La radio in Italia
David Sarnoff e il "radio music box"
Sebbene l’Italia abbia dato i natali a Guglielmo Marconi, il fisico bolognese che per primo ha sperimentato un’efficace tecnologia per la trasmissione senza fili, la radio, così come la conosciamo noi, non è nata in Italia. Tra le varie forze, dimostrazioni tecniche, intuizioni e verifiche sperimentali avvenute nei primi due decenni del Novecento, spicca la vivacità d’ingegno di un manager dell’American Marconi, futura Radio Corporation of America, di nome David Sarnoff, che nel 1916 attribuisce alla radio un utilizzo commerciale destinato ad un grande pubblico. Egli dice infatti di avere un progetto secondo il quale la radio deve diventare uno strumento domestico progettato nella forma di una scatola radiofonica musicale (radio music box) adatta a ricevere diverse lunghezze d’onda che si potranno cambiare spingendo un bottone. La scatola musicale avrà un amplificatore e un altoparlante telefonico al suo interno e dovrà stare in salotto, dove sarà quindi possibile ascoltare musica, conferenze e concerti.
È indubbio che la figura di Sarnoff sia stata centrale per la storia e per la genesi stessa dell’idea di broadcasting. Grazie a Lee De Forest, inventore della valvola termoionica, che aveva consentito la trasmissione radiofonica della voce umana, Sarnoff dà avvio al business della radiofonia.
Differenza tra modello americano e modello inglese
La radio come tecnologia matura in America e in Europa rispettivamente per motivi militari e non, e come strumento di supporto bellico e commerciale. La Gran Bretagna è il primo paese ad autorizzare ed emettere trasmissioni radiofoniche regolari nel 1920. Vi è la necessità di un controllo statale di modo che il mezzo sia orientato alla pubblica utilità; le società radiofoniche sono infatti a capitale pubblico e gestiscono il servizio con un regime di monopolio. Al contrario, in America si tratta di un sistema privato fatto di molti soggetti concessionari. Tra il 1920 e il 1922 presero vita circa 500 emittenti.
Nascita della radio in Italia
In Italia la radio nasce durante gli anni del fascismo (1920-1922), sia perché la prima guerra mondiale aveva reso impossibile l’intrapresa di progetti al di fuori degli obiettivi bellici, sia perché negli anni successivi alla guerra vi fu una revisione complessiva delle politiche economiche che vedeva lo Stato ricoprire un ruolo sempre più importante nella fragile vita produttiva del paese. Ci vollero diversi anni di trattative, promemoria e dibattiti per fare in modo che lo Stato prendesse posizione sul tema dei servizi di radiofonia. Fondamentale fu il ruolo della società presieduta da Marconi che sottolineò al regime l’importanza di accordare le autorizzazioni ad un soggetto italiano: nel 1923 Mussolini emana il Regio Decreto che riservava allo Stato l’esclusiva sull’impianto e la gestione delle reti di trasmissione radiofonica. Un anno dopo, nel 1924, viene istituito il ministero delle Comunicazioni e l’Unione radiofonica italiana (URI).
L’attività era finanziata dall’abbonamento al servizio, dall’imposta sul possesso dell’apparecchio ricevente e dalla pubblicità. Nei suoi primi anni l’offerta era costituita da musica, programmi culturali, bollettini per le notizie, programmi per casalinghe ed agricoltori, trasmissioni per bambini. La pubblicità era gestita dalla concessionaria Società Italiana Pubblicità Radiofonica Anonima (SIPRA), attiva fin dal 1926, e si manifestava in forma di sponsorizzazione.
Nel 1927 nasce l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR) dalle ceneri dell’URI e sembra rispondere alle richieste di un incentivo maggiore dello Stato al settore. Inizialmente gli elevati costi degli apparecchi, l’oneroso canone di abbonamento, l’iniziale sviluppo non omogeneo delle reti, l’orientamento verso i radioamatori più che verso i comuni ascoltatori facevano sì che la radio fosse un bene di lusso. A un determinato momento, però, il regime si accorse della forza di propaganda del mezzo e le industrie produttrici di apparecchi investirono nella produzione in serie. Così l’offerta di contenuti e radiocronache si arricchì e gli impianti di trasmissione si moltiplicarono e migliorarono.
Differenza nella diffusione del mezzo durante gli anni trenta, in Italia e nel resto d’Europa
Negli anni trenta si dice che il sistema radiofonico vada "a regime", nonostante la politica di Mussolini e la grande depressione. Nel 1933 nasce l’Ente Radio Rurale, il progetto culturale di indottrinamento del paese attraverso l’introduzione della radiofonia nelle scuole di campagna e la diffusione di apparecchi radio per l’ascolto collettivo di scolari e lavoratori agricoli. Un progetto solo in parte compiuto a causa di grandi difficoltà organizzative e caratterizzato da contenuti di stampo retorico per trasmettere valori fascisti. A causa di ciò, gli abbonati crescono a ritmi lentissimi: in Italia ci sono 350 mila abbonati, in Gran Bretagna quasi venti volte di più; anche nella Germania nazista il numero degli abbonati è di gran lunga superiore grazie al progetto di Goebbels del “ricevitore del popolo”. Ma, nel 1937, con l’immissione sul mercato italiano di Radio Balilla, abbiamo un’accelerazione della diffusione del mezzo.
La radio si ascoltava soprattutto in contesti pubblici come servizio di intrattenimento mentre in casa era uno status symbol delle famiglie dei ceti borghesi. La programmazione era fatta da musica, intrattenimento leggero e informazione. Il varietà I Quattro Moschettieri (1934-37), scritto da Nizza, fu un successo e contribuì alla crescita degli abbonamenti. Contemporaneamente si sviluppa il radiodramma L’Anello di Teodosio e cresce l’iniziativa pubblicitaria a sostegno della radio. Inizia anche il ciclo dei Grandi Concerti Martini & Rossi. Nasce poi, sotto la direzione di Piccone Stella, il giornale radio che diventa un’abitudine quotidiana degli italiani.
In un Manifesto, dedicato alla radio da un gruppo di futuristi, viene sottolineata la necessità di esprimere fantasia creativa attraverso voce e suono: inizialmente il linguaggio risente della scarsa preparazione, poi, con esperienze e critiche, si formano radiocronisti professionali capaci di rendere visivamente ciò che si sente.
Uso di "regime" della radio: descriverne le caratteristiche
Grazie agli organi della propaganda e al Ministero della Cultura Popolare, nacquero alcune rubriche informative tra cui Cronache del Regime, un editoriale quotidiano che commenta i fatti politici interni ed internazionali ed è in grado di mobilitare l’opinione pubblica. L’Italia sperimenta la diffusione del segnale radiofonico a onde corte oltre i confini nazionali, realizzando programmi che contrastano la politica estera antifascista e appoggiano la politica del regime e la sua posizione in merito a questioni internazionali (Radio Milano), queste trasmissioni furono sempre più ascoltate e contribuirono alla presa di coscienza politica. Gli avvenimenti italiani - scoppio della seconda guerra mondiale, entrata in guerra dell’Italia, crollo del fascismo, liberazione - vedono l’EIAR passare da un palinsesto radiofonico maturo e ricco a uno di emergenza: l’offerta informativa si rafforza e viene posta sotto al Comando Supremo delle Forze Armate, si celebra lo sforzo bellico e si demolisce l’immagine dei nemici, o si comunicano le sconfitte e le perdite umane.
Mario Appelius, uno dei commentatori più apprezzati e allo stesso tempo detestati, sia per la veemenza delle formule utilizzate, sia per la sistematica deformazione dei fatti bellici che riportava, fece nascere il dubbio negli ascoltatori, che ormai potevano confrontare i dati riportati con quelli ascoltabili sulle frequenze di Radio Londra, la contro-propaganda BBC in lingua italiana. L’impotenza del regime di fronte alle trasmissioni estere fece accrescere la crisi della credibilità della radio nel fascismo e contribuì alla sua caduta; il controllo delle trasmissioni doveva passare di mano, vi furono 48 ore di black out durante il quale l’Italia si ritrovò sospesa nell’incertezza. L’EIAR si disgregò e i suoi impianti finirono sotto gli alleati al Sud e sotto la Repubblica di Salò a Nord per riorganizzare la programmazione. Nasce Italia Combatte, una trasmissione dedicata ai patrioti italiani che lottano contro i tedeschi, in cui i reduci raccontano le atrocità subite dai nazisti. Nel 1944 l’EIAR viene rinominata RAI.
Che cos'è radio Balilla
La radio Balilla era un popolare tipo di radio italiana. Il Radiobalilla o Radio Balilla era un semplice ricevitore con circuito Reflex a sole tre valvole per la gamma delle onde medie commerciali e necessitava di una buona antenna e di un buon collegamento di terra e, in ogni caso, era considerato un ricevitore decente per le sole emittenti locali. L’immissione sul mercato del Radiobalilla al costo di 430 lire costituì un primo timido acceleratore della diffusione del mezzo anche in fasce meno abbienti della popolazione. La commercializzazione, però, fu ostacolata già a monte dalle case costruttrici che preferivano vendere altri modelli dove i margini di guadagno erano maggiori. Il termine della produzione del Radio Balilla ha coinciso con l'inizio della produzione della Radio Roma, ennesimo tentativo di popolarizzazione della radio che non raggiunse i risultati sperati.
Che cos'è Radio Rurale
La Radio Rurale è un apparecchio radiofonico che inizia a diffondersi nella seconda metà del 1933 e la cui produzione cessa nel 1939. Si tratta di un ricevitore a prezzo imposto e con caratteristiche standardizzate promosso ai tempi del fascismo dall'Ente Radio Rurale, destinato alle zone di riunione collettiva, agli ambienti rurali ed alle scuole. Grazie a questa manovra tre milioni di scolari italiani hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con un mezzo di comunicazione allora altamente elitario. Il prezzo al momento dell'uscita è di 600 lire; il 15 gennaio del 1936 il prezzo viene aumentato a 550 lire. Alla fine dell'epoca fascista moltissime radio sono state distrutte.
Il ruolo della radio durante la guerra
Le emissioni nel periodo di guerra si erano moltiplicate e raggiungevano sia gli italiani sul territorio nazionale, sia quelli impegnati nelle forze armate. L’efficace propaganda tedesca mirava al controllo strategico delle stazioni radiofoniche dei paesi invasi per ottenere il rovesciamento psicologico delle popolazioni occupate. In Russia c’era la Radio Milano Liberata (RML) la quale lanciava messaggi diretti per agitare l’opposizione antifascista. La radio quindi fu un potente acceleratore della crisi di credibilità del sistema fascista.
Il neorealismo radiofonico
Facendo riferimento ai documentari di questo periodo, uno tra i quali Monteleone, si parla di neorealismo radiofonico, ovvero il tentativo di fondare una nuova estetica del mezzo capace di documentare il reale e di costruire un modello di racconto radicalmente innovativo sul piano delle forme: forte adesione alla realtà e ostilità verso l’uso di attori.
La stagione del documentario
La RAI mostra vari propositi culturali, tra cui l’istituzione del Prix Italia nel 1948, ossia un premio radiofonico per stimolare la produzione di opere di qualità e favorirne la circolazione. Il premio consiste in una somma in denaro e garantisce la trasmissione delle opere vincitrici in tutte le radio aderenti all’iniziativa. Premi che furono utilizzati anche per quanto riguarda il genere del documentario. Aldo Salvo, autore di La Luna nel Pozzo (documentario sugli ospedali psichiatrici) definisce il documentario come un servizio giornalistico dove ognuno porta la sua esperienza e personalità. Egli mostra la voglia espressa in questo genere di ricostruire tutto, rompere ogni tabù, creando un realismo crudo, attraverso i suoni dei luoghi, degli ambienti e dei personaggi. Il documentario si sviluppa in programmi come Istantanee Radiofoniche, che, nel tentativo di coinvolgere il pubblico e creare un legame con esso, raccoglie voci dalla strada e fa crescere una scuola di radiocronisti in particolare nella cronaca sportiva e politica. Anche in “Radio-corriere” si dà molto spazio alle opinioni degli ascoltatori in merito ai contenuti e alla programmazione, informazioni preziose sul gradimento del pubblico che si concentra in informazione, teatro e musica leggera. Gli abbonamenti crescono e la radio, ora solida economicamente, è pronta a sperimentare ogni genere di trasmissione.
Il sorpasso della tv sulla radio: quando avviene in Italia?
Nel 1954 prendono avvio le trasmissioni televisive. La RAI sottovaluta la situazione e non fa nulla per salvaguardare il prodotto radiofonico dalla concorrenza televisiva. Nel 1964 la televisione sorpassa la radio negli abbonamenti e prende il suo posto nel salotto di casa perché si propone come un intrattenimento nuovo di efficacia spettacolare. Nel 1974 l’atteggiamento della RAI nei confronti della radio è nostalgico. Negli anni dello sviluppo della tv si sviluppano le radioline transistor, piccole scatole plastificate con antenna telescopica e maniglia per il trasporto che danno nuova vita al mezzo. Vi è un nuovo uso della radio: non più collettivo, non più domestico. La radio passa da medium familiare a medium personale, in grado di aderire alle esigenze delle generazioni più giovani nelle loro avventure per il mondo.
L’arrivo delle radio libere e la fine del monopolio: tappe, sentenze, contesto sociale, legge Mammì
Dal 1975 si fanno strada in Italia le emittenti private, che verranno definite libere poiché, rispetto alla RAI, meno rigide nello stile, meno legate alla politica nei contenuti e la loro nascita marca la liberalizzazione dell’etere. La prima significativa esperienza è quella di Radio Sicilia Libera Danilo Dolci, nel 1970: su iniziativa di essa rompe il monopolio RAI per 26 ore di fila con lo scopo di far luce sulla realtà drammatica della Sicilia colpita dal terremoto; mette in onda le voci di gente comune denunciando la corruzione della politica locale. Essa viene stroncata dall’irruzione dei carabinieri.
Da questo momento presero il via 150 emittenti e, nonostante i tentativi di sequestro, alcune proseguono a lungo occupando l’intero spazio della banda FM. Le motivazioni sono politiche, commerciali e culturali e si distinguono per spontaneismo, rifiuto del professionismo che incoraggia lo spettatore a partecipare, l’effetto accento (linguaggio più colloquiale) e il ricorso alla canzone. Alcune emittenti si ispirano alle radio americane ed europee per i generi musicali trasmessi, la modalità di messa in onda della musica e il ricorso al jingle e, mentre prima la radio subiva l’iniziativa delle case discografiche, ora la radio privata è il passaggio obbligato per la diffusione e il successo di un nuovo disco elementi di forte rottura con la tradizione ingessata della RAI.
Nel 1975 la RAI subisce una riforma e ribadisce il principio di riserva statale dell’esercizio radiofonico tramite servizio pubblico che passa dalle mani del governo al parlamento. Nel 1976 la Corte Costituzionale dichiara la legge incostituzionale e le radio private sono legittimate. Es: Radio Milano International (oggi R101), Radio Popolare che si concentra sull’informazione e sul coinvolgimento del pubblico con trasmissioni come Microfono Aperto, successivamente Radio Italia, ecc. Esse si finanziano con sovvenzioni ecclesiastiche o appoggi politici. Successivamente alla Legge Mammì la RAI perde ascoltatori perché aumenta l’offerta di musica e programmi, peggiora il segnale a causa di un affollamento dell’etere, manca di un’identità chiara e definita che hanno invece le radio private, più riconoscibili.
Audiradio, dal 1988, è una società che tiene insieme broadcasting pubblico e privato per svolgere indagini sull’ascolto delle emittenti: lampante il sorpasso delle radio private. La legge Mammì è la prima legge sul sistema misto radiotelevisivo nel 1990. Essa introduce due tipi di radio: commerciali e comunitarie, e per le radio private commerciali crea due varianti, nazionale o locale. Impone tetti pubblicitari diversi per le radio private nazionali e locali e tiene le comunitarie in un regime di autofinanziamento. In seguito le radio più intraprendenti, con solidità imprenditoriale e capitali a disposizione, guadagnano posizioni di potere e professionalizzano la loro organizzazione: Radio 105, Radio Deejay, RTL 102.5, RDS, ecc.
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