Corso di laurea magistrale interclasse in scienze dell’antichità
Elaborato scritto per l’esame di storiografia greca a.a. 2012/2013
Inquadramento storiografico di un autore frammentario: Carone di Lampsaco
Docente: Prof.ssa Francesca Gazzano
Candidata: Ambra Tocco
Indice:
- Carone di Lampsaco nella raccolta di Jacoby ................................................................... p. 3
- I trasmissori di Carone ........................................................................................................ p. 5
- Traduzione e commento di FGrHist 262 T 1 ................................................................... p. 9
- Traduzione e commento di FGrHist 262 F 1 .................................................................. p. 13
- Carone negli studi moderni: breve rassegna bibliografica ................................................ p. 17
- Conclusioni ..................................................................................................................... p. 19
Bibliografia .................................................................................................................. p. 22
Carone di Lampsaco nella raccolta di Jacoby
Punto di partenza obbligato per l’inquadramento storiografico di un autore frammentario è l’analisi della sua collocazione e situazione documentaria all’interno dei Fragmente der griechischen Historiker di Felix Jacoby. Nel caso di Carone di Lampsaco, un primo problema è posto dal fatto che Jacoby gli riferisca una duplice numerazione, collocandolo in due volumi e, quindi, in due sezioni differenti della sua opera: Carone compare infatti con il numero 262 all’interno del volume III A e con il numero 687b nel volume III C.
La prima di queste due numerazioni afferisce al raggruppamento tematico degli Autoren über verschiedene Städte, sezione dedicata agli storici frammentari che, per quello che si può evincere dalla tradizione indiretta, si sono occupati di più entità statali; la seconda è, per così dire, di segno opposto, in quanto si colloca all’interno del gruppo assai ampio e variegato degli Autoren über einzelne Länder, vale a dire gli storici le cui opere si concentrano su singoli territori, e in particolare fa riferimento alla sottosezione Babylonien, Assyrien, Medien und Persien. Questa apparente contraddizione si spiega forse, in assenza del commento al volume III C, con l’intento da parte di Jacoby di porre in particolare rilievo, tra le tante opere relative alle più disparate località che le fonti attribuiscono a Carone e che ne motivano la collocazione nel volume III A (cfr. FGrHist 262 T 1, ossia Suid. s.v. quella intitolata), Persika, in due libri.
Nonostante la duplice numerazione, tuttavia, l’insieme delle testimonianze e dei frammenti relativi a Carone non è particolarmente vasto ed è ricavabile interamente dal volume III A, mentre nel III C è riportata solo una parte della documentazione. Essa consta, nel suo complesso, di sei testimonianze (262 T 1, 262 T 2, 262 T 3a-b-c-d), di cui soltanto una riportata sotto entrambe le numerazioni (si tratta della già citata della Suda, che figura anche come 687b T 1), e una ventina di frammenti, sei dei quali (262 F 3a-b, 5, 9, 10, 11, 14) compaiono anche nel volume III C (rispettivamente come 687b F 1a-b, 3, 4, 5, 6, 2). Le testimonianze 262 T 3c e 262 T 3d coincidono con i frammenti 262 F 9 e 262 F 14, presumibilmente a causa della presenza in essi di indicazioni relative alla cronologia dell’autore.
Benché la Suda attribuisca a Carone un numero piuttosto elevato di opere, di ben pochi frammenti è possibile individuare con certezza la provenienza: si tratta di 262 F 1, 2 e 3a, tutti trasmessi da Ateneo, che fa risalire i F 1 e 2 agli ‘=Wroi e il 3a ai Lamyakhnw=n (quest’ultimo è infatti presente anche come 687b F 1a). Con l’eccezione di 262 Persika/F 15 e 16, che Jacoby segnala come zweifelhaftes, “dubbi”, e di 262 F 17, indicato invece come Anhang, “supplemento”, i restanti frammenti sono riconducibili senza dubbio a Carone, senza però che sia possibile risalire con sicurezza all’opera di provenienza: i frammenti da 262 F 4 a 262 F 14, alcuni dei quali anche di una certa estensione, vengono pertanto raggruppati sotto la dicitura ohne Buchtitel, “senza il titolo dell’opera”. A questa categoria appartengono anche i frammenti 262 F 5, 9, 10, 11, 14, ossia quelli riportati anche sotto la numerazione 687b, il che lascia supporre che Jacoby, pur in assenza di indicazioni esplicite da parte dei trasmissori, propendesse per la provenienza di questo gruppo di frammenti dai Persika. Il commento contenuto nel volume III A, ossia quello relativo alla numerazione 262 di Carone, su questo punto non si sofferma, ma d’altra parte è presumibile che Jacoby intendesse piuttosto darne conto nel commento al III C, che non fece in tempo a redigere.
Entrambi i frammenti, provenienti rispettivamente da Plutarco, De Herodoti malignitate, e da Tertulliano, De anima, sostengono l’anteriorità, sia pure di poco, di Carone rispetto a Erodoto, dato che sembra confermato anche dalla cronologia proposta dalla Suda (262 T 1), ma che è invece assai dibattuto dalla critica moderna, come si approfondirà più dettagliatamente in seguito.
I trasmissori di Carone
Tra le testimonianze relative a Carone presenti nell’opera di Jacoby, la più completa e significativa è senz’altro quella offerta dal lessico della Suda (262 T 1), che allo storico di Lampsaco dedica una voce contenente la collocazione cronologica dell’autore e un lungo elenco di opere a lui attribuite, pochissime delle quali riscontrabili con certezza dai frammenti. Trattandosi di un’opera composta nel X secolo, in piena età bizantina, è assai verosimile che nella Suda siano confluite una serie di notizie desunte da fonti antiche, la cui identità ed epoca sono per noi impossibili da stabilire con certezza. Gli eruditi bizantini di IX e X secolo dovevano però essere in possesso di una discreta quantità di informazioni su Carone ed è probabile che ne conoscessero almeno in parte le opere – se integralmente, in epitome o per tradizione indiretta, magari tramite altri trasmissori oggi andati perduti, è impossibile dire - come sembrerebbero dimostrare anche due frammenti contenuti in altrettante voci del Lessico di Fozio (262 F 5 e 262 F 6).
Le altre tre testimonianze effettive relative a Carone (262 T 2 e 262 T 3a-b, tralasciando invece 262 T 3c-d, il cui testo è riportato per esteso nei frammenti 262 F 9 e 14), provengono invece rispettivamente da Strabone (XIII 1, 19) e da passi di due opere retoriche di Dionigi di Alicarnasso (De Thucidide 5 e Epistula ad Pompeium Geminum III 7).
Per quanto riguarda invece i frammenti, di varia natura (citazioni letterali, parafrasi, riassunti), provenienti dalle opere di Carone, i trasmissori si situano lungo un ampio arco cronologico che va dalla fine del I sec. a.C. alla piena età bizantina; non possediamo invece alcuna attestazione in autori precedenti, nonostante lo storico, pur con tutte le incertezze di datazione che pone, si collochi cronologicamente in piena età classica. Questo potrebbe indurre a ritenere che almeno alcune delle opere di Carone fossero ancora in circolazione parecchi secoli dopo la sua morte, ma non consente in alcun modo di ricostruire come sia avvenuta la loro trasmissione e in quale forma esse fossero note agli autori che ce ne hanno tramandato i frammenti.
Nonostante il numero totale delle testimonianze e dei frammenti non sia particolarmente elevato, l’insieme dei trasmissori si presenta piuttosto vario ed eterogeneo dal punto di vista del loro inquadramento storico-letterario. Differenti sono, di conseguenza, le modalità e gli scopi in base ai quali i trasmissori fanno riferimento a Carone all’interno delle loro opere.
Una parte piuttosto cospicua della tradizione è costituita da opere di impianto lessicografico ed erudito; ne sono un esempio, oltre alla Suda, anche i due frammenti contenuti nel Lessico di Fozio (262 F 5 e 6), in cui Carone è citato all’interno della spiegazione dei lemmi in oggetto. Nel primo caso, a proposito del termine ku/bhbov, voce rara che designa gli iniziati al culto orientale della Dea Madre, Fozio fa riferimento a Carone proprio per documentare l’origine anatolica della parola («Carone di Lampsaco afferma che inizialmente Afrodite fosse chiamata dai frigi e dai lidi Kubh/bh»); nel secondo (s.v. o)o)stako/v), al cui interno si fa menzione della città di Ostakov, secondo la denominazione ionica, compare invece una breve citazione letterale riguardante questa località.
Nel filone della letteratura erudita va collocato anche Ateneo, trasmissore di tre frammenti di Carone (262 F 1, 2 e 3): in tutti e tre i casi lo storico viene citato per fornire notizie o curiosità relative agli argomenti di volta in volta trattati (il F 1 riporta un aneddoto sulla città di Cardia; il F 2 si colloca all’interno di una disamina dei differenti tipi di coppe in uso durante i banchetti in età arcaica; il F 3 è contenuto in un passo dedicato alle diverse specie di uccelli). Dal contenuto di questi frammenti è evidente che l’interesse di Ateneo per Carone non è rivolto tanto agli aspetti propriamente storici della sua opera, quanto piuttosto alla ricerca in essa di episodi singolari o inediti: predomina il gusto tipicamente erudito per l’aneddoto stravagante, per la notizia rara, per la digressione di carattere eziologico.
Da menzionare, infine, la presenza di una parafrasi piuttosto cospicua all’interno di uno scolio ad Apollonio Rodio, riferito al termine )Amadrua/dev, che viene etimologizzato e spiegato proprio facendo riferimento a un mito raro narrato dallo stesso Carone. Dagli scolii antichi ad Apollonio Rodio, databili tra il I e il II sec. d. C., proviene inoltre uno dei due frammenti che Jacoby ritiene dubbi, vale a dire 262 F 16.
Tra gli altri trasmissori di Carone, un ruolo di primaria importanza spetta senz’altro a Plutarco, per la quantità e la ricchezza delle notizie forniteci: da differenti opere dello scrittore di Cheronea provengono infatti i F 7a, 9, 10 e 11. Si tratta di frammenti piuttosto estesi e che contengono informazioni di notevole interesse, tra cui il dato secondo cui Carone sarebbe, rispetto a Erodoto, quindia)nh/r presbu/terov, cronologicamente anteriore.
Sembrerebbe inoltre di poter cogliere un certo apprezzamento dell’opera di Carone da parte di Plutarco, se in due frammenti provenienti dal De Herodoti malignitate (262 F 9 e 10) egli se ne serve per confutare quella che è, a suo dire, la distorsione della realtà storica operata da Erodoto in più punti delle sue narrazioni.
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