Parte prima. La radio e il suo pubblico
Storia della radio in Italia in 4 parti
1924/45: Radio days all'italiana. Radio di regime e radio clandestine
La radio nasce in America, come idea di un apparecchio in grado di fornire, attraverso le onde radiofoniche, contenuti di informazione, cultura e intrattenimento analoghi a quelli già offerti attraverso altri canali e mezzi di comunicazione di massa (stampa, cinema).
In Europa, parallelamente, la radio si sviluppa soprattutto come strumento di supporto bellico e commerciale. In questo paradigma spicca il nome David Sarnoff, che successivamente divenne il massimo dirigente di RCA Radio Corporation of America, che cominciò a pensare a un utilizzo commerciale del mezzo, destinato a un grande pubblico (fino a quel momento era solo un sistema di comunicazione punto a punto), la figura di Sarnoff è centrale per l'idea di broadcasting.
La Gran Bretagna, invece, è stato il primo paese ad emettere trasmissioni radiofoniche regolari, dalla stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia, nel 1920, e a disciplinare il mezzo entro un regime monopolista, (come il telegrafo e il telefono) ovvero: bene pubblico che necessita di un controllo statale per far sì che i programmi siano di pubblica utilità. In America invece, il sistema era privato.
In Italia, inizialmente le trasmissioni erano create con l'aiuto di capitali stranieri, come Francia e Germania, interessate a estendersi sul governo italiano e ci vollero varie trattative, in particolare iniziate da Mussolini, per far prendere allo stato posizioni sul tema. Fondamentale fu l'intervento di Marconi, che sottolineò l'importanza del patriottismo.
Nel 1924 venne istituito il ministero delle Comunicazioni, con a capo Costanzo Ciano, e qui nacque l'Unione Radiofonica Italiana (URI), attraverso la fusione dei capitali della società Radiofono di Marconi e dalla Società italiana radio audizioni circolari (SIRAC). L'attività era finanziata dall'abbonamento al servizio, dall'imposta sul possesso dell'apparecchio ricevente e dalla pubblicità.
Nei primi anni, l'offerta delle trasmissioni era costituita prevalentemente da musica, programmi culturali, programmi per casalinghe e agricoltori e per bambini. Nel 1927, dalle ceneri dell'URI, si forma l'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR).
In questo periodo però la radio è ancora un bene di lusso, a causa dei costi alti di apparecchi e canone e lo sviluppo non omogeneo delle reti. A un determinato momento però le forze cominciarono ad agire insieme. Da un lato il regime fascista si accorse del potenziale di propaganda del mezzo, dall'altro le industrie produttrici di apparecchi cominciarono a investire nella produzione in serie, infine l'offerta dei programmi trasmessi si arricchì con l'opera e i concerti trasmessi dai teatri, nacquero rubriche, riviste culturali e scientifiche e inoltre migliorarono gli impianti di trasmissione.
Nel 1933 viene istituito l'Ente Radio Rurale, ovvero il progetto culturale di indottrinamento del paese attraverso l'introduzione della radiofonia nelle scuole di campagna. Ma gli abbonamenti crescono a ritmi lentissimi e non paragonabili a quelli degli altri paesi, ma con l'immissione sul mercato del Radio Balilla nel 1937, al costo contenuto di 430 lire, ci fu un'accelerazione della diffusione del mezzo anche in classe meno abbienti.
La canzone era un ingrediente fondamentale dell'offerta radiofonica, ma esistevano delle formule per integrare il linguaggio parlato con quello musicale, esempio di programmi: Ginnastica da camera, La lista delle vivande, Lezioni di lingua italiana per stranieri. Uno dei contenuti più famosi è I quattro moschettieri di Angelo Nizza e Riccardo Morbelli, fu il primo successo dell'EIAR e il primo fenomeno mediatico generato dalla radio, in grado persino di contribuire all'incremento degli abbonamenti.
Contemporaneamente nasceva il radiodramma, un testo di tipo teatrale scritto espressamente per la radio. Il primo fu: L’anello di Teodosio di Luigi Chiarelli, nel 1929.
Un altro ingrediente del palinsesto furono le radiocronache di eventi sportivi, politici e sociali: erano prime forme non scritte di giornalismo a cui seguirono i giornali radio dal 1935.
La propaganda fascista si accorse della radio in ritardo, e si concentrò prima sulla stampa. Cronache del regime, a cura di Roberto Davanzati, fu una rubrica popolare radiofonica dell'EIAR di propaganda fascista, di informazione sui fatti politici interni e internazionali (in particolare sulle conquiste del fascismo e a tutti i fatti positivi legati ad esso), capace di mobilitare l'opinione pubblica e grazie ad esso si costruì un filo diretto tra il Duce e le masse.
L’Italia in più, sperimentò l’utilizzo di segnali radiofonici a onde corte (serviva a coprire lunghe distanze) oltre i confini nazionali, realizzando programmi che contrastassero la propaganda estera antifascista e appoggiassero la politica del regime e le sue posizioni in merito a questioni internazionali come la guerra civile spagnola.
Durante la guerra la programmazione dell'EIAR cambiò radicalmente, da un palinsesto ricco di programmi a un palinsesto di emergenza, in cui l'offerta era controllata dal Comando supremo delle forze armate. Inizialmente le cronache quotidiane sottolineavano lo sforzo bellico e demolivano l'immagine dei nemici ma ben presto dovettero fare i conti con le sconfitte e le perdite umane. Uno dei maggiori commentatori fu Mario Appelius che era capace di trasportare emotivamente il pubblico, ma che fu licenziato perché inventava fatti bellici e le persone potevano confrontare i dati ascoltati con quelli di Radio Londra, la contropropaganda BBC in lingua italiana.
Il regime, infatti, era impotente di fronte alle trasmissioni che giungevano dall'estero (il cui ascolto era stato vietato), anche perché le emissioni si erano moltiplicate nel numero e nella frequenza e riuscivano a raggiungere gli italiani sul territorio nazionale e quelli che erano impegnati nelle forze armate (ad esempio i militari in Nord Africa). Alcuni esempi: dalla Russia era cominciata l'attività di Radio Milano Liberata, con contenuti antifascisti, altri comunicati arrivavano dagli Stati Uniti e da Londra per bocca di Umberto Calosso o Ruggero Orlando e venivano ascoltati in clandestinità. La radio quindi diventò un potente acceleratore della crisi di credibilità del sistema fascista.
Dopo l'8 settembre, l’Armistizio, ci furono 2 giorni di blackout dell'informazione e ci fu la progressiva disgregazione dell'EIAR, i cui impianti finirono sotto gli alleati a Sud e sotto la Repubblica di Salò a Nord. Contemporaneamente prendevano piede programmi di informazione e sostegno della popolazione da parte delle forze americane, intenzionate a utilizzare il mezzo attraverso il Psychological Warfare Branch (organismo del governo americano, incaricato della gestione dei mezzi di comunicazione italiani), incaricato della gestione della propaganda con il supporto di alcuni giornalisti tra cui Antonio Piccone Stella e intellettuali antifascisti. Italia Combatte è un esempio di trasmissione contro i tedeschi, in essa i reduci raccontavano le atrocità subite dai nazisti, si davano informazioni per chi si trovava al fronte impegnato con la lotta contro i tedeschi.
1946/75: Il neorealismo radiofonico. I nuovi generi. L'arrivo delle radio libere e la riforma RAI
Quando cessa il conflitto, gli alleati riconsegnano all'Italia la gestione della radio. Nel 1944 l’EIAR diventa RAI (Radio Audizioni Italiane fino al 1954). Con la liberazione la RAI aveva dato avvio a un nuovo modello ripristinando le trasmissioni a onde medie, Rete Rossa e Rete Azzurra, dedicati all’informazione e all’intrattenimento e nel 1950 aveva aggiunto un Terzo Programma di carattere culturale.
La radio cercò soprattutto di creare programmi a carattere culturale (ricordiamo che sono gli anni della nascita della tv che era piena di programmi di intrattenimento). Per questo nel 1948 nasce il Prix Italia, premio radiofonico e poi tv ideato per stimolare la produzione di opere di qualità e favorire la loro circolazione in ambito internazionale. Il premio, oltre a una somma in denaro, garantiva la trasmissione delle opere vincitrici in tutte le radio-tv aderenti all’iniziativa.
Particolare attenzione fu data al documentario. In Italia spicca il nome di Aldo Salvo. I suoi documentari erano pieni di realismo crudo, ad esempio quello sugli ospedali psichiatrici del '51. Anche altri si avvicinarono al realismo e questo cambiò il modo di fare giornalismo e squadre di radiofonisti giravano l’Italia in cerca di zone disagiate dal dopoguerra. Ma la Rai aveva mandato in giro i radiofonisti anche per uno scopo promozionale, per reclutare nuovi abbonati, programmi come Botta e Risposta sono programmi che tentano di coinvolgere il pubblico.
Così all’inizio degli anni 50 gli abbonamenti crescevano a ritmi vertiginosi, l’offerta della radio era ispirata ai principi di Lord Reith, BBC: informare, educare, intrattenere. Il 3 gennaio 1954, nel momento più prestigioso della Radio, nascono le trasmissioni televisive, ma essa non fece niente e rimase immobile; così a 10 anni dall’esordio, la tv sorpassò la radio negli abbonamenti.
Sempre negli anni dello sviluppo della tv nascono le radioline a transistor: piccole scatole plastificate con antenna telescopica e maniglia per il trasporto. Questo fu la chiave di svolta, ora le radio erano molto più maneggevoli.
La radio era un grande laboratorio creativo anche per quanto riguarda la musica contemporanea, in Italia si iniziò celebrando la canzonetta con il Festival di Sanremo, nella radio degli Stati Uniti nasceva il rock'n'roll. Questa rivoluzione musicale attraversò tutto il mondo. Ma la RAI difficilmente trasmetteva queste canzoni, con ritmi troppo scatenati e riferimenti sessuali. Però tutto questo passò attraverso il cinema, i locali da ballo e i juke-box. In Inghilterra nacque BBC Radio One dedicato alla musica dei giovani, ma gli altri paesi si aprirono più difficilmente a quel tipo di musica. Addirittura nel 1965 il tour italiano dei Beatles fu snobbato dalla Rai che si era sempre rifiutata di trasmettere i loro dischi.
La nuova generazione di conduttori, che imitava lo stile delle radio straniere, cercava di superare la censura dei controlli con un’offerta innovativa, ma gli spazi erano limitati e venivano collocate in orari scomodi. Anche se restia a innovazione, la Rai fece il programma: Chiamate Roma 3131 nel 1969. Un invito più che un titolo. Il grande vantaggio della telefonata in radio era il dare luogo a una telefonata privata in pubblico, una confessione dettata dall’anonimato, e l’ascoltatore aveva la sensazione di origliare.
Altro programma: Alto Gradimento nel 1970, che reinventò il varietà leggero, proponendo una raffica di situazioni comiche e personaggi nonsense (gli studiosi parlano di avanguardia).
Nonostante lo sforzo della Rai, il pubblico comincia ad avere delle alternative: nel 1966 Radio Monte Carlo cominciò le trasmissioni in italiano, a partire dal 1975 grazie alla banda FM, iniziarono a trasmettere emittenti private, definite libere. Il primo segnale fu dato da Radio Sicilia Libera, con il dichiarato scopo di far luce sulla Sicilia distrutta dal terremoto del '68. Questo fenomeno diventò inarrestabile: solo nel 1975 si contano 150 emittenti.
Le radio libere avevano dei tratti comuni: spontaneismo, rifiuto del professionismo, comunicazione con gli ascoltatori attraverso la telefonata, effetto accento ("si sentiva l’accento del droghiere") e il ricorso alla canzone come elemento fondamentale. Infatti nacquero proprio per rispondere a una domanda sociale di musica. Se prima la radio era l’ultima che si adattava alle novità musicali, serviva quasi come conservazione del pezzo, dopo il 1975 è l’incontro: la radio privata divenne il passaggio obbligatorio per il lancio, il successo e la diffusione di un nuovo disco.
Il 1975 fu l’anno della legge 103, la riforma RAI, che ribadiva il principio di riserva statale dell’esercizio delle trasmissioni radiofoniche e televisive tramite concessionaria di servizio pubblico, e il controllo passò dalle mani del governo a quelle del parlamento. L’anno successivo la sentenza 202 della Corte Costituzionale dichiarò la legge incostituzionale nel suddetto principio, aprendo alla trasmissione radiotelevisiva in ambito locale e legittimando di fatto l’attività di radio e tv private.
La Rai fu costretta a rivedere il suo comparto tv e radio, infatti per entrambi i mezzi erano previste 3 reti e 3 testate giornalistiche. Per la radio: Radio1, Radio2, Radio3.
1976/90: Liberalizzazione dal basso. Il far west dell’etere. La legge Mammì
Sul fronte delle private, l’assenza di regole ha comportato un elevato tasso di natalità ma anche di mortalità delle emittenti. La maggior parte delle esperienze più significative sono nate in area milanese, Radio Milano International nel '75 (oggi R101), Studio 105 nel '76 (oggi Radio 105), RTL Radio Trasmissioni Lombarde nel '76 (oggi RTL 102.5), Radio Italia Solo Musica Italiana e Radio Deejay nel '82, Radio Popolare nel '76.
Altrove, le grandi iniziative si scontravano con la scarsità delle risorse economiche ma nonostante questo nacquero: a Roma nel '76 Radio Dimensione Suono, nello stesso anno a Napoli Radio Kiss Kiss, in Sardegna Radiolina, nelle Marche Radio Veronica e nel '82 una parrocchia in provincia di Como dava il via a Radio Maria.
La prima legge sul sistema radiofonico. La legge Mammì, 6 agosto 1990, n 223. La legge stabilì l’istituto della concessione alla radiodiffusione con o senza scopo di lucro, e per le radio private commerciali creò 2 varianti territoriali: quella nazionale e quella locale, indicando anche l’impossibilità per un soggetto di possedere più di 3 concessioni in ambito nazionale (questo era molto penalizzante per la Rai). Impose tetti pubblicitari diversi per radio commerciali nazionali e locali, tenendo le emittenti comunitarie in regime di autofinanziamento.
Ma una delle innovazioni più importanti fu che le emittenti iniziarono a investire nella programmazione informativa fatta di giornali radio e approfondimenti. In questo tempo le radio più importanti sono quelle citate prima che si erano ampliate fino a coprire gran parte del territorio nazionale, differenziandosi nel suono e contenuti.
A metà strada tra locale e nazionale c’erano i syndication, circuiti di radio locali, spesso di concessionarie pubblicitarie, che trasmettono lo stesso contenuto e la programmazione pubblicitaria comune per un determinato numero di ore al giorno (in Italia fino a 6); non hanno avuto molto successo in Italia.
A causa della legge Mammì c’è stata una drastica riduzione del numero di radio locali che è culminata con la legge Maccanico. L’impatto con la concorrenza fu molto pesante per la Rai, le radio private stavano sempre più segmentando il pubblico e cercando di accontentare nicchie sempre più specifiche, mentre l’identità della Rai, se si esclude il presidio culturale di Radio3, era sempre meno definita.
Un tentativo di innovazione è costituito dal lancio di 2 canali stereofonici in FM, che trasmettevano il pomeriggio (Stereo1 e Stereo2) e la notte (Stereonotte). L’ultimo andava in onda da mezzanotte alle 6, con 4 turni ognuno pensati per un pubblico diverso. I conduttori portavano da casa borse piene di dischi e mettevano le loro scelte senza censura e senza interruzioni pubblicitarie, era molto seguito.
Sul fronte dell’informazione, in particolare sportiva e di servizio, la Rai manteneva un vantaggio competitivo rispetto alle private. Dal '83 iniziarono le notizie sul traffico: Onda Verde, in collaborazione con la polizia stradale. Nel '87 sono iniziate anche le trasmissioni sperimentali in Isoradio, dedicato interamente agli automobilisti. È trasmesso in isofrequenze, una tecnica di trasmissione che utilizza la stessa frequenza su un vasto territorio e dunque aiuta la ricerca della stazione in zone diverse del paese, anche in aree svantaggiate. Ben presto anche le radio private hanno iniziato a svolgere questo servizio.
La crisi della Rai di fronte alla concorrenza si accentuò con l’arrivo di Audiradio, l’indagine sull’ascolto radiofonico le cui rilevazioni partirono nel 1988. Dalle prime rivelazioni è stato subito lampante il sorpasso delle emittenti private su quelle della concessionaria Rai. In più, la crescente affidabilità di Audiradio ha portato a considerevoli aumenti negli investimenti pubblicitari sul mezzo, soprattutto nei momenti di crisi e di saturazione del mercato pubblicitario televisivo.
Negli anni '80 e '90 i canali più seguiti erano Radio1 e Radio2, ma canali come Radio Deejay, Radio Dimensione Suono, RTL 102.5, Radio Italia Solo Musica Italiana e Radio 105 insidiano continuamente il primato. Per questo nel 1990 fu varato un piano per la Rai in cui si potenziava il ruolo di Radio1 come emittente d’informazione, si ribadiva la mission generalista di Radio2 e la funzione culturale di Radio3.
Le private, intanto, avevano fatto della specificità il loro punto di forza. Alcune avevano adottato dei format (esempio Radio Italia Solo Musica Italiana - format di solo musica nazionale) e software di programmazione, come Selector: un programma che trasferiva le competenze dei dj e di programmatori musicali in un generatore di scalette capace di selezionare il disco giusto per il momento giusto (usato da RTL). RTL fu la prima a trasmettere sulle stesse frequenze in diverse zone d’Italia.
Un elemento fondamentale per il passaggio al digitale fu: Radio Data.
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