INTRODUZIONE
Ernst Kitzinger era un giovane storico dell’arte di Monaco, che propose un’innovativa introduzione all’arte
altomedievale, dall’età tardo antica alla fine dell’epoca romanica, comprendendo sia l’Occidente Medievale, sia
l’Oriente bizantino. In particolare egli dimostrò l’esistenza di un rapporto dialettico tra le correnti stilistiche e le
culture che animarono l’alto Medioevo.
Egli nacque a Monaco il 27 dicembre 1912 da una famiglia ebrea e compì i suoi studi presso l’Università di Monaco, in
specie nell’ambito dell’Archeologia e della Storia dell’Arte. Nel 1931 compì il suo primo viaggio a Roma, dove scoprì
l’arte tardoantica. Con l’avvento del nazismo, nel 1933, egli tornò a Roma per scrivere la sua tesi di dottorato in modo
da poter concludere in fretta il suo lavoro e conseguire il titolo prima che le leggi antiebraiche glielo potessero
impedire. Successivamente, si trasferì come rifugiato a Londra, dove lavorò come assistente al British Museum.
Qualche anno dopo emigrò negli Stati Uniti, dove lavorò nel centro studi bizantini e medievali di Washington. Insegnò
ad Harvard.
Morì il 22 gennaio 2003, fu uno dei più grandi medievalisti del Novecento.
ARTE ALTOMEDIEVALE
Capitolo 1, il periodo tardoantico e paleocristiano
Alcuni storici riconoscono come data di inizio del Medioevo, il 313, anno dell’Editto di Milano; altri il 476, anno
dell’abdicazione dell’ultimo imperatore romano; altri ancora l’anno di fondazione del primo impero germanico sotto
tardoantico/paleocristiano.
Carlo Magno, l’800. I secoli precedenti vengono chiamati L’arte di questi secoli
intermedi fu molto importante e svolse un ruolo decisivo per l’evoluzione dell’arte medievale. Infatti assicurò la
continuità con la tradizione classica e costituì il punto di partenza dal quale lo stile classico di Greci e Romani mutò
nello stile astratto e trascendente nel Medioevo.
Fu durante i secoli III e IV che i cristiani iniziarono ad adattare l’arte classica ai loro scopi. Le prime opere furono
prodotte in un ambiente totalmente pagano e probabilmente da artisti che producevano opere sia di carattere pagano sia
scrigno di
cristiano: per questo motivo molto dell’arte pagana fu ripreso nell’arte cristiana. Come ad esempio nello
proietta, uno scrigno in argento decorato con rappresentazione di Venere, Tritoni, Nereidi e in parte con scene di
cerimonie; l’iscrizione esorta la coppia di sposi a condurre un’esistenza cristiana.
In Oriente le figure pagane perdurarono di più rispetto a Roma, in Egitto ad esempio anche in epoca cristiana vennero
prodotte decorazioni di soggetto classico.
Vi sono inoltre rappresentazioni di Cristo come un Apollo (vedi mosaico di S. Pudenziana), oppure era rappresentato
come un pastore in mezzo al suo gregge: i temi provenivano dal Vangelo, ma le rappresentazioni dal mondo classico.
Solo durante il IV secolo la figura di Cristo come personaggio idillico e giovanile, furono sostituite da figure austere e
maestose di un uomo con la barba. Gli angeli derivano dalle Vittorie e i simboli della Chiesa vittoriosa derivano dalle
insegne imperiali e dai trionfi militari.
Le prime chiese cristiane erano basiliche, luoghi di affare romano, adattati a scopi religiosi. Alcuni temi erano però
nuovi, ma anche essi si ispirarono all’antico: l’ingresso a Gerusalemme prese spunto dall’ingresso trionfale di un
imperatore alle porte della sua città.
non ci sono differenze stilistiche pagane e cristiane nell’arte del III e IV secolo.
Le opere del periodo mostrano una certa trascuratezza, un declino della tecnica e della perizia artigianale per lasciare
il passo a una semplificazione che rasenta la rozzezza. Come dimostra una placca in avorio con l’apoteosi di un
imperatore, opera romana del IV secolo. Sia nello stile sia nello spirito viene annunciato il preludio al Medioevo. Lo
stesso soggetto presenta elementi medievali. Nella metà inferiore della placca vi è l’imperatore, la cui identità è tuttora
ignota, seduto su un carro trainato da quattro elefanti. Nella metà superiore egli viene trascinato in cielo (rappresentato
dai segni dello zodiaco, dalla divinità del sole) da due geni alati nudi. Si tratta della rappresentazione del viaggio
dell’imperatore nell’aldilà. Le figure paiono tutte sullo stesso piano e non vi è profondità. I volti non presentano
caratteri individuali e gli occhi sono fissi, le pose sono goffe. Tutte queste sono caratteristiche dell’arte subantica.
L’assenza di prospettiva e la semplificazione di composizione e figure attirano l’attenzione sugli elementi essenziali.
Non vi è equilibro tra forma e contenuto: ciò segna il passaggio ad una nuova concezione dell’arte in cui essa è il
veicolo per la diffusione di alcune dottrine. Il naturalismo è del tutto assente; l’autore si è focalizzato sulla relazione
astratta fra le cose e non sulle cose in sé. Cambia dunque la visione dell’artista così come cambia la sua funzione.
Ovvero mira a trasmettere un messaggio e a sortire un dato effetto psicologico.
Nei territori su cui sorgeva l’impero romano prima della sua disgregazione, fiorirono stili artistici particolari, di
tendenza talora classica talora anticlassica. Dopo il trasferimento della capitale da Roma a Costantinopoli, la prima
continuò comunque ad esercitare una certa influenza, che diminuì soltanto con le invasioni barbariche del secolo V.
Antiochia e Alessandria furono due importanti centri che ebbero un ruolo fondamentale per l’evoluzione dell’arte
greca. Qui erano ben radicati stili e gusti greci e, con il declino dell’arte classica, questi centri non accolsero le nuove
astratte tendenze che stavano diffondendosi. L’arte non ufficiale rimaneva saldamente radicata alla tradizione
Genesi Cotton,
ellenistica. Come dimostra la il più antico manoscritto illustrato della Bibbia a noi noto proveniente
dal mondo greco. È considerata opera di un pittore alessandrino del V secolo/inizio del VI. Oggi non rimane che una
serie di frammenti bruciati , ma in cui si nota lo stile sintetico e impressionistico della pittura classica.
Costantinopoli attraeva i migliori artisti del Mediterraneo orientale, soprattutto nel VI secolo, quando raggiunse
l’apice massimo della sua espansione e anche sotto Giustiniano. Le città provinciali dipendevano da questa enorme
influenza.
L’arte tardoantica si caratterizza anche per una certa anticlassicità. Nelle rappresentazioni di questo genere, frequenti
e tipiche sono le schiere di santi con grandi occhi scuri e in posizione rigidamente eretta, su fondo oro e ritratti
frontalmente; oppure le figure di imperatori ,
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