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I monaci nel medioevo: una rinascita spirituale

Tra il X e il XII secolo vi fu in Occidente una possente ripresa monastica: in questi secoli centrali del Medioevo il processo di riduzione del cristianesimo autentico alla vita monastica giunge alla sua completa espressione. L'autoconsapevolezza di sé del monachesimo offre gli schemi per rappresentare se stesso e diventa la pietra di paragone per giudicare il mondo; gli unici veri cristiani sono i monaci.

Il modo di vita dei cenobiti ha la propria origine ai tempi della predicazione apostolica. Ma dopo la morte degli apostoli la moltitudine dei credenti inizia a raffreddare il suo fervore, e tutte le concessioni date ai gentili (i pagani convertiti) per la loro debole fede vengono seguite anche dal resto della popolazione cristiana, sempre più ampia, e dai nuovi capi della chiesa, generando un rilassamento generale della fede. Ma coloro che credevano pienamente nelle prime regole apostoliche, si allontanarono dagli altri fedeli, decidendo di andare a vivere in luoghi appartati e senza famiglia e furono chiamati monaci, in seguito cenobiti e i loro luoghi cenobi.

La scelta cenobitica e l'espansione monastica

La scelta cenobitica si fonda sul desiderio di continuare a proporre i fervori di rinuncia dei primi cristiani, come la rinuncia ad ogni forma di proprietà privata e messa insieme dei beni; la separazione dal resto della società garantisce una continuità con quel modello di perfezione altrimenti contaminato dal successo storico del cristianesimo. L'idea del possesso esclusivo del cristianesimo autentico e la potenziale protesta contro la realtà ecclesiastica circostante sono due componenti fondamentali per la fioritura monastica dell'XI e XII secolo.

La netta individuazione della vita comunitaria implicava il costruirsi di strutture organizzate secondo una Regola che portarono a un mutamento radicale degli orientamenti mentali di fondo poiché entrava a fare parte dei concetti fondamentali il criterio dell'obbedienza e della disciplina. La libera esperienza di Dio si disponeva secondo un metodo posto sotto la sorveglianza e direzione di un superiore gerarchico: la rinuncia al mondo e alle proprie inclinazioni si identifica con l'abbandono della propria volontà nelle mani di questo. Si apre per il monachesimo una più ampia possibilità di reclutamento e espansione.

Il monastero è un mondo a parte del tutto autosufficiente regolato in tutti i suoi aspetti: preghiera, lavoro, cultura. Tutte le regole infatti menzionavano l'obbligo di saper leggere, poiché fondamentale per la vita quotidiana del monaco; i monasteri sono quindi anche dotati di biblioteche e scriptorium. Inoltre, possedevano più o meno cospicui possedimenti per garantire il benessere dei propri monaci. Risale alla metà del VI secolo la regola di San Benedetto, il testo che grazie al sistematico appoggio romano di Gregorio Magno e all'iniziativa carolingia, diviene il testo normativo per numerosi monasteri, grazie soprattutto all'organizzazione sintetica della vita cenobitica.

Espansione e influenza dei monasteri

All'interno di questa visione monastica vi è anche un'elaborazione aristocraticamente elitista, per cui quanti si trovavano a vivere a livelli inferiori non meritavano le cure di chi aveva attinto a un livello superiore. I monasteri diventano luoghi di santità e la comunità deve sostenere i cenobi con offerte e donazioni, come mezzo per condividere i loro beni e lucrare delle loro grazie; si stabilisce un rapporto fra sovrani, nobili e fondazioni monastiche che sarà un fattore decisivo per l'espansione del monachesimo occidentale.

Nel VII secolo, dopo la conversione al cattolicesimo, duchi e re longobardi offrirono molto all'espansione alle fondazioni monastiche, poiché grazie a queste vi era la possibilità di dare al territorio una configurazione amministrativa meno precaria e di ottenere privilegi spirituali. Allo stesso modo operò Carlo Magno, con lo scopo di dare una base culturale al proprio dominio e l'impegno a dare alle istituzioni monastiche una più rigida disciplina generalizzò l'adozione della regola benedettina. Per tale azione di inquadramento va ricordato Benedetto d'Aniane, entrato adulto presso Saint Sens presso Digione e servitore presso la corte e l'esercito di Carlo Magno. Il suo disegno fu di realizzare all'interno della comune professione una comune prassi di vita quotidiana. Sorgono vere e proprie città sante che vedono nascere intorno al monastero ampi agglomerati di tipo urbano.

La crisi che colpì la costruzione politica dei carolingi e le invasioni dei Saraceni, degli Ungari e dei Normanni spezzarono molte comunità e imposero alle generazioni successive di incominciare da capo.

Declino e rinascita del monachesimo

Nel X secolo si fa luce la consapevolezza di un progressivo declino della disciplina monastica provocato dalla subordinazione del monastero ai poteri e agli interessi che lo circondano. Da ciò nasce la spinta crescente ad affermare una superiorità originaria e costitutiva del monachesimo e insieme la richiesta di piena autonomia del monastero dal contesto politico in cui è inserito. Clamoroso esempio è Cluny, fondata nel 910 con l'aiuto del duca di Aquitania, che si affermerà nel giro di un secolo come l'ordine ecclesiastico cistercense, la più grande e autorevole congregazione religiosa della cristianità.

Si afferma la figura del converso, colui che prende la veste monacale da adulto, soprattutto nella grande nobiltà del tempo, sempre impegnata tramite donazioni a rimanere in contatto con le istituzioni monacali, in cambio di preghiere e ausili per raggiungere la salvezza nell'aldilà. Insieme a queste si uniscono le competenze, gli appoggi e gli aiuti concreti che la potenza e la cultura dei monaci, con la loro autorevolezza, sono in grado di fornire a tutti i benefattori. Non è certo un caso che sia Ugo, il grande abate di Cluny, a sedere a Canossa accanto a Gregorio VII come attivo protagonista della riconciliazione con Enrico IV e che a lui il vecchio imperatore fuggiasco e perseguitato dal figlio chieda conforto.

Il monastero pretende di rimanere isolato e superiore, arbitro, rispetto all'intreccio e alle contrapposizioni di interessi che dividono e lacerano la società feudale dei tempi. Ma resta in realtà pedina e strumento di strategie familiari, come del formarsi di fonti variamente contrapposti nelle grandi lotte politiche e di religione del periodo.

L'arte romanica: un nuovo linguaggio estetico

Entro l'XI e il XII secolo è emersa in Europa occidentale, all'interno dell'arte ecclesiastica, una nuova sfera di creazione artistica priva di contenuto religioso e imbevuta di fantasia individuale, spontaneità, gioia del colore e del movimento e di espressione di sentimento. Questa nuova arte si accompagna a un gusto consapevole degli spettatori per la bellezza della fattura, dei materiali, degli espedienti artistici, indipendenti da significati religiosi.

È vero che l'arte medievale è strettamente connessa alla religione e va respinta l'idea che l'arte cristiana sia semplicemente arte secolare al servizio della chiesa. Nel medioevo gli artisti creano alcune delle forme più originali e durature proprio lavorando per la chiesa, nello sforzo di risolvere problemi artisti che nascevano da aspirazioni e posizioni religiose. La novità del rapporto fra religione e arte è indipendente dalla questione che gli artisti stessi siano laici o monaci. La creazione artistica nel medioevo non richiedeva artisti profondamente religiosi, ma piuttosto artisti che siano stati formati in un solido ambiente religioso e che avessero sviluppato le loro capacità in compiti fissati dalla chiesa, in grado di afferrare intuitivamente i requisiti artistici che la chiesa si attendeva e di riportarli in un'opera.

L'idea diffusa che l'arte medievale sia opera di monaci o artigiani laici profondamente religiosi, ispirati da un atteggiamento umile di creazione disinteressata e al servizio della chiesa, si fonda sul presupposto che quest'arte sia integralmente religiosa, e che la gente apprezzi quest'arte in quanto utile e devozionale. Ma i monumenti e i testi scritti parlano diversamente.

La costruzione di una cattedrale gotica è una creazione estetica, e quelle parti che prima sono state ritenute strutturali, vengono ora viste come espressive e ornamentali. L'artista romanico ritiene che sia meglio individualizzare le parti, ad esempio il capitello, a prescindere dalla loro identità funzionale. Inoltre, solo in alcuni casi hanno intento didattico, ovvero sono istoriati, altre volte presentano perlopiù decorazioni a fitoforme o zoomorfe: questa decorazione va al di là dei requisiti di un programma religioso fissato di immagini didattiche e simboliche; questi sono esempi fruttuosi di libertà di concezione individuale. Accanto alle miniature di un testo religioso possiamo ritrovare numerose lettere iniziali di natura fantastica, elaborazioni che nascondono la lettera iniziale in un groviglio di figure umane, bestie e vegetazione, che proliferano liberamente, scavalcando i confini della lettera.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ER.REST di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Crivello Fabrizio.
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