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Appunti di Luisa Gasparini

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 Per le società che fanno ricorso al capitale di rischio, nelle convocazioni successive è

richiesto un quorum costitutivo di 1/5 del capitale sociale. Come quorum deliberativo

servono i 2/3 del capitale rappresentato in assemblea.

In particolare, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può essere

prevista la convocazione unica, a cui si applicano direttamente le maggioranze più basse:

 Per l’assemblea ordinaria le maggioranze previste dalla seconda convocazione.

 Per l’assemblea straordinaria le maggioranze previste dalle convocazioni successive.

5. Svolgimento dell’assemblea. Verbalizzazione

L’assemblea è diretta da un presidente, indicato nello statuto o eletto dalla maggioranza dei

presenti; è assistito da un segretario, designato allo stesso modo. Il presidente, in

particolare, ha il compito di verificare la regolarità della costituzione dell’assemblea, di

accertare l’identità e la legittimazione dei presenti e di accertare i risultati delle votazioni.

Mancano norme relative alla disciplina del dibattito assembleare.

I soci intervenuti in assembla, che rappresentino un terzo del capitale sociale, hanno diritto

di chiedere il rinvio dell’adunanza, dichiarando di non essere stati sufficientemente informati

sugli argomenti posti in discussione. Il diritto di rinvio può essere esercitato una sola volta.

Tutti i soci hanno diritto di informazione sugli affari sociali. Gli amministratori sono tenuti a

dare informazioni ulteriori oltre a quelle richieste dalla legge, solo nei limiti in cui sia

necessario per consentire agli azionisti un consapevole esercizio del diritto di voto.

Non ci sono regole in merito ai sistemi di votazione consentiti nelle assemblee sociali. Il

metodo può essere scelto di volta in volta. Di solito non è ammissibile la votazione a

scrutinio segreto.

Ogni assemblea deve essere verbalizzata. Il verbale è sottoscritto dal presidente e dal

segretario o dal notaio. Se si tratta di un’assemblea straordinaria, il verbale deve essere

redatto dal notaio. Tutti i verbali devono essere trascritti nel libro delle adunanze e delle

deliberazioni dell’assemblea, tenuto a cura degli amministratori. La disciplina prevede gli

elementi che devono essere contenuti nel verbale.

6. Il diritto di intervento. Il diritto di voto

Appunti di Luisa Gasparini

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Vi è un rapporto di strumentalità tra diritto di intervento e diritto di voto.

Il diritto di intervento fa riferimento alla partecipazione in assemblea; possono intervenire in

assemblea tutti coloro a cui spetta il diritto di voto (azionisti con diritto di voto, ma anche non

soci con diritto di voto [usufruttuario, creditore pignoratizio], azionisti con voto sospeso).

Infatti, essi sono conteggiati ai fini del raggiungimento del quorum costitutivo.

Per le società non quotate, la condizione che legittima l’intervento in assemblea, deve

sussistere il giorno dell’adunanza. Si dimostra esibendo il certificato azionario, oppure, per

azioni dematerializzate o inserite in un sistema di gestione accentrata, basta una

comunicazione dell’intermediario che tiene i conti. Per evitare manovre speculative e cambi

di maggioranza a sorpresa, lo statuto può introdurre misure volte a impedire l’alienazione

delle azioni in prossimità dell’assemblea.

Nelle società quotata, la legittimazione ad intervenire si determina con riferimento alla

data di

situazione esistente il settimo giorno feriale precedente l’adunanza, detto

registrazione sistema della data di registrazione

( ). Gli intermediari comunicano al termine di

tale giornata contabile chi risulta titolare del diritto di voto. Le azioni restano alienabili (non ci

possono essere clausole che lo impediscono), ma eventuali acquirenti non acquistano il

diritto di intervento, conservato da chi ne aveva diritto alla data di registrazione.

Il diritto di voto può essere espresso per corrispondenza in via elettronica (la stessa

partecipazione in assemblea può avvenire mediante mezzi di telecomunicazione); chi vota in

questo modo di considera intervenuto in assemblea.

Nelle società che non fanno ricorso al capitale di rischio le modalità di esercizio del voto

telematico o per corrispondenza sono determinate dallo statuto. Nelle società che fanno

ricorso al mercato del capitale di rischio le modalità sono regolamentare interamente dalla

Consob. Particolare disciplina esiste per il voto per corrispondenza della Sicav.

7. La rappresentanza in assemblea

Gli azionisti possono partecipar all’assemblea sia personalmente sia tramite rappresentante.

Appunti di Luisa Gasparini

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L’istituto della rappresentanza in assemblea consente la partecipazione indiretta dei piccoli

azionisti alla vita della società, agevolando il raggiungimento delle maggioranze assembleari

nelle società con diffuso assenteismo dei soci. Però, può portare ad abusi: tramite il

rastrellamento delle deleghe il gruppo minoritario di comando e gli amministratori possono

rafforzarsi a danno dei piccoli azionisti, soprattutto in assemblee che si preannunciano

combattute. Sono quindi introdotte delle limitazioni volta a ostacolare la raccolta delle

deleghe, rispetto alla disciplina del codice civile.

La rappresentanza spetta a coloro che godono di diritto di voto; nelle società che non fanno

ricorso al mercato del capitale di rischio lo statuto può escludere o limitare tale facoltà.

La delega deve essere conferita per iscritto ed è revocabile; i documenti devono essere

conservati dalla società per consentire il controllo della regolare costituzione dell’assemblea.

Ci sono dei limiti, ovvero, ad esempio, il fatto che non possa essere rilasciata con il nome del

rappresentante in bianco. Egli si può far sostituire solo se previsto espressamente.

Nelle società non quotate ci sono ulteriori limitazioni.

 La rappresentanza non può essere conferita a determinati soggetti (tra cui dipendenti

della società, società controllate, ….); alle banche si (prima era vietato).

 Limitazioni numeriche: la stessa persona non può rappresentare massimo 20 soci nelle

società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, mentre in quelle che

fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il limite cresce in funzione del capitale

sociale rappresentato.

 Limite a singole assemblee: la rappresentanza può essere conferita solo per singole

assemblee, con effetto anche sulle convocazioni successive. La limitazione non opera

se si tratta di procura generale.

La situazione non è cambiata; l’unico risultato è stato rendere più costoso il rastrellamento

delle deleghe, scoraggiando la partecipazione indiretta dei piccoli azionisti. Secondo

l’esperienza straniera la via da seguire non doveva essere scoraggiare le deleghe, ma fare in

modo che fossero rilasciate in modo consapevole, attraverso un’informazione preventiva.

Nelle società quotate è agevolato l’esercizio della delega del diritto di voto.

Appunti di Luisa Gasparini

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 Può avvenire anche per via elettronica, in base alle regole dello statuto

 Se non disposto diversamente, la società è tenuta a designare un soggetto per ogni

assemblea, al quale gli azionisti possono conferire una delega con istruzioni di voto

su alcune o tutte le proposte all’OdG.

 Sono soppressi i limiti quantitativi al cumulo delle deleghe al medesimo

rappresentante; sono caduti anche i divieti soggetti ( visti nelle società non quotate).

Vige il principio di trasparenza delle situazioni di conflitto di interessi del rappresentante

(invece che eventuali divieti soggettivi), per consentire il conferimento consapevole della

delega da parte del socio. Il rappresentante deve, infatti, comunicare per iscritto al socio le

circostanze da cui deriva una sua condizione di conflitto di interessi. In questo caso la

procura deve ottenere specifiche istruzioni di voto per ciascuna delibera. L’obbligo grava

soprattutto su una serie di soggetti, indicati dalla legge, che per legge sono considerati in

ogni caso in conflitto di interessi.

Esistono due istituti volti ad agevolare la raccolta delle deleghe:

 

Sollecitazione Raccolta delle deleghe

La sollecitazione è la richiesta di conferimento di deleghe di voto rivolta da uno o più

soggetti (promotori) a più di 200 azionisti, in merito a specifiche proposte di voto.

Il promotore effettua la sollecitazione diffondendo un prospetto di sollecitazione e un modulo

di delega, con le informazioni idonee ad una decisione consapevole. Il promotore è

responsabile dell’idoneità e completezza delle informazioni. In particolare la Consob

stabilisce delle regole di trasparenza e correttezza. Il voto per delega è esercitato dallo

stesso promotore che può farsi sostituire solo da chi sia espressamente indicato nel modulo.

La delega può essere conferita solo per singole assemblee già convocate e non può essere

rilasciata in bianco. Può essere conferita anche solo per alcune delle proposte di voto

indicate nel modulo di delega. Il promotore può accettare o meno delle deleghe non

conformi alle proprie proposte.

La raccolta di deleghe è la richiesta di conferimento di deleghe di voto effettuata dalle

associazioni di azionisti nei confronti dei propri associati. Lo scopo è quello di agevolare

Appunti di Luisa Gasparini

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l’esercizio indiretto del voto da parte di piccoli azionisti organizzati in associazione per la

difesa degli interessi comuni.

L’associazione è esonerata dagli oneri procedurali, dagli obblighi di informazione e delle

responsabilità che gravano sul promotore di una sollecitazione. L’associazione deve però

avere dei requisiti fissati per legge, ovvero essere composta da almeno 50 persone fisiche,

ciascuna proprietaria di un quantitativo di azioni non superiore allo 0,1 % del capitale sociale

rappresentato da azioni con diritto di voto.

8. Limiti all’esercizio del voto. Il conflitto di interessi

L’esercizio del diritto di voto è rimesso all’apprezzamento discrezionale del socio, che però

ha un limite: deve esercitarlo in modo da non arrecare danno patrimoniale alla società. Le

deliberazioni assembleari infatti, sono annullabili solo se la maggioranza si è ispirata ad

interessi extrasociali, con danno alla società.

Particolare è la disciplina relativa al conflitto d’interessi: si trova in conflitto d’interessi chi in

una determinata delibera è portatore, per conto proprio o altrui (parenti) di un interesse

personale contrastante (non concorrente; non si possono realizzare entrambi) con l’interesse

della società.

Il socio può scegliere di votare o di astenersi, ma se vota la delibera approvata è

impugnabile se ricorrono due condizioni:

 Voto determinante (prova di resistenza)

 Possibile danno alla società (danno potenziale).

Ipotesi tipiche di conflitto di interessi:

Divieto per i soci amministratori di votare nelle deliberazioni riguardanti la loro

 responsabilità

Divieto, nel sistema dualistico, per i soci componenti il consiglio di gestione di votare

 nelle deliberazioni riguardanti la nomina, revoca, responsabilità dei consiglieri di

sorveglianza.

Appunti di Luisa Gasparini

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La disciplina del conflitto di interessi può riguardare anche abusi:

  

A danno della minoranza Della minoranza Del diritto di voto

La disciplina vuole reprimere abusi della maggioranza a danno del patrimonio sociale, ma

anche abusi a danno della minoranza che non provocano danni patrimoniali alla società.

In virtù del principio di correttezza e buona fede nell’attuazione del procedimento

deliberativo si ritiene annullabile una delibera ispirata al solo scopo di danneggiare singoli

soci.

In merito all’abuso del diritto di voto, si giunge al medesimo risultato, ovvero l’annullabilità

della delibera. Il socio però deve dimostrare, che la delibera è arbitrariamente e

fraudolentemente preordinata dai soci di maggioranza per ledere i diritti di altri soci.

In caso di abuso della minoranza la sanzione non è l’annullamento della delibera ma

l’esposizione al risarcimento dei danni e l’annullamento del voto nel caso in cui il voto

contrario della minoranza blocca la decisione della maggioranza.

9. I sindacati di voto

I sindacati di voto sono patti parasociali, con cui alcuni soci si impegnano a concordare

preventivamente il modo in cui votare in assemblea.

Possono essere:

 Occasionali o permanenti

 A tempo determinato o a tempo indeterminato

 Votati a maggioranza o all’unanimità.

Si può stabilire che il voto sia esercitato nell’assemblea direttamente dai soci sindacati,

oppure che questi rilascino di volta in volta una delega al comune rappresentante, che

voterà in base a quanto deciso dal sindacato.

I sindacati hanno :

 Vantaggi: - Indirizzo unitario all’azione dei soci sindacati.

- Se si tratta del gruppo di comando, danno stabilità di indirizzo alla

condotta della società.

- Se è stipulato tra i soci di minoranza garantisce una migliore difesa

degli interessi comuni.

Appunti di Luisa Gasparini

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 Svantaggi: - Cristallizzano il gruppo di controllo

- Il procedimento assembleare è rispettato solo formalmente, poiché le

decisioni, di fatto, sono prese prima e fuori dall’assemblea.

- Se il sindacato sceglie di decidere a maggioranza, il principio

maggioritario è rispettato solo formalmente.

Il sindacato di voto produce effetti solo tra le parti, non verso la società. Il voto dato in

assemblea resta valido anche se espresso in violazione degli accordi di sindacato.

In caso di socio sindacato in conflitto di interessi, la delibera può essere annullabile (dopo la

prova di resistenza) poiché il conflitto si estende anche agli altri partecipanti al sindacato,

portatori per conto altrui di interesse in conflitto con quello della società.

La legge disciplina:

 Durata dei sindacati di voto

 Adeguata pubblicità agli accordi.

Altri patti parasociali, oltre ai sindacati di voto, sono:

 Sindacati di blocco, stipulati al fine di stabilizzare gli assetti proprietari o il governo

della società

 Sindacati di gestione o di controllo, patti per l’esercizio anche congiunto di

un’influenza dominante.

 Patti di semplice consultazione

 Patti per l’acquisto concentrato di azioni

 Patti volti a favorire o contrastare un’opa

10. Le deliberazioni assembleari invalide

L’invalidità può essere determinata da:

 Vizi procedimentali (violazione di norme che regolano il procedimento assembleare)

 Vizi che riguardano il contenuto della delibera.

Secondo la disciplina previgente:

Appunti di Luisa Gasparini

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 Nullità : sanzione eccezionale, per delibere aventi oggetto impossibile o illecito

 Annullabilità: sempre per vizi procedimentali.

La giurisprudenza aveva introdotto un’ulteriore categoria (oltre le delibere nulle e

annullabili), ovvero le delibere inesistenti, poiché ritenevano che i soci di minoranza

fossero scarsamente tutelati ed esposti a colpi di mano della maggioranza.

Le delibere inesistenti presentavano vizi di procedimento talmente gravi da precludere la

possibilità di qualificarle come delibere assembleari; erano quindi inesistenti per mancanza

dei requisiti minimi essenziali della delibera. La sanzione era quindi senza dubbio la nullità.

Vi erano però molte opinioni diverse sulla definizione di delibera inesistente, poiché è

arbitrario stabilire quale fase del procedimento sia più importante di un’altra.

La riforma del 2003 interviene per ridare certezza al diritto, che era stato sostituito da un

sistema giurisprudenziale incerto. In particolare è stabilito che si ha:

 Annullabilità: sono annullabili le deliberazioni che non sono prese in conformità della

legge o dello statuto, salvo quando non si da luogo a nullità.

 Nullità: nei casi tassativamente indicati dalla legge (articolo 2379)

L’articolo 2377, c.5 fa degli esempi di annullabilità :

Partecipazione all’assemblea di persone non legittimate

o Invalidità dei singoli voti o il loro errato conteggio, ma solo se determinanti per il

o raggiungimento della maggioranza.

Incompletezza o inesattezza del verbale, se impedisce l’accertamento del contenuto,

o degli effetti e della validità della delibera.

Situazione di conflitto di interessi

o Deliberazioni dove la maggioranza si è ispirata ad interessi extrasociali, con danno

o alla società Appunti di Luisa Gasparini

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Sono soggetti legittimati a chiedere annullabilità quelli espressamente previsti per legge:

 Soci assenti, dissenzienti, astenuti. Non possono, invece, i soci che hanno votato a

favore o soci senza diritto di voto. Per esercitare il diritto, i soci devono rappresentare,

anche congiuntamente, 1‰ del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al

mercato del capitale di rischio, il 5% nelle altre. Lo statuto può ridurre o escludere

questo requisito.

I soci non legittimati possono chiedere il risarcimento dei danni a loro cagionati dalla

non conformità della delibera alla legge o all’atto costitutivo; è, però, un’azione

soggetta a forti oneri probatori.

 Amministratori

 Consiglio di sorveglianza

 Collegio sindacale

 Non possono i creditori sociali

 In alcuni casi, tassativamente espressi, Consob, Banca d’Italia, Isvap.

Il termine per l’impugnativa o l’azione di risarcimento è di 90 giorni dalla data di

deliberazione o, se previsti, dalla data dall’iscrizione/deposito. Per Consob, Banca d’Italia, e

Isvap il termine è di 180 giorni.

Il procedimento inizia con l’azione di annullamento proposta davanti al tribunale del luogo

dove la società ha sede. L’impugnativa è preclusa all’azionista che nel frattempo si è

spogliato delle azioni relative all’impugnativa. La proposizione stessa non implica la

sospensione delle delibera, ma ciò deve essere richiesto dall’impugnate.

L’annullamento ha effetto per tutti i soci e obbliga gli amministratori a prendere

provvedimenti, sotto la propria responsabilità. Restano salvi i diritti acquistati in buona fede

dai terzi.

Se è intervenuta una sostituzione della delibera, l’annullamento non può avere luogo, se la

nuova delibera è conforme alla legge o allo statuto. La sostituzione ha quindi effetto sanante

e retroattivo; il giudizio prosegue solo per decidere in merito alla spese giudiziali.

Appunti di Luisa Gasparini

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11. Le deliberazioni nulle

Le delibere sono nulle in tre casi tassativi (articolo 2379):

 Oggetto impossibile o illecito, ovvero contrario a norme imperative, ordine pubblico,

buon costume. È nulla anche la delibera che ha oggetto lecito, ma contenuto illecito.

 Mancata convocazione dell’assemblea, precisando che:

L’azione di nullità non può essere esercitata da chi ha dichiarato il suo assenso allo

o svolgimento dell’assemblea.

La convocazione non si considera mancante per irregolarità di avviso, se esso sia

o comunque idoneo a consentire a coloro che hanno il diritto di intervenire di essere

preventivamente avvisati (basta che siano presenti fata e luogo).

 Mancanza del verbale, precisando che:

Il verbale non si considera mancante se contiene la data della deliberazione e il

o suo oggetto ed è sottoscritta da chi di dovere.

La nullità è sanata con effetto retroattivo mediante verbalizzazione eseguita prima

o dell’assemblea successiva, salvi i diritti dei terzi che in buona fede ignoravano la

deliberazione.

La nullità può essere fatta valere da chiunque ne abbia interesse e può essere rilevata anche

d’ufficio dal giudice. Il termine di decadenza è di tre anni, che decorrono dal momento

dell’iscrizione o deposito nel registro delle imprese; le delibere che modificano l’oggetto

sociale prevedendo attività illecite o impossibili, possono essere impugnate senza limiti di

tempo.

La delibera nulla è inefficace, salvo sia sanata retroattivamente o sia intervenuta una

delibera sostitutiva conforme alla legge. Inoltre, i diritti acquistati dai terzi in buona fede sono

fatti salvi. Appunti di Luisa Gasparini

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Sono presenti dei casi speciali, in cui è ridotta l’operatività delle cause di nullità (regime più

favorevole), per alcune delibere di particolare rilievo:

 Aumento del capitale reale. Modifica la compagine sociale, quindi l’invalidità si

trasmette alle successive deliberazioni.

 Riduzione reale del capitale. Modifica la compagine sociale, quindi l’invalidità si

trasmette alle successive deliberazioni.

 Emissione di obbligazioni. Si vuole tutelare l’investitore che sottoscrive obbligazioni

emesse dalla società

 Approvazione del bilancio [capitolo 13.9], non impugnabile dopo l’approvazione del

bilancio successivo.

 Trasformazione, fusione, scissione [capitolo 20.2 - 20.12]

Per le prime tre situazioni, l’azione di nullità soggetta al termine di decadenza di 180 giorni.

In caso di mancata convocazione, in particolare, il termine è di 90 giorni dall’approvazione

del bilancio in cui la delibera è stata anche parzialmente eseguita.

Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, anche se tali termini non

sono trascorsi, la nullità della delibera di aumento del capitale non può essere pronunciata

dopo l’iscrizione RI dell’attestazione dell’aumento (anche solo parziale). L’esecuzione, anche

solo parziale, di riduzione reale del capitale o di emissione delle obbligazioni preclude la

pronuncia di nullità.

IX. Amministrazione

1. I sistemi di amministrazione e controllo

La riforma del 2003 ha previsto tre sistemi di amministrazione e controllo:

 Sistema tradizionale, che trova applicazione in mancanza di diversa previsione

statutaria. In questo capitolo è esaminato questo.

 Sistema dualistico [capitolo 11]

 Sistema monistico [capitolo 11]

Appunti di Luisa Gasparini

103

2. Struttura e funzioni dell’organo amministrativo

società non quotata

La può avere sia un amministratore unico che una pluralità di

amministratori, ovvero un consiglio di amministrazione.

società quotata

La deve avere per forza un’amministrazione pluripersonale, con almeno un

amministratore nominato dai scoi di minoranza e un amministratore indipendente.

Possono essere introdotti anche altri sottorgani, tra cui il comitato esecutivo e gli

amministratori delegati. La struttura comunque non è fissata in modo rigido, in modo da

consentire il migliore adeguamento alle concrete esigenze dell’impresa sociale.

Gli amministratori hanno in via esclusiva il compito di gestire l’impresa sociale, compiendo le

operazioni necessarie all’attuazione dell’oggetto sociale. Le funzioni che gli sono attribuite

sono inderogabili; sono investiti, non per mandato dei soci, ma per legge.

Esercitano le funzioni in formale autonomia rispetto all’assemblea, dovendo vigilare sul suo

rispetto della legge e sono personalmente responsabili dal punto di vista civile e penale, sia

nei confronti della società che dei creditori sociali.

In particolare, le funzioni dell’organo amministrativo sono le seguenti:

 Potere gestorio. Deliberano su tutti gli argomenti attinenti alla gestione della società,

che non siano di competenza dell’assemblea.

 Potere di rappresentanza. Tutti o alcuni amministratori hanno la rappresentanza

generale della società, cioè manifestano la sua volontà all’esterno, ponendo in essere

i singoli atti giuridici relativi all’attività sociale.

 Poteri relativi all’attività dell’assemblea. La convocano e fissano l’ordine del giorno;

attuano le delibera e devono impugnare quelle contrarie a legge o atto costitutivo.

 Adempimenti pubblicitari. Devono curare la tenuta dei libri e delle scritture contabili;

devono redigere il progetto di bilancio annuale.

 Controllo. Devono prevenire il compimento di atti pregiudizievoli per la società o

eliminarne le conseguenze dannose. Devono adottare in modo efficace i modelli

idonei alla società stessa. Sul funzionamento vigila un apposito organismo, ma nelle

piccole società tocca agli amministratori.

Gli amministratori non sono dei semplici mandatari, anche se devono agire nell’interesse

esclusivo dei soci. Appunti di Luisa Gasparini

104

3. Il rapporto assemblea - amministratori

La ripartizione di competenze fra assemblea ed amministratori in merito alla gestione

sociale risulta coordinando:

 

Art. 2364, n.5 (assemblea) Art. 2380 – bis, comma 1 (amministratori)

La competenza gestoria di:

 Assemblea ha carattere delimitato e specifico, per atti espressamente previsti dalla

legge

 Amministratori ha carattere generale, per atti non riservati all’assemblea e per ogni atto

necessario come mezzo – fine per il conseguimento dell’oggetto sociale.

Gli amministratori hanno poteri propri, ampi poteri decisionali, non derivanti dall’assemblea,

esercitabili in piena autonomia rispetto all’assemblea stessa. Infatti l’assemblea non può

impartire direttive vincolanti agli amministratori ed essi non sono obbligati a sottoporle la

preventiva approvazione le proprie iniziative.

La competenza degli amministratori cessa quando si tratta di iniziative che comportano una

sostanziale modifica dell’oggetto sociale, poiché queste sono competenze dell’assemblea o

dell’assemblea straordinaria. L’assemblea ha inoltre un potere di controllo generale

sull’attività degli amministratori.

L’assemblea può, per previsione statutaria, dover autorizzare degli atti di gestione

competenti gli amministratori; in ogni caso gli amministratori conservano la responsabilità

civile e penale, nonostante l’autorizzazione, pertanto non sono tenuti a dare attuazione agli

atti autorizzati.

4. Nomina. Cessazione della carica

I primi amministratori sono nominati nell’atto costitutivo; i successivi sono nominati da parte

dell’assemblea ordinaria. Il numero è stabilito nello Statuto, ma possono anche essere

indicati un numero minimo e un massimo. La durata della carica è non superiore a tre

esercizi, ma sono rieleggibili, se non disposto diversamente dall’atto.

Può essere riservata la nomina di un componente indipendente del consiglio di

amministrazione da parte dei possessori di strumenti finanziari partecipativi.

Inoltre, lo Stato o altri enti pubblici, possono avere speciali poteri di nomina previsti dallo

aperte

statuto, con alcune limitazioni e con differenze a seconda si tratta di società (un solo

Appunti di Luisa Gasparini

105 chiuse

amministratore indipendente e un componente dell’organo di controllo) o (tale

numero di amministratori in proporzione alla partecipazione al capitale sociale).

Possono essere inserite delle clausole statutarie relative alla nomina delle cariche sociali da

parte dell’assemblea, fermo restando il principio della competenza assembleare per la

nomina degli amministratori. In particolare i quorum deliberativi possono essere ridotti ma

non innalzati.

Per la scelta degli amministratori, sono presentate delle liste di candidati: ogni socio effettua

un voto di lista, a seguito del quale i posti nel CdA sono distribuiti proporzionalmente

rispetto ai voti conseguiti dalle liste e in base all’ordine di preferenza dei candidati.

In particolare nelle società quotate :

 Almeno un componente deve essere espressione della lista di minoranza che abbia

[Si vuole assicurare agli azionisti di minoranza una

ottenuto il maggiori numero di voti

presenza nel CdA] .

 Deve esserci equilibrio tra componenti uomini e donne: il genere meno rappresentato

[è il sistema delle quote rose, volte ad assicurare una

deve avere almeno 1/3

presenza maggiore di donne, in passato poco rappresentate] .

Gli amministratori possono essere o non essere soci. Devono però essere persone fisiche:

se fossero persone giuridiche, le persone fisiche che realmente amministrano sarebbero

nominate (tra le facenti parte della persona giuridica) da terzi, ledendo quindi il principio

della competenza assembleare nella nomina e revoca degli amministratori.

Tra requisiti si ricorda:

 Onorabilità (requisiti fissati per i sindaci)

 Indipendenza: deve esserci almeno un amministratore indipendente (secondo i

requisiti dei sindaci) per adeguata vigilanza sugli amministratori delegati

 Speciali requisiti di onorabilità, professionalità, indipendenza per amministratori di

società che svolgono particolari attività, o se previsti dallo statuto.

 Assenza di cause di ineleggibilità (interdetto, inabilitato, fallito)

 Assenza di cause di incompatibilità (previste da leggi speciali), che portano

l’interessato a scegliere una carica ed escludere l’altra.

Appunti di Luisa Gasparini

106

Sono cause di cessazione, prima della scadenza del termine:

Revoca da parte dell’assemblea, liberamente, salvo risarcimento per gli

o amministratori in caso di assenza di giusta causa. Quelli nominati dagli enti e dallo

stato, possono essere revocati solo dall’ente/stato stesso.

Rinuncia (dimissioni)

o Decadenza per sopraggiungimento di cause di ineleggibilità o per perdita dei requisiti

o Morte

o

La cessazione, per evitare la paralisi dell’attività dell’organo amministrativo, ha effetto solo

quando l’organo è restituito (prorogatio). La rinuncia ha effetto immediato se la maggioranza

degli amministratori resta in carica, altrimenti dal momento in cui la maggioranza è

ricostituita.

Se non può aversi la prorogatio, è dettata una disciplina per la sostituzione degli

amministratori mancanti (derogabile dall’autonomia statutaria):

 Cooptazione. Se resta in carica più della metà degli amministratori, i superstiti

sostituiscono quelli venuti meno con delibera approvata dal collegio sindacale.

Verranno poi sostituiti o riconfermati alla successiva assemblea.

 Se manca più della metà degli amministratori, i superstiti convocano l’assemblea per

nominare i mancanti.

 Se mancano tutti gli amministratori o l’amministratore unico, il collegio convoca

d’urgenza l’assemblea per ricostituire l’organo amministrativo. Intanto il collegio ha i

poteri di gestione ordinaria.

simul stabunt, simul cadent

Può essere prevista la clausola , secondo cui a seguito della

caduta di alcuni amministratori, è prevista la cessazione di tutti amministratori e la

conseguente ricostituzione dell’interno collegio.

Nomina e revoca sono soggette ad iscrizione nel registro delle imprese, a cui devono

provvedere i nuovi amministratori per la nomina, e il collegio sindacale per la revoca.

5. Compenso. Divieti

Appunti di Luisa Gasparini

107

Gli amministratori hanno diritto a un compenso per la loro attività. Se non è stato

determinato, è determinato dall’autorità giudiziaria su ricorso degli amministratori.

Il compenso, se non stabilito dallo statuto, è determinato dall’assemblea ordinaria (o dal

consiglio di sorveglianza). Per gli amministratori rivestiti di particolari cariche, la

remunerazione è stabilita dal consiglio di amministrazione.

La struttura del compenso è variabile: oltre a una quota fissa può contenere una quota

variabile relativa al raggiungimento di determinati obbiettivi e può comprendere anche dei

benefici in natura (come l’utilizzo di beni aziendali).

Gli amministratori devono rispettare il divieto di concorrenza, ovvero non possono essere

soci a responsabilità illimitata in società concorrenti, né esercitare attività concorrente per

conto proprio, né essere amministratori o direttori generali in società concorrenti; sempre

salva autorizzazione dell’assemblea.

Per le società quotate in borsa sono previsti degli obblighi di informazione. Inoltre hanno il

divieto di acquistare, vendere, compiere altre operazioni su strumenti finanziari della società,

sfruttando informazioni privilegiate, avute in ragione del loro ufficio.

6. Il consiglio di amministrazione

Nella società non quotata può aversi sia un amministratore unico che una pluralità di

amministratori; nella quotata invece è obbligatorio avere più amministratori, che

costituiscono il consiglio di amministrazione; esso è retto da un presidente scelto dai

membri tra di essi, oppure nominato dall’assemblea.

Se non previsto diversamente dallo statuto, il presidente convoca il consiglio, ne fissa

l’ordine del giorno, coordina i lavori e si preoccupa che tutti gli amministratori siano informati

sulle materie dell’ordine del giorno.

collegialmente

L’attività deliberativa è esercitata ; le decisioni sono adottate a maggioranza,

secondo particolari regole procedimentali.

individuale

La rappresentanza è una funzione degli amministratori designati a ciò nell’atto

disgiuntamente

costitutivo; se sono più di uno, possono esercitare tale potere o

congiuntamente (non collegialmente), seguendo una particolare disciplina [9.9].

Appunti di Luisa Gasparini

108

L’attività di vigilanza è svolta sia collegialmente dal consiglio che individualmente dai singoli

amministratori; essi però non possono adottare individualmente gli eventuali provvedimenti

che si rendono necessari (poiché si ricade nell’attività deliberativa di competenza collegiale).

Per la validità delle delibere serve la presenza della maggioranza degli amministratori in

carica (se non previsto un quorum costitutivo più alto dallo statuto); la riunione può avvenire

anche mediante mezzi di telecomunicazioni, ma non è ammesso il voto per rappresentanza.

Le deliberazioni sono approvate con voto favorevole della maggioranza assoluta dei presenti

(voto per teste), se non diversamente stabilito.

Per quanto riguarda il verbale, è richiesto che sia redatto per atto pubblico nei casi di

delibera per delega su materie di competenza assembleare. È tenuto un libro delle

adunanze e delle deliberazioni del consiglio d’amministrazione.

In passato si aveva invalidità (annullabilità) delle delibere solo se la delibera era stata

adottata con voto determinante di un amministratore in conflitto d’interessi (art. 2391).

L’attuale disciplina ha ampliato la categoria delle delibere annullabili, mentre non sono

previste cause di nullità.

L’annullamento non pregiudica i diritti acquistati dai terzi in buona fede. Sono impugnabili :

 Delibere adottate con voto determinante di un amministratore in conflitto d’interessi.

 Delibere che non sono prese in conformità con legge o statuto; l’annullabilità è

proposta da amministratori assenti o dissenzienti (non da soci) e dal collegio

sindacale.

 Delibere che ledano direttamente un diritto soggettivo di un socio; egli ha diritto ad

agire giudizialmente per far valere l’annullabilità.

7. Interessi degli amministratori. Operazioni con parti correlate

Se un amministratore ha un interesse, non necessariamente in conflitto con quello della

società, in una determinata operazione deve darne notizia agli altri amministratori (obbligo di

trasparenza). In particolare se si tratta di amministratore delegato non può compiere

l’operazione (può però votare in CdA) [obbligo di astensione].

La delibera consigliare in merito all’operazione deve contenere le ragioni e la convenienza

per la società dell’operazione (obbligo di motivazione).

Appunti di Luisa Gasparini

109

La delibera è impugnabile, da parte di collegio sindacale, amministratori assenti o

dissenzienti, amministratori favorevoli se è stato violato l’obbligo di informazione:

 Se può recare danno alla società (danno potenziale)

 Se il voto dell’amministratore interessato è stato determinante (prova di resistenza)

 Se sono stati violati gli obblighi di trasparenza, astensione e motivazione.

In caso di amministratore unico, egli deve informare il collegio sindacale l’assemblea,

avendo l’obbligo di motivare le proprie scelte relative all’operazione a cui è interessato.

I contratti da lui conclusi in conflitto di interessi sono annullabili su richiesta della società,

salva la buona fede del terzo contraente. In ogni caso l’amministratore risponde delle perdite

derivate alla società per la sua azione e omissione.

Vi è una particolare disciplina per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di

rischio, per quanto riguarda le operazioni con parti correlate, ovvero operazioni aventi

come controparte soggetti vicini alla società, quindi più a rischio di essere in conflitto di

interessi. Tali categorie di soggetti sono stabiliti dalla Consob.

Ci sono delle procedure che assicurino la correttezza e la trasparenza delle decisioni; i

regolamenti sono pubblicati sul sito internet della società. L’organo di controllo vigila sulla

loro osservanza.

In particolare la Consob ha delineato un procedimento generale, che prevede la stesura di

un parere motivato da parte di un apposito comitato, composto da amministratori non

esecutivi, non correlati e in maggioranza indipendenti. Il parere non è vincolante e ad esso

segue una delibera motivata.

8. Comitato esecutivo. Amministratori delegati

Nelle società di maggiori dimensioni è possibile una articolazione interna del consiglio di

amministrazione, che delega le proprie attribuzioni a:

 Comitato esecutivo. È un organo collegiale, le cui decisioni sono adottate in riunioni

a cui sono presenti i sindaci. Per le deliberazioni è presente un apposito libro delle

adunanze e delle deliberazioni.

Appunti di Luisa Gasparini

110

 Amministratori delegati. Sono organi uni personali, le cui decisioni, in caso di

pluralità di amministratori, possono essere prese congiuntamente o disgiuntamente

in base a quanto previsto nello statuto o nell’atto di nomina. Di solito hanno la

rappresentanza della società.

È possibile la coesistenza di entrambi gli organi, con funzioni ripartite.

La creazione e l’articolazione degli organi è prevista dallo statuto o devono essere previste

dall’assemblea. Invece la designazione dei soggetti è fatta dal consiglio di amministrazione,

così come il contenuto, i limiti e le modalità di esercizio della delega.

Non possono essere delegati:

Redazione del bilancio d’esercizio

o Facoltà di aumentare il capitale sociale

o Adempimenti a carico degli amministratori in caso di riduzione obbligatoria del

o capitale sociale per le perdite

Redazione del progetto di fusione o scissione.

o

Comunque il consiglio di amministrazione non perde le funzioni che ha delegato: si

determina solamente una competenza concorrente. Può revocare le deleghe e impartire

direttive vincolanti.

Gli organi delegati hanno dei doveri:

 Curano che l’assetto organizzativo, amministrativo, contabile della società sia

adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa.

 Riferiscono periodicamente al CdA e al collegio sindacale sull’andamento della

gestione e sulla sua evoluzione prevedibile.

Anche gli amministratori hanno dei poteri – doveri:

 Devono agire informativi, quindi possono chiedere agli organi delegati delle

informazioni relative alla gestione della società

 Valutano generale andamento della gestione, in base a relazioni degli organi delegati

 Valutano adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo, contabile

 Esaminano i piani strategici, industriali, finanziari della società.

Appunti di Luisa Gasparini

111

9. La rappresentanza della società

Gli amministratori investiti del potere di rappresentanza devono essere indicati nello statuto

o nella delibera di nomina; se sono più di uno, bisogna specificare se hanno potere di agire

disgiuntamente o congiuntamente.

Il potere di rappresentanza è generale e riguarda anche la rappresentanza processuale

attiva e passiva.

Diverso è il potere di gestione, il quale riguarda l’attività amministrativa interna, ovvero la fase

decisoria della operazioni sociali, compete al CdA o al comitato esecutivo ed è esercitato

collegialmente, con delibere a maggioranza.

Invece il potere di rappresentanza riguarda l’attività esterna, ovvero il potere di agire verso

terzi in nome della società. Spetta ad uno o più amministratori ed è esercitato

congiuntamente o disgiuntamente.

Oltre agli amministratori, la rappresentanza può essere, in aggiunta, data ad altri soggetti,

nominati dall’assemblea o dagli stessi amministratori. Sono casi di rappresentanza

negoziale, regolari secondo i principi del diritto comune, o se è il caso dai principi della

rappresentanza commerciale. I rappresentanti possono essere procuratori esterni generali o

per singoli affari oppure soggetti inseriti stabilmente nell’organizzazione dell’impresa sociale

(direttori generali [9.13], ad esempio).

Per quanto riguarda la rappresentanza organica, invece, quella propria degli amministratori

è assoggettata a una disciplina particolare, che privilegia l’esigenza di tutela dell’affidamento

dei terzi e quella di certezza e stabilità dei rapporti giuridici.

Appunti di Luisa Gasparini

112

Ci sono dei principi cardine:

 Invalidità della nomina. È inopponibile ai terzi in buona fede la mancanza di potere

di rappresentanza dovuta a invalidità della nomina.

 Limitazioni volontarie al potere di rappresentanza. La società resta vincolata verso i

terzi anche se gli amministratori hanno violato i limiti posti dalla società ai loro poteri.

In teoria tali limitazioni dovrebbero essere opponibili ai terzi, dopo l’iscrizione al

registro delle imprese; ma non è così, poiché le limitazioni non sono opponibili, anche

se pubblicate, tranne nel caso in cui si provi l’intenzione del terzo a danneggiare la

società (non basta dimostrare l’effettiva conoscenza delle limitazioni.

Le limitazioni hanno rilevanza solo internamente alla società e comportano, se violate,

la responsabilità degli amministratori verso la società.

 Atti ultra vires (atti che non rientrano nell’attività d’impresa determinata dallo statuto).

Possono rientrare, con qualche forzatura, nella generale categoria degli atti compiuti

dagli amministratori in violazione dei limiti posti dalla legge e dallo statuto. Sebbene

l'art. 2384 bis, che prevedeva espressamente questa ipotesi, sia stato abrogato, è da

ritenere che, come in precedenza, sia applicabile il regime di opponibilità, e la

conseguente invalidità dell'atto, soltanto quando la società dia prova che il terzo

abbia agito per danneggiare intenzionalmente la società.

 Limitazioni legali. Sono opponibili anche se non specificato, in quanto pare ovvio

Ne sono esempi:

visto che trovano già fondamento nella legge.

Amministratore che stipula un contratto in confitto di interessi. Contratto

o annullabile se il conflitto era conosciuto o conoscibile dal terzo.

Assunzione di partecipazioni in società a responsabilità illimitata.

o Acquisti per cui è prevista la prescritta autorizzazione assemblea, in cui essa

o manca. Contratto annullabile.

Appunti di Luisa Gasparini

113

10. La responsabilità degli amministratori verso la società

Gli amministratori sono responsabili civilmente per il loro operato verso:

  

La società I creditori sociali I singoli soci o i terzi

La responsabilità degli amministratori verso la società è una responsabilità contrattuale,

per danni, da inadempimento di preesistenti obbligazioni. Quindi la società, in giudizio, deve

provare solo l’esistenza di un danno imputabile a inadempimento degli amministratori, non

la loro colpa. Gli amministratori invece devono provare i fatti che portano ad escludere o

attenuare la propria responsabilità.

Gli amministratori incorrono in responsabilità quando non adempiono i doveri ad essi

imposti dalla legge o dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle

loro specifiche competenze (criterio della diligenza professionale). Si tratta di

un’obbligazione di mezzi, non di risultato: infatti non sono responsabilità dei risultati negativi

della gestione, che non siano imputabili a difetto di diligenza nella condotta. Devono

comunque agire sempre in modo informato.

Gli amministratori sono responsabili solidamente; ciascuno può essere costretto dalla

società a risarcire l’intero danno subito, a meno si tratti di attribuzioni proprie del comitato

esecutivo o di un numero specifico di amministratori.

A carico degli amministratori senza delega ci sono degli specifici obblighi (è una deroga) e

quindi hanno responsabilità legata anche a questi.

Se il comportamento dannoso è imputabile solo ad alcuni amministratori, con essi

rispondono in solido anche gli altri, se non abbiano prevenuto o impedito l’azione dannosa

dei responsabilità, pur avendo conoscenza del pregiudizio imminente per la società o

violando obblighi a loro carico. Rispondono solo per culpa in vigilando, con diritto di

regresso verso i responsabili.

In generale si tratta sempre di responsabilità per colpa (non responsabilità oggettiva); non

si estende a coloro che siano immuni da colpa, avendo fatto annotare il proprio dissenso

senza ritardo. Appunti di Luisa Gasparini

114

L’azione, da promuovere entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore in carica, può

essere esercitata da:

 

Società Minoranza.

L’esercizio dell’azione da parte della società è deliberato dall’assemblea ordinaria (durante

la seduta per l’approvazione del bilancio) oppure dal collegio sindacale a maggioranza di

2/3 dei componenti. A causa della presenza di conflitto di interesse, gli amministratori soci

non possono votare nelle deliberazioni assembleari riguardanti la loro responsabilità.

La deliberazione dell’azione di responsabilità comporta la revoca automatica dall’ufficio di

amministratore, se la delibera è approvata da almeno 1/5 del capitale sociale; si provvede

quindi alla sostituzione. Se la percentuale non è raggiunta, serve una espressa delibera di

revoca.

Dal punto di vista della tutela delle minoranze, essa è poco presente. Infatti la relativa

decisione è nelle mani del gruppo di comando che ha nominato gli amministratori; la

situazione non cambia se l’azione è promossa dal collegio sindacale, poiché anche i sindaci

sono nominati dall’assemblea e sono quindi espressione del gruppo di comando.

Invece la situazione migliora se la società è dichiarata fallita, soggetta a liquidazione coatta

amministrativa o ad amministrazione straordinaria: infatti, l’azione compete al curatore

fallimentare, al commissario liquidatore o al commissario straordinario.

Hanno una limitata tutela anche se la società è in bonis (tutto normale); essa può rinunciare

all’esercizio dell’azione di responsabilità o pervenire ad una transazione con gli

amministratori, da essere espressamente deliberate dall’assemblea. È necessario che non vi

sia il voto contrario di una minoranza qualificata (1/5 del capitale sociale, 1/20 per le società

che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio), altrimenti non hanno effetto.

In caso di inerzia del gruppo di comando, si ha l’azione da parte della minoranza. I soci che

assumono l’iniziativa devono rappresentare almeno il 20% del capitale sociale; in particolare

nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio serve 1/40 del capitale

sociale.

L’azione non va a vantaggio della minoranza (risarcire i soci agenti), ma va comunque a

reintegrare il patrimonio sociale. In caso di accoglimento, la società deve rimborsare agli

attori le spese di giudizio che non siano state poste a carico degli amministratori.

Appunti di Luisa Gasparini

115

11. La responsabilità verso i creditori sociali

Gli amministratori hanno anche responsabilità verso i creditori sociali; per la relativa azione

servono dei presupposti:

 Gli amministratori sono responsabili solo per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla

conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.

 L’azione può essere proposta dai creditori sociali solo quando il patrimonio è

insufficiente per soddisfare i loro crediti.

L’azione si prescrive in 5 anni.

Sono legittimati ad agire i singoli creditori sociali. In caso di fallimento, liquidazione coatta

amministrativa, amministrazione straordinaria l’azione può essere proposta solo da curatore

fallimentare, commissario liquidatore o commissario straordinario.

Tra l’azione sociale di responsabilità e quella concessa ai creditori ci sono delle interferenze.

Il danno subito dai creditori è un effetto riflesso del danno che gli amministratori hanno

arrecato al patrimonio. Se l’azione è già stata esperita dalla società e il patrimonio è stato

reintegrato, i creditori non possono riproporla in quanto gli amministratori sono tenuti una

sola al risarcimento.

Anche la transizione paralizza l’azione dei creditori sociali, salva la possibilità di impugnare la

revocatoria. Invece la rinuncia non impedisce l’azione dei creditori sociali.

Ci sono due quesiti:

L’azione è di natura contrattuale o extracontrattuale?

 L’azione è di natura contrattuale,

in quanto si tratta di inadempimento di specifici obblighi posti dalla legge a carico degli

amministratori.. I creditori non sono tenuti a provare il dolo o la colpa degli

amministratori.

L’azione è diretta e autonoma o surrogatoria?

 Le conseguenze, in teoria, sono notevolmente differenti:

Natura surrogatoria . I creditori sono esposti a tutte le eccezioni che gli

o amministratori possono opporre alla società. Quanto corrisposto dagli

amministratori, spetta alla società e i creditori hanno un vantaggio indiretto.

Appunti di Luisa Gasparini

116

Natura diretta ed autonoma . gli amministratori non possono opporre ai creditori le

o eccezioni che potrebbero opporre alla società: i creditori si avvantaggiano

direttamente dei risultati dell’azione.

Le conseguenze pratiche sono molto simili, poiché nella maggior parte dei casi l’azione

è esercitata dopo il fallimento della società ad opera del curatore, legittimato ad

esercitare anche l’azione sociale di responsabilità.

ad esempio

L’azione è diretta ed autonoma perché l’azione dei creditori non è

subordinata a quella della società.

12. La responsabilità verso singoli soci o terzi

La responsabilità degli amministratori verso singoli soci o terzi può esser fatta valere se c’è:

 Compimento da parte degli amministratori di un atto illecito nell’esercizio o in

occasione del loro ufficio

 Danno diretto del singolo socio o del singolo terzo (non danno riflesso del danno

subito dal patrimonio sociale), al loro patrimonio, indipendentemente dal fatto che un

danno sia derivato anche al patrimonio della società.

Si tratta di responsabilità extracontrattuale: il socio o il terzo devono provare che esiste un

nesso causale diretto tra il danno subito e l’illecito degli amministratori; devono provare

anche il dolo o la colpa.

L’azione di prescrive in 5 anni dal compimento dell’atto illecito.

13. I direttori generali

Nella gestione dell’impresa gli amministratori si avvalgono della collaborazione di altri

soggetti. La disciplina contiene norme relative solamente ai direttori generali, senza

specificarne la figura.

Essi sono nominati dall’assemblea o dal consiglio di amministrazione per disposizione dello

statuto. In relazione ai compiti affidati, si applicano la disposizioni relative alla responsabilità

degli amministratori, ai quali sono assimilati anche per varie norme penali e fallimentari.

Si tratta (si ritiene, vista la mancanza di specifica descrizione) che siano dirigenti che

svolgono attività di alta gestione dell’impresa sociale, al vertice della gerarchia e in rapporti

diretti (seppur subordinati) con gli amministratori, dando attuazione alle direttive generali da

essi impartite. Appunti di Luisa Gasparini

117

14. Gli amministratori di fatto

Sono amministratori di fatto i soggetti, privi della veste formale di amministratori per la

mancanza di nomina assembleare, che in fatto si ingerisce sistematicamente nella direzione

dell’impresa. Sono l’azionista o gli azionisti di comando, detentori del reale potere

decisionale.

Sono equiparati agli amministratori legalmente nominati per quanto riguarda l’applicazione

delle norme in tema di responsabilità penale.

Per quanto riguarda la responsabilità civile il tema è dibattuto.

Nella SRL l’amministratore di fatto è chiamato in solido con gli amministratori regolarmente

investiti, a risarcire i danni arrecati a società e creditori sociali, ma solo in presenza di

comportamenti dolosi.

Anche nella SPA la dottrina porta alla stessa conclusione, assimilando la posizione degli

amministratori di fatto a quella dei direttori generali. È una disciplina che porta a tentare di

reprimere l’abuso da parte degli azionisti di comando. Campobasso non è d’accordo, ma

preferisce seguire l’impostazione tenuta precedentemente dalla giurisprudenza, che

escludeva l’assimilazione degli amministratori di fatto agli amministratori formali.

Appunti di Luisa Gasparini

118

X. I sindaci. La revisione legale dei conti

A) Il collegio sindacale. Il sindaco unico

1. Premessa

Il collegio sindacale o un sindaco unico è l’organo di controllo interno della società per

azioni del sistema tradizionale; ha funzione di vigilanza sull’amministrazione della società.

La disciplina originaria del codice civile ha subito un’evoluzione, attraverso varie riforme e

provvedimenti; in particolare:

 1974: introduzione, per le società quotate, di un controllo contabile esterno, da parte

di una società di revisione (sovrapposizione di funzioni con il collegio)

 1992: istituzione di un registro dei revisori contabili

 1998: nelle società quotate il controllo contabile è sottratto al collegio, lasciando il via

esclusiva al revisore legale dei conti

 2003: anche per le altre società, viene introdotto il controllo contabile esterno da parte

di una società di revisione o di un revisore, sottraendo il compito al collegio.

2. Composizione. Nomina. Cessazione

La composizione varia nelle :

 società quotate: l’organo è pluripersonale, con un minimo di 3 sindaci effettivi e 2

supplenti.

 società non quotate: collegio sindacale (organo pluripersonale) composto da 3 o 5

membri effettivi (soci o non soci) e due supplenti.

Se hanno ricavo o patrimonio netto inferiore a 1 milione di Euro, può essere previsto

un sindaco unico.

La prima nomina avviene nell’atto costitutivo; i successivi nell’assemblea ordinaria. I sindaci

quindi sono nominati dallo stesso organo che nomina gli amministratori; in particolare, però,

nelle società quotate, un membro effettivo deve essere eletto da parte dei soci di minoranza

tramite il sistema dei voti di lista, con modalità descritte dalla Consob.

Appunti di Luisa Gasparini

119

Ci sono delle norme volte a garantire l’effettivo svolgimento del controllo, quindi la

competenza professionale e l’indipendenza dei sindaci, ovvero:

 Requisiti di professionalità: sono richieste qualità professionali diverse, affinché

nell’organo siano presenti qualità professionali diverse, per l’efficace assolvimento delle

funzioni di controllo.

società non quotate

Nelle almeno un sindaco effettivo ed uno supplente devono

 registro dei revisori legali

essere iscritti al (persone fisiche o società di persone o

capitali, con particolari requisiti).

Gli altri sindaci devono essere professori universitari in materie economiche o

giuridiche, oppure iscritti ad Albi Professionali stabiliti dal Ministero di Giustizia

(avvocati, ragionieri, periti commerciali, dottori commercialisti, consulenti del lavoro).

società quotate

Nelle i requisiti di professionalità sono stabiliti dal Ministero di

 Giustizia. Un sindaco su 3 (o 2 se sono più di 3) e un supplente devono essere iscritti

al registro dei revisori legali. Gli altri hanno requisiti di tipo giuridico – aziendale.

requisiti di onorabilità regole

Sono previsti anche dei e sono applicate le

sull’equilibro tra uomini e donne nella composizione del collegio.

 Cause di ineleggibilità, sono le stesse previste per gli amministratori e ulteriori e più

cause di incompatibilità

restrittive [articolo 2399].

Altre cause di ineleggibilità e incompatibilità possono essere previste con lo Statuto.

 Limiti al cumulo di incarichi. I sindaci devono render noti all’assemblea gli incarichi di

amministrazione e controllo già ricoperti presso altre società.

I sindaci hanno diritto a un compenso, che deve essere predeterminato e invariabile durante

la carica. La misura del compenso è rimessa all’autonomia privata.

La durata del loro incarico è di 3 esercizi (restano in carica fino alla nomina dei nuovi) e

sono rieleggibili. Le cause di cessazione dell’ufficio, prima della scadenza del termine, sono:

Morte

o Revoca, può essere richiesta dall’assemblea al tribunale, solo per giusta causa. La

o delibera di revoca deve essere approvata dal tribunale, che verifica la sussistenza della

giusta causa.

Rinuncia

o Decadenza dell’ufficio, nel caso in cui sopraggiunga una causa di ineleggibilità, la

o sospensione o cancellazione dal registro dei revisori o in caso di continuo e

ingiustificato assenteismo del sindaco alle assemblee.

Appunti di Luisa Gasparini

120

In caso di morte, rinuncia, decadenza di un sindaco, subentrano automaticamente i

supplenti, in ordine di età. Essi restano in carica fino alla successiva assemblea, in cui

devono nominare i sindaci.

I nuovi sindaci, restano però in carica fino al termine della carica degli altri.

La nomina e la cessazione dell’ufficio dei sindaci vanno iscritte nel registro delle imprese, a

cura degli amministratori.

3. Il controllo sull’amministrazione

La funzione principale dei sindaci è quella di controllo, che ha per oggetto l’amministrazione

globalmente intesa (si estende a tutta l’attività sociale).

Hanno anche il potere – dovere di iniziativa, in sostituzione di assemblea e amministratori,

per assicurare il rispetto della legalità dell’attività sociale (attività sostitutiva). In particolare:

 Convocano l’assemblea ed eseguono le pubblicazioni prescritte per legge, in caso di

omissione degli amministratori

 Chiedono al tribunale la riduzione del capitale sociale obbligatoria per legge, se

l’assemblea e gli amministratori restano inerti.

Il controllo di solito è globale e sintetico, con modalità rimesse alla discrezionalità tecnica del

collegio. Se necessario però il controllo può essere anche più analitico.

Il controllo non è solo formale; deve controllare anche il rispetto sostanziale da parte degli

amministratori degli specifici obblighi di condotta imposti e dei principi di corretta

amministrazione. Essi non possono entrare però nel merito delle decisioni; si possono

solamente limitare ad esprimere un parere non vincolante in merito ad una linea di gestione

ritenuta imprudente o non avveduta.

Gli amministratori, per permettere al collegio l’efficace svolgimento della propria attività,

hanno molti obblighi di comunicazione (informazione) verso i sindaci, soprattutto per quanto

riguarda le società quotate.

I poteri - doveri dei sindaci, valgono anche con riferimento alle società controllate,

sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari.

Appunti di Luisa Gasparini

121

Tra i poteri – doveri degli amministratori si ricorda:

Convocare l’assemblea, in particolari casi, previa comunicazione al presidente del

o consiglio d’amministrazione.

Convocare il consiglio di amministrazione o il comitato esecutivo.

o Promuovere l’azione di responsabilità contro gli amministratori

o

Nelle società quotate la Consob può attivare il controllo giudiziario se ha fondato sospetto di

gravi irregolarità nell’adempimento dei doveri dei sindaci.

4. La revisione legale dei conti. Altre funzioni

Di solito la revisione legale dei conti è affidata ad un revisore legale o a una società di

revisione. Su ciò il collegio sindacale è tenuto a vigilare, in merito ad adeguatezza e

affidabilità del sistema

Lo statuto può prevedere anche la revisione legale dei conti esercitata dal collegio

sindacale, che deve essere quindi formato interamente da revisori iscritti all’apposito albo; di

solito ciò avviene per economizzare i costi. Non è però consentito per tutte le società, ad

esempio per le società che devono redigere un bilancio consolidato.

Nelle società qualificate come ‚ente di interesse pubblico‛, il collegio non esercita

direttamente il controllo contabile ma svolge la funzione di ‚comitato per il controllo interno e

la revisione contabile‛. Vigila sulla revisione legale e sull’indipendenza del soggetto

incaricato di effettuarla.

Altre funzioni del collegio sindacale sono:

 Consulenza. Deve esprimere il proprio parere su vari argomenti, tra cui la

remunerazione di alcuni amministratori.

 Amministrazione attiva, eccezionalmente quando vengono meno tutti gli

amministratori, anche se comunque con poteri circoscritti.

 Organismo di vigilanza in tema di responsabilità amministrativa degli enti per i reati

dei propri amministratori e dipendenti.

Appunti di Luisa Gasparini

122

5. Il funzionamento del collegio sindacale

La disciplina del funzionamento è scarna.

Il presidente è nominato dall’assemblea; nelle società quotate deve essere scelto tra i

sindaci eletti dalla minoranza. In caso di morte, rinuncia o decadenza subentra

momentaneamente il sindaco più anziano.

L’organo di solito è collegiale. Nelle società quotate sono previsti degli incarichi particolari

individuali o affidati a pochi sindaci.

Le riunioni possono svolgersi, statuto permettendo, con l’ausilio di mezzi di

telecomunicazione.

Per la regolare costituzione serve la presenza della maggioranza dei sindaci; per deliberare

serve la maggioranza assoluta dei presenti.

Delle riunioni deve essere redatto il verbale, sottoscritto dagli intervenuti; viene trascritto nel

libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio.

I sindaci possono avvalersi, sotto la propria responsabilità e a proprie spese, di dipendenti e

ausiliari per lo svolgimento di specifiche operazioni, purché essi non abbiano in capo delle

cause di ineleggibilità.

L’attività di controllo da parte del collegio può essere sollecitata dai soci, denunciando dei

fatti che ritengono censurabili.

6. La responsabilità dei sindaci

I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla

natura dell’incarico. In particolare, i sindaci sono responsabili, anche penalmente, della verità

delle loro attestazioni e devono conservare il segreto su fatti e documenti di cui hanno

conoscenza in virtù del loro ufficio.

La responsabilità dei sindaci (e il relativo risarcimento), nei confronti della società e dei

creditori sociali, può essere:

 Esclusiva, se il danno deriva esclusivamente dal mancato o negligente adempimento

dei loro doveri.

 Concorrente con gli amministratori (più frequente), se il danno deriva da un

comportamento doloso o colposo degli amministratori, che i sindaci avrebbero dovuto

prevenire o impedire esercitando la propria funzione di vigilanza.

In questo caso rispondono in solido con gli amministratori per i fatti o omissioni di questi

ultimi: i sindaci rispondo per culpa in vigilando.

Appunti di Luisa Gasparini

123

B) La revisione legale dei conti.

7. Il sistema

La disciplina relativa alla revisione legale dei conti è stata raccolta nel 2010 in un unico testo;

con l’occasione si è operato un ravvicinamento tra le discipline delle società quotate e delle

non quotate. sono società

In particolare, però, per le società qualificate come ‚enti di interesse pubblico‛ [

emittenti di azioni o altri strumenti finanziari quotati o diffusi tra il pubblico in maniera

rilevante oppure sono società regolate da leggi speciali ] ci sono delle regole speciali; ad

esempio il compito di revisione legale è affidato inderogabilmente ad un revisore legale

esterno (senza possibilità di affidarlo ai sindaci).

8. Conferimento e cessazione dell’incarico

La revisione è esercitata da un revisore legale o da una società di revisione; se lo statuto lo

prevede e se non è vietato può essere esercitata dal collegio sindacale.

Il Ministero dell’economia e delle finanze esercita la vigilanza sugli iscritti nel Registro.

Il revisore esterno è nominato la prima volta nell’atto costituivo, successivamente

dall’assemblea.

Il revisore deve essere un soggetto indipendente rispetto alla società controllata.

Il compenso è stabilito dall’assemblea all’atto di nomina e può essere adeguato durante lo

svolgimento dell’attività in base a criteri oggettivi stabiliti dall’assemblea nell’atto di nomina.

L’incarico ha durata di tre esercizi ed è rinnovabile senza limiti.

Il revisore può essere revocato solo per giusta causa; contestualmente alla revoca

l’assemblea deve conferire l’incarico a un nuovo revisore.

Un regolamento del Ministero dell’economia e delle finanze, stabilisce quando il revisore o la

società di revisione possono dimettersi, ovvero se il contratto può essere sciolto

consensualmente o per giusta causa. In questo caso il vecchio revisore resta in carica (in

prorogatio) fino alla deliberazione di conferimento al nuovo revisore.

Appunti di Luisa Gasparini

124

9. La revisione legale degli enti di interesse pubblico

La revisione legale degli enti di interesse pubblico è soggetta a regole speciali, a tutela

dell’interesse generale alla correttezza delle informazioni finanziarie diffuse dagli stessi.

Registro dei revisori legali

L’incarico è affidato obbligatoriamente a un soggetto iscritto nel ;

su di essi vigila la Consob.

L’incarico ha durata di 9 esercizi per la società di revisione o di 7 esercizi se si tratta di

persona fisica; non può essere rinnovato o conferito nuovamente prima che siano trascorsi 3

esercizi dalla cessazione del precedente.

Per quanto riguarda l’indipendenza sono dettate delle norme ancora più specifiche. In

particolare sono vietati tutti i servizi non – audit, ulteriori rispetto al servizio di revisione legale

dei conti. Infatti il revisore (o società), i soggetti della sua rete, i soci o dipendenti o

componenti degli organi della società di revisione non possono prestare all’ente di interesse

pubblico una serie di attività (dette appunto servizi non audit).

Sono dettate inoltre specifiche norme in merito ai trasferimenti di personale tra la società di

revisione e l’ente di interesse pubblico.

10. Funzioni e responsabilità del revisore legale dei conti

L’attività di controllo è regolata secondo principi comuni, sia per le società che per gli enti di

pubblico interesse.

L’attività di revisione, che ha l’obiettivo di esprime un giudizio sul bilancio, consiste nel:

 Verificare (in corso d’esercizio) la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta

rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili

 Verificare che il bilancio d’esercizio e il bilancio consolidato siano conformi alle norme

che li disciplinano e rappresentino in modo veritiero la situazione patrimoniale e

finanziaria e il risultato economico dell’esercizio.

Se il giudizio è negativo, il bilancio può comunque essere approvato; se è positivo sono

prodotti effetti giuridici rilevanti, poiché influiscono sulla disciplina dell’impugnativa della

delibera di approvazione del bilancio.

È prevista anche un’attività di consulenza, in occasione di particolari operazioni.

Il soggetto incaricato del controllo ha diritto di ottenere dagli amministratori informazioni e

documenti necessari per la revisione; può anche procedere autonomamente ad

accertamenti e controlli.

Appunti di Luisa Gasparini

125

Nel caso dei revisori di gruppo, ovvero i revisori della società capogruppo, essi hanno

speciali poteri: ricevono i documenti e le informazioni dai soggetti incaricati dalle singole

società controllate e possono chiederne di ulteriori.

Dal punto di vista della responsabilità i revisori devono adempiere i propri doveri con

diligenza professionale: sono responsabili della verità delle proprie attestazioni e devono

conservare il segreto su fatti e documenti che conoscono per ragioni d’ufficio.

Sono responsabili, in solido con gli amministratori, nei confronti della società, dei suoi soci e

dei terzi, per i danni derivanti dall’inadempimento dei loro poteri.

XI. Sistemi alternativi di amministrazione e

controllo

1. Il sistema dualistico

I sistemi alternativi di amministrazione e controllo trovano applicazione solo se

espressamente adottati in sede di costituzione della società o con modifica dello statuto.

Il SISTEMA DUALISTICO, di ispirazione tedesca, prevede la presenza di:

 Consiglio di gestione

 Consiglio di sorveglianza

 Revisore o società di revisione per la revisione legale dei conti (senza eccezioni).

Gli elementi caratterizzanti del sistema sono:

Consiglio di gestione: funzioni proprie del consiglio d’amministrazione nel sistema

o tradizionale

Consiglio di sorveglianza: posizione peculiare:

o funzioni di controllo del collegio sindacale

 funzioni di indirizzo della gestione proprie dell’assemblea dei soci nel sistema

 tradizionale (nomina, revoca componenti del consiglio di gestione, approvazione

del bilancio d’esercizio).

Altre funzioni di indirizzo date con apposita clausola statutaria.

 Appunti di Luisa Gasparini

126

Le competenze dell’assemblea ordinaria sono ridotte; ad esempio:

 Nomina e revoca il consiglio di sorveglianza, ne determina il compenso e delibera

sull’azione di responsabilità nei loro confronti

 Nomina il revisore legale dei conti

 Non nomina e non revoca gli amministratori

 Non approva il bilancio (consiglio di sorveglianza), ma decide solo sulla distribuzione

degli utili.

 Possono esserle tolte altre funzioni, date al consiglio di sorveglianza o al consiglio di

gestione, che sarebbero di competenza dell’assemblea straordinaria nei sistemi

tradizionali, ma attribuibili all’organo amministrativo.

Questo modello societario determina un accentuato distacco tra azionisti e organo gestorio

della società, poiché scelte e valutazioni imprenditoriali sono sottratte ai soci e affidate al

consiglio di sorveglianza, organo professionale. È quindi un modello adatto a società con

azionario diffuso e prive di uno stabile nucleo di azionisti imprenditori.

2. Il consiglio di sorveglianza

I componenti possono essere soci o non soci. Devono essere in numero, non inferiore a tre,

fissato nello statuto. I primi sono nominati nell’atto costitutivo, successivamente sono

nominati dall’assemblea ordinaria. Valgono le regole sull’equilibrio tra uomini e donne.

Riprendono molto la disciplina dei sindaci. In particolare:

 Sono previsti requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza, in parte stabilite

per i sindaci.

 Nelle società quotate i consiglieri devono rispettare i limiti al cumulo di incarichi

determinati dalla Consob, secondo la disciplina dettata per i sindaci. Servono inoltre

specifici requisiti di professionalità e onorabilità fissati dal Ministro della Giustizia.

 Sono richiamate le cause di ineleggibilità fissate per i sindaci.

 Anche per il compenso la disciplina da seguire è quella dettata per i sindaci.

I componenti sono in carica tre esercizi e sono rieleggibili; la cessazione per scadenza ha

effetto dal momento in cui il consiglio è stato ricostituito.

Appunti di Luisa Gasparini

127

I consiglieri sono revocabili liberamente dall’assemblea, anche senza giusta causa, salvo

diritto di risarcimento, come gli amministratori nel sistema tradizionale. Serve il voto

favorevole di almeno 1/5 del capitale sociale.

Non sono previsti supplenti, né altri meccanismi di reintegrazione del collegio come la

cooptazione, quindi i mancanti devono essere sostituiti nel corso dell’esercizio.

La nomina e la cessazione devono essere iscritte, a cura degli amministratori nel registro

delle imprese.

3. Competenze e funzionamento del consiglio di sorveglianza

Il consiglio di sorveglianza ha esercita il controllo sull’amministrazione, che nel sistema

tradizionale spetta al collegio sindacale; in particolare ha i tipici poteri e diritti di controllo

verso il consiglio di gestione, i revisori contabili e gli organi delle società controllate.

I suoi poteri sono:

 I componenti devono assistere alle assemblee

 Possono assistere alle adunanze del consiglio di gestione

 Può convocare l’assemblea se ravvisi fatti gravi o vi sia urgenza di provvedere

 Deve sostituirsi agli amministratori se non convocano l’assemblea

 Riferisce sull’attività di vigilanza svolta e la documenta in apposito libro.

 Nelle società quotate deve denunciare le irregolarità alla Consob

 L’intero consiglio (non i singoli) può esercitare atti di ispezione e controllo; può

delegare appositamente un componente.

Ha inoltre funzioni di indirizzo, tipiche dell’assemblea ordinaria del sistema tradizionale:

 Nomina e revoca i componenti del consiglio di gestione e ne determina il compenso

 Approva il bilancio d’esercizio (non distribuisce gli utili)

 Fa l’azione di responsabilità verso i componenti del consiglio di gestione.

 Se previsto dallo statuto delibera su operazioni strategiche, piani industriali, finanziari

predisposti dal consiglio di gestione.

Il presidente è eletto dall’assemblea e i poteri sono determinati dallo statuto.

Appunti di Luisa Gasparini

128

Per la valida costituzione serve la presenza della maggioranza dei componenti, mentre le

deliberazioni sono assunte a maggioranza assoluta dei presenti.

Per la validità delle deliberazioni si applicano le stesse disposizioni che regolano la validità

delle deliberazioni del consiglio di amministrazione.

Devono agire con la diligenza richiesta dall’incarico. Sono solidamente responsabili con il

consiglio di gestione per i fatti e le omissioni di questi, quando il danno non si sarebbe

prodotto se avessero vigilato in conformità dei doveri della loro carica.

4. Il consiglio di gestione

Il consiglio di gestione ha le stesse funzioni del consiglio di amministrazione del sistema

tradizionale; si applica la stessa disciplina.

I componenti sono almeno 2, inizialmente nominati nell’atto costitutivo, poi nominati da

consiglio di sorveglianza, che ne determina anche il compenso.

Nelle società quotate:

Se sono più di 3, si applicano le regole dell’equilibrio tra uomini e donne

o Se sono più di 4, almeno uno deve avere i requisiti degli amministratori indipendenti

o

Non possono essere contemporaneamente anche consiglieri di sorveglianza

Restano in carica tre esercizi e sono rieleggibili.

Non si applica la cooptazione, quindi il consiglio di sorveglianza provvede alla loro

sostituzione.

Il consiglio può delegare proprie attribuzioni a dei suoi componenti, secondo la disciplina

delle deleghe del sistema tradizionale.

L’azione di responsabilità contro i consiglieri di gestione può essere promossa anche dal

consiglio di sorveglianza; la deliberazione è assunta a maggioranza dei componenti e porta

alla revoca d’ufficio, se approvata con la maggioranza dei 2/3 dei consiglieri di sorveglianza.

Si può rinunciare o effettuare la transazione dell’azione, se la delibera è approvata dalla

maggioranza dei componenti e con la % richiesta dalla disciplina.

La rinuncia (non la transizione) permette l’esercizio dell’azione da parte dei soci di minoranza

e da parte dei creditori sociali.

Appunti di Luisa Gasparini

129

5. Il sistema monistico

Il SISTEMA MONISTICO, di ispirazione anglosassone, prevede la presenza di:

 Consiglio di amministrazione, che contiene all’interno un comitato per il controllo

sulla gestione, con le funzioni del collegio sindacale

 Revisore o società di revisione per la revisione legale dei conti (senza eccezioni).

Al consiglio di amministrazione si applicano le disposizioni dettate per gli amministratori nel

sistema tradizionale, con una sola differenza, ovvero che tra essi ci sono i componenti

dell’organo di controllo.

Infatti almeno 1/3 dei componenti del consiglio di amministrazione deve avere i requisiti di

indipendenza stabiliti dai sindaci.

Nelle società quotate un amministratore indipendente deve essere nominato dalla

minoranza (voti di lista).

I componenti del comitato per il controllo sulla gestione sono nominati dal consiglio stesso,

tra i consiglieri in possesso dei requisiti di indipendenza, onorabilità e professionalità.

Almeno uno di essi deve essere iscritto nel registro dei revisori legali dei conti.

Vanno rispettati i limiti del cumulo di incarichi fissati dalla Consob.

Per quanto riguarda la revoca, il consiglio può revocare i componenti del comitato, anche

senza giusta causa. Se un componente del comitato è revocato dall’assemblea come

amministratore, perde anche la carica di componente del comitato.

I componenti mancanti sono sostituiti dal consiglio; se non ci sono amministratori eleggibili

si procede alla cooptazione (regola generale).

Le sue funzioni sono praticamente le stesse del collegio sindacale. Potendo effettuare

ispezioni e controlli (anche tramite un delegato), vigilia su:

 adeguatezza della struttura organizzativa

 sistema di controllo interno

 sistema amministrativo e contabile

 idoneità del sistema a rappresentare adeguatamente i fatti di gestione

 revisione legale

 indipendenza del revisione

Appunti di Luisa Gasparini

130

Denuncia al tribunale le irregolarità riscontrate e alla Consob, nelle società quotate.

Le regole di funzionamento ricalcano quelle del collegio sindacale.

 Si ha un presidente, eletto dal comitato stesso

 Il comitato si costituisce regolarmente con la maggioranza dei componenti

(assicurata anche tramite mezzi di telecomunicazione)

 Il comitato delibera a maggioranza assoluta dei presenti

Il punto debole del sistema è che i controllanti sono scelti dai controllati; si gioca tutto

sull’effettiva indipendenza dei chiamati alla funzione di controllori.

XII. I controlli esterni

1. II sistema

Oltre al collegio sindacale (controllo interno) e al revisore esterno, revisore contabile o

società di revisione (controllo contabile), è previsto un articolato sistema di controlli esterni.

 Controllo giudiziario sulla gestione, in presenza di situazioni patologiche che

alterano il funzionamento della società

 Controllo della Consob per le società con azioni quotate in borsa e quelle che

istituzionalmente operano sul mercato mobiliare

 Controlli pubblici per società che svolgono la loro attività in settori di particolare

rilievo economico e sociale. Non dipendono quindi dalla forma societaria, ma solo

dall’attività esercitata.

2. Il controllo giudiziario sulla gestione. Presupposti e iniziativa

Il controllo giudiziario è volto a ripristinare la legalità dell’amministrazione.

Il tribunale è legittimato a intervenire quando :

 vi è fondato sospetto che gli amministratori, violando i loro doveri, abbiano compiuto

gravi irregolarità nella gestione

 le irregolarità riscontrate possono arrecare danno alla società o alle controllate.

Appunti di Luisa Gasparini

131

Il tribunale deve accertare le irregolarità e rimuoverne gli effetti; svolge, infatti, un controllo di

legalità, di regolarità della gestione. Per questo motivo NON interviene quando:

le irregolarità / illegalità sono imputabili solo all’assemblea

o sono denunciate censure relative al solo merito delle decisioni degli amministratori.

o

L’iniziativa può essere assunta da:

 soci, che rappresentino 1/10 del capitale sociale. Nelle società che fanno ricorso al

mercato del capitale di rischio, i soci devono rappresentare il 5% del capitale sociale.

 collegio sindacale (o corrispondente organo di controllo)

 pubblico ministero, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio.

L’interesse tutelato è il regolare funzionamento della società, non interessi pubblici e

ulteriori.

 Consob, nelle società quotate, se sospetta gravi irregolarità nell’adempimento dei doveri

dei sindaci, del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione.

 Commissario giudiziale o straordinario di una società in amministrazione straordinaria

e commissario liquidatore di una società fiduciaria in liquidazione coatta amministrativa

verso gli amministratori e i sindaci di altra società facente parte dello stesso gruppo.

 Tribunale non può procedere d’ufficio.

Essi non devono provare l’effettiva esistenza delle irregolarità; basta che denunzino il

sospetto. Serve che le irregolarità siano:

Presenti

o Potenzialmente dannose

o Non siano nel frattempo rimosse

o

3. Il procedimento

Il procedimento attivato con la denunzia si articola in due fasi:

 Fase istruttoria

 Provvedimenti.

Appunti di Luisa Gasparini

132

Nella fase istruttoria si accerta l’esistenza delle irregolarità e si individuano i possibili

provvedimenti da adottare per rimuoverle. Il tribunale deve sentire gli amministratori e i

sindaci (altrimenti il procedimento è nullo). Può inoltre far eseguire l’ispezione

dell’amministrazione da parte di un consulente designato; le spese sono a carico dei soci

richiedenti o della società se si tratta degli altri soggetti legittimati all’iniziativa.

L’ispezione può essere evitata (e il procedimento sospeso) sostituendo amministratori e

sindaci con altri, che si attivino senza indugio ad accertare le irregolarità e a rimuoverle.

Se questo non funziona (le irregolarità non sono eliminate), in base al grado di gravità delle

irregolarità, si applicano dei provvedimenti. il tribunale :

 Dispone provvedimenti provvisori per evitare il ripetersi delle irregolarità

 Nei casi più gravi, può revocare amministratori e eventualmente i sindaci, nominando

un amministratore giudiziario.

I poteri e la durata in carica dell’amministratore giudiziario sono determinati dal tribunale nel

decreto di nomina. Per quanto riguarda l’esercizio delle sue funzioni è un pubblico ufficiale,

che al termine del suo ufficio deve rendere conto al tribunale della propria gestione. Non

può, in particolare, compiere atti eccedenti l’ordinaria amministrazione senza l’autorizzazione

del tribunale.

Come chiusura della procedura, prima della scadenza dell’incarico deve convocare

l’assemblea per la nomina di nuovi amministratori e sindaci. Può anche proporre la messa in

liquidazione o comunque la sottoposizione a procedura concorsuale; l’assemblea è libera di

decidere se accettare o meno la proposta.

4. La Consob

La Consob è la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa; è una persona giuridica di

diritto pubblico, con sede a Roma e sede operativa a Milano.

Ha autonomi poteri normativi e regolamentari nelle materie riservatele per legge. Le sue

deliberazioni sono adottate collegialmente. Un presidente sovraintende sull’attività.

Collabora con le altre autorità di vigilanza del mercato finanziario.

Appunti di Luisa Gasparini

133

La Consob è un organo di controllo dell’intero mercato mobiliare, dei soggetti che vi operano

e di ogni operazione di sollecitazione del pubblico risparmio, tramite emissione di strumenti

finanziari. Vigila su:

 Intermediari mobiliari per garantire la trasparenza e la correttezza dei comportamenti

 Mercati regolamentari di strumenti finanziari per assicurare trasparenza, ordinato

svolgimento delle negoziazioni e per la tutela degli investitori

 Tutti gli emittenti di strumenti finanziari diffusi tra il pubblico.

5. Ammissione delle azioni quotate in borsa

Con la privatizzazione della borsa valori le competenze a ciò relative sono delle società di

gestione del mercato regolamentato (MTA, la principale, mercato telematico azionario), pur

sempre sotto la vigilanza della Consob.

Vi è un regolamento di mercato (predisposto dalla società di gestione), in cui sono descritte

le condizioni e le modalità di ammissione, esclusione e sospensione delle azioni dalle

negoziazioni.

L’ammissione avviene solamente su domanda della società interessata. La società di

gestione della borsa delibera sulla proposta e comunica all’emittente e alla Consob l’esito (la

Consob comunque può vietare l’esecuzione).

L’inizio delle negoziazioni deve essere preceduto dalla pubblicazione di un prospetto di

quotazione, con le informazioni necessarie affinché gli investitori possano valutare

correttamente l’investimento proposto.

La prima ammissione delle azioni ha delle importanti conseguenze giuridiche:

 La società diventa quotata (disciplina delle società quotate)

 La società è sottoposta al controllo permanente della Consob.

La sospensione e l’esclusione sono disposte dalla società di gestione, dando immediata

comunicazione alla Consob (che può vietare).

La sospensione può essere disposta se non è garantita la regolarità del mercato o se lo

richiede la tutela degli investitori. Dura massimo 18 mesi; al termine si incorre in esclusione

se non sono venuti meno i motivi della sospensione.

L’esclusione si ha quando c’è prolungata carenza di negoziazioni o quando non è possibile

mantenere un mercato regolare e normale.

Appunti di Luisa Gasparini

134

La società può chiedere, con deliberazione dell’assemblea straordinaria, l’esclusione se

ottiene l’ammissione in altro mercato regolamentato italiano o straniero; si tende ad

accogliere la richiesta di esclusione in ogni caso, ma i soci che non hanno concorso alla

deliberazione hanno diritto di recesso.

6. Consob e informazione societaria

La Consob ha il ruolo di assicurare una adeguata e veritiera informazione del mercato

mobiliare sugli eventi di rilievo della vita delle società che fanno appello al pubblico

risparmio, in modo da permettere scelte consapevoli da parte degli investitori.

Le informazioni di cui è prescritta la pubblicazione sono dette informazioni regolamentate.

Sono assoggettate ad obblighi informativi le società, quotate e non, con azioni o obbligazioni

diffuse tra il pubblico; in particolare:

 Emittenti di strumenti finanziari quotati e soggetti che li controllano

 Emittenti si strumenti finanziari non quotati in mercati italiani, ma diffusi tra il pubblico

in maniera rilevante

 Emittenti di strumenti finanziari negoziati in un sistema multilaterale di negoziazione

con le caratteristiche fissate dalla Consob.

Ci sono due principi cardine:

 Informazione continua, per quanto riguarda le informazioni privilegiate (anche delle

società controllate) la cui conoscenza può influenzare sensibilmente il prezzo degli

strumenti finanziari. È necessaria un’informazione periodica relativamente alla messa a

disposizione di bilancio d’esercizio e relazioni trimestrali e semestrali degli

amministratori.

 Informazione su richiesta da parte della Consob, a sua discrezione, relativamente a

qualsiasi evento rilevante sull’andamento delle quotazioni (richiesta di documenti e

notizie necessarie per l’informazione del pubblico).

 È inoltre presente una forma di informazione straordinaria, relativamente ad una serie

di operazioni straordinarie.

Appunti di Luisa Gasparini

135

Le società quotate devono redigere in ogni esercizio una relazione sul governo societario e

gli aspetti proprietari; contiene varie informazioni rilevanti al fine di valutare il grado di

contendibilità del controllo della società. La società di revisione deve verificare che sia stata

elaborata la relazione e, limitatamente ad alcuni profilo, anche la coerenza del suo

contenuto.

XIII. I libri sociali. Il bilancio

1. I libri sociali obbligatori

Oltre ai libri e alle scritture contabili previsti in via generale per l’imprenditore commerciale, la

società per azioni deve tenere anche i libri indicati all’articolo 2421 del codice civile:

1) Libro dei soci, a cura degli amministratori

2) Libro delle obbligazioni, a cura degli amministratori

3) Libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, a cura degli amministratori

4) Libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale, a cura degli

amministratori

5) Libro delle adunanze e delle deliberazioni del comitato esecutivo, a cura del collegio

sindacale (consiglio di sorveglianza o comitato per il controllo sulla gestione)

6) Libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti, a cura

del comitato esecutivo

7) Libro degli strumenti finanziari di partecipazione ad uno specifico affare, a cura del

rappresentante comune degli obbligazionisti.

Per quanto riguarda il diritto di ispezione dei libri sociali:

 Soci e rappresentante comune degli azionisti di risparmio: libro dei soci e libro delle

adunanze e delle deliberazioni dell’assemblea (anche avere degli estratti a proprie

spese)

 Rappresentante comune degli obbligazionisti: libro delle obbligazioni e libro delle

adunanze e deliberazioni dell’assemblea dei soci

 Singoli obbligazionisti: libro delle adunanze e deliberazioni della loro assemblea

 Rappresentante comune dei possessori di strumenti finanziari partecipativi e singoli

possessori: libro degli strumenti finanziari di partecipazione ad uno specifico affare.

Appunti di Luisa Gasparini

136

2. Il bilancio d’esercizio

La società per azioni (come ogni altra società) è obbligata a redigere annualmente il bilancio

d’esercizio; esso è un documento contabile, che illustra, con riferimento a un singolo

esercizio:

  

Situazione patrimoniale Situazione finanziaria Risultato economico

Le funzioni del bilancio d’esercizio sono varie:

È il termine di riferimento legislativo per la corretta applicazione delle norme poste a

o salvaguardia dell’integrità del capitale sociale.

Costituisce presupposto per l’adozione di varie deliberazioni assembleari (tra cui

o riduzione del capitale per perdite, emissione di obbligazioni, …)

È uno strumento di informazione contabile per soci e terzi

o È termine di riferimento per l’applicazione della normativa tributaria, quindi per

o determinare la tassazione periodica del reddito delle società (IRES)

Dal 2005, oltre alla disciplina del codice civile, il regolamento CE dispone che alcune società

siano obbligate (e altre abbiano la facoltà) a redigere il bilancio in base ai principi contabili

internazionali, detti IAS [International Accounting Standard] e IFRS [International Financial

Reporting Standard].

In particolare sono obbligatori per:

 Società con strumenti finanziari quotati o diffusi tra il pubblico in misura rilevante

 Società che esercitano particolari attività (banche, società di assicurazione, …)

Sono vietati per le società che redigono il bilancio in forma abbreviata.

Sono invece facoltativi per tutte le altre società. Una volta effettuata la scelta però non è

revocabile, salvo per circostanze eccezionali.

Appunti di Luisa Gasparini

137

3. Principi fondamentali della disciplina del bilancio

Ci sono dei principi generali, comuni sia alla disciplina del codice civile che agli IAS – IFRS:

 Chiarezza, in merito alla struttura e al contenuto del bilancio. In particolare, ad

esempio, gli elementi eterogenei delle singole voci devono essere valutati

separatamente.

 Rappresentazione veritiera e corretta, in merito ai criteri di valutazione dei vari

cespiti patrimoniali. In virtù di essa devono essere fornite anche informazioni ulteriori,

se quelle richieste non sono sufficienti a garantire la rappresentazione veritiera e

corretta.

Inoltre, se, in casi eccezionali, le norme che sarebbero da applicare vanno a ledere la

verità e correttezza della rappresentazione, non devono essere seguite.

Sono dettati, poi, altri principi:

 Prudenza nella valutazione delle voci di bilancio, da eseguire, inoltre, in prospettiva d

continuazione dell’attività.

 Continuità dei criteri di valutazione, che non possono essere modificati da un

esercizio all’altro, se non in casi eccezionali

 Prevalenza della sostanza sulla forma in caso di contrasto con i criteri formali di

iscrizione in bilancio.

 Si deve tenere conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio [si tratta di

un bilancio di competenza, non di cassa]

4. La struttura del bilancio redatto secondo la disciplina del codice civile

Il bilancio di esercizio si compone di tre documenti:

1) Stato patrimoniale, le cui voci sono indicate nell’articolo 2424

2) Conto economico, le cui voci sono indicate nell’articolo 2425

3) Nota integrativa.

Deve essere collegato da altri documenti, che però non sono in esso inclusi:

 Relazione sulla gestione degli amministratori

 Relazione del collegio sindacale

 Relazione del revisore legale dei conti.

Appunti di Luisa Gasparini

138

L’articolo 2423 – ter illustra delle regole generali, che fungono da criteri di redazione dei

documenti che compongono il bilancio. Sono ispirate al principio di chiarezza e hanno

l’obiettivo di consentire un più agevole raffronto tra i bilanci dei diversi esercizi.

Per alcune società che non superano determinate dimensioni è consentita la redazione di

un bilancio in forma abbreviata, in cui è ridotto il numero delle voci richieste.

Lo stato patrimoniale rappresenta la composizione qualitativa e quantitativa del patrimonio

della società (attività e passività) e mostra la situazione finanziaria nel giorno della chiusura

dell’esercizio : permette quindi l’immediata conoscenza del patrimonio netto.

ATTIVO PASSIVO

Patrimonio netto [è un passivo ideale; sono

valori ivi inseriti per ragioni contabili]

Capitale sociale nominale

Crediti verso soci Riserve (vari tipi, in base alla fonte)

per versamenti ancora dovuti Utili (perdite) portati a nuovo (di esercizi

 precedenti e non distribuibili)

Utili (perdite) di esercizio [riportata dal

 conto economico]

Immobilizzazioni, elementi patrimoniali con

lo scopo di essere usati durevolmente dalla

società. Fondi per rischi e oneri, accantonamenti

Immateriali (7, ad es. costi di impianto e

 per coprire perdite e debiti certi o probabili,

ampliamento, avviamento, … ) ma comunque non ancora determinati in

Materiali (5, tra cui terreni e fabbricati)

 termini di ammontare.

Finanziarie, tra cui crediti, azioni proprie,

 … che sono destinati a permanere nel

patrimonio della società stabilmente.

Attivo circolante, che comprende: Trattamento di fine rapporto di lavoro

Rimanenze (5, tra cui rimanenze di

 subordinato, calcolato in base agli anni di

materie prime, di prodotti finiti, …) servizio maturati.

Crediti non immobilizzati (7), distinti tra

 .

tributari e di imposte anticipate

Appunti di Luisa Gasparini

139

Attività finanziarie non immobilizzate, tra

 cui partecipazioni, azioni proprie, …

Disponibilità liquide (3), tra cui denaro in

 cassa e depositi bancari. Ratei passivi [quote di costi comuni a più

Ratei attivi [quote di proventi comuni a più esercizi, di competenza dell’esercizio, ma

esercizi, di competenza dell’esercizio, ma che saranno effettivamente sostenuti in

esigibili in esercizi successivi] esercizi successivi]

Risconti attivi [quote di costi comuni a più Risconti passivi [quote di proventi comuni a

esercizi, sostenuti nell’esercizio, ma di più esercizi, percepiti nell’esercizio, ma di

competenza di esercizi successivi. competenza di esercizi successivi.

Debiti (14)

Vanno inoltre indicati, in calce allo stato patrimoniale, i conti d’ordine, che hanno la funzione

di informare sull’esistenza di rischi e impegni futuri, che non incidono attualmente sulla

consistenza del patrimonio sociale.

Il conto economico espone il risultato economico dell’esercizio (utile o perdita) attraverso la

rappresentazione dei costi e degli oneri sostenuti, nonché dei ricavi e degli altri proventi

conseguiti nell’esercizio. Valore della produzione

Somma dei ricavi di competenza dell’esercizio dell’attività produttiva

tipica e le variazioni delle rimanenze di magazzino

Costi della produzione

Ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti

[si ottiene il risultato lordo della gestione]

Proventi ed oneri finanziari

Proventi derivanti da partecipazioni in altre società, interessi attivi e

passivi, utili e perdite sui cambi.

Rettifiche di valore di attività finanziarie

Dovute a rivalutazioni e svalutazioni delle stesse

Proventi ed oneri straordinari

Appunti di Luisa Gasparini

140

Viene fatta la somma algebrica di questi valori e si ottiene il risultato globale dell’esercizio,

indicato prima al lordo e poi al netto delle imposte sul reddito. Si ottiene l’utile o la perdita

d’esercizio che va riportata nello stato patrimoniale.

La nota integrativa, redatta dagli amministratori, illustra e specifica le voci dello stato

patrimoniale e del conto economico, fornendo informazioni integrative.

La relazione sulla gestione è un allegato esterno al bilancio, con funzione di resoconto della

gestione della società e delle sue prospettive. È un’analisi della situazione della società e

dell’andamento della gestione nel suo complesso.

6. I criteri di valutazione nel codice civile

Nella redazione del bilancio di esercizio spesso alcuni cespiti patrimoniali necessitano di

una stima da parte degli amministratori, in modo da determinare il valore da iscrivere nel

bilancio. prudenza continuità

Per evitare effetti distorsivi, il legislatore fissa dei principi generali [ e ] e

dei criteri più specifici.

Il criterio base, per immobilizzazioni, è quello del costo storico di acquisto o di produzione;

vanno considerati anche i costi accessori. Posso esserci però anche altre regole.

 In caso di immobilizzazioni materiali o immateriali, la cui utilizzazione sia limitata nel

tempo, il valore deve essere sistematicamente ammortato [ammortamento] in ogni

esercizio, in relazione alla residua possibilità di utilizzazione [si riduce il valore iscritto

nell’attivo dello stato patrimoniale].

Se il valore dell’immobilizzazione risulta durevolmente minore del costo storico

regolarmente ammortizzato, dovrà essere iscritto a bilancio con quel minore valore

[svalutazione].

 Le immobilizzazioni finanziarie costituite da partecipazioni in imprese controllate e

collegate, possono essere valutate anche con il metodo del patrimonio netto.

Quindi il valore iscritto in bilancio varierà negli esercizi successivi. Le eventuali

plusvalenze devono essere iscritte in apposita riserva non distribuibile.

 I costi di impianto, ampliamento, ricerca, sviluppo e pubblicità possono essere iscritti

all’attivo solo se hanno una utilità pluriennale.

 L’avviamento può essere iscritto all’attivo solo se acquistato a titolo oneroso.

Appunti di Luisa Gasparini

141

Per i crediti si utilizza la valutazione secondo il valore di prudente realizzo: se quindi sono

ritenuti di dubbia o difficile realizzazione, non possono essere iscritti nel bilancio come valore

nominale, ma solo con la minor somma che si prevede di realizzare.

L’attivo circolante (per quanto riguarda ciò che è diverso dai crediti, ovvero rimanenze, titoli

e partecipazioni non immobilizzati) devono essere iscritti al costo di acquisto o di

produzione oppure, se è minore, al valore di realizzo desumibile dall’andamento del

mercato.

Per quanto riguarda le operazioni in valuta (i cui effetti non sono ancora esauriti al termine

dell’esercizio) si distingue tra attività e passività:

 Non immobilizzate: vanno iscritte al tasso di cambio in vigore alla data di chiusura

dell’esercizio. La differenza di cambio dal giorno del compimento dell’operazione darà

luogo a utili o perdite sui cambi da imputare al conto economico.

 Immobilizzate: vanno iscritte al tasso di cambio del giorno dell’acquisto (cambio

storico) o a quello della chiusura, se l’eventuale riduzione è giudicata durevole.

Sono presenti poi dei casi eccezionali, in cui la legge impone di derogare ai criteri di

valutazione fissati, poiché si andrebbe contro il principio della rappresentazione veritiera e

corretta.

Dal punto di vista dei limiti alla discrezionalità degli amministratori:

 Sopravvalutazioni di cespiti non dovute a ragioni oggettive, eccezionali o

adeguatamente motivate: illecite.

 Sottovalutazioni: non sono sempre lecite. Va comunque rispettato il principio della

rappresentazione veritiera e corretta. (le riserve occulte sono illecite).

8. Il procedimento di formazione del bilancio

Nel sistema tradizionale il bilancio è redatto da tutti e tre gli organi sociali (amministratori,

collegio sindacale e assemblea), che cooperano.

Nel sistema dualistico invece il bilancio è predisposto dal consiglio di gestione e approvato

dal consiglio di sorveglianza.

Appunti di Luisa Gasparini

142

Gli amministratori redigono il progetto di bilancio (che non può essere delegato al comitato

esecutivo o agli amministratori delegati) coadiuvati da un dirigente preposto alla redazione

dei documenti contabili societari. Egli in particolare è tenuto a controllare la correttezza

formale e sostanziale dei bilanci, sotto la propria responsabilità.

Sono presenti degli allegati al bilancio:

 Copie integrali degli ultimi bilanci delle controllate e un prospetto dei dati essenziali dei

bilanci delle società collegate, se si tratta di una società capogruppo

 Relazione sul bilancio, nelle quotate

 Relazione del revisore dei conti (se il collegio sindacale esercita la revisione), che

esprime un giudizio sul bilancio.

Il progetto e gli allegati sono presenti in copia nella sede della società prima dell’assemblea

e prima dell’approvazione, affinché i soci possano prenderne visione.

Nelle quotate i documenti sono messi a disposizione del pubblico sul sito internet.

L’assemblea può approvare o respingere il progetto, ma anche apporre delle modifiche. In

ogni caso gli altri organi che hanno contribuito alla redazione non sono esentati da

responsabilità.

Dopo l’approvazione una copia del bilancio con il verbale della seduta di approvazione deve

essere depositata presso l’ufficio del registro delle imprese.

Le società con azioni quotate in borsa devono redigere una relazione finanziaria semestrale

sull’andamento della gestione.

9. Invalidità della delibera di approvazione

La delibera di approvazione del bilancio è:

 Annullabile, per vizi e irregolarità che riguardano il procedimento di formazione del

bilancio stesso.

 Nulla, in caso di mancata convocazione o di mancanza del verbale.

Anche in caso di vizi sul contenuto, redatto violando i principi di chiarezza, verità e

correttezza, la tesi maggiormente condivisa è quella della nullità della delibera, poiché

avrebbe un oggetto illecito, ovvero contrario a norme imperative inderogabili dettate a

tutela di un interesse generale.

Appunti di Luisa Gasparini

143

Non basta un generico interesse al rispetto della legalità per promuovere l’azione di nullità in

caso di vizi di contenuto. Si richiede un interesse concreto ed attuale.

Inoltre la violazione delle norme in tema di chiarezza conduce alla nullità solo se i difetti sono

tali da compromettere effettivamente la funzione informativa del bilancio con effettivo

pregiudizio per i soci e per i terzi. Non si ha quindi nullità se i vizi sono marginali e non

compromettono la precisa rappresentazione della situazione patrimoniale e del risultato

economico di esercizio.

Sono presenti delle significative limitazioni all’impugnativa dei bilanci:

 L’azione non può essere esercitata dopo l’approvazione del bilancio dell’esercizio

successivo

 Se il soggetto incaricato della revisione ha espresso un giudizio privo di rilievi, la delibera

può essere impugnata sia per annullabilità che nullità da tanti soci che rappresentino

almeno il 5% del capitale sociale

 Il singolo azionista non può

 Nelle società quotate vale lo stesso anche se è stato espresso un giudizio positivo con

dei rilievi

Nelle società quotate la Consob può proporre in ogni caso l’impugnativa per mancata

conformità del bilancio alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione.

10. Utili. Riserve. Dividendi

L’assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili ai soci. Non tutti gli

utili sono distribuibili, a causa di vincoli di destinazione, stabiliti per legge o dallo statuto.

Ad esempio se negli esercizi precedenti si è verificata una perdita del capitale sociale, non

si possono ripartire gli utili fino a che il capitale non è stato reintegrato o ridotto in misura

corrispondente.

Tra i vincoli di destinazione ci sono ad esempio le riserve.

Appunti di Luisa Gasparini

144

Ci sono diversi tipi di riserve:

 Riserve legali: dagli utili netti annuali, non assorbiti da perdite precedenti, deve

essere dedotta una somma pari almeno al 5% degli stessi. È un accantonamento

contabile per la salvaguardia dell’integrità del capitale sociale (è una sorta di

autofinanziamento obbligatorio).

 Riserve statutarie: hanno la stessa funzione delle riserve legali. La loro

determinazione avviene nello statuto e può essere modificata con delibera

dell’assemblea straordinaria modificativa dello statuto.

 Riserve facoltative: sono discrezionalmente disposte dall’assemblea ordinaria che

approva il bilancio.

Altri vincoli di destinazione derivano da norme che prevedono la partecipazione agli utili a

favore di promotori, soci fondatori, amministratori; queste quote sono inserite tra gli utili netti

di esercizio.

A differenza delle società di persone, l’approvazione del bilancio di esercizio non fa sorgere

direttamente il diritto agli utili da parte dei soci, ma serve una deliberazione distinta, che ne

autorizza la distribuzione. Gli utili distribuibili ai soci sono costituiti da:

Utili distribuibili dell’esercizio

o Utili accertati e non distribuiti in esercizi precedenti.

o

In ogni caso gli utili devono essere realmente conseguiti e risultanti dal bilancio

regolarmente approvato.

Quindi la distribuzione degli utili è rimessa all’apprezzamento discrezionale dell’assemblea,

che non è tenuta a motivare la mancata distribuzione.

Tale potere comunque può essere limitato con delle clausole statutarie che prevedono il

diritto alla percezione annuale di un dividendo da parte di alcune categorie di azionisti,

sempre che vi siano utili distribuibili.

Nelle società quotate lo statuto può riconoscere un dividendo maggiorato ai soci di

minoranza che conservino le loro azioni per un determinato periodo di tempo; la

maggiorazione non può superare il 10% dei dividendi distribuiti alle altre azioni.

Appunti di Luisa Gasparini

145

11. Gli accordi di dividendo

Nelle società che fanno ricorso al pubblico risparmio c’è l’esigenza di una remunerazione

infraannuale del capitale, per incentivare la propensione al risparmio.

Possono farlo, quindi, solo le società il cui bilancio è soggetto a revisione legale dei conti

secondo il regime previsto per gli enti di interesse pubblico.

Ci sono ovviamente delle limitazioni, per evitare che vengano distribuiti utili solo sperati:

 Deve essere previsto dallo statuto

 Può essere deliberato solo dopo un giudizio positivo da parte del revisore sul bilancio

dell’esercizio precedente

 Non è consentito se dal bilancio dell’esercizio precedente ci sono state perdite.

12. Il bilancio consolidato di gruppo

Il bilancio consolidato di gruppo è un bilancio redatto dalla capogruppo in aggiunta al

proprio bilancio d’esercizio; rappresenta la situazione patrimoniale, finanziaria, economica

del gruppo, considerato nella sua unità.

Deve essere redatto da:

 Società di capitali che controllano altre imprese (non solo società)

 Società cooperative che controllano società di capitali

Sono invece esonerati:

I gruppi di piccola dimensione, in cui nessuna società del gruppo sia quotata

o I gruppi in cui le controllate sono irrilevanti ai fini della rappresentazione veritiera e

o corretta della situaizone economica e finanziaria complessiva del gruppo.

Le subholding, controllate che controllano altre società, che non abbiano emesso

o titoli in borsa

Appunti di Luisa Gasparini

146

XIV. Le modificazioni dello statuto

1. Nozione

Le modificazioni dello statuto sono i mutamenti del contenuto oggettivo del contratto sociale

(non le variazioni delle persone degli azionisti).

La disciplina comune riguarda solamente il procedimento.

2. Il procedimento

Le modificazioni statutarie rientrano nella competenza dell’assemblea dei soci in sede

straordinaria. Ci sono però delle eccezioni, ovvero lo statuto può attribuire alla competenza

dell’organo amministrativo una serie di modifiche, fermo restando il controllo notarile.

La delibera di modificazione dello statuto è adottata con le maggioranze previste in generale

per l’assemblea straordinaria, salvo che per alcune modifiche di rilievo per cui non quotate

(e a volte nelle quotate) sono previste maggioranze più elevate.

Il notaio che ha verbalizzato la delibera dell’assemblea, chiuso l verbale, esegue i suoi

compiti di controllo, ovvero verifica l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge e

inseguito richiede l’iscrizione del verbale nel registro delle imprese.

In particolare dopo ogni modifica va depositata una copia del testo integrale dello statuto

modificato e aggiornato presso il registro delle imprese, in modo da rendere agevole la

conoscenza del contenuto corrente.

Il controllo giudiziario, che prima era obbligatorio, ora è eventuale e facoltativo. Infatti se il

notaio ritiene di non omologare la delibera per mancanza delle condizioni stabilite, gli

amministratori possono convocare l’assemblea per gli opportuni provvedimenti o rivolgersi

al tribunale per chiedere l’iscrizione [omologazione].

La deliberazione ha efficacia solo dopo l’iscrizione e non può essere eseguita prima di essa.

Ci sono dei casi in cui l’efficacia della deliberazione però è:

L’efficacia della delibera che pregiudica i diritti speciali di determinate

 Condizionata.

categorie di azionisti è subordinata all’approvazione dell’assemblea di categoria .

Delibere di riduzione reale del capitale sociale, di fusione, di scissione

 Differita. .

Appunti di Luisa Gasparini

147

3. Il diritto di recesso

Ci sono dei limiti al potere della maggioranza, che deve rispettare delle norme inderogabili

in tal senso e non deve violare i principi della correttezza e della buona fede nell’attuazione

del contratto sociale, ma anche quello della parità di trattamento tra gli azionisti.

La minoranza, in caso di delibere modificative di particolare gravità, è tutelata da:

 Previsione di maggioranze più elevate

 Riconoscimento del diritto di recesso dalla società

Le cause di recesso sono distinte in tre categorie:

 Inderogabili, che lo statuto non può sopprimere o renderne l’esercizio più gravoso con

delle clausole. Il recesso può essere fatto valere anche per parte delle azioni.

Sono fatte valere dai soci che non hanno concorso su delibere riguardanti:

Modifica dell’oggetto sociale (significativa)

 Trasformazione della società

 Trasferimento della sede all’estero

 Revoca dello stato di liquidazione

 Eliminazione di cause di recesso derogabili o statutarie

 Modificazione dei criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso

 Modificazioni dello statuto concernenti il diritto di voto o di partecipazione

 Derogabili, non esercitabili per solo parte delle azioni.

Sono fatte valere dai soci, salvo diversamente disposto dallo statuto, che non hanno

concorso su delibere riguardanti:

Proroga del termine di durata della società

 Introduzione o rimozione di vincoli sulla circolazione delle azioni

 Statutarie, possono esserne previste di ulteriori dallo statuto, nelle società che non

Vanno aggiunte anche le cause specifiche previste per le società che fanno parte di un

gruppo. Appunti di Luisa Gasparini

148

Nelle società a tempo indeterminato il recesso è un modo per evitare che il socio resti

imprigionato nel vincolo sociale. Egli può recedere liberamente da una società a tempo

indeterminato non quotate con un preavviso di 180 giorni.

Il diritto di recesso è esercitato dal socio con lettera raccomandata, spedita alla società

dopo l’iscrizione del registro delle imprese della delibera che lo legittima.

La dichiarazione in sé non comporta la perdita immediata della qualità di socio, ma serve

che intervenga il rimborso delle azioni. Prima di sciò le azioni non possono essere cedute e

devono essere depositate presso la società.

La società si può sottrarre al rimborso se revoca la delibera che legittima il socio o se

delibera lo scioglimento della società.

Per quanto riguarda la determinazione del valore delle azioni:

Società non quotate

 : il valore è determinato dagli amministratori, sentiti il collegio

sindacale e il soggetto incaricato della revisione legale dei conti.

Bisogna tenere conto di:

Consistenza patrimoniale della società

 Prospettive reddituali della società

 Eventuale valore di mercato delle azioni

 Criteri alternativi o più analitici previsti eventualmente dallo statuto

Società quotate

 : il valore è determinato facendo riferimento alla media aritmetica dei

prezzi di chiusura nei 6 mesi che precedono la convocazione dell’assemblea.

È dettata una specifica disciplina per il rimborso delle azioni, ovvero per il procedimento di

liquidazione delle azioni del socio recedente.

1. Le azioni vanno offerte in opzione agli altri soci, in proporzione al numero delle azioni

possedute

2. Per la parte non acquistata, possono essere collocate sul mercato

3. Se non sono vendute ne a soci ne a terzi, le azioni vengono rimborsate mediante

acquisto da parte della società

4. Se mancano utili o riserve disponibili, va convocata l’assemblea straordinaria, in

modo da deliberare la riduzione del capitale sociale o lo scioglimento della società.

Appunti di Luisa Gasparini

149

4. Le modificazioni del capitale sociale

È dettata una specifica disciplina per le modificazioni dello statuto relative al capitale sociale,

ovvero aumento e diminuzione.

In particolare l’aumento può essere:

 Reale (a pagamento): aumento del capitale sociale nominale e del patrimonio della

società per effetto di nuovi conferimenti.

 Nominale (gratuito): si incrementa solo il capitale nominale, mentre il patrimonio

della società resta invariato.

Anche la riduzione può essere:

 Reale: c’è un corrispondente rimborso ai soci del valore dei conferimenti, quindi c’è

anche una riduzione del patrimonio della società.

 Nominale: non c’è un corrispondente rimborso ai soci del valore dei conferimenti,

quindi non si ha una contestuale riduzione del patrimonio della società.

5. L’aumento reale del capitale sociale

La società effettua un aumento reale del capitale sociale quando vuole aumentare il proprio

capitale di rischio, tramite nuovi conferimenti.

Vengono quindi emesse delle nuove azioni a pagamento, che vengono sottoscritte o dai

soci attuali (a cui spetta il diritto di opzione) oppure a terzi, che diventano soci.

Ci sono delle condizioni:

 Non si può eseguire l’aumento fino a che le azioni precedentemente emesse non

siano interamente liberate

 In presenza di perdite che rendono obbligatoria la riduzione del capitale, non si può

procedere ad aumento, senza aver prima effettuato la riduzione in misura

corrispondente alla perdita.

La competenza alla delibera di aumento è, in via di principio, dell’assemblea straordinaria

dei soci. Ciò non è inderogabile, poiché, infatti, lo statuto può prevedere che siano gli

amministratori ad aumentare il capitale sociale; si tratta del cosiddetto aumento delegato.

La delega deve prevedere un ammontare massimo dell’aumento e può durare massimo 5

anni; è però rinnovabile.

Appunti di Luisa Gasparini

150

Gli amministratori possono anche avere, per previsione statutaria, la facoltà di deliberare

sull’esclusione o limitazione del diritto di opzione dei soci; devono però essere indicati dei

criteri a cui essi devono attenersi.

La deliberazione di aumento deve fissare un termine entro cui le sottoscrizioni devono

essere raccolte. Nel caso in cui l’aumento del capitale non sia integralmente sottoscritto, si

verifica la sottoscrizione parziale, che è possibile solo se espressamente previsto e

permesso dalla deliberazione. Il capitale quindi è aumentato di un importo pari alle

sottoscrizioni raccolte.

Avvenuta la sottoscrizione, gli amministratori devono depositare presso il registro delle

imprese, un’attestazione del fatto che l’aumento del capitale è stato eseguito. Per le società

che fanno ricorso al capitale di rischio, dopo la pubblicazione non si può pronunciare

l’invalidità della delibera di aumento del capitale.

La disciplina dei conferimenti è la medesima rispetto ai conferimenti al momento della

costituzione della società. In particolare:

I conferimenti dei nuovi sottoscrittori non possono essere complessivamente inferiori

o all’aumento di capitale deliberato.

Il versamento del 25% va effettuato direttamente alla società e non ad una banca

o Se le azioni sono emesse con sovrapprezzo, esso va integralmente versato all’atto della

o sottoscrizione.

Anche la disciplina della valutazione dei conferimenti è la stessa: deve essere usato il

o normale procedimento della stima giurata, ma è previsto il ricorso anche ad uno dei

metodi di valutazione alternativi. Sono presenti delle specificazioni volte ad adeguare la

disciplina generale alle caratteristiche proprie dell’aumento di capitale.

I soci di minoranza possono chiedere (anche in caso di aumento delegato) agli

amministratori una nuova valutazione.

I soci, senza procedere ad un aumento di capitale, possono versare alla società delle

somme, denominate versamenti in conto capitale o a copertura di perdite, in modo da

sopperire alle esigenze di capitale e al fine di evitare di incorrere eventualmente nella

disciplina della riduzione obbligatoria del capitale.

Tali apporti non modificano il capitale sociale, quindi sono sottratti alla disciplina dei

conferimenti. Resta il fatto che i soci non possono pretenderne la restituzione.

Appunti di Luisa Gasparini

151

6. Il diritto di opzione

Il diritto di opzione è il diritto dei soci attuali di essere preferiti ai terzi nella sottoscrizione

dell’aumento del capitale sociale a pagamento.

La sua funzione è quella di mantenere inalterata la proporzione in cui ogni socio partecipa

al capitale e al patrimonio sociale. In particolare mantiene inalterati:

 La proporzione in cui ciascun socio partecipa alla formazione della volontà sociale

attraverso il voto; serve quindi a mantenere la percentuale di voto e l'eventuale posizione

di comando [funzione amministrativa]

 Il valore reale della partecipazione azionaria in presenza di riserve accumulate. Inoltre

evita un ingiustificato impoverimento per i soci attuali e un ingiustificato arricchimento

per i terzi sottoscrittori. [funzione patrimoniale]

Il diritto di opzione è attribuito a ciascun azionista in proporzione al numero di azioni già

possedute; si riferisce in particolare a :

Azioni (quindi azionisti) di ogni categoria, emesse dalla società

o Obbligazioni convertibili in azioni (quindi possessori di obbligazioni convertibili),

o emesse dalla società

Le azioni non optate dai soci, se sono:

Non quotate

 , coloro che hanno esercitato il diritto di opzione, hanno diritto di

prelazione, facendone richiesta al momento dell’esercizio dell’opzione.

Quotate

 , i diritti di opzione residui sono offerti nel mercato regolamentato e il ricavato

della vendita va a beneficio del patrimonio sociale.

Se restano ancora invendute, le azioni di nuova emissione possono essere collocate

liberamente.

Il diritto di opzione è in tutto o in parte sacrificabile, in presenza di situazioni oggettive

rispondenti ad un concreto interesse della società.

 Esclusione per conferimenti in natura. Il diritto di opzione è escluso per legge

quando le azioni devono essere liberate mediante conferimenti in natura. L’interesse

della società a procurarsi da terzi determinati beni a titolo di conferimento è per legge

valutato come prevalente rispetto all’interesse individuale dei soci alla sottoscrizione

dell’aumento.

Appunti di Luisa Gasparini

152

 Esclusione per l‘interesse della società. L’assemblea deve però dimostrare, con

adeguata motivazione, che nel caso concreto ricorre uno specifico interesse della

società, che rende assolutamente necessaria o comunque preferibile e più

conveniente la soppressione del diritto di opzione e l’ingresso di nuovi soci.

 Esclusione statutaria. Lo statuto può escludere il diritto di opzione nei limiti del 10%

del capitale preesistente.

 Esclusione per l’azionario dei dipendenti. Il diritto di opzione può essere escluso con

delibera dell’assemblea straordinaria, quando le azioni devono essere offerte in

sottoscrizione ai dipendenti della società o di società controllate.

con sovrapprezzo

Nei primi due casi, è obbligatoria l’emissione , in modo da ridimensionare

il pregiudizio patrimoniale degli azionisti attuali.

In generale, il valore reale delle singole azioni si riduce se ne vengono emesse di nuove:

sulle riserve, che rimangono immutate, infatti, ‚grava‛ un numero maggiore di azioni, il cui

valore di conseguenza scende: è questo che si intende per ‚ingiustificato impoverimento per

i soci attuali e un ingiustificato arricchimento per i terzi sottoscrittori‛, poiché questi ultimi si

giovano delle riserve che non hanno contribuito a creare dal momento che non pagano il

sovrapprezzo.

Il sovrapprezzo serve quindi ad evitare uno squilibro tra vecchi e nuovi soci.

Il diritto di opzione non si considera escluso (ma è detta opzione indiretta) quando le azioni

sono sottoscritte da banche o enti e società finanziarie soggetti al controllo della Consob o

da soggetti autorizzati, con l’obbligo di offrirle agli azionisti secondo le regole del diritto di

opzione.

La società può emettere dei buoni di opzione (warrant), che attribuiscono al titolare il diritto

di sottoscrivere le azioni di nuova emissione a condizioni predeterminate.

La disciplina è la stessa del diritto di opzione.

Scaduto il termine per l’assegnazione dei warrant ai soci (tramite opzione), la società è libera

di collocare sul mercato i warrant rimasti inoptati. Gli azionisti che hanno richiesto i warrant,

inoltre, hanno a disposizione un periodo in cui possono o sottoscrivere le azioni o cedere a

terzi i warrant stessi.

Appunti di Luisa Gasparini

153

7. L’aumento nominale del capitale sociale

L’aumento nominale (gratuito) del capitale sociale è un’operazione che non dà luogo a

nuovi conferimenti e non incrementa il patrimonio sociale.

È posto in essere dall’assemblea straordinaria imputando a capitale le riserve e gli altri fondi

iscritti a bilancio come disponibili; non è imputabile la riserva legale, almeno per la parte che

non supera il 20% del capitale sociale.

Effetto giuridico dell’aumento nominale è il fatto che la società non può più disporre a favore

dei soci, dei corrispondenti valori del patrimonio netto, che restano quindi assoggettati al

vincolo di indisponibilità proprio del capitale sociale.

L’aumento nominale, che deve essere attuato in modo da non alterare le preesistenti

posizioni reciproche degli azionisti, può essere eseguito:

 Aumentando il valore nominale delle azioni già in corso

 Mediante l’emissione di nuove azioni, che devono avere le stesse caratteristiche di

quelle già in circolazione e devono essere assegnate gratuitamente agli azionisti, in

proporzione a quelle già possedute.

8. La riduzione del capitale sociale. La riduzione reale del capitale sociale

Oltre alla riduzione nominale e alla riduzione reale del capitale sociale, esistono altri tipi di

riduzione. In particolare è obbligatoria in alcuni casi:

Quando il valore dei conferimenti diversi dal denaro è inferiore di 1/5 rispetto a quello

o per cui il conferimento avvenne ed il socio conferente non si avvalga delle alternative

che gli sono concesse dalla legge

Quando è impossibile vendere le azioni del socio moroso

o In caso di mancata alienazione delle azioni proprie o possedute violando dei limiti

o Quando è impossibile vendere le azioni del socio receduto, né le stesse possono

o essere acquistate dalla società.

La riduzione reale, oggi, può essere disposta anche per cause diverse dall’esuberanza di

capitale sociale (ovvero quando il capitale di rischio raccolto è eccessivo rispetto alle

esigenze del conseguimento dell’oggetto sociale).

Appunti di Luisa Gasparini

154

È un’operazione pericolosa per i creditori e per i soci di minoranza, motivo per cui sono

presenti varie cautele sostanziali e procedimentali:

 Non può essere ridotto sotto il minimo legale di 120.000 euro (o quanto previsto da

leggi speciali)

 Se la società ha emesso obbligazioni, bisogna rispettare il limite legale all’emissione

di queste ultime.

 Nell’avviso di convocazione dell’assemblea vanno indicate le ragioni e le modalità

della riduzione, In modo da informare preventivamente i soci.

 Dopo l’iscrizione nel registro delle imprese i creditori sociali (anteriori ad essa)

possono fare opposizione alla delibera di riduzione, dato che l’esecuzione può

pregiudicare la loro posizione.

L’opposizione sospende l’esecuzione fino all’esito del giudizio del tribunale.

Le modalità di riduzione reale, previste per legge, sono:

 Mediante liberazione dei soci dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti

 Mediante rimborso agli stessi del capitale

 Mediante acquisto e successivo annullamento di proprie azioni da parte della società

Non è prevista per legge, ma è ritenuta ammissibile da Campobasso la riduzione

 mediante imputazione a riserva della parte di capitale in eccesso .

Queste modalità devono assicurare parità di trattamento degli azionisti; si procede quindi a:

Riduzione proporzionale del valore nominale di tutte le azioni

o Riduzione del numero delle azioni mediante acquisto delle azioni da annullare sul

o mercato

Estrazione a sorte ed annullamento di un certo numero di azioni dietro rimborso del solo

o valore nominale delle azioni stesse. Poiché il valore reale delle azioni può essere molto

superiore a quello nominale, agli azionisti in questo caso, vengono rilasciati speciali titoli

detti azioni di godimento.

Appunti di Luisa Gasparini

155

9. La riduzione del capitale sociale per perdite

La riduzione del capitale sociale per perdite è una riduzione nominale, che si esegue nel

momento in cui il capitale reale (patrimonio netto) della società scende, a causa di perdite,

al di sotto del capitale sociale nominale. Viene quindi adeguata la cifra del capitale

nominale, all’attuale minor valore del capitale reale.

Perché si verifichi una perdita è necessario che le riserve siano completamente erose.

La riduzione è:

 Riduzione facoltativa, se la perdita non è superiore a 1/3 del capitale sociale.

La società può ridurre il capitale nominale per poter distribuire gli utili successivamente

conseguiti, cosa altrimenti vietata fino a quando le perdite sarebbero state colmate.

La disciplina seguita è quella generale delle modificazioni dell’atto costitutivo.

 Riduzione obbligatoria, se la perdita è superiore a 1/3 del capitale sociale. Si

distinguono però due casi:

Perdita non al di sotto del minimo legale. Gli amministratori (in caso di inerzia il

 collegio sindacale) convocano, senza indugio, l’assemblea straordinaria e

sottopongono una relazione sulla situazione patrimoniale della società

[praticamente un vero e proprio bilancio].

L’assemblea prende opportuni provvedimenti. Essa può:

Rinviare la riduzione

o Ridurre immediatamente il capitale (anche parzialmente).

o

In ogni caso entro l’esercizio successivo, la perdita deve risultare diminuita a meno

di 1/3, altrimenti l’assemblea ordinaria deve ridurre il capitale in proporzione alle

perdite accertate. In caso di inerzia, la riduzione è disposta d’ufficio.

Appunti di Luisa Gasparini

156

Perdita al di sotto del minimo legale [articolo 2447]. L’assemblea straordinaria è

 convocata senza indugio dagli amministratori (in caso di inerzia dal collegio

sindacale); essa deve deliberare necessariamente:

Riduzione del capitale sociale e contemporaneamente aumento ad una cifra

o non inferiore al minimo legale

Trasformazione della società.

o

In caso contrario, la società si scioglie ed entra in stato di liquidazione.

Questa disciplina (articolo 2447) si applica anche in caso di perdita integrale del capitale

sociale [anche se l’opinione non è pacifica]. La maggioranza può evitare la liquidazione

deliberando la riduzione a zero del capitale e la contestuale reintegrazione dello stesso, con

riconoscimento agli azionisti del diritto di opzione.

XV. Le obbligazioni

1. Nozione

La società può emettere titoli di credito di massa anche per la raccolta di capitale di prestito;

per fare ciò utilizza le obbligazioni.

Esse sono titoli di credito (nominativi o al portatore) che rappresentano frazioni di uguale

valore nominale e con uguali diritti di una unitaria operazione di finanziamento a titolo di

mutuo: documentano un credito verso la società.

Rispetto alle azioni, la distinzione è netta:

 L’azione attribuisce la qualità di socio (apporto di capitale). L’azionista ha diritto al

rimborso del suo apporto solo in sede di liquidazione della società, sempre che

residui un attivo netto, dopo il soddisfacimento dei creditori (compresi gli

obbligazionisti).

 L’obbligazione attribuisce la qualità di creditore sociale. L’obbligazionista ha diritto a

una remunerazione periodica fissa (interessi), che non dipende dai risultati economici

della società finanziata. Ha diritto di rimborso del valore nominale del capitale

prestato alla scadenza stabilita.

Appunti di Luisa Gasparini

157

Rispetto agli strumenti finanziari partecipativi, la distinzione è meno netta, poiché hanno in

comune il fatto di essere emessi a fronte di un apporto non imputato a capitale.

In particolare però le obbligazioni, sono titoli di massa e attribuiscono il diritto al rimborso di

una somma di denaro, che può però essere subordinato al soddisfacimento dei diritti di altri

creditori. Il rimborso non può essere condizionato all’andamento economico della società.

Gli strumenti finanziari partecipativi sono genericamente forniti di diritti patrimoniali o diritti

amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale. Possono essere subordinati

all’andamento economico della società.

2. Tipi speciali di obbligazioni

Fra i tipi speciali di obbligazioni:

Obbligazioni a premio

 , attribuzione agli obbligazionisti di utilità aleatorie da assegnare

mediante sorteggio o con altro sistema.

Obbligazioni partecipanti

 , in cui tempi e entità degli interessi variano in base

all’andamento economico della società

Obbligazioni indicizzate

 , che mirano a neutralizzare gli effetti della svalutazione

monetaria e ad adeguare il rendimento dei titoli all’andamento del mercato finanziario,

ancorando il tasso di interesse e/o il valore di rimborso ad indici di varia natura.

Obbligazioni in valuta estera

 , con lo stesso scopo di quelle indicizzate.

Obbligazioni convertibili in azioni

 , che danno all’obbligazionista la facoltà di trasformare

procedimento

il proprio credito in una partecipazione azionaria della società emittente [

diretto procedimento indiretto

] o di una società ad essa collegata [ ]. Sono soggette ad

una specifica disciplina. Si tratta di una novazione (dal punto di vista giuridico).

Obbligazioni con warrant

 (con diritto di opzione su azioni), che attribuiscono

all’obbligazionista il diritto di sottoscrivere o acquistare azioni dalla società emittente o di

altra società (resta comunque creditore per le obbligazioni possedute).

Obbligazioni subordinate

 , che sono rimborsabili solo dopo l’integrale soddisfacimento

degli altri creditori (prima comunque delle azioni), in caso di liquidazione volontaria o di

assoggettamento a procedura concorsuale.

Appunti di Luisa Gasparini

158

3. I limiti all’emissione di obbligazioni

È posto, per legge, un limite quantitativo all’emissione di obbligazioni da parte della società

per azioni. Essa può emetterne, nominative o al portatore, per una somma

complessivamente non eccedente il doppio del capitale sociale sottoscritto, della riserva

legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato.

I sindaci controllano il rispetto di tale limite.

Il termine di riferimento è l’ultimo bilancio approvato, che non deve essere per forza l’ultimo

bilancio di esercizio, ma può anche essere un bilancio infraannuale.

Questo limite poteva essere eluso tramite un espediente, ovvero si facevano emettere delle

obbligazioni da parte di una società controllata, avente sede in Stati che non pongono limiti

all’emissione e la controllante italiana, prestava garanzia per il rimborso.

Oggi però, ciò non è possibile, poiché nel computo del limite all’emissione di obbligazioni

concorrono gli importi relativi alle garanzie comunque prestate dalla società per obbligazioni

emesse da altre società, anche estere.

Il limite è derogabile in alcuni casi, fissati dalla legge.

 Le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad investitori istituzionali soggetti a

vigilanza prudenziale, che a loro volta, se trasferiscono queste obbligazioni, rispondono

della solvenza della società verso gli acquirenti che non siano investitori professionali

 Le obbligazioni sono garantite da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della

società, sino a 2/3 del valore

 Sono presenti particolari ragioni che interessano l’economia nazionale: la società è

quindi autorizzata con provvedimento dell’autorità governativa a superare il limite.

 Per le società con azioni negoziate in mercati regolamentati e le società bancarie

(società quotate) ogni limite è stato soppresso, limitatamente alle obbligazioni destinate

[leggi speciali].

ad essere quotate in mercati regolamentati

Per le altre società, la legge deve garantire la permanenza del rapporto fra capitale e

riserve ed obbligazioni, per tutta la durata del prestito obbligazionario.

Infatti la società che ha emesso obbligazioni non può ridurre volontariamente il capitale

sociale o distribuire riserve oltre il limite. È invece consentita la riduzione obbligatoria, ma

non possono essere distribuiti utili finché il predetto rapporto non viene ripristinato.

Appunti di Luisa Gasparini

159

4. Il procedimento di emissione

L’emissione di obbligazioni è competenza degli amministratori, se non diversamente

prescritto da legge o statuto (prima era dell’assemblea straordinaria); si tratta di un’azione

tecnica, gestionale (un prestito). Fanno eccezione le obbligazioni convertibili in azioni.

La delibera di emissione deve risultare da verbale redatto da un notaio ed è soggetta a

controllo di legalità da parte dello stesso ed iscrizione nel registro delle imprese, dopodiché

inizia a produrre effetti.

Il collocamento sul mercato è soggetto alla disciplina dell’offerta al pubblico di prodotti

finanziari. Alla sottoscrizione segue il rilascio dei titoli (nominati o al portatore); ad essi si

applica la disciplina della dematerializzazione.

L’ammontare delle obbligazioni emesse deve risultare dal libro delle obbligazioni, in cui

devono essere annotate le caratteristiche delle obbligazioni stesse.

5. Le obbligazioni convertibili in azioni

La disciplina riguarda in particolare le obbligazioni convertibili in azioni della stessa società

procedimento diretto

di futura emissione ( ). [articolo 2420 bis]

Queste obbligazioni attribuiscono il diritto di sottoscrivere azioni della stessa società,

utilizzando come conferimento le somme già versate al momento dell’acquisto delle

obbligazioni. Chi esercita il diritto di conversione cessa di essere obbligazionista e diventa

azionista.

Sono presenti delle condizioni da rispettare per la loro emissione, che corrispondono alle

condizioni richieste per l’emissione di nuove azioni, anche per salvaguardare l’effettività del

capitale sociale.

 Si segue la disciplina del diritto di opzione, quindi le obbligazioni convertibili vanno

offerte prima agli azionisti e ai possessori di altre obbligazioni convertibili

 La delibera di emissione non può essere adottata se il capitale sociale sottoscritto non è

stato integralmente versato

 Le obbligazioni convertibili non possono essere emesse per somma complessivamente

inferiore al loro valore nominale.

Appunti di Luisa Gasparini

160

La competenza a deliberare l’emissione di obbligazioni convertibili è dell’assemblea

straordinaria; possono però essere delegati anche gli amministratori, per un ammontare

determinato e per massimo 5 anni.

Per assicurare agli obbligazionisti, l’effettiva possibilità di conversione, la delibera di

emissione deve contenere:

 Rapporto di cambio, indica quante azioni (con un certo valore nominale) sono offerte

per un dato numero di obbligazioni (con un certo valore nominale).

 Periodo e modalità di conversione

 Delibera dell’aumento di capitale sociale, per un ammontare corrispondente al valore

nominale delle azioni da attribuire in conversione. L’aumento sarà poi sottoscritto, via via

che gli obbligazionisti eserciteranno il diritto di conversione.

La legge vuole conciliare la libertà di decisione della società e l’esigenza di tutela questi

obbligazionisti, di fronte ad operazioni societarie che possono alterare il loro diritto di

conversione e la loro futura posizione di azionisti.

 Aumenti di capitale a pagamento e nuove emissioni di obbligazioni convertibili: il

diritto di opzione spetta anche ai possessori di obbligazioni convertibili, in concorso con i

soci attuali, in base al rapporto di cambio.

 Aumenti gratuiti di capitale: il rapporto di cambio è automaticamente modificato in

proporzione alla misura dell’aumento. Se l’aumento è attuato mediante emissione di

nuovi titoli, la società deve aumentare proporzionalmente il numero delle azioni offerte in

conversione.

 Riduzione del capitale per perdite: il rapporto di cambio è automaticamente modificato

in proporzione alla misura della riduzione. Sarà ridotto il valore nominale o il numero

delle azioni offerte in conversione, in modo da evitare che chi converte acquisti una

quota percentualmente maggiore di quella offerta al momento dell’emissione

dell’obbligazione.

 Riduzione reale, fusione, scissione, modificazione dello statuto per parti concernenti

la ripartizione di utili: non possono essere attuati finché non sono scaduti i termini fissati

per la conversione. conversione anticipata

Può essere però concessa la facoltà di . In caso venga esercitato

tale diritto il periodo concesso inizialmente è sostituito da quello trascorso fino alla

conversione anticipata: quindi i diritti di conversione non esercitati si estinguono.

Appunti di Luisa Gasparini

161

procedimento indiretto

Il si ha quando le obbligazioni emesse da una società, sono

convertibili in azioni di un’altra società. Non vi è però una disciplina specifica, pertanto la

dottrina è divisa sulla possibilità di applicare per analogia la disciplina del procedimento

diretto. obbligazioni con warrant

Anche per le , non c’è una specifica disciplina. Si distinguono

nettamente da quelle convertibili, poiché attribuiscono un diritto cumulativo e non alternativo

al rimborso di capitale; però sollevano gli stessi problemi di tutela rispetto a quelli delle

obbligazioni convertibili, motivo per cui si può prospettare l’applicazione per analogia della

stessa disciplina.

6. L’organizzazione degli obbligazionisti ex lege

L’organizzazione degli obbligazionisti è prevista ; ha una duplice finalità:

Assicurare una tutela degli interessi comuni degli obbligazionisti nei confronti della

o società

Consentire modifiche a maggioranza delle originarie condizioni del prestito, evitando

o che la società raccolga il consenso dei singoli azionisti.

Si articola in due organi:

 Assemblea, che delibera su:

Nomina e revoca del rappresentante comune

 Modificazioni delle condizioni di prestito. La modifica deve essere giustificata da

 una situazione oggettiva della società che la rende necessaria nell’interesse degli

obbligazionisti.

Non è però ammessa l’alterazione dei caratteri strutturali del prestito.

Proposte di amministrazione controllata e di concordato preventivo e

 fallimentare

Costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi

 e sul relativo rendiconto

Altri oggetti di interesse comune degli obbligazionisti.

Valgono le regole dettate per l’assemblea straordinaria dei soci, salvo qualche regola

specifica. Appunti di Luisa Gasparini

162

 Rappresentante comune, che viene scelto dall’assemblea, non per forza tra gli

obbligazionisti; deve essere una persona fisica o una società autorizzata alla prestazione

di servizi di investimento.

Ha diritto ad un compenso, determinato e carico dell’assemblea degli obbligazionisti.

Ha il compito di tutelare gli interessi comuni degli obbligazionisti nei confronti di terzi e

società. In particolare:

Esegue le deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti

 Assiste alle operazioni per l’estinzione a sorteggio delle obbligazioni

 Ha diritto di assistere alle assemblee dei soci

 Ha diritto di esaminare il libro delle obbligazioni, quello delle adunanze e delle

 deliberazioni dell’assemblea dei soci e ottenerne estratti

Ha la rappresentanza processuale degli obbligazionisti.

L’organizzazione di gruppo non priva il singolo azionista del potere di tutelare i propri diritti

nei confronti della società, attraverso azioni individuali. Sono precluse solamente le azioni il

cui accoglimento porti a risultato incompatibile con le azioni promosse dall’organizzazione a

tutela degli interessi comuni di gruppo.

XVI. Lo scioglimento della società per azioni

1. Le cause di scioglimento

La disciplina, comune a tutte le società di capitali, si trova agli articoli 2484 - 2496.

La società si scioglie ed entra in stato di liquidazione al verificarsi di una di queste cause:

1) Decorso di un termine di durata. Esso può essere prorogato con una delibera

dell’assemblea straordinaria. Il socio che non concorre all’approvazione può recedere,

salvo diversamente disposto dallo statuto.

nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio serve la

maggioranza rafforzata di più di 1/3 del capitale sociale.

2) Conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità [certa e

definitiva] di conseguirlo.

Appunti di Luisa Gasparini

163

3) Impossibilità di funzionamento o continuata inattività dell’assemblea; tale paralisi

dell’organo assembleare deve impedire l’adozione delle delibere necessarie al

funzionamento della società.

4) Riduzione del capitale per perdite al di sotto del minimo legale, salvo che

l’assemblea deliberi la riduzione e il contemporaneo aumento del capitale ad una cifra

superiore al minimo legale oppure la trasformazione della società.

5) Deliberazione dell’assemblea di scioglimento, in seguito a:

articolo 2437 – quater

a. recesso di uno o più soci [ ]

b. impossibilità di provvedere al rimborso delle relative azioni senza ridurre il

capitale sociale

c. opposizione dei creditori alla riduzione del capitale sociale.

6) Deliberazione dell’assemblea di scioglimento anticipato. Nelle società che non

fanno ricorso al mercato del capitale di rischio serve una maggioranza rafforzata di più

di 1/3 del capitale sociale.

7) Altre cause previste dall’atto costitutivo o dallo statuto. [dopo il 2003 la dichiarazione

di fallimento non è più una causa di scioglimento]

Verificatasi una causa di scioglimento, gli amministratori provvedono al suo accertamento e

iscrivono nel registro delle imprese la relativa dichiarazione o la deliberazione assembleare

che dispone lo scioglimento. Solo dopo l’iscrizione si producono effetti verso terzi.

2. La società in stato di liquidazione

Dopo la dichiarazione della causa di scioglimento, la società entra in fase in liquidazione. In

particolare deve riportare nella denominazione il fatto che si trova in liquidazione.

Gli amministratori restano in carica fino alla nomina dei liquidatori; hanno potere ai soli fini

della conservazione e dell’integrità del patrimonio sociale, di cui sono responsabili fino alla

consegna ai liquidatori. Se violano le limitazioni che gli sono imposte sono personalmente e

solidamente responsabili per danni arrecati alla società, ai soci, ai creditori sociali e ai terzi.

Il collegio sindacale continua a svolgere la sua funzione di controllo, anche sui liquidatori.

Appunti di Luisa Gasparini

164

I poteri dell’assemblea non sono ben definiti. Certamente è consentita la delibera di fusione

con un’altra società, fino a prima della distribuzione dell’attivo.

È possibile la revoca dello stato di liquidazione, tornando ad una fase di normale esercizio,

tramite una delibera dell’assemblea straordinaria, previa eliminazione della causa di

scioglimento. Ai soci che non hanno concorso alla deliberazione è riconosciuto il diritto di

recesso.

I creditori sociali anteriori all’iscrizione della revoca possono proporre opposizione.

3. Il procedimento di liquidazione

Il procedimento si apre con la nomina dei liquidatori da parte dell’assemblea straordinaria,

con delibera che ne fissa anche il numero, le regole di funzionamento e i poteri. Per essi

valgono le stesse regole di ineleggibilità e decadenza previste per gli amministratori.

In caso di scioglimento per nullità, i liquidatori sono nominati dal tribunale con la sentenza

che dichiara la nullità.

I liquidatori restano in carica per tutta la durata del procedimento di liquidazione. Possono

essere però revocati dall’assemblea con le maggioranze prescritte per l’assemblea

straordinaria. Se sussiste giusta causa possono essere revocati anche dal tribunale, su

istanza di soci, sindaci, pubblico ministero.

Con l’iscrizione della nomina, gli amministratori cessano dalla carica e devono consegnare

ai liquidatori i beni sociali. I poteri e i doveri sono simili a quelli degli amministratori:

 Devono adempiere ai doveri con diligenza e professionalità

 La loro responsabilità è disciplinata dalle norme degli amministratori

 Hanno in consegna i libri sociali e beni sociali e devono redigere l’inventario del

patrimonio sociale.

 Devono compiere tutti gli atti utili alla liquidazione della società.

La loro attività è diretta al pagamento dei creditori sociali. Quindi non possono ripartire utili

tra i soci prima di aver pagato i creditori sociali o di aver accantonato le somme necessarie.

Se i fondi non sono sufficienti, possono richiedere ai soci i versamenti ancora dovuti sulle

azioni non liberate. Appunti di Luisa Gasparini

165

Se la liquidazione procede per oltre un anno, i liquidatori devono redigere un bilancio

annuale di liquidazione, sottoposto all’approvazione dell’assemblea.

Completata la liquidazione con la conversazione in denaro dell’attivo, i liquidatori redigono il

bilancio finale di liquidazione, indicando la parte spettante a ciascun socio nella divisione

dell’attivo (piano di riparto). Esso deve essere approvato dai singoli soci.

Per agevolare l’operazione si utilizza un metodo di approvazione tacita: il bilancio è

depositato presso l’ufficio del registro delle imprese per la consultazione dei soci. Se

nessuno presenta reclamo entro un determinato termine, il bilancio si considera approvato.

Il bilancio è approvato anche quando l’attivo è stato ripartito tra tutti i soci e questi abbiano

rilasciato quietanza senza riserva.

L’approvazione del bilancio finale libera i liquidatori dai soci per l’attività svolta.

4. L’estinzione della società

Il procedimento di liquidazione si chiude con la cancellazione della società da registro delle

imprese, su richiesta dei liquidatori.

Eventuali creditori rimasti insoddisfatti prima della cancellazione si rivolgono alla società.

Dopo la cancellazione, essi possono far valere i propri diritti:

 Verso i soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio

finale di liquidazione

 Verso i liquidatori, se il mancato pagamento dipende da questi.

La cancellazione segna l’estinzione della SPA, anche se ci sono ancora creditori ignoti

oppure insoddisfatti. Essi possono comunque chiedere il fallimento della stessa società, ma

articolo 10 legge fallimentare

solo entro un anno dalla cancellazione [ ].

Appunti di Luisa Gasparini

166

XVII. La società in accomandita per azioni

1. Caratteri distintivi

I caratteri distintivi della SAPA (società in accomandita per azioni) sono i seguenti:

 Presenza di due categorie di soci:

Accomandatari: rispondono solidamente e illimitatamente per le obbligazioni

 sociali e sono per legge amministratori della società

Accomandanti : sono obbligati verso la società nei limiti della quota di capitale

 sottoscritto.

 Quote di partecipazione dei soci: azioni

 Disciplina modellata su quella della società per azioni, con i necessari adattamenti.

2. L’azionista accomandatario

L’azionista accomandatario risponde illimitatamente e solidamente per le obbligazioni

sociali ed è amministratore della società.

Nella SAS l’accomandatario non era per forza amministratore . Invece nella SAPA vi è un

nesso indissolubile tra qualità di accomandatario, qualità di amministratore e responsabilità

per le obbligazioni sociali.

L’accomandatario è quindi amministratore di diritto; se cessa di essere amministratore

diventa accomandante. Risponde delle obbligazioni sociali in modo illimitato, ma solo per

quelle sorte nel periodo in cui ha rivestito la carica di amministratore.

La sua responsabilità ha carattere sussidiario rispetto alla società; i creditori sociali infatti

possono agire nei confronti degli accomandatari solo dopo aver infruttuosamente escusso il

patrimonio sociale.

3. Costituzione. Conferimenti. Azioni

Per questi argomenti si applica la stessa disciplina della SPA, con due differenze:

 Atto costitutivo. Deve indicare i nomi degli accomandatari, ma è superfluo indicare il

nome dei primi amministratori (di diritto sono gli accomandatari)

Appunti di Luisa Gasparini

167

 Denominazione sociale. Deve contenere il nome di almeno un socio accomdatario e

l’indicazione di SAPA. Se un accomandante consente l’inserimento del suo nome

nella denominazione sociale non diventa responsabile solidamente e illimitatamente.

Non c’è una specifica disciplina per le azioni dei soci accomandatari; esse non attribuiscono

il diritto ad essere amministratore. Infatti, acquistando un’azione da un accomandatario il

nuovo socio diventa un semplice accomandante.

Anche le azioni della SAPA possono essere ammesse alle quotazioni in borsa e troverà, in tal

caso, applicazione, la specifica disciplina prevista per le società quotate.

4. Gli organi sociali

All’assemblea si applicano le regole di funzionamento dettate per la SPA. Ci sono delle

norme particolari per l’adozione di alcune delibere:

 Gli accomandatari non hanno diritto di voto nelle deliberazioni:

Di nomina e revoca dei sindaci

o Concernenti l’esercizio dell’azione di responsabilità nei loro confronti

o

 Le modificazioni dello statuto devono essere deliberate dall’assemblea straordinaria

con consuete maggioranze ma anche da tutti i soci accomandatari (hanno quindi

una sorta di diritto di veto)

 L’assemblea straordinaria nomina e revoca gli amministratori. La nomina di nuovi

amministratori deve essere approvata da quelli eventualmente già in carica.

I soci accomandatari sono di diritto amministratori; tale ufficio ha carattere permanente, se

l’atto costitutivo non dispone diversamente.

Possono essere revocati anche senza giusta causa [deliberazione con le maggioranze

previste per l’assemblea straordinaria] e anche rinunciare, ma con giusta causa.

Il nuovo amministratore deve essere scelto tra gli azionisti ed assume la qualità di socio

accomandatario con la nomina.

Gli obblighi sono gli stessi rispetto alla società per azioni: oltre ad essere solidamente e

personalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali, sono tenuti al

risarcimento dei danni, per violazione degli obblighi a loro carico, verso la società, verso i

creditori sociali, verso i singoli soci o terzi direttamente danneggiati.

Appunti di Luisa Gasparini

168

Non sono dettate regole in caso di pluralità di amministratori, pertanto si utilizzano le regole

dettate per la SPA, con conseguente applicazione del metodo collegiale e del principio

maggioritario.

Per il collegio sindacale l’unica differenza rispetto alla SPA è il fatto che gli accomandatari

non votano nelle deliberazioni riguardanti la nomina e la revoca dei sindaci e del soggetto

incaricato della revisione legale dei conti. Si rafforza l’indipendenza dell’organo di controllo

degli amministratori.

5. Lo scioglimento della società

Per la SAPA è dettata una causa di scioglimento ulteriore, ovvero la cessazione della carica

di tutti gli amministratori, se entro 6 mesi non si è provveduto alla loro sostituzione.

Nel frattempo il collegio sindacale nomina un amministratore provvisorio, che non diventa

accomandatario e i cui poteri sono circoscritti all’ordinaria amministrazione.

Non è causa di scioglimento il venir meno di tutti i soci accomandanti.

Per il resto si segue la normale disciplina delle SPA, con qualche peculiarità per la presenza

di soci a responsabilità limitata.

In particolare, se il patrimonio sociale è insufficiente al pagamento dei creditori, i liquidatori

possono richiedere agli accomandatari le somme necessarie, in proporzione alla

partecipazione di ognuno alle perdite.

Dopo la cancellazione della società, i creditori rimasti insoddisfatti possono far valere i propri

diritti verso gli accomandatari e verso i liquidatori (se il mancato pagamento deriva da loro

colpa).

Possono agire verso gli accomandanti solo nei limiti della quota dagli stessi riscossa.

Appunti di Luisa Gasparini

169

XVIII. La società a responsabilità limitata

1. Caratteri distintivi

I caratteri distintivi della società a responsabilità limitata sono i seguenti:

 Per le obbligazioni sociali risponde solo la società con il suo patrimonio

 Le quote di partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni e non

possono costituire oggetto di offerta al pubblico.

 Tutti i soci godono del beneficio della responsabilità limitata

 Possono emettere titoli di debito (simili alle obbligazioni), ma non possono essere

direttamente collocati presso il pubblico dei risparmiatori

 Il capitale minimo è di 10.000 euro.

La struttura organizzativa è simile alla SPA con delle differenze:

Articolazione più snella

o Più attiva e diretta partecipazione dei soci alla vita delle società

o Ampio spazio all’autonomia privata

o Possibilità di adottare statutariamente anche soluzioni organizzative tipiche delle società

o di persone.

Tutela del singolo socio rafforzata [legittimazione individuale all’esercizio dell’azione

o sociale di responsabilità verso gli amministratori].

2. La costituzione della società. La società a responsabilità limitata unipersonale

Nella disciplina della costituzione sono richiamate molte regole della società per azioni, con

delle differenze e specificazioni:

 Non si utilizza la stipulazione per pubblica sottoscrizione.

 Il capitale sociale minimo è 10.000 euro

 La denominazione sociale è liberamente formata; deve contenere l’indicazione di SRL

 Può essere a tempo indeterminato. I soci hanno la facoltà di recedere in ogni

momento con preavviso di 180 giorni.

 Il contenuto dell’atto costitutivo è lo stesso della SPA, con adattamenti relativi al fatto

che ci sono quote e non azioni per la partecipazione dei soci.

Appunti di Luisa Gasparini

170

La disciplina della SRL unipersonale coincide (si rinvia) con quella della SPA unipersonale,

per quel che riguarda le differenze rispetto alla società pluripersonale.

3. I conferimenti. Le altre forme di finanziamento

Possono essere conferiti tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di valutazione economica.

Però se l’atto costitutivo non dispone, si presume che si debbano fare in denaro.

 Conferimenti in denaro. Seconda una disposizione non ancora in vigore, il classico

versamento alla banca del 25% del conferimento in denaro dovuto (e dell’intero

eventuale sovrapprezzo) può essere sostituito dalla stipula di una polizza o di una

fideiussione bancaria (di cui non sono ancora state determinate le caratteristiche).

 Conferimenti d’opera e di servizi. È espressamente consentito, purché l’intero valore

assegnatogli siano garantito da una polizza di assicurazione o da una fideiussione

bancaria.

È opinione prevalente che essi siano soggetti a stima, come quelli in natura.

 Conferimenti in natura. Devono essere interamente liberati al momento della

sottoscrizione. Un esperto (revisione o società di revisione iscritti all’apposito registro) è

chiamato a effettuarne la valutazione; non è prevista la revisione della stima.

È dettata una disciplina specifica per la situazione del socio moroso; infatti decorso il

termine della diffida ad adempiere da parte degli amministratori, egli non può partecipare

alle decisioni dei soci.

Le sue quote possono essere vendute coattivamente, in alternativa alla normale azione

giudiziaria. Prima vanno offerte ai soci in opzione, per il valore risultante dall’ultimo bilancio

approvato. Se mancano offerte di acquisto, si procede alla vendita all’incanto solo se lo

statuto lo prevede.

In caso la vendita non si effettuasse, gli amministratori escludono il socio moroso,

trattenendo le somme riscosse. Il capitale deve essere immediatamente ridotto in misura

corrispondente, poiché la SRL non può mai possedere azioni proprie.

Appunti di Luisa Gasparini

171

È dettata specifica disciplina anche per il finanziamento dei soci, assente nella SPA.

 il rimborso dei finanziamenti è postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori

 la somma eventualmente rimborsata va restituita alla società se il rimborso è avvenuto

nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della stessa società.

Essa si applica ai finanziamenti concessi in un momento in cui risulta un eccessivo squilibrio

dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto o in una situazione in cui sarebbe stato la

ragionevole un conferimento nuovo.

La dottrina interpreta che essa opera solo se la società era a rischio di insolvenza nel

momento in cui il finanziamento è stato concesso.

4. I titoli di debito

L’emissione di titoli di debito è consentita solo se prevista dall’atto costitutivo; esso stabilisce

se la competenza ad emetterli spetta ai soci o agli amministratori. La decisione fissa la

condizioni del prestito (minimo 50.000 euro) e le modalità di rimborso; è iscritta nel registro

delle imprese.

C’è ampia autonomia statutaria in merito. Ci sono vari tipi di titoli, con caratteristiche

specifiche:

 Titoli di prestito. Il diritto al rimborso del capitale non può essere condizionato

all’andamento economico della società (può esserlo solo la misura degli interessi)

 Titoli di massa. Sono frazioni di uguale valore nominale con uguali diritti di una unitaria

operazione di finanziamento. Seguono la disciplina dei titoli di credito.

 Titoli individuali. Ciascun titolo rappresenta una distinta operazione di finanziamento.

 Titoli di debito convertibili in partecipazioni sociali. Non è vietata la loro emissione,

anche se ci sono problemi di disciplina.

I titoli di debito non possono essere collocati direttamente presso il pubblico dei

risparmiatori. Essi possono essere sottoscritti solo da investitori soggetti a vigilanza

prudenziale

5. Le quote sociali

Il criterio legislativo di divisione del capitale nella SRL è un criterio personale (non astratto

matematico), poiché non ci sono azioni.

Appunti di Luisa Gasparini

172

Il capitale è diviso in parti in base al numero dei soci; ogni socio ha una quota, un’unica

quota di partecipazione. Se acquisisce altre quote, si determina un incremento quantitativo

dell’originaria unica quota, salvo che non si tratti di quote con diritti o obblighi diversi.

Le varie quote possono essere di diverso ammontare, in base al diverso conferimento

apportato da ogni socio.

Vige sempre la regola che il valore complessivo dei conferimenti non deve essere inferiore

all’ammontare globale del capitale sociale.

Mentre le azioni attribuiscono uguali diritti, le quote ne attribuiscono di diversi. I diritti sociali

spettano ai soci in misura proporzionale alla partecipazione da ciascuno posseduta, ovvero

in proporzione rispetto al conferimento.

Possono essere attribuiti anche dei diritti speciali ai singoli soci; tali diritti possono essere

modificati solo con il consenso di tutti i soci. In caso di alienazione della quota non si

trasferiscono automaticamente all’acquirente.

La quota sociale ha un proprio valore patrimoniale oggettivo, determinato dalla frazione del

patrimonio sociale rappresentata. Per legge è trattata come oggetto unitario di diritti e

assimilata ai beni immateriali.

6. Le vicende e il trasferimento delle quote sociali

Le quote della società sono per legge liberamente trasferibili, per atto tra vivi e per

successione a causa di morte.

L’atto costitutivo può però anche escludere (oltre che limitare) il trasferimento delle quote,

accentuando il carattere personale della partecipazione sociale. In questo caso il socio o gli

eredi possono recedere dalla società (causa di recesso inderogabile).

Sono dettate delle specifiche regole volte ad assicurare la trasparenza nella cessione delle

quote e la conoscenza dell’effettiva composizione della compagine societaria:

 I trasferimenti tra vivi risultano da scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un

notaio oppure da un documento informatico sottoscritto dalle parti mediante firma

digitale.

 Deve avvenire l’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto di trasferimento, da parte del

notaio (o del ragioniere o dottore commercialista).

Appunti di Luisa Gasparini

173

 Il trasferimento è valido per effetto del semplice consenso, ma è produttivo di effetti solo

dopo l’iscrizione al registro delle imprese.

 Se la quota è alienata a più persone, prevale chi per primo effettua l’iscrizione, purché

sia in buona fede.

prima serviva l’annotazione del trasferimento nel libro dei soci, ma oggi l’obbligo di

 [

tenuta di questo libro è stato soppresso ].

Se la quota non è interamente liberata, l’alienante risponde in solido con l’acquirente per i

versamenti ancora dovuti, per i tre anni successivi al trasferimento. La società si può

rivolgere all’alienante solo se la richiesta al socio attuale è stata infruttuosa.

La quota può essere oggetto di pegno, usufrutto e sequestro. Può anche essere oggetto di

espropriazione da parte dei creditori personali del socio, con conseguente vendita forzata o

assegnazione della stessa al creditore.

Se si tratta di una partecipazione non liberamente trasferibile, la vendita è priva di effetto se

la società presenta un altro acquirente allo stesso prezzo.

È invece vietato in modo assoluto l’acquisto di proprie quote.

7. Recesso ed esclusione

L’atto costitutivo stabilisce quando il socio può recedere e le relative modalità.

Ci sono poi delle situazioni in cui il recesso è inderogabilmente riconosciuto per legge:

 Società a tempo indeterminato: con preavviso di 180 giorni ( o un anno)

 Società a tempo determinato: possono recedere i soci contrari, assenti e astenuti, in

materie come:

1) Cambiamento dell’oggetto sociale o del tipo di società

2) Fusione o scissione

3) Revoca dello stato di liquidazione

4) Trasferimento della sede sociale all’estero

5) Eliminazione di cause di recesso dall’atto costitutivo

6) Compimento di operazioni che comportano sostanziale modifica dell’oggetto

sociale o rilevante modifica dei diritti particolari del singolo socio

Appunti di Luisa Gasparini

174

 Socio contrario all’aumento del capitale sociale con esclusione del diritto di opzione

 In caso di limitazioni statutarie alla trasferibilità delle quote e si società soggette all’altrui

attività di direzione e coordinamento.

I soci che hanno receduto hanno diritto ad ottenere il rimborso della propria partecipazione

in proporzione al patrimonio sociale; il criterio di determinazione delle quote è il valore di

mercato al momento della dichiarazione di recesso.

Ci sono delle norme che tendono a contemperare l’interesse del socio che recede con la

tutela dell’integrità del capitale e dei creditori sociali.

 La quota recedente deve essere offerta in opzione agli altri soci oppure ad un terzo

concordemente individuato dai soci stessi

 Se non ci sono acquirenti, si procede al rimborso attingendo alle riserve disponibili

oppure, in mancanza, tramite riduzione reale del capitale

 Se la riduzione reale diventa impossibile per opposizione dei creditori, la società si

scioglie.

È ammessa anche l’esclusione del socio, per giusta causa, dopo una decisione dei soci;

l’escluso può impugnare la delibera secondo regole generali.

Per il rimborso si applicano le regole del recesso; nel caso, però, in cui non ci siano

acquirenti della quota del socio escluso o la società non possa far fronte al rimborso con

riserve disponibili, l’esclusione è priva di effetto (non si può attuare la riduzione del capitale).

8. Gli organi sociali. Le decisioni dei soci

L’assemblea dei soci come organo essenziale diventa un organo eventuale per una serie di

decisioni dei soci.

Ci sono delle materie rimesse in modo inderogabile alla decisione dei soci:

 Approvazione del bilancio e della distribuzione degli utili

 Nomina degli amministratori (se previsto dallo statuto)

 Nomina di sindaci, presidente del collegio sindacale, soggetto incaricato di effettuare

la revisione legale dei conti

 Modificazione dell’atto costitutivo

 Decisione di compiere operazioni che comportano sostanziale modificazione

dell’oggetto sociale o rilevante modificazione dei diritti dei soci

Appunti di Luisa Gasparini

175

Ci sono poi altre materie che possono essere riservate ai soci da parte dell’atto costitutivo.

La procedura usata dai soci è molto più snella: usano una consultazione scritta o il

consenso espresso per iscritto. Le decisioni sono adottate con voto favorevole di una

maggioranza che rappresenti almeno la metà del capitale sociale.

L’assemblea invece usa il metodo assembleare, e gli sono riservate alcune decisioni

particolarmente importanti, ovvero:

 Modificazioni dell’atto costitutivo

 Decisioni che comportano sostanziale modificazione dell’oggetto sociale o rilevante

modificazione dei diritti dei soci

 Riduzione del capitale per perdite obbligatoria

La disciplina è dettata dallo statuto in modo autonomo.

Possono intervenire tutti i soci e sono ammesse deleghe se non vietate dall’atto costitutivo.

Il voto dei soci vale in modo proporzionale alla partecipazione.

Le maggioranze richieste per l’approvazione delle deliberazioni sono più elevate rispetto alla

società per azioni:

 Quorum costitutivo: almeno la metà del capitale sociale

 Quorum deliberativo: maggioranza assoluta del capitale intervenuto in assemblea.

Per le decisioni particolarmente importanti serve il voto favorevole dei soci che

rappresentano almeno la metà del capitale sociale.

A volte si costituisce anche l’assemblea totalitaria, in cui deve intervenire l’intero capitale

sociale e di amministratori e sindaci (essi devono essere anche solo informati della

riunione). Tale assemblea può deliberare solo se nessuno dei presenti si oppone.

Appunti di Luisa Gasparini

176

9. L’invalidità delle decisioni dei soci

Il regime dell’invalidità delle decisioni dei soci è articolato nello stesso modo rispetto alla

società per azioni:

 Annullabilità. La regola generale afferma che le decisioni prese non in conformità della

legge o dell’atto costitutivo possono essere impugnate dai soci che non vi hanno

consentito, anche individualmente (non serve che sia rappresentata una percentuale di

capitale), dagli amministratori e dal collegio sindacale [entro 90 giorni].

Il procedimento è lo stesso seguito nella società per azioni; in particolare l’impugnazione

non pregiudica i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.

Valgono le stesse regole per le decisioni prese con voto determinante di un socio in

conflitto d’interessi.

L’annullamento non ha luogo se la decisione impugnata è sostituita con un’altra, che

non presenta vizi o difetti (restano salvi i diritti acquistati dai terzi); la convalida ha valore

anche durante il giudizio di impugnazione.

È possibile convalidare anche le delibere assembleari impugnabili per mancanza di

convocazione e in mancanza del verbale.

 Nullità. Chiunque ne abbia interesse può impugnare [entro 3 anni] le decisioni con

oggetto illecito o impossibile e quelle prese in assenza assoluta di informazione. È

possibile la convalida mediante sostituzione della decisione invalida.

Si richiama la disciplina delle SPA.

Sono comunque fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.

 Nullità imprescrittibile. Sono impugnabili senza limiti di tempo le decisioni che

modificano l’oggetto sociale prevedendo attività impossibili o illecite.

10. Amministrazione e controlli

Anche la gestione dell’impresa sociale è largamente rimessa all’autonomia statutaria.

Salvo diversamente disposto dallo statuto, l’amministrazione è affidata a uno o più soci,

scelti dai soci stessi. Quindi dei terzi non possono essere amministratori.

Non sono previste cause di ineleggibilità o incompatibilità, salvo l’ineleggibilità degli

incapaci. In ogni caso gli amministratori devono osservare il divieto di concorrenza con la

società, come conseguenza del dovere di non agire in conflitto di interessi.

Appunti di Luisa Gasparini

177

Essi restano in carica a tempo indeterminato, se non diversamente previsto.

In presenza di più amministratori, possono verificarsi tre situazioni (tre modelli di

amministrazione):

 Consiglio di Amministrazione, che non deve per forza utilizzare il metodo collegiale:

può infatti utilizzare consultazione scritta o consenso espresso per iscritto per adottare le

proprie decisioni.

 Amministrazione congiunta. Le decisioni sono prese a maggioranza o all’unanimità. Se

non disposto diversamente, la maggioranza è calcolata per terzi.

 Amministrazione disgiunta. Ogni amministratore può decidere e realizzare da solo atti

in nome della società, con delle eccezioni. Alcune decisioni devono essere assunte

comunque da tutti gli amministratori [no deleghe ne decisioni disgiunte]:

Redazione del progetto di bilancio

 Redazione dei progetti di fusione e scissione

 Aumento di capitale per delega

Ogni amministratore può opporsi agli atti di un altro, ma in questo caso la decisione è

affidata alla maggioranza

Gli amministratori hanno il potere generale di rappresentanza della società.

È comunque importante la disciplina del conflitto di interessi. Restano comunque salvi i

diritti acquisiti dai terzi in buona fede.

I contratti conclusi dagli amministratori con rappresentanza in conflitto di interessi

o possono essere annullati su domanda della società, se il conflitto era conosciuto o

conoscibile al terzo

Possono essere annullate le decisioni del CdA prese con il voto determinante di un

o amministratore in conflitto di interessi, se cagionano un danno patrimoniale alla

società.

Non è espressamente richiesto che gli amministratori informino la società sui propri

o interessi in una operazione, ma sembra che tale obbligo discenda dai doveri generali

di diligenza e correttezza.

Appunti di Luisa Gasparini

178

Gli amministratori hanno responsabilità:

 Verso la società. Gli amministratori sono solidamente responsabili verso la società per

i danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge o dall’atto

costitutivo, salvo che essi dimostrino di essere esenti da colpa.

È comunque diversa la valutazione della responsabilità di un amministratore senza

delega e rispetto a un amministratore delegato.

Sono solidamente responsabili anche i soci (anche soci formalmente amministratori)

che hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la

società, i soci, i terzi. Essi sono responsabili però solo in caso di dolo.

L’azione sociale può essere proposta dalla società stessa ma anche e soprattutto dai

singoli soci. Il ricavato in ogni caso va a vantaggio della società, che rimborsa il socio

agente delle spese di giudizio e di accertamento dei fatti. La stessa società va sempre

chiamata in giudizio.

Inoltre la società ha la facoltà di rinuncia e transazione dell’azione di responsabilità

contro gli amministratori. Servono, però, 2/3 del capitale sociale e la non opposizione di

tanti soci che rappresentano il 10% del capitale.

 Verso i terzi. La disciplina è la stessa rispetto alla società per azioni.

 Verso i creditori. Non è menzionata alcuna disciplina, pertanto si ritiene che possano

fare ricorso ai rimedi del diritto comune [non molto agevole] o usare [opinione

crescente] un’azione di responsabilità analoga a quella prevista per la SPA.

Può essere prevista la nomina di un sindaco o di un revisore.

La nomina del sindaco è obbligatoria in alcuni casi:

 Capitale sociale di oltre 120.000 euro

 Società tenuta alla redazione del bilancio consolidato

 Società che non redige un bilancio di esercizio in forma abbreviata

 Società che controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti

In questi casi, il sindaco segue la disciplina del collegio sindacale della SPA. Deve inoltre, se

l’atto non dispone diversamente, esercitare la revisione legale dei conti.

Appunti di Luisa Gasparini

179

Fanno eccezione le società qualificabili come enti di interesse pubblico o che sono in

relazione di controllo con esse, in cui è obbligatoria la nomina di apposito revisore legale

dei conti (o società di revisione).

Alcuni dei poteri di controllo dei sindaci sono riconosciuti anche a soci, in particolare in

riferimento alle notizie sullo svolgimento degli affari sociali.

11. Bilancio. Modificazioni dell’atto costitutivo. Scioglimento

Il bilancio è predisposto dall’organo amministrativo e approvato dai soci. Non sono richiesti

gli allegati previsti per la SPA. Si decide anche della distribuzione degli utili; se sono

distribuiti utili fittizi, i dividendi non sono ripetibili se i soci li hanno riscossi in buona fede e in

base a un bilancio regolarmente approvato.

Se la società non è obbligata a nominare il sindaco (e non lo nomina), il bilancio può essere

redatto in maniera semplificata.

Le modificazioni dell’atto costitutivo sono inderogabilmente di competenza dell’assemblea,

che delibera con il voto favorevole di tanti soci che rappresentano la metà del capitale

sociale.

In particolare c’è una disciplina specifica per le variazioni del capitale sociale:

 Aumento reale. La decisione non può essere attuata finché i conferimenti precedenti

non sono stati del tutto eseguiti.

La determinazione del diritto di opzione è prevalentemente rimessa alle previsioni

statutarie e alle decisioni dei soci. L’esclusione del diritto di opzione è possibile solo se

espressamente prevista dall’atto costitutivo: in ogni caso non è ammessa quando

l’aumento di capitale è reso necessario da una riduzione dello stesso per perdite.

La delibera di aumento stabilisce i modi e i termini in ci può essere esercitato il diritto di

sottoscrizione e indica anche come procedere per la parte di capitale non optata.

Determina l’eventuale sovrapprezzo e può consentire la sottoscrizione non integrale.

Per i conferimenti valgono le solite regole. In particolare il 25% va versato alla società

stessa, insieme all’intero sovrapprezzo eventuale.

Appunti di Luisa Gasparini

180

 Aumento nominale. È la stessa disciplina della SPA. In particolare la quota di

partecipazione di ogni socio deve restare immutata.

 Riduzione reale. Deve essere rispettato il limite minimo di 10.000 euro. Essa può essere

attuata tramite:

Rimborso ai soci delle quote pagate

 Liberazione dei soci dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti.

Non serve una motivazione specifica. Resta salvo il diritto di opposizione dei creditori.

 Riduzione nominale. Deve essere rispettato il limite minimo di 10.000 euro. Si attua nel

caso in cui le perdite disuniscono il capitale di oltre 1/3: gli amministratori devono

convocare l’assembla e sottoporre ai soci una relazione sulla situazione patrimoniale

della società.

Se la perdita non va oltre il minimo legale, l’assemblea può:

Ridurre immediatamente il capitale

 Rinviare ogni decisione all’esercizio successivo. Se entro esso, le perdite non

 sono diminuite a meno di 1/3, il capitale deve essere ridotto in proporzione alle

perdite accertate.

Se la perdita è sotto il minimo legale, può aversi:

Riduzione del capitale e successivo aumento al minimo legale

 Trasformazione della società

 Scioglimento della società

Lo scioglimento della società segue le regole generali, che valgono per tutte le società di

capitali.


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luisa18

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luisa18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Viscusi Amalita.

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