Appunti e schemi di psicologia sociale: strategie di cambiamento degli atteggiamenti e del comportamento
I nostri atteggiamenti non sono immutevoli, ma sono anzi soggetti a più o meno numerosi cambiamenti nel tempo, deliberati, frutto di naturali influenze sociali, ma anche suscitati mediante tecniche come quelle della persuasione e degli incentivi.
La persuasione
La persuasione è una delle tecniche più utilizzate per causare un cambiamento di atteggiamento nelle persone, tanto nel bene, come nelle campagne di sensibilizzazione, tanto nel male, come per esempio in alcune campagne pubblicitarie o ancor peggio nell’opera di sovvertimento del pensiero del popolo da parte dei governi. Essa è diretta e quando funziona suscita precisamente quello che si prefigge di evocare.
Teorie dell’elaborazione sistematica
Studiata a partire dal secondo dopoguerra, prima degli anni ’80 la persuasione era oggetto di teorie che la vedevano causa di un lavoro di dettagliata elaborazione degli argomenti. Esse sono due, e sono il modello dell’elaborazione dell’informazione e quello della risposta cognitiva.
- Modello dell’elaborazione dell’informazione nella persuasione di McGuire: asserisce che l’impatto persuasivo è frutto di cinque fattori: attenzione, comprensione, accettazione, ritenzione ed azione. Se uno o più di essi non sussistono, la persuasione risulterà essere particolarmente compromessa. Il modello è facilmente riducibile in due macrosettori, ricezione ed accettazione (modello a due stadi), ma sia l’assenza di evidenze cognitive, che le poche ipotesi a favore dell’importanza della ricezione nel cambiamento degli atteggiamenti, la fanno una teoria debole con molto poco seguito.
- Modello della risposta cognitiva di Greenwald: in risposta a questa teoria, Greenwald sviluppò il modello della risposta cognitiva. Esso asserisce che il cambiamento degli atteggiamenti non è mediato dalla ricezione dell’informazione, bensì dai pensieri stimolati nel ricevente dalle informazioni stesse, ossia da pensieri autoprodotti, e non da informazioni esterne in sé. In particolare, se un messaggio evoca pensieri favorevoli, persuade. Diversamente avviene per messaggi deboli, incapaci di contrastare l’atteggiamento già posseduto, e quindi generanti pensieri ovviamente non a favore. Aggiungendo la dinamica della distrazione si è inoltre dimostrato - attraverso l’esperimento dell’elenco dei pensieri, nel quale essi erano catalogati come positivi o negativi - che essa aiuta a convincere quando le argomentazioni sono fallaci, mentre inibisce la persuasione quando le tesi esposte sono forti e convincenti.
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