STRATEGIE E TECNICHE DI UNCONVENTIONAL MARKETING
Vittorio Montieri
White space. Idee non convenzionali sulla comunicazione
Esame scritto con 10 domande
Lezione 1
UM: marketing non convenzionale, unconventional marketing
Marketing non convenzionale: è una litote, una negazione. È difficile descrivere una negazione.
Unconventional è originale, fuori dagli schemi. Le azioni non convenzionali subiscono una selezione naturale
che ci porta a vedere solo le cose più belle, strane e di maggior successo. Ma le azioni non convenzionali in
realtà sono moltissime.
Il fatto che sia marketing sottolinea il fatto che rimane comunque marketing anche se non convenzionale,
anche se però si parla soprattutto di comunicazione e mezzi di comunicazione.
Si spera che l’unconventional marketing non sia una moda passeggera come molte altre mode oggi sparite.
Il termine non convenzione è una metafora bellica, infatti è emerso per la prima volta parlando di armi non
convenzionali. Lo scopo è voler trovare modi alternativi e inusuali di fare le cose.
UM non convenzionale per definizione non può essere definito.
Con unconventional marketing intendiamo un insieme di strategie promozionali che, per far fronte alla
perdita di potere di persuasione da parte del marketing tradizionale, fa uso di tecniche di comunicazione
innovative per presentare i prodotti al pubblico in modo alternativo.
Um= innovativo, alternativo, eccentrico, trasgressivo, anticonformista, diverso dal tradizionale e dal
mainstream
Crea delle strategie che poi sviluppa in tecniche (questo non è tipico del UM ma del marketing tradizionale),
infatti nella definizione bisogna focalizzarsi più sugli aggettivi (alternativo e innovativo).
Nel convenzionale racconti una storia, nell’unconventional fai succedere una storia.
Si tratta in ogni caso di un concetto dinamico: ciò che è non convenzionale oggi potrà non esserlo domani,
tendendo a ripetersi e a standardizzarsi proprio in ragione del suo successo, e quindi a perdere, in un gioco
a somma zero, la sua carica di “inaspettatezza” e sorpresa in favore di nuove soluzioni non usuali.
Quindi l’idea migliore per descrivere UM è usare le sue tecniche e strumenti:
ambient media e street marketing: installazioni nelle città o elementi dell’arredo urbano. L’ambient
ü marketing sfrutta gli spazi pubblici (un negozio, una cabina telefonica, un ascensore, eccetera) per
lanciare il messaggio pubblicitario non convenzionale, al pari dello street marketing che fa altrettanto
lungo le strade delle città e dei centri commerciali. Solitamente, l’ambient e lo street marketing si
avvalgono di persone (attori o comparse) fisicamente presenti sul luogo prescelto per la campagna
di marketing, nonché di allestimenti realizzati ad arte in luoghi frequentati dal target di utenti che si
vuole andare a “colpire”, peraltro in un posto e in un momento della sua quotidianità nei quali non
si aspetta di venire coinvolto dall’azione di promozione pubblicitaria. Anche in questo caso, la cassa
di risonanza garantita dai social e dai media è fondamentale per la riuscita dell’iniziativa: i video girati
dai passanti e poi pubblicati in Rete, ad esempio. Lo Street marketing è simile al guerrilla ma non
necessariamente adrenalinico come il precedente. L’ambient riguarda forme pubblicitarie
prevalentemente statiche
che consistono nella realizzazione di installazioni e nello sfruttamento in chiave promozionale di
oggetti presenti negli spazi pubblici, sia all’aperto che al chiuso. Nello street marketing la
componente outdoor è invece una condizione vincolante e può includere forme di animazione.
Benché anche il flashmob possa rientrare in questa categoria, l’esibizione non deve tuttavia essere
necessariamente sorprendente e spettacolare (distribuzione di flyers, road shows, temporary shops).
guerrilla marketing: piccoli o gradi eventi di strada che prevedono la partecipazione di persone o
ü attori. Pensato come tecnica di comunicazione per aziende che non dispongono di importanti risorse
per promuoversi. Ingrediente fondamentale per la riuscita della campagna è la sua stessa
propagazione virale, ovvero un passaparola che va a rafforzare e ampliare la conoscenza del marchio
a un numero potenzialmente elevato di persone / utenti. Le operazioni di guerrilla marketing
possono essere svolte offline e/o online, in luoghi aperti o chiusi, e possono prevedere o meno
l’intervento di performer e figuranti e il coinvolgimento diretto degli spettatori. Spesso il termine
viene usato come sinonimo del generico unconventional.
flashmob: eventi di massa nelle piazze o nei luoghi pubblici, un gruppo di persone che si riunisce
ü all’improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un’azione insolita generalmente per un breve
periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Il raduno viene generalmente organizzato
attraverso comunicazioni via internet o tramite telefoni cellulari. In molti casi, le regole dell’azione
vengono illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che l’azione abbia luogo.
stickering: attaccare adesivi brandizzati su qualsiasi superficie e supporto: dai segnali stradali, alle
ü fermate degli autobus, alle porte e i muri o qualsiasi punto che possa essere visibile ai passanti.
L’intento è ottenere una riconoscibilità del marchio in maniera intensa e subliminale anche se non
sempre garantisce una sua identificazione merceologica. L’obiettivo è quindi quello di ottenere
un’altissima visibilità ed indurre i fruitori a ricordare forma e colore o messaggio del brand e del suo
logo, tale che porti, in alcuni casi, ad approfondirne il significato: molto spesso, infatti, l’immagine
rimanda alla visita di un sito web.
ambush marketing: imboscate, sfruttare eventi creati da un brand per trarne vantaggio.
ü Associazione non autorizzata di un brand ad un evento mediatico, ossia quando lo stesso non
appartenga ad uno degli sponsor ufficiali. Accade sovente che un brand paghi per diventare sponsor
ufficiale ed unico di un dato evento mediatico, nel quale si intromette un'altra compagnia in modo
non ufficiale.
viral markering: La definizione di “virale” fu coniata a metà degli anni 90 da Jurvetson, il primo a
ü utilizzare la metafora del contagio per spiegare il modo in cui avviene la trasmissione del messaggio
che si vuole diffondere. Sfruttando le potenzialità del passaparola volontario sul Web, il marketing
virale segue un andamento esponenziale. Una volta lanciato il messaggio, dunque, sono gli utenti a
condividerlo ai loro contatti, che a loro volta potranno fare altrettanto. Particolarmente efficace per
il viral marketing è l’utilizzo delle immagini e dei video: motivo per cui una piattaforma come Youtube
viene sfruttata a dovere dai brand per diffondere messaggi e pubblicità virali.
Product placement: consiste letteralmente nel posizionamento, previo pagamento, del marchio in
ü un contesto cinematografico o televisivo. Si va così a sfruttare la potenza del medium per
promuovere un determinato prodotto o brand. Le tre categorie di product placement sono: visuale,
laddove il marchio o il prodotto viene integrato e reso visibile in modo palese allo spettatore; verbale,
allorché sono i personaggi a citare il marchio e a suggerirne la reputazione; integrato, nel momento
in cui il prodotto si integra in modo naturale all’interno della trama, diventandone parte importante
o addirittura il protagonista
Word of mouth, buzz marketing: insieme di operazioni che servono a far lievitare il volume delle
ü conversazioni attorno un determinato prodotto o servizio, al fine di aumentarne la notorietà e la
reputazione con l’obiettivo di raggiungere una determinata categorie di persone nel modo più
capillare e veloce possibile. Perché ciò avvenga, è necessario attirare l’attenzione delle persone
potenzialmente interessate: creando suspense, inventando strategie mirate, facendo sì che a
parlarne siano personaggi particolarmente influenti (blogger di spicco, social media manager,
opinion leader, eccetera).
Newsjacking: consiste nell’adattare un particolare evento o fenomeno ad una campagna di
ü marketing, sfruttando l’attenzione degli utenti su un determinato argomento o fenomeno (sociale,
meteorologico ecc..) di rilevanza per trarne vantaggi per la propria attività o il proprio brand.
instant advertising, memevertising, branded content, advergaming, consumer generated content,
ü crowdsourcing
Esempi di Unconventional:
Burger Kind per la giornata della pace propone una tregua a McDonald, proponendo di unire i loro
ü due panini di punta creando il McWrapper ma McDonald rifiuta.
Wwf: per parlare della deforestazione, crea di ArbreMagique da auto con il pino spezzato
ü Honda: spot “Steph loves you” creato nel deserto con 10 macchine che corrono parallelamente
ü creando la scritta
Cuervo: Stunt marketing lanciando un Frozen Margarita nello spazio e facendolo ghiacciare, per poi
ü gustarlo sulla terra
Lidl: in Svezia ha fatto una cena come quella in onore del premio Nobel proponendo solo cibo
ü marchiato Lidl per dimostrare che è buono come quello dei ristoranti a 5 stelle
Nivea: come far capire ai bambini che è improtante mettersi la crema solare? Creando bambolotti
ü che al sole diventano rossi, e i bambini devono curarli e mettergli la crema
Art Institute di Chicago fa una mostra sulle stanze di Van Gogh. Hanno ricreato le stanze uguali in un
ü B&B le hanno date in affitto
Heineken: sa utilizzare bene le sponsorizzazioni. Fa prank sulle Champions.
ü
Dal marketing tradizionale a quello non convenzionale
Quindi si parte da prodotto definendo nome, design, packaging, logo, qualità, prezzo, distribuzione, poi si
passa alla promozione (pubblicità, sales promotions, instore promotions, direct marketing, relazioni
pubbliche, sponsorizzazioni, eventi, oggettistica) e infine la comunicazione non convenzionale.
Come siamo arrivati al UM?
Nel marketing tradizionale abbiamo un prodotto, lo valutiamo in base ala performance, stabiliamo la
distribuzione e lo promuoviamo.
Nel UM prima si parte dalla promozione e dal marchio per poi arrivare alla creazione del prodotto.
Il brand è sempre di più quello che dice la gente (i mercati sono conversazioni). Si + passati dall’offerta di
performance all’offerta di senso, da mercato di beni al mercato di messaggi.
Prima vi erano i mass media (tv, radio, cinema) poi si arriva ai micro/media (internet, smarthphone, tablet).
Adesso bisogna pensare che tutto è medium. Si è passati dai mezzi di massa ai mezzi di nicchia, dalla
sovrabbondanza di messaggi alla sovrabbondanza di veicoli, dal media planning al media hunting.
Accumulo mediatico: i media sono sempre di più e questo porta ad una diminuzione della loro permanenza
sul mercato e una diminuzione della loro efficacia
Dalla persuasine al passaparola: cambiano le tecnologie (da tv e radio a internet e smartphone), cambiano i
consumatori da passivi ad attivi, più alfabetizzati. Questi due fattori comportano un nuovo modo di fare
creatività promozionale. Dalla persuasione (la marca racconta se stessa) alla partecipazione, al passaparola
(altri raccontano la mia marca). Non si cerca più di colpire milioni di persone, ma poche che poi in modo
reticolare e virale le diffondono agli altri. Prima il target doveva ricevere il messaggio dalle 3 alle 8 volte per
notarlo ed accettarlo (perché non era interessato), adesso basta una volta per rimanere affascinati ad un
messaggio interessante. Prima il consumatore era sopraffatto da una ripetizione continua della stessa
pubblicità che lo stufava, adesso si punta alla persuasione, una sola riproduzione per rimanerne affascianti.
Per questo sono nati l’advertainment e il guerrilla marketing che creano sorpresa e intrattenimento, e il word
of mouth e il viral marketing che si sviluppano e propagano senza l’intresse della fonte.
Infatti adesso il consumatore si fida in primis dalle raccomandazioni degli altri consumatori off e online,
successivamente del sito web, dalle email ricevute e dopo da tutti gli altri media. Tv, giornali e quotidiani non
sono più in primo piano. Importa poco il numero di contatti che si ottengono offline, importa di più il numero
di persone che parlano di noi online.
UM può svolgersi nel mondo fisico/offiline e virtuale/online.
Ambient, street e guerrilla avvengono nel mondo fisico, video virali, branded content e memevertising in
quello virtuale. Inoltre nel mondo fisico si usa soprattutto i Word of mouth (passaparola) che nel mondo
online si chiama buzz: risonanza di una certa informazione e il viral: uno dei modi per ottenere buzz, in modo
reticolare attraverso il passaparola. Il viral è la causa, il buzz è l’effetto.
Nb: i termini viral e buzz spesso sono usati come sinonimi. Buzz consiste però nella risonanza che una notizia
ottiene in tempi rapidi anche attraverso canali di massa tradizionali. Viral invece sottolinea la costante
progressione della diffusione del messaggio attraverso il passaparola interpersonale, esercitato
prevalentemente online. Viral è dunque è la causa della propagazione in grado di genera.
Dal controllo del target alla delega della comunicazione. Prima la marca comanda ed è potestativa, poi passa
sempre più all’open source, si apre ai confronti e ai consigli degli altri. Esempi sono la comunicazione del
branded content, il coinvolgimento del ambient, guerrilla e advergaming, la coproduzione del crowdsourcing
e del consumer generated content. Dal consumatore ingenuo e passivo, al partner attivo ed esperto.
Approccio media neutral c’è bisogno di specialisti ma anche di neutralità, in questo complesso mondo
frastagliato, c’è bisogno di una figura neutrale che comprenda quale sia il mezzo migliore per comunicare un
brand. Quanto spendere per la pubblicità e in quali media investire, sarà il consumatore a dircelo, il suo
approccio ad essi. Le aziende quindi devono partire con un approccio neutrale, non si parte, e scegliere in
base alla volontà degli utenti.
Curva dell’adozione di prodotto e tipologie di media:
innovatori e adottatori precoci: 15%
ü maggioranza precoce e maggioranza tardiva: 65%
ü ritardatari: 20%
ü
I media tradizionali lavorano nella fase di maturità del prodotto mentre i media non convenzionali tendono
a lavorare nella fase di nascita e introduzione del prodotto nel mercato. Lavorano anche prima della nascita,
per far emergere il bisogno.
I driver dei media non convenzionali sono:
prossimità: essere accanto al nostro pubblico, creare un contatto diretto e non mediato. Io vengo
ü da te e tu vieni da me, non ci si incontra a metà strada.
Esclusività: non ci sono competitor, no concorrenti. Si vuole avere uno spazio esclusivo, un luogo
ü unico dove poter parlare con il pubblico.
Invisibilità: approccio molto più anonimo, a volte non si sa di chi sia l’operazione di UM. La marca è
ü solo lo sponsor, chi commissiona il progetto e viene svelata solo alla fine.
Imprevedibilità: si cerca di comunicare in forme inaspettate come il wow effect e ahaha effect
ü
L’effetto moltiplicatore: l’evento non convenzionale è generalmente il punto di partenza di un processo di
amplificazione sia online che offline.
Amplificazione non controllata: buzz, messaggistica, social media
ü Amplificazione sollecitata: media relations e digital pr
ü Amplificazione controllata: pubblicità classica brande content, native advertising.
ü
Rischi dell’UM: non colpire il target, irripetibilità (il consumatore fa wow una volta, poi non lo fa più),
obsolescenza, invasività, scarsa misurabilità dei risultati, aleatorietà delle performance, limitazioni legali,
incompatibilità della brand identity.
Dalla pubblicità tradizionale a quella non convenzionale:
Un emittente parla ad un destinatario, attraverso dei messaggi costruiti con un codice comune ed espressi in
un canale
Dimostrazione mimetica: io come produttore non ci metto me stesso, cerco solo di comunicare al
ü meglio il mio prodotto (attenzione al referente) - 1950
Comunicazione poietica: anche io, quando un’azienda crea una cosa di tendenza, tutte le altre lo
ü copiano. Quindi bisogna differenziarsi nella comunicazione. La comunicazione è molto più del
prodotto. (attenzione al messaggio) - 1960
Oddvertising: Non bisogna impegnarsi a dare un nesso tra comunicazione e prodotto, è meglio
ü creare una comunicazione vincente che colpisce, e poi incollarci il prodotto. Pubblicità demenziale.
Campagna Tuc dove tutto diventa possibile - 1990
Metapubblicità: Pubblicità che parla di pubblicità. Non si parla del prodotto ma del messaggio.
ü (attenzione al codice). Grappa Bertagnolli che lavora sul’awarness - 1990
Media creativity: Pensare al mezzo come risorsa creativa (attenzione al canale) - 2000
ü
Lezione 2
La media creativity (creatività media) non considera il mezzo come supporto neutro rispetto al messaggio,
ma come elemento sinergico alla costruzione del suo contenuto. La creatività media non considera il mezzo
come una mera condizione per la realizzazione materiale dell’annuncio ma come risorsa ideativa. L’uso
creativo del mezzo può dar luogo ad una gamma potenzialmente infinita di progetti. Al suo interno si possono
distinguere 3 macro cateogrie:
Fàtica: interazione tra mezzo e messaggio. La creatività si fonda sul contesto mediatico.
ü Deittica (ambient): interazione tra mezzo-messaggio e spazio circostante. La creatività si fonda sul
ü contesto extra-linguistico e/o sul coinvolgimento, attivo o passivo, del destinatario.
Situazionale (ambient/guerrilla marketing/live advertising/stunt): trasformazione di spazi neutri in
ü spazi promozionali o realizzazione “ad hoc&rdqu
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