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Una seconda differenza all'interno della radiofonia privata è quella tra commerciale e comunitaria: non ha scopo

di lucro, ha funzione legata alla condivisione di ideali politici, valori, appartenenza etnica o interessi culturali; le

risorse economiche arrivano soprattutto dalle donazioni o dalle comunità che esse rappresentano (Radio Maria), e

la struttura si basa su un lavoro di tipo volontario, in gran parte.

I diversi ambiti sono definiti da un indice di affollamento pubblicitario, cioè il “tetto” massimo di pubblicità che

un'emittente più mandare in onda:

− 20% per le nazionali commerciali

− 25% per le locali commerciali

− 10% per le comunitarie

− 12% all'ora / 4% alla settimana per la concessionaria pubblica (sia radiofonica che televisiva).

4.3. I numeri e i formati della radiofonia privata

Il numero delle radio private commerciali che è possibile stimare è di poco inferiore a mille, ma non sono

disponibili dati esatti sul numero delle emittenti attive (perchè le aziende hanno spesso più canali, o sono

radiotelevisive).

Sono quindi molto diminuite rispetto al censimento fatto nel 1990 per la legge Mammì, quando risultavano 4.019

→ si è verificato un “processo spontaneo di razionalizzazione” per cui molte piccole emittenti sono state acquisite

e/o incorporate dai grossi network con la dismissione di molte società e le compravendite di risorse frequenziali.

In pratica, le radio più piccole e meno solide non hanno retto sul lungo periodo, invece sono cresciute quelle con

una solida organizzazione aziendale.

La nascita della radio privata in Italia segue 2 grandi filoni:

• le radio “politiche”, di controinformazione: hanno avuto fervore negli anni '60/'70, poi non sono

diventate una realtà strutturata

• le radio nate sulla scia delle nuove identità giovanili che arrivano da oltreoceano, con impronta

prevalentemente musicale, legate alle mode e ai nuovi consumi culturali giovanili: hanno un'impronta più

imprenditoriale e rappresentano il primo nucleo delle radio private commerciali. Anche le “radio pirata”

degli anni '60 erano imprese commerciali.

A fondare le prime radio private sono spesso imprenditori attivi in settori contigui, come quello della musica o dei

locali da ballo, o imprenditori comunque interessati a un canale di comunicazione immediato per veicolare la loro

pubblicità.

Fondare un'impresa radiofonica prevedeva investimenti iniziali molto bassi: l'attrezzatura aveva costi limitati e le

frequenze potevano essere occupate con una semplice comunicazione al ministero.

Dal 1992, quando le frequenza acquisiscono valore di mercato, nasce un mercato delle frequenze: molte piccole

radio locali iniziano a vendere le proprie frequenze alle emittenti nazionali in cerca di una migliore copertura del

territorio, o ai grandi gruppi editoriali che hanno iniziato a entrare nel settore.

Da un punto di vista teorico le radio si possono raggruppare in 2 grandi tipologie di formato: musicale o di

parola. In realtà sono molto rari i formati puri, vengono combinati entrambi all'interno del palinsesto.

La critica mossa al mondo radiofonico è di aver abdicato alla ricchezza e alla varietà delle proposte musicali per

realizzare un'omologazione dell'offerta; se le emittenti non si differenziano abbastanza con la musica, sicuramente

lo fanno attraverso i personaggi, il tipo di conduzione e il contenuto. Lo stile, la personalità dei conduttori, lo

spazio e il contenuto del parlato, la scelta di temi e ospiti, il ruolo dell'informazione, sono fattori che differenziano

le radio come prodotti rivolti a pubblici diversi.

Il concetto del format all'americana, cioè della rotazione ragionata di brani selezionati in relazione al pubblico di

riferimento (rotation), ha portato a un impoverimento e una standardizzazione dell'offerta musicale; però anche a

un concetto di costruzione del palinsesto mirato a identificare il pubblico di riferimento delle singole radio.

È soprattutto tra le radio locali che la possibilità di differenziare i formati trova spazio: radio che trasmettono

generi musicali specifici, o legate a periodi definiti (le oldies), radio tematiche.

4.4 Il profilo dell'azienda radio

A differenza di quanto accaduto nel settore televisivo, dove il duopolio Mediaset-RAI è stato superato solo con

l'ingresso delle televisioni tematiche internazionali, nel settore radiofonico la concorrenza è stata da subito

allargata, anche grazie alle scarse barriere all'entrata nel periodo di sviluppo del settore.

Nel mercato radiofonico sono presenti un numero abbastanza limitato di aziende di grandi dimensioni che

occupano da sole percentuali rilevanti del mercato, una quota piuttosto consistente di medie realtà locali che si

sono strutturate, e una serie di realtà di piccole o piccolissime dimensioni.

A parte la radio pubblica e quelle appartenenti ai gruppi editoriali, le imprese radiofoniche fanno capo a un

imprenditore o a un gruppi di imprenditori privati, e si sono sviluppate secondo il modello classico dell'impresa

familiare italiana, che in molte hanno mantenuto: le scelte dell'imprenditore sono determinanti (velocità nel

prendere decisioni, elasticità nel seguire le esigenze del mercato).

Oggi le barriere all'ingresso sono molto maggiori rispetto agli anni '60, quando alle frequenze si accedeva

semplicemente facendo denuncia: oltre al costo delle frequenze bisogna fare i conti con la pluralità di offerte che

coprono abbondantemente la maggior parte dei target e che rendono non semplice l'ingresso di nuovi soggetti.

Assieme alle frequenze il valore principale è costituito dal brand della radio, il marchio che ne rappresenta

l'identità e con il quale si è creato nel tempo un rapporto forte con gli ascoltatori. Il prodotto radiofonico

rappresenta un collante per i target di riferimento che può essere anche veicolato o trasferito su altri canali: TV via

satellite, web radio, web TV.

È decisamente meno diffuso rispetto al settore televisivo il meccanismo dell'acquisto di contenuti prodotto

all'esterno; le uniche che arrivano dall'esterno sono le produzioni comuni legate al meccanismo delle syndacation.

Non si tratta di un acquisto ma di un'affiliazione all'emittente madre.

4.5. Organizzazione del lavoro, gestione e professionalità dell'azienda radiofonica

Le funzioni all'interno della radio sono ben definite, e ciascuna ha un peso maggiore o minore a seconda del

formato della radio e delle sue dimensioni.

Identifichiamo 5 macrosettori:

• la produzione di contenuti: conduzione, messa in onda, lavoro di redazione e autorale;

• il settore tecnico: tecnici di regia e di alta frequenza;

• la gestione e la direzione: nel caso delle aziende imprenditoriali è spesso rappresentato dall'imprenditore

supportato da un management con competenze specifiche (programmazione musicale, gestione contenuti,

aspetti amministrativi). In alcuni casi ci si affida a uno station manager, un “direttore” della radio che

segue le indicazioni della proprietà. I gruppi editoriali invece affidano la gestione della radio a manager

che concordano con l'editore il progetto editoriale e gli obiettivi di gestione;

• il settore marketing e pubblicità: commissionare e interpretare ricerche mirate sugli ascolti, analizzare

dati che provengono dalla rete, organizzare sul territorio gli eventi esterni della radio. Cruciale è il canale

di reperimento delle risorse, cioè la struttura di vendita che propone la radio come veicolo pubblicitario

ad agenzie, aziende e centri media: o concessionaria di vendita interna alla radio/gruppo editoriale, o

struttura che affida la raccolta pubblicitaria a una concessionaria esterna;

• il settore multimedia.

4.6 La pubblicità

La pubblicità è la fonte di guadagno della radio commerciale.

In Italia la SIPRA (concessionaria di pubblicità del servizio pubblico) nasce quasi insieme alla radio, nel 1926;

sino al dopoguerra è proprio il mezzo radiofonico a rappresentare l'unico mezzo generalista che permette alla

pubblicità di raggiungere le famiglie italiane, dato che la TV ancora non esiste e la stampa non è diffusa.

Con l'avvento della televisione anche gli investimenti pubblicitari si spostano: il grande schermo può anche far

vedere il prodotto.

Con le radio private la pubblicità trova nuovi spazi. Nel periodo iniziale della radiofonia privata, in cui il settore è

frammentario, debole e con problemi di ricezione, manca una certificazione degli ascolti che possa favorire gli

investimenti attraverso i dati sul pubblico da raggiungere. Il rafforzamento del mercato passa prima dalla

pubblicità locale, poi da quella nazionale delle prime emittenti rivolte a un pubblico giovane (prima difficile da

intercettare).

La prima ricerca Audiradio del 1988 è voluta proprio dall'associazione delle aziende che utilizzano la pubblicità

(Utenti pubblicità associati, UPA) con l'obiettivo di ottenere dati certi sugli ascoltatori delle radio e sul numero

di coloro che vengono raggiunti dal messaggio pubblicitario.

Se nel 1975 le private raccoglievano ¼ delle risorse raccolte dalla radio pubblica, già 10 anni dopo le quote di

investimenti pubblicitari sulle private superano quelli delle pubbliche, nel 1995 li “doppiano” e nel 2000 li

triplicano.

Con la crisi del mercato della pubblicità del 2001 emerge un elemento di debolezza: quando il mercato generale

cresce la radio va meglio degli altri media, quando il mercato è in crisi la radio non solo scende con esso, ma va

peggio degli altri. Nel 2001 infatti la radio è stata uno dei mezzi più penalizzati, sia perchè i primi a risentire della

crisi erano stati settori che investivano molto nella radio (telecomunicazioni e finanza), sia perchè col diminuire

dei prezzi medi della pubblicità c'era chi poteva tornare a permettersi la televisione, considerata comunque

prioritaria.

Dopo il 2002 però il settore della pubblicità radiofonica riprende vigore con risultati molto significativi; di

particolare importanza viene considerata dal mercato la penetrazione della radio presso il pubblico di giovani-

adulti e adulti e l'attitudine a integrarsi con altri mezzi e altre forme di comunicazione, soprattutto Internet.

Nel 2008, all'arrivo di segnali negativi sul mercato, la radio regge in un primo momento meglio del mercato totale.

Nel 2009, anno della crisi, a fronte di un mercato che perdeva il 13,2% la radio ha perso il 7,7%, che però ha

recuperato totalmente nel 2010.

Il 2011 però, con il perdurare della crisi, ha determinato una forte flessione degli investimenti radiofonici, anche

se l'andamento non è comune a tutto il settore: alcune radio private nazionali hanno dichiarato di aver chiuso

l'anno con il segno positivo, quindi le difficoltà devono aver colpito alcuni settori più di altri.

Nel 2012, pur in calo, la radio va meglio di altri settori, escluso Internet che è l'unico a presentare il segno

positivo. Comunque è impossibile fare previsioni e avere un quadro di lungo-medio periodo: le aziende decidono

di fare o ritirare investimenti all'ultimo minuto, seguendo l'andamento della crisi.

4.7 La pubblicità radiofonica, come funziona e quando funziona

Ci sono diverse caratteristiche della radio che favoriscono gli investimenti pubblicitari nel settore:

1. il rapporto di fiducia e di identificazione che l'ascoltatore sviluppa con la sua radio → viene esteso

anche al messaggio pubblicitario, rendendolo molto efficace; inoltre la radio condivide con il pubblico di

riferimento valori e stili di vita;

2. la sua buona frequenza e buona copertura → il Gross Rating Point (GRP) è l'unità di misura per

indicare la pressione pubblicitaria e rappresenta il numero di contatti che si possono ottenere con una data

campagna pubblicitaria in un certo lasso di tempo [copertura x frequenza];

3. un “costo-contratto” molto basso rispetto ad altri media → è il costo che si sostiene per raggiungere un

singolo individuo [costo campagna / numero contatti ottenibili];

4. è un mezzo che garantisce la possibilità di raggiungere un pubblico mirato dal punto di vista del

target

Si cercano sempre più formule pubblicitarie e progetti che integrino il più possibile il marchio o il prodotto nei

contenuti e nei programmi della radio: partnership, progetti editoriali mirati, iniziative co-branded, giochi e

concorsi, iniziative sul territorio, iniziative speciali, eventi; coinvolgere gli ascoltatori per mezzo dei differenti

canali, dalle trasmissioni alle modalità di partecipazione offerte dalla rete e dai social network.

La maggior parte del fatturato pubblicitario delle radio viene però dalla pubblicità tabellare, ossia gli spot inseriti

all'interno di momenti definiti del palinsesto, i cluster.

Nonostante la qualità degli spot radiofonici sia migliorata nell'ultimo decennio, spesso capita di ascoltare

messaggi declinati per campagne multimedia e traslati con poca attenzione sulla radio.

L'affollamento pubblicitario è regolato dalla legge e controllato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

(AGCOM).

4.8 Gli ascolti della radio privata

Audiradio è stata determinante nel rendere appetibile il mezzo radio agli investitori pubblicitari, messi così in

grado di conoscere numeri e tipologie di pubblico a cui far arrivare il messaggio.

Nel 2009 Audiradio ha introdotto il metodo dei diari, i cui risultati hanno fornito un quadro dell'ascolto molto

diverso dai precedenti, e a cui gli editori hanno reagito con posizioni diverse.

Dal secondo trimestre 2010 i dati non sono più stati diffusi e in seguito gli editori e gli altri soggetti che facevano

parte di Audiradio non sono più riusciti a raggiungere un accordo, per motivazioni sia tecniche che di politica

editoriale; questo ha portato nel luglio 2011 alla messa in liquidazione di Audiradio.

Il mercato italiano è rimasto nell'incertezza fino al 2012, quando la società GFK Eurisko ha lanciato una nuova

ricerca – RadioMonitor – usando per la prima volta il personal people meter integrato con la classica indagine

telefonica (CATI). I risultati, resi noti a giugno del 2012, non sono confrontabili con quelli di Audiario, per il

cambiamento delle metodologie di ricerca. Non sono mancate le contestazioni, da parte di radio pubblica e

privata, che hanno definito l'indagine parziale e distorsiva della realtà del mercato; soggetti privati nazionali, poi,

ne hanno contestato modalità e metodo sottolineando come l'indagine non avesse alcun carattere di ufficialità in

quanto svolta da un soggetto privato.

Per quanto riguarda il futuro, la decisione è in mano a un soggetto pubblico super partes, l'AGCOM: definizione

del nuovo metodo di ricerca, delle sue caratteristiche, di chi dovrò realizzarlo.

I dati forniti nel 2012 da GFK Eurisko hanno disegnato una mappa in cui per la prima volta una radio privata è al

primo posto nei dati di ascolto sul giorno medio, e in generale la radiofonia privata sorpassa quella pubblica: RTL

102.5 è la più ascoltata, seguita da Radio Deejay, Radio 105, RDS e Radio1 che si colloca solo al quinto posto.

4.9 Il quadro attuale

Attualmente sul mercato si posizionano le tre diverse realtà fin qui analizzate:

− la concessionaria pubblica

− l'imprenditoria privata → grandi gruppi editoriali che hanno esteso il loro business alla radiofonia;

imprenditori privati locali che hanno ampliato la propria presenza sul territorio;

− radio private di piccole dimensioni, realtà locali legate al territorio di appartenenza.

A determinare parte dei cambiamenti che hanno conferito al settore il suo attuale profilo è stato l'impegno dei

grandi gruppi editoriali.

Il Gruppo L'Espresso già alla fine degli anni '70 aveva costituito la SPER, società per la gestione della

pubblicità radiofonica. Poi ha acquisito tre radio nazionali destinate a target diversi: Radio Deejay, Radio Capital,

m20.

Il Gruppo Il Sole 24 Ore nel 1999 ha fondato una nuova radio nazionale, Radio24, con formato news&talk.

Il Gruppo Mondadori possiede l'emittente all genre R101.

La Mondadori Pubblicità nel 2009 ha acquistato la raccolta pubblicitaria dell'emittente commerciale Radio Kiss

Kiss, con sede a Napoli.

Dopo aver lanciato Play Radio (2005), RCS Mediagroup ne ha ceduto nel 2007 le frequenze a un imprenditore

privato già proprietario di altre emittenti, Alberto Hazan, proprietario del Gruppo Finelco, che attraverso un

accordo con il gruppo internazionale Virgin fa nascere in Italia Virgin Radio, formato di musica rock per

pubblico giovane. Quindi da vita a un accordo che vede insieme un gruppo editoriale, un imprenditore radiofonico

e un gruppo internazionale.

Del gruppo fanno attualmente parte Radio 105, Radio Monte Carlo, 105 Classic, RMC2 e, dal 2010, Virgin Radio

Television.

RTL 102.5 nasce nel 1978 come radio locale a Bergamo per opera del presidente/fondatore Lorenzo Suraci. Del

gruppo fanno parte la radio nazionale, la concessionaria di pubblicità Openspace e il canale televisivo RTL 102.5

TV, lanciato con la formula della “radiovisione”.

Radio Italia, fondata nel 1982 da Mario Volanti, è la prima a trasmettere solo musica italiana. Oggi controlla

l'emittente nazionale Radio Italia Solo Musica Italiana, il canale televisivo Video Italia su Sky, l'etichetta

discografica Solo Musica Italiana, l'organizzazione di eventi e concerti legati alla musica italiana e un sito

Internet.

RDS Radio Dimensione Suono nasce a Roma nel 1976 ed è di proprietà di Eduardo Montefusco, con la

formula “100% grandi successi”.

Ci sono anche esempi noti di radio locali:

− il gruppo Zanella, con sede a Castelfranco Veneto e posizione di leadership nel Nord-est;

− il gruppo di Radio Bruno, fondato a Carpi, attivo in Emilia-Romagna, Toscana, Liguria e Sardegna

− il gruppo Radio Subasio, che copre l'Italia centrale

− Radionorba

− Radio Margherita

4.10 Le sfide del futuro

Le nuove sfide hanno a che fare con la tecnologia, che sta cambiando il pubblico di riferimento, l'ambito e i canali

di diffusione.

Alcuni editori si sono posizionati sul mercato come veri e propri editori multimediali, cioè come fornitori di

contenuti che si muovono su devices differenti, dalla radio alla diffusione.

Molte emittenti hanno sviluppato integrazioni tecnologiche tra radio e televisione.

Le potenzialità dell'ascolto in streaming e il podcasting per i contenuti radiofonici hanno ampliato le prerogative

del mezzo, e i social network ne rispecchiano e diffondo l'animo aggregativo.

Le radio stanno sviluppando presenze sempre maggiori sul web e politiche di social media marketing.

Infine, il tema della trasmissione in modalità digitale. Il passaggio alla diffusione tecnica digitale inizia a metà

anni '90 ma viene interrotto dalla indisponibilità delle frequenze, finchè 2 novità non cambiano il quadro:

1. un'innovazione coreana dello standard che permette di diffondere programmi audio e programmi

televisivi su apparati mobili, Digital Media Broadcasting – DMB;

2. una variante dello stesso standard nata in Europa, il DAB+B, che permette di trasmettere il doppio dei

programmi a elevata qualità.

Il DAB riprende vita e si sviluppa in Europa, offrendo prospettive interessanti agli editori radiofonici: la radio

digitale non sostituirà quella analogica ma le si affiancherà (no switch off obbligatorio). Le frequenze digitali sono

assegnate agli editori già presenti sul mercato analogico che ne hanno fatto richiesta → no nuovi ingressi nel

settore. Offre il miglioramento delle trasmissioni da un punto di vista tecnologico, ma anche nuove strade dal

punto di vista editoriale: differenziazione ulteriore dell'offerta del prodotto attraverso canali trasmessi in DAB

rivolti a pubblici sempre più mirati.

5. La radio comunitaria: storia, protagonisti e prospettive

Le radio libere, considerate progenitrici delle radio comunitarie, ebbero una forte spinta propulsiva fino alla fine

degli anni settanta; negli anni successivi le emittenti commerciali più solide rileveranno le frequenze di diverse

radio libere, contribuendo a rendere l'etere italiano più omogeneo e, di fatto, a impoverire l'offerta radiofonica a

livello locale.

Le radio di movimento torneranno alla ribalta nazionale e internazionale nel 2001, con le emittenti legate all'area

antagonista e dei centri sociali che, nei giorni del G8 di Genova, daranno vita all'esperienza di Radio GAP.

5.1 La normativa: la legge Mammì

La legge Mammì (223/1990) è la prima legge riguardante il sistema radiotelevisivo, e prende il nome dall'allora

ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, Oscar Mammì.

Si tratta di un condono che rende legali situazioni di fatto o provvisorie.

Viene istituita una figura che dovrebbe occuparsi di controllo e vigilanza, il garande per la radiodiffusione e

l'editoria, ma non gli viene trasferito nessun potere: nessuna dotazione di uffici tecnici e strumenti per far

rispettare le decisioni e le eventuali sanzioni.

Furono realizzate solo le parti che riguardavano l'assetto duopolistico del sistema televisivo, mentre il resto della

normativa divenne di fatto desueto: la legge aveva fissato in 180 giorni il termine per le assegnazioni delle

concessioni radiotelevisive da parte del governo, termine largamente disatteso.

5.2 Le norme sulla radio comunitaria

La legge 223/1990 fa nascere l'emittenza radiofonica comunitaria senza fini di lucro, esercitata da fondazioni,

associazioni riconosciute e non, che siano espressione di particolari istanze culturali, etniche, politiche e religiose.

Essa prevedeva due tipi di concessione: locale e nazionale.

La legge si limitò a fotografare l'esistente e, tutt'oggi, le concessioni locali non hanno ancora un numero definito

per legge in quanto i ministeri competenti non sono stati in grado di presentare un soddisfacente piano di

ripartizione delle frequenze: è avvenuta una selezione tramite piccole e grandi concentrazioni, che ha portato a una

drastica diminuzione del numero delle radio locali e comunitarie dal 1990 in poi.

In generale, nella situazione italiana si evidenzia l'assenza totale di attenzione politica mostrata da tutti i governi

nei confronti della radio comunitaria locale; i pochi vantaggi intravisti per le radio comunitarie locali sono rimasti

lettera morta.

In cambio di agevolazioni sui canoni e tasse di concessione, le radio comunitarie venivano sottoposte a una serie

di obblighi:

− l'autoproduzione dei programmi per almeno il 50% dell'orario di trasmissione giornaliero → ridotta al

30% con la legge 650/1996

− l'impossibilità di trasformazione della concessione da comunitaria a commerciale

− la limitazione del tetto pubblicitario al 5% orario

L'obbligo di autoproduzione dei programmi per una percentuale così alta è particolarmente gravante in quanto la

legge non considera programmi autoprodotti la trasmissione di musica intervallata da interventi del conduttore.

Inoltre, la vigilanza sul rispetto della quantità di materiale autoprodotto, così come dell'affollamento pubblicitario,

è una questione aperta: il suo controllo è in teoria affidato ai comitati regionali per le comunicazioni e agli

ispettorati territoriali del ministero delle Comunicazioni, ma questi organismi non hanno mai agito in maniera

proattiva, operando solo quando chiamati in causa da denunce di altri emittenti o da associazioni di categoria.

Questo approggio ha portato nel tempo ad una scarsa osservanza delle regole sui contenuti della

programmazioone da parte delle emittenti radiofoniche di ogni tipo.

Sul fronte economico, il sistema di incentivi, peraltro deboli, previsti dalla legge Mammì a favore delle radio

comunitarie, non ha mai trovato un'applicazione concreta e tempestiva.

Le radio comunitarie riunite nell'Associazione radio comunitarie (ARCO), costituita nel 1995, hanno più volte

sollecitato il garante per la radiodiffusione e l'editoria al controllo del rispetto applicativo, ma non hanno sortito

alcuna risposta.

Quindi la legge Mammì ha avuto sì il merito di istituire la categoria delle radio comunitarie in Italia ma,

cristallizzando il settore al momento della sua attuazione ha reso praticamente impossibile la nascita di nuove

emittenti radiofoniche, comunitarie e non.

5.3 Dopo la legge Mammì

Dopo l'approvazione della legge 223/1990, vista la mancanza di un piano di assegnazione delle frequenze,

intervennero altre leggi (482/1992, 422/1993, 650/1996, 249/1997, 78/1999) che prorogavano l'esercizio

radiofonico delle emittenti che avevano avanzato richiesta di concessione fino a una tale scadenza che, di volta in

volta, non venne rispettata. Così via fino alla legge 66/2001 che ha sospeso l'attuazione del Piano nazionale delle

frequenze radiofoniche e, di fatto, ha confermato sine die le concessioni radiofoniche.

Una modifica controversa della legislazione sulle radio locali commerciali, con effetti sul settore comunitario, è

stata la legge 433/2000, che permette di trasferire la concessione di un'emittente commerciale a una comunitaria in

seguito a una cessione di attività da parte dell'emittente commerciale e successivamente a un cambio di nome e di

statuto; questa anomalia potrebbe permettere delle dinamiche che snaturerebbero ulteriormente una già nebbiosa

definizione del settore comunitario in Italia.

Un'altra anomalia tutta italiana è la presenza di concessioni per radio comunitarie “nazionali”: nel 1994 fu

attribuita la concessione a 14 radio nazionali, tra cui Radio Radicale, Radio Maria e Radio Varese Lega Lombarda

(poi divenuta Radio Padania Libera).

Radio Maria è un esempio di successo economico, irradiata su 45 paesi del mondo in 13 lingue, interamente

sostenuta dalle offerte dei fedeli, e con copertura molto capillare in Italia.

Manca una forte volontà a livello politico, dovuta anche allo scarso peso specifico delle radio comunitarie locali

nei processi di lobbying a livello governativo e parlamentare.

5.4 Gli attori nel processo di lobbying

Una delle questioni irrisolte è la mappatura chiara e dettagliata del numero delle radio comunitarie: una stima

approssimativa ne conta circa 300: 200 fanno capo all'area cattolica, circa 70 a quella di altre Chiese, mentre il

resto sono radio dell'area dei movimenti sociali o locali/non profit.

Nel giugno 1995 nasce l'Associazione radio comunitarie (ARCO), uno strumento di rappresentazione formale,

che diede vita a un dibattito su come agire per conquistare garanzie legali e legislative per le emittenti

comunitarie.

Il percorso si indirizzò a:

− cercare di ottenere il rispetto delle poche norme delle legge 223/1990 favorevoli alle emittenti

comunitarie;

− presentare delle proposte per la legge di riassetto del sistema radiotelevisivo allora in cantiere (la legge

Gasparri), che rappresentassero gli interessi e i bisogni dell'emittenza comunitaria.

5.5 La legge Gasparri

La legge Gasparri (112/2004), terza legge di riordino del sistema radiotelevisivo, contiene una modifica

importante alla legge Mammì: porta al 10% orario la quantità di trasmissione di pubblicità consentita alle

emittenti comunitarie, e introduce la possibilità di formare delle syndacation tra le emittenti comunitarie,

entrambe misure che ampliano la possibilità di finanziamento e di condivisione dei contenuti per il settore.

Tuttavia, la legge continuava a mettere in ombra la radio rispetto alla televisione, e le radio comunitarie rispetto

agli interessi delle radio commerciali e del settore pubblico.

5.6 Eppur si muove: l'esperienza di Radio GAP

In una situazione così ingessata, solo la rete Internet ha avuto l'effetto di rilanciare una stagione pionieristica del

fare radio, come dimostra il caso di Radio GAP (Global Audio Project) nel 2001, esperienza che ha dimostrato

come sia possibile realizzare una convergenza tra radio e rete con scarsissime risorse economiche, ma con una

notevole qualità radiofonica e un grande successo di pubblico.

Il progetto nasce dalla messa in rete di 7 radio comunitarie con servizi di informazione scaricabili liberamente e

gratuitamente da parte sia di utenti privati che delle radio, anche non facenti parte attiva del network.

Le radio che costituirono la sua ossatura territoriale con le frequenze FM sono: radio Onda d'Urto di Brescia,

Black Out di Torino, Radio K Centrale, Città 103 e Fujiko di Bologna, Onda Rossa di Roma e Radio Ciroma di

Cosenza. L'agenzia di produzione multimediale Amisnet aiutò a compiere il passaggio alla rete.

Radio GAP iniziò le sue trasmissioni il nel luglio del 2001 dal Media Center del Social Forum di Genova.

Il valore politico, la centralità mediatica, la partecipazione popolare a Genova, la presenza di una radio e di una

redazione numerosa al centro degli eventi permisero a Radio GAP di diventare in quei giorni la “radio del

movimento”.

5.7 Considerazioni sul futuro

La legislazione italiana è stata sempre principalmente orientata a tutelare solo gli interessi delle emittenti esistenti,

senza lasciare spazio all'ingresso di nuovi soggetti.

Ne è un esempio il fatto che il passaggio al DAB incentiva solo i soggetti titolari di concessione di trasmissione

analogica.

A questa resistenza al cambiamento ha contribuito anche una poco chiara definizione di “radio comunitaria” a

livello legislativo, e dunque una poca “popolarità” presso un pubblico più vasto che non sia quello delle emittenti

di ispirazione religiosa o di movimento.

I media già operanti non troverebbero un competitor aggressivo in questi nuovi media comunitari, ma semmai un

nuovo fornitore di contenuti sensibili, convenienti e di facile reperimento.

Bisognerebbe dare una precisa collocazione legislativa al contesto comunitario, per garantire un sostegno

economico indirizzato al rinnovo dei sistemi e al supporto delle minoranze.

Il finanziamento non dovrebbe essere fornito solo come una tantum, per lo startup ad esempio, ma concesso anche

su base annuale per stimolare e alimentare la pre-programmazione e i processi di pianificazione delle attività.

6. La radiofonia universitaria

La radio universitaria in Italia è legata al concetto di spazio: spazio come luogo fisico, come identità, come

struttura a più livelli (organizzativo, tecnico, creativo).

6.1 Spazio fisico: origini nel mondo

Trovare lo spazio adatto all'interno delle strutture accademiche non è stata un'impresa semplice per molte radio.

La scelta della sede da cui trasmettere racconta molto della visione complessiva della comunicazione universitaria

all'interno di un ateneo.

L'origine delle college radio, termine americano (student radio in Inghilterra, campus radio in Francia, university

radio in Italia), risale agli anni '20 del secolo scorso in Nord America. Alcuni studiosi tutt'oggi dibattono sulla data

di nascita della prima college radio: secondo Saulus il primato è dell'Università del Wisconsin (1917) con la

propria stazione 9XM, ma ufficialmente il primo ateneo a ricevere una legale licenza per trasmettere fu

l'Università di Salt Lake City, nello Utah (1921).

Nel giro di qualche anno furono avviate oltre 150 college radio che la Federal Communications Commission

(FCC) – organo governativo preposto alla concessione delle licenze di trasmissione – autorizzò all'uso di

frequenze di norma appannaggio delle stazioni commerciali. Le non commercial educational stations, a partire dal

1944, ottennero da parte dell'FCC uno spettro specifico di frequenze a loro dedicate.

Oggi sono poche le università americane prive di una propria stazione radiofonica, considerata patrimonio

culturale di ogni singola comunità universitaria. In alcuni casi le radio si pongono come vere e proprie auxiliary

enterprises: “entità che esiste per fornire beni o servizi a studenti, docenti e staff, e che riceve una tassa

direttamente correlata ai costi dei beni e servizi. La caratteristica distintiva è che è gestita come attività

essenzialmente auto-sostenibile”. La tassa deriva da fondi interni, spesso prevalenti dalle entrate per le tasse

universitarie, in quanto nelle radio non commerciali la pubblicità non è permessa.

Se da un lato le college radio americane possono considerarsi esempi di imprese, dall'altro la funziona fondante

resta quella di laboratori formativi per insegnare agli studenti a fare radio. Sono inoltre uno strumento di relazioni

pubbliche, grazie al quale le istituzioni possono raccontare sé stesse assolvendo una funzione, quindi, anche

promozionale.

È interessante notare in Canada la distinzione a livello legislativo tra community-based campus services, che

riservano uno spazio rilevante all'informazione rivolta alla propria comunità, e che nella selezione musicale danno

visibilità agli artisti locali emergenti, e le instructional radio, la cui priorità è la formazione e la sperimentazione

di nuovi format.

In Asia, Oceania ed Europa le prime esperienze furono attuate alla fine degli anni '60.

6.2 Origini in Italia

La prima radio universitaria italiana, Facoltà di Frequenza, è stata creata dall'Università di Siena nel 1999, con

gli studi allestiti nel palazzo del rettorato, sede dei vertici universitari e dell'allora Centro comunicazione e

marketing d'ateneo. La radio senese pone al centro gli studenti nel ruolo di prosumer: la comunità non è solo il

ricevente di un'informazione, ma può intervenire in maniera attiva.

Inizialmente fu ospitata in forma di trasmissione da una frequenza locale, che in seguito si trasformò nella radio

universitaria tout court, elemento che si ripresenta in forma ricorrente nell'avvio di altri progetti radiofonici

universitari italiani.

Il modello senese, che dal 2001 passa al simulcasting sul web, divenne subito un punto di riferimento per coloro

che pensavano di dare vita ad altre attività radiofoniche universitarie: RadioFrequenza a Teramo, Fuori Aaula

Network a Verona, RadioBlue a Padova, Radio Zammù a Catania, Ucampus a Pavia, …

Fino al 2004 le radio attive erano meno di una decina, mentre tra il 2005 e il 2008 si è registrato un vero boom,

grazie anche all'interessamento di grandi player del mondo della comunicazione e dei media.

Nel 2005 la RAI ha lanciato UniRai, un progetto formativo che prevedeva il coinvolgimento degli atenei e delle

rispettive radio già esistenti, oppure iniziative collegate al mondo della multimedialità, laboratori di giornalismo o

simili.

Nel 2007 Il Sole 24 Ore ha dato vita con Radio24 a un progetto denominato UnyOnAir, in cui il gruppo editoriale

ha supportato un vero e proprio percorso di avvio di una radio universitaria, curando gli aspetti tecinci, economici,

contenutistici e promozionali. Il motto di UnyOnAir era “una radio in ogni Ateneo”, e l'esperienza, almeno in

parte, è riuscita: circa 40 realtà aderirono al progetto.

Gli atenei, sull'onda dell'interesse istituzionale per il medium, hanno investito anche economicamente su questi

progetti, le cui spese iniziali si aggirano in media tra i 5 e i 15 mila euro. Tuttavia le ultimi leggi finanziarie hanno

obbligato gli enti a tagli drastici dei budget dedicati alla comunicazione, che hanno portato all'interruzione, al

ridimensionamento o al mancato avvio di alcuni progetti: anche la radio “madre” è stata costretta a chiudere.

Quindi, dopo il 2010 la via principale per dare vita a nuove esperienze si è rivelata quella intrapresa dagli studenti

in forma autonoma attraverso l'associazionismo, che aveva già trovato ampia diffusione con la nascita nel 2006 di

RadUni, associazione degli operatori delle radio universitarie italiane, che tutt'oggi sostiene questi media. Il

primo prodotto radiofonico firmato RadUni risale al 2006, RadUni News, notiziario di informazione universitaria

realizzato con il contributo di diverse redazioni in giro per il paese e mandato in onda contemporaneamente dalla

rete di antenne associate.

6.3 Spazio identitario

E' difficile oggi fornire un numero preciso dei progetti realmente attivi, considerato il loro mutevole “tasso di

mortalità”, ma tenendo come data di riferimento il 30 aprile 2012 si può affermare che in Italia le radio

universitarie siano 34.

Si possono considerare tre tipologie principali:

1. istituzionali → realizzati in toto da personale interno all'ateneo; rari i casi

2. studentesche → pur essendo indipendenti dagli uffici principali stabiliscono talvolta con essi strategie

comunicative in comune; più diffusi

3. miste → è la tipologia più appropriata a definire un possibile modello condiviso di radio universitaria

italiana.

Un'altra distinzione si delinea in base alle seguenti tipologie di funzione, in ordine di importanza:

− sociale-comunitaria, culturale → comunicare con la comunità

− informativa-istituzionale, di servizio → produrre informazione e contenuti innovativi

− formativa-didattica → elemento caratterizzante di differenziazione tra radio universitaria e radio

comunitaria.

Tuttavia, una radio universitaria, per essere tale, dovrebbe contenere in sé tutte le componenti citate.

Il modello che emerge ha un forte debito con quello delle radio comunitarie in cui concetti come inclusione,

uguaglianza, pari opportunità e apertura sono fondanti, ma dal quale si discosta per altri aspetti tra cui la linea

editoriale e la sua possibile ingerenza nella gestione del personale e dei contenuti.

6.4 Spazio come struttura organizzativa, tecnica e creativa

Importante è la distinzione tra staff e team:

• staff: il personale interno dell'ateneo o i collaboratori che percepiscono un compenso per il lavoro che

svolgono, spesso correlato a ruoli di gestione e direzione (station manager, direttore artistico);

• team: i volontari, perlopiù studenti, che decidono di collaborare al progetto in quanto fa parte di un

percorso didattico specifico o per sperimentare nella pratica cosa significhi fare radio.

I ruoli all'interno di una radio universitaria rispecchiano quelli di una comune radio: direzione generale e artistica,

responsabilità tecnica, promozione e relazioni pubbliche, musica, programmi, risorse umane. Scarsamente diffusa

in Italia è la presenza del fund raiser, una figura che si occupa del reperimento di risorse per rendere sostenibile il

progetto.

Dalla mappatura del 2011 risulta che il 63% di queste realtà trasmette esclusivamente on line, in modalità

streaming 24/7 (24h al giorno, 7 giorni su 7), ma in alcuni casi particolari a orario ridotto o solo in podcasting. In

Italia le radio universitarie sono state costrette a orientarsi verso il digitale in quanto la possibilità di acquistare

frequenze è quasi inesistente; non esistono particolari concessioni a scopo educativo, come invece accade in altri

paesi, in primis USA, Inghilterra e Australia.

Oggi, per l'AGCOM, le radio universitarie possono considerarsi radio comunitarie in quanto non profit ed

espressione di specifiche istanze culturali, tuttavia, operando prevalentemente on line, la legislazione cui devono

attenersi è quella relativa a Internet, la quale oscilla tra tentativi di controllo e regolamentazione e dichiarazioni di

indipendenza.

Esiste un'eccezione, quella di Teramo, dove la Fondazione dell'ateneo ha rilevato delle frequenze da una radio

locale a diffusione regionale per dare vita a RadioFrequenza, la prima e unica radio comunitaria universitaria

italiana a tutti gli effetti; paradossalmente, però, questa emittente non è fruibile on line in nessun modo.

Le specificità del mezzo web radiofonico, quali l'interattività, la globalità e la crossmedialità, offrono alle web

radio universitarie orizzonti di sviluppo considerevoli.

Spesso le radio universitarie decidono di fornire programmazione alternativa ai propri pubblici; quindi sono

educative anche per il pubblico, rendendo disponibili contenuti diversi e originali, che sono prevalentemente di

tipo musicale (50%), informativi, con riferimento a notizie universitarie ma non solo (30%), e di

intrattenimento culturale (20%).

Queste radio non hanno obblighi rispetto al mercato discografico e possono permettersi di dedicare ampi spazi di

programmazione a culture musicali non tradizionali; non è una scelta di marketing, ma una scelta identitaria. Non

sono rari i casi di collaborazioni con artisti della scena indipendente, che si rivolgono a queste realtà per dialogare

con il pubblico e lanciare in anteprima i propri lavori.

Non tutte le realtà seguono la linea alternativa in ambito musicale; non è raro trovare radio che suonano pop

commerciale o musica mainstream.

Anche l'informazione è molto curata, con trasmissioni dedicate all'attualità ma con uno sguardo indipendente che

predilige fonti alternative alle agenzie nazionali e internazionali. L'informazione è volta anche a valorizzare le

eccellenze universitarie con programmi dedicati alla ricerca scientifica e al lavoro dei docenti; sono però rari i casi

di “prof speaker” e quelli riguardanti il coinvolgimento di personale amministrativo.

I migliori esempi di sperimentazione e innovazione si trovano nell'intrattenimento culturale; numericamente poco

rilevanti, ma di buona qualità, con trasmissioni a cadenza perlopiù settimanale e con interruzioni nel periodo di

esami e vacanze.

Sarebbe interessante avviare un'indagine sull'audience per valutare e misurare i processi e i risultati, ma è molto

difficile in quanto spesso informazioni come accesso ai siti, al downloading dei podcast o altri parametri utili non

sono disponibili. Questo denota anche la mancanza di una reale strategia di sostenibilità.

6.5 Spazio vuoto: carenze e sfide future

Alcune realtà hanno cercato di ovviare il problema del recupero di risorse economiche all'interno degli atenei e

delle istituzioni pubbliche attraverso la via dell'autoimprenditorialità.

Un esempio significativo è quello di Trento, dove i creatori di SanBaradio, giovani professionisti quasi tutti

laureati presso l'ateneo trentino, hanno messo in piedi una cooperativa, Mercurio, che ha tra le proprie attività di

business non solo la web radio studentesca ma anche eventi, prodotti multimediali, progetti crossmediali e media

educativi. La realizzazione di SanBaradio è stata possibile anche grazie alla spinta dell'ente locale per il diritto

allo studio, spinta che si è verificata anche in altre città come a Perugia.

Tra gli elementi di criticità non ci sono solo le risorse economiche, ma anche il ruolo della comunicazione nella

cultura universitaria e accademica: in Italia i corsi di laurea relativi alla comunicazione sono relativamente recenti

rispetto a quelli americani e inglesi, quindi manca un supporto accademico interno che possa sia dare forza

organizzativa sia valorizzare la radio universitaria come materia di studio.

Un altro punto debole è la mancanza di valutazione dell'impatto dei progetti e dei risultati in termini di riscontro

pubblico, nonché un'analisi qualitativa approfondita sulle caratteristiche della fruizione e sulle esigenze del target

di riferimento.

Serve un modello di sostenibilità non solo economica, ma anche sociale e culturale, in grado di integrare le

esigenze del medium partecipativo e studentesco con quelle istituzionali e comunicative dell'università in cui tali

progetti si realizzano.

L'apertura verso la comunità esterna all'accademia può rilevarsi strategica nel tentativo di costruire un modello

forte e sostenibile; ne è un esempio in Australia Radio Adelaide (1972), i cui programmi sono condotti dagli

studenti (che completano con la pratica la propria formazione) ma anche dai cittadini, che vivono questa radio

come un progetto partecipato e aperto a collaborazioni comunitarie.

Il movimento dei media universitari ha attirato l'attenzione dei gruppi editoriali; il Gruppo L'Espresso ha coinvolto

attivamente le sue due radio Radio Deejay e m2o che, nell'ambito del progetto m2oUniversity, ha ospitato una

striscia quotidiana tra le 7.00 e le 8.00 aperta ai contenuti provenienti dal circuito universitario.

Nel 2009 è partito il progetto Ustation, primo network nazionale on line di media universitari, che conta al suo

interno oltre 50 antenne, prevalentemente radio, ma anche TV e magazine culturali ispirati all'infotainment. Il

progetto nasce per valorizzare la produzione multimediale universitaria, favorendo la circolazione di contenuti

altrimenti relegati a circuiti interni agli atenei; l'idea è quella di riversare risorse economiche sulle “antenne”

grazie a una strategia di marketing che mira a sensibilizzare le imprese e le istituzioni affinchè vedano questi

media come potenziali canali di promozione e comunicazione delle proprie attività commerciali e non solo.

7. L'informazione radiofonica: generi e pratiche

La radio dà le notizie, la TV le fa vedere, il giornale le commenta: tripartizione che resta ancora in larga parte

vera.

La radio svolge ancora un ruolo informativo importante per un motivo banale, la trasportabilità, il fatto che la si

possa ascoltare in auto e che sia la cosa più semplice da fare se si è contemporaneamente affaccendati in altro. La

radio, proprio perchè costretta dalle sue caratteristiche tecniche ad essere veloce e sintetica, rappresenta una

formidabile risposta alla domande di semplificazione avvertita in un'epoca di alluvione informatica.

Il suo successo dipende in buona misura anche dalle caratteristiche e dalla qualità dell'informazione che i cittadini

trovano negli altri media: si tratta di un'oasi di conversazione e razionalità, così diversa dall'assurdità dei dibattiti

televisivi, dall'inaffidabilità dei telegiornali e dall'autoreferenzialità della stampa. L'anomalo assetto del sistema

televisivo, duopolio intrecciato agli equilibri politici, e un sistema di giornali cartacei più o meno apertamente

schierati (inclini a sostenere tesi più che a raccontare fatti) hanno regalato all'informazione radiofonica uno spazio

di autorevolezza, credibilità e imparzialità.

Inoltre nei notiziari radiofonici la distribuzione delle hard news e delle soft news ha subito una dislocazione più

netta tra i vari network a differenza di quanto accade in TV. L'obbligo di fornire servizi informativi ha spinto le

emittenti che non hanno puntato sull'informazione a confezionare notiziari soft (gossip, mondo musicale, showbiz,

curiosità, un po' di cronaca, grandi fatti) → analoga ai TG Studio Aperto e alle news di MTV. Ma la maggior parte

dei telegiornali italiani tende a mescolare in ogni edizione notizie vere e proprie, infotainment e a volte semplice

entertainment, così come la carta stampata imbastisce pagine e pagine di pseudo-informazione sotto forma di

opinioni, allusioni, dichiarazioni smentite... materiale estraneo alla radio.

I dati Auditel ci dicono che il pubblico guarda la TV soprattutto per distrarsi e divertirsi, anche quando guarda i

telegiornali, i quali offrono allo spettatore una particolare forma di spettacolo: lo spettacolo del mondo.

Bisogna dire però che, nonostante gli italiani prendano dalla radio le informazioni necessarie a formarsi

un'opinione, gli opinion leader che contano di più restano quelli della TV e della carta stampata, in certi casi

persino della rete.

La radio informa, ma non rivela, non scopre: le emittenti italiane producono pochissima informazione originale,

in esclusiva (solo talvolta Radio1 e Radio24), trascurando il giornalismo investigativo per i suoi elevati costi.

7.1 Una nuova classificazione

Dopo la legge Mammì, le emittenti italiane hanno interpretato in vario modo l'obbligo di produrre informazione:

− news-oriented (Radio1, Radio 24, RTL 102.5, Radio Capital, Isoradio, Radio Popolare Network) →

l'informazione è un elemento decisivo della loro identità e della loro programmazione. Hanno redazioni

con numerosi giornalismi, collaboratori esterni, svariate edizioni del radiogiornale e programmi

informativi in palinsesto;

− no-news (Radio 105, Radio Deejay, m2o, Virgin Radio, RISMI, Radio Italia Network) → emittenti che

subiscono l'obbligo di legge, limitandosi a un numero minimo di spazi informativi, dai contenuti più

leggeri, e con redazioni ridotte all'osso;

− light-news (Radio Monte Carlo, RDS, R101, Radio2, Radio3) → una via di mezzo; l'informazione non è

un elemento identitario forta, ma hanno redazioni medio-piccoole, trasmettono relativamente poche

edizioni del notiziario e spesso non hanno collaboratori esterni. Le news hanno valore ornamentale, come

elemento di punteggiatura del palinsesto.

7.2 Una panoramica: emittenti italiane e informazione

Analisi del ruolo che le principali emittenti news-oriented e light-news riservano all'informazione, basata su una

ricerca coordinata da Bonini nel gennaio 2012.

Radio RAI: mentre ogni canale ha autonomia editoriale, i notiziari sono raggruppati dal 1994 sotto un'unica

testata, il GRR (giornale radio RAI), la più grande redazione radiofonica italiana, diretta da Antonio Preziosi.

Sono state mantenute le differenti siglie tra i tre GR.

Il GR1 va in onda per 25 edizioni al giorno, alcune in contemporanea a Isoradio, + 2 dedicate allo sport e 3

all'economia. Occupa il 14% del palinsesto, con edizioni che vanno dai 3 ai 20 minuti. La quasi totalità del

palinsesto di Radio1 è occupata da trasmissioni di carattere giornalistico e informativo.

Il GR2 va in onda per 11 edizioni quotidiane, ma Radio2, orientata ll'intrattenimento leggero, non presenta

programmi di informazione.

Il GR3 va in onda per 7 edizioni e Radio3, dedicata alla cultura, presenta diversi programmi al confine tra il

giornalismo e l'approfondimento culturale.

Radio24: unica radio privata nazionale ad aver adottato il formato news & talk, in particolare informazione

economica.

Vanno in onda 18 edizioni giornaliere del GR con una durata da 4 a 10 minuti, alcune arricchite da rubriche,

occupando il 10% del palinsesto. Il resto della programmazione è quasi tutto orientato all'informazione. La

redazione si avvale di corrispondenti in tutte le regioni italiane e all'estero (alcuni sono giornalisti del “Sole 24

Ore”).

RTL 102.5: trasmette in diretta 24 edizioni del GR al giorno (8% del palinsesto), con una redazione affiancata da

molti corrispondenti in Italia e nelle principali capitali del mondo. Essendo partner di Autostrade per l'Italia,

fornisce informazioni periodiche sul traffico autostradale, rinforzando quindi la sua identità di emittente “di chi

viaggia in auto”. La redazione cura anche sporadici trasmissioni di news e intrattenimento.

Radio Capital: radio di flusso ma con forte attenzione all'informazione, produce 15 edizioni di GR giornaliere

(5% palinsesto), con corrispondenti e inviati.

Radio Popolare Netowork: emittente espressione della “sinistra milanese”, produce 15 edizioni al giorno del suo

notiziario, componente importante di un palinsesto in buona parte votato all'informazione. La redazione è molto

ampia.

R101: radio di flusso con una piccola redazione, manda in onda 14 edizioni del GR e produce 2 approfondimenti

all'ora sui temi di attualità in collaborazione con MediasetTgCom.

RDS: radio di flusso, piccola redazione che offre 5 edizioni giornaliere di un breve notiziario di 2 minuti e mezzo

+ 2 edizioni di un notiziario dedicato allo sport. Ogni giorno apre 4 finestre di 1 minuto e mezzo con il direttore

del tg di La7, Enrico Mentana, che commenta la notizia principale del momento.

Radio Radicale: unicum nel panorama radiofonico → trasmissione integrale degli eventi politici (almeno il 60%

delle sedute parlamentari) e soppressione del ruolo mediatore del giornalista. I GR prevedono 3 edizioni al giorno.

Gruppo Finelco: condividono un'unica redazione giornalista con un ristretto numero di corrispondenti, che

produce notiziari con diversi criteri per ciascuna emittente.

^ Radio 105: 5 edizioni del GR brevissime, senza servizi (1% del palinsesto); non ha programmi di informazione.

^ Radio Monte Carlo: GR in onda ogni ora dalle 7.00 alle 21.00, con servizi nelle edizioni principali, più un

contenitore di approfondimento delle notizie del giorno, Anteprima news, in onda alle 18.00.

^ Virgin: 7 edizioni del GR. Non prevede programmi di informazione.

Il panorama è piuttosto variegato, ma il difetto è la scarsa innovazione dei format: resistono molti dei format che

hanno fatto la storia della radio, ma non ne nascono di nuovi.

7.3 Il notiziario

Molto spesso è dalla forma, dai contenuti e dalla complessità del notiziario che è possibile dedurre l'impegno

informativo di una stazione radio.

L'informazione radiofonica in Italia è molto ancorata ai fatti e ai dati, con poche concessioni alla soggettività, che

trovano spazio all'interno di magazine o trasmissioni di approfondimento; è un'informazione sintetica, tempestiva,

immediata, schematica.

I notiziari radiofonici sono quasi sempre collocati attorno allo scoccare dell'ora o della mezz'ora (fatta eccezione

per RMC che li colloca al 57°minuto di ogni ora). Le fasce orarie di maggior ascolto dell'informazione sono la

mattina presto (6.00-9.00) e drive time (17.00-19.00).

Alcune emittenti sono sempre in diretta 24h su 24, altre rinunciano a coprire l'informazione nelle fasce orarie

“morte”. Le edizioni più ampie e importanti dei notiziari sono collocate nelle fasce orarie “forti”, mentre nelle

“deboli” ci sono notiziari brevi, talvolta solo notizie flash.

Un notiziario, oltre a un nome preciso, è accompagnato da una sonorità che lo rende riconoscibile e

inconfondibile: miscuglio di voci, ritmi, melodie, jingle, basi musicali. La sigla è il più importante, perchè più

vistoso: le radio votate all'informazione lanciano i loro notiziari con sigle solenni, spesso accompagnate da uno

slogan, per enfatizzare l'importanza del notiziario. Negli altri casi, spesso le news vengono introdotte con un

semplice passaggio della linea dal conduttore al giornalista, o con un piccolo jingle.

Il conduttore è la fondamentale figura che contestualizza e facilita la comprensione dei servizi, garantendo l'effetto

diretta; è la voce che rappresenta la redazione.

Le notizie si procurano da diverse fonti: agenzie di stampa (Ansa, AGI, ASCA, agenzie locali), televisione, inviati

e corrispondenti, stampa cartacea, Internet, fonti istituzionali, comunicati stampa, gruppi di pressione, ascoltatori,

politici, uffici stampa, agenzie radiofoniche.

Come nei TG o nei giornali, le notizie date nella prima parte del notiziario sono le più importanti, tranne per

alcuni settori tematici (sport e economia) che solitamente hanno spazi autonomi in appendice ai notiziari. La

notizia di apertura è la più importante perchè rappresenta la linea editoriale della testata giornalistica: le emittenti

dai toni più istituzionali (Radio1 e Radio24) prediligono in apertura notizie di carattere istituzionale, politico o

economico; le emittenti commerciali ricorrono più spesso alla cronaca.

L'informazione è un complesso insieme di strategie per ottenere una miscela di effetto di realtà ed effetto di

spettacolo, perchè la radio, come tutti i media, anche quando informa non può rinunciare alla tendenza alla

spettacolarizzazione degli eventi.

7.4 Un esame più attento

*** dati a confronto sul tempo medio quotidiano dedicato all'informazione, numero medio di notizie quotidiane,

durata media dei notiziari, numero medio delle edizioni GR e numero medio dei servizi quotidiani.

7.5 I temi dell'informazione

La radio si conferma medium votato naturalmente al racconto; l'informazione radiofonica ha una venatura

fortemente narrativa. Questo spiega perchè sia la cronaca il tema dominante dell'informazione radiofonica che

accomuna tutte le radio indipendentemente da altre caratteristiche dell'emittente; inoltre la cronaca risponde ad

alcune caratteristiche come la leggerezza, la velocità e l'agilità tecnica e organizzativa (basta un telefonino), la

tempestività (breaking news).

Accanto alla cronaca, altro protagonista è lo sport, soprattutto il calcio, non solo per la sua importanza per il paese

ma anche perchè è un altro genere che si presta al racconto radiofonico. La radio soddisfa un bisogno informativo

urgente: la necessità di essere informati tempestivamente sui risultati sportivi. Inoltre, ormai da tempo le emittenti

private nazionali concorrono per l'acquisto di diritti per trasmettere la cronaca integrale di grandi eventi sportivi,

come i campionati mondiali o europei di calcio.

Invece, la “cenerentola” della radio è la cultura, che entra solo marginalmente nel flusso quotidiano

dell'informazione, a parte qualche oasi come Radio3.

Al di là dell'avvento di Radio24, l'economia sempre di più si è conquistata spazi nell'informazione radiofonica:

indici di borsa, notizie principali sull'economia nazionale e sulle principali aziende italiane, approfondimenti su

temi specifici.

Le notizie dall'estero, fatta eccezione per i grandi fatti internazionali, sono motivo d'attenzione sporadica, come

negli altri mezzi di comunicazione.

La politica deve essere distinta tra:

− politica istituzionale (decisioni del governo o parlamento, interventi presidente della Repubblica, …) →

entra a pieno titolo nell'informazione di quasi tutte le emittenti

− dibattito politico (polemica tra leader, alleanze, …) → alcune radio la eludono, altre la approfondiscono

con trasmissioni con ospiti e interpellando gli ascoltatori nei talk show della sera a microfono più o meno

aperti: la Zanzara su Radio24, Zapping su Radio1, Un giorno da pecora di Radio2, Microfono aperto di

Radio Popolare, fino al caso estremo di Radio Radicale, che trasmette interi dibattiti politici.

Quindi le radio sono accomunate dalla predilezione per la cronaca, e le scelte secondarie sono mirate alla

personalizzazione dell'emittente: economia per Radio24; politica, vicende istituzionali, Vaticano su Radio1; sport

su Radio Capital, RMC, R101; notizie di servizio su RTL 102.5; gli esteri su Radio Popolare Network.

7.6 Le redazioni giornalistiche

Non è tanto la redazione a cercare le notizie, ma sono queste a inseguire i giornalisti. Oggi il grosso del mestiere

di giornalista consiste nell'essere un gatekeeper: selezionare le migliaia di notizie che arrivano ogni giorno in

redazione, e verificarne l'attendibilità.

7.8 Il giornalista alla radio

Possiamo distinguere i giornalisti che lavorano all'interno di una redazione per confezionare il notiziario; quelli

che lavorano a un programma; quelli che stanno fuori dalla redazione.

Lavorare a un notiziario può voler dire condurlo, idearlo e redigerlo, ma anche preparare i contributi sonori, testi,

servizi redazionali a supporto del redattore che lo impagina. Stessa cosa per i programmi di informazione. È molto

comune che lo stesso giornalista svolga alternativamente più ruoli.

7.8 I generi dell'informazione

Il contenitore: abitualmente va in onda al mattino e si approfondiscono i temi del giorno prima; quasi sempre ha

della musica, ospita alcune edizioni del notiziario o aggiornamenti dell'ultima ora. Ma rispetto al notiziario ha

ritmi meno serrati, temi di attualità con mix di generi, alternanza di temi difficili con temi più leggeri, rubriche

fisse, spazio per interventi del pubblico, presenza di ospiti come esperti, interviste in diretta o registrate. Nessun

programma contenitore ha tutte le caratteristiche elencate; ognuno sceglie le più consone alla propria emittente.

Esempi: Non stop news di RTL 102.5, Il caffè di Radio Capital, Radio anch'io e Baobab di Radio1, Mattino di

Radio 24.

Talk show di attualità: è il format più consolidato per il confronto di idee, e presenta numerose varianti a seconda

del ruolo e bravura del conduttore, del tipo di ospiti e della partecipazione del pubblico.

Esempi: Versione di Oscar, condotto da Oscar Giannino su Radio24 → il protagonista è il giornalista.

Microfono aperto, di Radio Popolare → condotto da un giornalista meno in vista, lascia molto spazio agli ospiti.

Gli approfondimenti: è il genere più diffuso dopo il notiziario, di cui è il prolungamento, e potrebbe inglobare

anche i contenitori o talk. Ne esiste una varietà illimitata.

Esempi: Focus economia su Radio24, in cui si approfondiscono temi economici con ospiti e giornalisti del “Sole

24 Ore”. Popline su Radio Popolare, approfondimento della sera su temi di attualità solitamente trascurati.

Indignato speciale su RTL 102.5, meno impegnativo, in cui accanto al confronto col pubblico e con ospiti vi è

anche uno spazio di denuncia per malversazioni, soprusi, disservizi, ingiustizie.

R101 e RDS, non avendo contenitori né approfondimenti, hanno scelto di disseminare il palinsesto di brevi

momenti giornalistici dedicati a temi specifici. R101 prevede 2 appuntamenti all'ora in cui tratta un tema di

attualità con un ospite o attraverso un'intervista; RDS apre 4 finestre al giorno di 100 secondi con Enrico Mentana

che commenta un tema caldo del giorno.

Il reportage: racconto in prima persona, testimonianza diretta, dona alla radio un'aura di verità e di aderenza ai

fatti; approfondimento sul campo di una notizia o di un fenomeno sociale, con tono più o meno pronunciato di

denuncia. Si arricchisce di verosimiglianza e forza narrativa grazie a interviste di testimoni, voci di protagonisti,

musiche e suoni raccolti in loco.

Non è un genere di splendore in radio ma sopravvive su Radio 24 con un appuntamento settimanale in onda nel

week end realizzato dalla redazione su temi disparati.

Il documentario: è un modo per guardare con occhi nuovi un mondo che ci sembra già noto. Si distingue dal

reportage per l'argomento non necessariamente legato all'attualità, per il ritmo più rilassato e per un tono meno

giornalistico e maggiormente narrativo.

Pur essendo una rarità, la radio italiana produce radiodocumentari: Tre Soldi e Radio3 Doc su Radio3; RadioDoc

su Radio24.

In Europa e USA le radio pubbliche producono documentari nella forma di faction (fact + fiction), racconti sonori

originali che trattano la realtà da un punto di vista narrativo molto personale.

Le rubriche tematiche: un format ritmicamente perfetto per lo stile veloce della radio, utili a riempire buchi di

palinsesto. Tutti i network hanno spazi, pillole o vere e proprie rubriche dedicate al cinema, libri, tecnologia o

sport. Non esiste una regola: registrate e in diretta, con musica o senza, con ospiti o meno. Dipende dall'argomento

e dall'identità dell'emittente. 8. Lo specifico e il prezioso dell'ascolto radiofonico pop

8.1 Il medium e il messaggio sono fatti l'uno per l'altro

La musica popular è costitutivamente legata al mezzo radiofonico, in quanto nata “nell'epoca della riproducibilità

tecnica”: nasce da un processo di evoluzione che investe la musica popolare tradizionale, folklorica (blues, jazz

delle origini), nel momento in cui questa guadagna una diffusione di massa grazie alle nuove tecnologie, il disco e

la radio.

Viceversa, anche la radio è legata strettamente alla musica popular, che si impone subito come suo contenuto

principale. La radio non si limita a mediare le canzoni, ma detta loro dei vincoli:

− il supporto fonografico: i dischi a 78 giri (formato in auge fino al 1960) impongono alle canzoni una

durata massima di 3-4 minuti; i 33 giri consentono le suites di più di 20 minuti del progressive rock;

− la sonorità: le escursioni dinamiche negli estremi del pianissimo e del fortissimo, impossibili da

riprodurre fedelmente, sono bandite a favore della compressione delle ampiezze in una gamma media; le

voci e gli strumenti sono microfonati e amplificati, con inevitabili alterazioni timbriche.

8.2 Interferenze oggi

La canzone rende operanti due sistemi di comunicazione, la musica e il linguaggio. Però la maggior parte delle

volte che una canzone è considerata brutta, la colpa è del testo: il conformismo musicale del genere popular lo

preserva, nel suo aspetto musicale, da deviazioni formali, eccessi rischiosi; nei testi, invece, gli autori di canzoni

ardiscono le più spregiudicate anomalie morfologiche, sintattiche figurali. Quindi è raro che la musica sia

difforme, anzi la banalità la rende conforme agli schemi correnti, e quindi mai del tutto inadeguata.

Al contrario della musica, in radio il parlato è quasi integralmente trasmesso e concepito in diretta: non ci si può

quindi aspettare che il livello dei contenuti sia molto alto.

Nell'attuale modello radiofonico di flusso, il parlato complementa regolarmente la musica, e tende addirittura a

sostituirla in quanto più economico; il modulo imperante è la semplice alternanza tra musica e stacchi di parlato,

con qualche sovrapposizione in attacco e in coda delle canzoni.

Il registro comunicativo del parlato, molto goliardico e a volte carico di ammiccamento sessuale, stride con il

registro della canzoni, fondata tipicamente sull'esternazione sincera di un sentimento intimo e profondo.

Inoltre, la canzone soccombe anche a un'altro attacco: spesso i dj tacciono il titolo e il nome dell'autore, per

apparente negligenza.

Alla canzone nuoce anche il monopolio esclusivo che essa detiene rispetto agli altri generi musicali. Le radio in

genere si specializzano (solo musica classica, solo popular , solo musica italiana, …):

• comodità per l'ascoltatore che ha un gusto preciso

• svantaggio per la formazione del gusto stesso, che non profitta dell'esposizione a uno spettro stilistico il

più ampio possibile

• svantaggio per l'ascoltatore dal gusto limitato, che attraverso l'esperienza di forme diverse renderebbe più

consapevole la sua predilezione eslcusiva.

Nella programmazione radiofonica vige anche la controtendenza, all'interno della specializzazione mono-genere, a

un ordine neutralizzante (definito “generalista”): il flusso scorre senza direzione, mettendo capolavori accanto a

schifezze, anni '50 accanto ad anni 2000.

Il mercato condiziona enormemente la musica popular alla radio:

− ingerenza diretta dell'industria discografica sulla programmazione radiofonica (mediante il plugging);

− standardizzazione nella programmazione adottata dalle emittenti stesse come strategia per una maggiore

raccolta pubblicitaria;

− standardizzazione della forma canzone già in sede compositiva, spesso in modo non consapevole: il

modello industriale è introiettato come orientamento personale spontaneo.

8.3 Le critiche nella storia

Sulla musica popular c'è un dibattito che non si chiude da 70 anni, aperto nel 1941 dal famigerato saggio On

Popular Music di Theodor W. Adorno: diagnostica tempestivamente la standardizzazione e la pseudo-

individualizzazione della forma canzone; abbozza una teoria psicologica della ricezione, identificando alcuni

meccanismi perversi: l'ascoltatore trasfigura la soddisfazione per la propria capacità di riconoscere la canzone in

qualità musicale fittizia appartenente alla canzone stessa; l'ambivalenza del fan, portato a disprezzare con

accanimento ciò che il giorno prima feticizzava.

Fino ad oggi il saggio è stato sottoposto a molte critiche, alcune delle quali valide.

Montecchi ne evidenzia 3 fallacie:

1. è improprio analizzare e giudicare la forma canzone con i criteri adatti a grandi forme sinfoniche o

sonatistiche

2. è riduttivo valutare la qualità della musica secondo il solo criterio di originalità;

3. è inammissibile ignorare totalmente il contributo alla creazione fornito dagli esecutori nell'atto e nel

momento dell'interpretazione, specialmente quella vocale.

Ammettendo tutto questo, non si può però negare che la validità della categoria di “standardizzazione” rimane

intatta.

La motivazione soggiacente alla polemica è che la popular non è ancora entrata a pieno titolo nel canone di ciò

che è culturalmente rispettabile; i suoi sostenitori portano la tara di un'origine sociale inferiore, una minore

cultura, il sospetto di minore intelligenza e sensibilità.

In Italia una difensore precoce e autorevole della “cultura di massa” è Umberto Eco che, dopo aver ripreso gli

argomenti di Adorno, gradualmente passa ad ammettere funzioni non deprecabili della musica popular: approva le

canzoni dotate di un testo valido in quanto tale (letterario o dal contenuto impegnato, anticonformista); riconosce

il principio che <<un momento di sosta>> è normale e lecito anche nella vita dell'uomo colto, e condanna soltanto

<<la cultura di massa come la situazione antropologica in cui la evasione episodica diventi la norma>>.

Qui si vuole tentare un'apologia di quella musica popular che non è affatto originale anzi standardizzata, eppure

ottima musicalmente per altre ragioni. Innanzitutto bisogna invalidare il giudizio complessivo negativo sulla

persona che discenda dal giudizio negativo estetico sulla musica da essa ascoltata. Una argomentazione forte è

l'esistenza di individui musicalmente progrediti (che godono sino in fondo l'ascolto della musica classica e

sinfonica) che però ascoltano anche la musica popular, e pure con adesione profonda, perchè la sua forma sonora

è scaturigine di un'esperienza approvabile e desiderabile che nessun'altra musica sa procurare.

Si può stabilire un'analogia tra due generi musicali, entrambi “popolari”: il popular e il folklore tradizionale. In

entrambi l'innovazione non è un criterio decisivo per il giudizio di qualità.

Le differenze si attengono ad altri elementi:

• la popular si fonda essenzialmente sulla tecnologia postmeccanica – elettrica, elettronica, informatica –

per la produzione, registrazione, riproduzione e diffusione del suono; la musica folklorica se ne serve

assai poco.

• Nella popular vige una netta divisione e specializzazione del lavoro: suonano solo i professionisti; nel

folklore, invece, sebbene pure ci siano i professionisti, i membri tutti della collettività sono praticanti.

• Sebbene si tratti in entrambi i casi di musica “popolare” (nel caso della popular è fruita dal popolo – la

radio è un apparecchio “democratico” che consente l'ascolto popolare di tutti –, la folkloristica da esso è

prodotta), la popular introduce l'esaltazione e l'idolatria della personalità straordinaria della star, che

corrisponde alla separazione dal corpo sociale dei professionisti, e che è favorita dalla radio, tecnologia

della distanza, che interpone tra i tutti e la star uno spazio insuperabile.

8.4 Riscatto della standardizzazione

A folklore e popular è concessa la convenzinalità formale non solo per la presunta mancanza di pretese estetiche

del popolo. Il fatto è che certi morfemi musicali non invecchiano: non sono clichè perchè continuano ad essere

usati in modo sempre più stanco e non inventivo, ma perchè il loro potere d'azione sulla coscienza è inesauribile.

Rimangono sempre ottimi: perdono originalità, ma non qualità. Se ormai non sorprendono, “ti prendono”.

Prendiamo in esame un caso concreto, Rolling in the Deep, della cantautrice inglese Adele, in quanto ultimo

(2011) enorme successo mondiale e radiofonico pop.

Rolling in the Deep è integralmente costituita di clichè: il motivo pentatonico calco di uno spiritual

afroamericano, l'arrangiamento strumentale che di sezione in sezione aggiunge o toglie blocchi, l'esplosione

formale preceduta dal tracollo. La canzone sembra banale già dal primo ascolto, eppure ha un impatto potente.

Realizza un modello comune, ma lo fa in modo così brillante da risultare fuori dal comune. Questo per quanto

riguarda le materie prime; quanto all'elaborazione dei dettagli, il dosaggio del vibrato, delle inflessioni timbriche,

l'elasticità degli accenti rispetto al beat, rivelano una cantante sapiente.

Data la standardizzazione, nel pop non c'è margine per differenze formali macroscopiche. È tutta questione di

sfumature, di differenze spesso ineffabili. I due principali campi inventivi dove nella musica popular si esplica

l'arte della sfumatura decisiva sono:

− l'interpretazione vocale: mentre in molti generi musicali – la lirica, la classica – l'impostazione vocale è

standardizzata, al contrario nella popular un cantante non esiste se non sviluppa una propria identità

vocale inconfondibile;

− il sound: la sonorità complessiva di un brano, determinata dagli strumenti impiegati, e dal modo di

definire il timbro, la dinamiche del dettaglio e dell'insieme mediante tecnologie postmeccaniche.

Si spiega con l'importanza che può assumere il dettaglio strutturale di superficie il fatto che versioni diverse di una

medesima canzone possano essere abissalmente lontane, e che nella popular siano molto frequenti le cover.

Nella voce di un cantante popular precipita integralmente il suo modo di stare al mondo, traspare la sua identità,

la sua persona. I gusti dipendono dalle differenze nell'impostazione vocale, quindi sono molto personali,

impermeabili a criteri di giudizio oggettivi.

8.5 La radio e l'organizzazione del desiderio

Ciò che rende specifico l'ascolto radiofonico popular rispetto ad altre fruizioni musicali è una somma di elementi:

la non presenza corporea dal vivo degli esecutori; la percezione puramente auditiva; la programmazione a

sorpresa. Questi determinano un'attitudine perticolare con cui ci si mette in ascolto della radio: il desiderio:

incontrare una musica che mi turba, mi sconvolge.

Siccome la programmazione è a sorpresa, la radio offre continuamente un'“occasione di destino”. La radio,

tuttavia, innesca più spesso un meccanismo diverso, il desiderio del desiderio. Ci si mette in ascolto sapendo che

non si riceverà soddisfazione, ma il desiderio inappagato è comunque qualcosa di più desiderabile della mancanza

di desiderio. 9. Un personale tessuto di musica e parole: la classica nella radiofonica italiana

9.1 Per una definizione di musica “classica”

L'offerta di musica classica nell'attuale panorama radiofonico italiano è circoscritta ad alcune emittenti ad essa

dedicate in tutto o in parte, a qualche isolato programma all'interno di altre reti non specialistiche, e ad un'offerta

crescente di web radio.

Musica classica è una locuzione complessa e problematica che, a seconda dei contesti in cui è impiegata, può

coincidere o sovrapporsi parzialmente ad altre locuzioni: musica seria, colta, alta, d'arte. Ciascuna di esse sottende

una posizione estetica riguardo al valore della musica che definisce.

Un altro modo di intendere la classica è di opporla ad altre definizioni di musica: leggera, di intrattenimento, pop,

commerciale, etnica, folk e via discorrendo.

Ciò che si intende per musica classica in radio oggi è, grosso modo, ciò che sarebbe così classificato in un

negozio di dischi, che raggruppa musiche tra loro molto diverse.

In senso stretto, l'aggettivo “classico” si riferisce alla musica composta tra la fine del '700 e l'inizio dell''800 da un

numero ristretto di compositori (principalmente Haydn, Mozart e Beethoven); però nell'accezione estesa e

corrente, la classica include musiche prodotte in un arco temporale più vasto, dal Medioevo ai giorni nostri.

Classica non definisce neppure uno specifico assetto esecutivo: include musiche destinate alle voci senza

accompagnamento strumentale, in gruppi estesi o ristretti, fino alla voce sola; brani per un singolo strumento, per

piccoli gruppi o per compagini estese fino alla grande orchestra; brani di durata assai diversa, che spesso eccedono

l'ordine dei minuti per arrivare a quello delle ore.

Un elemento caratteristico della maggior parte dei brani è la presenza di un testo musicale completamente scritto,

ma ve ne sono anche molte che si rifanno a testi parziali che richiedono un apporto consistente dell'esecutore.

9.2 La classica in RAI Radio3

L'offerta più ricca di musica classica nella radiofonia italiana si trova nel servizio pubblico:

• una rete nazionale, RAI Radio3, che dedica alla musica buona parte del proprio palinsesto;

• FD5, la vecchia filodiffusione, interamente votata alla classica;

• WR6, canale web-only, che rende disponibile il patrimonio di registrazioni della RAI, tra cui gran parte di

musica clasica.

Radio3 è l'ammiraglia della classica in RAI. Qui esaminiamo l'istantanea di due giornate di programmazione, il

13 e il 14 febbraio 2012, nel lavoro coordinato da Tiziano Bonini.

Delle 48h prese in esame, la musica ne occupa poco più di 22, quindi poco meno della metà del tempo totale. Di

questa bisogna distinguere tra jingle, stacchi e sigle dei singoli programmi (39 minuti), brani musicali inseriti di

tanto in tanto nei programmi con funzione di stacco e scansione (1h e 24 minuti) e musica come contenuto di un

programma (20h e 39 minuti).

Se aggreghiamo i dati in funzione dei contenuti dei programmi:

− le ore dedicate alla musica e al discorso che la accompagna sono oltre 28 (28h 38') → di queste, 5h 30'

sono occupate da programmi dedicati ad altri generi musicali;

− le ore dedicate ad altri contenuti sono 18 e 42 minuti.

Il doppio mandato di Radio3 è nettamente articolato tra una canale di musica classica che trasmette quasi

esclusivamente nelle ore di svago e riposo (pausa pranzo, sera, notte fino al primo mattino) e uno di cultura che

occupa saldamente l'intera mattinata e buona parte del pomeriggio. Anche nel parlato i toni rimangono alti, in

quanto rivolti a un pubblico interessato a riflettere.

Gli spazi della classica possono essere ripartiti in 3 tipologie:

1. approfondimento senza specifici legami con l'attualità → Qui comincia (6.00 – 6.45), incardina una

manciata di ascolti musicali distinti tra loro per genere, epoca e stile, entro un percorso che ruota attorno a

un libro e un'immagine; si tratta di un approfondimento in senso ampio, in cui la musica è trattata come

parte di un tessuto culturale complessivo. Invece esplicitamente tematico è La baracca (13.00 – 13.45),

che guarda all'opera lirica sotto l'aspetto esecutivo, con taglio dichiaratamente leggero e di

intrattenimento, <<un varietà radiofonico>>, ma con elevate competenze e capacità critiche messe in

gioco dai due conduttori dietro un tono scanzonato.

2. informazione legata all'attualità → Primo movimento (separa la prima mattinata dalla seconda) è

dedicato all'attualità discografica, con taglio informativo e una piccola dose di approfondimento.

3. proposte di musica live → asse portante dell'offerta di classica, si può ripartire in 3 categorie: musica che

la RAI contribuisce a produrre (La stanza della musica, Piazza Verdi, trasmissione in diretta di musiche

eseguite dal vivo da musicisti ospiti all'interno degli studi RAI); concerti e opere prodotti da altri che la

RAI riprende dal vivo, in proprio; concerti e opere che Radio3 trasmette in diretta o in registrata da

riprese realizzate dal vivo da altri.

La RAI trasmette una quota importante delle produzioni concertistiche di istituzioni stabili, festival e

rassegne. Apre anche una finestra sul panorama internazionale con la trasmissione delle produzioni di

altri paesi. Un caso particolare è I concerti del Quirinale, una rassegna di concerti cameristici curata

dalla direzione musicale di Radio3 in collaborazione con il palazzo stesso e con RAI Quirinale.

Anche la musica live è inserita all'interno di programmi e accompagnata da un parlato che funge da

introduzione e commento (Concerto del mattino, ogni giorno alle 13.00, Sabato in concerto e Domenica

in concerto). A differenza del resto della programmazione, la live può essere ascoltata solo in diretta, non

è mai scaricabile. La possibilità di un riascolto è offerta in parte all'interno della programmazione di

Radio3 (Ritorni di fiamma), e in qualche caso attraverso il sito.

Andrew Crisell propone un'analisi del parlato che accompagna la musica:

^ approccio referenziale: un parlato che si concentra esclusivamente sulla musica, mantenendo una relazione

indiretta con l'ascoltatore;

^ approccio emotivo: una conduzione che, muovendosi al di là dell musica verso l'attualità e anche riferimenti

personali, istituisce con l'ascoltatore una relazione diretta e intima.

È il primo tipo che tradizionalmente accompagna la musica classica, ma oggi il parlato trova una mediazione tra

questi due poli ideali. In quest'ottica, La baracca è il programma in cui i conduttori si muovono con maggior

autonomia fra un approccio referenziale e un gioco di richiami personali; anche in Qui comincia il parlato è ricco

di rimandi e stabilisce con l'ascoltatore una relazione personale nella misura in cui lega la musica a un vissuto

condiviso.

9.3 La classica nelle altre radio

La specificità di Radio3 emerge con maggiore chiarezza se confrontata con gli altri anali dedicati alla musica

classica.

Su FD5 troviamo un flusso musicale continuo, con una minimale scansione in blocchi per lo più di un'ora / un'ora

e mezza, all'interno dei quali i brani sono legati da un filo conduttore, e in cui l'intervento del parlato è ristretto ad

annunci a precedere e seguire ogni brano.

Rete Toscana Classica è forse l'unica radio in FM (a diffusione regionale) con un'identità e una programmazione

interamente votate alla musica classica. Radio comunitaria nata nel 2002, propone quotidianamente un flusso

musicale dalle 6.00 alle 24.00, inframmezzato da rubriche mensili, trasmissioni a tema e, talvolta, da trasmissioni

in diretta di eventi musicali locali.


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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kiabori di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di comunicazione radiofonica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Bonini Tiziano.

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