Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

nazione.

Si riteneva che l’economia non potesse svilupparsi al di fuori una serie di vincoli e aspetti che dovevano

regolarla in tutti i suoi aspetti: questi vincoli passavano attraverso le corporazioni di arte e mestieri. Non si

poteva produrre e intraprendere un’attività produttiva al di fuori delle corporazioni. Per farlo bisognava

essere membri delle corporazioni che riguardavano le tecniche produttive e i rapporti di lavoro.

(attualmente definiti rapporti di lavoro).

Si era giunti a ipotizzarlo perché si riteneva che soltanto una regolamentazione dettagliata potesse

assicurare alcuni risultati considerati ottimali:

- risultato di uno sviluppo di un’attività manifatturiera: era evidente di tutelare la produzione secondo alti

standard qualitativi in maniera da poter battere la concorrenza straniera. Nei confronti dei contemporanee

queste idee rivoluzionarie avevano un notevole impatto.

I datori di lavoro dovevano essere liberi di scegliere i propri operai e non più condizionati dalle corporazioni

e i lavoratori dovevano essere liberi di impiegarsi presso i soggetti che più preferivano.

Con quale disciplina?

Con una disciplina non più fondata su regole pubblicistiche contenute negli statuti delle corporazioni (regole

di emanazione regia e pubbliche) ma su accordi di privati, cioè frutto dello scambio fra privati.

Questo scambio tra questa erogazione di lavoro in base ad accordi privati tra le parti diveniva un accordo

che dovesse regolare in futuro la produzione di merci. Questi accordi infatti diedero luogo a un tipo

specifico di relazione di lavoro, cioè il lavoro dipendente o subordinato. Nel corso dell’800 e 900 questo

tipo di lavoro subordinato, si distinse come il tipo di lavoro erogato contro denaro di cui altri dispongono:

scambio tra erogazione di attività e denaro diventò lo scambio egemone.

Questo tipo di scambio era quello che ben si adattava agli interessi della nascente industria.

Rivoluzione industriale: invenzione della filatrice meccanica e quindi la tessitura meccanica. Iniziò in

Inghilterra tra 800 e 900 e arriva in Francia a partire dagli anni 20 dell’800. In Italia arriva poi solo tra gli

ultimi decenni dell’800 e i primi del 900. Rivoluzione i rapporti tra gli uomini e la produzione: diventa un

rapporto basato sul mercato e in più rivoluziona i metodi di produzione.

Nel corso dell’800 questo scambio tra lavoro di cui altri dispongono e renumerazione acquista una propria

autonomia e cambia nome: il rapporto di lavoro non si chiamerà più “rapporto di locazione di opere” ma

“contratto di lavoro” per designare tutti i tipi di lavoro subordinato.

A questo punto la transizione si può definire compiuta e il rapporto di lavoro diventa ciò che noi conosciamo

nella modernità.

Viene scambiato il soggetto o si hanno diritti sul soggetto che ci consente di ottenere dall’uomo la propria

attività. Si parla di relazione di lavoro se i due soggetti i quali si relazionano tra di loro siano due soggetti

per i quali sono irrilevanti le condizioni di status, sono cioè due soggetti liberi ed uguali. Anche nelle società

dove dominano gli status (società medievale e schiavista) gli scambi di lavoro possono avvenire ma tra

soggetti che si riconoscono reciprocamente liberi.

In questo tipo di società di diseguali ciascuno svolge un’attività che gli è richiesta in virtù della sua

condizione personale e ciascuno riceve in base alla sua condizione personale: indipendenza da ciò che si

eroga e ciò che si riceve. La possibilità di scambio di lavoro si dà anche alle società in cui dominano gli

status. Si può pero avere una generalizzazione del fenomeno dello scambio di lavoro è necessario che la

condizione di uguaglianza e libertà dei soggetti si generalizzi: per questo, solo con le rivoluzioni francese e

inglese, cioè quando viene sancita la libertà dell’uomo, allora si potrà avere questa generalizzazione.

Ma tutto questo non basta perché per avere la generalizzazione delle relazioni di lavoro è necessaria

una seconda condizione: l’autonomia dei privati acquisti all’interno dell’assetto istituzionale un ruolo

centrale.

1) Non solo i soggetti devono essere liberi e uguali ma alla loro autonomia deve essere assegnato un

ruolo cardinale e centrale all’interno dei rapporti economici.

4

Con le rivoluzioni borghesi ispirate dall’economia politica in Inghilterra e dalla fisiocrazia in Francia, un

nuovo sistema concettuale ed economico si sostituisce al vecchio sistema: al posto di un’economia diretta

centralmente dallo stato si cerca di instaurare un meccanismo economico dominato dal mercato, cioè

dominato dagli interessi individuali i quali si realizzano autonomamente all’interno degli scambi.

L’economia di mercato è dunque il sistema che vede posto al centro della vita economica l’iniziative

economica privata, la scelte dei privati e i liberi accordi compiuti dai privati.

Per generalizzare lo scambio di lavoro bisogna riconoscere un ruolo centrale a queste autonomie di

mercato. Questo ruolo non poteva essere riconosciuto nel vecchio assetto. All’interno dagli assetti che

nascono dalle rivoluzioni borghesi vengono non sono riconosciuti ma anche voluti.

2)Bisogna distinguere concettualmente le energie personali e il soggetto che eroga le energie.

Questa distinzione non è possibile nelle relazioni che hanno come protagonisti i soggetti che hanno uno

status, cioè una posizione personale differente. Questa distinzione è possibile all’interno dei rapporti di

scambio perché in essi ciascun soggetto, il quale è libero ed uguale e ha il potere di scambiare ed è quindi

protagonista del mercato, ciascun soggetto vede nell’alienazione di se stesso il limite della sua autonomia.

Nessuno può quindi vendere se stesso affinchè l’altro disponga della sua persona, sta alienando la propria

persona.

Gli scambi devono basarsi solo sulle energie che possono separarsi dalla persona che compie lo scambio:

dev’essere un bene che è diverso e separabile dalla propria persona.

Per far si che il lavoro per contratto possa affermarsi come strumento egemone è necessaria un’ultima

condizione:

3) il contratto deve essere considerato come lo strumento esclusivo per produrre i beni e i servizi

necessari all’esistenza. E’ una condizione necessaria per avere una diffusione del diritto e dell’economia

del lavoro. Il lavoro deve essere lo strumento principale.

Questo processo vede la sostituzione violenta di una classe nobiliare alla classe borghese e vede una

sostituzione e l’edificazione forzata di un nuovo ordine istituzionale. Era l’istituzione forzata di un nuovo

ordine istituzionale perché il nuovo ordine costituito fu frutto di una serie di atti normativi che si suggerirono

in Francia e che successivamente vennero iterati nei paesi dove questa rivoluzione venne instaurata.Fu

una rivoluzione compiuta dall’alto con atti normativi che instaurarono coattivamente un nuovo ordine

sociale.

Il codice Napoleone nasce come legge scritta in francese che non doveva essere solo un insieme di regole,

ma anche un insieme di principi etico e giuridici, cioè principi a cui bisognava attenersi nelle relazioni

sociali. SI imponeva come legge organica anche se non riuscirà poi ad esserlo in quanto conteneva molte

ingenuità.

Il codice Napoleone prese il nome da Napoleone Bonaparte che riuscì a far approvare il codice nella tua

totalità.

Conteneva il catalogo degli strumenti che rendono possibile le nuove relazioni sociali (es. Libro 1: persone

e famiglia) senza i quali non sarebbe stata concepibile la nuova società. In questa fase il diritto

commerciale rimase fuori dal codice.

E’ il codice Napoleone che edifica la nuova società innanzitutto sancendo il principio di uguaglianza

attraverso l’abolizione della rilevanza delle condizioni personali.

E’ presente la disciplina della generale capacità giuridica e della capacità di agire. Tutti possono quindi

mutare il proprio patrimonio attraverso atti giuridici. Non c’è più una differenza tra i soggetti e tutti hanno la

stessa posizione giuridica e la stessa idoneità nella sfera giuridica (modificare i propri diritti).

In Inghilterra sarà la magistratura a spingere a modificare la propria giurisprudenza mutando il proprio

assetto sociale e introducendo all’interno del sistema i propri principi.

5

Diritto di proprietà: è stato spesso indicato come l’epicentro del codice Napoleone. Il codice Napoleone

disegna i contorni della proprietà privata individuale attuale. La proprietà privata si sostituisce a quella

miriade di diritti sui beni che caratterizzavano l’età di mezzo. L’età di mezzo aveva conosciuto una

scomposizione dei diritti sui beni. Questa unificazione avvenne per la necessità di rendere i beni

commerciabili. Si voleva cioè evitare che si ricreasse un sistema di proprietà frazionata e di beni

fondamentalmente incommerciabili.

Avendo abrogato le corporazioni si era riusciti a fare tabula rasa delle istituzioni legate alle corporazioni in

Francia. Non ci fu fretta nell’edificare la nuova disciplina. Inizialmente si pensava fosse sufficiente aver

sancito l’abolizione delle corporazioni.

Licenza di commercio: perché era un istituto rivoluzionario?

Il carattere rivoluzionario sta nel fatto che tutti possono commerciare e c’è libertà di investire e produrre:

questa libertà si esercita pagando una modica tassa definita licenza.

Anche nel codice Napoleone c’è un riferimento (art. 1134): tra i privati è il contratto che ha forza di legge.

Le convenzioni hanno forza di legge. L’autonomia privata e il contratto ha una forza pari a quella delle

leggi.

Questo principio lo ritroviamo trasposto anche nella legge sul diritto di patente e all’interno della legge

sulle manifatture del 1803 e all’interno della disciplina del diritto di patente.

Anche nei rapporti tra padrone e operaio deve valere il contratto che ha forza di legge (ART. 14 DEL 1803).

La disciplina della locazione di opere dei domestici e degli operai è praticamente inesistente all’interno del

codice Napoleone: il codice si limita a descrivere lo schema della locazione perché ci sono alcune

ingenuità perché si riteneva che proprio per snellire il mercato bisognava superare questa minuziosità e

queste regole pletoriche contenute negli statuti delle corporazioni; bisognava invece far riferimento agli

accordi tra le parti.

Era possibile sopprimere interamente un momento regolativo distinto dagli accordi individuali e che il

singolo lavoratore dovesse instaurare una discussione libera e articolata con il datore di lavoro? Ne avere

gli strumenti e la forza? Era pensabile che questo procedimento immaginato dai codificatori potesse andare

avanti?

Il codice Napoleone non solo si preoccupa di edificare un nuovo diritto di proprietà ma anche di impedire

che si possa tornare indietro.

Si poteva usare la libertà contrattuale per elidere la libertà del lavoratore? Nella Francia dell’epoca i

giuridici tentavano di ottenere attraverso la legge ciò che la legge gli aveva tolto, quindi ripristinare il

vecchio stato di servitù personale.

C’è un meccanismo che potrebbe essere usato per asservire di nuovo i lavoratori? Il meccanismo

individuato fu quello sanzionato dall’art. 1780 del codice Napoleone (art.1628 del codice civile attuale

italiano): il divieto di locazioni d’opere a vita. Servire una certa persona a vita significa che si pone in

essere una vera e propria alienazione della propria libertà.

La situazione che risulta è il ribaltamento della situazione precedente. Nella situazione precedente

ciascuno riceveva e offriva all’interno delle risorse prodotte ciò che era tipico della propria condizione

personale. La situazione muta in maniera radicale perché il rapporto di scambio che diventa l’epicentro del

nuovo sistema è anche ciò che media quello che si deve socialmente dare (prestazione effettuata) e allo

stesso tempo è anche l’elemento che media la quantità di ricchezza sociale che viene ridistribuita a chi

lavora. Nello scambio le due entità diventano correlate. Gli scambi diventano relazioni necessarie e

mediano sia la produzione di merci sia il sostentamento di chi opera all’interno dello scambio.

Paradosso di Durkheim: questo paradosso esprime esattamente quella che è la nuova condizione in cui si

6

trovano gli individui. Soggetti apparentemente liberi e inseriti in un sistema apparentemente casuale di

rapporti che però subiscono l’interdipendenza assoluta dei rapporti sociali. Vi è una sorta di indipendenza

del soggetto che rivela una interdipendenza reale. Si teorizza l’isolamento degli uomini e l’assoluta

casualità.

Il sistema prescinde dalla persona ed è costruito distinguendo l’oggetto del lavoro dalla persona del lavoro.

Però la persona che lavora esiste ed è irrilevante e diversa dal lavoro che eroga. Fino al momento in cui è

erogato e non si distacca dalla persona, allora sarà unito alla persona medesima; il lavoratore è quindi

coinvolto nell’effettuazione del lavoro.

Ci troviamo di fronte ad un secondo paradosso che vorrebbe la mercificazione del lavoro e vorrebbe

considerare le energie lavorative come merce ma che in sostanza deve considerare che le energie

lavorative appartengono ad un soggetto che va protetto come soggetto che ha una soggettività dalla quale

non si può prescindere.

Il secondo paradosso: queste relazioni sono possibili soltanto se concettualmente si separano le energie

lavorative che diventano oggetto di scambio dall’uomo che le eroga e che ne dispone. Soltanto un uomo

libero può disporre delle proprie energie lavorative: si attua quindi uno scambio tra qualcosa che è “altro”

diverso dallo stesso individuo che scambia. E’ un paradosso perché malgrado concettualmente si possa

separare le energie lavorative dall’uomo, l’uomo che lavora è profondamente legato alle energie lavorati

che che si appresta a porre in essere. Nelle relazioni di lavoro anche se paradossalmente riguardano una

merce, cioè le energie lavorative, l’uomo è ugualmente profondamente coinvolto.

Terzo paradosso: questo scambio di lavoro con le energie lavorative risolve i rapporti di produzione, cioè

quelli attraverso i quali si produce e si distribuisce la ricchezza prodotta. Questi rapporti di produzione

vengono risolti dall’illuminismo, dalla fisiocrazia e dall’economia politica inglese in relazioni di mercato

interindividuali. Quindi la complessità delle relazioni sociali che esistevano in precedenza e che erano una

complessità che era regolata dal diritto pubblico. Questa struttura produttiva regolata dal diritto pubblico si

risolve nella nuova realtà economica sociale con un insieme di relazioni interindividuali, bilaterali di

relazioni di scambio.

Eppure questo fenomeno di produzione continua ancora ad essere un fenomeno sociale. Il terzo

paradosso è: la produzione che viene organizzata socialmente attraverso il quale la società si organizza

per produrre, viene poi mediata e si esprime esclusivamente attraverso una dimensione interindividuale. La

dimensione sociale della produzione si esprimono attraverso delle relazioni interindividuali con la

conseguenza che queste modificazioni non danno conto di tutti gli elementi che rinveniamo durante le

relazioni di lavoro. In sostanza la nuova disciplina modifica l’assetto delle relazioni, le rende da relazioni

sociali a relazioni interindividuali però esistono degli elementi che continuano a sussistere all’interno della

struttura sociale di cui bisogna tenere conto:

Quali sono questi elementi che continuano a sussistere nel contesto sociale?

1)un primo elemento viene considerato dalla legislazione come un carattere considerato in maniera

negativa, e come un carattere da reprimere ed elidere in maniera forzata dal contesto sociale. Questo

carattere è la valenza collettiva dello scambio tra lavoro e renumerazione.

Risolvere tutta la produzione di redistribuzione della ricchezza prodotta attraverso scambi interindividuali

coglie solo un aspetto del fenomeno, e cioè che la produzione viene regolata dell’immediato attraverso

accordi tra soggetti che producono. Questi rapporti sono alla base del sistema di produzione però non ci

dice sul carattere collettivo della produzione. La produzione si presenta pur sempre come un fenomeno

collettivo che riguarda una pluralità di soggetti: l’imprenditore in realtà contratta con i lavoratori in quanto

massa di lavoratori e non con ogni singolo lavoratore; il contratto che quindi si instaura riguarda

l’imprenditore e tutti i lavoratori. Il carattere interindividuale dello scambio si coniuga con la valenza

collettiva dello scambio.

Il rapporto tra soggetti è una modalità attraverso cui la società disciplina i contratti tra soggetti però non

esaurisce il fenomeno della produzione nel suo complesso. Lo scambio formale tra individui avviene

all’interno di rapporti che riguardano l’insieme di chi vive nel proprio lavoro e di chi è proprietario dei mezzi

7

di produzione.

Non solo la dimensione della produzione è una dimensione certamente interindividuale, ma anche

collettiva. Collettivi sono anche gli interessi coinvolti nella produzione. Ciascun lavoratore ha degli interessi

che lo collegano all’insieme degli altri lavoratori addetti a quel tipo di lavoratori: sono i cosiddetti interessi

collettivi.

La stessa autonomia di cui i soggetti fanno uso, è un autonomia individuale, ma ancor di più è un

autonomia collettiva perché nel momento in cui si stipulano le condizioni di lavoro vengono in rilievo gli

interessi collettivi che unificano e sono comuni a tutti i soggetti che prendono parte della produzione.

Questa dimensione collettiva diventa un ulteriore carattere del diritto del lavoro: diritto sindacale.

Interesse individuale, collettivo e pubblico:

L’interesse individuale è contrapposto all’interesse pubblico.

individuale: relativo al singolo soggetto

pubblico: riguarda la collettività nel suo insieme ed è superiore all’interesse individuale. Appartiene ed è

disposto dagli organi statali ed è disposto mediante atti che lo rendono superiore agli interessi privati che al

suo cospetto sono sacrificabili rispetto a quello pubblico.

Interesse privato: riguarda e attiene ai singoli soggetti. Il nuovo assetto istituzionale lo pone al centro della

vita economica. L’assetto economico precedente presupponeva un interesse e una disciplina pubblica degli

interessi economici, il rinvio al mercato equivale all’interesse privato. Ciascuno realizza i propri interessi in

maniera autonoma.

Art. 1372 del codice italiano vigente: il contratto ha forza di legge tra le parti. La composizione di interesse

attuata sulla base di valutazioni di ciascuno è ciò che deve regolare gli interessi delle parti e le relazioni tra

i soggetti.

L’attività e gli atti di autonomia privata sono destinati ad avere effetto salvo che non siano posti in violazione

di norme imperative, di ordine pubblico e di buon costume. L’atto di autonomia privata è destinato a

prevalere purchè non sia un atto che viola la legge, i principi generali della legge o i costumi

universalmente accettati all’interno di un sistema.

L’interesse individuale è un interesse particolare del singolo che ne è l’unico interprete ed è disponibile ad

atti mediante il consenso individuale.

Interesse collettivo: è un interesse individuale perché è un interesse che pur non essendo meramente

individuale non riguarda la collettività e non discente da organi sovrani ed è disponibile solo dalla collettività

attraverso la sua organizzazione. E’ un interesse unico con contenuto omogeneo che è identico tra più

soggetti. Non è un interesse che pur essendo individuale è limitato al singolo soggetto ma è comune a più

soggetti che fanno parte dello stesso gruppo.

Attiene ad una collettività ed è un interesse unico.

Es. di interesse collettivo: comunione o di condominio di edifici.

La comunione è la proprietà in comune con più titolari di un medesimo bene. Può avere quindi più titolari.

L’interesse collettivo può essere inteso in maniera diversa dai singoli soggetti: questo può favorire la

formazione di maggioranze di opinione e di conseguenza si disporrà a maggioranza dell’interesse

collettivo.

Nelle relazioni di lavoro intervengono dei gruppi di soggetti (cosi come nel condominio) che dalla stessa

posizione e funzione nella produzione hanno un’identità di interesse.

Es. lavoratori della stessa fabbrica che costituiscono un insieme che all’interno delle relazioni di produzione

hanno interessi omogenei distinti dagli interessi privati.

8

Sono interessi che identificano un gruppo e che sono interessi di ciascuno in quanto parte del gruppo.

Il gruppo esiste come tale in funzione del proprio interesse collettivo.

Il fenomeno collettivo è però negato dalla nascente legislazione in quanto fu visto come elemento negativo

che pur rilevante nella pratica, si vuole negare perché la visione illuministica vuole che l’operare delle

relazioni di lavoro e degli accordi tra datore di lavoro e lavoratori, operino liberi da interferenze esterne e

quindi siano liberi da quelle interferenze che possono derivare dai rapporti di interscambio tra i soggetti e

dall’interesse collettivo.

Da qui furono attuati una serie di provvedimenti che negano l’interesse collettivo: tra i primi la famosa legge

Chapelier e la legge sulle manifatture del 1803.

La legge Chapelier venne approvata quasi senza alcuna discussione perché veniva considerato

assolutamente normale la necessità di vietare gli scioperi e le coalizioni. Per cui l’approvazione di questa

legge non fu assolutamente motivo di dissensi.

Sciopero e coalizione non sono dei fenomeni inediti all’interno della realtà economica del tempo. Erano

fenomeni che si trascinavano almeno da circa due o tre secoli; erano quindi comparsi già durante il periodo

corporativo ma avevano suscitato delle ferme reazioni da parte del potere pubblico.

Sciopero: era una forma di astensione del lavoro e una forma di lotta sindacale. Consistevano nel non

lavorare. Il “non lavorare” a quel tempo era un fenomeno di azione di pressione nei confronti della

controparte molto efficace di quanto lo sia oggi. A quell’epoca si produceva fondamentalmente attraverso la

macchina umana ed erano quindi i lavoratori a creare il prodotto: l’interruzione della produzione da parte

dell’uomo specializzato significava interrompere l’intera produzione. Lo sciopero era un arma letale nei

confronti del datore di lavoro perché i lavoratori non erano facilmente sostituibili in quanto erano molto

specializzati.

Coalizioni: accordi tra i lavoratori diretti a modificare il corso dei salari o a influire sulle condizioni di

lavoro. Associazioni stabili tra lavoratori oppure accordi momentanei. Il divieto di coalizione era condito da

ulteriori divieti, come per esempio il divieto di assumere operai negli assembramenti, cioè era vietato fare

assembramenti per strada perché erano un’occasione per stabilire accordi.

Come mai codificatori che vogliono ribaltare il sistema economico allora vigente si rifanno a questo

armamentario che era stato tipico delle epica precedente? Era un armamentario repressivo tipico dell’età

precedente. Per capire questo bisogna prima capire perché nell’età precedente appariva così ovvio vietare

gli scioperi e le organizzazioni sindacali (coalizione). Appariva ovvio per un motivo intuitivo: nel momento in

cui l’organizzazione della produzione era un organizzazione pubblica è evidente che qualunque turbativa,

sia essa fatta attraverso l’organizzazione privata, sia essa fatta attraverso azioni di forza che rompono il

contratto, qualunque tipo di azione di questo genere viene automaticamente a configurarsi con un’attività di

rottura dell’ordine economico pre-esistente.

In particolare lo sciopero, cioè il non lavorare, è dal punto di vita dei rapporti delle corporazioni e dal punto

di vista dei diritti dei privati un inadempimento contrattuale perché se il lavoratore si è obbligato ad

effettuare la propria prestazione in cambio di una determinata mercede, se egli non esegue questa

prestazione per ottenere un aumento della mercede o una riduzione dell’orario di lavoro, se non esegue la

propria prestazione compie un inadempimento contrattuale.

Lo sciopero e le coalizioni durature o momentanee che organizzavano gli scioperi erano proprio degli

attentati all’organizzazione pubblicistica della produzione.

Come mai, instaurato un nuovo ordine fondato sul contratto, si arriva a norme che riprendono quello che

dicevano le vecchie norme?

I codificatori e gli illuministi avevano ben chiaro che la mediazione interindividuale dei rapporti collettivi

attraverso i contratti di lavoro doveva favorire che chi investiva nella produzione dovesse aver assicurato

un significativo margine di profitto, che a quei tempi veniva chiamato “ritorno delle anticipazioni”, cioè il

ritorno degli investimenti. L’anticipazione e il ritorno del capitale sono quindi essenziali per la circolazione

del denaro. 9

Se non ci fosse stato profitto, non ci sarebbero stati investimenti.

Per questo motivo bisogna tutelare un sufficiente livello di profitti rimuovendo qualunque ostacolo alla

libertà del mercato. Divieto di sciopero e di coalizione sono individuati come ostacoli al libero mercato.

Sono quindi fenomeni da proscrivere e vietare con l’intervento della forza pubblica e dei tribunali.

Questo intervento coercitivo da parte della forza pubblica all’interno dei rapporti di produzioni ottiene dei

risultati?

Non soltanto la garanzia del saggio di profitto viene attuata attraverso norme che vietano scioperi e

coalizioni sindacali, ma viene attuata attraverso la riproposizioni di misure che avevano caratterizzato

l’epoca precedente. Viene frenata la migrazione e lo spostamento della manodopera con una serie di

misure. Gli operai dovevano rimborsare tutti i prestiti che i datori di lavoro gli avevano fatto, e solo dopo

averlo fatto potevano lasciare il precedente datore di lavoro.

I prestiti erano molto frequenti perché non c’erano mutui. L’unica mutua che aveva a disposizione tra 600 e

700 e 800 era il datore di lavoro colui al quale ci si rivolgeva. Il datore di lavoro però costringeva l’operai a

lavorare per lui finchè non avesse saldato il debito. Per questo motivo esistevano una serie di norme che

impedivano il lavoratore di spostarsi da un distretto produttivo ad un altro. Era utile vietare gli spostamenti

dei lavoratori perché grazie ad essi il lavoratore poteva ricavarne un guadagno aggiuntivo.

Quella che venne creata è una complessa disciplina basata sul libretto di lavoro dove venivano riportati i

prestiti e che rendeva molto difficile lo spostamento da un distretto industriale ad un altro e rendeva più

difficile alla manodopera di lucrare sulle proprie abilità professionali per ricavare un salario più alto.

Questo sistema che rende bassi i salari, genera una ripartizione squilibrata della ricchezza prodotta. Ci

sono masse di lavoratori in condizioni di relativa indigenza, lavoratori che svolgono funzioni di

manovalanza assolutamente poveri, e lavoratori che rimangono all’esterno della produzione. Questo

genero scioperi e coalizioni che la legge si ostinò a vietare.

La correzione di questi strumenti legislativi volti a garantire il profitto e reperendo l’attività collettiva è in

sostanza la correzione nella pratica contro l’ordine costituito attraverso l’attività sindacale . La legislazione

si occupa di negare la valenza collettiva delle relazioni sociali, ma paradossalmente le attività sindacali

vengono poste in essere.

Attività sindacali: è l’attività di autotutela collettiva. Tutela cioè i propri interessi collettivi nel quale il

lavoratore, in quanto membro di un gruppo, acquisisce delle condizioni sociali che non ha come individuo

isolato. Come individuo isolato il lavoratore non riesce ad ottenere quelle condizioni di vita e di lavoro che

invece riesce ad ottenere come membro di un gruppo con un autotutela collettiva. Egli acquisisce la

possibilità di fare ciò che la legge in astratto gli assicura come libertà di fare e diritto di uguaglianza.

Per riuscire a fruire di questa uguaglianza i lavoratori dovevano unirsi ed esercitare questa azione

sindacale.

L’attività sindacale è un’azione di autotutela nelle relazioni di lavoro.

Come viene posta in essere l’attività sindacale?

Attraverso :

1)sciopero e picchetto: inadempimento del contratto già stipulato. Per ottenere nuove condizioni di lavoro il

lavoratore viola il contratto precedentemente stipulato. E’ un fenomeno vietato in Francia sin dal 1700 e si

ripropone in con le agitazioni sindacali durante la presa della Bastiglia e dalla Legge Chapelier e sulla

Legge delle manifatture che considera la violenza un aggravante nella pena per aver commesso lo

sciopero. (es. picchetto).

Oggi il picchetto fa parte dello sciopero ed è una proiezione dei diritti dei lavoratori. Il picchetto si ha

quando un insieme di persone la cui presenza davanti all’ingresso del luogo di lavoro ha una funziona

persuasiva per chi non vorrebbe scioperare.

2)boicottaggio: i lavoratori si accordavano per non andare a lavorare o stipulasse contratti di lavoro contro

quei lavoratori che violavano il concordato di tariffa o gli accordi sindacali che erano stati conclusi.

10

I concordati di tariffa venivano stipulati dai rappresentanti sindacali o dei lavoratori e dai rappresentanti dei

datori di lavoro o dai datori di lavoro stessi. I concordati di tariffa apparivano come una sorta di accordo che

riguardava la tariffa del lavoro. Le tariffe sono i prezzi per le prestazioni di lavoro quotidiano. Inizialmente

era un accordo in forma orale spesso frutto di una contrattazione informale e successivamente divenne un

atto scritto. In sostanza è una manifestazione funzionale dell’attività sindacale.

L’attività sindacale e gli scioperi hanno come scopo ultimo quello di raggiungere un nuovo accordo di tariffa.

L’organizzazione corporativa della società che rispondeva in passato ad una logica protettiva dell’industria

e della manifattura si era tramutata, trascorso il 600, nel suo opposto. Cioè era divenuta una struttura che

coartava i rapporti sociali, li appesantiva e ne impediva lo sviluppo. Quindi nel momento in cui gli atti del

potere pubblico ribaltavano questa situazione e rimuovevano questi ostacoli della struttura produttiva, essi

rispondevano a delle necessità reali e quindi era una nuova associazione che aveva un immediato

riscontro nella pratica. Questa considerazione esclusiva dei rapporti di produzione come rapporti

interindividuali è uno di questi aspetti.

I legislatori si prodigarono molto nel vietare, cosi come i loro predecessori, gli scioperi e le coalizioni. La

fissazione dei prezzi e delle condizioni di lavoro attraverso accordi non individuali era quello che i legislatori

volevano vietare.

Le norme che vietavano scioperi, sindacati e contratti collettivi finirono per essere scarsamente effettive.

Viene messa in campo una notevole disciplina articolata di repressione di questi fenomeni ma questa

disciplina non funzionò perché c’era una tendenza a non solo contrattare, ma ad organizzarsi.

Visto il divieto di organizzarsi all’interno delle corporazioni, i lavoratori si organizzavano a seconda della

proprie afferenza al santo protettore della categoria. (es. santi protettori dei fabbri, carpentieri..etc).

Queste congregazioni erano anche un modo per organizzarsi sindacalmente. Nell’epoca successiva queste

congregazioni si trasformarono nelle cosiddette leghe di mestiere che fino a metà dell’800 furono proibite

in tutti gli stati europei.

Leghe di mestiere: inizialmente erano clandestine e solo successivamente videro, con l’abolizione della

repressione, la luce del sole.

La libertà delle coalizione porto alla liceità del contratto produttivo: se era lecito organizzarsi, diventava

lecito stipulare accordi. Gli accordi collettivi in realtà furono stipulati da organismo che sostituirono le leghe

di mestiere.

Nell’occidente manifatturiero si aveva una realtà produttiva governata dall’abilità manuale dei lavoratori.

Prima dell’avvento dell’industria i lavoratori erano lo strumento fondamentale per produrre: per questo il

lavoratore viene formato attraverso un lungo periodo di apprendistato e una volta finito deve compiere un

lungo periodo di “garzonato”, cioè un lavoratore in prova. Solo poi per pochi anni si apriranno poi le strade

della maestranza e produrre in proprio. Era un attività produttiva mossa dall’attività manuale del lavoratore:

intorno quindi al mestiere di ciascun lavoratore. I lavoratori iniziano ad organizzarsi in funzione del loro

mestiere, cioè in base alle loro competenze acquisiste all’interno della corporazione prima come

apprendista e poi come garzone. I lavoratori si organizzano a prescindere dal comparto produttivo a cui

afferiscono ma si organizzano in base alle proprie competenze individuali.

L’elemento del mestiere diventa l’elemento chiave per l’organizzazione dei lavoratori.

Accanto alle leghe di mestiere si sviluppano le leghe territoriale che assumono poi diversi nomi (es.

Francia= borse del lavoro, Italia= camere del lavoro). Le leghe territoriali raggruppano i lavoratori in quanto

tale e si prescinde dal mestiere di ogni lavoratori. Le leghe territoriali sono le strutture che sul territorio

raggruppano i lavoratori dipendenti a qualunque mestiere essi facciano capo, all’interno di un determinato

ambito territoriale. Quindi si possono contrattare le condizioni di lavoro che vengono utilizzate in quel

determinato territorio. (es. nord/sud). Le leghe territoriali sono associazioni che raggruppano su base

territoriale i lavoratori. Dal 1891 le leghe territoriali diventano le principali strutture sindacali nel nostro

paese perché la nostra manifattura e industria nascente è tardiva e si sviluppa in ritardo rispetto alle

11

corrispondenti strutture degli altri paesi europei e attraverso realtà molto sparse e piccole.

Le leghe territoriali da un lato cominciano a costituire le società di mutuo soccorso che costituiscono

l’antecedente della nostra struttura pubblica, e dall’altro lato costituiscono gli organismi che contrattano con

i datori di lavoro in sostituzione dei sindacati delle singole imprese perché hanno più forza e quindi

contrattano con i datori di lavoro.

Sindacato di categoria: è l’evoluzione del sindacato di mestiere, o meglio sostituisce il sindacato di

mestiere e ne prende il posto quando la rivoluzione industriale si dispiegò e quindi via via gli operai non

specializzati attraverso l’apprendistato vengono sostituiti da una generica manodopera ed entrano

nell’industria dopo un addestramento sommario. Il lavoro industriale consiste nella sorveglianza delle

macchine in quanto sono le macchine a produrre. E’ un diverso tipi di lavoratore, protagonista del nuovo

modo di produrre.

I mutamenti sono indotti dalla rivoluzione industriale, fenomeno diverso dalle rivoluzioni borghesi. Sono gli

stessi soggetti che occupano un ruolo dominante all’interno del sistema produttivo che iniziano a produrre

in modo diverso e organizzano in modo diverso la produzione.

Avvenne quindi una profonda trasformazione: mentre in precedenza l’organizzazione sindacale (lega)

serviva a dare maggiore peso all’abilità individuale e alla forza contrattuale che ciascun lavoratore poteva

dispiegare, da questo momento in poi e con la rivoluzione industriale, l’organizzazione sindacale, e cioè

l’unione di più lavoratori, diventa lo strumento essenziale per poter contrattare il prezzo della propria forza

lavoro. L’appartenenza al gruppo organizzato prende il posto dell’abilità e dell’esperienza del singolo. L’idea

che attraverso il monopolio dell’offerta di lavoro si possa contrattare un miglior salario diventa una verità

incontestabile. Proprio in virtù di questo nuovo modo di essere della realtà economica nasce il

sindacalismo di categoria.

Rivoluzione industriale: In Italia si sviluppa nell’ultimo decennio dell’800 soprattutto attraverso una

manifattura e un industria di piccola realtà. Questo darà una particolare impronta sia al sindacalismo che

alla struttura industriale, ancora oggi debole in cui sono poche le grandi industrie in grado di competere in

campo internazionale. Anche questa debolezza dell’apparato produttivo rende relativamente debole la

borghesia italiana.

E’ evidente che la rivoluzione industriale mette in campo delle strutture in cui i lavoratori si concentrano e

permettono che si sviluppi un sindacalismo di massa e poi di industria soltanto nella seconda metà degli

anni 60. E’ un fenomeno che riguarda l’Inghilterra e interessa l’Italia perché qui si verifica esattamente il

contrario. In Inghilterra è il sindacato che dà luogo al partito politico. In Inghilterra si crea il Labour party che

nasce come espressione delle organizzazioni sindacali: sono le organizzazioni sindacali che si accorgono

di non riuscire a far valere le proprie ragioni all’interno del parlamento dell’epoca e quindi decidono che era

interesse di ogni lavoratori di uscire dall’esclusivo ambito di interesse sindacale e di portare avanti

battaglie “fuori dalle fabbriche”. A quel punto bisognava muoversi all’interno del Parlamento per far

approvare delle disposizione di legge che favorissero il lavoro. (es. riconoscimento legale della

contrattazione collettiva e dello sciopero e la legge per le 8 ore di lavoro del 1908).

Nel paese dove il sindacalismo muove i suoi primi passi, esso si trasforma e genera il partito politico: ha

come sua impronta di origine il rivendicare in maniera pragmatica di modifiche nell’assetto sociale. Il partito

politico è visto come un mezzo per continuare le rivendicazioni sindacali sul terreno della confezione di

legge. Per questo il laburismo in Inghilterra ha un taglio meno estremo e più incline al compromesso e alla

mediazione all’interno del sistema.

Un processo analogo a quello inglese si ha in Francia ed in Germania . Singolare è invece l’esperienza

italiana.

Italia: l’industrializzazione in Italia avviene a macchia di leopardo e con scarsa incidenza delle singole

realtà. Questo provoca un fenomeno che assume una dimensione particolarmente ampia: il fenomeno delle

leghe territoriali. Gli operai che hanno difficoltà ad organizzarsi all’interno delle singole realtà produttive, si

organizzano innanzitutto a livello territoriale a partire dalla propria appartenenza di ceto, come classe e

12

come insieme di soggetti che hanno la stessa posizione. Si considerano prima di tutto lavoratori. Essi

vengono organizzati in leghe territoriali da un agente esterno alla realtà della produzione, cioè dal partito

socialista. Il partito socialista, a partire dal 1882, con il partito operaio, si muove in prima persona per

organizzare le leghe territoriali. Quindi si ha un movimento operaio che, contrariamente a quello che

avvenne in Inghilterra, è un movimento dei lavoratori che non hanno i propri piedi in fabbrica, ma che

hanno le proprie basi fuori dalla fabbrica. Il movimento sindacale italiano nasce come movimento di classe

che organizza un ceto sociale, e lo organizza anche e soprattutto su basi ideologiche, cioè sulla base della

teoria socialista, propagandata dal partito socialista. Quindi ha una forte connotazione politica.

Accanto a questo si sviluppa un movimento di risposta da parte dell’organizzazione più forte che esisteva

in Italia, cioè l’organizzazione cattolica. I cattolici hanno una presenza ideologica viva in Italia, si

organizzano attraverso un movimento sindacale che da prima è semplicemente un movimento dei

lavoratori cattolici e non ha un contenuto sindacale, ma che poi in concomitanza con la guerra fredda,

sfocerà in una vera e propria organizzazione sindacale dei cattolici (es. cisl).

Concezione socialista: è una dottrina che prende ispirazione dalla rivoluzione francese e individua gli

equivoci dell’economia di mercato e anche la necessità di superere l’economia di mercato attraverso

un’economia dominata e indirizzata dagli interessi generali della popolazione espressi dalla classe operaia.

Sono i lavoratori che non avendo da perdere che le proprie catene, possono avere questa funziona di

emancipare l’intera classe sociale così come era stata la borghesia ad emancipare tutta la società dal

predominio della nobiltà e del clero. L’idea di fondo è che spetta ai lavoratori subordinati la funziona di

emancipazione di tutta la società. Il lavoratore ha quindi un proprio ruolo come ceto sociale autonomo e

indipendente all’interno della società

Il sindacato si ispirazione socialista privilegia gli interessi dei lavoratori e non gli interessi della singola

categoria. In quanto i lavoratori sono soggetti che hanno la stessa relazione con la produzione (scambiano

la loro forza in cambio di un salario). Proprio perché hanno la stessa funzione, avranno la stessa

aspirazione di emancipazione: questo comporta che l’azione sindacale ha come referente l’insieme dei

lavoratori.

L’aspetto organizzativo che prevale è l’aspetto orizzontale, che prevale sull’aspetto delle singole categorie.

(es. CGL).

Movimento sindacale cattolico: rovescia specularmente la tradizione del sindacalismo socialista a causa

dei diversi orientamenti di base partendo dall’attività produttiva. Secondo i cattolici, ciò che dà unità al

mondo del lavoro è l’attività produttiva che viene compiuta dai lavoratori ma anche dai datori di lavoro che

all’interno di quel comparto produttivo investono e dirigono la produzione. Ritengono che vi possano essere

dei contrasti di interesse tra datori di lavoro e lavoratori e che questi contrasti possano dar luogo a delle

aggregazioni di tipo sindacale in cui i lavoratori decidono di difendere i propri interessi, in quanto interessi

di soggetti che compiono un determinato mestiere. Il punto di partenze è quindi il tipo di professione o

mestiere che viene esercitato. In questa visione scompare il ceto sociale: il lavoratore è solo un soggetto

che compie un determinato mestiere che si unisce a tutti quei lavoratori che hanno la stessa matrice

ideologica e che compiono la stessa professione. Il mestiere prevale sul ceto sociale. L’associazionismo è

quindi alla base del pensiero cattolico. I soggetti compiono la medesima attività e hanno la medesima

ispirazione. E’ un sindacato di soci.

<Sindacalismo di ceto // Sindacalismo di mestiere>

L’affermarsi della rivoluzione industriale e il depotenziamento progressivo della forza dei lavoratori basata

sulla propria abilità professionale ha una seconda ricaduta perché proprio questo nuovo modo di essere

delle relazioni fra datore di lavoro e lavoratori che sempre più si organizzano, rende socialmente molto

costose le leggi che avevano creato quell’apparato repressivo sopra citato.

Di fronte a questa nuova realtà l’apparato che era stato edificato per reprimere l’organizzazione dei

13

lavoratori diventa socialmente costosa. Questo apparato repressivo divenne quindi molto costoso e poco

produttivo.

Le leggi repressive vengono progressivamente abrogate in tutta Europa perché non hanno più alcune

funzione cardinale.

Struttura odierna delle organizzazioni o confederazioni sindacali in Italia:

Si riferisce a ciascuna centrale sindacale. Queste centrali sindacali si organizzano tutte allo stesso modo

perché i singoli uomini (lavoratori) che vivono del proprio lavoro sono componenti di un ceto sociale che

vive e lavora in un territorio definito. E’ la stessa prospettiva tipica della tradizione socialista che privilegia

la considerazione del lavoratore in quanto membro di uno strato sociale che vive all’interno di un

determinato territorio.

Una seconda prospettiva, tipica dell’associazionismo cattolico, guarda alla stessa realtà a cui guarda la

prospettiva socialista da una diversa angolazione: il lavoratore è colto come soggetto che svolge uno

specifico lavoro, come soggetto che guarda ed è immerso in una specifica realtà produttiva. Ciascun

soggetto è innanzitutto un soggetto che svolge un determinato mestiere che lo identifica e lo accomuna al

datore di lavoro che fa parte della stessa realtà produttiva.

Per questo il lavoratore può essere colto sotto due prospettive diverse.

Queste due angolazioni corrispondono a due aspetti dell’organizzazione sindacale perché l’organizzazione

sindacale di ciascuna delle centrali sindacali ha queste due proiezioni distinte e che si sovrappongono.

L’organizzazione orizzontale e l’organizzazone verticale:

-orizzontale: coglie il lavoratore in quanto lavoratore che insiste su un certo territorio (es. leghe territoriali)

-verticale

I lavoratori che aderiscono ad una centrale sindacale possono vedere se stessi come parti di un insieme il

quale comprende tutti i lavoratori che aderiscono a quella centrale sindacale e che insistono su un

medesimo territorio. I lavoratori iscritti ad una centrale sindacale si organizzano territorialmente e fanno

parte della camera del lavoro (Italia). I lavoratori dello stesso territorio sono poi distinti a seconda del

comparto a cui afferiscono.

Sistema liberale repressivo:

Le corporazioni sono abolite soltanto nel Regno di Sardegna nel 1844; è una tarda abolizione. E’ il

penultimo stato che abolisce le corporazioni. Ancor prima si abolì la disciplina sul libretto operaio e sulle

anticipazioni, stessa disciplina che impedivano all’operaio di spostarsi da una zona ad un'altra. (abolita nel

1865). Esistevano poi leggi di polizia che obbligavano i datori di lavoro a indicare gli spostamenti dei

lavoratori: i lavoratori erano quindi soggetti a libertà vigilata.

Lo stato unitario abolisce le corporazioni ma riprende la disciplina repressiva tipica in Francia (Le

Chapelier); in Francia veniva abrogata e in Italia veniva reinvertita.

Codice penale sardo: aboliva scioperi e intese tra lavoratori che erano stipulate sulla base di accordi di

tariffa. Si cercava quindi di evitare che i lavoratori si accordassero per ottenere un più alto salario. Questo

codice unitario si applicava a tutto il territorio, tranne che il Toscana, la quale era disciplinata dal codice

Leopoldino (divieto di sciopero solo se attuato con violenza e minaccia, non esisteva il divieto di

coalizione).

Questo si accompagnò ad un cambiamento della percezione del fenomeno sindacale.

Si fece via via strada una nuova consapevolezza: nei rapporti di mercato la forza contrattuale del lavoratore

uniti costituiva uno strumento di uguaglianza nel mercato.

Le organizzazioni dei lavoratori cominciano ad essere percepite come un fattore di uguaglianza nel

mercato e un mezzo per farlo funzionare meglio perché riequilibra le posizioni squilibrate. Le posizioni dei

lavoratori vengono percepite come un mezzo per eliminare la concorrenza deteriore tra operai; se i

lavoratori si coalizzano il associazioni sindacali. L’unione e l’attività sindacale rende una vita dignitosa al

lavoratore. 14

Il sindacato serve anche al datore di lavoro in quanto organizza i lavoro e da loro un interlocutore. Creando

condizioni omogenee tra i lavoratori, i sindacati riducono i costi di transazione, e questo conviene al datore

di lavoro.

Molto spesso le imprese tendono a competere tra di loro cercando di ridurre i salari e abbassare il costo del

lavoro: è una rincorsa che sta avvenendo in Europa ed in particolare in Italia negli ultimi anno.

Italia: il divieto di sciopero e coalizione è abrogato con il nuovo codice penale che sostituisce il Codice

Sardo dei Savoia e instaura e ridisciplina la materia penale.

Associazione sindacale: la dottrina tese a configurarla nell’unico modo possibile. Non era un ente che

poteva essere riconosciuto come ente collettivo e personalità giuridica. Quindi l’unica configurazione

giuridica possibile era quella di associazione non riconosciuta. La sua disciplina giuridica è in funzione

del perseguimento degli associati.

Con la scomparsa definitiva della legislazione repressiva, o comunque con la sua attenuazione, il diritto

del lavoro inizia ad essere quello attuale, cioè un indirizzo che vede sorgere una disciplina dei rapporti

collettivi.

La liberalizzazione, cioè l’abrogazione dell’illeicità dello sciopero comporta la possibilità di discutere

dell’assetto dei rapporti collettivi.

Mentre nei restanti stati Europei la disciplina del sindacato non si limitò a sancire la legittimità dei sindacati

ma provvide a impartire una disciplina specifica dell’azione sindacale. Non si ritenne quindi di dover

predisporre per l’organizzazione sindacale una disciplina giuridica autonoma perché accanto al problema

della liceità dell’organizzazione sindacale si affacciava l’idea dell’efficacia del contratto collettivo che

impediva qualunque tipo di nuova prospettiva.

Quali associazioni sindacali sono lecite e dove queste associazioni sindacali possono esplicare la propria

attività?

C’era un divieto di coalizione, cioè di costituire delle associazioni di lavoratori rivolte a far reincarare il

prezzo della giornata di lavoro senza una particolare causa: questo divieto operava innanzitutto nei

confronti dello stato che interveniva per sancire una strumentazione repressiva che favorisse l’accumulo

del profitto all’interno degli stati europei. Il divieto di associazioni era un divieto che valeva nei confronti

dello stato.

Questo divieto cade nei confronti dello stato lasciando impregiudicato il problema della possibilità che i

datori di lavoro avevano di fare operare oppure di non far operare le organizzazioni sindacali all’interno dei

luoghi di lavoro.

Si determinò una situazione omogenea in tutto il territorio nazionale perché non esisteva una disciplina che

riconosceva le organizzazioni sindacali. Per cui i datori di lavoro adottarono una posizione comune.

Liceità delle organizzazioni sindacali: si, ma fuori dai cancelli della fabbrica, cioè lecito solo nei confronti

dello stato. Infatti la fabbrica era considerata proprietà del datore di lavoro e domicilio dell’imprenditore.

L’imprenditore poteva vietare all’interno delle fabbriche le organizzazioni sindacali e la libera espressione

delle idee da parte dei lavoratori.

Dominava sovrana la volontà del datore di lavoro.

I datori di lavoro non avevano interlocutori all’interno delle fabbriche: questo era una disfunzione

dell’assetto complessivo devi rapporti di lavoro.

Nell’ultimo decennio dell’800 si può ritrovare in Italia la nascita di un istituzione che percorrerà tutta la storia

del diritto sindacale italiano e che con le necessarie modifiche, si può ritrovare anche oggi (commissioni

interne).

Le commissioni interne, la cui prima vestigia è un contratto collettivo siglato a Torino tra la Fiom e una

fabbrica di automobili del 1906. L’istituzione delle commissioni interne è un istituzione precedente al 1906.

Le commissioni interne sono un istituzione che si differenzia dalle organizzazioni sindacali.

Si è parlato infatti di doppio canale di rappresentanza: organizzazioni sindacali da un lato e commissioni

15

interne dell’altro.

doppio canale di rappresentanza: rappresentare e agire nell’interesse di altri, ma soprattutto agire per

ottenere un efficacia nei confronti di altri. (es. rappresentanti compiono un attività a favore dei vantaggi di

altri).

Ci sono due tipi di organismi che rappresentano i lavoratori:

1) organizzazioni sindacali: leghe di mestiere prima, organizzazioni di industria dopo. Sono organizzate

sulla base di raggruppamenti che fanno riferimento all’ideologia dei partecipanti. Operano fuori dalla

fabbrica, organizzando i lavoratori sul territorio, ovvero organizzando i lavoratori di un centro ramo di

industria.

2)commissioni interne: viene a colmare quel vuoto che era stato creato dall’atteggiamento dei datori di

lavoro, teso ad escludere le organizzazioni sindacali troppo ideologico e troppo propenso a ottenere

emancipazione generale e non solo in campo lavorativo. Questo secondo canale di rappresentanza lo

colmava rivolgendosi a tutte le maestranze presenti nei luoghi di lavoro e quindi a tutti quei soggetti che

fossero iscritti oppure no alle organizzazioni sindacali.

La differenza tra il primo e il secondo canale stava esattamente nel fatto che nel primo canale le

organizzazioni sindacali esterne erano organismi che accomunavano un’unica politica rivendicativa,

all’esterno dei luoghi di lavoro. All’interno del luogo di lavoro, la necessità degli industriali ad avere un

interlocutore porta alla creazione di commissioni interne che rappresentassero lavoratori iscritti oppure no

alle organizzazioni sindacali.

Di che cosa si dovevano occupavano questi organismi?

Doveva occuparsi dell’amministrazione dei rapporti di lavoro, cioè relativo alle mansioni , compiti

assegnati, sostituzioni,problemi di disciplina del lavoro ecc..

Le organizzazioni sindacali rientrano quindi in fabbrica occupandosi di commissioni interne. Gli stessi

sindacati tendono a ridimensionare l’ambito di attività delle commissioni intern

in quanto non ha intenzione a cedere a questo organismo concorrente.

La prima competenza sottratta alle commissioni interne è quella di stipulare i contratti collettivi.

Le commissioni interne diventano un organismo di rappresentanza dei lavoratori, e anche un interlocutore per

i datori di lavoro.

Struttura delle commissioni interne:

Hanno compiti ufficiali di rappresentanza e ci stipulazione delle vertenze. Vengono elette su liste bloccate

presentate dalle organizzazioni sindacali. Questa è una rappresentanza non associativa ed è l’unica ammessa

nei luoghi di lavoro fino al 1970, cioè fino alla stipulazione dello statuto dei lavoratori.

Ha la legittimazione da parte di tutti i lavoratori.

Contratto collettivo:

E’ il vecchio concordato di tariffa, cioè un prezzo dei servizi. Il concordato di tariffa inizialmente si riferiva alla

giornata lavorativa. Progressivamente il concordato di tariffa divenne un documento più articolato che

regolava i vari aspetti del lavoro. Era una sorta di accordo che conteneva le condizioni omogenee alle quali i

lavoratori si impegnavano ad erogare la propria forza lavoro e i datori di lavoro si obbligavano a rispettare.

E’ un testo contrattuale che normalmente veniva siglato come prodotto formale della contrattazione.

Ha l’obiettivo la conclusione di nuove condizioni di lavoro e cerca di raggiungere dei nuovi standard.

Chiude una fase dei rapporti collettivi e ne apre un’altra nella quale quei risultati raggiunti diventano la norma

comune.

Sono regole stabilite dal gruppo e che possono adattarsi più agevolmente alla realtà produttiva. Hanno una

caratteristica fondamentale: sono accettate da coloro che le dovranno rispettare e ai quali si dovranno

applicare. Il contratto collettivo è fondato sul consenso dei destinatari.

16

Il contratto collettivo si prospetta come frutto dell’autonomia collettiva e diventa norma comune che realizza

una disciplina omogenea e definita, agile e facilmente modificabile che diventa anche una disciplina adattabile

alle distinte sedi.

Tratta di una disciplina specifica che ne fa un atto dotato di una propria efficacia.

Il contratto collettivo dispone di interesse collettivi, ma essendo un contratto stipulato tra privati, esso ha un

efficacia limitata a coloro i quali lo hanno stipulato, cioè coloro i quali hanno dato mandato agli stipulatori e

coloro i quali sono quindi membri delle organizzazioni sindacali che hanno stipulato il contratto. Il mandato si

conferisce attraverso l’adesione a quell’organizzazione sindacale. (es. tesseramento).

In mancanza di una disciplina specifica del contratto collettivo, vale la legittimità di chi pone in essere un atto

avendone ricevuto un mandato in rappresentanza di altri soggetti.

E’ un contratto con il quale le organizzazioni sindacali e i datori di lavoro si impegnano a uniformare tutti i loro

successivi contratti individuali alle norme contenute nel contratto collettivo.

Ripropone gran parte delle regole che erano contenuti negli statuti delle corporazioni che allora si ponevano

come norma intermedia tra le disposizione di legge che regolava il contratto di locazione di opera e quindi i

singoli rapporti di lavoro, con l’aggiunta della caratteristica della condivisione dei destinatari.

In quanto atto di accordo questi contratti collettivi erano da ascrivere al diritto privato in tutta Europa. SI tratta

di contratti che operano nel diritto privato ed erano privati gli attori di questi contratti: organizzazione dei datori

di lavoro o il singolo datore di lavoro e dall’altra parte le organizzazioni dei lavoratori.

A questa condivisione unanime si opponeva la realtà dei rapporti sociali perché questi accordi avevano anima

di legge. (“hanno forma di contratto ma anima di legge”). Questi contratti collettivi aspiravano ad essere utili

per tutto il contratto dei lavoratori per cui aspiravano e aspiravano a dare una disciplina omogenea a tutti i

lavoratori.

Questa conclusione non aveva campo di esistere se si partiva dalla premessa che questo accordo collettivo

operava in campo dei privati: il contratto collettivo in quanto atto di diritto privato è un contratto destinato a

regolare i rapporti di coloro i quali avevano stipulato il contratto o avevano dato mandato per la stipulazione di

un contratto. Il privato decide con atti di autonomia in base ai propri interessi e non può incidere su diritti altrui

La conclusione unanime fu che questi contratti collettivi classificati come contratti di diritto privato

avevano efficacia soltanto nei confronti dei soci delle associazioni stipulanti.

Ma questa conclusione fu velocemente superata nei paesi Europei ma non così facilmente in Italia.

Problemi:

-dissenso individuale: potevano dissentire dal contratto collettivo

-generalizzazione del contratto collettivo: non si applica a tutti i lavoratori, ma solo a quelli iscritti ai lavoratori

sindacali e a quelle imprese iscritte alle organizzazioni sindacali.

Paradosso: il datore di lavoro che agisce al di fuori delle organizzazioni sindacali e che non vuole applicare il

contratto collettivo, non è obbligato ad applicarlo. Il contratto collettivo DOVREBBE essere un limite per il

datore di lavoro che voglia agire autonomamente e stipulare contratti individuali, ma il datore di lavoro è un

soggetto pienamente legittimato da questo sistema ad operare in questa direzione. (oggi avviene soprattutto

nelle piccole imprese, non si parla di contratto collettivo e in questi luoghi regna la volontà discrezionale del

datore di lavoro).

Per risolvere il problema del contratto collettivo è necessario che ci siano due condizioni:

-il contratto collettivo che deve avere efficacia generale deve essere un contratto unico per ciascuna categoria

Si può scegliere un unico contratto che meglio rappresenti gli interessi ed estendere questo contratto a tutti.

Oppure si può operare diversamente: si seleziona un agente contrattuale tra tutti e quello stipulerà il contratto

collettivo valido per tutti. (metodo fascista)

Oppure si possono individuare delle procedure che consentano di arrivare ad un contratto unico (metodo

democratico). 17

Una volta individuato un contratto unico, è pensabile che esso venga applicato anche ai soggetti che non

l’hanno voluto? NO!

1)intervento del giudice, che attraverso una giurisprudenza consolidata, cioè un orientamento

giurisprudenziale che stabilisca principi da applicare nei singoli casi. I giudici devono selezionare un contratto

collettivo e devono stabilire che quel contratto collettivo è un contratto collettivo applicabile a tutti i soggetti

iscritti o non iscritti ai sindacati.

considerano come elemento implicito le regole e le norme contenute nel contratto collettivo che essi

individuano come contratto collettivo applicato nelle realtà produttive. (consuetudine vincolante).

Un meccanismo in larga misura analogo è il meccanismo che è stato inventato dalla corta di cassazione

italiana, in relazione alla clausola retributiva dei contratti collettivi.

Finita la seconda guerra mondiale i contratti collettivi corporativi vennero prorogate. Ma c’era una voragine

che riguardava l’ammontare delle retribuzioni perché c’era una situazione in cui le retribuzioni previste non

significavano più nulla. Nello stesso tempo c’era un secondo problema: il Fascismo aveva il merito di aver

messo in piedi un sistema di contratto collettivo generalmente obbligatorio, era un contratto applicato a tutti

per quanto ci fossero distorsioni a priori.

art. 39 della Costituzione*

Si verifica quindi una situazione in cui si tendeva all’attuazione dell’art. 39.

Avvenne una innovativa giurisprudenza che non brillò mai per guizzi di novità. La cassazione trovò una

soluzione che, esportata all’interno delle varie coorti di giustizia italiana, riuscì a adeguare la retribuzione ai

tempi. L’attenzione esistita verso l’efficacia del contratto collettivo svaporò e fu una valvola di sfogo.

La cassazione isolò il problema più sentito (problema della clausola retributiva) dall’insieme degli altri

problemi. Questa clausola deve quantomeno essere rispettosa di un criterio di giustizia: questo principio è art.

36 della Costituzione. E’ un riferimento ai rapporti di mercato, cioè il prezzo della forza lavoro. E’ una

renumerazione che sia da un lato proporzionato alla quantità e alla qualità di lavoro, ma nello stesso tempo

sufficiente per il mantenimento del lavoratore.

Se il giudice trova una discrepanza tra il contratto collettivo e il contratto individuale, il giudice dichiara nulla

quella clausola del contratto individuale. Può intervenire l’art. 2099 del codice civile (secondo comma). In

mancanza di accordo tra le parti, la retribuzione è definita dal giudice. (prezzi correnti di questa manodopera

che si trovano nel contratto collettivo, cioè quella prevista dal contratto collettivo). E’ comunque un estensione

grossolana. E’ il meccanismo che attualmente è ancora operante e ci consente affermare che la clausola

retributivo del contratto collettivo sia l’unica operante.

Modalità per estendere:

1) la legge stabilisce che attraverso un atto amministrativo venga individuato il contratto collettivo che dovrà

avere efficacia erga omnes (in Francia e in Germania). Il governo individua quel contratto collettivo che ritiene

essere il contratto collettivo in grado di rappresentare al meglio gli interessi. Fa si che si estenda erga omnes.

Ultimamente però c’è stata una modifica: l’atto amministrativo del governo ora è vincolato (dal 2004): obbliga

ad estendere il contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali che rappresentano elettoralmente la

maggioranza dei lavoratori. Quindi non c’è più una discrezionalità del governo.

2) la legge può disciplinare l’efficacia erga omnes attraverso un giudizio che identifica il contratto collettivo. In

genere attraverso la previa identificazione dei soggetti legittimati a concluderlo. (legge sindacale fascista del

1926: è una legge antidemocratica ma non formalmente). La libertà sindacale viene sancita, ma allora come si

spiega la repressione dello stato fascista? C’era la libertà sindacale, ma queste associazioni libere venivano

perseguitate dalle norme che istituiva il tribunale speciale per la lotta alle associazioni antinazionali contrarie al

fascismo. La libertà sindacale era formale e non messa in atto. Non aveva la possibilità di stipulare contratti

collettivi. Infatti per ciascuna categorie di soggetti è riconosciuta legalmente una sola associazione sindacale

18

che può essere riconosciuta. Questa è l’unica associazione che può stipulare contratti collettivi. Le

associazioni sindacali riconosciute sono quelle che hanno un certo numero di iscritte, e quelli che hanno al

proprio interno dirigenti di sicura fede nazionale, cioè i soggetti graditi al partito fascista. Dietro ad una formale

libertà sindacale c’era un sostanziale blocco che impediva alle associazioni libere di stipulare contratti.

3) art. 39 della Costituzione. Individuare una procedura in tutti gli individui possano concorrere alla

stipulazione di un contratto unico nazionale.

Il problema che la legge voleva risolvere era il problema delle regole dello sciopero nei servizi pubblici

essenziali e soprattutto l’applicabilità di queste regole alla generalità dei dipendenti perché era naufragato il

tentativo di creare queste regole attraverso la cosiddetta autoregolamentazione del diritto di sciopero perché

quello si applicava solo a quelli che lo volevano applicato. Bisognava trovare un meccanismo che facesse si

che i lavoratori fossero vincolati dalle disposizioni limitative del diritto di sciopero (iscritto o non iscritto

dall’associazione sindacale). La legge ha dovuto inventare un meccanismo che applicato all’interno dei servizi

pubblici essenziali garantisca esattamente questo risultato.

-> disciplina dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, legge n. 146 del 1990

art. 2 della legge 146 del 1990: garantisce un servizio minimo indispensabile. (efficacia di diritto pubblico)

Esempi di messa in atto (con i quali si conferisce validità erga omnes ad un contratto collettivo)

-legge Vigorelli: legge n. 741 del 1959

anche questa legge si colloca in quel clima che tendeva a rivendicare l’erga omnes dei contratti collettivi. Non

volendo attuare l’art. 39 della costituzione. Non si voleva attribuire un ruolo cardinale alla CGIL.

Si trattava di creare una alternativa all’art. 39.

Vigorelli: immaginò che i contratti collettivi comunque stipulati devono essere depositati presso il ministero del

lavoro. A questo punto, con la legge delega 741 vigorelli: il governo deve percepire questi contratti collettivi

attraverso un decreto delegato, questi contratti acquisiscono efficienza di legge. La acquistano in quanto

decreti legislativi delegati, in questo modo acquistava efficacia erga omnes.

Problemi di questo procedimento:

-contenuti del procedimento

- fu un tentativo che le forze governative dell’epoca volevano perpetuare

-legge quadro sul pubblico impiego

Si voleva legare la disciplina del pubblico impiego alla disciplina della stipulazione dei contratti collettivi ma

non si voleva modificare il carattere pubblicistico dell’impiego pubblico. Per modificare il lavoro pubblico

occorreva un provvedimento di legge. Anche per il pubblico impiego si inventò un meccanismo analogo.

Venivano siglati contratti i quali venivano poi emanati secondo la forma del decreto legislativo tenendo conto

della matrice contrattuale.

-è la prima procedura che venne attuata.

art. 39 4 comma

individuazione di un unico contratto collettivo stipulato da una rappresentanza unitaria costituita dalle

organizzazioni sindacali in proporzione ai propri iscritti. La stipulazione del contratto collettivo la cui

composizione era proporzionale alla forza dei sindacati era una composizione che assegnava al sindacato

maggioritario con più iscritti, un ruolo preponderante nella stipulazione del contratto collettivo.

(questo non era riconosciuto, alla CGIL che in quel periodo era il sindacato maggioritario)

Questa è una procedura che, se seguita, creerebbe una stipulazione di un contratto frutto di scelte

democratiche.

Solo i sindacati registrati possono partecipare a questa rappresentanza.

Registrazione: serviva per dare ai sindacati una personalità giuridica che dovrebbe riconoscere il sindacato

garantito e permette di fargli svolgere quella funziona. 19

Condizione per la registrazione è uno statuto a base democratica e che deve garantire la genuinità dei

sindacati.

Questo meccanismo era una procedura assolutamente necessario.

La procedura riguarda il pubblico impiego contrattualizzato.

L’art. 97 della Costituzione afferma che si diventa pubblici dipendenti solo attraverso concorso; vuole evitare il

clientelismo.

-pubblica amministrazione: imparzialità ed efficienza

Va assicurata la parità di trattamento che invece non è ricercata e dovuta in altri contratti di lavoro, cioè non

possono esserci differenziazioni irrazionali.

Non vi può essere che un unico contratto collettivo pubblico applicato.

Parità di trattamento: si realizza individuando un unico agente negoziale al quale spetta il compito di elaborare

per quanto possibile una politica contrattuale e di stipulare i contratti..= ARAN (Agenzia per la rappresentanza

negoziale).

Inoltre deve selezionare gli agenti contrattuale che possono partecipare alla contrattazione.

In particolare la selezione e la stipulazione del contratto sono disciplinate dall’art. 43.

Il riconoscimento di un valore giuridico al contratto collettivo è espressione della valenza protettive del diritto

del lavoro. Rappresenta la necessità di tutelare e prevedere una serie di misure che correggessero gli squilibri

del mercato, tra cui la contrattazione collettiva e il sorgere della legislazione sociale (per tutelare gli operai).

inderogabilità della disciplina protettiva: avrà una sua prima applicazione in giurisprudenza.

Legge sull’impiego privato del 1924: è il coronamento della disciplina e della locazione di opere del codice

civile. Alla fine della prima guerra mondiale si ritenne opportuno mettere in campo un insieme di norme per gli

impiegati per conquistare il ceto della piccola borghesia impiegatizia che in quegli anni era una componente

che ben si prestava ad essere accattivata dalle politiche. (1919).

Si pensò ad una legge sugli impieghi privati (legge tuttora vigente). Venne intesa dai giudici come una

raccolta di principi che poteva essere applicata all’intero mondo del lavoro. Quindi non poteva essere

applicata solo agli impiegati ma anche agli operai. Regolava quindi tutti i rapporti di lavoro.

Principio dell’inderogabilità della disciplina: è uno dei principi maggiormente soggetto a revisione negli ultimi

decenni. Continua però ad essere individuato come il principio distintivo del diritto del lavoro perché nel diritto

del lavoro per motivi di tutela del lavoratore debole vige il principio secondo il quale l’inderogabilità è la regola,

e la derogabilità è l’eccezione. Quindi norme inderogabili che regolano il rapporto di lavoro.

“derogabilità della legge e inderogabilità del contratto”

L’inderogabilità è il contrario della regola generale che riguarda le regole generale dei contratti privati tra

persone.

Sono cioè privi ci efficacia gli atti di disposizione del diritto a titolo gratuito (irrinunciabilità).

E’ anche il principio soggetto a maggior erosione.

Origini dell’inderogabilità della disciplina:

è circolata da un centinaio di anni una spiegazione alternativa che ha fatto presa anche sui cultori del diritto

del lavoro: si è cioè ritenuto che l’inderogabilità della disciplina del diritto del lavoro derivasse da un timore

reverenziale del lavoratore: il lavoratore è in soggezione davanti al datore di lavoro e per questo accetti le

pretese anche erronee del datore di lavoro, anche transigendo ai suoi diritti.

In realtà l’origine dell’inderogabilità del diritto del lavoro è diversa da quella del timore reverenziale.

Derivava invece dalla giurisprudenza: I giudici si rendono conto che la maggior parte delle leggi sociali in

materia di lavoro conteneva questo principio di inderogabilità. Se si pone una sanzione imperativa, allora è

utile impostare il principio di inderogabilità. Divenne una clausola comune nelle leggi sociali.

La giurisprudenza disume da questa clausola il principio che il lavoratore non è in grado di disporre dei propri

diritti che sanciscono l’indisponibilità dei propri diritti. Art. 1966 del codice del 1942: norma dettata in maniera

20

di transazione, per rinunciare ai propri diritti accordandosi. Chi non è titolare dei diritti non è in grado di

transigere.

Nasce l’idea che tutta la legislazione del lavoro sia composta da diritti inderogabili.

Il principio di inderogabilità nella legge del 1924 viene sancito anche dalla legge riguardo l’impiego privato.

art. 17: i patti contrari sono nulli e inefficaci.

codice 1934: ci fu una disposizione peggiorativa contenuta in una di queste norme che regolamentavano il

processo del lavoro. Una di queste norme sanciva la validità delle transazione concluse con l’assistenza delle

organizzazioni sindacali corporative: le parti del lavoro potevano accordarsi per rinunciare e non far valere

questi diritti indisponibili purchè ci fosse l’assistenza delle associazioni sindacali corporative, che a quei tempi

erano ancora enti di diritto pubblico e si configuravano come esercenti una potestà pubblica. Per questo

avevano questo diritto.

codice 1942: vengono codificate le condizioni peggiori per il lavoratore.

Trasmuta la nullità in annullabilità.

Inderogabilità del contratto collettivo: tutte le norme di legge e tutte quelle previste dal contratto collettivo. (dal

1946 in poi). Ci si trova davanti ad una sorta di “buco normativo”.

Si sviluppò una tendenza a considerare l’inderogabilità come una tendenza naturale del contratto collettivo,

perché non c’era una risposta soddisfacente.

Nel 1973 si stabilì che le norme inderogabili non erano solo quelle del contratto collettivo.

Recentemente avviene una progressiva attenuazione di tutta una serie di garanzie del lavoro, dovuta

soprattutto alla critica nei confronti della politica economica keynesiana che si basava sulla concessione ai

lavoratori di una serie di garanzie a seguito di uno sviluppo della domanda.

Si fa strada l’idea che alcuni di questi diritti possano essere derogati.

Il decreto 276 del 2003 (Biagi) introduce il principio della certificazione dei contratti di lavoro: commissioni di

certificazione che accertino la disciplina applicabile ai singoli contratti di lavoro.

art.30 delle 183 del 2003: prevede un arbitrato in presenza di clausole contenute nei contratti collettivi: per la

prima volta si poteva rimandare ad arbitri che avrebbero potuto decidere anche senza seguire le norme di

stretto diritto. Ma nessun sindacato voleva affossare i diritti del lavoratore e per questo non riuscì mai ad

essere attuato.

Contrattazione di prossimità: vi possono essere dei contratti di prossimità, cioè di livello inferiore rispetto al

contratto nazionale, conclusi con la maggioranza dei sindacati rappresentativi, cioè sindacati che li firmano a

maggioranza. Questi accordi di prossimità possono derogare alla disciplina di legge purchè non vengano

intaccati i diritti del lavoro sanciti dalle norme del lavoro. Si introduceva una forte possibilità di deroga.

Ma gli stessi datori di lavoro non amarono molto questa flessibilità perché essa instaura un elemento di

incertezza non gradita ai datori di lavoro.

Creazione dello stato sociale: frutto di una profonda riflessione teorica.

Il nucleo fondamentale è che i motivi che pongono in crisi le economie occidentali risiedono nella cosiddetta

sovrapproduzione relativa. Il capitalismo deve evitare di essere bulimico, cioè deve evitare di accumulare

profitti a spese del lavoro; il capitalismo deve trovare il modo di ripartire all’interno del lavoro i profitti che

genera.

All’interno del sistema capitalistico devo essere applicati dei metodi che limitino i poteri dei monopolisti.

Il sindacato è il mezzo per far funzionare il mercato per conseguire quei mezzi che da solo il lavoratore non

riesce a raggiungere.

Questa visione porta da un lato al rafforzamento del potere compensativo dei sindacati (compensa il potere

dei datori di lavoro) e dall’altro comporta un potenziamento della legislazione inderogabile che conduce, con la

vittoria delle democrazie occidentali, alla diffusione di quella particolare forma di stato detto stato sociale, che

21

ha come proprio compito l’assicurazione dell’uguaglianza formale (art.3).

Stato sociale: compromesso tra intesa del lavoro e difesa dell’autonomia privata.

E’ uno stato che attua una conformazione sociale del mercato; è lo stato di più classi.

Si avverte una svolta nel nostro paese a causa della vittoria del nazifascismo e per la significativa presenza

del movimento dei lavoratori che partecipa alla guerra civile che accompagna la fine della seconda guerra

mondiale. Ha una certa voce in capitolo anche sul riconoscimento del ruolo del lavoro che precede il

riconoscimento della tutela del lavoro medesimo.

E’ uno stato che vuole che i lavoratori accedano e partecipino all’attività pubblica. Significa anche superare il

concetto per cui la proprietà privata è il fondamento delle attività.

Malgrado la svolta della Costituzione riguardo la tutela del lavoro, l’equilibrio tra iniziativa economica privata e

tutela del lavoro è un equilibrio instabile ma può anche variare in base alle decisioni del legislatore in base alla

contingenze storiche. (sentenza 194 del 1970).

L’assetto costituzionale riequilibra le posizioni all’interno del mercato. (art.3)

art.4 tutela il diritto al lavoro: sancisce il diritto al lavoro. Diritto al lavoro significa diritto a ricercare i mezzi

per sopravvivere e riprodursi (ricollegato all’art.36).

C’è la libertà ma anche l’obbligo di prestare un’attività di lavoro.

Lo stato ha l’obbligo di non impedire questa azione.

art.38: assistenza sociale, è un trattamento ulteriore per la previdenza sociale.

assistenza privata libera: è una richiesta ella chiesa cattolica.

E’ altrettanto libera la scelta di chi decide di vivere di assistenza.

Senza l’iniziativa di assistenza libera e privata non avremo l’attuale assetto politico e sociale.

La novità dell’assetto costituzionale è che l’iniziativa economica privata non solo viene garantita dalla

Costituzione, ma anche garantita con dei limiti che per la prima volta compaiono all’interno del testo

costituzionale (art. 41) che riguardano in particolare la tutela della protezione del lavoro.

art. 35,36,37 e 38 garantiscono alcuni diritti di vantaggio attribuiti ai lavoratori

art. 39 e 40: diritti di autotutela del lavoro; di particolare importanza per l’assetto costituzionale. Garantiti

dallo stato ai singoli o alla collettività lavorativa nelle quali oltre alla garanzia statale, esiste poi la concreta

attuazione affidata ai soggetti che ne sono titolari. Sono di autotutela perché accordati ai singoli ai gruppi che

pongono in essere la tutela dei propri diritti. (es. sciopero).

Diritto di sciopero: è un diritto di autotutela, usata come arma di pressione. Funzionale all’ottenimento di una

modifica delle condizioni di lavoro.

art.39: garantisce la libertà sindacale, cioè autodeterminazione dei lavoratori sia dal punto organizzativo, cioè

dal punto relazionale.

Questa autodeterminazione non patisce vincoli.

La titolarità dei diritti sindacali compete soltanto ai lavoratori, autonomi (in assenza di dipendenti) o

subordinati.

Lavoratori esclusi: esclusi dall’art. 39 e dal diritto di sciopero sono gli imprenditori .

Libertà sindacale positiva e libertà sindacale negativa.

Il fatto che vi siano più organizzazioni sindacali discende direttamente dall’esistenza della libertà sindacale

con un corollario previsto dall’ultimo comma dell’art. 39: la possibilità che questa pluralità concorra alla

definizione del contratto collettivo applicabile, cioè all’applicazione della politica sindacale.

La composizione delle controversie all’interno del sistema sindacale deve avvenire secondo criteri di

maggioranza. Lo stato quindi non può interferire all’interno della libertà sindacale.

Significa anche che la libertà sindacale non può neanche essere compressa da motivi esercitati all’interno dei

22

luoghi di lavoro.

Luoghi di lavoro: possono essere esercitati anche dei poteri di fatto del datore di lavoro che pur senza

modificare il pacchetto dei diritti dei sindacati o dei singoli, può incidere a limitare l’attività sindacale.

La libertà sindacali non può spingersi fino al punto di essere sostenuto o garantito da un datore di lavoro (è il

cosiddetto sindacato di comodo). Art.17 dello statuto dei lavoratori.

Il sindacato di comodo si giova del rapporto di lavoro e per ottenere vantaggi all’interno del contesto

lavorativo, si possono fare accordi con il datore di lavoro senza ricevere alcun tipo di sostegno.

Sentenza n. 231 del 2013 della corte costituzionale: la firma di un contratto collettivo non è un requisito

sufficiente per costruire un RSA. Riconobbe la fiat a costituire rappresentanze sindacali all’interno della fiat. La

sentenza ha negato il potere di accreditamento al datore di lavoro e ha negato che il datore di lavoro potesse

con il suo riconoscimento condizionare l’esistenza delle strutture sindacali all’interno dei luoghi di lavoro.

La fiat aveva proposto alle organizzazioni sindacali un particolare contratto che prevedeva un deciso

peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Per cui la fiom si rifiuta di firmare questo contratto collettivo, che

invece viene firmato da altre 3 confederazioni (fim, uil, ugl). Si verifica una situazione in cui c’è un sindacato

(quello maggioritario) che non firma il contratto collettivo applicato nell’unità produttiva.

Le strutture sindacali all’interno dell’unità produttiva sono regolate dall’art. 19 dello statuto dei lavoratori che

stabilisce che queste rappresentanze dei sindacati esterni all’interno dell’impresa sono strutture che possono

essere costituite da sindacati di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva.

Dal 1970 i sindacati entrano nell’impresa con delle strutture definite “rappresentanze sindacali aziendali”:

queste rappresentanze vengono modificate perché si ritiene di dover liberalizzare il testo precedente e si

ritiene che possano essere formate rappresentanze sindacali aziendali non solo dai sindacati rappresentativi,

ma anche da tutti i sindacati firmatari dei contratti applicati nella produttività.

Era però una proposta che nascondeva un trabocchetto: dire che soltanto i sindacati collettivi possono

costituire strutture con significativi diritti, significa dare in mano al datore di lavoro un potere enorme perché è

evidente che attraverso la contrattazione può scegliere il proprio interlocutore sindacale. Questo ha fatto la

Fiat di Marchionne.

La corte costituzionale ha detto che il datore di lavoro ha la possibilità di firmare i contratti collettivi oppure no,

ma attraverso la firma dei contratti collettivi non ha la possibilità di accreditare come controparte soltanto taluni

sindacati e non altri.

Può il datore di lavoro avere un potere di accreditare come controparte solo quei sindacati e non altri? Questo

è il quesito di fronte al quale la corte costituzionale ha risolto usando l’art. 39.

Sono i lavoratori a dover scegliere il sindacato che li rappresenta e non può sceglierlo il datore di lavoro.

Libertà sindacale positiva: libertà si svolgere positivamente l’attività e di organizzarsi. Ha una dimensione e dei

contenuti che discendono dall’art. 39, e anche dalla stessa nozione di libertà sindacale. E’ una forma di libertà

che non tollera intromissioni dalle parti contrapposte. Non devono essere patrocinate dai datori di lavoro e

non possono neanche essere fittizie a favore del datore di lavoro. Devono cioè avere una rappresentanza

verificata e che il datore di lavoro non si è scelto come controparte.

Il datore di lavoro non può esercitare poteri che vadano a pregiudicare le attività del sindacato e quindi non

può intervenire per negare il conflitto. (es. non può negare ai sindacati il loro ruolo di interlocutore)

art. 28 dello statuto dei lavoratori del 1970: ha indotto un deciso mutamento di costume all’interno delle

relazioni lavorative. E’ stato uno strumento molto usato nel primo decennio dell’entrata in vigore. Da un lato è

una sorta di ausilio per le azioni sindacali, ma allo stesso tempo, era intenzione degli autori, quello di spostare

il nucleo del conflitto dalle fabbriche alle aule, quindi di dare un assetto istituzionale alla materia; tende a

sostituire l’azione sindacale con l’azione giuridica. Consiste un passo in avanti per la difesa della tutela dei

lavoratori. 23

Punisce le sanzioni antisindacali: quel diritto di cui si contestava la praticabilità, da ora andava difeso. Non se

ne poteva discutere l’illegittimità. L’attività sindacale diventa lecita e lo Stato la promuove.

La libertà sindacale positiva riceve una sanzione giuridica che la eleva a momento fondamentale delle

relazioni di lavoro. E’ quella di compiere attività a favore dei propri interessi.

Viene pensato come uno strumento agile, in modo da renderlo un sostituto dell’azione sindacale diretta.

Si instaura un procedimento particolarmente snello.

Il giudice monocratico del lavoro deve essere quello del territorio su cui si attua il comportamento

lavorativo. Può ricorrervi l’organizzazione sindacale, ma non quelle di fabbrica perché molto spesso queste

ultime sono le dirette destinatarie delle attività sindacali e anche perché rappresentava un ruolo di scontro

molto acceso.

Le organizzazioni sindacali che possono agire sono quelle verticali periferiche ma non quelle orizzontali,

cioè i sindacati provinciali di categorie. Si riferiscono alle organizzazioni legate alla categoria ma le più

vicine alla fabbrica.

Questi possono fare ricorso al giudice del lavoro.

E’ un ricorso che non ha bisogno di notifica alla controparte. Anche se non c’è notifica la controparte deve

avere conoscenza del ricorso anche a prescindere dalla notifica formale.

La vertenza giudiziaria che ha ad oggetto la tutela degli interessi collettivi può concorrere con l’azione

individuale a tutela di interessi collettivi promossi dal singolo o a interessi individuali?

Può il singolo lavoratore contestare un provvedimento?

Rapporto tra azione individuale e azione collettiva: Plurioffensività per condotta

All’interno dell’unico evento antisindacale da parte del datore di lavoro sono riscontrabili due elementi; è

una condotta plurioffensiva perché può danneggiare contemporaneamente il sindacato ma anche il singolo

lavoratore. Il lavoratore quindi può far valere l’antisindacabilità attuata dal datore di lavoro.

Il giudice ha un termine di 2 giorni per concludere il processo, ed emettere un provvedimento esecutivo.

Se ritiene che il comportamento sia antisindacale ordina la cessazione del comportamento e la rimozione

degli effetti.

Se il datore di lavora non rispetta il processo possono esserci sanzioni civili ma soprattutto egli incorrerà

nella sanzione dell’art. 650 del codice penale.

Quali devono essere i caratteri di questa condotta: Bisogna indagare sull’intenzione del datore di lavoro e

sui motivi che hanno ispirato il datore, oppure i motivi devono essere marginati? Devono essere considerati

solo se sono illeciti.

Questo perché nel diritto privato italiano chi fa il proprio interesse è un soggetto che si muove nella logica

del mercato. Gli interessi sono quindi normalmente insindacabili.

Chi si muove per favorire i propri interessi opera sempre in maniera giusta, salvo che quegli interessi siano

leciti.

Libertà sindacale negativa: consiste nella possibilità di non iscriversi ai sindacati e nello svolgere

negativamente l’attività sindacale. Riguarda la possibilità di non aderire ad alcun sindacato.

Questo tipo di libertà sindacale è stata variamente contestata perché è favorevole per i datori di lavoro

(crumiro).

Esisteva l’art. 15 dello statuto dei lavoratori che prevedeva la libertà sindacale negativa e vieta

discriminazioni nel caso di mancata iscrizione ad un sindacato.

L’art. 39 indica un principio di proporzionalità che riguarda l’iscrizione al sindacato. (costituzione)

Da un lato era uno strumento che non esprimeva una partecipazione passiva. Prevede che attraverso

l’iscrizione si preveda la scelta del lavoratore di partecipare attivamente.

Fino allo statuto dei lavoratori la polivalenza della libertà sindacale non era riconosciuta dal nostro sistema.

Al sistema di diritti sindacali previsti dalla Costituzione si sostituisce il sistema di relazioni industriali basato

sul diritto comune. 24

Si sostituisce alla contrattazione erga omnes prevista dall’art. 39 della Costituzione e instaura un nuovo

sistema di diritti sindacali che durerà fino al 1970, cioè fino allo statuto dei lavoratori.

Questo nuovo sistema di diritto sindacale nasce dalla non attuazione dell’art. 39. (non viene mai attuato)

A questo punto riparte lo sviluppo dell’economia italiana che usciva dalla guerra assolutamente disastrata.

Gli assetti politici che si sviluppano in Italia sono funzionali a tenere a bada la classe operaia e a iniziare

una fase di cumulazione.

L’unico organismo che può mettere piede in fabbrica sono le commissioni interne.

Le commissioni interne hanno una vita difficile all’interno della fabbrica, soprattutto i sindacalisti legati alla

CGIL.

Per questo negli anni 50 cominciò a maturare l’idea che servisse uno statuto dei lavoratori. La prospettiva

era garantire la libertà sindacale e di pensiero e la dialettica sindacale nei luoghi di lavoro.

In un primo momento c’era tensione nell’attuazione dell’art. 39, scritto pensando alle richieste del mondo

del lavoro.

Si susseguirono tentativi volti ad attuare l’art. 39:

-progetto Rubinacci: il disegno di legge conteneva un’attuazione dell’art. 39 che però che distorceva il

significato. Il disegno di legge Rubinacci cercava di tener conto del fatto che il contratto collettivo valeva

erga omnes solo se era sottoscritto anche dalla maggioranza delle associazioni sindacali. (es. senza CISL

o senza UIL non si poteva fare un contratto erga omnes).

-progetto Pastore: varato tra il 1952 e il 1953. Cercò di modificare l’art. 39 perché c’è un organismo che

propone un decreto che abbia come contenuto il contratto collettivo. Si cerca di copiare il sistema tedesco

o il sistema francese. Il contratto collettivo deve essere esteso per decreto e deve ricevere un responso

favorevole. Riguarda il criterio della proporzionalità/ pariticità .

-disegno di Fanfani

SI comincia a far strada l’idea che debbano operare anche le organizzazioni sindacali interne e non solo le

commissioni interne all’interno del luogo di lavoro. Quindi sorge un movimento che porta alle S.A.S.

(sezioni sindacali aziendali) e raggruppano i lavoratori in base alle sezioni sindacali. Non viene accolta

molto positivamente dai datori di lavoro.

Rispondeva alla concezione avvenuta all’interno della CISL (sindacato cattolico) che si era trovata a dover

costruirsi un’ideologia. (corporativismo cattolico)

Riguarda la stipulazione di contratti separati, anticipati dalla contrattazione separata che muore alla vigilia

dello statuto dei lavoratori.

Contrattazione separata: contrattazione sotto accordo tra una parte di lavoratori e datori di lavoro. Non

consisteva in una forzatura.

L’idea di un sindacato di diritto privato, come proprietà dei soci, è un idea accompagnata dal divieto dello

stato dell’interferenza dei contratti tra privati.

Rappresentanze sindacali aziendali:

Il titolo terzo dello statuto dei lavoratori deriva dall’esperienza delle sezioni sindacali aziendali. Non ci sono

soltanto i cattolici (CSIL) ma anche il sindacato di ispirazione socialista (CGIL), che si presenta con un

aspetto conservatore.

Accanto al sindacalismo cattolico rimane questa vecchia concezione del sindacalismo di ceto, che ritiene di

dover valorizzare, oltre che la contrattazione, ma anche la valorizzazione dell’intervento statale, in quanto

non esiste altre forza oltre a quello dello stato che possa imporsi sui lavoratori nei luoghi di lavoro.

Questo secondo filone di pensiero guarderà ai diritti individuali nei luoghi di lavoro. (anche libertà di

organizzarsi nei luoghi di lavoro); ne deriva l’imposizione della Costituzione all’interno dei luoghi di lavoro

(giusnaturalismo).

A seguito della non attuazione dell’art. 39 della Costituzione è reso necessario la creazione di un assetto

alternativo. Non bastava non attuare ma era necessario edificare un sistema impositivo. A questa

imposizione ricorsero due fattori:

-i giudici: la giurisprudenza svolge un ruolo centrale all’interno della nuova edificazione. Giugni si

25


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

49

PESO

101.67 KB

AUTORE

sab2393

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'amministrazione e consulenza del lavoro (CUNEO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sab2393 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Fergola Paolo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze dell'amministrazione e consulenza del lavoro (cuneo - torino)

Riassunto esame Istituzioni di Diritto Privato, prof. Riva, libro consigliato Diritto Privato, Calvo, Ciatti
Appunto
Diritto dell'Unione europea
Appunto
Lezioni Diritto Amministrativo
Appunto
Riassunto esame Diritto amministrativo, prof. Racca, libro consigliato Casetta
Appunto