Elementi di contabilità nazionale
La macroeconomia studia il sistema economico nel suo complesso e quindi gli aggregati aziendali (ad esempio il PIL), in quanto in economia si usa la parola “aggregato” come sinonimo di totale. D’interesse sono tutte le persone che compongono il Paese in analisi, ha quindi rilevanza il prodotto complessivo dell’economia, i consumi aggregati delle famiglie, investimenti totali delle imprese e livello medio generale di prezzi. Per capire che cosa succede all’economia, si tiene un sistema di contabilità nazionale.
Breve, medio e lungo periodo
Che cosa determina il livello di produzione aggregata di un’economia?
- Nel breve periodo, cioè nell’arco di qualche anno, il livello di produzione dipende dalla domanda di beni. Le variazioni annuali della produzione sono dovute soprattutto a variazioni della domanda, quest’ultime possono derivare da cambiamenti nella fiducia dei consumatori o da altre fonti e possono portare a una riduzione della produzione (recessione) o a un suo aumento (espansione).
- Nel medio periodo, cioè nell’arco di un decennio, ciò che conta per la produzione aggregata è il lato dell’offerta, cioè quanto l’economia può effettivamente produrre. L’economia tende al livello di produzione determinato da fattori relativi all’offerta: stock di capitale, livello della tecnologia, dimensione della forza lavoro. Poiché questi fattori nell’arco di un decennio non cambiano significativamente, possono essere presi come dati.
- Nel lungo periodo, cioè nell’arco di qualche decennio o più, bisogna guardare i fattori quali il sistema di istruzione, il tasso di risparmio e il ruolo/qualità del governo, che diventano le vere determinanti della produzione.
PIL
Il PIL, prodotto interno lordo, è la grandezza/indicatore fondamentale dello studio della macroeconomia. È la misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale. Rappresenta una misura sintetica dell’attività produttiva del sistema economico nel suo complesso. Quando cresce il PIL cresce lo sviluppo e la ricchezza economica di un paese.
Esempio: consideriamo un sistema economico che produce autoveicoli. Il sistema economico (insieme di tutti i settori merceologici che caratterizzano il sistema economico) in questione è composto dai seguenti settori industriali:
- Agricolo (primario);
- Estrattivo (primario);
- Manifatturiero (secondario);
- Commerci e servizi (terziario).
Supponiamo che le uniche materie prime necessarie siano ferro, carbone e gomma. Viene prodotto ferro per 10€ e carbone per 6€. Un’unità monetaria di carbone viene utilizzata per l’illuminazione all’interno delle miniere. I restanti 5€ di carbone e i 10€ di ferro vengono venduti ad una acciaieria.
L’acciaieria trasforma questi 15 di materie prime in 25€ di acciaio. Il settore agricolo produce 5€ di gomma, i quali vengono trasferiti ad una industria chimica che li trasforma in pneumatici, guarnizioni… il cui valore è di 15€. L’industria automobilistica acquista acciaio, pneumatici… e li “incorpora” in 10 autoveicoli, che vende ai concessionari per 70€. I concessionari vendono, per complessivi 100€, gli autoveicoli ai consumatori finali.
Per calcolare il PIL di questo sistema economico, bisogna introdurre la prima definizione di PIL: il PIL è il valore dei beni e dei servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo (si calcola ogni anno per ciascun Paese). La parola chiave è finale e si considera solo la produzione di beni finali, non intermedi. Questo perché il fine ultimo di un sistema economico è la soddisfazione dei bisogni dell’utenza finale.
Il PIL nell’esempio è di 100€:
- Nel settore estrattivo è stato “creato valore” per 16€ (10€ ferro + 6€ carbone), ma 1€ è stato consumato per l’illuminazione. Il valore dei beni trasferiti all’acciaieria è 15€;
- Il settore della gomma ha prodotto materia prima per 5€;
- L’acciaieria ha prodotto beni per un valore di 25€ (trasformazione di 15€ di materie prime in 25€ di acciaio), ma per fare questo ha consumato materie prime per 15€. Il “valore aggiunto” da questa impresa industriale è 10€ (25€-15€). Anche l’impresa chimica, creando beni valorizzati a 15€, ma consumando per 5€, ha creato un valore aggiunto di 10€;
- L’industria di produzione degli autoveicoli ha acquistato per 25€ dall’acciaieria e per 15€ dall’impresa chimica. Vendendo per 70€, ha prodotto valore per 30;
- Infine, il concessionario, vendendo per 100€ beni acquisiti a 70€, registra un valore aggiunto di 30.
Evidenziamo ora i “valori aggiunti” conseguiti nelle varie fasi di produzione:
- Settore estrattivo 15€;
- Settore agricolo 5€;
- Acciaieria 10€;
- Impresa chimica 10€;
- Industria automobilistica 30€;
- Concessionari 30€.
La somma dei valori aggiunti è 100 ed è pari al PIL. La seconda definizione è appunto: il PIL è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo. Il valore del prodotto finale (PIL) non può che essere uguale alla somma delle sue parti (il valore aggiunto nelle diverse fasi di produzione).
Il “valore aggiunto” è il valore della sua produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati nella produzione stessa, cioè output meno input (valorizzato a prezzo/valore di mercato). Il PIL è la grandezza che aggrega tutti i valori aggiunti delle componenti del sistema economico.
I Paesi si sono accordati e hanno definito che il PIL è la migliore grandezza che descrive la ricchezza e la crescita di un Paese e crescita della produzione. Guardando come si modifica il PIL nel tempo, si vede in aggregato la ricchezza prodotta in quel Paese, che cresce o non cresce. I Paesi che crescono molto, riescono a creare ricchezza in tutte le classi sociali (USA forbice aperta, Vietnam forbice si sta chiudendo).
Finora abbiamo considerato il PIL dal lato della produzione. L’altro modo di guardare il PIL è il lato del reddito. Si deduce che la terza definizione è: il PIL è la somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo. Parlare di valore, ricchezza, produzione, reddito è la stessa cosa parlando del PIL, perché esso è un reddito in generale e per misurare come cresce la ricchezza, misuro i redditi, che sono il valore aggiunto.
Se i redditi sono inferiori al valore aggiunto, l’impresa conseguirebbe un (extra)profitto, il che rappresenta un reddito per i proprietari di tale impresa. Se il valore aggiunto coincide con i redditi distribuiti, a livello di aggregato, il valore aggiunto coincide con il reddito interno lordo.
PIL = VA (valore aggiunto) = reddito lordo
PIL nominale/reale
Il PIL nominale è la somma delle quantità dei beni finali valutati al loro prezzo corrente. Il PIL nominale cresce nel tempo per due ragioni: perché la produzione di molti beni cresce nel tempo e perché il prezzo di molti beni cresce anch’esso nel tempo. Con n beni finali, il valore nominale del PIL dell’anno t è la somma dei valori correnti (prezzi per quantità) delle transazioni relative agli n beni finali. Il PIL nominale è un numero, cioè il prezzo.
Se vogliamo misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, dobbiamo eliminare l’effetto dell’aumento dei prezzi sulla misura del PIL. A questo scopo, si costruisce il PIL reale, cioè la somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti (invece che correnti). Si ottiene moltiplicando, per ogni bene finale, la quantità dell’anno corrente che produco quest’anno (t), per il prezzo dell’anno base (0) e sommando tra loro i valori così ottenuti. Mostra di quanto oscilla la grandezza della ricchezza reale di un Paese e di quanto aumenta la produzione. È molto importante questo valore.
Esempio: supponiamo che vengano prodotti due beni, fish (f) e chips (c). Nel 2000 le quantità sono: f =10, c =20, con prezzi pf00 =2, pc00 =1,5. Il PIL nominale del 2000 è f00 x pf00 + c00 x pc00 = 10 x 2 + 20 x 1,5 = 50.
Nel 2010 le quantità sono: f10 =10, c10 =30, con prezzi pf10 =2, pc10 =3. Il PIL nominale del 2010 è f10 x pf10 + c10 x pc10 = 10 x 2 + 30 x 3 = 110.
Il PIL reale del 2010 a prezzi del 2000 è dato da: f10 x pf00 + c10 x pc00 = 10 x 2 + 30 x 1,5 = 65. Concludiamo che l’aumento reale del PIL nel decennio è stato pari a (65-50)/50= 30%.
Il PIL reale del 2000 a prezzi 2010 è dato da: f00 x pf10 + c00 x pc10 = 10 x 2 + 20 x 3 = 80. Usando questo dato si conclude che l’aumento reale del PIL è (110-80)/80 = 37.5%.
Il tasso di crescita del PIL da un anno all’altro cambia usando anni diversi come anno base. Allora, se la scelta dell’anno base influisce sul tasso di variazione della produzione, come dovrebbe essere scelto tale anno? Vedi indici dei prezzi.
Il PIL reale è un valore importante che misura la dimensione economica di un Paese. Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro, gli economisti considerano il tasso di crescita del PIL reale o crescita del PIL. I periodi di crescita positiva del PIL sono chiamati espansioni, i periodi di crescita negativa sono detti recessioni.
Indici dei prezzi
Si noti che, per ottenere un indice del PIL reale, abbiamo tenuto costanti i prezzi (all’anno base) e considerato quantità prodotte in diversi periodi di tempo. È possibile costruire indici dei prezzi tenendo costanti le quantità (di un anno base). Nel nostro esempio, l’indice dei prezzi (IP) per l’intervallo di tempo 2000-2010 è:
In gergo, l’aumento percentuale del costo della vita (= dell’indice dei prezzi) è chiamato inflazione, cioè 1,6. Nel nostro esempio, l’inflazione nel decennio 2000-2010 è del 60%, misurata a prezzi 2000: (80-50)/50 x 100 = 60%
L’inflazione rappresenta un aumento sostenuto del livello dei prezzi. Il tasso di inflazione è il tasso a cui il livello dei prezzi aumenta nel tempo. Viceversa, la deflazione è una significativa riduzione dei prezzi e corrisponde a un tasso di inflazione negativo.
Deflatore del PIL:
Yt = PIL nominale nell’anno t
Pt = Yt / PIL reale nell’anno t
Il deflatore del PIL è un numero indice, il suo livello è scelto arbitrariamente e non ha alcuna interpretazione economica; invece il suo tasso di variazione (Pt – Pt-1)/Pt-1 ha un’interpretazione economica ben precisa e dà il tasso al quale cresce il livello dei prezzi nel tempo, ossia il tasso di inflazione. Inoltre, il PIL nominale è uguale al PIL reale moltiplicato per il deflatore del PIL. Si può aggiungere che il deflatore del PIL dà il prezzo medio dei beni inclusi nel PIL, cioè dei finali prodotti nell’economia.
Il mercato dei beni
Per studiare l’andamento dell’attività economica nel breve periodo, gli economisti si concentrano sulle interazioni tra produzione, reddito e domanda:
- Le variazioni della domanda di beni provocano variazioni della produzione;
- Le variazioni della produzione comportano variazioni di reddito;
- Le variazioni del reddito portano a variazioni della domanda di beni.
Composizione del PIL
Per capire cosa determina la domanda di beni, bisogna scomporre la produzione aggregata (PIL) dal pdv dei vari beni prodotti e dei diversi gruppi di acquirenti di tali beni.
- Consumo (C): beni e servizi acquistati dai consumatori ed è la componente più importante del PIL;
- Investimento (I): è la somma dell’investimento non residenziale, cioè l’acquisto di nuovi impianti o macchinari da parte delle imprese, e dell’investimento residenziale, cioè l’acquisto di nuove case o appartamenti da parte degli individui. In entrambi i casi, la decisione di acquistare dipende dai servizi che questi beni daranno in futuro. Esempio: un autoveicolo potrebbe essere stato acquistato dal proprietario della piantagione di gomma al fine di agevolare il trasporto della sua materia prima. Il proprietario sta facendo un investimento in forma di capitale e viene considerato come acquisto di beni per la costituzione di nuovi strumenti produttivi, quindi viene considerato domanda finale. È considerato domanda finale perché è motivata dal fatto che la costituzione di nuovo capitale permetterà la produzione, in futuro, di una maggiore quantità di beni di consumo. Sia pure indirettamente, l’investimento è rivolto al soddisfacimento dei bisogni dei consumatori. Ad esempio un microprocessore fa parte o meno del PIL a seconda che sia stato acquistato incrementare lo stock di beni produttivi (quindi fa parte dell’investimento) o per essere incorporato in beni finali (in questo caso farà parte del PIL quando il bene verrà ultimato). Se compro il microprocessore a fonte di investimento, esso rientra nel PIL. Se lo compro per assemblarlo nel prodotto finale, fino a quando non è assemblato nel prodotto finale non fa parte del PIL perché non è ancora investimento e non è nemmeno un prodotto finito.
- Spesa pubblica (G): beni e servizi acquistati dallo Stato e dagli enti pubblici, includono anche quelli forniti dagli impiegati pubblici (i loro stipendi). Questo perché la contabilità nazionale assume che lo Stato acquisti i servizi dai suoi impiegati per poi fornirli gratuitamente al pubblico. G non include i trasferimenti, come l’assistenza sanitaria o le pensioni, né gli interessi sul debito pubblico. Questi sono spese dello Stato, ma non rappresentano acquisti di beni e servizi.
- Esportazioni nette/saldo commerciale: si calcolano esportazioni (X) meno importazioni (IM). Se le esportazioni eccedono le importazioni, il paese registra un avanzo commerciale; se invece le esportazioni sono inferiori alle importazioni, il paese presenta un disavanzo commerciale.
- Investimento in scorte: ogni anno, la produzione e le vendite non sono necessariamente uguali. Alcuni beni prodotti potrebbero essere invenduti oppure vengono venduti beni prodotti in anni precedenti. La differenza tra beni prodotti e beni venduti in un anno (produzione-vendite) prende il nome di investimento in scorte. Se la produzione eccede in vendite, le scorte di magazzino aumentano: l’investimento in scorte è positivo. Quando la produzione è inferiore alle vendite, le scorte si riducono: l’investimento in scorte è negativo. Esempio: il concessionario ha acquistato autoveicoli per 70€, realizzato vendite per 90€ ed inoltre abbia “investito” in scorte per 10€. Se ha dovuto corrispondere redditi per 25€, il concessionario si è dovuto indebitare per 5€ (90€-70€ = 20€). A livello aggregato, l’indebitamento è reso possibile dal fatto che i redditi distribuiti (agli agenti diversi dal concessionario) sono pari a 95€. La loro spesa è di 90€, il risparmio che emerge va appunto a finanziare “l’investimento in scorte”. 95€ sono i redditi distribuiti, dati da 70€+25€. L’indebitamento è di 5€ e va a coprire la differenza tra quanto ho speso e quanto ho ricevuto di reddito/salario. Il PIL non cambia, rimane 100, ciò che cambia è il reddito, che viene distribuito in modo diverso perché c’è indebitamento. La capacità di spesa potenziale è 95€ (investimento), ma il reddito è 90€, quindi 5€ sono scorte e si possono impiegare per l’indebitamento.
Perché il PIL non è considerato valore dei beni e dei servizi scambiati sul mercato? Dal pdv tecnico sarebbe più facile calcolarlo, perché basterebbe solo contabilizzare le transazioni senza un perché. Questo approccio perde di vista il fatto che il fine dell’attività economica è la soddisfazione dei bisogni finali e inoltre fornisce risultati diversi a seconda del grado di integrazione verticale del sistema industriale. Nel nostro esempio, se l’industria automobilistica acquista il concessionario, gli scambi sul mercato si riducono di 70€. I prodotti finiti, in quantità e in valore, ovviamente non variano.
NB: se non si ha moneta per accrescere la ricchezza, bisogna investire se no il sistema rimane improduttivo.
PIN, PNL e "costo dei fattori"
Parte del capitale fisico a disposizione di un sistema economico smette di essere utilizzabile per la produzione e diventa fisicamente troppo vecchio oppure risulta essere superato dal pdv tecnico/economico a causa dell’introduzione di beni capitali più moderni e produttivi. Parte dell’investimento in nuovi beni capitali è volto a sostituire i beni capitali “deperiti” (copre l’ammortamento dei beni capitali).
- PIN: prodotto interno netto considera tra i beni finali solo il valore degli investimenti che eccede l’ammortamento. PIN = PIL – ammortamento. Si capisce così l’investimento netto di un’impresa.
- PNL: prodotto nazionale lordo si ottiene sommando al PIL di un Paese i redditi netti prodotti da cittadini di quel paese residenti all’estero. Quindi si deducono i redditi prodotti in quel paese da cittadini stranieri. Si chiama nazionale perché tiene conto della cittadinanza. Gli USA misurano il PNL in quanto sono un paese meta di rilevanti flussi migratori, le cui imprese possiedono società...
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