Capitolo 2: La produzione aggregata
Solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, molti paesi europei iniziarono a sviluppare un sistema di contabilità nazionale. La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata Prodotto Interno Lordo (PIL). Esiste anche il prodotto nazionale lordo (PNL), da non confondere con appunto il PIL.
Definizioni di PIL
- Il Pil è il valore dei beni finali prodotti nell'economia in un dato periodo di tempo. Viene considerata solo la produzione di beni finali, ma non di beni intermedi. Bene intermedio: bene usato nella produzione di un altro bene. Alcuni beni possono essere sia finali che intermedi, a seconda delle finalità con cui vengono utilizzati.
- Il Pil è la somma del valore aggiunto nell'economia in un dato periodo di tempo. Valore aggiunto: valore della produzione di un'impresa, meno il valore dei beni intermedi utilizzati nella produzione stessa.
- Il Pil è la somma dei redditi dell'economia in un dato periodo di tempo. Reddito da lavoro: parte dei ricavi dell'impresa utilizzata per pagare i lavoratori. Reddito da capitale o profitto: parte dei ricavi che rimane all'impresa.
Pil nominale e Pil reale
- PIL Nominale: Pil a valori o a prezzi correnti. Somma delle quantità di beni e servizi finali valutati al prezzo corrente. Il Pil nominale cresce nel tempo perché:
- La produzione di beni e servizi cresce nel tempo
- Il prezzo di beni e servizi cresce nel tempo
- PIL Reale: Pil a prezzi costanti, Pil aggiustato per l'inflazione. Somma delle quantità di beni e servizi finali valutati a prezzi costanti. Il problema nella costruzione del Pil reale è che i beni finali sono più di uno. Il Pil reale deve quindi essere definito come media ponderata della produzione di tutti i beni finali. La misura del Pil reale nel sistema di contabilità nazionale dell'UE, usa pesi che riflettono i prezzi relativi e che cambiano nel tempo. Tale misura è chiamata Pil reale con indice a catena.
Pil reale pro capite
Pil reale diviso per la popolazione del paese. Misura il tenore di vita medio di quel paese. Per valutare l'andamento di un'economia da un anno all'altro gli economisti considerano il tasso di crescita del Pil reale, chiamato crescita del Pil.
- Crescita positiva: espansioni
- Crescita negativa: recessioni
Focus: Problema nel calcolo del Pil reale
Un problema serio nel calcolo del Pil reale è il modo in cui trattare i cambiamenti nella qualità dei beni prodotti. Uno dei casi più difficili è quello dei computer. L'approccio è guardare come il mercato valuta, in un dato anno, computer con caratteristiche diverse. Questo approccio, considera i beni come un insieme di caratteristiche, ciascuna con il suo prezzo implicito, ed è chiamato valutazione edonistica. È utilizzato in molti paesi per stimare le variazioni di prezzo di beni complessi e suscettibili di rapida obsolescenza, come computer appunto e automobili.
Tasso di disoccupazione
Occupazione: numero di persone che hanno un lavoro
Disoccupazione: numero di persone che non hanno un lavoro, ma lo stanno cercando
Forze di lavoro: somma delle persone occupato e di quelle disoccupate
Tasso di disoccupazione: rapporto tra il numero dei disoccupati e le forze di lavoro
Disoccupazione
Per essere classificati come disoccupati bisogna soddisfare due condizioni:
- Non avere un impiego
- Essere alla ricerca di un impiego
Oggi, il calcolo del tasso di disoccupazione si basa su indagini ad ampia scala sulle famiglie:
- In Europa è chiamata Labour Force Survey (Lfs) ed è basata su interviste a un campione rappresentativo di individui. Ciascun individuo viene classificato come occupato se, nella settimana che precede quella in cui viene condotta l'intervista, ha svolto almeno un'ora di lavoro retribuito in una qualsiasi attività. In Italia è chiamata Rilevazione sulle forze di lavoro ed è condotta dall'Istat.
- Negli Stati Uniti viene condotta un'indagine simile chiamata Current Population Survey (Cps) ed è basata su interviste mensili a 60'000 famiglie. L'indagine classifica un individuo come:
- Occupato se svolge attività lavorativa al momento dell'intervista
- Disoccupato se non ha un lavoro ma ha compiuto almeno un'azione di ricerca nelle ultime quattro settimane
Lavoratori scoraggiati: coloro che non lavorano e non stanno nemmeno cercando un lavoro. Quando la disoccupazione è alta, infatti, alcune delle persone senza un lavoro, smettono di cercarne uno e non vengono più considerate disoccupate.
Tasso di partecipazione
Un aumento del tasso di disoccupazione, di solito è associato a una riduzione del tasso di partecipazione, definito come rapporto delle forze di lavoro sul totale della popolazione in età lavorativa. Gli economisti si preoccupano della disoccupazione per due ragioni:
- Effetti diretti sul benessere delle persone disoccupate. La disoccupazione è spesso associata a forti disagi finanziari e psicologici.
- La disoccupazione segnala che l'economia potrebbe non utilizzare in modo efficiente alcune delle sue risorse, specialmente le risorse umane.
Anche un'economia con un tasso di disoccupazione molto basso è un problema, perché si stanno sovrautilizzando le risorse umane e incorrere in carenze di forze di lavoro.
Tasso di inflazione
Inflazione: aumento sostenuto del livello generale dei prezzi, o semplicemente del livello dei prezzi.
Tasso di inflazione: tasso a cui il livello dei prezzi aumenta nel tempo
Deflazione: riduzione del livello dei prezzi, a cui corrisponde un tasso di inflazione negativo.
Come calcolare il livello dei prezzi per misurare l’inflazione?
- Deflatore del PIL: definito come rapporto tra Pil nominale e Pil reale. Nell'anno base, in cui Pil nominale e Pil reale coincidono, il deflatore è 1. Il deflatore del Pil è un numero indice, il suo livello è scelto arbitrariamente e non ha alcuna interpretazione economica. Il suo tasso di variazione, invece, indica il tasso al quale cresce il livello dei prezzi nel tempo, ovvero il tasso di inflazione.
Definire il livello dei prezzi in termini di deflatore del Pil, implica una relazione tra Pil nominale, Pil reale e deflatore del Pil:
- Il Pil nominale è uguale al Pil reale moltiplicato per il deflatore del Pil
- Il tasso di crescita del Pil nominale è uguale al tasso di inflazione più il tasso di crescita del Pil reale
Il deflatore del Pil contiene informazioni in merito al prezzo medio della produzione, cioè dei beni finali prodotti nell'economia. I consumatori sono però interessati anche al prezzo medio dei beni che consumano. Questi due prezzi medi possono differire perché i beni prodotti nell'economia, non sempre coincidono con i beni acquistati dai consumatori, per due ragioni:
- Alcuni dei beni nel Pil non sono venduti ai consumatori ma alle imprese, al governo o all'estero.
- Alcuni dei beni acquistati dai consumatori non sono prodotti all'interno dell'economia ma importati dall'estero.
Indice dei prezzi al consumo (IPC)
Misura il prezzo medio del consumo, detto costo della vita.
- In Italia, l'Istat si occupa della costruzione di questo indice.
- In Europa, l'inflazione dei prezzi al consumo è misurata con l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC). L'IAPC è costruito da Eurostat, l'ufficio di statistica dell'Unione Europea. Il paniere dei beni rappresentato dall'IAPC è aggiornato annualmente per includere nuovi beni diventati una parte integrante dei consumi delle famiglie e per eliminare quelli diventati obsoleti.
L'IAPC per l'Eurozona nel suo complesso è calcolato come media degli IAPC dei singoli paesi che adottano l'euro, dove il peso di ciascun paese è assegnato in base alle quote di spesa per consumi dello specifico paese sulla totalità di tutti i consumi. Anche l'IAPC è un numero indice, è fissato pari a 100 nell'anno scelto come anno base e non ha quindi un livello particolare.
Perché il tasso di inflazione differisce?
Perché il tasso di inflazione differisce a seconda che si usi il deflatore del Pil o l’indice dei prezzi al consumo?
- L'IAPC e il deflatore del Pil si muovono quasi sempre insieme
- Esistono evidentemente delle eccezioni
Gli economisti si preoccupano dell'inflazione perché, se un'elevata inflazione significasse un incremento proporzionale di tutti i prezzi e salari, si tratterebbe solo di un piccolo inconveniente e si parlerebbe di inflazione pura. Il problema è che l'inflazione pura non esiste.
- Durante le fasi inflattive, non tutti i prezzi e salari aumentano proporzionalmente. L'inflazione influenza pertanto la distribuzione del reddito.
- Le variazioni dei prezzi relativi generano un clima di incertezza, rendendo più difficile per le imprese prendere decisioni sul futuro, come quelle per gli investimenti produttivi.
- Anche la tassazione, interagendo con l'inflazione, crea ulteriori distorsioni. Questo fenomeno è conosciuto come bracket creep o fiscal drag. Negli Stati Uniti, gli scaglioni di reddito sono automaticamente adeguati all'inflazione.
Se l'inflazione è un male, significa che la deflazione è un bene? NO, perché:
- Una deflazione elevata crea molti degli stessi problemi creati da un'elevata inflazione
- Un basso tasso di deflazione riduce le capacità della politica monetaria di influenzare il livello della produzione
Attenzione a non confondere deflazione e recessione. Infatti, possono verificarsi contemporaneamente ma non sono la stessa cosa. La deflazione è una riduzione del livello dei prezzi, la recessione è una riduzione del Pil reale. Molti economisti credono che il miglior tasso di inflazione sia basso e stabile, tra l'1% e il 3%.
Produzione, disoccupazione e inflazione
La legge di Okun
La relazione tra crescita e disoccupazione fu inizialmente osservata negli Stati Uniti dall’economista Arthur Okun e fu in seguito chiamata Legge di Okun. Graficamente:
- Asse x: tasso di crescita della produzione
- Asse y: variazione del tasso di disoccupazione
La retta è inclinata verso il basso e interpreta la nuvola di punti abbastanza bene. C'è una stretta relazione tra le due variabili, una maggiore crescita della produzione è associata a una diminuzione della disoccupazione. La pendenza della retta indica di quanto si riduce la disoccupazione, con un aumento del tasso di crescita dell'1%. Il punto di intersezione con l'asse orizzontale (asse x) indica il valore del tasso di crescita necessario per mantenere la disoccupazione costante. Infatti:
- La popolazione, e quindi le forze di lavoro, aumenta nel tempo e l'occupazione deve aumentare per mantenere il tasso di disoccupazione costante.
- Anche il prodotto per lavoratore aumenta nel tempo, e ciò implica che la crescita della produzione deve essere maggiore della crescita dell'occupazione.
La legge di Okun sembra trovare riscontro empirico anche in Italia, sebbene la relazione sia più debole che negli Stati Uniti.
La legge di Phillips
La relazione tra disoccupazione e inflazione fu scoperta nel 1958 da un economista neozelandese Phillips ed è divenuta nota come curva di Phillips. Graficamente:
- Asse x: tasso di disoccupazione
- Asse y: variazione del tasso di inflazione
La retta di regressione è inclinata verso il basso, ma non interpreta la nuvola di punti bene come per la legge di Okun. Un’elevata disoccupazione conduce ad un calo dell’inflazione, mentre una ridotta disoccupazione porta ad un aumento dell’inflazione.
Il punto di intersezione con l’asse orizzontale (asse x) indica il punto di surriscaldamento. Gli economisti dicono che un’economia si sta surriscaldando quando cresce ad una velocità superiore a quella a cui farebbe se le risorse fossero utilizzate efficientemente.
- Se la disoccupazione scende sotto l’intercetta, l’inflazione è aumentata. Significa che l’economia si stava surriscaldando.
- Se la disoccupazione sale al di sopra dell’intercetta, l’inflazione è calata. Significa che l’economia stava operando al di sotto del suo potenziale.
La relazione non è così forte da identificare con chiarezza il tasso di disoccupazione al di sotto del quale l’economia comincia a surriscaldarsi. La curva di Phillips è osservabile anche nei dati italiani. Essi risultano maggiormente in linea con quelli statunitensi. La differenza principale è nella pendenza della retta di regressione, leggermente meno ripida che per gli Stati Uniti. Sicuramente, un’economia di successo è un’economia che allo stesso tempo raggiunge un elevato tasso di crescita della produzione, una ridotta disoccupazione e un basso tasso di inflazione.
Breve, medio e lungo periodo
Che cosa determina il livello della produzione aggregata di un’economia?
- Breve periodo, qualche anno: Domanda di beni
- Medio periodo, decennio: Lato dell’offerta, quanto l’economia può effettivamente produrre
- Lungo periodo, qualche decennio: Fattori come sistema scolastico, il tasso di risparmio e la qualità del governo
Capitolo 3: Mercato dei beni
Importante è l’interazione tra produzione, reddito e domanda:
- Variazioni della domanda di beni provocano variazioni della produzione
- Variazioni della produzione comportano variazioni di reddito
- Variazioni del reddito portano a variazioni della domanda di beni
Composizione del PIL
Componenti del Pil:
- Consumo: Beni e servizi acquistati dai consumatori. È la componente più importante.
- Investimento: Chiamato investimento fisso per distinguerlo dalle scorte di magazzino. È la somma di:
- Investimento non residenziale, acquisto di nuovi impianti o macchinari da parte delle imprese
- Investimento residenziale, nuove case o appartamenti da parte degli individui
- Spesa pubblica: Beni e servizi acquistati dallo stato e dagli enti pubblici. Include sia la spesa per consumi, sia quella per investimenti pubblici. Non include i trasferimenti, come l’assistenza sanitaria o le pensioni, né gli interessi sul debito pubblico. La somma di questi rappresenta la spesa in beni e servizi da parte dei residenti, siano essi consumatori, imprese o settore pubblico.
- Importazioni: Acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti (consumatori, imprese, governo). Vanno escluse perché essendo beni prodotti all'estero, non concorrono alla formazione della produzione nazionale.
- Esportazioni: Acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo.
Otteniamo così la spesa totale in beni nazionali.
Esportazioni nette = Esportazioni – Importazioni
- Se [esportazioni > importazioni] allora avanzo commerciale
- Se [esportazioni < importazioni] allora disavanzo commerciale
La differenza tra beni prodotti e beni venduti in un dato anno, cioè la differenza tra produzione e vendite, prende il nome di investimento in scorte.
- Se [produzione > vendite] allora aumentano le scorte di magazzino e l’investimento in scorte è positivo
- Se [produzione < vendite] allora si riducono le scorte di magazzino e l’investimento in scorte è negativo
La domanda di beni
L’equazione [Z = C + I + G + X – IM] è un’identità. Essa definisce Z come somma di consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni, al netto delle importazioni. Semplificando la realtà, si assuma che:
- Tutte le imprese producono uno stesso bene, che può essere usato indifferentemente da:
- Consumatori come bene di consumo
- Imprese come bene di investimento
- Governo come spesa pubblica
Si analizza quindi un solo mercato, il mercato di quel bene. Le imprese sono disposte a fornire qualsiasi quantità del bene a un dato prezzo P. Ciò permette di concentrarsi solo sul ruolo della domanda nella determinazione della produzione aggregata.
L’economia è chiusa, cioè non commercia con il resto del mondo. Esportazioni e importazioni sono uguali a zero. Di conseguenza, la domanda di beni è [Z = C + I + G].
Consumo (C)
Le decisioni di consumo dipendono da molti fattori, primo fra tutti il reddito disponibile, ossia ciò che rimane del reddito percepito dopo aver ricevuto i trasferimenti dal governo e pagato le imposte.
- Quando il reddito disponibile aumenta, le persone comprano di più
- Quando il reddito disponibile diminuisce, le persone riducono i loro consumi
Il consumo è quindi una funzione del reddito disponibile, e viene chiamata funzione del consumo. Il segno positivo riflette il fatto che quando aumenta il reddito disponibile, aumenta anche il consumo. Il consumo non è necessariamente uguale al reddito disponibile, infatti gli individui potrebbero risparmiare parte del reddito percepito. Funzioni di questo tipo sono chiamate equazioni di comportamento, perché descrivono alcuni aspetti del comportamento degli agenti economici. La funzione del consumo è una relazione lineare, caratterizzata da due parametri:
- C1: propensione al consumo. Esprime l’effetto sul consumo di un euro aggiuntivo di reddito disponibile. Restrizioni:
- È positivo, infatti un aumento del reddito disponibile fa aumentare il consumo
- È minore di 1, infatti gli individui vogliono consumare solo una parte del loro incremento di reddito e risparmiare il resto.
- C0: rappresenta il consumo desiderato in corrispondenza di un reddito disponibile nullo. Se il reddito disponibile fosse nullo, il consumo sarebbe positivo. Le persone consumerebbero attingendo ai loro risparmi o prendendo a prestito. Cambiamenti in C0 riflettono cambiamenti nelle preferenze di consumo per un dato livello di reddito.
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