Estratto del documento

CAPITOLO I

IL GIAPPONE PREISTORICO

La più antica cultura del Giappone viene fatta risalire intorno al 10.000 a.C.

Si tratta della cultura Jomon, che significa “motivo a corda”, e deriva dai motivi impressi a corda

ritrovati su vasi e figurine fittili.

Questi motivi hanno l’aspetto di impressioni, lasciate schiacciando sull’argilla ancora molle delle

rozze corde di fibra vegetale o delle stuoie.

Durante questo periodo, gli abitanti del Giappone si procuravano da vivere con la caccia, la pesca e

la raccolta.

I vasi Jomon, fabbricati a mano “al colombino” e cotti in buche all’aperto, avevano pareti spesse, e

venivano prodotti in una grande varietà di forme.

Nel corso di questo periodo, la decorazione con motivi a corda venne combinata con motivi

o linee graffite e incise, ma il motivo a corda rimase l’elemento decorativo principale.

geometrici

Il periodo Jomon può essere suddiviso in tre fasi: antica, media e tarda.

All’inizio della fase antica, i pezzi erano tutti vasi da cucina del tipo più semplice, e i più popolari

erano quelli dal fondo appuntito.

In seguito vennero aggiunte delle decorazioni: dapprima si fissarono sull’orlo dei vasi dei piccoli

medaglioni o delle strisce di argilla, poi si inventarono dei motivi graffiti e infine si raggiunse il

vero Jomon.

A partire dalla metà di questa fase vennero schiacciate sull’argilla molle non solo delle corde, ma

anche dei bastoncini di legno con disegni intagliati e delle conchiglie marine.

Quasi tutto il repertorio fondamentale della cultura Jomon nacque proprio alla metà di questa fase.

I vasi rinvenuti nella tarda fase Jomon del Giappone orientale mostrano una particolare varietà di

forme.

Il vaso monoansato a beccuccio è tipico della fase più tarda.

Sempre in questo periodo vennero realizzate delle misteriose figurine in argilla, dette dogu.

Queste figurine, che rappresentano esseri umani e animali, sono state ritrovate principalmente nelle

regioni orientali.

Un dogu in argilla misura 25 cm di altezza, per decorarli venivano usate sia le decorazioni a corda

che l’altorilievo e l’incisione di linee e croci.

La funzione dei dogu non è chiara, probabilmente legata a una forma di credenza rituale.

Pare che la maggior parte dei dogu venisse appesa a una corda o tenuta accanto al corpo, e

raramente erano fatti per stare in piedi sulle proprie gambe.

Alcune figurine portano acconciature elaborate e mostrano con evidenza i propri attributi femminili,

e ciò suggerisce l’idea di dee della fertilità o di spiriti benevoli assistenti al parto.

Molti dogu mancano di alcune parti del corpo, e dunque potrebbero essere stati usati per pregare per

la guarigione di un malato o per invocare la maledizione su un nemico.

A partire dal IV secolo a.C. la cultura Jomon venne rimpiazzata dalla più avanzata cultura Yayoi.

Questa popolazione, antenata dei giapponesi contemporanei, era composta da agricoltori che

godevano dei benefici della vita in comunità e vivevano in insediamenti permanenti.

Oltre a coltivare il riso, producevano anche numerosi oggetti e strumenti di bronzo e ferro, e

manufatti ceramici dalle pareti sottili, eseguiti al tornio.

Il termine Yayoi deriva da un sito di Tokyo dove questa ceramica è stata rinvenuta per la prima

volta.

La raffinatezza di quest’artigianato distingue nettamente la popolazione Yayoi dai predecessori, e

presuppone un progresso culturale non di origine indigena, ma portato in Giappone dal continente

in seguito a ondate migratorie.

L’adozione della coltivazione del riso fu ampiamente responsabile delle differenze economiche che

dividono le regioni del Giappone.

La regione occidentale, molto adatta alla coltivazione del riso, divenne l’area economicamente e

culturalmente più avanzata del Giappone, esercitando il predominio sulla collinosa e fredda regione

settentrionale, che è rimasta fino ad oggi ad un minore livello di sviluppo.

In contrasto con la ceramica Jomon, i vasi Yayoi presentano forme nette e funzionali, che riflettono

una società e una tecnologia più avanzata.

Erano eseguiti al tornio a ruota, e alcuni di essi presentano singole parti, come il piede, il collo e la

bocca, nettamente distinte.

La loro decorazione consiste principalmente di scanalature e di linee incise, e in qualche caso, sulla

spalla del vaso ci sono semplici disegni di case, animali, pesci ed esseri umani.

Il vasellame Yayoi veniva cotto a una temperatura più elevata della ceramica Jomon, e alcune parti

dei vasi venivano levigate fino ad acquisire una grande lucentezza e dipinte prima della cottura.

Durante l’epoca Yayoi la più importante importazione dal continente fu la conoscenza della

metallurgia, che rese possibile la produzione di utensili di ferro e oggetti di bronzo.

Gli oggetti di bronzo più inusuali erano detti dotaku, ed erano campane con un corpo tubolare

i grandi lati del corpo a mo’ di flange

sormontato da una grande ansa, che discendeva lungo

decorative.

La loro decorazione consiste in motivi geometrici, come linee, triangoli e spirali.

La popolazione Yayoi si distinse anche sviluppando la propria organizzazione sociale con la

creazione di federazioni di clan, che ammontavano a più di un centinaio.

Nel corso del II e III secolo d.C. questi clan lottarono tra loro, finché il potere supremo toccò al clan

Yamato, che conquistò buona parte dell’isola di Honshu e la metà settentrionale del Kyushu.

All’incirca nel III secolo d.C. arrivò anche la pratica di erigere tumuli sepolcrali e di seppellire

tesori assieme al defunto.

I tre secoli successivi vengono indicati come periodo dei Tumuli, in quanto la cultura di quest’epoca

è nota principalmente per i manufatti ritrovati nei tumuli sepolcrali.

Nel tardo IV secolo e nel V secolo vennero eretti tumuli di proporzioni monumentali.

Queste tombe gigantesche simboleggiavano il potere unitario della classe dirigente centrale.

La più grande di queste è la tomba dell’imperatore Nintoku.

La tomba è a forma di buco di serratura, davanti vi è un basso tumulo a forma di cuneo, di uso

rituale, mentre dietro di esso vi è un tumulo circolare, eretto al di sopra della camera sepolcrale.

Nelle tombe più antiche le camere sepolcrali e i sarcofagi erano semplici e privi di decorazioni.

Verso la fine del periodo dei Tumuli, nel VI secolo, iniziarono a comparire delle decorazioni sui

sarcofagi e sulle pareti circostanti.

Le decorazioni più antiche erano semplici motivi geometrici, più tardi esse vennero dipinte e

rappresentavano talvolta uomini e animali.

In una tomba di Takehara, nella prefettura di Fukuoka, è dipinta la scena narrativa più riconoscibile

ritrovata fino ad ora.

In questa composizione in rosso e in nero viene mostrato un nobile con una barca e un cavallo, tra

due grandi ventagli da cerimonia, e sopra di lui sono presenti un’altra barca e un animale non

identificabile.

Assieme al defunto, in questi tumuli venivano sepolti oggetti di bronzo, come specchi, strumenti,

armi, ornamenti personali, finimenti per cavalli, e vasi fittili.

Gli specchi di bronzo sono i manufatti più importanti ritrovati nella maggior parte delle tombe.

Tra essi alcuni sono importati dalla Cina dei periodi Han e delle Sei Dinastie.

Sono anche state ritrovate copie giapponesi di opere cinesi, tra cui non molto usuali sono gli specchi

con campane intorno ai bordi.

La loro origine sul continente non è stata identificata con certezza, ma in Giappone sembra che

siano stati usati come oggetti funerari e cerimoniali.

Una figura di sacerdotessa in argilla indossa una cintura a cui è appeso uno specchio di questo tipo.

All’esterno dei tumuli funerari vi erano numerosi tubi cavi in argilla, detti ossia “cilindri

haniwa, di

argilla”. fossero privi di decorazioni, all’apice di alcuni venivano aggiunte delle

Sebbene molti haniwa

figurine.

Le prime decorazioni sui cilindri erano modelli in miniatura di case e di arredi cerimoniali.

Successivamente si aggiunsero sculture di uccelli, intesi come messaggeri divini, insieme a figure di

cavalli e sacerdotesse.

Più tardi si aggiunsero anche aristocratici, guerrieri, gente comune, indovini, barche e animali

domestici. osservate dall’uomo nel

Questi haniwa sono semplici rappresentazioni dirette di cose e persone

mondo naturale che lo circonda.

Gli antichi giapponesi non avevano una religione organizzata, e la loro religione indigena viene

indicata con il nome di Shinto (La via degli dèi).

Gli antichi giapponesi vedevano la natura stessa come manifestazione di una presenza divina.

Questi dèi non venivano mai immaginati in forma umana, ma erano vaghe apparizioni che vivevano

in spazi indistinti e indefinibili.

Il culto si svolgeva all’aperto in siti dichiarati sacri.

Con il tempo gli antichi giapponesi iniziarono a erigere strutture permanenti dove venerare i propri

dèi.

I tempietti venivano eretti sulle montagne o in aree rurali, erano racchiusi dentro cinte fortificate, a

cui si accedeva attraverso un torii, o portale, formato da due pali che sostenevano una lunga trave,

con una seconda trave posta poco sotto la prima.

Lo Shintoismo indigeno fu profondamente influenzato dal Buddhismo, introdotto in Giappone nel

VI secolo.

Prima di arrivare in Giappone, il Buddhismo aveva già una lunga tradizione nella rappresentazione

antropomorfa degli dèi e dei santi, e così i giapponesi iniziarono a foggiare immagini umane dei

propri dèi.

Uno degli esempi più importanti di architettura scintoista è il grande santuario di Ise, situato in una

foresta di cipressi presso il fiume Isuzu, a sudest di Kyoto.

È composto da due recinti simili, il santuario interno, o Naigu, è dedicato alla dea del sole

Amaterasu, leggendaria antenata del popolo giapponese.

Il secondo recinto, o santuario esterno, fu eretto per la dea del frumento Toyo Ue no Okami.

Si ritiene che il Naigu sia stato eretto per la prima volta nel IV secolo d.C., ed esso è stato

regolarmente ricostruito ogni vent’anni.

CAPITOLO II

L’INIZIO DELL’ARTE BUDDHISTA: IL PERIODO ASUKA

(538-710)

L’introduzione del Buddhismo in Giappone fu molto importante nella storia culturale del paese.

La nuova religione era originaria dell’India, il suo fondatore, il Buddha o “l’illuminato”, era nato

intorno al 563 a.C.

Il Buddha storico è noto con il nome di Siddharta Gautama, o come Sakyamuni.

Durante la giovinezza, trascorsa da principe reale, Siddharta divenne consapevole della miseria

trovare un rimedio ai mali dell’umanità.

sofferta dal genere umano e decise di

Dopo essere fuggito dalla sua città, Siddharta studiò con dei saggi brahmani che sostenevano un

estremo ascetismo.

Insoddisfatto dai loro insegnamenti, vi rinunciò, e attraverso la pratica dello yoga, raggiunse il

dell’illuminazione.

traguardo

Quest’illuminazione, ossia il raggiungimento della qualità di Buddha, avvenne sotto l’albero della

o “albero della saggezza.”.

bodhi,

Da quel momento il Buddha iniziò a rivelare agli altri i misteri dell’universo e a conquistare la

salvezza per tutta l’umanità.

Insegnava che la vita è sofferenza e che la miseria umana è causata dall’eccessivo attaccamento alla

propria individualità e ai piaceri dei sensi.

La soluzione a questa sofferenza consiste nell’annullamento dell’io e nella liberazione dalle

reincarnazioni, ovvero dal ciclo di nascita, morte e rinascita in cui si credeva fossero destinati tutti

gli esseri viventi.

Egli insegnava che la liberazione si raggiunge attraverso l’ottuplice sentiero, delle giuste credenze,

delle giuste aspirazioni, dei giusti pensieri, del giusto modo di parlare, del giusto modo di procurarsi

da vivere, delle giuste azioni, dei giusti intendimenti e della giusta meditazione.

Nel suo ottantesimo anno di vita il maestro entrò nel Nirvana, conseguendo una completa

liberazione dal ciclo delle reincarnazioni.

Molto tempo dopo la morte del Buddha, le sue dottrine si diffusero fuori dall’India, esercitando una

notevole influenza sul resto dell’Asia.

I suoi concetti, introdotti in Cina in forma leggermente modificata rispetto a quelli originari,

vennero a differire notevolmente da quelle sostenute dai seguaci dell’Asia sudorientale.

Il Buddhismo Mahayana, o “Grande Veicolo”, si diffuse in Estremo Oriente, differenziandosi dal

Buddhismo Hinayana, o “Piccolo Veicolo” dell’Asia sudorientale, per la credenza che il Buddha

non fosse solo un maestro mortale, ma anche un dio.

Il Mahayana consente a tutti gli esseri viventi di raggiungere la salvezza, e per far sì che ciò

avvenisse, introdusse il concetto di bodhisattva, ossia un essere che, pur avendo raggiunto

l’illuminazione ha rinunciato al Nirvana per alleviare le sofferenze di tutto il genere umano.

Il Buddhismo arrivò in Cina attraverso le distese desertiche dell’antico Gandhara e dell’Asia

Centrale.

Nel IV secolo d.C. raccolse molti fedeli anche in Corea, e nel 538 il monarca del regno coreano di

Paekche, convinto credente, mandò un messaggio all’imperatore giapponese, proponendo la nuova

religione come la confessione più eccellente e lo incitò ad abbracciarla.

I giapponesi si trovarono di fronte a una decisione molto importante, che avrebbe cambiato non solo

la religione del paese, ma anche tutti gli altri aspetti della vita della nazione.

Accogliere questa nuova religione significava unirsi alla comunità buddhista del continente e

adottare una nuova civiltà, molto più sofisticata di quella indigena.

La classe dominante si divise in due fazioni: i conservatori rifiutarono la nuova religione,

preferendo le proprie antiche credenze, mentre i progressisti favorirono la nuova fede, che avrebbe

offerto alla nazione dei vantaggi illimitati.

Le guerre civili che ne seguirono durarono per mezzo secolo, finché nel 587 la sconfitta di

Mononobe no Moriya, capo conservatore, ad opera di Soga no Umako risolse la disputa a favore del

Buddhismo, segnando per il Giappone la nascita di una nuova era.

La base della nuova fede fu la civiltà cinese, che funse da modello per nuove strutture di governo e

per un nuovo ordinamento sociale.

Importantissima fu l’introduzione del sistema di scrittura cinese, che rivoluzionò la vita dei

giapponesi.

L’introduzione del Buddhismo in Giappone nel 538 segna l’inizio della prima epoca storica del

Giappone, il periodo Asuka.

Il primo tempio buddhista abbastanza grande, Hokoji, fu iniziato nel 588.

Poiché i giapponesi non avevano esperienza nelle tecniche architettoniche, scultoree e pittoriche del

continente, alla costruzione del tempio sovrintesero artisti e artigiani emigrati da Paekche.

L’accesso al grande complesso sacro era contrassegnato da una struttura chiamata “grande portale

meridionale” (nandaimon).

L’area principale del tempio è di forma rettangolare, e da essa si entra dal lato meridionale

attraverso il “portale mediano” (chumon).

Tutti i monasteri più antichi sono andati distrutti per cause antropiche o naturali.

Horyuji, il più antico tempio buddhista superstite, è la più vecchia struttura in piedi di tutto il

Giappone.

Horyuji è connesso con il principe reggente Shotoku Taishi, uno dei principali sostenitori del

Buddhismo e grande uomo di Stato.

Si crede che Horyuji sia stato eretto per la prima volta nel 607, ma il primo tempio andò in un

incendio nel 670.

L’opera di ricostruzione continuò fino al 711, e da allora molti edifici sono stati aggiunti al nucleo

originario, e alla sezione più antica è stato dato il nome di Sai-in (tempio occidentale), per

distinguerla dal resto. comprende a Est la “sala d’oro”

Dentro le proprie mura di cinta il Sai-in (kondo) e a Ovest la

pagoda a cinque piani. la torre campanaria, la teca per sutra, e la “sala delle

Durante il periodo Nara vennero aggiunte

prediche” (kodo), utilizzata per le grandi cerimonie.

La navata centrale del Kondo è completamente occupata da una grande piattaforma lignea, su cui si

trovano molte statue, tra cui tre immagini del Buddha in bronzo dorato.

I tre Buddha seduti sulla predella sono l’Amida (Il Buddha della luce e del paradiso occidentale)

nella parte occidentale, lo Shaka (Il Buddha storico Sakyamuni) al centro, e lo Yakushi nella parte

orientale.

L’icona centrale è una triade composta dallo Shaka e dai due bodhisattva al suo servizio, detti

bosatsu in giapponese.

I Buddha Yakushi e Shaka sono seduti in posizione yoga e indossano vesti simili a kimono.

Le mani dei Buddha compiono gli stessi gesti (mudra): la mano destra tenuta sollevata, con il palmo

rivolto in fuori, simboleggia l’assenza di timore, mentre la sinistra indica l’atteggiamento del dono.

I Buddha si distinguono dai bodhisattva perché non indossano ornamenti personali, come corone,

collane e gioielli.

I Buddha hanno infatti rinunciato a ogni possesso mondano, mentre i bodhisattva, più simili agli

esseri umani, sono pesantemente adorni di gioielli.

I Buddha inoltre differiscono per delle particolari caratteristiche fisiche: come una piccola

sporgenza sulla fronte (urna), che simboleggia saggezza sovrumana, una grande protuberanza

cranica (usnisa), e orecchie dai lobi allungati.

si addossa a un’enorme aureola a forma di imbarcazione, decorata con

La triade dello Shaka

boccioli di loto stilizzati, dal momento che il fiore di loto, crescendo in acque paludose, è un

simbolo di purezza.

Dietro il capo dello Shaka si levano inoltre delle lingue di “fuoco ardente”, decorate con miniature

che raffigurano i Buddha del passato, predecessori dello Shaka.

A separare il “fuoco ardente” dalle aree circolari delle aureole vi cono i cintamani, gioielli con il

potere di esaudire i desideri.

Anteprima
Vedrai una selezione di 15 pagine su 66
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 1 Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 2
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 6
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 11
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 16
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 21
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 26
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 31
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 36
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 41
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 46
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 51
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 56
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 61
Anteprima di 15 pagg. su 66.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Archeologia e Storia dell'Arte Giapponese, prof. Visconti, libro consigliato Il Giappone, Miyeko Murase Pag. 66
1 su 66
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/22 Lingue e letterature del giappone e della corea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DARIO9529 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte giapponese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Visconti Chiara.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community