Varietà e rivista
La rivista è un genere di spettacolo d'arte varia costituito dal susseguirsi di numeri di prosa, musica o danza, e scenette umoristiche uniti da una trama (pretestuosa) e dalla presenza di personaggi fissi (tra cui la soubrette). La rivista si affermò in Italia negli anni Venti e conobbe grande fasto fino agli anni Cinquanta. Con l'avvento del cinema sonoro la rivista si adattò alle sale cinematografiche, dando vita all'“avanspettacolo” che precedeva la proiezione.
La radiofonia degli inizi, dal carattere serioso, ufficiale e paternalistico, bandì dai palinsesti qualsiasi spettacolo frivolo. Il primo spettacolo radiofonico di rivista è considerato "Un'ora con te", lanciato nel 1933: abbinamento di testi densi di richiami alla letteratura d'appendice, temi d'attualità, molta musica (spesso parodia delle canzoni più celebri). No storia ma susseguirsi di diverse attrazioni (sketch, canzoni, scenette).
La radio, al contrario del teatro, permetteva la serialità: personaggi ricorrenti e reiterazioni di topoi in grado di originare veri e propri tormentoni → I Quattro Moschettieri, prima rivista seriale della radio italiana, prototipo della rivista musicale a puntate basata sull'accoppiamento di prosa, musica e parodie di produzioni popolari. Dal 1937 in poi la programmazione lasciò uno spazio sempre più ampio alle riviste, messe in onda grazie agli sponsor pubblicitari. Dopo la guerra, la rivista si trasformerà in varietà: più musica e affermazione della figura del conduttore (Mike Bongiorno, Corrado).
Il Morning Show
Il morning show è una particolare declinazione di varietà radiofonico che va in onda nella fascia più pregiata della radio, quella del mattino (7-9). Alcuni sono più improntati all'informazione o all'infotainment (Caterpillar AM – Radio2), altre più al varietà puro (Chiamate Roma Triuno Triuno – Radio Deejay), a seconda della natura dell'emittente. Il formato in Italia ha preso piede negli anni '80 con la diffusione delle radio private e della concorrenza.
Uno dei morning show più famosi d'Europa è il Chris Moyles Show, trasmesso dalla BBC One (canale pubblico dedicato ai giovani). Il programma, terminato nel 2012 e presentato da Chris Moyles, presenta un format chiamato “Zoo” (per le stranezze e i rumori emessi dai conduttori): format normalmente condotto da 2-3 conduttori dalle personalità molto caratterizzate, capaci di interpretare registri satirici, ironici, comici, che prevede spesso la presenza di personaggi fissi al telefono, giochi e scherzi telefonici. Il format si è diffuso nelle stazioni americane negli anni '80 dopo il successo della stazione Z-100 di New York. Questo format si basa sulla centralità dei personaggi al microfono (lunghi blocchi di parlato), le loro capacità comico-satiriche, l'alternanza di differenti elementi sonori, la capacità di interagire con gli ascoltatori al telefono. Un esempio italiano è "Il ruggito del coniglio" – Radio2.
Il Talk Show
La radio è un medium che enfatizza lo spettacolo dal vivo. È nata prima in diretta, e solo dopo sono state introdotte le tecnologie per la registrazione e la fruizione in differita. Anche quando i programmi vengono registrati si cerca di ricreare l'effetto della diretta, chiamato finta diretta. Il parlato radiofonico è sempre comunicativo, il pubblico non ha l'impressione di ascoltare una conversazione rubata e diretta ad altri, anche quando si tiene tra due persone che si conoscono molto bene e non danno l'impressione di fare caso a chi sta ascoltando in quel momento. Ogni conversazione radiofonica ha una doppia articolazione:
- Interazione tra le persone coinvolte nella discussione (conduttore e ospiti)
- Progettata per essere ascoltata, seguita e compresa da un pubblico assente
La radio non può parlare alle masse in maniera indistinta, deve parlare loro come si fa con dei singoli individui, “da uomo a uomo”.
Il talk show è un programma radiofonico in cui uno o più ospiti affrontano e discutono temi d'attualità presentati da un conduttore. Di solito gli ospiti sono esperti del tema o hanno a che fare con la puntata in corso. Un talk show può prevedere anche l'intervento del pubblico e delle sue opinioni, attraverso il telefono → tipo di programmi chiamato negli USA call-in show. Le telefonate di solito sono filtrate da un redattore/produttore.
Il formato prevede una forte caratterizzazione del conduttore, riconosciuto come un personaggio non neutrale, con le sue idee e posizioni. Nelle radio commerciali il format ha durate variabili (1-3 ore), è diviso in blocchi separati da cluster pubblicitari e non prevede stacchi musicali. Nelle radio pubbliche e comunitarie, al posto degli stacchi pubblicitari viene spesso usata la musica.
Negli USA, dove il formato è nato, sono emerse diverse variazioni del modello originale: il talk politico-conversatore, l'hot talk, il talk politico-liberal, il talk sportivo, il talk religioso, moderato. Il dibattito politico e la discussione di opinioni sull'attualità è una caratteristica della radio fin dalla sua nascita. Nell'età dell'oro (anni '30) della radio Padre Charles Coughlin predicava alla radio raggiungendo milioni di americani a settimana. Dagli anni '40 si avvia il talk che prevede l'interazione con il pubblico. Negli anni '50-'60, la diffusione della TV aveva spinto la radio a specializzarsi in formati, non solo musicali → alcune stazioni cominciano a dedicare la maggior parte della loro programmazione alla conduzione parlata. Il vero boom di questo tipo di trasmissioni negli USA si ha tra gli anni '80-'90, dopo l'abrogazione nel 1987 della Fairness Doctrine (la dottrina dell'imparzialità) introdotta da Roosevelt nel 1949.
David Foster Wallace, nel suo saggio del 2004, spiega che l'aumento della popolarità della talk radio politiche è dovuto a tre fattori:
- Lo strangolamento delle stazioni musicali AM da parte delle FM all'inizio degli anni '80 (il pubblico si spostava verso le FM appena introdotte, e allora le AM si convertirono al formato talk)
- La revoca da parte del governo Reagan della dottrina dell'imparzialità, secondo la quale l'emittente doveva offrire agli opposti schieramenti l'opportunità di esprimere il loro punto di vista (Roosevelt vedeva nell'etere un bene comune, pubblico; Reagan con la sua politica di deregulation voleva sbrigliare le attività produttive)
- La distribuzione del Rush Limbaugh Show – primo talk politico conservatore – a livello nazionale nel 1988
Rush Limbaugh (imitato in Italia da Giuliano Ferrara) conduceva un talk aggressivo, partigiano, apertamente schierato a destra, inedito per l'informazione dell'epoca, abituata a un certo equilibrio. Prima di lui i talk erano caratterizzati da personaggi non apertamente schierati, generalisti dei contenuti. Limbaugh ha cambiato per sempre il modello del talk politico, dando vita a una lunga serie di cloni.
Wallace svela la struttura del talk, che apre sempre con una frusta, un monologo emotivo che dovrebbe riscaldare gli animi degli ascoltatori e provocarne la creazione → sottolinea la ricerca del conduttore di un mostro, un nemico contro cui scagliarsi con un linguaggio indignato e arrabbiato. Anche nel rapporto con gli ascoltatori al telefono il conduttore si caratterizza per un linguaggio diretto, crudo e provocatorio, in cerca dello scontro. Il conduttore non è un giornalista (che invece ha delle responsabilità nel modo in cui racconta l'informazione), ma è un intrattenitore. La natura intima dei talk politici è intrattenere. Il successo di questo formato, riscontrabile nell'aumento di stazioni che l'hanno adottato, è così vasto che molti si chiedono se questa nuova esposizione a una comunicazione politica così sbilanciata verso destra non condizioni le opinioni politiche degli ascoltatori. Sicuramente sì, c'è una certa influenza, ma è sbagliato pensare che le talk radio politiche siano motivate dall'ideologia: si tratta solo di business, motivato dalla logica del profitto. Il pubblico tipico delle talk radio è il maschio di mezza età e conservatore, di cultura medio-alta, e che guadagna più di 50.000$ all'anno.
Hot talk
Questo tipo di talk show non ha niente a che fare con la politica. Noto anche come FM talk o shock talk, è diretto ad un pubblico maschile compreso tra i 18-49 anni. Il tema delle puntate è generalista, orientato verso la cultura popolare, i temi di costume e società. Negli USA uno dei più noti è l'Howard Stern Show.
Sport talk
Questo termine indica sia i programmi dedicati al dibattito sportivo, sia il formato di un'emittente dedicata interamente all'informazione sportiva. Dall'analisi sociologica di uno degli show più famosi, il Jim Rome Show, emerge che la retorica del programma è formata dai valori del machismo e della discriminazione di genere, un luogo in cui i conduttori, ospiti e ascoltatori mettono in scena la loro mascolinità.
La Talk radio in Italia
In Italia l'epoca della talk radio viene inaugurata in ritardo rispetto agli USA e all'Europa, per paura di perdere il controllo sul messaggio trasmesso, e solo come risposta alle rivolte del '68 che avevano messo in discussione l'autorità delle istituzioni, ma comunque mitigata dal modo in cui venne realizzata.
Il primo talk show radiofonico italiano nacque nel 1969 nel servizio pubblico, Chiamate Roma 3131, il primo ad introdurre le telefonate del pubblico in diretta (ma filtrate e selezionate, anche perché siamo sotto la direzione democristiana di Bernabei), in onda tutte le mattine dalle 10.40 alle 12.15. I primi conduttori (Paolo Cavallina e Franco Moccagatta) erano molto moderati, con forte accentuazione etico-cattolica. Poi negli anni '70, con la diffusione delle radio private, la RAI dovette virare i contenuti e i toni verso un dialogo meno rigido e ingessato. Nel 1979 la trasmissione cambiò nome in Radiodue 3131, e il nuovo conduttore, Corrado Guerzoni, la trasformò in un programma molto più aperto verso il pubblico.
Nel 1980, in seguito al terremoto in Irpinia, l'allora direttore di Radio2 si improvvisò conduttore di "La loro voce", programma che servendosi delle linee del 3131 creò una rete di collegamento tra i sopravvissuti al terremoto e i parenti lontani. Il programma cambiò nome, formato e conduttori più volte nel tempo: Gianluca Nicoletti, Barbara Palombelli, Enrica Bonaccorti, Pierluigi Diaco, fino al 2006, data del ritiro del format. La RAI ha poi prodotto altri talk con telefonate del pubblico, come Radio Anch'io e Zapping.
La vera rivoluzione di linguaggio arriverà con l'uso delle telefonate da parte delle radio libere negli anni '70, e la nascita del formato italiano del Microfono Aperto, in cui le telefonate degli ascoltatori senza filtro e la conversazione che si generava attorno a un tema costituivano la spina dorsale del palinsesto. Tra queste radio quella che ha più raffinato il modello del microfono aperto è stata Radio Popolare, che dal 1976 ha in palinsesto un programma che porta questo nome, in onda al mattino dalle 9.00-12.00.
Prima di internet, la radio era lo spazio in cui la costruzione collettiva di un discorso orale prendeva forma in tempo reale. Ora la radio non è più il luogo privilegiato dell'interazione e dell'espressione delle opinioni, ma continua a resistere come palcoscenico della condivisione delle opinioni. Dal 1999 esiste una radio interamente votata al formato talk & news, Radio24 IlSole24Ore, all'interno della quale sono nati diversi talk con interventi del pubblico, come "La versione di Oscar", ascrivibile al modello americano del talk politico conservatore, "Melog", un hot talk su temi di cultura popolare, "A tempo di sport" (ora diventato "Tutti Convocati"), talk sportivo, e "La Zanzara", format orientato verso l'infotainment, che mescola elementi del talk politico conservatore ad elementi del formato zoo. La novità di questi formati rispetto ai modelli del microfono aperto sta nella forte caratterizzazione del conduttore, che diventa un personaggio-star.
Lo spettacolo drammarutgico: radiodrammi, audiodrammi, serial
Il radiodramma
Radio drama è una performance acustica, trasmessa alla radio o pubblicata su un media sonoro (cassetta, CD, mp3, podcast). È un'opera originale pensata per la radio, non seriale, di durata varia (10-15 min, mezz'ora, un'ora). Si distingue dal teatro radiofonico per la sua originalità. Il primo vero radiodramma della storia viene trasmesso dalla BBC il 15 gennaio 1924, "Danger!", di Richard Hughes: per facilitare il pubblico nel cogliere una storia esclusivamente sonora, la sceneggiatura prevede che i personaggi stessi siano al buio in una miniera, dove stanno per essere sopraffatti dall'acqua. Questo radiodramma venne mandato in onda all'interno di un contenitore di drammi dalle 19.30 fino alle 21.15, il prime time dell'epoca, in mezzo a soli adattamenti teatrali. "Danger!" fu ben accolto dalla critica in quanto dimostrò perfettamente la comprensione delle nuove possibilità linguistiche per quel “nuovo medium”. Hughes, appena 24enne, ammise di aver disseminato nel testo una serie di effetti sonori che non sapeva come realizzare in diretta:
- Simulare le voci in un tunnel → Nigel Playfair (produttore del dramma) fece infilare le teste degli attori in dei cilindri
- Simulare il coro di minatori gallesi udito in lontananza → Reclutarono alcuni minatori gallesi, li fecero cantare nel corridoio fuori dallo studio e, nei punti richiesti, Playfair apriva la porta dello studio per far sentire i canti dei minatori, e la richiudeva per simulare un effetto di dissolvenza
- Simulare il suono di un'esplosione → Playfair fece scoppiare una borsa di carta accanto alla stanza
Un'altra novità fu la completa abolizione della figura del narratore. Alcuni giornalisti furono invitati ad assistere alla diretta, e recensirono molto positivamente l'esperimento nei loro articoli. "Danger!" fu riproposto per l'ultima volta dalla BBC nel 1981. Nel 1924, anno di "Danger", videro la luce altri 2 drammi nati per l'ascolto: "Maremoto" di Pierre Cusy e Gabriel Germinet in Francia – che provocherà negli ascoltatori un'apprensione antenata dell' “effetto Welles” del 1938 – e "Magia sulla onde" di Hans Flesch in Germania. Tutti e 3 i primi radiodrammi condividono l'ambientazione in un luogo con presenza d'acqua e un'impostazione proto-thriller.
In Italia gli esperimenti iniziarono con ritardo. Nel 1926 l'URI bandì un Concorso per un radiodramma d'azione “comica o tragica”, che doveva durare non più di 25 minuti, avere pochi personaggi e prontamente caratterizzabili, e doveva rendere l'ora e l'ambiente con rumori imitativi, battute di dialogo e altri accorgimenti. I risultati furono deludenti, testimoniando una povertà di invenzione e mancanza di tecnica. Il primo radiodramma fu trasmesso il 3 novembre 1929, "L'anello di Teodosio", giallo dalla trama esilissima, che come gli altri primi esperimenti scontava una forte dipendenza dal medium teatrale. Le cause del ritardo produttivo italiano stanno nella mancanza di autori e registi convinti del nuovo mezzo, e nell'assenza di una specifica riflessione teorica sul genere; inoltre la radio era scarsamente diffusa e quindi, almeno per i primi 10 anni di vita, era poco attraente agli scrittori più affermati.
Il dibattito sull'estetica radiofonica inizierà a muoversi negli anni '30, in particolare con il Manifesto della Radia di Filippo Marinetti e Pino Masnata, futuristi che esaltavano le capacità di giustapposizione surreale di suono provenienti da luoghi geografici diversi. Nel frattempo si ponevano le basi per la nascita della figura del regista radiofonico: né regista teatrale né autore di testi, una figura produttiva specifica della radio, capace di tradurre il testo di partenza in “immagine acustica”, dirigere gli attori in una drammaturgia sonora. Nel 1935 l'autore Ettore Giannini firmò il primo vero radiodramma della storia italiana, "Isolato C", con una tecnica innovativa: l'azione è costruita per sequenze dal taglio “cinematografico”, sintetiche e allusive, che si sovrappongono tramite dissolvenze incrociate. La produzione drammatica italiana nel periodo precedente alla guerra rimane tuttavia inferiore al resto d'Europa.
Il radiodramma in Italia dal dopoguerra ad oggi
Nel 1949 la RAI istituisce il Prix Italia per premiare i prodotti radiofonici delle radio di servizio pubblico nel mondo, un premio che permette sia la valorizzazione della qualità radiofonica, sia, in un mondo appena uscito dalla guerra, la ricostruzione di rapporti culturali tra paesi europei, asiatici, americani. Le opere vincitrici ottengono la possibilità di essere distribuite fuori dai confini nazionali, e inoltre il Premio offre un'occasione di scambio di opinioni, commenti, tecniche e strategie produttive tra autori e produttori radiofonici di tutto il mondo, contribuendo all'innovazione del genere. Tra i nomi dei vincitori troviamo scrittori noti in letteratura e nel teatro, da Primo Levi ad Harold Pinter.
Gli anni d'oro del radiodramma italiano vanno dal 1949 al 1955, anno in cui conoscono una prima battuta d'arresto dovuta alla popolarizzazione della televisione, con una ripresa ad inizio anni '60 e fine anni '70, periodo più orientato a forme ibride come il docu-drama e la docu-fiction. Andrea Camilleri e Sergio Liberovici firmarono nel 1974 un docu-drama di grande spessore, "Outis Topos", “ipotesi di una radio futura”, che si pone il problema di una radio “popolare”.
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