Il concetto di episteme e paradigma di Foucault.
Michel Foucault scrive un libro intitolato Le parole e le cose che fu pubblicato per la prima volta in Francia da
Gallimard nell’anno 1966, con il titolo originale di Les Mots et les Choses Une archéologie des sciences humaines (Le
parole e le cose — un'archeologia delle scienze umane).
Sia tramite l’archeologia del sapere che con l’opera Le parole e le cose, Foucault sviluppa il concetto di episteme.
Pareva che all’inizio Foucault predilegesse il titolo L’Ordre des choses ossia L’ordine delle cose, però prima di mutare
il titolo appenda enunciato, per soddisfare il suo editore, Pierre Nora. Una delle ragioni per perseverare sul titolo
prediletto tuttavia in seguito usato nella lingua inglese: The Order of Things sarebbe stato da schivare il quasi stesso
nome con altri contemporanei scritti dello strutturalismo.
Foucault s'impegna nel reperire le origini delle scienze umane, specialmente però anche la psicologia, la sociologia.
Il libro incomincia con una descrizione ed un dettagliato commento del quadro Las Meninas, di Diego Velázquez e
della complicata composizione delle sue linee di piano, dei suoi effetti nascosti.
In seguito si sviluppa il pensiero fondamentale dell’opera, ossia che tutte le epoche della storia hanno avuto
alcune comprese circostanze di verità che creavano quello che era accettabile, per esempio, il discorso scientifico.
Foucault sorregge che queste circostanze del discorso sono mutate nel tempo, dall'episteme di un periodo ad un altro
[3]
periodo, in maniera più o meno progressiva. Jean Piaget, in Structuralism, confronta l'epistme di Foucault con il
concetto di paradigma sostenuta da Thomas Kuhn.
Foucault chiarische che i parallelismi in tre rami, linguistica, biologia, economia.
Foucault spiega che queste "condizioni del discorso" con il vocabolo "episteme", etimologicamente vicino al concetto di
epistemologia. Foucault asamina qui i differenti cambiamenti delle scienze: 1) le trasformazioni del linguaggio: la
grammatica generale si sviluppa in linguistica; 2) le trasformazioni della storia naturale si indirizza verso la biologia.
La scienza delle ricchezze coincide ad una modificazione dell’episteme dal quale sorge l’economia moderna.
Il concetto di episteme non deve essere confuso con il conetto di concezione del mondo di Weltanschauung, appoggiato
da Dilthey ed involontariamente contestato da Foucault.
Foucault asserisce «Sono tutti questi circostanze di rapporto fra le scienze o fra i differenti discorsi nei vari settori
scientifici che formano quello che io chiamo l'episteme di un'epoca.»
Michel Foucault espone tre manifestazioni di episteme:
1) l'episteme del Rinascimento del XVI secolo, che sarà l'età della somiglianza, della similitudine;
2) l'episteme classica, che sarà l'età della rappresentazione, dell'ordine dell'identità, della differenza (che non si può
emendare esattamente per il divario che ci separa);
3) l'episteme moderna (cui apparteniamo, e al cui riguardo per Foucault si tratta di farvi riferimento alla ricerca dei
suoi limiti, delle sue soglie) che si individua con il la questione centrale del libro.
L'episteme del sedicesimo secolo è oggetto del secondo capitolo, ed è anche l'analisi più breve; l'episteme classica è
discussa in tutto il reso della prima parte e l'episteme moderna nella seconda.
Per il passaggio da quella che Foucault considera età classica (XVII secolo) al XX secolo, il filosofo francese individua
qualche pensatore o testo che sono stati determinanti nella genesi dell'episteme moderna, fra cui, in ordine cronologico:
• La Logica di Port-Royal (pubblicata nel 1662), riflessione sulla logica, la grammatica, la sintassi cui parteciparono
Cartesio e Pascal;
• Adam Smith ed il suo La ricchezza delle nazioni;
• Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy (verso il 1800).
Nell'episteme classica, Foucalult ci ricorda che l'uomo non esiste:
«Non c'è potenza di vita, né fecondita del lavoro, né spessore storico del linguaggio. È tutta una creatura recente che la
demiurgia del sapere ha fabbricato con le proprie mani, nel corso di duecento anni.»
Si parla certamente dell'uomo nell'età classica, ma «non c'è coscienza epistemologica dell'uomo». Di converso, Foucault
pensa che siamo entrati, a partire dal 1955, in una nuova episteme, chiamata ipermodernità.
Per capire l’episteme per Foucault non bisogna assolutamente classificare semplicemente epoche storiche, l'episteme
non è — per una data epoca — una sorta di grande teoria sottesa.
Per capire l'episteme foucaldiana obbligatorio uscire da un pensiero della storia che «prenderà tutte le scienze in una
grande ondata».
L'episteme non è, assurdamente, un oggetto in cui possa allaragare l'epistemologia, è innanzitutto, nel suo stesso
sviluppo, la ragione per cui uno statuto del discorso è ricercato lungo tutto Le parole e le cose. L'oggetto è quello che ci
dice chi ci parla. L'episteme si paragona quindi con la storia delle idee, con la storia delle scienze, è l'oggetto, l’esito di
un'elaborazione concettuale dove «l'archeologia» sostituisce «la Storia».
È a incominciare da questo concetto di episteme e dal suo rapporto con l'archeologia, che Foucault si afferma come il
pensatore della discontinuità storica, pensatore della rottura. Foucault rifiuta totalmente tutta la storia continua,
progressiva, però il suo lavoro non significa contrapporsi alla storia delle scienze, delle idee; ma Foucault cerca di farsi
da parte, di rischiare la sua idea introducendo il senso per la coscienza stessa del distacco che si può sentire dalla nostra
idea. Foucault definisce il lavoro come «quello che è suscettibile d'introdurre una differenza significativa nel campo del
sapere, al prezzo di una certa pena per l'autore e per il lettore, e con l'eventuale ricompensa di un certo piacere, vale a
dire di un accesso ad un'altra figura della verità».
Foucault prefigura che l'originalità della sua analisi indisponga «quelli che preferiscono negare che il discorso sia una
pratica complessa e differenziata, obbbediente a delle regole e a delle trasformazioni analizzabili, piuttosto che essere
privati di quella comoda certezza, di poter cambiare se non il mondo, se non la vita, almeno il loro "significato" grazie
alla freschezza di una parola che non verrà se non da loro stessi».
Come Foucault fa di Ricardo la cicrostanza di possibilità dell'opera di Marx, alla stessa maniera fa di Cuvier la
circostanza di possibilità dell'opera di Darwin (ancorché Foucault risenta un certo disagio davanti a questa
peculiarizzazioene esemplare di «autori», preferirà nel 1970, parlare di «trasformazione Cuvier» o di «trasformazione
Ricardo», poiché cerca di valorizzare i mutamenti che hanno luogo in una determinata era. [16]
Le varie epistemi che Foucault individua si giustappongono secondo certe «discontinuità enigmatiche». Jean Piaget
rileva in maniera adatta con energia che la loro "emergenza contingente è in opposizione con l’idea di struttura.
Purtroppo tutti questi cambiamenti e trasformazioni continue hanno fatto perdere il senso comune di cosa significhi
costruire un’identità, la perdita della storia, ci siamo persi in tutta questa confusione( come i bambini appena nascono
confusi nell’ambiente).
L’EXO-PEDAGOGIA nasce proprio come contributo importantissimo per rovesciare questo exo-sistema (sistema-
società) influisce sul fomatore/educatore insegnate e di riflesso agisce sullo studente in ogni tipo di contesto formativo,
si produce una exo-identità. 8 pe exo intendiamo OLTRE) nasce una formazione fuori dagli schemi. Si invitano i
formatori/educatori ad utilizzare l’immaginazione nella pratica educativa, vi sono assemblaggi natura –cultura.
Creazione di contesti selvaggi per fare formazione /educazione, per coinvolgere il nuovo target di studenti/apprendenti.
pezzetto mancante.
EXO-PEDAGOGIA lezione 9
LA POST-UMANITà richiede una forte emrgenza educativa, la nostra società è mutata e bisogna far fronte a fattori
nuovi di natura etica, culturale, economica, sociale politica e sostenibilità. Vi sono delle perdite del capitale umano
legato purtroppo a tante problematiche e fenmeni come ad esempio la disoccupazione giovanile. Vi è una turbolenza
fomrativa molto forte. Ci vuole un modello totalemtne nuovo nella trasmissione del sapere, una nuova veste
dell’educazione e della socializzazione, rispetto alle epoche passate. Il sistema formativo va proprio riconfigurato come
servizio relazionale in quesa nuova era. Inoltre la sfida è fare cultura e formazione prorpio dove c’è criticità, non
lascaire stimolo solo dove c’è il seme della voglia di conoscenza. La contemporaneità purtroppo è accompagnata da una
profonda crisi, la globalizzazione che sembra alcune volte altre volte è una minaccia e non una opportunità di
integrazione.. Nella mischia mondiale l’italia è in forte declino e può riprendersi solo se recupera quel predominio
culturale e formativa che le appartiene ma che ora si è affievolita. Una delle fonti di declino è proprio il declino
culturale, le sue scuole per esempio che godevano di una posizione invidiabile adesso sono mediocri e declassate. Nasce
una nuova popolazione di esperti i declinologi che si rifanno al concetto di declino relativo capovolgibile in relativo
declino.la diffusione di una pedagogia di massa che esalta la partecipazione allo sfruttamento del mercato mondiale e
predica la diminuzione dei benefici socialmente redistribuiti sottoforma di educazione, sanità, stipendi, pensioni ecc.
quindi impossibilità di partecipare al libero mercato. L’italia mortificata moralmente e civilmente, i valori morali e
civili sono adesso un problema. In alcuni momenti l’uomo pensa che ne la sua vita ne quella degli altri abbia valore..
non vi è speranza, coraggio e slancio creativo. Monticelli sostiene di mettere in discussione tutta la dimensione morale
etica e civile come vengono intese oggi, racconta di un popolo ipnotizzato da una sempre crescente globalizzazione, dai
mass media e da un’informazione mercenaria. C’è bisogno di una nuova ragione più pratica, la necessità di rispondere a
ogni scelta ed esigenza per noi e gli altri, un progetto per una nuova CIVILTà. Le riforme del governo cercano di
aiutare e sostenere i giovani sia rispetto al precarietà lavorativa sia per costruire un argine contro la flessibilità cattiva,
cioè la creazione di contratti non idonei per l’era lavorativa in cui viviamo, quindi si sono trasformati in nuovo
problema perché non vi è stabilità. I giovani sono in tutti i discorsi e sono considerati generazioni purtroppo senza
speranza, nel senso che non gli viene concessa. Bisogna lavorare per non perdere nemmeno le future gnerazioni.
Bisogna porre rimedio per non far pagare ai giovani le assurdità del pasato, sprechi delle gestioni precedenti. Il
desiderio di molti giovani, non solo italiani, è quello di poter guardare con speranza al futuro, un futuro che vivono con
apprensione perché non hanno sicurezze. Vogliono il diritto alla formazione alla famiglia, un posto stabile di lavoro, la
possibilità di contribuire alla politica con le loro capacità,. L’UNICA RISPOSTA ADEGUATA AI GIOVANI è LA
FORMAZIONE. PRIMA DELLA CRISI economica si è abbattuta su di noi una crisi culturale (disincanto,
riduzionismo, glocalizzazione e globalizzazione ecc) Sembra che la nostra società stia cadendo a pezzi, crisi economica,
crisi morale, crisi ecologica, crisi politica… molti pensano che tutto sia lal base di una crisi importantissima LA CRISI
DELL’EDUCAZIONE. AL DI Là DELL’ABBASSAMENTO DEGLI STANDARD DELLA alfabetizzazione o di
matematica, non vi è più una visione coerente, come società degli obiettivi da perseguire da parte dell’educazione. La
crisi formativa è anche una crisi di crescita, bisogna rigettare le basi per un progetto globale con un ‘idea nuova di
scuola/formazione di persone per la COMUNITA’. Costruzione delle identità personali liberer e consapevoli tramite
una nuova proposta culturale sria e ricca di significati validi e condivisi.
Le ragioni di questa emergenza possono essere attribuite ad una serie dei trasformazioni politiche, socio-politiche,
trasformazioni economiche socio techinche, le tecnologie di comunicazione sono cambiate. Oggi la reperibilità di
materiale fomrativo è velocissimo, compresso dal punto di vista spazio –temporale, e vi è una continua svalutazione
(depotenziamento) dei formatori, insegnati e intellettuali che si occupavano priam della fomrzione dell’individuo. Vi è
la FRAMMENTAZIONE DI TUTTO IL SAPERE CONTEMPORANEO, POLITICO, SOCIALE ECC. Bisogna
correre ai ripari, creare un rinnovamento e scremare ciò che si deve trasferire alle generazioni successive, bonificare
tutto in tutti i campi. Le generazioni attuali sono più deboli e vanno tutelate, si stanno prendendo il risultato del
processo di industrializzazione globale, alfabetizzazione di massa. Bisogna creare un processo culturale più ampio
siamo in una nuova era storica. Ci vuole una nuova rotta pedagogica. Gli esseri umani sono macchine perfette e super
complessew l’uomo è l’unico in grado di costruire artificialità ( intesa come costruzione di nuove intelligenze artificiali
bioconvergenza= intelligenza artificiale non biologica e biologica). Ma l’uomo è l’unico che può rispetto agli altri
animali che può oltre ad usare un unico tipo di linguaggio, attraverso la natura e la cultura noi siamo ciò che siamo. La
RAGIONE CI distingue, vi è una interazione tra il codice genetico individuale e l’ambiente evolutvo, però individualità
non coincide con autonomia. L’educazione è la cosa più importante del mondo per gli esseri umani, essa raffina e
potenzia le esperienze , le capacità di ragionamento , essenziali per l’autonomia, e solo attraverso una qualche forma di
istruzione possimao realizzare la nostra individualità. IL POST UMANO è LA FASE DELL’IBRIDAZIONE della
trasformazione, al centro di tutto tecnologia, (una nuova soggettività post-umana o iper-umana) sfida tra tecnofobi e
tecnofili. (tecnofobi= se ne fanno scudo per oopeorsi al mutamento, quasi impauriti, i tecnofili= giustificano la
liberazione dell’uomo dalla sua essenza naturale): la natura umana è generica cioè potenzialità e apertura al mondo.
L’uomo crea e deve e può vivere, è la sua natura ha la capacità di creare attraverso e attingendo dalla relazione e alla
relazione. Nel post moderno l’educazione è totalmente modificata, come già detto per le tante trasformazioni ma non
sipossono perdere le speranze e la fiducia, purtroppo è in crisi anche la formazione in famiglia (che è
fondamentale)nella scuola e nella comunità per cui i nuovi formatori devono adottare nuove strategie, la formazione
avviene ormai in contesti non fomrali a volte assurdi CYBER-SPAZIO, MICROSOFT, CAOTICI CENTRI
COMMECIALI si richiede un cambiamento educativo senza precedenti DA QUI NASCE L’ EXO-PEDAGOGIA O
PEDAGOGIA ATERNATIVA.
Capability approach
E’ l'approccio delle capacità che concerne una teoria economica concepita nel 1980 come un approccio per l'economia
del benessere. In questo metodo, Amartya Sen riunisce differenti idee che sono state finora escluse o insufficientemente
formulate dai metodi tradizionali di economia del welfare. Il focus principale del metodo capacità è su quello che le
persone sono capaci di fare (cioè, in grado di).
Differenza sostanziale tra il pensiero di Terzi e quello di Sen?
Conuque no perché Sen parla delle capacitazioni e dei funzionamenti e Terzi parla della capacitazione ugualnebte
ritenendo la capacita di insegnamento fondamentale e poi classifica i funzionamenti ma entrambi parlano della capacità
km mezzo ke serve all uomo per completare se stesso e arrivare alla felicita
1 lezione
L’individui come membro di una società non può non essere educato; l’educazione implica
comunque una reciprocità con l’altro, per cui vi è sempre il bisogno, in un tempo come il nostro di
considerare l’educazione tra una società e un individuo sociale. Vi deve essere rispetto, ne
processo educativo e formativo, per ogni piccolo organismo sociale, o della società, non vi è una
contrapposizione ,tra singolarità e pruralità ma vi è TOTALITA.
L’educazione è il punto d’incontro di molteplici fattori che coinvolgono più civiltà, culture. Vi è una
interazione tra innovazione e tradizione, per adeguare i processi educativi sia alle culture differenti
che ai tempi differenti. Le pratiche formative avvengono in contesti formali, informali e non formali,
per far circolare tra tutti gli uomini gli eventi e gli avvenimenti dell’educazione sociale e civile.
Per Margiotta per esempio la scuola è il contenitore organizzato dei valori di una comunità, in cui si
guidano gli orientamenti e la condotta, e dove le attività formative accompagnano la costituzione
dell’identità di individui, popoli e nazioni. Oggi la formazione è sempre più complessa per diversi<
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