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L’ECONOMIA ITALIANA DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Situazione post-bellica
Italia esce sconfitta dalla guerra e deve cercare di farsi reintegrare tra le potenze europee, infatti è tra i
primi paesi a firmare i trattati economici per l'integrazione economica europea
- Italia dipenderà molto dagli aiuti economici già dal '43, poi il piano Marshall nel '48
- L'Italia deve dipendere economicamente anche da decisioni prese dai vincitori (ma non
sempre, vedi l'IRI, l'ENI etc., che non possono essere vendute come volevano gli americani
perché nessuno le compra)
Reintegrazione nel mercato internazionale, abbandono dell'autarchia, modernizzazione tecnologica
dell'industria
Lasciti dell'economia fascista:
1)Autarchia (contingentamenti e dazi): sovradazi e accordi bilaterali
2) Grande holding pubblica (IRI) con 4 subholding: Stet (società telefoniche), Finmare (società
navigazione), Finsider (siderurgia), Finmeccanica (meccanica, dal ‘47).
- IRI controllava il 30% della produzione meccanica
- Grande partecipazione anche nel settore bancario, idroelettrico, immobiliare e agricolo.
3) struttura finanziaria: abolizione della banca mista nel ‘36, separazione banche di credito ordinario e
istituti di credito speciale → usati per salvare le industrie in fallimento e le tre grandi banche miste a
esse collegate.
- Csvi, Crediop, Icipu, Credito Navale, Istituto Mobiliare Italiano (nel ‘31 dopo la crisi del ‘29
come finanziatore di lungo periodo del sistema industriale italiano.
- 1946 Mediobanca per colmare il vuoto lasciato dalle banche miste.
SVIMEZ: ente a Roma di economisti meridionalisti per lo sviluppo del mezzogiorno cominciano a
pensare a degli strumenti per eliminare divari regionali → 1950 viene fondata la Cassa per il
Mezzogiorno
Pianificazione industriale: si decide quali settori si vogliono far crescere: chimica, siderurgia e
meccanica (legate, devono crescere insieme). C'è una politica industriale: gli aiuti internazionali e
statali vengono dirottati a questi settori che sono in gran parte in mano allo stato.
Sono pubbliche anche il 25% delle banche (nazionalizzazione nel '36), Alitalia, Saigs nella
produzione della gomma, Società Italstrade etc. 1957 nazionalizzazione dell'energia elettrica (Edison,
solo la parte elettrica → ENEL, poi sotto Finelettrica). Nel 1953 nasce l’ENI sotto direzione di Mattei
(controlla AGIP, ANIC, SNAM)
Dal momento che la meccanica era il settore trainante e con ampie capacità produttive, furono
investiti molti finanziamenti statali tramite il FIM (Fondo Industria Meccanica), destinato alle aziende
meccaniche o per la riconversione produttiva o per lo smantellamento per quelle la cui produzione era
stata vietata dal Trattato di pace
- Ebbe anche ¼ dei prestiti del Piano Marshall
La siderurgia invece era crollata e si decide di passare al processo di fabbricazione attraverso il
minerale invece che tramite rottame e Sinigallia (presidente di FINSIDER) decide di importare gli
i
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Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche
SECS-P/12 Storia economica
I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del
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