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Riassunto esame Storia del pensiero sociologico, prof. Tosi, libro consigliato Elementi di sociologia, Bagnasco, Barbagli, Cavalli Appunti scolastici Premium

Riassunto parziale per l'esame di Sociologia generale del professor Tosi, basato su appunti personali e studio autonomo di alcuni capitoli del libro consigliato dal docente Elementi di sociologia di Arnaldo Bagnasco, Marzio Barbagli, Alessandro Cavalli . Gli argomenti trattati sono i seguenti: le ricerche su opinioni e atteggiamenti, l'idea di mutamento, la trasformazione della sfera economica: il... Vedi di più

Esame di Sociologia generale docente Prof. S. Tosi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Comparvero presto le varie forme di stato “moderno” il cui processo di unificazione/pacificazione

fu accompagnato da eventi decisivi.

Avvenne la creazione di grandi eserciti per difesa e mire espansionistiche (monopolio militare) Le

spese militari assorbivano la maggioranza del bilancio dello stato. Le crescenti spese imposero

cambiamenti radicali nei prelievi fiscali mediante sistemi di appalti: un appaltatore riscuoteva le

imposte determinate dal signore (monopolio fiscale).

Parallelamente a questi due monopoli si instaura il monopolio monetario; in Europa circolavano

monete diverse di ogni singolo signore territoriale. Lo stato Olandese coniò così una moneta,

avendo il monopolio sul conio.

Insieme a questi poteri bisogna ricordare il monopolio dell’amministrazione della giustizia.

Nell’ambito dello stato non è legittimo farsi giustizia da sé, ma è lo stato che garantisce la

protezione giuridica.

I poteri di decidere sulla pace e la guerra, di reclutare un esercito, di riscuotere imposte, di coniare

una moneta aggiunti a quello di emanare leggi e amministrare costituiscono la sovranità.

Il fondamento della legittimità del potere si fonda sulla tradizione. Non tutte le forme di potere

sono legittime, cioè in base al proprio principio dinastico, ma esistono forme basate sulla paura.

Le grandi rivoluzioni del XVII e XVIII secolo segnano una nuova concezione dello stato. Lo stato

si basa sui ceti e vengono riconosciuti i diritti degli stessi al governo. Il signore è tenuto a

convocare periodicamente in assemblea i rappresentanti che incarnano la politica del popolo e

pattuiscono insieme al signore. Comincia a formarsi il concetto di cittadinanza che si afferma con le

rivoluzioni inglese, americana e francese.

Fondamento del potere del parlamento, cioè dell’organo attraverso cui si esprime il popolo, è il

principio della separazione dei poteri. La dichiarazione dei diritti francese enuncia che ogni società

dove non sono garantiti i diritti e non è determinata la separazione dei poteri, non ha costituzione. Il

rapporto fra governanti e popolo viene sottoposto ad una legge suprema, la costituzione, che li

vincola entrambi. Non è così nello stato di diritto, cioè una forma di organizzazione politica in cui

tutti gli organi dello stato sono vincolati dalla legge. Anche in questo stato il cittadino è chiamato ad

ubbidire ma lo fa perché ritiene che chi comanda ha il titolo per farlo, in virtù delle leggi con le

quali ha avuto successo nella posizione che occupa.

2.4.CULTURA DELLA MODERNITA’

E’ soltanto con l’avvento della società moderna e di figure quali imprenditore e cittadino, che si

riconosce la libertà di autorealizzazione dell’individuo. Quello che comincia ad essere apprezzato

in una persona non sono più le caratteristiche che lo rendono simile ad altri, ma quelle che lo

distinguono. In passato l’esistenza si svolgeva entro vincolo rigidi legati al luogo o al gruppo di

appartenenza (status sociale). Con la Riforma protestante, il capitalismo e le rivoluzioni viene

lasciata la libertà di espressione della volontà individuale.

Anche in campo religioso, la religiosità diventa individuale; quello che conta è il rapporto tra

individuo e divinità.

In campo economico si ha il pieno diritto sulla proprietà individuale in modo che sia il mercato a

premiare chi è dotato di qualità.

In campo politico vengono riconosciuti i diritti di associamento, espressione e partecipazione al

controllo del potere di governo. I valori di uguaglianza e libertà sono alla base dei valori

dell’individuo.

Prima dell’appartenenza alla società, l’uomo viene al mondo come soggetto titolare di diritti

originari, cioè naturali, attribuiti alla specie umana. L’idea del diritto naturale, distinto dal diritto

soprannaturale di origine divina e diritto positivo (messo in opera dallo stato), e l’idea di contratto

sociale (patto stabilito tra uomini liberi, che limitano la loro libertà per dar origine allo stato),

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costitutiscono le basi dell’individualismo moderno. L’aspetto critico di quest’aspetto è che il

perseguimento del bene individuale possa non portare alla realizzazione del bene comune.

Accanto all’individualismo, anche il razionalismo è una componente essenziale della modernità.

Le sue origini si creano con l’incontro di due componenti culturali: religioni monoteiste (ebraico -

cristiana) e cultura filosofico – giuridica greco – romana. E’ con l’avvento della ragione

(razionalità) che l’uomo viene concepito come essere in grado di scoprire la verità e dominatore del

proprio destino. Alla fede come fonte di verità si sostituisce la ragione (per Marks “potenza

rivoluzionaria”). Per i filosofi illuministi è la luce sul buio dell’ancien régime.

Le scienze sociali non si occupano di ragione, ma di razionalità e razionalizzazione (processo

storico che investe e trasforma gli ordinamenti sociali).

Il processo di razionalizzazione è stato l’oggetto di studio di Weber, secondo cui l’Occidente ha

avuto un’evoluzione diversa dalle altre, perché solo lì questo processo è progredito al punto da

investire tutti i sistemi. Solo in Occidente si è sviluppato un sistema di credenze, che pone il sacro

su un piano trascendente, che ha consentito di guardare la realtà naturale e umana come oggettiva.

In questo processo il ruolo fondamentale è stato coperto dalla scienza. La razionalità crea un uomo

capace di agire in modo coerente rispetto ai valori che ha scelto, e di agire in modo più efficace,

riflettendo e tenendo sotto controllo le componenti irrazionali.

L’agire razionale è possibile nell’ambito degli ordinamenti tradizionali, così come il contrario.

L’agire si colloca nell’azione sociale, mentre l’ordinamento si colloca nella struttura sociale. 7

3.1.AZIONE, RELAZIONE, INTERAZIONE SOCIALE

La società è fatta da individui che si influenzano reciprocamente, agendo l’uno per l’altro, con

l’altro e contro l’altro (Simmel). Secondo Weber per azione sociale si intende un agire riferito al

comportamento degli altri individui, e orientato nel suo corso in base a questo. Per agire si intende

fare, tralasciare e subire. Secondo lui ci sono:

azioni razionali rispetto allo scopo: chi agisce valuta razionalmente i mezzi, rispetto agli

 scopi che si propone, considera gli scopi in rapporto alle conseguenze che potrebbero

derivarne e paragona i diversi scopi possibili e i loro rapporti.

azioni razionali rispetto al valore: chi agisce compie ciò che ritiene gli sia comandato dal

 dovere, dalla dignità, dalla religione, e agisce per principio senza pensare alle conseguenze.

azioni determinate affettivamente: si tratta di pure manifestazioni dei sentimenti che

 hanno senso per se stessi e non si pensa alle conseguenze.

azioni tradizionali: semplice espressioni di abitudine acquisite o comportamenti che si

 ripetono senza pensare ad alternative.

Un attore in genere si comporta razionalmente, e in base alla situazione in cui si trova che classifica

in base alle sue conoscenze. Thomas dice che una situazione definita dall’attore come reale, diventa

reale nelle sue conseguenze. Se da uno si passa a due o più individui, questi stabiliscono una

relazione sociale, spesso operative, cioè orientate a raggiungere fini più o meno comuni e

compatibili. Anche il conflitto è una relazione sociale, cioè azioni orientate per affermare la propria

volontà contro quella dell’altro (volontà e resistenza ricercate da entrambi).

L’interazione sociale è il processo secondo il quale due o più persone in relazione fra loro,

agiscono in sequenza, reagendo alle azioni degli altri.

3.2.GRUPPI SOCIALI E PROPRIETA’

Il gruppo sociale è un’insieme di persone fra loro in interazione con continuità, secondo schemi

relativamente stabili; si definiscono membri del gruppo e vengono definiti tali anche dagli altri

(Merton). Esistono poi categorie sociali come giovani o immigrati e classi sociali come la

borghesia. Indipendentemente dagli scopi dei gruppi sociali, sono osservati come gruppi.

L’interazione in essi può essere diretta, faccia a faccia, o in parte diretta e in parte indiretta come

nell’azienda. Un gruppo grande diminuisce la possibilità di un rapporto diretto e aumenta quello

indiretto, più deciso, ma anche più lento, freddo e rigido. Esistono gruppi:

di due persone - diade, che ha una caratteristica impo: se uno decide di uscire dal gruppo,

 lo stesso cessa di esistere. Fragilità strutturale e personalizzazione portano ad un

coinvolgimento psicologico e affettivo nella relazione.

di tre persone – triade, che produce un mediatore (terza pax) che non essendo coinvolto in

 una disputa ad es, è in condizione di convincere gli altri ad un accordo; o produce il tertius

gaudens (terza pax) che approfitta delle divergenze per i propri scopi. I due cercano

l’alleanza del terzo mettendosi in competizione; o produce una terza persona che fa sorgere

o alimenta una discussione sempre a proprio vantaggio.

I gruppi a numero pari mostrano più disaccordo e antagonismo rispetto ai dispari, probabilmente per

il formarsi nel primo gruppo di sottogruppi a numero pari.

I criteri di appartenenza a un gruppo sono più o meno definiti; i gruppi formali hanno regole

precise su requisiti, procedure di ammissione e comportamenti da tenere. Nei gruppi informali

queste regole non sono stabilite. Viene chiamato gruppo di riferimento un gruppo al quale la

persona non partecipa, ma condivide i fini e sente di poter accettare le regole. Il termine ruolo

indica l’insieme dei comportamenti attesi di una persona dal resto del gruppo, è dinamico (cambia).

Esistono norme che regolano il comportamento dei membri e i loro rapporti.

Specifico è detto un ruolo che riguarda un insieme di comportamenti limitati e precisi, diffuso è

detto un ruolo i cui comportamenti formano un insieme ampio e indefinito. Un individuo ha diversi

ruoli; i gruppi totalitari impegnano i comportamenti di tutti o quasi i ruoli dell’individuo, i gruppi

segmentali impegnano alcuni comportamenti di un solo ruolo della persona. 8

Esistono anche gruppi primari e secondari; i primari sono di piccole dimensioni, a ruoli diffusi, con

contenuti affettivi e personalizzazioni, i secondari sono opposti, grandi, ruoli specifici, relazioni

fredde e non personalizzati.

Il ruolo è uno schema di comportamento che si impara e tende a seguire. Sono schemi per

l’interazione, ma il contenuto di un’interazione non può essere compreso nella definizione di ruolo,

poiché è “interpretato” da chi agisce e può variare in seguito all’interazione.

3.3.NORME, VALORI, ISTITUZIONI

Le norme sociali sono regole di comportamento seguite in determinate situazioni e ne esistono

diversi tipi (es. leggi). Fanno riferimento a determinate norme tutti coloro che si riconoscono in una

certa cultura o gruppo per es. i codici deontologici degli ordini professionali (medici, notai,

avvocati…). La presenza di una sanzione permette di distinguere le norme sociali da quelle

tecniche (procedure fisse).

I valori indicano cose più astratte sulle quali le norme si fondano, cioè ciò che riteniamo giusto,

appropriato, desiderabile. Nella nostra società esiste il pluralismo di valori. Ci sono valori più

condivisi, universali e rispettati in confronto ad altri; su questi nascono comunque dei conflitti.

Valori e norme rappresentano vincoli all’azione e le opzioni possibili da scegliere. Nelle scienze

sociali per istituzioni si intendono modelli di comportamento collegati, nella società. I valori, le

norme che li specificano e le istituzioni costituiscono il nucleo della cultura. Più in generale la

cultura comprende artefatti, beni, processi tecnici, idee, abitudini e valori trasmessi socialmente

(Malinowski – antropologo). L’uomo ha forme di organizzazione sociale fondate sulla cooperazione

ottenuta con la comunicazione, il linguaggio e le informazioni trasmesse con processi di

apprendimento.

3.4.POTERE E CONFLITTO

Il potere è una specie di energia sociale di cui dispone l’attore nel condizionare l’azione di un altro;

è un fenomeno di relazione. Secondo Weber è la possibilità di trovare obbedienza ad un comando

che abbia un determinato contenuto.

Ad ogni rapporto corrisponde anche un individuo più debole che ha interebbe all’obbedienza ed ha

reazioni e strategie. Un tipo di potere è quello legittimo o autorità che riguarda relazioni nelle

quali sono previsti diritti di dare ordini e doveri di ubbidire, considerati legittimi da entrambi.

Relazioni di autorità sono previste in tutti i gruppi secondari e primari (famiglia). Per quanto siano

previste regole precise e puntuali, non è mai possibile una relazione completamente regolata e

controllata in termini di autorità (Crozier e Friedberg).

A seconda delle circostanze e dei modi, il conflitto può distruggere una relazione sociale o essere

funzionale al suo mantenimento.

il conflitto contribuisce a stabilire e mantenere i confini del gruppo; attraverso il conflitto

 i soggetti acquistano o conservano la loro identità e particolarità (es fra gruppi etnici,

politici, religiosi…

i gruppi che richiedono un impegno totale della personalità sono capaci di limitare i

 conflitti, ma se esplodono tendono ad essere intensi e distruttivi verso le relazioni. Relazioni

intense si trovano nelle diadi e in gruppi primari come la famiglia, caratterizzati da relazioni

e sentimenti che se interrotte creano rancori implacabili.

il conflitto con altri gruppi aumenta la coesione interna; il nemico fa dimenticare dissidi

 interni, e la lotta induce spirito di collaborazione e sacrificio in nome del gruppo. Questo

vale anche quando il nemico è inventato; è il caso del capro espiatorio che è un membro al

quale si da sempre la colpa del malfunzionamento, magari scherzando per fare in modo che

non si litighi seriamente.

il conflitto può generare nuovi tipi di interazione fra antagonisti; spesso il conflitto è un

 modo per entrare in contatto, conoscersi e mettersi alla prova. Le restrizioni che vengono

poste per controllare l’esito del conflitto sono una prima base di regole e rapporti

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cooperativi. Gruppi a struttura rigida possono reggere nel tempo reprimendo i conflitti, ma

quando si accumulano è probabile che esplodano e che il gruppo si disgreghi.

3.5.COMPORTAMENTO COLLETTIVO

Il gruppo di comportamento collettivo è un insieme di individui sottoposti ad uno stesso stimolo

che ragiscono e interagiscono fra loro in situazioni senza sicuri ruoli definiti e stabili.

Due tipi importanti di questo comportamento sono:

- Panico: reazione collettiva spontanea che si manifesta in genere con una fuga o con l’immobilità,

di fronte al rischio di subire danni da un evento in corso o annunciato come immediato.

L’associazione di pericolo si associa alla percezione di poche vie d’uscita e che queste si stanno

chiudendo. L’individuo reagisce guardando solo se stesso e vedendo gli altri come avversari.

- Folla: è un insieme di persone riunite in un luogo che reagisce ad uno stimolo sviluppando rumori

e atteggiamenti comuni, ai quali seguono forme di azione collettiva. Mentre il panico sviluppa

individualismo, la folla ha atteggiamenti solidali e comunitari. Le persone si rafforzano in un

atteggiamento comune ricevendo lo stesso stimolo dagli altri, questo processo è chiamato reazione

circolare. La folla espressiva ha sfogo di tensioni sociali, psicologiche con comportamenti

inconsueti; la folla attiva ha attenzioni e sentimenti orientati all’esterno, su persone o cose definite

che diventano l’obiettivo di azioni conflittuali o violente in genere.

Nel comportamento collettivo ritroviamo una sospensione dei comportamenti normali e una

maggiore fluidità nei rapporti fra persone.

3.6.LE RETI

Ogni persona conosce un certo numero di altre e ha contatti con loro, frequentandole per motivi

diversi. Crea così delle reti, e il campo di ricerca che considera le reti di relazioni fra le persone è

chiamato network analysis. Esistono reti a maglia larga e stretta quanto più le persone che un

individui conosce si conoscono fra loro o meno. I legami fra persone variano per intensità, durata,

frequenza e contenuto, e permettono di studiare e individuare particolari condizioni nelle quali

l’individuo si trova.

Le persone che fanno parte di una rete possono infatti non conoscersi e non sapere di farne parte.

3.7.GRUPPI ORGANIZZATI

Le organizzazioni e le associazioni sono gruppi progettati per raggiungere limitati scopi, basati su

regolamenti stabiliti; si tratta di gruppi secondari formali.

Gli individui partecipano alle associazioni perché condividono i fini; diverse persone con interessi e

ideali simili possono dare vita ad associazioni. Nelle organizzazioni gli individui partecipano per

lavoro, remunerato in denaro; il motivo è dunque strumentale. Sono comunque entrambi costrutiti

per raggiungere obiettivi che le pax sole non raggiungerebbero. Questi attori artificiali hanno vita

propria, e per le decisioni è definito un attore collettivo.

Le associazioni hanno radici nell’opera di Tocqueville (nobile francese). Nota in Europa moltissime

associazioni volontarie in confronto all’America dove ci si basa solo su se stessi fin da piccoli. le

associazioni per lui sono segno di vitalità della società che aiuta gli individui resi uguali, deboli nei

confronti dello Stato e lasciati soli. Cerca così di individuare che ruolo hanno queste associazioni, e

individua la società civile, cioè lo spazio fra lo Stato e la famiglia. L’adesione ad associazioni tende

ad aumentare in base al reddito e all’istruzione.

In Italia l’associazionismo è cresciuto nel tempo; gli anni Sessanta sono stati rilevanti per la

partecipazione alla vita politica, mentre gli Ottanta per l’associazionismo sociale,e i Novanta

associazioni per i diritti civili, di utenti e di consumatori. Al Nord l’associazionismo è più diffuso

che al Sud. 10

Le organizzazioni vengono studiate da Weber che le definisce modernamente burocrazia. Non si

riferisce però solo all’organizzazione pubblica, ma in generale. I principali caratteri sono:

una divisione stabile e specializzata di compiti; ogni problema simile viene trattato

 ugualmente.

una struttura gerarchica; chi occupa una posizione ha i poteri per compiere atti che gli

 competono.

competenza specializzata per ogni posizione; preparazione adeguata per ogni individuo.

 remunerazione in denaro; in modi previsti dalla posizione.

La burocrazia si è diffusa nel mondo moderno per il fatto che potere e controllo sono esercitati alla

base di conoscenza e competenza (è un’organizzazione razionale). Bisogna dire che però la

burocrazia non è efficace ed efficiente se si intende la capacità di un azione di raggiungere i risultati

proposti e valutare il dispendio di risorse impiegate per ottenerli.

Il sociologo Crozier ha osservato le relazioni di potere, cioè la possibilità di interferire sul

comportamento di altri aldilà delle autorità previste dall’organizzazione. Esistono innumerevoli

ruoli più o meno prevedibili e regolabili. Ogni incertezza nella regolamentazione comporta

l’esistenza di un comportamento che crei vantaggi personali. I “privilegiati” cercano di mantenere

queste incertezze per favorire i propri interessi, a danno di altri. La direzione deve gestire i conflitti

ed è costretta a salvaguardare l’equilibrio, a scapito della propria efficienza. Si finisce in un circolo

vizioso: i privilegiati cercano il privilegio, i danneggiati cercano di chiudere le incertezze e la

direzione cerca di tenere l’equilibrio.

La burocrazia di Weber si basa sulla prevenzione dei comportamenti con la standardizzazione. Il

problema sorge perché gli individui non sono macchine, ma interagiscono, e i problemi sono

differenti ogni volta.

La teoria delle configurazioni organizzative di Mintzberg si basa sulle differenze nel modo in cui

le diverse attività sono coordinate fra loro.

struttura semplice: controllo esercitato dal vertice che ha tutte le funzioni.

 burocrazia meccanica: standardizzazione compiti e gerarchia.

 burocrazia professionale: coordina dipendenti con un tirocinio di formazione esterno

 all’organizzazione; una volta assunti sono capaci, poco controllati e operano a diretto

contatto con il pubblico.

struttura divisionale: coordinamento con obiettivi generali e compatibili, a settori con

 funzioni diverse, che raggiungono indipendentemente

adhocrazia: (da ad hoc: espressamente per questo) gruppi di lavoro con compiti specifici

 formati da persone che lavorano insieme e si fidano delle rispettive competenze senza

gerarchia e regole.

Queste diverse forme sono efficienti, ognuna in campi diversi, ma possono presentare dei problemi.

Non esiste una soluzione migliore per progettare un’organizzazione e nella stessa le diverse parti

tendono ad organizzarsi in maniera diversa.

3.8.RAZIONALITA’ ORGANIZZATA E SUOI LIMITI

Secondo Weber la burocrazia è razionale perché impone agli attori azioni che valutino l’aspetto

razionale dei mezzi e degli scopi da raggiungere. Simon non contraddice quest’idea ma sostiene che

il comportamento reale non raggiunge mai la razionalità. Perciò la razionalità è una razionalità

limitata che mira ai massimi obiettivi in astratto, ma che siano soddisfacenti.

Sotto la limitata si distinguono la sinottica, razionalità che consiste nel fare scelte che tengano

conto di tutti i risultati rilevanti in relazione agli obiettivi e ai mezzi, rara e Weberiana, e la

razionalità incrementale che non ha inizialmente idee chiare e coincidenti, ma riceve aggiustamenti

progressivi; più l’ambiente è instabile e dinamico, più si ricorre all’incrementale. 11

Mannheim distingue razionalità funzionale: quella di chi si adatta a ordini ricevuti eseguendoli

senza errori o a procedure stabilite e la razionalità sostanziale: quella di chi cerca di comprendere

come diversi aspetti di una situazione siano collegati fra loro con un atto di conoscenza. 12

4.1.CULTURA E PROBLEMA ORIGINI LINGUAGGIO

L’homo sapiens sapiens è apparso in Europa circa 42000 anni fa (Paleolitico). La caratteristica

distintiva che ci differenzia dalle altre specie è la capacità di produrre e usare strumenti, fuoco e

linguaggio. La cultura (artefatti, beni…) è impossibile senza linguaggio (Malinowski).

Esistono ipotesi sulla nascita delle varie lingue: l’ipotesi monogenetica cioè che sono prodotte per

differenziazione da un'unica lingua o quella poligenetica cioè che ci siano diversi ceppi originari.

Molte sono processo di differenziazione linguistica avvenuta nei millenni.

Secondo Chomsky le analogie tra lingue sottintendono una grammatica universale innata.

4.2.FUNZIONI E FORME DI LINGUAGGIO

Il linguaggio svolge funzione cognitiva e comunicativa. Affinché queste funzioni abbiano luogo

devono esserci: emittente, ricevente, canale, codice e messaggio. Il linguaggio è una convenzione

sociale cioè stabilito all’interno di una comunità ed è formato da un insieme di norme che

definiscono modi per definire i messaggi. Non c’è linguaggio senza una comunità di parlanti.

L’acquisizione delle competenze linguistiche inizia molto presto (neonato) e richiede assidua,

prolungata e costante interazione sociale.

4.3.VARIABILITA’ MESSAGGI UMANI

La diffusione delle lingue è il prodotto di vari fattori storici che hanno messo a contatto popolazioni

diverse con migrazioni e fenomeni di conquista e sottomissione (fenomeni contaminazione

linguistica). Molte forme lessicali e grammaticali di qualche decennio fa ci sembrano arcaiche.

L’unificazione linguistica in Italia è il frutto dell’unificazione Italiana e della scuola dell’obbligo.

Molti dialetti erano vere e proprie lingue ma sono tutt’altro che scomparsi. Le lingue sono fenomeni

sociali dinamici che variano nello spazio e nel tempo.

Tra le varie info che trasmettiamo vi è anche la nostra collocazione spazio socio-culturale chiamata

stratificazione sociale. Il lessico è un indicatore evidente dello status sociale; la ricchezza lessicale

aumenta salendo la scala sociale. Ci sono diversi rapporti tra linguaggio e genere, ad esempio i

linguaggi maschili e femminili. Esistevano anche forti differenze tra il linguaggio urbano e

contadino. Linguaggi tecnici e specialistici sono il prodotto di specializzazioni e conoscenze e

costituiscono barriera ai saperi veicolati tra loro. Molte società utilizzano codici inaccessibili e ogni

barriera linguistica in genere rappresenta una barriera sociale.

4.4.TIPI DI LINGUAGGIO

Il linguaggio varia anche in base alla situazione sociale. Ognuno cambia registro a seconda

dell’interlocutore/i.

Il linguaggio privato non sta attento alla correttezza delle forme grammaticali e sintattiche, fa più

attenzione ai segnali non verbali. Il linguaggio pubblico è formale/impersonale poiché in genere

rivolto ad un pubblico o a una serie di persone ben individuate e richiede controllo formale.

La comunicazione può avvenire in forma orale nella quale si aggiungono elementi meta

comunicativi quali tono, pause e il linguaggio gestuale al messaggio verbale. La forma scritta usa

un registro rigido e viene attribuito ad essa un significato rituale e di importanza. La forma scritta

rispecchia molto di più di quella orale, la distanza sociale. Si ha anche più tempo per la scelta dei

termini e del senso delle proprie frasi. Dietro la parola scritta è più facile nascondere o presentare un

aspetto di sé, e a parte la grafia che può celare caratteristiche (grafologi), nello scritto mancano

aspetti meta comunicativi.

4.5.LINGUAGGIO, COMUNICAZIONE, INTERAZIONE SOCIALE

Il linguaggio è uno strumento flessibile poiché ci sono diversi modi per esprimere uno stesso

contenuto. Una stessa frase può assumere significati diversi a seconda del modo, delle pause,

dell’enfasi… La comunicazione verbale segue regole dipendenti dal contesto nel quale avviene e

dalla posizione sociale dell’interlocutore. In contesti formalizzati ci sono regole sul diritto di

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iniziare, interrompere e concludere l’interazione. Si tratta di casi in cui gli interlocutori sono

asimmetrici. L’asimmetria può essere marcata o non. Uno degli aspetti più importanti della

comunicazione è il turno di parola, cioè l’avvicendamento dei partecipanti in una conversazione.

L’analisi conversazionale, analisi dell’interazione, mette alla luce la struttura dei rapporti sociali

all’interno dei gruppi. In contesti informali le regole dipendono dalla buona educazione.

4.6.COMUNICAZIONE DI MASSA

La comunicazione di massa raggiunge in modo rapido e simultaneo una pluralità di individui che

vivono in luoghi diversi o distanti. Comunicazioni di massa, cultura di massa e società di massa

sono difficilmente definibili. La massa è aforma, anonima, e atomizzata, passiva, manipolabile.

Eventi come fascismo, nazismo e comunismo hanno manipolato passivamente una massa aforma; il

mercato di massa è un mercato di beni standardizzati di largo consumo.

Per molti autori le società moderne sono destinate all’omologazione e all’appiattimento, ma non

tengono conto che la massa è molto differenziata e sono differenziati gli effetti che la

comunicazione esercita su di essa. Il messaggio passa attraverso varie fasi e subisce vari processi di

trasformazione.

L’influenza dei media ha molte variabilità; Lasswell dice che ci sono domande importanti per

descrivere e spiegare un atto comunicativo: chi, dice che cosa, attraverso quale canale, a chi e con

quale effetto. La comunicazione non varia solo a seconda della segmentazione del pubblico (socio-

demografico) ma anche a seconda delle reti di relazione nelle quali gli individui sono inseriti.

Katz e Lazarsfeld parlano di flusso di comunicazione a due stadi per indicare il fatto che tra

emittente e ricevente vi è un elemento intermedio costituito dalla relazioni di gruppo (opinion

leader).

Il settore di maggiori studi è quello pubblicitario, poiché esercita un’influenza importante sulle

decisioni e le scelte. Bisogni e preferenze sono in parte manipolabili e in parte non. i gusti possono

essere adattati ai prodotti solo se prima i prodotti sono stati adattati ai consumatori. La pubblicità è

una delle fonti di introito principale di molti mezzi di comunicazione di massa (giornali, riviste…).

Alcuni sostengono che la comunicazione si un bene da produrre e consumare liberamente, altri che

sia eccessiva e pericolosa per la democrazia. L’esposizione prolungata e ripetuta a scene di violenza

può veicolare modelli culturali che inducono alla violenza reale. Le ricerche non ci danno assoluta

certezza poiché i meccanismi psicologici sono complessi e oscuri.

Ci sono state due grandi rivoluzioni nella storia dei mezzi di comunicazione: passaggio alla

scrittura, la stampa e la rivoluzione tecnologica e sociale chiamata rivoluzione tematica.

L’ultima consiste nella creazione e diffusione di reti di calcolatori elettronici connessi con canali di

trasmissione e capaci di dialogare fra loro tramite linguaggio comune. Internet permette di

abbracciare una vasta rete su tutto il pianeta offrendo infinite informazioni di vario genere.

Le caratteristiche fondamentali dei nuovi media sono l’accresciuta possibilità di info, la possibilità

di riceverle e inviarle, e combinare vari tipi di messaggi usando le potenzialità di tv, pc, cell e

calcolatori. In poche parole selettività, interattività e multimedialità.

A queste si può aggiungere la virtualità, cioè la possibilità di creare mondi artificiali coi quali

entrare in rapporto e interagire. In diversi settori il telelavoro è già realtà, ma non è detto che la tele

democrazia porti effetti positivi. 14

l5.1.SOCIALIZZAZIONE E CONTROLLO SOCIALE

In tutte le società viene fatto ogni sforzo per assicurare conformità alle norme. Gli agenti del

controllo sociale e i metodi usati sono numerosi. Ci sono due processi, uno interno e uno esterno;

il primo opera attraverso la socializzazione, cioè il processo attraverso cui ogni società, per

assicurare la propria continuità, cerca di trasmettere a chi vi entra per la prima volta la sua cultura

(valori, norme, atteggiamenti, aspettative, conoscenze, linguaggi). La socializzazione primaria

avviene nei primi anni di vita del bambino per la formazione delle competenze di base, mentre

quella secondaria inizia nella scuola e mira alla formazione delle competenze specifiche necessarie

ai ruoli sociali. La persona così durante questi processi interiorizza e trasforma le norme che li

guideranno. Questo processo può fallire o essere insufficiente ed entra in azione il processo esterno

delle punizioni e delle ricompense, che sono reazioni sociali alla violazione delle norme.

5.2.CONCETTO DEVIANZA

La devianza è ogni atto o comportamento (anche solo verbale) di una persona o di un gruppo, che

viola le norme di una collettività e che va incontro a sanzione. Durkheim dice che non è l’atto

criminale che urta la coscienza comune, ma è criminale perché urta la coscienza comune. Le

risposte della collettività variano per spazio e tempo. Un comportamento deviante può esserlo in un

paese e in un altro no, e in alcune situazioni si mentre in altre no. Questo relativismo è stato studiato

da molti studiosi di scienze sociali, anche anticamente. Viene definito reato un comportamento che

viola una norma del codice penale e comporta una sanzione penale (multa, arresto, reclusione).

5.3.STUDIO DELLA DEVIANZA

Per lo studio dei reati i sociologi si basano su statistiche giudiziarie che però hanno grado di

attendibilità minore di quello delle statistiche sociali. Il numero di reati ufficiali è solo una parte di

quelli reali, il restante è il “numero oscuro”. Non basta infatti commetterlo, ma deve essere visto e

comunicato ad un organo del sistema penale. In molti paesi solo una piccola quota di chi subisce

sporge denuncia. I ricercatori ovviano a questo problema conducendo indagini periodiche per

interviste su campioni di popolazione per individuare le persone che hanno subito reati. I reati che si

possono studiare sono solo quelli di cui l’individuo ha conoscenza diretta.

5.4.TEORIE DELLA CRIMINALITA’

Esistono sei teorie per spiegare perché le persone rubano, uccidono o stuprano.

Spiegazioni biologiche: I criminali sono stati spesso considerati individui diversi dagli altri, da

teorie deterministe. Cesare Lombroso, medico e psichiatra, considerò la costituzione fisica la causa

della criminalità, attribuendo importanza alla testa. Questa teoria cadde, ma la teoria biologica fu

ripresa per riformulare nuove basi. Una di queste è la sindrome XYY, secondo cui alcune persone

hanno 47 cromosomi, al posto di 46. Se l’ultimo è dato dalla madre non succede nulla, se è dato dal

padre è probabile che queste persone commettano reati. Anche questa teoria non ha rilevato

conferme.

Teoria della tensione: Durkheim pensava che certe devianze derivassero dalla mancanza di norme

sociali che regolano e limitano i comportamenti. Merton ha ripreso questo concetto, aggiungendo

che queste nascono da una tensione fra struttura culturale e la struttura sociale. La struttura

culturale definisce le mete e i mezzi per raggiungerle, mentre la sociale consiste nella distribuzione

delle opportunità effettive per arrivare a tali mete con i mezzi.

Gli individui possono scegliere tra cinque forme di comportamento: conformità (accettazione sia

delle mete culturali che dei mezzi previsti), innovazione (si aderisce alle mete ma variano i mezzi x

es. rubare, ingannare…), ritualismo (modo di adattamento di chi abbandona le mete, ma segue i

mezzi), rinuncia (rinunciare sia ai fini che ai mezzi) e ribellione (rifiuto sia delle mete che dei

mezzi). Modo Di Adattamento Mete Culturali Mezzi Istituzionali

conformità + + 15

innovazione + -

ritualismo - +

rinuncia - -

ribellione +/- +/-

Teoria del controllo sociale: si basa su una percezione più pessimistica della natura umana in

confronto a quella della teoria della tensione. L’uomo è naturalmente più portato a violare le norme.

I controlli sociali che impediscono di violare le norme sono di vario tipo: esterni (sorveglianza degli

altri) interni indiretti (sentimenti imbarazzo, colpa…) e quelli interni indiretti (attaccamento

psicologico, emotivo agli altri e la paura di perdere la stima o l’affetto). Secondo Hirschi una

persona compie il reato quando il legame con la società è debole e arriva a spezzarsi.

Teoria della subcultura: una persona commette un reato perché si è formata una subcultura

criminale che ha valori e norme diverse da quelli della società generale. Si impara da chi è disposto

a farlo, lo sa fare e perciò ha competenza tecnica, ha valori, atteggiamenti… (fumare).

Secondo Sutherland il comportamento deviante non è ereditario o inventato, ma appreso attraverso

la comunicazione con altre persone all’interno, di solito, di piccoli gruppi. Perciò più si frequentano

luoghi in cui valgono queste norme “sbagliate”, più si diventa devianti. Chi commette qualcosa lo fa

perché legato al suo ambiente; è il gruppo il deviante e gli individui che violano queste norme del

gruppo sono considerati devianti allo stesso modo.

Teoria dell’etichettamento: per capire la devianza è necessario tener conto della violazione, della

creazione e dell’applicazione delle norme. Il reato è il prodotto tra questi fattori. Secondo questa

teoria, fra chi compie reato e gli altri non ci sono differenze dal punto di vista dei bisogni e dei

valori. Un conto è commettere un atto deviante, un altro è essere considerato deviante dalla reazione

sociale; l’individuo viene bollato, perciò guardato e trattato in maniera diversa. Lemert applica una

distinzione tra devianza primaria e secondaria. Nella prima la violazione viene vista, agli occhi di

colui che la compie, marginale e presto dimenticata. Nella seconda l’atto suscita una reazione di

condanna da parte degli altri, che la considerano deviante e il soggetto ridimensiona i

comportamenti su questa base.

Teoria della scelta razionale: i reati non sono il risultato di influenze esterne ma di un’azione

intenzionale adottata attivamente dagli individui, in quanto esseri razionali. I motivi che portano

l’atto sono gli stessi che portano un atto lecito: guadagno, potere, prestigio, piacere… Chi

trasgredisce va incontro a sanzioni da parte di esterni pubblici (sanzioni legali), esterni privati

(sanzioni informali) e interni (coscienza->sensi di colpa, vergogna…).

5.5.FORME CRIMINALITA’

La fonte principale di paura dei cittadini verso la criminalità è l’attività predatoria comune o di

strada. Si riferisce ad azioni illecite condotte con la forza o l’inganno per impadronirsi dei beni

altrui, che comportano contatto fisico diretto fra coloro che compiono l’azione e una persona o

un’oggetto. Ne fanno parte i reati compiuti di nascosto (es.taccheggio) e quelli commessi con la

violenza (es. scippo, rapina).

L’omicidio è un reato di natura diversa e può essere colposo, non voluto dall’agente che si verifica

per inegligenza, imprudenza, o doloso cioè fatto per la volontà di uccidere.

La teoria che spiega la tendenza della diminuzione dell’omicidio nei secoli è chiamata processo di

civilizzazione. Secondo questa teoria la pluralità di potere e la concorrenza aumentano insicurezza e

paura e rendono le persone pronte a difendersi dagli altri o ad attaccare per primi. Quando un potere

territoriale più forte ha il predominio i “guerrieri” cambiano. Aumenti di omicidi si verificano nei

periodi postbellici caratterizzati da disorganizzazione sociale, fattori di natura economica e

legittimazione della violenza da parte del governo.

Nel 1992 è nata Tangentopoli, l’inchiesta giudiziaria condotta dalla magistratura presso il tribunale

di milano. Questa ha portato alla luce un sistema di corruzione dei parlamentari, degli enti locali, e

di imprenditori e manager. Avvenivano finanziamenti illeciti tra partiti e arricchimento di individui.

16

I sociologi li chiamano reati dei colletti bianchi, riferiti a reati commessi da una persona

rispettabile e di elevata condizione sociale nel corso dell’attività professionale. In questa categoria

rientrano reati nell’occupazione e reati di organizzazione. I primi sono commessi da individui

durante il lavoro per ricavare vantaggio personale, i secondi sono fatti per conto di

un’organizzazione pubblica o privata. Dei reati nell’occupazione fanno parte l’appropriazione

indebita (approprazione del denaro o di una cosa altrui), la corruzione (mercanteggiamento di una

funzione), la concussione (quando un pubblico ufficiale abusa dei poteri e induce qualcuno a dargli

denaro a lui o a un'altra pax). Dei reati organizzati fanno parte le frodi di vario tipo, e quelli che

mettono a rischio salute e vita delle persone.

La criminalità organizzata è intesa come insieme di imprese che forniscono beni e servizi illeciti e

si infiltrano nelle attività economiche lecite. L’infiltrazione avviene costringendo con la forza le

imprese ad azioni che non compirebbero. Queste imprese sono polivalenti, cioè mirano a potere

politico ed economico; per agire necessitano di consistente capitale da investire nelle attività illegali

e legali. Devono disporre anche di forza “militare” cioè di gruppi di persone armate capaci e

disposte ad eliminare fisicamente i nemici.

5.6.AUTORI DI REATI E CARATTERISTICHE

I sociologi hanno studiato le caratteristiche sociodemografiche di coloro che compiono reati. Nel

passato si sosteneva che i reati erano compiuti da pax di bassa classe sociale. Nell’ultimo ventennio

invece, si sostiene che tra criminalità e classe sociale non c’è relazione. Il genere è una variabile

importante (maschile, femminile). È più probabile che un maschio violi una norma, rispetto a una

femmina. Secondo studi del 1800 i reati avvengono nell’età adulta; salgono nell’adolescenza e

calano nella vecchiaia.

5.7.DEVIANZA E SANZIONI

In ogni società vengono usate sanzioni che possono essere formali, fatte da organi specializzati, o

informali, spontanee provenienti da famiglia, amici, conoscenti… La severità delle sanzioni dipende

dalla gravità dell’atto commesso. Se una persona viola il diritto penale, commette un reato, se

invece riguarda altro si parla di illecito civile o amministrativo. Per il reato è prevista pena, per il

resto viene intaccato il patrimonio. Ci sono diversi tipi di sanzioni come la faida cioè la vendetta, il

taglione, stesso reato che si è commesso rifatto al peccatore, sanzione pecuniaria, espulsione, pene

corporali e pena capitale in seguito abrogata. Di origine recente è il carcere introdotto tra il

1700-1800. Prima era luogo di custodia di colpevoli in attesa del processo.

6.1.PREMESSA DI METODO

Nella sociologia esiste un ramo chiamato sociologia della conoscenza che studia come questa sia

influenzata dalle credenze che sono fuori dalla scienza o appunto dalle conoscenze.

6.2.SACRO E PROFANO

Tutte le società umane hanno giorni religiosi, pratiche, feste e luoghi di riti e cerimonie. La

religione è un fenomeno universale anche se non tutti sono religiosi/e. La religione è una credenza,

o un insieme di credenze, relativa all’esistenza di una realtà ultraterrena e sovrannaturale. La

credenza è un giudizio sulla realtà che si fonda su un atto di fede. Credenza è assimilato a

conoscenza anche se molto diverse. Le credenze religiose riguardano l’esistenza di una realtà aldilà

del percepibile con i sensi o con la conoscenza empirica (realtà trascendente). Il tutto viene distinto

tra una sfera del sacro e una sfera del profano, che sono collegate fra loro.

6.3.ESPERIENZA RELIGIOSA

Due esperienze tipiche della condizione umana sono l’esperienza del limite che riguarda la vita

stessa (vivere con la certezza di morire) e la parte immortale (anima, spirito…), e l’esperienza 17


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto parziale per l'esame di Sociologia generale del professor Tosi, basato su appunti personali e studio autonomo di alcuni capitoli del libro consigliato dal docente Elementi di sociologia di Arnaldo Bagnasco, Marzio Barbagli, Alessandro Cavalli . Gli argomenti trattati sono i seguenti: le ricerche su opinioni e atteggiamenti, l'idea di mutamento, la trasformazione della sfera economica: il capitalismo, i detentori del capitale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del turismo e comunità locale
SSD:
Docente: Tosi Simone
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucio&Fra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Tosi Simone.

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