Che cos'è la sceneggiatura?
È il film sulla carta, un film è il risultato di una successione di fasi in cui le immagini prendono forma. La sceneggiatura è la prima fase del processo realizzativo di un film, è un testo scritto che sta all'origine delle immagini: verrà visto mentalmente dal regista, ricostruito sul set ed infine fotografato.
Fiel afferma che una sceneggiatura è una storia raccontata per immagini. Si usa la parola scritta come mezzo di definizione di immagini.
Scrivere una sceneggiatura implica due problemi: 1) il primo è legato all'invenzione della storia; 2) il secondo è legato alle problematiche del mezzo, cioè la narrazione deve essere concepita secondo le possibilità e le modalità cinematografiche. È una sorta di letteratura di servizio, fatta di parole-ponte percorribili in direzione delle immagini. È prodotta per scomparire in qualcosa d'altro che potrebbe risultare molto diverso da quella matrice. Il suo tratto principale è di non essere un prodotto finito: non si esaurisce in sé, in quanto è una forma artistica autonoma, è un processo creativo che si concluderà solo quando il film sulla carta si trasformerà in film su pellicola e solo allora si avrà un prodotto finito.
Durante la realizzazione dovrà subire quasi certamente modificazioni, correzioni e trasformazioni dettate dal momento realizzativo. Lo sceneggiatore può essere presente sul set e continua a collaborare con il regista ed entrambi possono intervenire sullo script in prima persona.
La sceneggiatura nasce per essere interpretata: dal produttore, dal regista, dagli attori, dal direttore della fotografia, dallo scenografo, dal costumista, ecc.
Il montaggio rappresenta l'ultima e definitiva riscrittura della sceneggiatura.
La sceneggiatura, una volta acquistata, passa nelle mani di un altro sceneggiatore con funzione di script doctor, incaricato di tappare i buchi: poi lo script consultant analizza ed individua i punti deboli; mentre lo script surgeon riscrive totalmente la sceneggiatura; non è un caso che la sceneggiatura transiti sulle scrivanie di svariati scrittori per una messa a punto definitiva.
Per suggerire un'immagine a un lettore ci si affida a termini esatti, dove nella sceneggiatura ogni componente della troupe deve poter trovare tracce e indicazioni per il proprio lavoro; le note tecniche e registiche non sono concesse perché priverebbero di libertà il regista che renderebbero ostica la lettura del testo, mentre una sceneggiatura deve essere leggibile e scorrevole.
Sceneggiare significa inventare una storia, articolarla e organizzarla in un racconto.
Oltre a essere uno strumento per il regista e i suoi collaboratori, la sceneggiatura ha un valore fondamentale per la pre-produzione perché è sulla base di questa che viene pianificata e calcolata la realizzabilità del film. Il primo spoglio lo svolge il produttore, dove sono indicate alcune informazioni per ogni scena quali: la location dell'azione, la posizione della macchina da presa (interno, esterno), le condizioni di illuminazione (giorno, notte); perché bisogna poter trarre le cifre necessarie al calcolo dei costi del film. Nulla può o deve essere lasciato al caso, né improvvisato. A meno che il regista non abbia scritto la sceneggiatura, egli è un interprete. L'intero team è l'autore: lo scrittore, il regista, il produttore, il direttore della fotografia, il produttore esecutivo e gli attori; e il contributo di quest'ultimi segna l'intero film, a prescindere da chi l'abbia scritto o diretto.
Il problema autoriale non sussiste nel momento in cui le figure del regista e dello sceneggiatore coincidono e le intenzioni dello sceneggiatore non possono essere tradite dalle operazioni del regista, ma il contrasto sceneggiatore-regista si attenua anche in quei casi di collaborazione costante.
Stadi del processo creativo
Pudovkin sintetizzava in tre momenti principali il percorso dello sceneggiatore: 1) l'individuazione del tema; 2) la ricerca di un soggetto; 3) l'elaborazione cinematografica di quest'ultimo nello scenario.
Il tema è la spina dorsale del manoscritto, deve informare l'opera in ogni sua parte e dettare le scelte narrative ed estetiche dell'autore. Deve essere formulato con chiarezza ed esattezza. Stabilito il tema, si deve iniziare la ricerca di una storia che veicoli tale contenuto.
Il soggetto cinematografico deve possedere due caratteristiche fondamentali: 1) la concisione nell'esposizione; 2) la trasportabilità in immagini della materia.
Sono necessari dunque un soggetto complesso che proponga il problema sotto più aspetti e lo esaurisca nelle sue sfaccettature, un'azione e una rete di personaggi che agiscano.
Per procedere alla suddivisione del materiale narrativo in inizio, centro e fine si deve creare un personaggio, costruirlo, caratterizzarlo e metterlo a confronto con una situazione particolare.
Il soggetto è la trama. Una volta stabilito il materiale narrativo, inizia il lavoro di elaborazione cinematografica dove il manoscritto deve essere diviso in parti, le parti in episodi, questi in scene, le scene in singoli momenti.
Le fondamenta di una sceneggiatura sono: 1) il tema, qualcosa che si vuol dire; 2) la metafora che esprima quel tema; 3) l'intreccio.
Una storia contiene sempre un conflitto e sarà proprio questo a dare vita a una drammaturgia.
Nell'industria cinematografica statunitense per valutare i soggetti ci si interroga sullo story concept (high o low), ovvero si valuta la forza della storia, la sua capacità di stimolare interesse nel pubblico (costringe lo spettatore a domandarsi: "E adesso cosa succede?") e lo si fa interrogando la storia "Cosa succederebbe se…?". Lo story concept si giudica sul soggetto o a sceneggiatura completata e permette di individuare il nocciolo drammatico e di risalire all'origine della storia. La risposta che si otterrà implicherà un avvenimento che aiuterà a capire le potenzialità della storia, i suoi limiti e i suoi pregi. Si può partire da un tema, da un personaggio o da una realtà possibile o impossibile. È utile conoscere i generi, le formule drammatiche ricorrenti, i personaggi e i cliché, i classici ma anche le evoluzioni che il modello originario ha subito.
Attraverso la redazione del soggetto si entra nella storia, la si delinea e si riordinano le idee; è lo strumento necessario per sottoporre a qualcuno la propria storia. Deve essere redatto in maniera tale che, in poche pagine, chi legge possa fiutare l'efficacia, lo spessore e la validità della storia che gli si propone e riesca a trarne indicazioni circa lo story concept. Devono essere espressi: 1) concetti semplici in forma semplice; 2) poco intreccio; 3) personaggi ridotti al minimo; 4) mancanza di ornamenti letterari; 5) sintesi del contenuto del film; 6) mancanza di riferimenti intellettualistici; 7) semplici accenni a ciò che è la sostanza del film. Deve essere conciso, sintetico ma coinvolgente, veloce e mirato nell'ottenere l'attenzione ed assolutamente visualizzabile. In un soggetto (lunghezza massima di 10 pagine) devono essere indicati l'inizio, il centro e la fine, i personaggi e lo spazio-tempo dell'azione.
Lo stadio seguente di elaborazione della storia è la scaletta. La fabula è l'insieme degli eventi che ci vengono comunicati nel corso dell'opera, mentre l'intreccio è l'ordine di apparizione degli eventi nell'opera. Mentre nel soggetto riassumiamo la fabula, nella scaletta passiamo all'organizzazione del racconto: ordiniamo gli eventi nella maniera in cui verranno visti dal pubblico, ovvero creiamo l'intreccio. La scaletta è la prima divisione in scene-azioni ed è scritta come una semplice serie di appunti, è lo scheletro del film rappresentando il progetto della sceneggiatura, formata da un elenco per punti degli avvenimenti della vicenda ordinati numericamente. Un numero di scaletta può contenere uno o più scene e più ambienti. Una volta completata la si può sviluppare nel trattamento.
Il trattamento
Il trattamento è la storia sotto forma di romanzo (100-150 cartelle), al fine di creare un mondo della storia, cioè personaggi e situazioni che si definiscono maggiormente; oppure può essere semplicemente il soggetto ampliato (30-40 cartelle) sviluppato sull'ordine stabilito nella scaletta. Si crea la continuità che sarà poi quella del film, ma ancora pressoché priva di dialoghi: sono presenti soltanto alcune battute più significative, mentre estremamente dettagliate sono le descrizioni del mondo della storia, dei personaggi e della loro psicologia.
Dopo un numero n di stesure il testo raggiunge la sua versione definitiva, deve rispettare le regole convenzionali di composizione e di scrittura, ma deve lasciare spazio al regista di interpretare con i suoi occhi, non devono esserci indicazioni tecniche a meno che non si tratti di situazioni particolari non suggeribili con la scrittura tradizionale. Nel caso in cui lo sceneggiatore coincida con regista la forma della sceneggiatura non è importante, perché deve essere semplicemente funzionale.
Lo storyboard è una specie di fumetto, il primo passo nel tradurre le parole della sceneggiatura in immagini del film: campi, piani, angolazioni, movimenti dei personaggi e della macchina da presa. Oltre a conferire visibilità alla sceneggiatura agevola i rapporti tra il regista e l'operatore, lo scenografo e il montatore. Ci si ricorre per lo più a quelle scene o sequenze che presentano particolari difficoltà realizzative o di montaggio e che implicano costi elevati.
Scrivere la sceneggiatura
La sceneggiatura, come il soggetto, va scritta al presente; come anche ciò che è avvenuto nel passato perché si tratta sempre di azioni che si svolgono davanti ai nostri occhi e non nella nostra memoria. Quando si scrive la sceneggiatura si descrive ciò che accade, ciò che sta accadendo di fronte a un'ipotetica macchina da presa nell'esatto istante in cui avviene, si descrive solo ciò che è visualizzabile. Ci si deve continuamente interrogare sulla visibilità di ciò che si scrive: "Che cosa vedo ora sullo schermo?" e chi legge deve poter visualizzare sempre e solo immagini concrete "Mostra, non dire". Lo sceneggiatore non può descrivere la vita interiore dei personaggi né può fornire notazioni psicologiche. Queste informazioni devono emergere in forma cinematografica, sfruttando la banda visiva e/o sonora. Ciò può essere fatto con un'azione non verbale, un dialogo, un monologo interiore della voce del personaggio o una voce narrante.
Lo scrittore può determinare i punti fondamentali della sua opera mediante descrizioni particolareggiate, deve imparare a dominare queste immagini e deve saper scegliere le più evidenti e le più espressive.
Si possono usare anche grandi sintesi narrative come "La contessa usciva tutti i giorni alle cinque" e sta allo sceneggiatore scegliere la soluzione più consona per metterle in atto: l'azione può essere mostrata più volte al fine di sottolineare quella specifica abitudine, si crea una scena in cui la contessa alle cinque ritarda suscitando i commenti della servitù oppure ci si affida ad una voce narrante.
Maggiore è la precisione e l'inequivocabilità del lavoro dello sceneggiatore e maggiore sarà l'aderenza tra il film mentale dello scrittore e quello proiettato nella mente del regista dal testo scritto. La vividezza permette all'immagine di sbalzare dalla pagina con efficacia, di prendere corpo nella mente del lettore e deve essere perseguita con ogni mezzo: con l'utilizzo di un vocabolario specifico, con termini inequivocabili per indicare gli oggetti e verbi precisi per indicare le azioni. Se la scrittura è vivida e precisa proietta nella mente del lettore un modo di vedere la scena che tenderà ad un'aderenza maggiore con quella dell'autore e che potrà spingere il regista a realizzare la sequenza di immagini come era nella mente dello sceneggiatore.
Se lo sceneggiatore è il regista sulla carta, deve progettare delle strategie di percezioni cinematografiche con una regia invisibile: pensare in termini di inquadrature, di illuminazione, di colori, di suoni, di movimenti di macchina, di raccordi, di ritmo di montaggio, ecc.
Se nelle intenzioni dello sceneggiatore una scena dovrà essere girata e montata in un modo tale da avere un certo ritmo, una certa velocità, quel ritmo e quella velocità devono essere rilevabili dal periodare: condizionando la lettura del testo e imponendole una scansione mirata.
Ogni a-capo rappresenta uno stacco, un cambio di inquadratura. Indica il passaggio a un altro oggetto della visione o a un cambio di prospettiva rispetto al medesimo oggetto. Può anche essere utilizzato per frammentare il periodo e quindi spezzare l'azione in più segmenti. Sostituendo i punti alle virgole si ottiene un ritmo di lettura diverso, più disteso e rallentato.
Piuttosto che vedere bocciata una scena perché apparentemente troppo complessa da mettere in scena, si può abbandonare momentaneamente la regia invisibile per fornire i dettagli di un piano realizzativo. Nell'immagine filmica si distinguono due piani diegetici: 1) il narrativo, che mostra l'azione, i personaggi, gli oggetti che svolgono una funzione attiva nella storia; 2) il descrittivo, che fa da sfondo a tutto questo. Se lo spazio è sempre rappresentato sullo schermo, non è trascurabile in fase di scrittura. Lo sceneggiatore si trova nella condizione di dover distinguere tra possibili spazi in base al ruolo ricoperto rispetto alla scena che vi si svolge e scegliere elementi particolarmente rappresentativi tra i tanti possibili di un certo spazio, individuando quelli di maggiore valenza indiziaria e quelli che suggeriscano al lettore il "tutto" di quello spazio.
Lo sceneggiatore però deve scrivere in maniera sintetica perché dilungarsi nelle descrizioni dettagliate equivale a rallentare la lettura e ad allontanare il lettore dal nucleo narrativo da quanto nello spazio si verifica.
1) Su un piano complessivo, lo sceneggiatore deve riservare particolare attenzione descrittiva solo a ciò che è direttamente funzionale alla storia; 2) sul piano più circoscritto della scena, lo sceneggiatore dovrà fornire una descrizione attenta principalmente a ciò che costituisce lo spazio narrativo, suggerendo così lo spazio esplicito; 3) secondo le linee più generali, verranno indicati i tratti distintivi del contesto in cui lo spazio narrativo si inserisce, cioè lo spazio descrittivo.
Ogni espressione e ogni singolo termine utilizzati nella descrizione sono indiziari quando implicano collegamenti e rimandi, evocano atmosfere e stili precisi.
Si deve descrivere approfonditamente quando lo spazio ha un qualche valore narrativo, giochi un ruolo nelle dinamiche della scena o determini un'atmosfera necessaria a livello espressivo perché la scena si riveli nel suo spessore, in tutte le sue sfaccettature; mentre si risolve con indicazioni generali e sintetiche quando la location non ha agganci evidenti con l'azione, quando può restare su un piano di vaghezza senza tratti distintivi e quando pur essendo spazio narrativo non svolge una funzione differente da quella di sfondo.
La scena è un'azione drammatica che si svolge in una unità di spazio e di tempo. Una scena può essere composta da più inquadrature e può essere parte di un'unità narrativa di più ampia portata: la sequenza. Un'azione che nel suo svolgimento passa da uno spazio ad un altro dovrà essere spezzata in due scene. Il cambio di luce indica un'ellissi temporale ed anche se l'azione si svolge nel medesimo luogo la si deve ripartire in due scene.
Ogni scena è preceduta da una riga di dati riassunti in un titolo, dove sono indicate: 1) il numero di scena 2) la posizione della macchina da presa (interno o esterno); 3) la location; 4) le condizioni luministiche (giorno o notte). Deve essere scritta in maiuscolo ed essere preceduta e seguita da un doppio a-capo (2. INT. RICK’S CAFE – NOTTE). Questi dati sono gli elementi principali del preliminare lavoro di spoglio. L’INT. è riferito alla macchina da presa, in base alla sua posizione. Se, ad esempio, una scena si svolge a cavallo tra l’interno ed l’esterno, come la soglia di un'abitazione, nel titolo si indica INT./EXT.
Quando è necessario specificare in quale momento dell'arco della giornata si svolge la scena è possibile introdurre il dato: tra parentesi, dopo l'indicazione GIORNO/NOTTE (EXT. CASABLANCA – GIORNO (MATTINO)) se lo stacco da scena a scena è sulla medesima location, e quindi presuppone un'ellissi temporale che tuttavia non è evidente mantenendosi costante la condizione luministica, si ripete il titolo precedente sostituendo alla notazione temporale la specificazione del passaggio di tempo e la categoria luministica cui si fa riferimento è quella del titolo della scena precedente (EXT. RICK’S CAFE – PIÙ TARDI).
Una sceneggiatura si può scrivere suddividendola per: 1) scene, detta spec script, dove si adotta la suddivisione master scenes style in quanto le scene vengono intese e descritte da un punto di vista drammatico, senza frammentarle esplicitamente in inquadrature. Ha una leggibilità e una scorrevolezza simili a quelle del romanzo, in maniera tale che invogli alla lettura e possa affascinare per la storia che racconta; 2) inquadrature, detta shooting script, dove sono presenti le note registiche e costituiscono la base per la realizzazione delle riprese.
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