Storia romana
Ripartizione del corpo civico
Col primo re si ripartisce in 3 tribù: Tities, Ramnes, Luceres. Non sappiamo come ci si inseriva. Si assiste a una ripartizione di compiti. I Titienses sono agricoltori, Luceres combattenti, Ramnes politici. Altra interpretazione è che si tratti di tribù etniche, quali latini, sabini ed etruschi. Nascono come tribù gentilizie, nelle quali l'appartenenza veniva tramandata da padre a figlio. Nascono i comizi curiati: ogni tribù è tripartita in 10 curie. In esse si può votare e condizionare la decisione dei comizi curiati, assemblee di tutte le curie delle tribù. Chi ha la maggiore ricchezza investe nella difesa militare della comunità traendo beneficio dalle conquiste. Così facendo si detiene il potere decisionale in assemblea. Multietnicità: carattere principale del VIII secolo.
Monarchia etrusca
Gli ultimi tre re di Roma rappresentano una realtà particolare in quanto legati tra loro da rapporti di parentela seppure acquisita. Su Tarquinio Prisco, che regna alla fine del VII secolo, non abbiamo molte informazioni, pur conoscendo le sue origini. Cicerone, nella Repubblica, scrive che tramite i contatti culturali delle origini romane col mondo greco, vi è un tale chiamato Demarato, che si trasferisce per cause politiche a Tarquinia, fissando la sua residenza integrandosi con la gente locale. Da una donna ebbe dei figli che volle istruire con precetti greci. Acquisita la cittadinanza romana, fu araldo presso Anco Marcio, e uno dei suoi figli, Tarquinio Prisco, diventò uno dei collaboratori più vicini al re. Si tratta di un individuo che non parte dal basso ma viene da un'altra aristocrazia. Tarquinio fu scelto infine dal popolo per i suoi meriti all'interno dell'aristocrazia e la sua elezione viene legalizzata dai comizi curiati che gli conferiscono l'imperium.
Su Servio Tullio, suo successore, sappiamo abbastanza. Sulle sue origini ne parla l'imperatore Claudio, riformatore sulla candidatura alla magistratura per i popoli galli (capacità integrativa romana). Claudio si giustifica col passato citando Servio Tullio. Tacito, negli Annales, riporta queste informazioni, confermate dallo stesso Claudio in un'iscrizione di bronzo rinvenuta a Lione, in Francia il cui testo era stato scritto a Roma e predisposto in Gallia: Servio Tullio, di origine etrusca non appartenente all'aristocrazia ma espressione dei ceti subalterni, arrivato a Roma con la conquista del monte Celio sotto Tarquinio Prisco. Un clan di etruschi che si muove da Vulci, guidato da Cele Dibenna, scontrandosi con Roma, raggiunge un accordo e ottiene il permesso di insediarsi in città sul monte Celio. Cele aveva un fratello, Aulo. Alla morte di entrambi Servio assunse il comando del clan e cominciò a prendere parte alla politica cittadina con l'incarico di Magister populi, comandante dei fanti (conferma iconografica). Servio prende il potere con un colpo di mano, conquistando la corona di Roma aiutato dalla moglie di Tarquinio, senza ratifiche del senato e dei comizi curiati. Con Servio Tullio Roma sostituisce il regime gentilizio, che assicurava il controllo della città ai patres, con il sistema timocratico, fondato sulla proprietà, per cui l'aristocrazia non coincide più con individui che godono del principio di nascita ma è la ricchezza a determinare il diritto a governare.
Caratteristiche di Roma nel VI secolo
La trasformazione è evidente con l'influenza etrusca, dominante a Roma. Essi si erano stanziati in numero ridotto ma ora erano masse in trasferimento che interessavano non solo clan guerrieri ma individui appartenenti a tutte le classi sociali. Non è occupazione aggressiva ma compenetrazione di popoli, tanto che Roma diveniva una comunità omogenea al suo interno. Monumentalizzazione, mutamento politico, religioso, cambio di calendario, organizzazione sociale sono indicativi di tali mutamenti.
Monumentalizzazione
Gli etruschi hanno una fama di ingegneri idraulici, conoscendo la canalizzazione delle acque con delle tecniche costruttive che Roma non aveva. Si creano strutture abitative stabili e si edificano edifici destinati ai servizi, quali taverne, botteghe, e progressivamente si vennero a sostituire nel luoghi di culto all'aperto edifici templari stabili. In questo secolo si bonifica l'area del foro, la piazza, il luogo fisico e simbolico più importante nella romanità. Tutte le città romane in futuro avranno struttura organizzativa simile non solo per modello fisso ma anche per esportare istituzioni e cultura, con una valenza altra. Il foro deve essere costruito secondo date regole in tutte le città, deve essere luogo isolato. Il foro identifica la città e presenta in queste fasi l'identità romana, unità alla religione. Gli etruschi hanno fatto abbandonare a Roma il carattere semi-nomadico per portarla su un piano simile a quello dei greci e a loro. Si crea la via sacra, tracciata tra il Palatino e la Velia: è strada importantissima a Roma perché viene percorsa nel corso delle parate trionfali. Il trionfo è altra pratica etrusca ed è una cerimonia dall'alto potenziale propagandistico e da una riconosciuta valenza pedagogica. Si tratta di un onore che viene riconosciuto dal senato a quel generale che, a capo delle truppe cittadine, abbia condotto vittoriosamente una campagna militare, ottenendo risultati percepiti come eccezionali. È simbolo di eccellenza bellica attribuito dal senato, vincolato dall'azione delle basi militari perché un comandante per richiedere il trionfo deve essere dichiarato imperator sul campo, ossia il riconoscimento dei soldati che gli gridano imperator. Dalle basi matura richiesta di attribuzione del trionfo. Se il senato decide di conferirgli il trionfo il comandante ha diritto di sfilare per le strade di Roma su una biga dorata, vestito di rosso, talvolta dipinto per raffigurarlo come Giove, accompagnato dai suoi soldati che possono entrare a Roma armati (eccezionalmente) che cantano prese in giro verso il comandante. Ad esso viene ostentato il bottino di guerra, ossia la ricchezza sottratta ai nemici e redistribuita dallo Stato al popolo. È la ragione per cui il popolo dovrà essere grato a quel comandante. Esso lo riconoscerà tramite l'elezione del comandante alla carica di magistrato. Il comandante sfila coi figli maschi per presentarli al popolo. Un padre trasmette ai figli delle capacità. Se un padre era grande anche il figlio poteva essere di tale capacità (simile a Cesare con Ottaviano dopo Munda). I riti in sostanza rimarranno invariati. Le condizioni per il trionfo implicano dei dati limiti, come numero di città cadute, nemici catturati o abbattuti e, come detto sopra, acclamazione da parte dei soldati. Sfilano anche i capi nemici sconfitti quali Giugurta o Vercingetorige. È scuola per i giovani cittadini che vedono passare il corteo e che apprendono dai modelli dei soldati esempi di coraggio e virtù. Funerali aristocratici, attestati dopo, prevedono un momento pubblico per cui la famiglia del defunto si presenta al popolo accorso o per onori o per curiosità. La famiglia sfila assieme al popolo assieme agli antenati, schiavi mascherati con maschere di cera create ad hoc. Viene realizzata la Cloaca Maxima, le strade cittadine vengono consolidate divenendo di ciottoli, si sviluppa il foro boario a livello stabile.
Mutamento politico
È periodo in cui matura sensibilità in relazione alla gestione del popolo. Tarquinio Prisco e Servio Tullio punteranno ad un allargamento della classe dirigente su base timocratica. Il senato crescerà a 300 senatori nel VI secolo, il potere del re si fonderà sul consenso e sulla collaborazione coi propri pari. Diversamente Tarquinio il superbo procederà con pesanti epurazioni nel senato, riducendolo numericamente e lasciando solo i suoi sostenitori personali, governando col consenso unico del popolo a cui cercherà di dare occasioni di lavoro con una serie di opere pubbliche, con una spinta alla monumentalizzazione che sarà funzionale al lavoro e al consenso. È monarchia assoluta diversa dalla costituzionale dei due predecessori.
Mutamento religioso
Gli etruschi cambiano anche la religione con diversi aspetti. Vengono realizzate strutture chiuse che si affiancano ai luci, ossia luoghi boschivi destinati al culto, si assiste all'immissione di divinità femminili. Fino a questo momento vi erano Giove, Marte e Quirino, dio dei cittadini. Con gli etruschi questa triade si sostituisce un'altra, con Giunone e Minerva al posto di Marte e Quirino. Ogni città può avere altre divinità ma la triade deve essere comune a tutti. Il Tempio capitolino fu il primo tempio dedicato a Giove e fu una struttura molto grossa iniziata da Tarquinio il superbo e che rimarrà principale nel corso della storia. Giunone viene scelta perché protegge le nascite, in linea con una politica di popolamento. La trasformazione religiosa porta alla formazione dell'aruspicina, arte etrusca che consente di interpretare il volere divino. Gli aruspici sono sacerdoti con competenza di leggere la volontà degli dei attraverso il volo degli uccelli e attraverso le interiora degli animali, con richiami alla leggenda/realtà di Romolo e Remo.
Calendario
Strettamente legato all'arbitro religioso con una realtà fortemente conservativa. I calendari pregiuliani riproducono i calendari di età monarchica, con fonti letterarie e documenti archeologici quale un calendario dipinto rinvenuto ad Anzio nel 1915, risalente all'età sillana. Il calendario è segreto e viene custodito dalle aristocrazie e non viene reso noto: è un calendario lunare, con 355 giorni l'anno. Per colmare questa sfasatura si inseriva un mese ogni tanto. Cesare infine risolse il problema aggiungendo 10 giorni. Questo presenta delle settimane di 8-9 giorni, contrassegnate da una lettera. Affiancò ad essa ve ne può essere una seconda o una successione di parole dette note di Eulum. Alcuni giorni sono F, fastis, N, nefasti, o E, endotercisi. I giorni fasti sono giorni in cui è possibile fare ogni attività mentre nei nefasti non è possibile fare nulla, ricordando giorni da dimenticare. Se il calendario è segreto la vita civica è sottoposta a un numero ristretto di aristocrazia e non condivisa in ambito decisionale con i comizi. Il calendario scandisce i ritmi agricoli, condizionati dalle stagioni. La pubblicazione avverrà solo nel 304 a.C. venendo fortemente contrastato. Chi monopolizza il calendario interferisce pesantemente nella vita civica.
Economia
Cambio sotto influenza etrusca. Gli etruschi sono abili ingegneri idraulici e grazie ad essi che si canalizzano le acque e si bonificano zone pianeggianti malsane, che si prestano a ospitare coltivazioni di vario genere. Alla coltura del farro si affianca la coltura del miglio, potenziando colture come l'olivo e la vite acquisite dalla cultura greca, sempre più a contatto con Roma. Dal punto di vista sociale la società si articola in modo più complesso: la Roma delle origini non conosce la proprietà privata. In seguito essa passa nelle mani delle Gentes, le grandi famiglie. In questa fase si sperimenta la proprietà individuale: ogni pater familias ha dei suoi possedimenti, che sono rappresentati dagli armenti ma anche da appezzamenti di terra. Roma si sta convertendo in una comunità agricola. Queste terre vengono coltivate sia dai Clientes del patrono, sia da schiavi: è una novità perché in questo periodo nasce la schiavitù per debiti. Accanto ai grandi proprietari vi sono proprietari di piccoli lotti, riflesso di tripartizione diseguale della ricchezza, dovuta a meriti, differenti da singolo a singolo, di guerra. Chi ha piccoli lotti fatica a mantenerli e di conseguenza chiedono aiuto ai più potenti. Se non sono in grado di restituire il prestito diventano schiavi per debiti, garantiti dalla persona. Questa forma di schiavitù si chiama nexum, gli schiavi sono i nexi. La società romana conosce un'élite di grandi e piccoli proprietari con forme di schiavitù provvisoria, diversa da quella conosciuta abitualmente dal II secolo d.C. in poi, essendo solo masse di prigionieri di guerra. All'epoca monarchica non era compresa una schiavitù di guerra. La situazione allora di uno schiavo non è diversa dalla situazione del figlio del pater familias. La ricchezza veniva valutata dallo stato con una misura calcolata sulla base di pali di bronzo, lisci, segnati da una lisca. Successivamente avranno un apparato iconografico diverso. Il segno è dovuto alla garanzia statale del peso di una ricchezza. Nella pratica gli scambi avvenivano tra privati con animali e passaggio di lotti di terra. È economia pre-monetale. Terra e armenti sono fonti vere della ricchezza.
La clientela è rapporto fondante della società romana, tra due individui liberi, cittadini, che si trovano sullo stesso piano giuridico ma non sotto il profilo economico. Uno tra loro è ricco e riveste la carica di patronus, l'altro non autosufficiente economicamente è il cliens. Il legame di clientela prevede un aiuto reciproco tra questi individui per cui il cliens coltiva i campi del patronus e sarà obbligato alla pratica della salutatio mattutina: ogni mattina ogni cliens si reca nella domus del suo patrono a omaggiarlo. In cambio riceve la sportula, il cestino del pranzo, in proporzione alle necessità di sfamare il cliente e la sua famiglia per la giornata. In seguito non saranno più alimenti ma denaro. La salutatio si svolge nell'articolo della casa, prima stanza dopo le porte ed è il luogo semi privato, nel senso che è aperto alla frequentazione di individui esterni alla famiglia. Una domus, frequentata la mattina da molti clienti, indica l'influenza del patrono. Dopo le riforme serviane, i clienti sono controllati dal patrono circa il voto e poter esibire i propri clienti significava dare prova della propria influenza, essendo strumento per le trattative. Il patrono doveva fornire sostegno legale ai clienti in caso di necessità.
Multietnicità: tratto di Roma fondante ma perpetrato ancora in tempi più tardi. La città era bilingue: lingua latina ed etrusca con relative letterature convivevano nell'Urbe. Vi erano forme di gemellaggio dette ospitalitas che comprendevano una serie di vincoli di legame, evidenziata presso due famiglie con una "tessera". Un esempio è stato rinvenuto in una famissa, fosse scavate in aree sacre dove venivano deposti degli oggetti sacri, dove pratica comune era nell'offrire alle divinità un oggetto per ringraziare di un beneficio ricevuto. Mantenere un nome etrusco era possibile in quanto la società era eterogenea. Tali oggetti testimoniano unioni di famiglie di etnia diversa.
Riforma serviana
Servio Tullio, secondo dei re etruschi, riformò il sistema romano in vari ambiti. Sulla storicità di tali riforme la critica si divide: o sono storiche o di retrodatazione di provvedimenti successivi in quanto più un'istituzione è antica, tanto più è venerabile. Ambiti:
- Riforma di tipo amministrativo: Romolo aveva ripartito il corpo civico in tre tribù ciascuna organizzata da 10 curie. A questa se ne associa un'altra: Servio distingue da Urbs, città, da Ager, campagna, e stabilisce che il diritto di cittadinanza sia legato alla residenza in città. La popolazione cittadina viene ripartita in 4 tribù: tribù territoriali, ciascun cittadino è iscritto in una tribù a seconda del luogo di residenza (non più gentilizia). Sono divise in Collina, Esquilina, Suburana e Palatina. Nell'ager vi è ripartizione della proprietà dei cittadini urbani. Dal 495 a.C. vengono istituite delle tribù rustiche, extraurbane e con il progredire della conquista, mentre il numero urbano delle tribù resta immutato, si aggiungono più tribù rustiche. Questo sistema va avanti fino al 241 a.C. con la fine della Prima guerra Punica, che da avvia la provincializzazione di territori extra italici definiti province. Le tribù arrivano a 4 urbane e 31 rustiche. Quando Roma estenderà i suoi territori oltre l'Italia iscriverà altre genti in tribù rustiche esterne. Nell'onomastica nel nome veniva citata la tribù di appartenenza per ostentare la sua origine, aggiungendo il patronimico e il nome del corpo civico. Tribù da tributo secondo il censo delle proprietà, tutto questo affinché sia utile al fine bellico e amministrativo di censo e tasse.
- Riforma dell'esercito: Roma aveva tanti eserciti gentilizi a seconda delle famiglie e dei loro Clientes. Questo esercito non aveva strategie e si faceva protagonista di scorribande, senza nemmeno una strategia di espansione. Col sistema delle curie si sviluppa un esercito cittadino e oplitico, cioè in cui il ruolo prevalente non era dei cavalieri ma della fanteria. Servio Tullio interviene riplasmando questa situazione e istituendo un esercito di stato, oplitico, cioè di coloro che combattono a piedi, in cui militano tutti i cittadini maschi tra i 17 e i 70 anni con qualche proprietà perché tutti devono provvedere al proprio armamento, non fornito dallo stato. Servio fa ripartire il corpo civico in classis, coloro con proprietà censibili e che devono prestare servizio militare, e in infraclassem è formata da proletari, la cui ricchezza era rappresentata dai figli. Quest'ultima era esclusa dall'esercito. I Clientes non sono solo parte dell'infraclassem in quanto talvolta possono avere qualche possesso in terra. La classis quindi non è omogenea. Diversa disponibilità economica significa armamento diverso e diverso impegno sul campo di battaglia. La classis viene divisa in 5...
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