Sunto Analisi del film , Andrea Minuz, libro consigliato “L’interpretazione dei film” a cura di Paolo
Bertetto
King Kong a Broadway
King Kong Merian C. Cooper - Ernest B. Schoedsack
King Kong di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack è prima di tutto un film, come 8 ½ di
Fellini, sulla realizzazione di un film, appunto. Nell’esergo iniziale “La bestia fissò la bella ma si
trattenne dall’ucciderla. E allora fu come se fosse morta” - tratto presumibilmente da un proverbio
latino - si riceve un grande indizio sul proseguimento del film e in parte anche sulla sua
interpretazione.
Nel film si descrive la messa in scena di un’opera cinematografica soprattutto badando al lato
consumistico mettendo in gioco il passaggio dalla “materia prima” alle “merce”, dove il regista
brama fama e denaro e la civiltà ingorda dà sfogo alle sue perversioni voyeuristiche facendosi
propinare la “merce” che gli viene offerta. Il godimento voyeuristiche della gente nel vedere la
natura sottomessa verrà però ribaltato quando King Kong si libera dalla catene (smascheramento del
voyeurismo) tanto è il desiderio di riprendersi “la bella”. Il film quindi rappresenta anche la
resistenza della natura al proprio ingabbiamento.
Significativamente King Kong si arrampica sul grattacelo più alto del mondo venendo però vinto e
ucciso dalla civiltà, ed in ciò il film ci espone una morte infondo ingiusta, mostrandoci ciò che
abbiamo perduto ed innescando il rimpianto per esso.
Si genera un appassionante melodramma moderno condito dalla storia di un amore impossibile, che
come altri film del periodo racconta la perdita di contatto con la natura che le macchine stanno
progressivamente generando.
“Susanna” e le strutture formali della classicità
Bringing up baby (Susanna) Howard Hawks
Hawks con Bringing up baby presenta una screwball comedy dall’apparente ovvieta ineluttabile e
un eccessivo classicismo dettato dal rapporto causa-effetto che si riscontra in tutte le sequenze;
costruito da Hawks alla perfezione.
Il film nasce con la tecnica dell’establishing shot che porta – con il progressive avvicinamento della
macchina da presa – alla conversazione tra due personaggi. Come in ogni film classico l’elemento
cardine è il desiderio forte del personaggio, quello di completare il suo lavoro di Quattro anni della
costruzione del brontosauro con la costola intercostale che sta arrivando. Altro elemento che
rimanda al classico è la dualità che Hawks crea tra uomo-donna, staticità-movimento, ordinario-
eccentrico. Quest’ultimo espresso anche dall’opposizione resa da osso-leopardo, nel quale il primo
rimanda alla morte ed il secondo alla vita.
Nelle prime sequenze il film assume il punto di vista maschile e dopo quello femminile – nella
breve sequenza in cui la donna accompagna David a casa in automobile -; nel passaggio del punto
di vista da David a Susan si riscontra appunto l’alternanza tra staticità e movimento.
L’inizio con il quale si annuncia il matrimonio tra David e Alice è un chiaro depistaggio non celato
da Hawks, difatti il rapporto dopo l’abbraccio rimproverato da Alice si fa progressivamente più
freddo e subito capiamo che il film andrà in direzione opposta a questi preamboli, che il matrimonio
non si farà. Nel dialogo Alice ha il ruolo più importante ma l’immagine già la relega in secondo
piano.
Nella scena delle telefonate ( in cui David viene chiamato prima da Alice e poi da Susan) viene
espressa l’opposizione mediante l’abbigliamento: con I capelli raccolti, gli occhiali da bibliotecaria
e una giacca formale, Alice incarna la noia, l’ordine, la rigiità, il lavoro. Con abito lungo d’organza
bianco Susan evoca il tempo libero e il divertimento e, con l’entrata in scena del leopardo, anche la
follia e l’imprevedibilità.
L’altra dualità che si esegue nel film è uella città-campagna: la città è associate a David e
rappresenta quindi il lavoro, la ragione, la staticità. La campagna è associate a Susan e rappresenta
il divertimento, la spontaneità, il dinamismo.
Il film dopo tutta una serie di vicissitudini finisce nel luogo dove era iniziato, nel museo, ma con I
rapporti intersoggettivi irrimediabilmente mutati.
Nella sua classicità e ovvietà il film aveva sin dall’inizio lo scorrere della storia, indicando in Susan
il personaggio e il modello su cui puntare.
L’orizzonte perduto di Ford. Codici, linguaggio, messa in scena
Stagecoach (Ombre rosse ) John Ford
Stagecoach è senza dubbio uno dei capolavori della storia del cinema. Un film che ha contribuito
alla nascita del mito americano di spazi aperti (in senso geografico e mentale) e nuove utopie di
libertà (spirituale e concreta).
È un western essenziale e archetipico, e contemporaneamente un film politico; potrebbe essere
analizzato sotto molti punti di vista, ma sostanzialmente possiamo definirlo un film “classico”
hollywoodiano nel quale però Ford trasgredisce alcuni canoni classici a vantaggio soprattutto del
voyeurismo del spettatore, con “errori” voluti di regia che rafforzano il rapporto spettatore-schermo;
non di meno è un road movie tipico del mito americano.
Un gruppo di passeggeri si ritrova per ragioni disparate raccolto dentro una diligenza che viaggia
verso la città di Lordsburg. Alla prima sosta incombe sul gruppo la minaccia di Geronimo,
leggendario capo indiano, ma il gruppo – ai voti – decide comunque di continuare il viaggio. E in
questo momento che esplodono tutte le dinamiche relazionali e sociali tra i personaggi che
porteranno Ringo e Dallas all’ happy ending amoroso.
La scena è diventata un cult ed è in realtà divisa in due seuenze, entrambe introdotte da un
establishing shot, con andamento circolare. La scena si chiude come è iniziata, circolarmente come
il viaggio che si aggroviglierà su se stesso. Circolarmente con un armonia interna incredibile: due
sequenze di venti inquadrature l’una con ritmo identico e ben scandito.
Lo sviluppo della sceneggiatura è estremamente lineare ed essenziale: a struttura circolare appunto,
che parte dalla città e ritorna in città.
Ford utilizza l’errore di regia (scavalcamento di campo) per catturare lo spettatore e farlo
identificare con Ringo e Dallas, tanto è vero che adesso saranno l’oro i protagonisti del film. Questo
espediente verrà poi usato di nuovo da Ford, mai fine a se stesso ma sempre veicolo di un
significato.
Il gioco della rimozione, il “work in progress” di Renoir
La règle du jeu (La regola del gioco) Jean Renoir
Fin dalla stesura della sceneggiatura “la regola del gioco” appare come un caso evidente del
processo di costruzione del testo caratteristico di Renoir: il rapporto dell’attore è decisivo fin dal
primo delinearsi del personaggio nelle fasi di scrittura del copione. Renoir sceglie l’apertura del
testo nella direzione del vissuto, realizzando il vissuto del set, luogo sul quale si sv
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