Sunti di storia dell'arte medievale
Prof. Fabrizio Crivello
Libro consigliato: Arte delle Città, arte delle corti, autore Enrico Castelnuovo
Opus francigenum
Il periodo tra l'inizio del Duecento e gli ultimi anni del 1100 è segnato da avvenimenti nuovi e diversi che modificarono l'aspetto del paesaggio artistico in Italia. Il XIII secolo vedrà diffondersi in Europa un nuovo modo di costruire chiamato gotico, che al tempo era chiamato opus francigenum. Si usava la parola opus più aggettivo per indicare i prodotti di una certa tecnica originaria di luoghi particolari, per indicare quello che oggi chiameremmo stile. Questo strumento classificatorio, adoperato anche per indicare particolari tipi di scrittura, era particolarmente usato per i ricami fatti di diversi materiali e tecniche come l'opus anglicanum, i famosi ricami inglesi.
Il termine opus francigenum viene utilizzato la prima volta da un tedesco, Burkhard di Hall, per parlare di un edificio iniziato a costruire nel 1269. Con questo termine Burkhard probabilmente alludeva a certi particolari tecnici e di esecuzione che potevano essergli stati spiegati, dimostrati dall'architetto parigino, che egli volesse in questo modo indicare certi elementi tipici, addirittura certi trucchi d’atelier identificabili nella costruzione.
È ingiusto tradurre opus francigenum con "stile gotico", ma effettivamente doveva essere sviluppata la coscienza che un certo modo di costruire avesse un’origine e che questa fosse in Francia. Tuttavia, questo non indica che gli artisti nel Medioevo considerassero questo opus francigenum come una sorta di unità di fondo che veniva ad accomunare i prodotti delle diverse tecniche. Questo modo di classificare si svilupperà molto più tardi. È comunque molto difficile trovare dei minimi comuni denominatori egualmente presenti nei prodotti delle varie tecniche.
Grodecki è stato il primo a porsi il problema di come definire, rispetto al trattamento dello spazio ad esempio, la scultura romanica da quella gotica, o a interrogarsi sulle origini della pittura gotica. Un carattere determinante per questo stile è il metodo progettuale, dai pittori ai capomaestri, tutti progettavano soluzioni in disegno. Tuttavia, la molteplicità di stili gotici in tutta Europa rende difficile una classificazione uniformante. Ogni regione, ogni stato aveva il suo stile, diverso dall'altro.
Gli elementi gotici entrarono in modi diversi in Italia. A volte profondamente intrecciati con quelli bizantini, come nel caso dei dipinti murali attribuiti al Maestro di San Francesco, nella basilica di Assisi. Quindi, il tutto deve essere letto in un’ottica globale, per capire come si siano creati questi ibridi. Molte erano le ragioni che spingevano gli artisti, committenti privati e pubblici, a ricevere elementi bizantini o elementi nordici.
Ad esempio, Venezia e la Sicilia normanna erano molto orientate verso Costantinopoli e consueto era il fatto che dall'Italia partissero commissioni verso gli atelier bizantini. Poi, con il sacco di Costantinopoli del 1204, molte opere orientali furono portate in Occidente, accrescendo l'influenza. Con la costruzione dell'abbazia cistercense di Fossanova, dove sono evidenti elementi borgognoni, ci rendiamo conto che le due correnti, quella nordico-gotica e quella bizantina, si fanno sempre più pressanti proprio all'inizio del 200.
Fu l'architettura la prima tecnica gotica a scendere e diffondersi in Italia, anche se già in Italia settentrionale si vedevano esperimenti gotici condotti su un tipico elemento costruttivo gotico: la volta a crociera su costoloni. Kingsley, storico dell'arte, ha visto nella Lombardia uno dei punti focali di questa sperimentazione, ma anche in Piemonte e in Emilia. Tuttavia, non è possibile dire che le chiese pre-gotiche in cui si ritrovano questi elementi possano essere dichiarate gotiche.
Le prime chiese autenticamente gotiche del 200, coerenti cioè nella struttura architettonica e non solo nella decorazione, restano isolate: il battistero di Parma è un unicum, Sant’Andrea a Vercelli ecc. Ma capire davvero come il gotico sia sceso e diffuso in Italia bisogna tener conto di molti dati: in primo luogo il fatto che elementi gotici di diversa provenienza, sia francese, sia inglese, vi arrivano precocemente e vi vengono utilizzati in modo non sempre coerente, o almeno non coerente con la logica costruttiva dell’edificio gotico.
L'influenza bizantina e nordica
Poi, come questi elementi vengono modificati per tentare di adeguarli alle tradizioni locali (come la cattedrale di Piacenza) e soprattutto come tanti esempi, come le volte a crociera con costoloni della cattedrale di Cefalù, siano rimasti senza domani. L’Italia quindi non avrà mai una chiesa che possa definirsi per la sua appartenenza al gotico raggiante dell'abbazia di Westminster o alla Cattedrale di Colonia.
La resistenza italiana forse trova le sue cause nel peso e nella vischiosità delle tradizioni formali, insieme agli orizzonti culturali e politici, i sistemi di gerarchie e i valori. Per una parte del paese poi, i rapporti con l'impero bizantino erano ancora molto attuali, come a Bari che cessa di essere capoluogo di una provincia bizantina per cadere nelle mani dei normanni. Esistono quindi una moltitudine di fatti che spiegano questa resistenza, ma in un modo o nell'altro la nuova arte non poteva che impiantarsi in un paese che per certi aspetti era alla punta del progresso economico e sociale europeo.
I modi dell'architettura gotica finirono quindi per imporsi anche se in modo meno coerente e fedele che altrove, come ad esempio la nuova chiesa di Francesco ad Assisi, in cui si presentano soluzioni architettoniche marcatamente gotiche, ma con elementi sempre di resistenza, come gli archi rampanti bassi, i contrafforti esterni massicci e rotondi.
La basilica di Assisi
La chiesa di Assisi volle essere allo stesso tempo chiesa-santuario e chiesa conventuale, cripta funeraria destinata alla tomba di San Francesco e cappella papale (di qui il progetto a due piani) destinata a marcare il rapporto privilegiato tra papato e il nuovo ordine francescano. Quindi la basilica di Assisi è uno dei punti nodali del gotico italiano in quanto si integrano qui molte esperienze portate avanti in tecniche diverse: vetrate, pitture architettoniche. L’ampiezza delle finestre trasformò la compatta massa muraria delle pareti in uno schermo translucido e policromo, rendendo le chiese simili alle immagini della Gerusalemme celeste dalle mura di gemma o al tempio luminoso del Graal.
L’insieme dei frammenti di vetro di vario colore, i piombi che li uniscono e li tengono insieme, la pittura monocromatica distesa sopra i vetri a indicare luci ed ombre, tratti, lineamenti, pieghe, sono tutti elementi tipici della vetrata, realizzata ad Assisi da maestri tedeschi, mentre quelle del transetto da maestri francesi e italiani.
Quindi monumentali testimonianze del nuovo stile erano visibili e si proponeva addirittura come modelli quando si iniziò la decorazione delle pareti e delle volte della Chiesa superiore. I primi pittori che lavorarono nel transetto settentrionale furono certamente nordici, forse inglesi, ma sarà Cimabue a dirigere la grande impresa della decorazione che si svolse in gran parte nel nono decennio del 200 e che vide accanto a lui lavorare maestri come il Maestro della Cattura (forse Duccio Boninsegna), maestranze romane con Torriti e infine il Maestro di Isacco (forse Giotto).
È proprio poi con il caso di Assisi che ci si accorge come la chiesa e la curia siano stati un’imponente via di penetrazione e di affermazione del gotico in Italia. Un altro centro propulsore per la diffusione del nuovo linguaggio fu la corte degli ultimi Svevi – Federico II e Manfredi – cui subentrerà una dinastia francese che chiamerà a Napoli artisti transalpini. Al termine di una lenta penetrazione durata oltre un secolo, malgrado una resistenza molto tenace, l’opus francigenum alla fine verrà accettato e diffuso.
Rappresentare ciò che esiste come è
Un ruolo importante nella diffusione in Italia di maestranze, di modelli del nord fu svolto quindi dalla corte di Federico II, che ebbe prevalentemente la sede in Italia meridionale. Attraverso le opere che egli commissionava, costruire e comunicare una certa immagine di sé, della sua missione, della sua visione del mondo, del suo progetto di governo. Quindi il carattere feudale del mezzogiorno spiega come qui le iniziative reali e imperiali abbiano avuto un’importanza addirittura determinante e fu questo un caso strabiliante di come le attese di un committente giungessero a suscitare e pilotare una tendenza artistica.
Federico fu uno straordinario costruttore di chiese, tanto che la sua azione suscitò preoccupazioni nel papato che al concilio di Lione lo accusò per la sua smodata attività di costruzione. Fu anche fondatore di città e castelli, appoggiandosi sempre all’ordine cistercense. Stimolò i suoi scultori, appoggiò la rinascita delle forme classiche e si circondò di una corte cosmopolita. Era ultimo erede degli Svevi, quindi la sua committenza artistica fu molto influenzata dai suoi predecessori che avevano costruito in Sicilia chiese splendidamente decorate con mosaici e cappelle palatine.
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