Il medioevo: un'era di trasformazioni
Il Medioevo va dal 5o al 15o secolo, inizia con la disgregazione dell’impero romano d’occidente nel 476. Il medioevo presenta una varietà di eventi e situazioni, ma ciò che funge da fattore unificante è l’Europa, poiché quando si parla di Medioevo si parla anche della civiltà latina sviluppatasi in quel territorio e che con esso entrò in relazione. Ovviamente il 476 come inizio del medioevo è una data fittizia, in quanto l’impero non si disgregò in un solo anno, infatti è meglio parlare di periodo di inizio del medioevo, cioè 4o-7o secolo.
Lo sviluppo della società mista
In tale periodo delle popolazioni, alla fine del processo migratorio, si stabilirono nello spazio europeo originando una società mista, cioè latino-germanica, in cui lo stile dei romani e quello dei germani, i nuovi popoli venuti, si fusero. A causa di ciò, venne meno il ruolo motore dello Stato nel funzionamento della società e dell’economia, inoltre si esaurì il sistema economico romano, proiettato intorno al bacino del Mediterraneo.
Nel mondo romano, inoltre, si integrò una nuova religione monoteista, quella Cristiana, nata in Medioriente.
Alto e basso Medioevo
Alto medioevo: 5o-10o secolo
La popolazione prima diminuì e poi ristagnò. I popoli germanici si insediarono, mescolandosi con le popolazioni preesistenti. Molte città si spopolarono e nacque la figura del “contadino stanziale”.
Basso medioevo: 11o-15o secolo
La popolazione prima aumentò, poi diminuì, mentre la società assunse caratteri propri dell’età moderna.
La fine del medioevo
Tra il 14o e il 15o secolo, la civiltà europea avviò un nuovo processo di trasformazione.
I Germani e il mondo romano
I Germani erano popoli guerrieri non radicati alla terra che basavano la propria economia sulla violenta appropriazione di beni e persone. Precedentemente vivevano in tribù che si spostavano da un territorio all’altro sotto la guida dei loro capi.
I Barbari e l'impero
I Barbari, cioè i “non romani”, comparvero durante l’alto medioevo sull’Europa insediandosi tra le comunità romane. Il termine Barbaro in origine assume significato di Straniero, poi, invece, assume senso negativo di Incivile.
L’impero romano fu la principale forma di organizzazione del mondo antico. L’impero può essere descritto come “ecumenico” in quanto per secoli al suo interno si mescolarono civiltà e popoli sotto il segno di un’autorità riconosciuta da un territorio molto vasto, infatti conteneva gran parte dell’Europa, dell’Africa settentrionale e del Medioriente.
All’interno del territorio si vennero a creare confederazioni di regni, province e tribù: su queste aveva la supremazia Roma. L’impero, entità territoriale vasta e culturalmente non omogenea, era unito da alcuni caratteri fondamentali:
- Produzione soggetta a controllo statale
- Aristocrazie locali coinvolte nella gestione della cosa pubblica
- Organizzazione in province
- Il Latino come linguaggio compreso e parlato da quasi tutti
- Accettazione di tutte le religioni
- Sistema di comunicazioni stradali
Le spinte migratorie
Il mondo romano era circondato nei confini nord-orientali da popolazioni cosiddette “barbare”. Intorno al 700 a.C. avevano raggiunto il Reno i Germani, ma già prima spinte migratorie da nord erano avvenute, per questo si può dire che la presenza dei barbari era un fatto già prima di tale data. In un primo momento si può parlare di convivenza tra romani e barbari, ma dopo i barbari non si infiltrarono più attraverso il Limes, ma si mossero in massa alla ricerca di sedi definitive. A questo punto Roma adottò l’istituto dell’Hospitalitas, secondo cui ai soldati insediati in una certa località veniva attribuita una quota per case e terre.
La possibilità di convivenza si annullò quando crebbero le spinte delle ondate migratorie e venne meno la possibilità di integrazione.
Crisi e riforme (3o-4o sec)
Dalla metà del secolo i barbari attraversarono il Limes con più frequenza e violenza. Nel 271 l’imperatore Aureliano fece costruire delle mura attorno a Roma. Intanto, data la situazione, la funzione dell’esercito crebbe e crebbe il suo potere, tant’è che anche il potere si militarizzò.
Crisi dell'economia romana
Tale crisi fu dovuta a più fattori, quali la militarizzazione del potere, il crescere della spesa pubblica, la minore disponibilità di metalli preziosi rendendo difficile il pagamento in moneta di prodotti acquistati in Oriente. Le campagne furono quasi del tutto abbandonate e molti contadini si trasferirono nelle città, diventate numerosissime. Poiché le spese dello stato furono dirette più alla difesa dai barbari che all’acquisto di grano e beni, si ridussero le possibilità di importazioni e si fece sentire la mancanza di grano.
Diocleziano e le riforme
Diocleziano (284-305): le cose cambiarono con lui, che avviò l’ultima riforma del mondo romano. Riforma di Diocleziano: venne rilanciata l’autorità dell’imperatore e lo stato ebbe il controllo totale, inoltre si introdusse una riforma costituzionale basata sulla Tetrarchia, cioè la divisione dell’autorità imperiale tra 4 cariche. Ma il sistema fallì presto.
Costantino e il cristianesimo
Costantino (306-337): egli rimase unico imperatore. Egli spostò la capitale a Bisanzio, rinominata Costantinopoli. Il Cristianesimo non era l’unico culto orientale penetrato nel mondo occidentale, ma alcune sue caratteristiche lo rendeva inassimilabile con le altre. Per Diocleziano tutto ciò fu una minaccia per l’unità interna, quindi la tolleranza dell’impero verso le altre religioni scomparve, e si trasformò in ostilità.
Con Costantino la questione della convivenza con il cristianesimo ebbe una soluzione: per lui il Cristianesimo era compatibile con il suo dirigismo teocratico, cioè il potere politico fu considerato di origine divina. Nel 313 l’Editto di Milano liberalizzò la professione del cristianesimo, e la Chiesa nascente aderì all’impero. Quindi il 313 fu un anno di svolta per il cristianesimo che da questo momento si sviluppò. Costantino appoggiò, quindi, il cristianesimo e accentuò i privilegi della Chiesa dei cristiani.
Le elaborazioni di Ario e il concilio di Nicea
Le elaborazioni di Ario: il cristianesimo dovette affrontare il problema dell’elaborazione di formule dottrinali che riassumessero le parole del Vangelo. Interrogativi: relativi alla coesistenza in Cristo di una natura umana e una divina. Agli inizi del 4o secolo esplose una disputa intorno all’interpretazione del cristianesimo che fu sostenuta dal prete Ario, da lui Arianesimo: il Cristo non aveva lo stesso grado di divinità del Padre, ma era a lui subordinato.
Concilio di Nicea -325: fu il Io Concilio ecumenico emanato da Costantino in veste di pontifex maximus. Egli riunì a Nicea i 300 vescovi. I rappresentanti dei sacerdoti deliberò in maniera universale il dogma della Trinità e mise in minoranza Ario. Il concilio ebbe anche un significato politico poiché fu il primo atto del processo che avrebbe assegnato all’imperatore il ruolo di difensore dell’ortodossia cattolica, cioè la verità rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa. Da questo momento si poté parlare anche di eresie, cioè dottrine opposte a quelle emanate dalle autorità. La dottrina di Ario, infatti, fu condannata all’Eresia, ma si diffuse comunque, soprattutto fra i popoli germanici giunti nell’impero.
Cristianizzazione orientale e occidentale
Teodosio (oriente): A sostegno della chiesa intervenne anche Teodosio I (379-395), imperatore per le provincie orientali: egli proibì le fedi non cristiane e l’arianesimo. Nel 391 – Cristianesimo religione ufficiale dello stato. In seguito anche l’occidente fu coinvolto nel processo di cristianizzazione.
Fine dell'impero romano
Tra 3o e 5o sec avvenne lo spostamento di alcuni popoli, da nord a est, che mise in crisi le civiltà di Europa e Asia. Dal 320 molte popolazioni germaniche cominciarono a chiedere di stanziarsi entro i confini dell’impero come federate, cioè come alleate e non più come mercenarie. All’inizio del 5o secolo le pressioni dei si trasformarono in corposi spostamenti di popolazioni: le frontiere di Roma crollarono; nel 401 i Visigoti saccheggiarono Milano; nel 406 gli ostrogoti in Toscana; tra 408 e 410 i Visigoti invasero l’Italia.
408: Invasione Visigota in Italia. Nel 452 Roma fu saccheggiata dagli Unni con Gensenico.
Dissoluzione dell'impero romano d'occidente
Le guerre contro gli invasori e contro l’impero sassanide furono uno dei massimi problemi per i successori di Costantino. Nel 394 unico imperatore fu Teodosio e alla sua morte l’impero fu diviso fra i due figli, Arcadio ad oriente ed Onorio ad occidente. Da questo momento le due parti furono autonome. L’impero romano rimase in vita in oriente: la fine fu solo dell’impero d’occidente. L’impero d’oriente ebbe centralità anche per il fatto che uno degli imperatori, Teodosio II (408-50) promulgò un codice di leggi, Codex Theodosianus, che raccoglieva tutti gli editti degli imperatori cristiani. L’imperatore d’oriente, inoltre, firmò una pace con i persiani nel 422 che garantì stabilità sulle frontiere.
La caduta dell'occidente
La situazione in occidente era opposta: il 5 settembre 476 il generale Odoacre depose Romolo Augustolo. Odoacre non volle assumere il ruolo di imperatore d’occidente, infatti consegnò le insegne imperiali all’imperatore d’oriente Zenone: Zenone ebbe la sovranità sull’impero.
L'Europa dei romani e dei barbari
Nel 5o secolo i Romani lasciarono sempre più spesso ai barbari i territori d’occidente. Il territorio di Roma ormai si configurava come una serie di piccole formazioni politiche, detti “regni romano-barbarici”: erano romani nell’amministrazione, ma germanici poiché fondati sul predominio di elite guerriere germaniche.
Le differenze e il nuovo regno
La fusione tra i due popoli venne rallentata da fattori religiosi, infatti questi popoli erano stati cristianizzati da ariani; inoltre in Europa era presente anche il paganesimo; un’altra differenza era la diversa concezione in materia di diritto e istituzioni politiche.
I germanici elaborarono un’istituzione politica nuova: il regno. Il punto di riferimento di tale istituzione era la tribù, all’interno della quale erano essenziali i legami e le organizzazioni di parentela. Il regno barbarico non conobbe la separazione dei poteri, che erano tutti nelle mani del re. La loro patria era stata a lungo una patria in movimento, quindi non costituirono una monarchia territoriale ma nazionale, cioè rappresentò chi era nato nella stessa tribù, la Gens, la nazione.
L’amministrazione romana scomparve definitivamente in Inghilterra, e qui si formarono 3 regni sassoni: Essex, Sussex, Wessex sulla costa meridionale, 3 angli: Mercia, Anglia e Northumbria, e 1 juta, il Kent. I Visigoti, tra i Germani, erano i più fedeli alleati di Roma e furono loro che salvarono l’occidente dagli Unni di Attila.
In Gallia i Visigoti inizialmente divisero il territorio con altri popoli germanici. L’unificazione politica del territorio, però, avvenne ad opera dei franchi: tra 5o e 6o secolo loro con il re Clodoveo occuparono la Gallia; Clodoveo cacciò i Visigoti in Spagna e scelse Parigi come capitale.
Re Clodoveo e la Gallia
Re Clodoveo: Unificazione Gallia. Italia: il regno barbarico d’Italia, cioè degli Ostrogoti, ebbe caratteristiche particolari: il re Teodorico era stato condotto da bambino a Costantinopoli come ostaggio. L’imperatore bizantino Zenone lo mandò in Italia per contrastare Odoacre. Teodorico riuscì a impadronirsi della penisola in nome di Zenone e cercò di ricreare un impero d’occidente.
Re Teodorico: Italia. Zenone: Impero bizantino. Tra goti e latini non vi fu integrazione, ma convivenza, anche se la politica di conciliazione fallì. Teodorico fece assassinare alcuni suoi collaboratori; omicidio di Boezio – 480: simbolo dello scontro.
Chiesa e monachesimo
La struttura della chiesa
Già dal 4o secolo la chiesa avviò la costruzione del proprio ordinamento. Il punto di riferimento era costituito dai vescovi. L’organizzazione delle chiese locali rappresentò, più o meno, quella dell’impero in province. Le sedi patriarcali furono 5: Roma, in occidente, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme e Costantinopoli in oriente. Nel 5o secolo il vescovo di Roma si attribuì maggiore autorità rispetto agli altri: quella di Roma si autoproclamò sede apostolica per eccellenza. Il vescovo di Roma fu Papa. Si può dire che la scomparsa dell’impero in occidente segnò il punto di partenza del forte ruolo che la chiesa avrebbe assunto nella vita politica europea. La chiesa, infatti, si propose come erede dell’impero.
Il monachesimo cristiano
La diffusione del cristianesimo fu più lenta e difficile nelle aree meno urbanizzate d’Europa e, in generale, nelle campagne. La sua espansione nelle aree più povere delle città europee fu dovuta ai monaci. Il monaco è colui il quale desiderava ritirarsi in solitudine spirituale e per far ciò doveva o fare la scelta di vivere da eremita o entrare in comunità in cui la vita era organizzata secondo una regola. I monaci ebbero un’importanza fondamentale durante il medioevo, e l’Italia fu sede di un’esperienza monastica molto importante, cioè la nascita dei Benedettini con Benedetto, appunto.
Prima di questo, erano presenti altri movimenti, ma quelli che emersero furono quella “Benedettina”, sopra citata, e quella “Celtica”.
La corrente celtica
La corrente celtica nacque in Irlanda. Qui la diffusione fu lenta e si basò sui monasteri. Tra i pionieri vi furono Brandano e Colombano. Il monachesimo celtico ebbe tratti originali che lo tennero distante dalla chiesa di Roma. Questi tratti erano ascetismo e slancio missionario.
La corrente benedettina
La corrente benedettina: Benedetto (480-549) nacque da una famiglia benestante. Il modello di monachesimo limitava i rigori della disciplina orientale, evitava i pericoli della solitudine anacoretica e valorizzava preghiera e lavoro manuale e intellettuale, tant’è che vari monasteri benedettini divennero centri dello sfruttamento delle risorse agricole e di trasmissione culturale tramite la pratica di copiatura nello “scriptorium”. Regola benedettina – 540: chi voleva ritirarsi dal mondo lo doveva fare all’interno di una comunità coesa che condivideva i beni materiali e mirava all’autonomia assoluta.
Bisanzio: un impero latino dai tratti orientali
Dal V al VII secolo
Dal 476 l’impero romano d’oriente è chiamato dalla storiografia “Impero Bizantino”. Bisanzio era l’antico nome della capitale, Costantinopoli dal 330, quando Costantino la proclamò nuova capitale: tale avvenimento spostò il baricentro dell’impero a oriente. L’impero bizantino fu romano nella parte istituzionale e religiosa, ma greco per cultura. Bisanzio, infatti, da Roma prese accentramento politico attorno all’imperatore e l’articolazione in prefetture, cioè circoscrizioni territoriali, divise a loro volta in province.
Controversie religiose
In Egitto e Siria nacquero conflitti di carattere teologico: si opposero “alessandrini” e “nestoriani” sulla questione della “natura di Cristo”. Queste controversie cercarono soluzione in alcuni avvenimenti:
- Concilio di Efeso: 431
- Concilio di Calcedonia: 451
Questi segnarono la sconfitta dei nestoriani, che furono banditi dall’impero rifugiandosi in persia; furono condannate le posizioni monofisite alessandrine che riconoscevano a Cristo la prevalente natura divina; poi la posizione che gli riconosceva due nature inseparabili.
Fu dal Concilio di Calcedonia che venne riconosciuta autorevolezza alla chiesa di Roma.
Giustiniano e l'espansione dell'impero
L’imperatore bizantino Giustiniano (527-565) contribuì a portare l’impero a uno dei punti di sviluppo più alti. Nei primi anni egli attuò interventi atti alla pace esterna e produrre tranquillità interne. Inoltre reimpostò l’amministrazione sulle aree riconquistate, riorganizzando le province secondo il modello romano. Tra 528 e 535 fece riordinare il diritto romano nel “Corpus iuris civilis”. In questo caso è evidente il legame con la tradizione romana.
Per lo sviluppo dell’impero bizantino furono elementi primari la produzione e il commercio. L’economia si basò su tre poli: agricoltura, commercio e manifattura. Si lavoravano, poi, l’oro e l’argento, e si producevano profumi. Il commercio era fortemente controllato dallo stato, che esercitava il monopolio.
Guerra di riconquista dell'occidente (535-553)
Fu una campagna militare combattuta nell’Africa settentrionale occupata dai vandali, in Spagna meridionale visigota e contro gli ostrogoti in Italia. Nel 540 Belisario, generale di Giustiniano, entrò a Ravenna.
Ripiegamento bizantino
Subito dopo la campagna in occidente, iniziò il ripiegamento bizantino. La riforma amministrativa di Giustiniano era difficile da gestire nella periferia dell’impero. Le conseguenze furono:
- 617: avanzata slava nei Balcani
- 612: i persiani conquistano la Cappadocia e l’Armenia, poi Damasco, Gerusalemme e Egitto
- I Visigoti si impadronirono della penisola iberica
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