Sunto di attività coordinative di supervisione del tirocinio, prof.ssa Buccolo, testo consigliato Educazione, comunità e politiche del territorio, Eleonora Napolitano
Prefazione – La comunità educante: quale azione per quale futuro?
(M. Buccolo)
Una comunità educante è il luogo dell’apprendimento e dello sviluppo culturale rispettoso dell’individualità e delle “dualità”, e si costruisce quando tutti i soggetti coinvolti si mettono in gioco con la propria specificità personale, generazionale, professionale, istituzionale, per realizzare progetti di crescita e di cambiamento in cui vi è una responsabilizzazione complessiva e reciproca.
Affinché si parli di individuo comunitario è importante che il singolo costruisca un’identità politica e individuale e riabiliti i legami sociali. La cultura, intesa come il mezzo che permette l’accesso alla conoscenza, fornisce le chiavi giuste per entrare a far parte delle relazioni di tipo planetario.
L’individuo deve tenere insieme intimità e distanza, conoscere bene la propria cultura, ma nello stesso tempo relativizzarla, analizzarla criticamente, guardandola dall’esterno; deve pensare di essere sempre in viaggio a contatto con pluralità di culture. Un rapporto efficace tra scuola e comunità è il primo tassello per trasformare l’identità-io in identità-noi, rispettosa della persona, inclusiva e capace di aperture alla diversità e all’accoglienza. Una democrazia funziona meglio dove forte è il senso di appartenenza, la capacità di risposta ai bisogni, e molto dipende dai cittadini stessi che devono essere responsabili, collaborativi, cooperativi, ragionevoli.
Cap. 1 L’educazione come strumento di costruzione dell’identità e del futuro
Il ruolo educativo della comunità: costruire l’identità per generare il futuro
La globalizzazione e lo sviluppo scientifico e tecnologico hanno accorciato le distanze spaziali tra le persone ma al tempo stesso hanno accentuato il senso di solitudine degli individui contemporanei (a causa dei mezzi di comunicazione di massa e social network). Questa pesante sostituzione del reale con il virtuale ha fatto sì che si smarrisse il senso profondo e il ruolo della Comunità come luogo di socializzazione, formazione, diffusione e costruzione di conoscenze e competenze, e come spazio socio-politico costruito sul tessuto sociale solidaristico, alla base della democrazia.
Le società contemporanee sono talmente concentrate sul predominio del benessere economico e su un’idea di sviluppo come aumento della produzione, che i cittadini (troppo impegnati a sopravvivere alla crisi economica e immersi in una cultura dell’avere e dell’apparire) hanno smarrito il senso di appartenenza alla Comunità, non riconoscono le loro responsabilità collettive e non sentono di appartenere allo sviluppo del benessere comune.1
In tale scenario essenziale diventa il rapporto tra Educazione e Politica come presupposto per la nascita di reali Comunità educative, intese come luoghi nei quali tornare ad educare alla partecipazione e alla cittadinanza attiva, luoghi di scambio e di confronto, luoghi in cui, attraverso progetti politici ed educativi mirati, si ricostruisca una smarrita efficienza sociale. La Politica e l’Educazione devono insomma tornare a dialogare con continuità e a pari dignità, al fine di trasformare le attuali Comunità territoriali in Comunità educative nelle quali fornire ai cittadini luoghi per apprendere la partecipazione attraverso lo scambio di esperienze, di confronto, di vissuti individuali e collettivi.
Per costituire una Comunità educante:2
1 Nel nostro sistema culturale prevale dunque il benessere economico su quello sociale, etico e civico.
2 Ad esempio centri sociali, centri di aggregazione giovanile, centri socio-educativi.
- La Politica è chiamata a fornire strumenti legislativi per supportare l’azione di quanti, nei territori, si occupano di educazione, formazione e cultura in un dato territorio;
- L’Educazione e la Politica devono essere l’una al servizio dell’altra, cooperando al fine di comprendere il variare dei bisogni della collettività e tracciando un percorso politico ed educativo improntato sui valori dell’uguaglianza, della solidarietà, dell’intercultura, della condivisione, della libertà di espressione: ciò rende gli individui capaci di partecipare alla vita collettiva e ad assumere decisioni consapevoli circa il proprio futuro e della collettività;
- I singoli dal canto loro sono chiamati a esprimere i propri bisogni (anche se per far ciò l’Educazione e la Politica devono educare le persone a riconoscerli), devono offrire il loro apporto ed essere responsabili: i membri devono sentire di appartenere ad una Comunità educante e comprendere che ciascuno ha un ruolo educativo nei confronti dell’altro, nell’ottica dello sviluppo e del rispetto individuale; i cittadini vanno educati al senso di appartenenza, alla cura e alla necessità di essere promotori del benessere nel luogo in cui vivono;
- L’Educazione ha il compito di interrogarsi sui saperi e sulle metodologie più funzionali allo sviluppo individuale di un soggetto all’interno di una data Comunità; essa è democratica perché è rivolta a tutti e garantisce il diritto/dovere alla costruzione dell’identità individuale di ogni cittadino che, per essere protagonista nella storia personale e collettiva, ha bisogno di sviluppare competenze politiche, sociali e culturali.
La responsabilità principale della Politica e dell’Educazione oggi, è quella di evitare il rischio chiusura del singolo nel proprio mondo individuale, fornendo alla Comunità spazi di socializzazione, di sviluppo culturale, spazi ludico-ricreativi come luoghi per sperimentare la partecipazione attiva.
È necessario perciò che la Politica, per rispondere alla crisi economica, sociale e valoriale, rimetta come priorità l’Educazione e lavori al fine di garantire uno Stato Sociale efficiente. La partecipazione alla vita democratica (che è in primis rispetto di sé stessi e degli altri), è la strada maestra per abbattere le barriere di classe, razza, religione, genere e di tutte quelle situazioni che impediscono agli uomini di raggiungere un più diffuso benessere.
La comunità educante è così lo spazio socio-politico-culturale entro cui costruire la propria piena realizzazione personale in un’ottica interculturale che è prerequisito per la costituzione di una cittadinanza attiva, democratica e planetaria. Essa, attraverso decisioni politiche e momenti di partecipazione democratica, promuove le libertà individuali di tutti i cittadini, mettendoli nelle condizioni di vivere una vita piena e significativa.
Dalla società alla comunità: percorsi interpretativi
Il passaggio dal concetto di società a quello di comunità presenta delle importanti implicazioni pedagogiche. La teoria sociologica, fin dal suo esordio, ha insistito sui significati differenti dei concetti di comunità e società, ritenendo la prima come momento più elementare di aggregazione rispetto alla seconda.
Secondo Tönnies: la comunità rappresenta la forma di vita reale e organizzata dai rapporti improntati a intimità, riconoscenza, condivisione di linguaggi, significati, abitudini ed esperienze comuni (tipiche dei rapporti tra madre e figlio, coniugi, fratelli, rapporti di vicinato ed amicizia); è la convivenza naturale, durevole, la sede delle relazioni familiari, affettive, naturali; invece la società è vista come una cerchia di uomini che, anche se come nella comunità vivono e abitano pacificamente l’uno accanto all’altro, non sono essenzialmente legati, ma separati nonostante tutti i legami; è una costruzione artificiale che soltanto superficialmente somiglia alla comunità.
Durkheim propone una visione diversa da Tönnies, poiché propende per una valutazione positiva della società, al cui interno l’individuo può affermare la sua personalità. Per lo studioso infatti nella comunità regna la solidarietà meccanica, in quanto gli individui si somigliano e si realizza solo se l’individuo si lascia assorbire dalla personalità collettiva, mentre nella società vige la solidarietà organica, nel quale ognuno possiede un suo campo d’azione specifico, ovvero una personalità.
Secondo Gino Dalla Fratte, la comunità va intesa come il tessuto connettivo tra le persone e la società. Da un punto di vista pedagogico, con la crisi contemporanea e con l’affermarsi in maniera prepotente della società globale, stiamo assistendo allo sradicamento della persona dal tessuto vitale delle comunità all’interno delle quali sviluppava le sue plurime relazioni e attraverso le quali sviluppava il suo potenziale umano.
Verso una nuova idea di comunità
Negli anni ’70 si dibatteva sul tema della “comunità educativa”, considerando il fatto che un territorio che diventa troppo complesso (a causa della continua crescita di presenza umana, di strutture, ecc.), difficilmente riuscirà a costruirsi come comunità educativa, ossia che riesca ad interrogare se stessa, a riconoscere i propri problemi, ad identificare propri bisogni ed obiettivi di crescita e di sviluppo, riguardanti giovani e adulti, uomini e donne di diversi orientamenti e condizioni.
Secondo Elisa Zeuli per comunità educativa si intende un insieme di individui caratterizzati dal senso dell’omogeneità e accomunati da un interesse di tipo unidirezionale; il termine “educativa” sta a indicare il processo che rende la stessa comunità educatrice di se stessa, in grado di ristrutturarsi continuamente. Al contrario la società sarebbe
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