Parole, immagini: che cos'è la sceneggiatura?
Vanoye afferma: “La sceneggiatura è tutto ciò che scrivi prima, durante o in previsione della realizzazione di un film”, implicando la scrittura e la progettualità di un film. È il film sulla carta. Secondo Calvino, il film è il risultato di una successione di fasi: si parte dal “cinema mentale” (testo scritto che sta all’origine delle immagini del film), per giungere alla realizzazione. La sceneggiatura è un testo intermediario tra il progetto (intenzione) e la realizzazione.
Definizione: è la forma letteraria della storia che verrà raccontata attraverso le immagini in un film da farsi, di cui costituisce il progetto, ovvero uno strumento essenziale alla realizzazione concreta. Lo sceneggiatore scrive per il cinema e ha dei limiti che non sono quelli della letteratura, ma del cinema. Due problemi: prevede l’invenzione della materia narrativa e le problematiche del mezzo, cioè la narrazione deve essere concepita secondo le modalità e possibilità cinematografiche.
Pasolini, presupponendo che ogni segno (parola) è insieme orale (fonema), scritto (grafema) e visivo (cinèma), nel segno della sceneggiatura (sceno-testo) la componente visiva, il cinèma, è preponderante: “è una storia raccontata per immagini” (Field). Non è un prodotto finito (Vs. letteratura), non si esaurisce in sé perché non è una forma artistica autonoma. Le immagini devono materializzarsi in un testo filmico e spesso la sceneggiatura viene variata o violata, essendo uno strumento di lavoro, un progetto. L’ultima e definitiva stesura della sceneggiatura avverrà in post-produzione. Il montaggio è l’ultimissima riscrittura.
Il vocabolario tecnico è bandito perché priverebbe di libertà il regista e renderebbe ostica la lettura del testo. La sceneggiatura è un pre-testo, scritto in previsione di una realizzazione cinematografica; nonostante ciò, il suo valore letterario non è minore rispetto alla letteratura comunemente intesa: creatività e ricerca stilistica.
Metamorfosi di un'idea: stadi del processo creativo
Il processo creativo, il cui ultimo stadio è costituito dalla sceneggiatura, si articola in un certo numero di fasi. Pudovkin sintetizza in tre momenti principali il percorso dello sceneggiatore: individuazione del tema, ricerca di un soggetto ed elaborazione cinematografica. Occorre formulare il tema con chiarezza ed esattezza poiché l’unità è necessaria per ogni opera d’arte.
Il soggetto cinematografico è la favola che lo scrittore inventa per lo schermo bianco. Il soggettista non è vincolato nell'invenzione della favola, ma deve rispettare una sola regola: presentare al sintesi plastica delle sue scene. Secondo Marica, è una perdita di tempo l’uso di un linguaggio manierato nel soggetto, mentre al contrario la descrizione deve essere vicina a un libro scientifico, l’esposizione deve essere impersonale. Caratteristiche del soggetto sono la concisione nell’esposizione e la trasponibilità in immagini della materia.
Pudovkin insisteva sul carattere plastico della materia narrativa: si deve escludere tutto ciò che non è filmabile e includere solo ciò che abbia valore espressivo e plastico agli effetti della realizzazione. I personaggi sono fondamentali, nei loro rapporti reciproci e nei confronti dell’azione principale. Il soggetto è la trama e deve apparire come lo scheletro. Una volta stabilito il materiale narrativo, inizia il lavoro di elaborazione cinematografica, cioè vivificazione del materiale plastico.
La sceneggiatura di Pudovkin è vicina al concetto di shooting script. Rossellini, al contrario, era un fautore della libertà assoluta e totale della regia. Barbaro sostiene che la sceneggiatura sia come un canovaccio di commedia e si basa su due punti: l’elaborazione del soggetto (tema, trama, accertamento dei requisiti cinematografici della materia narrativa) e il suo trattamento (strutturazione, vivificazione del materiale plastico, stesura del testo).
Il tema, la metafora, l’intreccio sono i punti fondamentali e l’idea viene ancora prima del tema. L’idea sfugge ad ogni definizione. Che sia una fantasticheria sull’immagine o qualcosa di interno all’autore, molti concordano che essa si debba porre nei confronti della realtà in modo critico creando risvolti e conflitti. L’industria cinematografica americana si interroga sullo story concept, ovvero la valutazione della storia e la capacità di stimolare l’interesse del pubblico. Ci si può porre la domanda “cosa succederebbe se?”, “come reagirebbe il pubblico a”, oppure si può prendere un genere cinematografico e cercare di reinterpretarlo. L’idea non è esclusiva dello sceneggiatore: può averla anche il produttore.
Attraverso la redazione del soggetto, lo sceneggiatore inizia ad entrare nella storia, a delinearla e riordinare le idee, trasformando poi questa mappa in scaletta. Il soggetto può essere redatto all’inizio o alla fine della sceneggiatura ed è lo strumento necessario per sottoporre a un produttore/regista/attore la storia. Deve essere conciso, sintetico, ma coinvolgente, veloce e mirato nell’attirare l’attenzione, assolutamente visivo.
Tecnica per stendere un buon soggetto: concetti semplici in forma semplice e piana, poco intreccio, personaggi ridotti al minimo, mancanza di ornamenti letterari, sintesi del contenuto del film, no riferimenti intellettualistici, semplici accenni alla sostanza del film. Bisogna definire inizio e fine, centro, spazio e luogo dell’azione.
La fabula o materiale narrativo di base è la somma totale degli eventi che vengono riferiti in una narrativa. L’intreccio è la storia come realmente narrata nel collegarsi degli eventi. Per i formalisti russi, la favola è l’insieme degli eventi che ci vengono comunicati nel corso dell’opera, ovvero quello che è successo. L’intreccio è come il lettore viene a conoscenza di quello che è successo.
Nella scaletta ci occupiamo dell’organizzazione del racconto: ordiniamo gli eventi nella maniera in cui verranno visti dal pubblico. La scaletta è lo scheletro completo del film e rappresenta la prima divisione in scene ed azioni. La scaletta è il progetto della sceneggiatura, che una volta completa, verrà sviluppata nel trattamento o pre-sceneggiatura. Il trattamento può essere inteso come la storia sotto forma di romanzo, al fine di creare un mondo della storia, rispetto a personaggi e situazioni, che si definiscono maggiormente rispetto alle bozze precedenti.
Nel frequente caso in cui regista e sceneggiatore non coincidano, il lavoro di sceneggiatura deve essere preciso, rispettare le regole convenzionali di composizione e scrittura, ma deve lasciare spazio al regista di lavorare ed interpretare. Una volta concluso il lavoro dello sceneggiatore, si procederà alla mutazione dello spec script in shooting script. Ulteriore passo avanti è lo storyboard: ogni inquadratura viene descritta in termini tecnici, ma anche pianificata e disegnata. Lo storyboard è infatti una specie di fumetto, il primo passo nel tradurre le parole della sceneggiatura nelle immagini del film, con campi, piani, angolazioni e movimenti dei personaggi.
Proiezioni private: scrivere la sceneggiatura
Regole per la scrittura del testo cinematografico
- Scrivere al presente: bisogna descrivere ciò che sta accadendo nella sua progressione. Il presente è il tempo dell’immediatezza; non esiste un corrispettivo del tempo passato sullo schermo.
- Plasticità della materia: descrivendo solo ciò che si vede, la sceneggiatura deve fornire il pro filmico, cioè ciò che starà davanti all’obiettivo. Tutto ciò che non presenta caratteri di plasticità viene escluso. Bisogno mostrare, non dire! Essere il più visibili possibile. Altra differenza con la letteratura è il divieto di fornire notazioni psicologiche dei personaggi; devono derivare sfruttando la banda visiva/sonora, l’informazione emerge dall’azione e ne costituisce il sottotesto. Una scelta stilistica precisa è quella della voce narrante, o voce over. Altro problema è posto dalle ampie ellissi temporali; spesso in questo caso si adottano le didascalie.
- Visibilità: vividezza, esattezza, rapidità. Non solo il materiale narrato deve essere visivo e plastico, ma lo sceneggiatore lo deve trattare con esattezza al fine di connotare la visibilità di vividezza: dar vita a un testo intenso, chiaro, brillante, che fa sbalzare l’immagine dalla pagina prendendo vita nella mente del lettore, evocata con rapidità. Calvino suggerisce di rispettare l’esattezza in tre accezioni: un disegno dell’opera ben definito e calcolato; evocazioni di immagini visuali nitide e incisive; linguaggio il più preciso possibile.
- Regia invisibile: lo sceneggiatore quando scrive deve pensare come un regista, anche se non potendo scrivere con linguaggio tecnico diventa un problema. Si deve inserire una regia invisibile: lo sceneggiatore attraverso le parole è l’ideatore, il regista, scenografo, ecc. del film sulla carta. La punteggiatura è molto importante: l’uso della a-capo, ad esempio, rappresenta convenzionalmente lo stacco e cambio di inquadratura.
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