: -per scene o –per

inquadrature. 1. La prima è detta spec script (speculation) e segue il master scenes style. Segue

obiettivi di leggibilità e scorrevolezza. 2. Si tratta dello shooting script e risponde a criteri tecnici: la

scena viene scomposta nelle sue inquadrature: pianificazione dettagliata del lavoro di

realizzazione. Il titolo corrisponde al tipo di inquadratura. Lettura ostica e specialistica.

Le due forme sono complementari.

8. Le forme della sceneggiatura -> tre parti principali del testo: -titoli di scena; -descrizioni;

-dialoghi. Tre forme di scrivere la sceneggiatura: -all’italiana; -alla francese; -all’americana e si

differenziano per le modalità grafiche delle descrizioni e dei dialoghi. 1. Pagina divisa in due

colonne: sx colonna visiva (descrittiva) vs dx colonna sonora. È efficace quando si hanno esigenze

di sincronismo immagine/sonoro, o in caso di voce over. 2. Descrizioni a tutta pagina, con dialoghi

nella parte di dx. 3. È la più diffusa. Descrizione a tutta pagina con dialogo in colonna centrale.

9. La forma all’americana -> impressione di unità e compattezza. Non dovrebbe superare le 150

pgg; solitamente a una pag. di testo corrisponde un minuto di girato. Il testo deve essere suddiviso

in cartelle (60 battute circa per 30 righe).

10. Descrizioni -> essendo a tutta pagina, disporrà di 60 battute circa. Elementi da scrivere in

maiuscolo: -I personaggi alla loro prima apparizione per essere riconoscibili. Bisogna progettare la

strategia di apprendimento di informazioni di uno spettatore modello. -I suoni, soprattutto quelli

rilevanti per la narrazione o la strategia espressiva. - I testi scritti che dovranno risultare leggibili

sullo schermo. –Le didascalie e i titoli. Si possono poi segnalare dei sottotitoli; la scena si chiude

con uno stacco.

11. Dialoghi -> 30 battute circa. Deve essere centrata rispetto al resto del testo e deve staccarsi di

una riga dalla descrizione. La battuta di dialogo deve essere preceduta dal nome di chi parla (no

virgolette, no punteggiatura: solo a-capo). Chiavi interpretative o esplicitazione del destinatario

vanno tra parentesi. Quando chi parla non è in campo, bisogna esplicitare la natura di tale ruolo:

voci off (F.C. fuori campo) vs voci over (V.O.) da mettere così abbreviati dopo il nome del

personaggio.

12. Il flashback -> apre una nuova scena; nel titolo lo si indica in maiuscolo sottolineato e, se

necessario, l’anno. Poi si deve scrivere FINE FLASHBACK.

13. Titoli secondari: articolare la location ->quando una macro-scena contiene più unità

drammatiche, la location si divide in sotto-location con titoli secondari = INT./EXT. LOCATION,

GIORNO/NOTTE. Si può sfruttare una soluzione simile quando si voglia suggerire un inserto o

un’inquadratura specifica o un montaggio alternato. Altro caso è quello della sequenza a episodi:

una serie di brevi scene unite da una stessa idea tematica; viene indicata con MONTAGGIO e un

titolo che riassume il tema.

14. RIASSUNTO SCENEGGIATURA AMERICANA: -Descrizioni: a tutta pag., da margine sx a dx;

60 battute. -Nome personaggio dialogo (in

maiuscolo) -Note di recitazione (in minuscolo, tra

parentesi) -Dialogo: 30 battute.

IV. È la storia di qualcuno a cui succede qualcosa che gli complica terribilmente la vita.

STRUTTURARE IL RACCONTO

Sceneggiare significa inventare una storia, pianificare un intreccio, scriverla rispettando le

peculiarità del mezzo cinematografico e dare inizio ad un più ampio processo creativo che si

concluderà in sede di montaggio. Il vero destinatario del lavoro dello sceneggiatore è il pubblico.

Lo spettatore, cui è fondamentale rivolgersi già in questa fase del lavoro, può essere suddiviso tra

una versione “cacciatore di avventura” e una “cacciatore di anime”. A queste due categorie

corrispondono rispettivamente le storie di peripezie e quelle di personaggi. L’elemento di forza

della prima è l’intreccio, con la concatenazione degli eventi narrati a modo di corsa ad ostacoli.

Deve essere forte il rapporto causa-effetto e il protagonista adotta varie soluzioni per aggirarli.

Nella categoria della storia di personaggi, il personaggio costituisce il nucleo drammatico della


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Arti, patrimoni e mercati
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabio.dipi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di lettura e scrittura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Masotina Cinzia.

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