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Le radici storiche dei racconti di fate

Premesse

L’obiettivo è trovare la base storica che ha fatto scaturire il racconto di fate, indagando i fenomeni del passato storico che corrispondono alla fiaba russa (chiarirne le fonti). La denominazione “racconto di fate”: fiabe che hanno la struttura presentata in “Morfologia della fiaba” (cominciano con una menomazione/danno arrecato a qualcuno o desiderio di possedere qualcosa, si sviluppa con la partenza del protagonista, l’incontro col donatore del mezzo fatato a cui segue il duello con l’avversario, il ritorno, le imprese difficili, la salita al trono e le nozze).

L’origine del racconto di fate non è connessa con la base economica su cui si cominciò a scriverlo, ma deve essere raffrontato con la realtà storica del passato. Nel racconto di fate gli accenni alla produzione sono scarsi e rari, l’agricoltura rappresenta una parte minima, si manifesta molto di più la caccia. Inoltre, sono presenti forme di matrimonio diverse da quelle attuali (es. l’eroe cerca la sposa in paesi lontani, non nel suo = riflesso del fenomeno dell’esogamia dei clan + l’eroe prende il trono non di suo padre, ma del suocero) = il racconto di fate ha conservato tracce di forme di vita sociale ormai sparite: ci sono tracce di numerosissimi riti ed usanze.

Nella fiabe si possono riscontrare:

  • Una trasposizione diretta rito/motivo della fiaba
  • Una trasposizione di senso del rito (sostituzione nel racconto di fate di un elemento qualsiasi o di alcuni elementi del rito, divenuti superflui o incomprensibili in seguito a mutamenti storici, con un altro elemento più comprensibile, ottenendo così una deformazione o mutamento di forme)
  • Inversione del rito: conservazione di tutte le forme del rito con l’aggiunto nel racconto di fate di un senso o significato opposto. Il motivo nasce quindi da un rapporto negativo con una realtà storica anteriore. Il soggetto corrisponde alla realtà x antitesi.

Occorre confrontare il racconto di fate con e determinare quali motivi risalgano a un riti usanze determinato rito e in quali relazioni si trovino con esso. Anche il rito, nato come modo di lotta contro la natura, col procedere del tempo, quando sono stati trovati metodi più razionali per lottare contro la natura e agire su di essa, non muore ma muta di senso.

Altra manifestazione non trascurabile è il mito, la mentalità primitiva non conosce astrazioni, si manifesta negli atti, forme di organizzazione sociale, usanze, lingue.

L'intreccio

Fin dalle prime parole del racconto (“in un regno lontano…”) l’ascoltatore è trasportato in un’atmosfera epica. Inizialmente compare una famiglia, felice e tranquilla, ma inaspettatamente avviene una catastrofe, la base per una disgrazia che provoca l’allontanamento dell’eroe = distacco.

Il distacco è associato a una serie di divieti (es. di uscire di casa) che però viene immancabilmente trasgredito e gli avvenimenti iniziano a svilupparsi. La paura che trapela da questo divieto (di uscire) è più grande di una normale preoccupazione genitoriale, in alcuni casi i figli vengono proprio rinchiusi/imprigionati. Il racconto di fate ha conservato la reminiscenza dei provvedimenti che nei tempi antichi si adottavano effettivamente nei riguardi dei figli di re (vedi di Frazer: il re non deve mostrare il volto al sole perciò vive nell’oscurità, non deve toccare terra perciò la sua abitazione è sollevata da terra – vedi torri – nessun uomo deve vedere il suo volto perciò vive in solitudine). Questo perché al capo si attribuisce un potere magico sulla natura, cielo, pioggia, uomini, bestiame, benessere del regno (custodendo con ogni cura il re, si custodiva magicamente il benessere del popolo intero).

Il racconto di fate ha conservato i divieti che un tempo circondavano la famiglia reale: divieto della luce, dello sguardo altrui, del contatto con la terra e con la gente. Un divieto frequente è quello di tagliare i capelli (i capelli sono ritenuti sede dell’anima/potenza magica). La reclusione delle principesse: la segregazione delle fanciulle iniziava in coincidenza con le mestruazioni e si aggiungeva il divieto di tagliare i capelli (es. Rapunzel viene reclusa proprio a 12 anni, inizio pubertà). Inoltre, per molti popoli l’aria è piena di pericoli, di forze ostili, esseri misteriosi che possono scatenarsi contro l’uomo. Nei racconti di fate si teme che queste forze possano nuocere ai figli di re. Si utilizza la reclusione e la violazione come motivo del ratto dei figli di re da cui prende avvio l’azione.

La sventura

Il divieto di abbandonare la stanza è immancabilmente trasgredito e immediatamente dopo avviene la sventura (è la forma fondamentale dell’intreccio). Il ratto da parte del rapitore avviene nella maggioranza dei casi ad opera del serpente che, alla fine, combatterà con l’eroe.

La composizione del racconto è costruita sullo spostarsi dell’eroe nello spazio, in cui può incontrare avventure di ogni specie. Nel racconto di fate non c’è multiformità perché le avventure sono sempre le stesse. Il racconto di fate omette il momento del moto, non è mai descritto minutamente, è solo accennato con poche parole. Partenza e arrivo sono divisi da uno spazio molto vasto, ma viene percorso in un attimo; tutto lo sviluppo del racconto procede nelle soste, elaborate molto minuziosamente = gli elementi statici dei racconti di fate sono più antichi della sua composizione spaziale, perché tutti gli elementi di sosta esistevano già come rito (le rappresentazioni spaziali ripartiscono in distanze lontane ciò che nel rito costituiva le fasi).

Ma l’eroe deve essere munito di qualche cosa, gli oggetti di cui si munisce sono di molte specie. Tra queste la clava, che però non usa come arma ma come appoggio per camminare. Altri oggetti frequenti sono le calzature e il pane (= calzature, mazza e pane sono oggetti di cui venivano muniti i morti per il loro viaggio nell’altro mondo). Sono tutti segni per indicare che il viaggio dell’eroe è un viaggio nell’altro mondo.

La foresta misteriosa

In che modo il mezzo magico capita nelle mani del protagonista? Di regola si introduce un nuovo personaggio e la storia entra in una nuova fase, quella del personaggio donatore. Nella sua forma classica è la maga (è un nome attribuito a personaggi vari, tra cui la matrigna, o viene chiamata semplicemente vecchietta).

Tipi di maga:

  • Maga-donatrice: da essa il protagonista riceve doni
  • Maga-rapitrice: ruba i bambini
  • Maga-guerriera

La maga ha qualche nesso col regno dei morti: perché l’eroe giunge alle porte della morte? Il racconto di fate ha mantenuto le tracce di un rito un tempo largamente diffuso, ossia l’iniziazione dei giovani al sopraggiungere della pubertà (Frazer: durante l’iniziazione si estraeva l’anima degli iniziandi per consegnarla all’animale totemico). L’iniziazione è uno degli istituti peculiari del regime del clan; si celebrava al sopraggiungere della pubertà, con esso il giovane veniva introdotto nella comunità della tribù, ne diveniva un membro effettivo e acquistava il diritto a contrarre il matrimonio. Si riteneva che durante il rito il fanciullo morisse e resuscitasse come uomo nuovo (morte temporanea). Morte e resurrezione erano provocate da atti raffiguranti l’inghiottimento e divoramento del fanciullo ad opera di animali favolosi; dopo aver trascorso qualche tempo nello stomaco del mostro, ritornava alla luce; per tali riti si costruivano talvolta apposite case/capanne a forma dell’animale. Il rito si celebrava sempre nel folto della foresta ed era circondato da profondo mistero, era accompagnato da torture fisiche, amputazioni, bruciature. Al resuscitato s’imponeva un nuovo nome, s’imprimevano marchi sulla pelle. Qui imparava i metodi della caccia, i segreti religiosi, comandamenti del costume del clan, tutto ciò che era ritenuto indispensabile per la vita.

La foresta: L’eroe capita in una foresta buia e impenetrabile, mai descritta precisamente. Costituisce una barriera che trattiene l’eroe. Improvvisamente vede una capannuccia. Nel rito essa si trova al limite tra i due mondi, ha la forma d’animale (ha caratteri spiccatamente zoomorfi); per entrare nella capannuccia l’eroe deve conoscere la parola (es. Ali Babà, culto egizio del Libro dei Morti). La capannuccia custodisce l’ingresso al regno dei morti e l’eroe, pronunciando la parola magica, vi accede. La capannuccia delle fiabe corrisponde a quella in cui, nel rito si celebrava la circoncisione e l’iniziazione. È un rito nato nel regime dei clan e riflette interessi e rappresentazioni inerenti alla caccia. Col sorgere di stati come l’Egitto sparisce ogni traccia di iniziazione.

L’eroe riceve da mangiare e bere dalla maga o personaggio equivalente, spesso trova la tavola apparecchiata e banchetta da solo o la casa stessa è coperta di cibo (es. casa di pan pepato). Qui il cibo ha un significato speciale: all’uomo desideroso di entrare nel regno dei morti si offre un genere di cibo speciale; partecipando al pasto destinato ai morti il nuovo arrivato entra a far parte definitivamente del mondo dei morti. Il cibo dei morti conferisce all’eroe una specifica forza magica di cui ha bisogno. Chiedendo di mangiare l’eroe mostra di non aver paura, di essere autentico. Per cui l’offerta di cibo all’eroe delle fiabe è una rappresentazione del cibo magico rappresentato al morto durante il viaggio nell’aldilà.

La cecità della maga: la maga si rivela come la custode dell’ingresso del regno lontano e come essere legato al mondo degli animali e dei morti. Nell’eroe riconosce un vivente e non vuole lasciarlo passare, lo avverte dei pericoli cui andrà incontro. Spesso è rappresentata come cieca: la cecità rimanda al concetto di invisibilità (come i morti). In altre storie la maga viene accecata, spesso al ritorno dell’eroe dal regno dei morti perché la maga non deve vedere chi ritorna. Nei riti di iniziazione l’iniziando veniva condotto nella foresta, lo si introduceva nella capanna, dove era presentato a un essere mostruoso, signore della morte e del regno degli animali; veniva sottoposto a un accecamento simbolico (condotto nella capanna con gli occhi bendati) = la cecità temporanea è segno di partenza per le zone della morte. Tra rito e fiaba esiste una differenza: nella fiaba si acceca la maga, nel rito l’eroe (inversione di rito). Col trapasso all’agricoltura e il nuovo ordinamento sociale, i vecchi riti crudeli apparvero inutili e maledetti, la loro asprezza fu rivolta contro coloro che li compivano.

La maga presenta caratteri fisiologici femminili esagerati (mammelle), è fornita di tutti i contrassegni della maternità, ma esclusa dalla vita coniugale, perché vecchia. Non è madre degli uomini, ma madre e signora degli animali, rappresenta lo stadio in cui si pensava che la donna potesse essere fecondata senza l’uomo. Si riferisce ad un contesto sociale di cacciatori e conserva il potere sugli animali e di conseguenza sulla vita degli uomini. In questo stadio l’individuo dipende dalla foresta e dalla sua selvaggina. Ad un certo stadio si credeva che la morte fosse una trasformazione in animale: il signore che sta a guardia dell’ingresso nel regno dei morti dona questa trasformazione. Il viaggio nel regno lontano consente di incontrare l’antenato-padrone totemico (l’immagine della maga risale all’antenato totemico di linea femminile).

Le imprese imposte dalla maga: la maga assegna imprese prevalentemente alle protagoniste femminili, a quelli maschili si rivolge... (testo interrotto)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Guaraldo Alberto.
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