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Il gruppo Rizzoli­Corriere della Sera ha acquistato AGR, CNR e Radio Italia Network dal

Sole24ore. Nel 2005 ha trasformato RIN in Play Radio, ma quest’ultima su chiusa poco dopo

per mancanza d’ascolti e al suo posto arrivò Virgin Radio.

Play Radio passò a Finelco in cambio della cessione a RCS di una quota consistente della

stessa Finelco, dando cosi ad RCS, una partecipazione importante nel business radiofonico.

Contemporaneamente al lancio di Play Radio, si verificò l’ingresso di Mondadori nel mondo

della radio, rilevando nel 2005 Radio101 aggiudicandosela dopo una trattativa tra il Tribunale di

Milano e tutti gli altri editori interessati all’emittente. Mondadori, vincendo la causa, ha

ristrutturato la radio chiamandola R101.

La nascita di molti gruppi editoriali ha accellerato la dinamica concorrenziale del settore

radiofonico.

Con l’arrivo del digitale, alcune emittenti hanno sfruttato il campo televisivo trasmettendo in

diretta televisiva il format radiofonico, come ad esempio Radio Italia, RTL102.5

Le diverse definizioni di servizio pubblico. ​

Il sociologo Francese Gabriel Tarde definisce il pubblico come: i

ndividui dispersi nello spazio la

cui coesione è puramente mentale

.

Quando il pubblico si lascia guidare dall’idea o dalla passione verso un obiettivo comune, essi

compongono un vero e proprio pubblico.

Il pubblico radiofonico è un insieme di persone disperse nello spazio che condividono

l’esperienza dell’ascolto (emotivo, informativo).

Uno dei primi a realizzare ricerche sul pubblico della radio è Paul Lazarsfeld e vede il pubblico

come un potenziale mercato di consumatori mediali.

Il canadese Dallas Smythe sostiene invece che il pubblico lavora inconsapevolmente per i

pubblicitari, regalando loro il proprio tempo libero ai mass media che poi confezionano e

vendono ai pubblicitari in quanto merce.

McQuail sostiene che sia possibile classificare gli obiettivi della ricerca sul pubblico in base alle

principali tipologie di uso dei dati prodotti:

● Contabilità

● Misurabilità della portata effettiva e potenziale per scopi pubblicitari

● Manipolazione del comportamento di scelta del pubblico

● Ricerca di oppurtunità di mercato

● Sperimentazione di nuovi prodotti e verifica dell’efficacia della comunicazione

● Adempimento delle proprie responsabilità nel servire un dato pubblico

Sempre McQuail sostiene che sono 3 le grandi tradizioni di ricerca sul pubblico:

● Strutturale

● Comportamentale

● Socio­culturale

La costruzione dell’audience. Metodi di rilevazione dell’ascolto.

L’ingegnere Fessenden fu il primo ad occuparsi dell’ascolto del pubblico e durante un suo

esperimento di trasmissione chiese a chi fosse in ascolto di di scrivergli una lettera per

confermargli la ricezione della trasmissione.

Fin da subito, all’interno del panorama radiofonico Americano, nacque il bisogno di conoscere i

propri ascoltatori. Questo perchè chiunque era interessato a comprare spazi pubblicitari in

radio, aveva bisogno di metodi affidabili per quantificare il pubblico che poteva intercettare con il

messaggio pubblicitario.

Tra il 1930 e il 1935 è il periodo in cui in America iniziano ad affermarsi i primi metodi di

rilevamento regolare degli ascolti.

Archibald Crossley suggerì all’Associazione nazionale dei pubblicitari (ANA) di finanziare una

società per la valutazione indipendente dell’ascolto radiofonico basata su interviste telefoniche.

Il servizio dal nome “Crossley Ratings”, partì nel marzo 1930. I costi di questi rilevamenti erano

sostenuti solo dagli sponsor. C’è da ricordare che all’epoca non si discuteva il senso di investire

nella radio, ma il “come” e il “dove” dell’investimento.

A partire dal 1935 Crossley ampliò il suo campione di indagine: le ricerche venivano condotte in

33 diverse città. Le chiamate venivano fatte su un campione di 3500 famiglie per 4 volte al

giorno, chiedendo loro di ricordare l’ascolto fatto nelle 3­6 ore precedenti.

I risultati venivano pubblicati mensilmente e, successivamente, ogni due settimane. Però,

questo metodo di basava sul “ricordo di cosa si era ascoltato”, non proprio una sicurezza totale

e comprendeva solo le persone che possedevano un telefono in casa. Quando il numero delle

famiglie superò quello dei possessori di telefono, i dati cominciarono ad essere meno affidabili.

Cosi ad imporsi sul mercato fu il metodo Gallup, che consisteva nel fare delle telefonate in

tempo reale, chiedendo all’ascoltatore cosa stesse ascoltando in quel preciso istante.

Il metodo Gallup risultava più di successo rispetto al metodo Crossley.

Il metodo Gallup venne ripreso e ampliato dalla società Clark and Hooper, dando vita al

Crossley Ratings. Il metodo era semplicissimo: al momento della chiamata l’operatore chiedeva

all’ascoltatore se stesse ascoltando un programma radiofonico, quale fosse, quale stazione e

quale sponsor offriva quel programma? Quanti uomini, donne e bambini stavano ascoltando la

radio in quel momento? I dati della Clark and Hopper risultarono molto più affidabili, e ben

presto diventarono leader indiscussi dei rilevamenti​

.

Nel frattempo, altre società di analisi, orientate alla televisione, divennero competitive e la

Hooper fu costretta a vendere tutto alla Nielsen.

Negli Stati Uniti i metodi di rilevamento degli ascolti basati su indagine telefonica conosceranno

il declino a fine anni ‘90.

Sempre negli Stati Uniti sono nate le prime sperimentazioni di un altro metodo oggi usato, il

Meter​

, che registra le abitudine d’ascolto in un periodo limitato di tempo, ma l’invenzione non

ebbe seguito.

Però, nel 1936, Robert Elder brevettò un nuovo strumento chiamato Audimeter che venne

acquistato dalla Nielsen per essere ulteriormente migliorato.

Nel 1942 venne lanciato il servizio Nielsen Radio Index, basato su un campione di 800 case

attrezzato con l’audimeter.

Ma per raccogliere i dati, periodicamente i tecnici dovevano visitare le famiglie e cambiare i

nastri dell’audimeter ma tutto questo rallentava, e di molto, la raccolta dei dati. Nel 1964 la

Nielsen si ritirò dal mercato radiofonico.

Una nuova compagnia prese il suo posto ma venne, a sua volta, acquisita dall’Arbitron, società

di analisi degli ascolti televisivi e diventerà, in seguito, la società più importante per il

campionamento del pubblico radiofonico.

Oltre alle indagini telefoniche, gli Stati Uniti sperimentarono un nuovo metodo di rilevamento: il

diario. All’ascoltatore veniva chiesto, ogni giorno, di compilare un foglio indicando le fascie

orarie in cui ascoltava i programmi radiofonici, quali programmi e il numero delle persone in

ascolto. Ma il metodo del diario non ebbe vita lunga e morì (quasi) sul nascere.

Lazarsfeld e Frank Santon misero a punto un nuovo metodo di indagine basato su uno

strumento artigianale, chiamato “Little Annie” (la piccola Anna).

Little Annie era una scatola con due pulsanti in superficie, uno verde e l’altro rosso. Gli

ascoltatori che partecipavano al test, ricevevano una scatola a testa e venivano fatti

accomodare in una sala dove avrebbero ascoltato tutti insieme uno show radiofonico.

Il loro compito era il seguente: premere il pulsante rosso quando lo show NON era di loro

gradimento. Premere il pulsante verde per segnalare i momenti piacevoli.

I risultati venivano trasmessi in una stanza “nascosta” al pubblico che segnalava i dati sui

pulsanti rossi e verdi in tempo reale, attraverso un grafico simile all’intensità dei terremoti.

L’ascolto della radio in italia, oggi. numero di ascoltatori nel giorno

medio, differenza tra ascolto a casa e in automobile, fasce pregiate,

differenza tra ascolto di radio pubbliche e private.

In italia le prime indagini sull’ascolto si basavano sul metodo del Referendum, un’indagine a

carattere volontario su campioni non rappresentativi che fornivano indicazioni di costume senza

alcun valore scientifico.

Con il grande referendum del 1939, in Italia si era da poco superato il tetto del milione di

abbonati alla radio. La guerra infatti si stava avvicinando e c’era la necessità di avere un mezzo

capace di alimentare il consenso politico, proprio come la radio. Cosi prese vita il grande

referendum radiofonico EIAR a ovvi fini propagandistici e mirava a conoscere “quanti fra i suoi

abbonati erano professionisti, artigiani, agricoltori, donne di casa ecc”, individuando la categoria

d’appartenenza. Ogni categoria, infatti, ha una particolare mentalità e diverse abitudini.

Il referendum del 1939 fu il più grande sondaggio mai realizzato all’epoca.

Il pubblico italiano della radio era diffuso sopratutto al Nord, poichè in molte zone del Sud e del

Centro, il segnale nemmeno arrivava. Le fasce pregiate erano quelle dalle 12.00 alle 13.00 e

dalle 20.00 alle 23.00.

Con la fine della 2° guerra mondiale e del fascismo, finì anche l’epoca dei referendum.

La RAI, nel 1945 istituisce un suo ufficio, il Servizio Opinioni che aveva lo scopo di promuovere

ricerche basate su questionari distribuiti attraverso delle riviste e interviste ai gruppi d’ascolto.

La RAI rimarrà per tutti gli anni ‘70 la committente quasi esclusiva della ricerca sul pubblico.

Lo strumento principale di indagine era il Barometro di ascolto. Il Servizio Opinioni della RAI

rimarrà attivo fino agli anni ‘80 per poi essere sostituito da Audiradio.

Da quando venne istituito Audioradio​

, il pubblico della radio è sempre stato in crescita.

Qualche numero: nel 2001 gli italiani che ascoltavano la radio ogni giorno erano 35 milioni. NEl

2009 erano 39 milioni. Questi numeri, intorno al 2014, sono cominciati a calare. Infatti la radio

non sta attraversando un gran periodo in Italia oggi.

Il prime time radiofonico è ancora concentrato dalle 7.00 alle 9.00 del mattino. Poi c’è la fascia

9.00­12.00 e risulta essere la seconda fascia più ascoltata del giorno. Poi c’è un calo degli

ascolti per poi rialzarsi tra le 15.00 e le 18.00, terza fascia di massimo ascolto. Queste fasce più

pregiate, però coincidono con il drive time, ovvero i momenti tipici in cui gli italiani si spostano

con auto e mezzi pubblici. Durante questi spostamenti, la radio accesa diventa quasi un

compagno di viaggio per milioni di italiani. Dopo le 19.00 le persone si spostano sulla

televisione.

Al mattino la radio accompagna il risveglio e la ripresa delle attività lavorative, collocandosi in

primo piano sopratutto per lo spazio informativo. Man mano che la giornata prosegue, la radio

inizia ad essere un semplice compagno di “sottofondo”. La si sente, non la si ascolta. La

differenza tra sentire e ascoltare è importante e abissale.

Per quanto riguarda i luoghi d’ascolto, è altissima la % di persone che ascoltano la radio fuori

casa durante la giornata. La % di coloro che ascoltano la radio in auto è aumentata negli ultimi

anni. Cosi come oggi è altrettanto alta la % di persone che ascoltano la radio in ufficio anche da

web in streaming (siti delle radio, spotify, tunein ecc ..).

Per quanto riguarda la fedeltà alla radio, secondo Audiradio 2009, quasi il 50% delle donne

rimane fedele ad una sola emittente, superando di gran lunga la % dei maschi fermi al 37%.

La fedeltà degli ascoltatori aumenta con l’avanzare dell’età, rispetto alle fasce giovanili che

amano sperimentare con il famoso “zapping” (saltellando tra una stazione radio e l’altra).

Le abitudini d’ascolto radiofonico, tra uomini e donne, non cambiano molto, mentre sono

differenti le fasce d’età.

Un’altra caratteristica dell’ascolto italiano è la grande divisione tra ascolto pubblico e ascolto

commerciale. Da una prima analisi dei trends dal 2004­2009 si evidenzia che l’ascolto del

giorno medio per Radio RAI è stabile intorno ai 13 milioni. Le radio private invece presentano un

trend di crescita costante negli ascolti del giorno medio.

Il trend negativo è confermato dal fatto che radio RAI che ha perso il primato, facendosi

surclassare da RTL, Radio Deejay, Radio105 e RDS.

La radio in Gran Bretagna​

.

In Gran Bretagna la ricerca sul pubblico aveva obiettivi diversi e la sua evoluzione fu tardiva.

C’era una (quasi) totale mancanza di investimenti pubblicitari nel settore radiofonico e di

conseguenza l’analisi e le indagini erano minori o del tutto inesistenti.

In Gran Bretagna si guardava maggiormente agli aspetti qualitativi, abitudini d’ascolto,

differenze di genere, classe di gradimento.

Ci volle una paziente opera di diplomazia per convincere John Reith della necessità della

ricerca sull’ascolto. Infatti Reith pensava che i risultati di questa ricerca avrebbero influenzato la

qualità dei programmi. Ma nonostante i dubbi di Reith, nel 1936 Silvey venne messo a capo del

dipartimento e gli fu commissionata la prima ricerca ufficiale sul pubblico inglese.

Le prime indagini che Silvey portò a termine riguardava le abitudini d’ascolto invernali ed estive

su un campione di circa 3000 abitazioni. L’indagine svelò poche differenze tra regioni diverse e

differenze molto ridotte (quindi pressochè nulle) tra uomini e donne. Notevole invece era la

disparità di tipo sociale: ovvero che un maggior numero di ascoltatori appartenenti alla classe

media era incline ad ascoltare Shakespeare rispetto alla classe lavoratrice che era invece

maggiormente attratta dai programmi di intrattenimento.

Si fecero anche delle indagini da cui si arrivò alla conclusione che la maggior parte degli inglesi

alla 7 di sera aveva già terminato di cenare. Mentre i lavoratori pranzavano all’una e non a

mezzogiorno come si potrebbe immaginare.

Dal momento che aumentava la necessità di avere dati sugli ascolti esteri al fine di indirizzare

meglio la propaganda elettorale (et simili), la ricerca guadagnò in reputazione e ricevette molti

investimenti. Ma il vero boom della ricerca sul pubblico estero arrivò con la guerra fredda.

In Gran Bretagna erano molto diffuse le radio pirata che spesso contrastavano le radio

autorizzate. Ma una volta che vennero proibite le radio pirata, le radio commerciali tornarono a

trasmettere legalmente in ambito locale.

La radiofonia commerciale su base nazionale venne legalmente introdotta in Inghilterra nel

1992.

Tre furono le stazioni a beneficiare di una licenza nazionale: Classic FM, Talk Radio e Virgin

Radio. E finalmente si arrivò ad avere un solo modello di ricerca sul pubblico, dando vita alla

Radio Joint Audience Research Ltd (RAJAR) la cui propietà è condivisa dalla BBC e da

RadioCentre.

Il pubblico connesso. The listener as producer.

Nel periodo compreso tra il 2006 e il 2010, gli investimenti pubblicitari nel settore radiofonico

sono diminuiti del 6% in quasi tutti i mercati del mondo, quindi non solo in Italia.

Ma allo stesso tempo, gli investimenti in pubblicità su internet sono raddoppiati.

Da questo possiamo dedurre che il valore economico del pubblico si sta ridimensionando,

mentre il pubblico di nicchia su internet sta aumentando velocemente di valore e questo

comporta un totale cambiamento di strategia.

Da un’analisi di Mashable, noto sito internet dedicato ai new media, è emerso che oggi, oltre al

numero di ascoltatori, inizia a contare sempre più la qualità del pubblico, ovvero la capacità dei

singoli di esprimere i propri gusti e di esercitare la propria influenza sul gruppo dei pari

(esempio: a me piace il genere country, lo faccio ascoltare e conoscere al mio gruppo di amici e

ho alcune probabilità di influenzare i miei amici, dando vita ad una catena infinita).

Ai vecchi strumenti tradizionali, si affiancano nuovi strumenti di marketing come la “sentiment

analysis online”, ovvero lo studio del valore delle conversazioni che avvengono online attorno

ad una specifica marca (esempio: io, propietario della CocaCola, assumo degli esperti di analisi

del sentiment in rete che avranno il compito di setacciare la rete sui vari social network come

facebook, twitter, instagram, youtube e dovranno scrivere una relazione su ciò che gli utenti

dicono/scrivono sul mio marchio, quindi sulla cocacola. Scrivono cose positive? oppure si

lamentano del pessimo servizio? Chiedono delle migliorie al prodotto? Questo lavoro è

chiamato sentiment analysis online, ecco tutto).

Un medium cieco per un pubblico invisibile​

(parte 1, dal 1920 al 1945)

Facciamo un breve passo indietro per chiarire un concetto. La radio nasce come strumento per

la propaganda politica o a fini pedagogici (far divertire, emozionare, intrattenere).

In ogni caso NON è previsto alcun contributo da parte del pubblico. Quindi, chi parla al

microfono in uno studio di una radio, è invisibile. E anche gli ascoltatori sono invisibili, sono

persone private, non si conoscono. Ecco perchè in passato sono nate delle società in grado di

fare ricerche sul pubblico, per cominciare ad abbattere questo muro, rendendo misurabili le

abitudini d’ascolto ma non il coinvolgimento. ​

Un medium cieco per un pubblico partecipe​

(parte 2, dal 1945 al 1994)

Questa seconda fase è caratterizzata dalla comparsa del transistor (che rende mobile l’ascolto

radiofonico, quindi facilmente trasportabile ovunque) e dall’introduzione del telefono nelle

pratiche produttive della radio.

In italia tra il 1969 e il 1975, nascono centinaia di radio libere. Le radio libere, oltre a dar voce a

persone della società che prima erano inascoltate, introducono l’uso massiccio delle telefonate

non filtrate per comunicare con il proprio pubblico.

Gli ascoltatori cominciano a prendere parte alla produzione radiofonico, sia creando nuove

radio, sia partecipando alla diretta della radio attraverso i telefoni.

Un medium cieco per un pubblico leggibile (parte 3, dal 1994 al 2004)

Le novità tecnologiche di questa terza fase sono la telefonia mobile, gli sms, internet, lo

streaming, l’email, i blog e il podcasting.

La telefonia mobile rende ancor più facile la partecipazione degli ascoltatori alla conversazione

radiofonica. Gli sms e le email mantengono viva e aggiornata la relazione tra conduttore e

ascoltatore. L’invenzione della tecnologia streaming e del podcasting, aumenta la

comunicazione sonora verso il pubblico. Bloggers e Podcasters non si limitano a partecipare al

flusso radiofonico ma danno vita ai propri sound media.

Un medium visibile per un pubblico connesso in rete (parte 4, dal 2004 ad oggi)

I social network che si sono integrati meglio con la radio sono Facebook e Twitter.

Nei social network, nei blog e nei forum, le espressioni del pubblico non scompaiono ma

persistono

. Sono automaticamente registrate e conservate in un archivio. I commenti, post,

feedback degli utenti, sono pubblici e accessibili per lungo tempo, assumendo cosi un ruolo

fondamentale nella costruzione della reputazione online delle radio. I contenuti (commenti,

articoli, feedback, scambi di opinioni, discussioni) degli utenti in rete vengono indicizzati dai

motori di ricerca e di conseguenza diventano facilmente rintracciabili e possono influenzare

l’opinione di un nuovo potenziale ascoltatore (esempio: un potenziale nuovo ascoltatore digita il

nome di un conduttore o di una radio su google e tra i risultati della ricerca, legge alcuni

commenti negativi pubblicati su un particolare blog/social network. A quel punto, questa prima

esperienza negativa potrebbe condizionare l’ascoltatore).

Ecco perchè è importante e fondamentale il valore del pubblico digitale ad oggi. Ed è altrettanto

importante, per un conduttore radiofonico, avere un’ampia rete di amici/fan e followers che lo

seguono. Anche se questi fan/followers non sono convertibili in capitale economico, sono

importanti per il futuro del conduttore stesso, per permettergli di crescere professionalmente

facendo carriera. Mi permetto (io, luca scarinzi) di fare un esempio, cosi per capirci meglio: per

quale motivo il programma che va in onda su canale5 “Tu si que vales” (condotto da Maria de

Filippi, Gerry Scotti, Rudy Zerbi e Belen Rodriguez) ha deciso che come co­conduttore, a fianco

di Belen Rodriguez, ci fosse Francesco Sole? Un personaggio praticamente sconosciuto dal

pubblico televisivo. Eppure è stato scelto dopo una meditata strategia di marketing. Francesco

Sole su Facebook è seguito da oltre 1 milione di persone e odiato da altrettanti. E visto che è

seguito molto, Canale5 ha deciso di fargli condurre un programma in modo che influenzasse i

suoi fan sui social, portando il milione di fan a guardare il programma cosi da vedere anche il

loro idolo Francesco Sole. Ci sarebbe da fare un lungo dicorso in merito, ad esempio che

Francesco Sole è in evidente imbarazzo in ogni puntata, questo perchè è tutto tranne che un

conduttore. Ho fatto quest’esempio per ricollegarmi al discorso cominciato poco sopra: il valore

del pubblico digitale, ad oggi, è importante.

Detto questo, per me Francesco Sole non meriterebbe nemmeno di fare il lavapiatti al burger

king.

La radio di servizio pubblico.

Con il termine “emittenti di servizio pubblico” intendiamo aziende radiofoniche separate dal

controllo diretto del governo, sebbene dipendano tutte ugualmente dallo stato per la maggior

parte del loro sostentamento.

Hallin e Mancini hanno diviso il servizio pubblico in 3 macrocategorie:

● Il modello liberale, dove il servizio pubblico è indipendente dalla politica del governo

● Il modello “pluralista polarizzato”

● Il modello “democratico­corporativo”, fortemente legato all’influenza di gruppi sociali

organizzati e parzialmente indipendente dalla politica

Secondo il sociologo Tryne Syvertsen​

, le definizioni di servizio pubblico sono sintetizzabili in 3

grandi categorie: ​

1. Servizio pubblico inteso come “​

pubblica utilità

, un servizio che lo stato eroga a tutti i

suoi cittadini, come nel caso dei trasporti pubblici e reti stradali.

2. Servizio pubblico inteso come “​

sfera pubblica

, ove il servizio pubblico si fa carico della

gestione di un bene pubblico per metterlo al servizio della sfera pubblica nazionale.

3. Servizio pubblico come equazione tra “​

pubblico e audience

. In questo ecosistema il

servizio pubblico è al servizio dell’ascoltatore/consumatore, e il suo obiettivo è

soddisfare gli interessi dei singoli consumatori piuttosto che i bisogni collettivi.

Il servizio pubblico radiofonico in Italia

In italia la società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo è la RAI.

La RAI fonda il suo modello economico su un sistema misto di entrate, basato sulla riscossione

di un canone di abbonamento, e sulla vendita di spazi pubblicitari all’interno dei propri

palinsesti.

Il canone RAI attualmente è uno dei più bassi in Europa anche se in tutti gli altri paesi, il servizio

pubblico radiotelevisivo NON ammette pubblicità.

Dei ricavi complessivi del canone, solamente una piccola parte è destinata alla radiofonia.

Radio RAI, vive un presente difficile, non soltanto per la forte concorrenza radiofonica che si è

creata ma anche alle nuove realtà emerse come i social network che hanno conquistato

l’attenzione del pubblico più giovane, distogliendo l’attenzione da molte emittenti, RAI

compresa.

Fare radiofonia pubblica, oggi, è sempre più complesso. Radio RAI, ad esempio, si distingue

dalle radio private sia in termini di pratiche produttive, sia di missione aziendale.

L’altra fondamentale differenza tra Radio RAI e le private è il vincolo rappresentato dal contratto

di servizio con lo stato italiano.

Ecco i criteri generali secondo cui la RAI è tenuta a orientare la propria offerta:

● garantire il pluralismo

● valorizzare la rappresentazione del reale

● garantire una gratuita fruizione di contenuti di qualità

● assicurare un elevato livello qualitativo della programmazione informativa

● assicurare una gamma di programmi equilibrata e varia

● stimolare l’interesse per la cultura e creatività

● valorizzare il patrimonio storico, artistico, linguistico e ambientale, sia nazionale che

locale

Queste linee guida rappresentano i valori intorno ai quali dovrebbe essere costruita l’identità del

marchio RAI.

Il flusso radiofonico della RAI, non potrà mai essere fluido quanto quello di un’emittente privata.

La radio pubblica italiana manterrà sempre un suono e un ritmo diverso dalle concorrenti. Però,

di questa specificità la RAI dovrebbe farne un punto di forza. Mentre una radio privata

costituisce il proprio palinsesto con il solo fine di raggiungere il proprio target di riferimento e

quindi incassare il più possibile dalle entrate pubblicitarie.

Il confronto con l’Europa

La radiofonia di servizio pubblico è presente in tutti i paesi poichè ha il compito di fornire un

servizio nazionale nell’interesse pubblico.

La cosidetta “triade reithiana”: informare, educare e intrattenere, rappresenta le tre radici da cui

discendono tutti i generi radiofonici.

Affinchè il servizio sia inclusivo (che vale il pezzo del biglietto), la radio dovrebbe impegnarsi a

garantire l’accesso alle sue trasmissioni a tutti i cittadini residenti con la manutenzione della

pulizia del segnale e dar forma ad una strategia editoriale culturalmente avanzata. Parola

d’ordine: prodotti (programmi) di qualità.

Il servizio pubblico sostenuto dal canone ha sempre dovuto cercare un complesso equilibrio tra

programmi popolari e programmi elitari. Oggi questo compito è molto più difficile perchè non

esiste più un unico pubblico­Nazionale e la scelta generalista è in crisi.

Anche la radiofonia pubblica in Europea sta attraversando un periodo di crisi e molte emittenti

stanno perdendo terreno.

Alcuni paesi, però, mantengono ancora grosse porzioni di pubblico. La BBC legittima la sua

richiesta di canone obbligatorio perchè è un’azienda che ha sempre cercato di adattarsi ai

mutamenti sociali e culturali del paese, modificando la propria offerta alle esigenze del

momento, ecco perchè l’81% degli ascoltatori inglesi crede sia giusto e doveroso pagare il

canone per il servizio offerto dalla BBC.

Come dimostra il grafico a pagina 129, la performance del servizio pubblico italiano è molto al di

sotto della media europea.

Le reti RAI (ma non solo) dichiarano che il problema della crisi degli ascolti è dovuta

all’invecchiamento degli ascoltatori e alla fuga continua dei giovani dalle reti commerciali verso

nuove piattaforme tecnologiche (spotify, tunein radio ecc …).

L’offerta radiofonica della RAI.

Attualmente l’offerta radiofonica della RAI ammonta a 10 canali (vedi tabella qui sotto o a

pagina 115). ​

● Radio1 è il canale pubblico orientato all’informazione. Questo canale trovò la sua piena

espressione nel giornale orario di Antonio Piccone che si impose con la massima fascia

di ascolto. La definitiva connotazione del canale sotto forma di canale informativo è

arrivata nel 1998 con la decisione di ristrutturare il palinsesto in 4 fasce quotidiane.

Complessivamente Radio1 è l’emittente nazionale che dedica più tempo del suo

palinsesto ai giornali radio. Le parole chiave principali della programmazione di Radio1

sono: informazione, sport, musica, varietà e rubriche culturali. Radio1 ha subito una

profonda crisi di ascolti. L’invecchiamento del pubblico si avverte anche nelle

declinazioni tecnologiche del canale. Il sito internet di Radio1, ad esempio, è fermo ad

un design 1.0, molto scarno e poco moderno rispetto al web 2.0 che ci circonda tutti i

giorni.

● Radio2​

è il canale pubblico orientato a un formato misto tra intrattenimento e musica

pop. All’epoca, una volta nato, si chiamava “Secondo programma”. I contenuti del canale

sono rivolti verso programmi d’evasione (d’evasione dalla vita quotidiana che può essere

dura e monotona), quindi con magazine, varietà e sceneggiati. Dalla fine degli anni ‘90,

la rete ha seguito due macrolinee editoriali, spesso in conflitto tra loro: da una parte la

trasformazione in “radio di flusso” con l’aumento dello spazio musicale nel tentativo di

combattere la guerra con le radio private che garantivano molta più musica, dall’altra la

spinta verso una “radio di programmi”. A partire dal 2009 con la diminuzione delle

entrate pubblicitarie, l’obbligo di ridurre i costi di produzione e la decisione di competere

con le radio private abbassando l’età media degli ascoltatori, hanno spinto Radio2 a

cambiare formato, virando ad una playlist con musica rock, indie e neo­folk.

● Radio3​

all’epoca si chiamava “Terzo programma” e presentava un’impronta

culturale­educativa, contribuendo alla crescita intellettuale del paese. Dopo la riforma del

1975, Radio3 ha rinnovato linguaggi e stili comunicativi. E a partire dal 2009 Radio3 si è

aperta verso un pubblico più giovane.

● FD4, FD5​

sono ciò che resta dei canali di filodiffusione creati nel 1958 dalla RAI quando

la copertura radiofonica via etere non era capillare e la qualità del suono di musica

spesso lasciava a desiderare. La filodiffusione, però, al contrario, permetteva di ricevere

i programmi con una qualità del suono maggiore. Con l’arrivo dello streaming e degli

standard digitali, la programmazione di questi due canali torna ad acquistare un senso e

anche pubblico. Attualmente la programmazione è stata rivista ed è orientata ad un

formato musicale più generalista.

● Isoradio​

trasmette a rullo continuo notizie sul traffico e sulla viabilità senza alcun

interruzione pubblicitaria e con l’inserimento di programmi musicali, culturali e

d’informazione.

● GR Parlamento​

si occupa di informare sulla vita parlamentare del paese, mandando in

onda le dirette dal parlamento. I contenuti di questo canale sono arricchiti da molte

rubriche settimanali legate a temi politico­parlamentari.

● WebRadio 6,7 e 8 sono stati inaugurati dalla RAI nel 2010 come nuovi canali web­only,

quindi che si possono ascoltare escusivamente via internet. Dei tre canali, l’esperimento

più importante è quello di WebRadio 6 che da voce al faticoso processo di

digitalizzazione dell’audioteca Radio della RAI. WR7, invece, è dedicato alla canzone

Napoletana con oltre 50mila titoli in continua rotazione. Mentre WR8 è un canale

dedicato agli under30 e mischia playlist ad una conduzione tutta giovanile.

Nuove tecnologie per l’ascolto.

Le nuove piattaforme di ascolto della radio (streaming, podcasting, mobile, app, spotify ecc ..)

segnano tutte dati in forte crescita.

L’ascolto mobile via App, e il podcasting rappresentano i fattori di crescita più importanti e

vanno interpretati semplicemente come sintomi di un cambiamento nelle abitudini d’ascolto.

Anche lo streaming è in continua crescita. L’ascolto in streaming è concentrata maggiormente

nella fascia pomeridiana, questo fa capire che lo streaming viene utilizzato quando non si ha

accesso all’FM (nei luoghi di lavoro, oppure smartphone sotto mano).

L’ultima piattaforma sulla quale sono approdate le emittenti di servizio pubblico sono i social

media, soprattutto Facebook, Twitter e Youtube.

Perchè vengono utilizzati i social media come un “sito improvvisato” della stessa emittente?

Perchè sui social si trova il pubblico e se ne raggiunge di nuovi, si modernizza il concetto di

radio, aumentano le occasioni di interagire con il pubblico, aumenta la distribuzione e diffusione

dei contenuti.

La radio privata nazionale e locale oggi in Italia.

Ad oggi le radio private commerciali in Italia sono circa 1000​

e rappresentano un settore della

comunicazione ricco di proposte editoriali e di modelli organizzativi.

Ad oggi si da molta più importanza agli aspetti storici, al posizionamento della radio all’interno

dei mass media, alla cultura giovanile e alla musica.

Le radio, però, sono prima di tutto delle aziende con specifiche identità imprenditoriali che

reperiscono risorse sul mercato pubblicitario (vendendo spazi) per costruire il loro prodotto.

Il perimetro delle radio commerciali private

La definizione di radio commerciale privata comprende sia radio licali che radio nazionali e si

differenzia da una parte dalla radio pubblica e dall’altra dalla radio privata di tipo comunitario.

La caratteristica della radio privata commerciale è quella di diffondere una programmazione

(musicale, parlata) rivolta ad un pubblico il più ampio possibile e di vendere alle aziende degli

spazi pubblicitari.

La definizione di radio nazionali e locali: emittenti che raggiungono con il loro segnale un

territorio con almeno 15 milioni di abitanti. Le emittenti che non raggiungono questo limite,

vengono definite locali.

Nel quadro radiofonico attuale si è formata una differenziazione ad almeno 3 livelli:

● Le radio nazionali vere e proprie con copertura più o meno ampia a seconda della

frequenza a disposizione

● Le cosidette superstation, radio con un forte legame territoriale e con imposazione

generalista

● Radio locali dai bacini ristrettissimi, ovvero che hanno copertura limitata a singole

province e comuni ​

Un’ulteriore differenza all’interno della radiofonia privata è quella tra c

omunitaria​

e

commerciale​

. La radio comunitaria non ha scopo di lucro e ha una funzione fortemente legata

al concetto di condivisione di ideali politici e interessi culturali. Le risorse per le radio

comunitarie arrivano soprattutto dalle donazioni.

Mentre le radio commerciali vendono spazi pubblicitari.

I numeri e i formati della radiofonia privata

ll numero delle radio private commerciali si aggira intorno ai 1000. Mentre nel 1990 erano oltre

4000. Cos’è cambiato nel mercato della radiofonia privata italiana?

In poche parole, le radio più piccole e meno solide non hanno retto sul lungo periodo, mentre

sono resistite e sono andate avanti le radio con una solida organizzazione aziendale.

Il panorama italiano attuale è piuttosto ampio con un affollamento di radio maggiormente nel

centro italia. Oggi lo stile e la personalità dei conduttori, i contenuti proposti, gli ospiti, il ruolo

dell’informazione e il suono in generale … sono tutti fattori che differenziano le radio di oggi da

quelle di ieri.

La radio come un’azienda. Le caratteristiche della pubblicità

radiofonica.

La radio produce programmi e vende ascolti sul mercato della pubblicità.

A parte la radio pubblica e quelle appartenenti ai gruppi editoriali (sole 24ore,

espresso­repubblica, RCS ecc ..) le imprese radiofoniche fanno capo a un imprenditore e si

sono sviluppate secondo il modello classico dell’impresa familiare italiana, ovvero sono state

fondate con un investimento limitato o minimo, poi sono cresciute e hanno aumentato il loro

valore trasformandosi in imprese di piccole o medie dimensioni, attraverso scelte oculate,

investimenti e competenza nel settore radiofonico e di business.

Organizzazione del lavoro, gestione e professionalità dell’azienda radiofonica

Nella radio ci sono 5 macrosettori:

1. La produzione di contenuti (conduzione, messa in onda, lavori di redazione)

2. Il settore tecnico (tecnici di regia e di alta frequenza)

3. La gestione e la direzione

4. Il settore marketing e pubblicità

5. Il settore multimedia

Per la gestione e organizzazione della classica scaletta musicale, in alcuni casi ci si affida ad

uno station manager.

Il marketing editoriale e strategico è presente soprattutto nei grandi gruppi editoriali con lo

scopo di analizzare gli ascolti e dati dalla rete, eventi sul territorio.

La pubblicità

La pubblicità è la fonte di guadagno della radio commerciali.

Mentre negli stati uniti la radio nasce subito come radio commerciale e quindi si avvia fin da

subito il mercato pubblicitario, in europa la questione è diversa, poichè ci si va a scontrare con

la radio pubblica in cui non prevede il ricorso alle risorse pubblicitarie.

Gli spot radiofonici di aziende come Perugina, Buitoni, Campari e Gillette, diventano presenza

quotidiane. Con l’avvento della tv, gli investimenti pubblicitari abbandonano la radio, il grande

schermo non solo attira maggiormente il pubblico ma può anche far vedere il prodotto.

Con le radio private la pubblicità trova nuovi spazi e si passa dalla pubblicità locale fino a quella

nazionale con la CocaCola, attirando l’attenzione del pubblico più giovane.

Con la ricerca (vedi grafico a pag. 148) del mercato pubblicitario radiofonico, i risultati migliori

sono quelli raggiunti dalle radio nazionali private.

Nonostante la crisi economica che colpiva l’italia, gli investimenti pubblicitari in radio hanno

subito sempre variazioni, alternando periodo positivi da periodi negativi.

Ad oggi è praticamente impossibile fare previsioni e avere un quadro di medio­lungo termine

per quanto riguarda i futuri investimenti pubblicitari in radio. Infatti molto spesso le aziende

decidono di fare o ritirare investimenti solamente all’ultimo minuto, seguendo appunto

l’andamento della crisi e questo comporta al non riuscire ad avere un quadro futuro del mercato

pubblicitario radiofonico.

La pubblicità radiofonica, come funziona e quando funziona

Nelle caratteristiche positive della pubblicità radiofonica, in primis c’è il rapporto di fiducia che

l’ascoltatore sviluppa con la sua radio, in secundis c’è la buona frequenza (il numero delle volte

in cui una persona ascolta il comunicato pubblicitario) insieme alla buona copertura (il numero

di persone raggiunte da uno specifico comunicato almeno una volta).

Il Gross Rating Point (GRP) è l’unità di misura per indicare la pressione pubblicitaria e

rappresenta il numero di contatti che si possono ottenere con una data campagna pubblicitaria

in un certo lasso di tempo.

Inoltre alla radio viene riconosciuto un “costo­contatti” ovvero il costo che bisogna sostenere per

raggiungere un singolo individuo. E soprattutto la radio è un mezzo che garantisce una

copertura geografica di ampio ventaglio, con la possibilità di raggiungere un pubblico mirato dal

punto di vista del target.

Per questo motivo, sia le aziende che le agenzie di pubblicità cercano sempre più spesso di

integrare il proprio marchio/brand/prodotto nei contenuti del programma.

Questo da vita a partnership, progetti iniziative, concorsi a premi attraverso cui si possono

realizzare appunto iniziative pubblicitarie, sponsorizzando un determinato prodotto.

Oggi però la maggior parte del fatturato pubblicitario delle radio viene dagli spot pubblicitari

inseriti all’interno di momenti definiti del palinsesto.

La radio comunitaria. Definizioni e regolamentazione.

Le radio libere in Italia sono state, e continuano ad essere, fonte di ispirazione per

“radio­attivisti” in tutto il mondo e oggettodi discussione da parte di ricercatori nel campo della

radiofonia (es: tiziano bonini è un ricercatore).

Le radio libere ebbero una forte spinta propulsiva fino alla fine degli anni ‘70, nello stesso

periodo in cui le radio commerciali si avviavano verso una maggiore professionalizzazione.

Negli anni successivi le emittenti commerciali più solide acquistarono le frequenze di diverse

radio libere, contribuendo a rendere l’etere italiano più omogeneo, impoverendo però l’offerta

radiofonica a livello locale, una situazione che la Legge Mammì, approvatanel 1990, contribuì a

solidificare.

La legge Mammì

Legge n° 223 del 1990. Si tratta di una legge voltata all’indietro, un condono che rendeva legali

situazioni di fatto provvisorie. Venne istituita una figura che avrebbe dovuto occuparsi di

controllo e vigilanza. A questa figura, però, non venne trasferito alcun potere.

A dire il vero non c’ho capito un cazzo di ‘sta legge Mammì. E’ tutto poco chiaro, oltre che

spiegato demmerda, quindi vi lascio la pagina: 168.

PS: La legge Mammì è spiegata qui sotto XD XD XD.

Le norme sulla radio comunitaria

La legge Mammì fa nascere l’emittenza radiofonica comunitaria senza fini di lucro. Essa

prevede due tipi di concessione: una a carattere locale e l’altra a carattere nazionale. Le radio

comunitarie, in cambio di agevolazioni sulle tasse di concessione, non potevano mettere in

onda più del 5% di pubblicità per ogni ora di trasmissione.

Le emittenti comunitarie sono state gravate da una norma che, dal 1990 (Legge Mammì), ne ha

ridotto drasticamente il numero.

In conclusione la Legge Mammì ha avuto sia il merito di istituire la categoria delle radio

comunitarie in Italia ma ha anche reso impossibile la nascita di nuove emittenti radiofoniche,

comunitarie e non.

Gli attori nel processo di lobbying

Una delle questioni irrisolte nel panorama italiano è sicuramente la mappatura chiara e

dettagliata del numero delle radio comunitarie: una stima approssimativa nel conta circa 300.

Molte di queste sono radio con a capo l’area cattolica, altre appartenenti ad altre chiese e altre

ancora fanno parte dei movimenti sociali/no profit.

Nel campo delle radio di movimento, da un’assemblea nazionale di radio locali nasce nel giugno

1995 l’Associazione Radio Comunitarie (ARCO).

Le legge Gasparri

La legge Gasparri (n° 112 del 1990) contiene una modifica importante alla legge Mammì che

porta al 10% orario la quantità di trasmissione di pubblicità consentita alle emittenti comunitarie

(prima era al 5%).

L’esperienza di Radio GAP (Global Audio Project)

Radio GAP è stata l’esperienza radiofonica che ha dimostrato come sia possibile realizzare una

convergenza tra radio e rete con scarsissime risorse economiche ma anche con una notevole

qualità radiofonica e un grande successo di pubblico.

L’obiettivo era quello di realizzare un network di radio comunitarie con servizi di informazione

scaricabili liberamente e in forma gratuita da parte di chiunque.

La radiofonia universitaria. Caratteristiche e debolezze.

L’elemento fisico è una caratteristica che accomuna molte delle radio universitarie italiane

soprattutto agli inizi della loro storia. La scelta della sede da ci trasmettere non è affatto neutro

poichè racconta molte della visione più complessiva della comunicazione universitaria all’interno

di un ateneo.

L’autore delle college radio o university radio risalgono intorno al 1920 in Nord America.

Secondo Sauls, il primato è dell’Università del Wisconsin che nel 1917 diede vita e voce alla

propria stazione radiofonica. Ufficialmente però la prima università a ricevere legalmente la

licenza per trasmettere fu l’Università di Salt Lake City nello Utah.

Oggi sono davvero poche le università Americane prive di una propria stazione radiofonica

perchè ormai viene considerata parte della tradizione e medium di riferimento. Dagli studi di

queste piccole realtà sono passati anche gruppi musicali come i Coldplay.

Il valore di tali stazioni universitarie ha oggi persino un mercato in quanto, alcuni atenei

americani, costretti dalla crisi, ha messo in vendita le frequenze.

In USA quindi le college radio sono una realtà forte e considerata patrimonio culturale di ogni

singola università.


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Corso di laurea: Corso di laurea in Comunicazione, Media e pubblicità
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