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Capitolo 1 – Che cos’è la sociologia?

Ognuno di noi è un sociologo improvvisato anche senza saperlo, sulla base del proprio vissuto e del sentito dire. La sociologia è una scienza di ragionevoli certezze più affidabili del senso comune. Comte propone una soluzione gerarchica (al vertice delle scienze sociali), mentre Runciman ne propone una residuale (rientra nello studio sociologico tutto quanto è troppo contemporaneo o discorsivo per essere storia o si riferisce a comunità troppo grandi per essere antropologia, ecc.). Infine, Simmel propone una soluzione analitica o formale: al centro dell’analisi sociologica c’è l’interazione. Le forme di subordinazione, dominio, competizione, imitazione ecc. sono la grammatica e la geometria della società, quindi le forme più pure di relazione. I confini con le altre discipline sono sfumati e mutevoli nel tempo.

Le origini

Metà del XIX secolo, in Europa. La rivoluzione scientifica del ‘600 ha portato al metodo sperimentale. Alla fine del ‘700 c’è la fiducia di poter espandere tali metodi alla ricerca sull’uomo. La scienza è la via maestra per conoscenza e dominio del mondo. Smith e altri, oltre che fondatori dell’economia politica, sono anche sociologi ante litteram poiché la rivoluzione industriale solleva domande su interdipendenze dei vari gruppi coinvolti nel processo economico. L’avvento della società industriale porta alla distruzione di ciò che è naturale e organico con ciò che è artificiale e meccanico.

La rivoluzione francese (ko al potere assoluto) vede la società come oggetto di studio quando i fondamenti sono in discussione, cambiano i rapporti sociali e diventano nobili i criteri che guidano il comportamento. Padri fondatori di questo orientamento sono Spencer in Inghilterra, Durkheim in Francia e Weber, Simmel e Tönnies in Germania. Pareto in Italia.

Paradigmi scientifici

Quando c’è un consenso prevalente tra i membri delle scienze sociali, se una teoria emerge con successo è solo temporaneamente. C’è un confronto continuo.

Paradigma dell’ordine

Cosa forma l’ordine o il disordine sociale? Prima Dio o l’imperatore. Poi Hobbes sostiene che sia l’egoismo controllato con la sottomissione all’autorità coercitiva dello stato, altrimenti vi sarebbe una guerra tutti vs tutti. Smith invece teorizza la mano invisibile che regola lo scambio come elemento che tiene insieme individui e gruppi (anch’essi egoisticamente perseguono interessi diversi). Quindi lo stato e il mercato. Ma questo non è sufficiente per i primi sociologi. Nascono quindi modelli organistici di società. Comte e Spencer, ad esempio, sono a stampo evoluzionistico e vedono la società come un organismo le cui parti sono connesse tra loro da una rete di interdipendenza. È un equilibrio dinamico. Il motore del processo d’evoluzione è la competizione tra le specie, all’interno delle quali vengono selezionati i più adatti. Le sfide all’adattamento portano nuove funzioni, nuovi organismi (differenziazione e divisione del lavoro). Simmel ritiene che questo porti ad una eterogeneità e quindi all’individualizzazione tipica della modernità. La diversità approfondisce l’interdipendenza (ho bisogno di altri per il soddisfacimento dei miei bisogni). Durkheim ipotizza la solidarietà meccanica vs organica. Per Tönnies il cambiamento suscita apprensione; per lui organico è il legame permanente come la famiglia e meccanica la società moderna, in cui avviene solo lo scambio, senza dar più di ciò che si riceve.

Paradigma del conflitto

Spiegazione del mutamento sociale. Per Marx, tra i rapporti sociali sono fondamentali quelli nella sfera della produzione, i rapporti di dominio – sfruttamento quindi – quelli conflittuali per interessi antagonisti. Weber sostiene che il conflitto non si riduce alla lotta di classe; accanto alla sfera economica c’è infatti quella politica, del diritto, della religione, dell’onore/prestigio. Le sfere sono reciprocamente connesse. Il conflitto è una situazione normale e non patologica della società. Ogni assetto istituzionale è provvisoriamente stabile e produce ordine. Il conflitto porta sia nuovo ordine che mutamento, non avrà fine, al contrario di ciò che pensa Marx (niente più classi un giorno).

Paradigma della struttura

La libertà è confinata da limiti della struttura sociale. Per Marx e Durkheim, la società si antepone agli individui. Le teorie funzionalistiche evidenziano il percorso dal tutto alle parti; la teoria dei ruoli spiega il comportamento in base alla posizione in uno dei sottosistemi del sistema sociale. È la società che spiega gli individui.

Paradigma dell’azione

(nasce in Germania). La spiegazione dei fenomeni sociali avviene mediante gli atteggiamenti, le credenze, i comportamenti individuali in merito al loro significato per l’attore (Weber). Perciò i fenomeni macroscopici sono ricondotti a cause microscopici e bisogna tener conto dei motivi degli attori per spiegare le azioni individuali (comportamento orientato allo scopo che prevede una razionalistà strumentale, o conforme a scelte valutative come criterio assoluto, adottando una razionalità rispetto al valore).

A. Bagnasco, M. Barbagli, A. Cavalli – Elementi di sociologia

Se non c’è una visione unilaterale, spesso c’è una compatibilità tra i paradigmi. Le indagini empiriche non sono sempre possibili per le difficoltà misurative; quando è possibile, generalmente è limitata alle teorie di medio raggio, a situazioni precise. Alcuni casi di ricerche prevalentemente esplorative-descrittive. Dati ufficiali della statistica sociale (es. Istat) sono molto usati dai sociologi. Serendipity: effetto a sorpresa da avere nell’indagine per evitare di trovare solo ciò che si vuole (i principi di Serendip – Ceylon – famosi per la loro straordinaria osservazione). La teoria senza ricerca è vuota, la ricerca senza la teoria è cieca.

Capitolo 2 – La formazione della società moderna

Dal XVI al XIX secolo, il mutamento sociale è accelerato (sfera economica, politica, culturale e globale).

Nascita del capitalismo

Marx ha una concezione materialistica e dinamica della società. Per comprendere la società, fa un’analisi di come gli uomini soddisfano i loro bisogni e i rapporti a livelli di produzione. I detentori del capitale pongono al loro servizio il lavoro salariato. L’economia è monetaria, si cambiano anche servizi (es. forza lavoro), le mete sono i profitti, da reinserire in azienda, e l’organizzazione con applicazioni tecnologiche.

Trasformazione agricola

L’agricoltura feudale, di villaggio o indipendente, viene trasformata dal ‘600 per quella che Marx chiamerà l’espulsione dei contadini dalla terra, ovvero l’aumento di domanda di manufatti. Quindi si mettono delle recinzioni, non avere più spazi comuni equivale per molti ad essere agricoltori senza terra o ad emigrare alle città. L’Inghilterra è la prima: gli agricoltori benestanti diventano i capitalisti agrari con braccianti al seguito. A differenza dei signori feudali, nell’agricoltura moderna vi è un interesse a introdurre innovazioni per ottenere più profitti.

Trasformazioni nell’artigianato

Le corporazioni sono l’esercizio esclusivo del mestiere ai soli associati all’interno del territorio. Divieto alla concorrenza. Minuziosi regolamenti (es. non invogliare un potenziale cliente ad entrare nel negozio). Portano ad una stabilità se la domanda è limitata e prevedibile, se no si impone il principio capitalista, infrangendo le corporazioni. L’imprenditorialità: imprenditori sono innovatori che devono vincere l’ostilità dell’aristocrazia o della curia (l’accumulazione del profitto è immorale o poco dignitoso). Le innovazioni garantiscono il monopolio fin quando non si espandono, quindi la ricerca continua al meglio. Il capitalismo è una critica al lusso dell’aristocrazia (il tempo è denaro e questo va reinvestito in azienda).

Tesi dell’origine religiosa del capitalismo: i calvinisti pensano che Dio ha già deciso chi si salverà e chi no, questo porta non al fatalismo ma, per Weber, davanti all’angoscia per l’incertezza del proprio destino, i credenti cercano nel successo terreno un segnale di salvezza (con una vita attiva lontana dall’ozio e dal lusso). Criticata o no, ad ogni modo è vero che sono innovatori e molti sono appartenenti a delle minoranze (eretici, stranieri, ebrei) quindi una marginalità sociale contribuisce alla propensione all’innovazione.

Politica: nascita dello stato moderno

Dalla guerra come occupazione principale, si passa al processo di pacificazione (con giochi diplomatici), quindi il monopolio della violenza legittima (Weber), è un diritto esclusivo di usare la forza da parte del potere sovrano. Base per lo stato moderno. Città-stato lottano a lungo per preservare la loro libertà nei confronti degli stati dinastici (vedi unificazione Italia e Germania).

  • Monopolio militare: con grandi eserciti, il cuore degli stati moderni (ca. 70% del bilancio dello stato), non sono più mercenari.
  • Monopolio fiscale: grandi spese pubbliche (tra cui militari), portano a un cambiamento radicale dei meccanismi di prelievo fiscale. Lo stato pre moderno dava ad un appaltatore l’incarico di riscuotere le tasse, il di più era tutto incasso, se no, non veniva pagato. Ora c’è uno stipendio a carico dell’erario e delle norme astratte applicate teoricamente a tutti.
  • Monopolio monetario: conio della moneta è una delle prerogative più importanti.
  • Monopolio dell’amministrazione della giustizia: la vendetta privata cede il posto al potere giudiziario.

La somma di tutto ciò è la sovranità in senso moderno, esercitando legittimamente i poteri.

Nascita dello stato di diritto

È una forma di organizzazione politica in cui tutti gli organi dello stato e ogni loro atto sono vincolati al rispetto della legge. Stato basato sui ceti, precede quello moderno. Il signore periodicamente convocava i ceti, considerati l’incarnazione politica del popolo. Dopo la rivoluzione inglese, americana e francese, il popolo ottiene diritto di cittadinanza e anche quando c’è il re, questi non ha più potere assoluto. È fondamentale il principio della separazione dei poteri (i governanti possono esercitare diritti solo nei limiti della legge).

L’individualismo ha radici nel rinascimento ma poi dal ‘600 l’espansione (come si evince dal ritratto, in arte). In campo religioso ok a religiosità individuale, poi ok alla proprietà individuale, diritto ad associarsi, ad esprimere le proprie opinioni. Valori di uguaglianza e libertà alla base. Mina i valori della comunità e minaccia la fedeltà agli organi costituiti.

Il razionalismo: religioni monoteiste (distacco religione dalla magia) insieme alla cultura filosofica e giuridica greco-romana. L’uomo è concepito come un essere con la facoltà della scoperta della verità con se stesso come centro dell’orientamento del suo agire. L’occidente lo ha visto maggiormente poiché ha posto in secondo piano la religione e in primo piano la scienza.

Capitolo 3 – La trama del tessuto sociale

L’azione sociale è il primo concetto base di sociologia. Si intende un agire riferito al comportamento di altri individui e orientato in base a questo. È cruciale il riferimento al senso che l’attore dà al proprio comportamento (Weber: razionalità rispetto a scopo o valore – affettività – azioni tradizionali).

Due o più persone che orientano a vicenda le proprie azioni stabiliscono una relazione sociale, duratura o meno, orientata a fini comuni o almeno compatibili. Anche il conflitto genera relazione sociale: azioni orientate dal proposito di affermare la propria volontà contro quella altrui.

Un gruppo sociale è l’insieme di persone fra loro in interazione con continuità. Una categoria sociale o una classe sociale non sono un gruppo ma può esserne la base di formazione. Con la crescita del gruppo la comunicazione diretta passa ad essere indiretta, come ordini scritti o lettere.

La diade è un gruppo a due; se uno se ne va dal gruppo, questo scompare. Non è possibile scaricare la responsabilità sul gruppo.

La triade: funzione di mediatore esterno per disputa e conciliazione razionale. Schema tertius gaudens, il terzo approfitta della divergenza per i propri scopi, o divide et impera (zizzania). I gruppi a numero pari hanno un maggior tasso di disaccordo, evidentemente per la possibilità di sottogruppi di pari dimensioni.

I ruoli possono essere specifici (es. operaio) o generici (es. madre), a seconda del grado di comportamento attesi. Il gruppo può ancora essere totalitario se tutti i ruoli degli individui sono al suo interno (es. carcere o famiglia contadina), o segmentale (es. scuola).

Primario (affetto. Es. famiglia) o secondario (relazioni più fredde e ruoli specifici).

Norme, valori, istituzioni

Le norme sociali sono rigide regole di comportamento che ci si aspetta in determinate situazioni (leggi o norme implicite). Se non sono rispettate c’è una reazione positiva, altrimenti una sanzione. Diverse dalle norme tecniche procedurali, dove allo sbaglio non corrisponde una sanzione ma semplicemente non riesce l’azione.

I valori sono orientamenti astratti dai quali discendono le norme. Ad esempio, dal valore alla vita deriva la norma di non uccidere. Sono guide per orientare il comportamento nell’ambito consentito dalle norme. Vita, pace, libertà, uguaglianza e dignità sono valori universali.

Le istituzioni sono modelli di comportamento che in una determinata società sono dotati di cogenza normativa. Ad esempio, il tabù dell’incesto o il fidanzamento, il linguaggio o il matrimonio.

Potere e conflitto

Il potere è un’energia sociale di cui un attore dispone nel condizionare l’azione di un altro. È un fenomeno relazionale. Ad ogni rapporto di potere corrisponde un interesse all’obbedienza da parte del soggetto più debole. Il potere legittimo – autorità – ha diritto di dar ordini. Il dovere di obbedire viene considerato legittimo da entrambi gli attori. Ad esempio, un capo ufficio che vuole fattori personali non esercita più la sua autorità ma solo potere, poiché l’autorità è incanalare un potere per uno scopo utile.

Il conflitto ha luogo se si cerca di cambiare i criteri di legittimazione. Non è mai possibile una relazione completamente regolata in termini di autorità (come autorità es. del padre sul figlio in situazione x?). Il conflitto può distruggere la relazione sociale o essere funzionale al suo mantenimento.

Conflitto e identità di gruppo (ingroup vs outgroup). I soggetti acquisiscono o conservano facilmente la consapevolezza della loro identità.

  • Mantiene i confini del gruppo. Conflitto e gruppo totalitario. Es. Diade o famiglia. Richiede un forte investimento affettivo, il che limita il conflitto, ma se si innesca, porta a rancori implacabili, essendo ruoli diffusi.
  • Tra gruppi. Aumenta la coesione interna. Il nemico alle porte fa dimenticare i dissidi interni e il richiamo alla lotta induce alla collaborazione. Se però all’inizio esisteva una scarsa solidarietà, porterà alla disgregazione. Un gruppo che ha continue lotte fuori, diventerà intollerante dentro per evitare deviazioni all’unità. Possibilità di capro espiatorio.
  • Conflitto e nuove forme di relazione tra antagonisti. Come i bambini che lottano per il gioco, hanno un probabile futuro amore o amicizia. I gruppi che reprimono i conflitti probabilmente reggono nel tempo, ma se si accumulano, si disgregano perché non sono capaci di adattarsi.

Comportamento collettivo

Il comportamento collettivo è l’insieme di individui che reagiscono e interagiscono a uno stesso stimolo senza un sicuro riferimento a ruoli definiti e stabilizzati (quindi diverso dal gruppo). Esempi: moda, lettura, locali, reazioni collettive a disastri, dicerie.

  • Panico. In genere si manifesta con la fuga o l’immobilità il rischio di subire un danno, l’incertezza, la sensazione di inadeguatezza, portano alla perdita di controllo. È rafforzato da vedere reazioni simili negli altri. Comportamenti irrazionali e asociali. Tendenza egoistica ad agire vedendo gli altri come avversari (es. calpestare chi cade). Pericolo reale o anche immaginato.
  • Folla. Umori e atteggiamenti comuni. Le Bon insistette sul carattere irrazionale, in realtà anche comportamenti pacifici e gioiosi. Atteggiamenti e comportamenti solidaristici hanno una reazione circolare. La folla può essere espressiva come ad un concerto rock, nel quale si sfoga delle tensioni sociali e psicologiche con comportamenti inconsueti, oppure attiva, in cui l’attenzione e i sentimenti degli individui sono orientati verso l’esterno che diventa obiettivo di azioni in genere conflittuali o violente (es. tifosi).

Nel comportamento collettivo c’è più coinvolgimento emotivo, più fluidità nei rapporti e la sospensione dei normali comportamenti e orientamenti.

Network analysis: analisi delle reti relazionali in maglia larga o stretta (si stringe via via che l’individuo conosce persone che si conoscono tra loro). Perciò un paesino avrà individui con reti a maglia stretta. I legami tra persone nell'analisi.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher psico_appunti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero sociologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Bonino Roberto.
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