Multidisciplinarietà e approccio olistico
Multidisciplinarietà: aspetto concreto che ha a che fare con tutti gli aspetti della nostra vita. L’approccio dell’uomo occidentale infatti è multidisciplinare, cioè la nostra cultura è settoriale.
Olistico: si dà più importanza alla totalità che non alle parti. Contrario all’uomo occidentale, che dà più importanza alle parti. Si costituisce così una specializzazione sempre maggiore.
Storia del pensiero occidentale
La storia del pensiero occidentale ha dovuto varcare diverse soglie per arrivare al risultato che noi oggi sperimentiamo. Galileo si definisce “filosofo naturale” — l'idea del sapiente che deve essere esperto un po' di tutto; non c’era ancora l’idea di “scienziato”. Dopo di lui si frammenterà ulteriormente il sapere.
Aristotele e la classificazione delle scienze
Tappa fondamentale: pensiero di Aristotele — come possiamo classificare le scienze? Teoretiche, pratiche e poietiche. A partire da Aristotele non c’è più il sapiente che si occupa di tutto, cioè si hanno tante discipline che si specializzeranno sempre di più. La teologia giocherà un ruolo centrale in tutto il pensiero medievale. Si mantiene sempre questa idea di divisione del sapere.
Platone e l'importanza della polis
Aristotele è un discepolo di Platone e già lui fa una distinzione importante, tra retorica, politica e filosofia. Non lo fa però con l’intento scientifico di Aristotele, ma ha lo scopo di rifondare la città perché vive un contrasto: la città più all’avanguardia ha messo a morte l’uomo più giusto, Socrate. Platone ha fatto questa distinzione perché voleva rifondare la città, è quindi era necessario dire chi era il buon politico e chi non lo era.
Le poleis greche si fondano sul principio dell’isonomia (=uguaglianza di fronte alla legge). Si ha una struttura solida che continua fino al IV secolo, quando arriva Alessandro Magno, che costruisce l’idea di impero nel mondo greco. La polis, con Alessandro, finisce. Egli era un discepolo di Aristotele; crea un mondo provvisorio, che mette in crisi la grecità. Questo dipende dal fatto che la polis che si fonda sulla isonomia non può accettare un imperatore.
Mito e logos nella polis
La polis laicizza lo stato. Prima c’era unità tra politica, arte e religione e attraverso queste veniva data l’educazione ai cittadini; questo viene meno con la polis perché sono tutti uguali di fronte alla legge, non c’è bisogno della divinità che dia la sovranità, arriva dall'accordo dei cittadini tra di loro.
Polis = condizione di possibilità di retorica, politica e filosofia, che sono un tutt’uno. Queste tre forme nascono insieme nella polis e con la polis. Questa si caratterizza per il passaggio dal mito al mondo del logos.
Mito e logos: due aspetti della parola
Mito = racconto, favola. Logos = ragione, razionalità. Sembrano due aspetti distanti, ma in realtà entrambi significano “parola”. La parola “mito” è oscura, arcana, mistica, può essere interpretata in molti modi. I miti spesso hanno varianti completamente diverse, si presta a variazioni sul tema.
Con l’avvento della filosofia e con il cambiamento socio-politico della polis, la parola dominante diventa “logos”, che indica una parola discorsiva, aperta, raccontabile apertamente in un modo razionale (posso dimostrare quello che dico all’interno del logos).
Importanza della parola nel mondo greco
Il mondo greco non può che fondarsi radicalmente sulla parola, è un popolo che non ha ragion d’essere senza i discorsi che ha prodotto, ci arriva attraverso le parole. Perché è così importante? Perché tutti si possono difendere davanti al tribunale perché sono tutti uguali, non c’è più la legge calata dall’alto, c’è una legge scritta.
Antigone e il dramma della scelta
Antigone: dramma di una donna che ha due fratelli che si sono uccisi tra di loro, secondo lo stato uno aveva ragione e poteva essere seppellito mentre l’altro doveva essere dato in pasto agli animali. La donna è indecisa e non sa se seguire quello che lo stato ha decretato, o quello che ritiene giusto lei.
Democrazia e retorica
Il regime democratico si basa sul consenso, che si ottiene attraverso la parola, un buon discorso, perché la politica non è una scienza esatta, non può dimostrare, ma argomentare. L’argomentazione oscilla tra la dimostrazione e la seduzione.
Nel mondo greco la parola è importante per l’aspetto giudiziario, perché la parola portata in tribunale conta, e per l’aspetto politico. A seconda del tipo di democrazia, si hanno delle forme di retorica diverse. Democrazia = potere nelle mani del popolo, sovranità popolare. A seconda di quanto è ampia la base elettorale, cambiano i discorsi che si propongono. I cittadini della polis sono pochi, il 10% circa della popolazione. Se la cittadinanza che può votare è ristretta, ci si riferisce ad una sorta di élite. Si attuano quindi delle strategie di comunicazione diverse, in base a quanto è ampio il popolo che può accedere alle cariche politiche.
La retorica e il suo ruolo
È necessaria una retorica più argomentativa se si parla con poche persone acculturate; serve una retorica capace di sedurre se ci si rivolge ad un popolo meno acculturato. Si devono quindi costruire livelli di comunicazione differenti.
Platone sostiene che la retorica è solo un’abilità di sedurre, non si può definire una tecnica.
Scienza e tecnica della retorica
Cosa si intende con retorica: è sia una scienza che una tecnica. Scienza perché ha un oggetto di studio, tecnica perché ha una valenza pratica e una finalità pratica, che consiste nella capacità di persuadere. La retorica è un metalinguaggio, cioè un linguaggio che parla del linguaggio; parla del linguaggio usando il linguaggio stesso. È necessario uno sforzo di astrazione che si trova difficilmente in altre esperienze di pensiero. L’uomo greco ha una capacità astrattiva per quanto riguarda il linguaggio superiore a quello di ogni altro popolo.
L'alfabeto greco e la capacità di astrazione
L’alfabeto greco nasce come trascrizione dell’alfabeto fenicio, vengono scritte le vocali e le consonanti come diverse tra di loro per la prima volta; è un alfabeto fonetico. Consonante = suona insieme a (risuona solo se è accanto alla vocale, non esiste una consonante da sola). L’uomo greco riesce a spezzare in due la sillaba. Questa capacità di astrazione l’uomo greco la traduce in tutto il suo contatto con il mondo.
Origine della retorica
Aristotele sostiene che la retorica nacque con Empedocle (V sec a.C). Altra tradizione ritiene che la retorica nacque a Siracusa quando cambiarono le condizioni politiche. Da subito la retorica fu vista come un’arma potentissima a servizio dell’ambito giudiziario e politico; veniva insegnata dai sofisti a pagamento, quindi riservata ad un’élite. In queste scuole si formava la nuova classe dirigente perché arrivava al potere chi sapeva parlare bene. I sofisti costruiscono un nuovo modo di pensare.
Il ruolo dei sofisti
Al centro dell’indagine filosofica c’è l’uomo, che in Protagora diventa la “misura di tutte le cose”. Questa frase diventa pericolosa perché il rischio è cadere in un relativismo estremo: non c’è verità che sta al di fuori, ognuno può disegnare la sua verità. I sofisti sono i primi a trasformare la retorica in una scienza vera e propria; a loro si contrappongono Socrate e Platone.
Socrate e la ricerca della verità
Socrate nasce nel 469 e muore nel 399 a.C. Viene condannato a morte con l’accusa di traviare i giovani e di empietà, cioè non credere nella religione tradizionale. La grecità si radicava su religione e lingua; le polis sono distanti tra di loro, ma si sentono tutti greci perché si riconoscono negli stessi dei (collante di identità sociale) e perché parlano la stessa lingua. L’accusa di empietà significa accusare una persona di non essere un greco vero e proprio.
Motivazioni politiche e la condanna di Socrate
Motivi politici per cui era stato accusato Socrate: era vicino a personaggi scomodi legati all’aristocrazia. Però non vogliono uccidere Socrate, hanno l’idea che possa commutare la pena con l’esilio o che possa fuggire dal carcere. Però Socrate non vuole, perché si fa il paladino delle leggi, con lui si costruisce un modo diverso di utilizzare la parola; con lui questa vuole essere al servizio della verità, non della persuasione. Se persuade, lo fa in nome della verità.
L'insegnamento di Socrate
La verità è incontrovertibile, non è discutibile. Siamo nell’ambito della razionalità, dell’intelletto puro. A partire da Socrate viene esaltato solo ciò che è spirituale, viene condannato tutto ciò che è corporeo. Socrate afferma che il corpo è il carcere dell’anima. Socrate si contrappone fortemente ai sofisti, in diversi modi: è convinto di cercare la verità, i sofisti si fanno pagare e Socrate no, non usa la retorica di un buon discorso, si rifiuta di costruire un discorso retoricamente perfetto, a questo contrappone la brachilogia = discorso breve, botta e risposta. I sofisti hanno come fine quello di convincere, sedurre, invece Socrate cerca la verità ma la finalità è quella di educare i cittadini, ha una finalità pedagogica.
Retorica e pedagogia
Nell’antichità l’educazione era relegata al mondo dell’arte e della religione, il cittadino greco imparava tramite le tragedie; Socrate dice che questo non è un buon modello di educazione, che deve invece avvenire attraverso la filosofia. Socrate usa l’ironia, cioè nei suoi dialoghi si avvicina all’interlocutore elogiandolo inizialmente, ma poi il dialogo prende una direzione opposta e Socrate fa sfigurare il suo avversario, mostrando che questo è convinto di sapere qualcosa ma in realtà non la sa. Socrate afferma “Io so di non sapere”, ammette la sua ignoranza, invece le altre persone pensano di sapere ma in realtà non sanno. Maieutica = arte dell’ostetrica. Socrate afferma di essere sterile al pari della maieutica, fa partorire i suoi interlocutori, riesce a tirargli fuori la verità.
Platone e la rifondazione della città
Il pensiero di Platone è politico, vuole rifondare la città, un modello educativo e politico per la città di Atene. Per fare questo deve combattere con forza contro tutto il sapere tradizionale. I suoi primi dialoghi sono volti a costruire una feroce critica contro le forme di sapere detentrici del potere (politica-arte-religione). Platone inizia criticando queste tre.
Critica alla religione e all'arte
Religione — Eutifrone: personaggio ambiguo, che all’inizio si presenta bene e poi mostra di non essere ciò che sembrava. Qui Socrate si sta recando in tribunale e li incontra Eutifrone, che sta andando a denunciare suo padre; questo vuole dimostrare di essere virtuoso perché è disposto a condannare suo padre. Così inizia lo stratagemma di Socrate, il quale chiede cos’è il sacro. Platone si interroga sempre sui valori, vuole dei valori nuovi. In questo dialogo si interroga sul sacro perché vuole toglierlo di mezzo.
Quando Socrate lo chiede, Eutifrone risponde “sacro è quello che sto facendo io adesso”, e Socrate risponde che come risposta non va bene perché è un’azione, e non una definizione — il mondo greco era costruito sugli esempi, sugli archetipi. Socrate quindi vuole la definizione.
Definizioni e scienza moderna
Tutta la scienza moderna procede per definizioni da Aristotele in poi, egli offre una definizione di definizione. Definizione = accostamento di genere prossimo (insieme a cui una cosa appartiene) e differenza specifica.
Socrate fa una cosa analoga con l’arte; Platone vuole fare in modo che l’arte venga esautorata del suo potere. Egli ritiene che il mondo sensibile è uno specchio del mondo ideale (che si percepisce tramite intelletto). L’arte è una imitazione della imitazione, si pone su un livello di verità inferiore. Platone critica le arti in generali, anche poesia e tragedia, dicendo che queste si basano sull’ispirazione divina, quindi non sulla razionalità. Vuole invece un pensiero esclusivamente razionale. L’arte poi non concerne realmente il bello (=oggetto di eros, del desiderio), quindi va messa al bando dalla polis.
Metafisica di Aristotele
Metafisica di Aristotele: per la prima volta un pensatore distingue i vari aspetti del sapere. Su questa distinzione si baserà poi tutto quello che segue.
Già Platone aveva iniziato a distinguere alcuni aspetti del sapere, ma diversamente da Aristotele perché lui ha una finalità politica. Egli fa questo per l’ascendenza socratica, che gioca un ruolo fondamentale nel suo pensiero, ma soprattutto perché vive nella polis — solo in un’organizzazione politica così è possibile fare quello che ha fatto Platone: regime di tipo democratico.
Importanza del consenso
Abbiamo bisogno di una disciplina che possa aiutarci a esprimerci meglio perché la nostra opinione conta. In ambito democratico è indispensabile il consenso come strumento di potere: solo con i discorsi posso arrivare al potere.
Per arrivare a queste conclusioni Platone inizialmente muove delle critiche al sapere tradizionale perché nelle prime organizzazioni politiche c’erano tre forme di sapere che collaboravano: arte, religione e politica. Platone critica la religione tradizionale (Eutifrone), l’arte (la repubblica) — gli artisti devono essere espulsi dalla polis. Critica anche la politica tradizionale, cioè la retorica, perché vuole rifondare il sistema politico, vuole affidare il governo della città ai filosofi.
Filosofia come strumento di potere
La filosofia in Platone è lo strumento attraverso cui giustificare questo nuovo tipo di sapere. Lui vuole rifondare il sistema educativo e politico della polis in quanto tale, e vuole farlo proponendo dei valori certi e incrollabili — attraverso la filosofia dobbiamo arrivare a dire cos’è la giustizia, cos’è il bene, cos’è il bello, ecc. Se diamo delle definizioni univoche di questi valori, su questi costruiremo la città.
Opinioni e valori certi
È difficile per Platone porre dei valori certi perché nella polis, dove sono tutti uguali davanti alla legge, le opinioni di tutti hanno lo stesso valore; tutti possono avere accesso alla verità.
L’opinione (doxa) secondo Platone è una forma di conoscenza inferiore rispetto alla conoscenza in quanto tale (episteme). Critica la democrazia, anche perché questa ha messo a morte Socrate.
Relativismo e sofisti
Coloro che hanno dato un fondamento filosofico alla tesi che le opinioni di tutti contano, sono i sofisti. Questi hanno il merito di aver portato la domanda sull’uomo, la filosofia si concentra sull’uomo. Secondo Protagora l’uomo è misura di tutte le cose — rivoluzione antropologica, ma si corre il rischio di cadere nel relativismo; dice che ognuno può essere il metro della verità. Però non è così, i valori dipendono dalla storia, dal tempo, dal luogo e da altri parametri.
Oscillazione tra relativismo e valori certi
La nostra epoca oscilla tra Protagora e Platone, su certe cose accettiamo la relatività dei nostri valori, però siamo anche convinti che ci siano dei valori incrollabili. Platone è convinto che i valori debbano essere fissi, stabili e incrollabili, quindi deve combattere contro il relativismo dei sofisti e di Protagora. Vede del disordine, vuole fare ordine. Ma non è facile contrastare i sofisti perché questi dicono che “tutto è relativo”.
Contrastare il pensiero relativista
Questa frase ha una strategia comunicativa quasi indistruttibile. Perché tutto sia relativo, è necessario che la frase stessa però non lo sia, ovvero: tutto è relativo, tranne l’affermazione che tutto è relativo. Platone usa questo gioco di parole per attaccare i sofisti. Secondo Platone il motto dei sofisti si radica su una visione del mondo mobilistica, cioè una visione del mondo di Eraclito.
Eraclito e il relativismo
Quindi per combattere il relativismo dei sofisti, bisogna combattere innanzitutto questo pensiero di Eraclito, perché egli afferma che “tutto scorre”; se tutto è relativo non è possibile nessun tipo di conoscenza perché l’oggetto che abbiamo davanti a noi sfugge, è mutevole — davanti a noi non c’è nulla di stabile e quindi non possiamo conoscere. Quindi Platone prima dei sofisti deve attaccare Eraclito perché se non riesco a risolvere il problema posto da questo, allora non posso risolvere il problema del relativismo dei sofisti.
Parmenide e la realtà fissa
Ma non è facile contrastare Eraclito, perché a questo si contrappone Parmenide, che afferma che la realtà è fissa e immobile. Ma basta guardare fuori dalla finestra per vedere che tutto cambia, una filosofia che nega i cambiamenti della realtà non fa i conti con essa. Parmenide da solo quindi non va bene. Platone vuole salvare i fenomeni, cioè le apparenze.
Il paradosso del linguaggio
Nel mobilismo di Eraclito c’è un paradosso: noi attraverso il nostro linguaggio nominiamo le cose; secondo Platone il linguaggio si fonda sulla conoscenza.
Teoria delle idee di Platone
Teoria delle idee di Platone: tutte le cose che osserviamo nel mondo sono lo specchio di una realtà ideale. Quindi nominiamo una cosa ma possiamo nominarla solo perché è una delle rappresentazioni della idea che io devo aver conosciuto prima. Oltre alla realtà sensibile quindi devo conoscere una realtà ideale. Secondo Platone noi possiamo conoscere le cose e per farlo è necessario che ci sia qualcosa di fisso; così possiamo confutare Eraclito: tutto scorre nella realtà sensibile ma nulla scorre nella dimensione ideale.
Conclusioni
Quindi riassumendo:
- Platone vuole creare dei valori certi
- Deve contrastare il relativismo dei sofisti, e questo si fonda sulla concezione di Eraclito del mondo
- Deve contraddire Eraclito, e per farlo divide il mondo in due, e noi ancora portiamo avanti questo pensiero
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