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Sunto di "Storia del pensiero politico moderno e contemporaneo"

Esempi di politica sessuale

Nel "Sexus" di Miller c'è una scena molto forte dove avviene un atto sessuale abbastanza violento. Ci sono vivide rievocazioni anche del passato del protagonista, Val, che cerca in tutti i modi di umiliare Ida, la protagonista femminile. La scena tratta dal "Sexus" è una scena molto forte dove il protagonista mette in pratica alcuni stratagemmi, come richiesta di asciugamani, che riduce Ida alle opportune parti di padrona di casa e domestica. Ida viene descritta come non ribelle o almeno che fingeva di ribellarsi, e questo è un aspetto importante: fa capire chi dei due è il padrone. Val la butta nella vasca con sé, vestita, e spoglia la sua preda. Miller ci racconta un rapporto intimo con una posizione dorsale, preceduto da un fuggevole interludio di fellatio. Il nesso del potere in questa scena è chiaramente delineato. E l'eroe dichiara la sua vittoria. Il lettore di questa scena, se maschile, ovviamente si sente forte, dominante sulla femmina debole e compiacente. Il tutto si conclude con "non una parola venne pronunciata". La scena verrà rievocata in tutto il testo, dove sarà presente sempre questo doppio standard sessuale. Anche nelle scene seguenti è lui che "le fece" fare tutto quello che voleva, definendo Ida solo per quello che è: una "piccola potta succosa". Nel testo "Balck Spring" Miller veicola un altro messaggio ancora: le femmine frigide, ovvero non compiacevoli sessualmente, devono essere percosse, anche quelle maritate. Il sistema di baratto del matrimonio (sesso in cambio di sicurezza) è così mantenuto.

In "American Dream" di Mailer il protagonista Rojack ha appena ucciso la moglie e da ora sfogo ai suoi sentimenti sodomitando con la cameriera. L’assassino ha scarsi moventi, se non quello di non riuscire a "dominare" la sua compagna e non gli resta altro che ucciderla. Dopo il divorzio infatti, anche la moglie ha avuto rapporti sodomiti con altri uomini e proprio questo fatto altera Rojack che non tollera questa sua libertà sessuale. Dopo aver ucciso la moglie entra nella camera della cameriera che intanto si stava masturbando e sostituisce la sua mano con il suo piede, inserendoglielo. Rojack valuta anche di uccidere la cameriera, per poi passare all’atto sessuale convenzionale. Ma quando cerca l’ano di Ruta, la cameriera, e questa dice che è "verboten" Rojack se ne frega. Disdegna la sua vagina per continuare a grufolare nell’orifizio adiacente. Lei si oppone, ma lui le tira i capelli. Nella mente di Rojack il fatto di sodomizzarla è anche un atto patriottico, essendo Ruta una "nazista". Ed essendo tale non merita il suo seme. Ruta alla fine realizzerà lo stereotipo maschile di sottomissione, e lo compiacerà anche facendogli i complimenti. Lo stupro anale diventa per Rojack anche qualcosa di cosmico e metafisico: parla di Demonio (l’ano), il Signore gli sorride per aver intrapreso questa sua nobile missione. La vagina di Ruta, descritta come pareti di pietra, ha rappresentato un anticipo del carcere e scegliendo il suo ano ha scelto di passare al Demonio, capendo di voler rimanere in vita (aveva valutato l’idea di confessare, ma si redime e getta il cadavere della moglie dalla finestra per occultarlo). Grazie al didietro di Ruta l’eroe ha preso la sua decisione più importante, quella di far passare l’assassinio per un incidente. "American Dream" è una esercitazione sul modo di uccidere la propria moglie e di essere sempre felici in seguito. Rojack uccidendo e sodomizzando è diventato "uomo". Il testo è un grido d’allarme di una politica sessuale in cui la diplomazia ha fallito e la guerra costituisce l’ultima risorsa di una casta dominante che si sente minacciata di morte.

In "Journal du Voleur" di Genet, romanzo autobiografico di Jean Genet, il protagonista è sia maschio che femmina. Il ruolo sessuale qui non è questione biologica ma di classe o di casta nella ierocratica società omosessuale dei romanzi di Genet. I suoi personaggi omosessuali rappresentano la migliore penetrazione contemporanea della struttura e delle credenze di tale società, ovvero la duplice distinzione tra cosa è virile e cosa è femminile. Essere maschio significa essere padrone, eroe, bruto, omosessuale attivo, mentre il travestito è schiavo, è femmina, è passivo. Genet ebbe una vita molto difficile, fece anche il prostituta-maschio a Barcellona: queste esperienze tuttavia gli permisero di capire la sua grandezza e il rispetto per se stesso. Nei suoi testi "Journal de Voleur" e "Notre-dame-des-fleurs" l’odio verso la vita viene proprio trasformato in grandezza. Ma viene anche descritta la penosa esegesi del barbaro vassallaggio degli ordini sessuali, la struttura di potere del "virile" e del "femminile" così come è rivelata da un mondo omosessuale, criminale, che mima con brutale franchezza la società borghese eterosessuale. Dopo aver analizzato l’ordine sessuale è passato a testi come "Les Negres", "Le balcon" e "Les Parventes", dove sono contenute le sue più dure critiche sulla politica sessuale. In "Le Balcon" Genet dimostra la futilità di tutte le forme di rivoluzione che conservano intatta l’unità fondamentale dello sfruttamento e dell’oppressione, quella tra i sessi, maschio e femmina, o tra tutti i loro surrogati. Per Genet se non si abbandonerà l’ideologia della virilità reale o fantasticata, se non si rinuncerà definitivamente alla supremazia del maschio per diritto di nascita, tutti i sistemi di oppressione continueranno a funzionare grazie al loro mandato logico ed emotivo nella primaria situazione umana. Bisogna per lui spezzare le tre grandi gabbie in cui siamo imprigionati: la prima è il potere potenziale delle "Grandi Figure" – ecclesiastico, giudice, guerriero; la seconda è l’onnipotenza dello stato di polizia, unico potere virtuale in una società corrotta; l’ultima è la gabbia del sesso (mito del peccato e della virtù o della colpevolezza e dell’innocenza). Il sesso è il nocciolo dei nostri guai e se non si elimineranno tutti questi sistemi oppressivi, tutti i nostri tentativi di liberazione ci riporteranno di nuovi negli stessi primordiali bordelli (come in "Le Balcon").

Teoria della politica sessuale

I tre testi esaminati fino ad ora sono esempi degni di nota per esplicare i concetti di superiorità e potere. Per passare al concetto di politica sessuale si deve prima porsi la domanda se i rapporti tra i sessi possono essere veduti sotto la luce politica. Con il termine politica non si intendono le riunioni di comitati e partiti, ma ai rapporti strutturati sul potere, agli ordinamenti per cui un gruppo di persone è dominato da un altro gruppo. L’autrice tenterà di dimostrare che il sesso è uno status con implicazioni politiche, in particolare per quelle categorie come razze, caste, classi e sessi che non sono rappresentati in una serie di strutture politiche. In America i gruppi che dominano per diritto di nascita vanno scomparendo (anni '60 - razzismo) eppure rimane uno schema antico e universale per il dominio di un gruppo, definito dalla nascita, da parte di un altro gruppo: il gruppo subordinato non dispone di mezzi adeguati per riparare i torti attraverso istituzioni politiche esistenti e gli è per conseguenza impedito di organizzarsi nella lotta e nell’opposizione politica convenzionali. Anche nello studio del sistema dei rapporti sessuali è riscontrabile, dove per diritto di nascita i maschi dominano le femmine. Con questo sistema è stata conseguita una forma ingegnosissima di "colonizzazione interna" in cui il dominio sessuale, per quanto mascherato, prevale nonostante tutto. Questo perché la nostra società è un patriarcato. Tale realtà appare subito evidente se si ricorda che ogni accesso al potere nell’ambito della società, compresa la forza coercitiva della polizia, è in mano a maschi. Il clero, l’etica, la filosofia e l’arte sono tutti di creazione maschile. Il patriarcato è una costante sociale così profondamente trincerata da filtrare in ogni altra organizzazione politica, sociale o economica, sia essa di casta o di classe, di feudalesimo o di burocrazia, anche nella religione pervade. Le femmine nella storia anche delle democrazie hanno rivestito poche o alcune cariche, mentre nell’aristocrazia, con l’importanza da essa attribuita alle proprietà magiche e dinastiche del sangue, può allora consentire alle donne di detenere il potere.

Ideologica

Hannah Arendt ha osservato che il governo è sorretto dal potere esercitato con il consenso o imposto con la violenza. La politica sessuale ottiene il consenso tramite la "socializzazione" di entrambi i sessi in forme patriarcali fondamentali in riferimento al carattere, al ruolo e allo status. La diffusa accettazione del pregiudizio della superiorità maschile, assicura a quest’ultimo uno status superiore rispetto alla femmina. Il carattere aggressivo è per esempio prerogativa maschile, come la passività tipica femminile, secondo gli stereotipi più diffusi; in termini di attività questo si traduce in cura dei bambini per le donne, interessi ed ambizioni per gli uomini. Coloro ai quali viene assegnato uno status superiore tendono ad adottare ruoli di supremazia, poiché vengono incoraggiati a sviluppare in se stessi temperamenti di dominio.

Biologica

Religione, atteggiamento popolare e anche la scienza presumono che queste distinzioni psico-sociali poggino su differenze biologiche tra i sessi, legalizzando così lo sviluppo di caratteri diversi a seconda del sesso. L’uomo è più robusto per fattori biologici, ma al contempo perché riceve più istruzione in ginnastica, una maggiore alimentazione e una dieta volta a farlo irrobustire. Eppure questa non è una classificazione adeguata per basarvi le relazioni politiche nell’ambito della civiltà. La supremazia maschile non risiede nella forza fisica, ma nell’accettazione di un sistema di valori che non è biologico. E se come sostengono alcuni antropologi, il patriarcato è endemico nella vita sociale umana, ovvero preceduto da qualche altra forma sociale pre-patriarcale, l’argomentazione della forza fisica come teoria delle origini patriarcali difficilmente è una spiegazione plausibile. Forse la scoperta della paternità ha contribuito alla sua affermazione, riducendo la funzione femminile nella procreazione e attribuendo il potere della vita al solo fallo. Questo ha forse creato il dio, o degli dei maschili, sminuendo ed eliminando le dee e costruendo una teologia i cui postulati fossero la supremazia maschile. Queste sono supposizioni che non rendono comprensibili del tutto le origini storiche del patriarcato. Bisogna ammettere infatti che molte delle distinzioni generalmente accettate hanno basi culturali e non biologiche. Non soltanto non esistono prove insufficienti sulla tesi per cui le attuali distinzioni sociali del patriarcato (status, carattere, ruolo) hanno un’origine fisica, ma difficilmente siamo in grado di valutare le differenziazioni esistenti, in quanto queste sono di natura culturale acquisita. Quella che Stoller e altri definiscono "identità-nucleo del genere" si ritiene abbia luogo nei bambini verso i 18 mesi. Studi condotti dalla California Gender Identity Center hanno scoperto che in casi di malformazioni genitali o errate assegnazioni di genere alla nascita, è più semplice cambiare sesso per un maschio adolescente, rispetto alla demolizione degli effetti prodotti dall’educazione di anni sul soggetto femminile. Stoller definisce infatti il sesso come fattore biologico, ma il genere come un fattore psicologico o culturale. Alla nascita non esiste psicosessualmente nessuna differenziazione tra i sessi. La personalità psicosessuale è per conseguenza post natale e appresa. Ogni momento della vita del bambino è un indizio sul modo con il quale egli o ella devono pensare e comportarsi per essere all’altezza o soddisfare le richieste poste loro dal genere. Il condizionamento della prima infanzia per la conservazione delle differenze fra i sessi sembra decisivo. Lionel Tiger ha cercato una spiegazione genetica al patriarcato proponendo un "istinto di legame" nei maschi che assicura il loro dominio politico e sociale della società umana, ma senza citare alcuna prova genetica. Quindi il patriarcato è semplicemente un prodotto dell’apprendimento, esercita un fortissimo dominio ideologico sul conformismo, come mai nessun altro sistema ha mai fatto prima.

Sociologica

La massima istituzione del patriarcato è la famiglia. Essa è specchio della società e legame con essa. La famiglia provvede al controllo e al conformismo là dove le autorità politiche non bastano: incoraggia i suoi membri ad adattarsi e a conformarsi, e agisce come unità nel governo dello stato patriarcale che domina i propri cittadini per il tramite dei capifamiglia. Quindi il legame tra famiglia, società e stato è interdipendente, anche nelle moderne democrazie. Nella famiglia patriarcale oltre al legame tra padri e figli (potestà), l’agnazione esclude i discendenti in linea femminile, creando un circolo vizioso. La prima formulazione della famiglia patriarcale la si deve a Henry Maine, studioso di giurisprudenza antica del 19 secolo. Nella famiglia patriarcale arcaica era l’uomo più anziano a detenere il potere (patria potestas romana). McLennon invece sostenne che la visione di Maine era solo una forma estrema di patriarcato e non universale. La prova di società matrilineari (Africa es.) smentisce la tesi di Maine. L’assunto del carattere primordiale del patriarcato è inoltre contraddetto da un gran numero di prove che portano a concludere che l’autorità patriarcale (soprattutto la patria potestà) si sia sviluppata successivamente e che l’erosione totale della condizione femminile fu graduale. Nei patriarcati moderni la condizione schiavistica delle donne, nonostante la concessione di divorzio, cittadinanza e diritto di proprietà, è ancora attiva (perdita del cognome, domicilio del marito, servigi domestici e compagnia sessuale in cambio supporto finanziario), grazie anche alla "socializzazione" messa in atto verso i giovani in primis dai genitori, poi dai coetanei, dalla scuola, dai mass media ecc. Nonostante i tentativi rivoluzionari, si torna sempre alla tradizione. Questa è una prova decisiva che il patriarcato è una forma fondamentale di tutte le società e dimostra quando siano penetranti i suoi effetti sui componenti della famiglia.

Classe

In una società nella quale la condizione sociale dipende dalle circostanze economiche sociali ed educative della classe, è possibile che certe femmine sembrino occupare una posizione più elevata di alcuni maschi. Ma non è così. Sono molti gli episodi dove la casta della virilità trionfa sulla posizione sociale delle donne ricche e anche colte. Si ritiene in genere che il patriarcato occidentale sia stato addolcito dai concetti di amore cavalleresco e romantico. In confronto al candore del machismo o del comportamento orientale, si capisce che il comportamento cavalleresco non è altro che un mezzo concesso alla femmina per salvare la faccia; la cavalleria non è altro che una tecnica per mascherare la condizione sociale della donna (es. epoca vittoriana la femmina è la coscienza del maschio che lo porta a condurre una esistenza meritevole e buona). Il concetto di amore romantico offre un mezzo di manipolazione emotiva che il maschio è libero di sfruttare, in quanto l’amore è la sola circostanza nella quale alla femmina viene perdonata l’attività sessuale. Quindi nel patriarcato ci si trova spesso davanti a contraddizioni che nascono da sole caratteristiche di classe. La classe operaia, inglobata poi in quella media, ha portato con sé l’ideale di virilità brutale, diventato poi molto influente nella nostra epoca. Uno degli effetti principali della classe nell’ambito del patriarcato è quello di porre una donna contro l’altra, in passato creando un acceso antagonismo tra prostituta e signora, e nel presente tra donna di carriera e massaia. L’una invidia all’altra la sicurezza e il prestigio, mentre l’altra invidia la libertà, le avventure e i contatti con il mondo. Infine è inoltre asseribile che la donna ha una minore questo molte donne sono conservatrici: identificano la loro stessa sopravvivenza con la prosperità di chi le sfama. La speranza di cercare per loro conto soluzioni liberatrici radicali sembra troppo remota alla maggioranza delle donne perché possano osare di contemplarla, e tale rimane fino a quando non le si rende consapevoli del problema. Anche la razza ha un gioco in tutto questo: tradizionalmente il maschio bianco è stato abituato a concedere alla femmina della sua razza uno status superiore a quello del maschio negro. Ma man mano che si smaschera l’ideologia razzista è anche vero che emerge sempre più quella patriarcale (bianca). Molti sociologi considerano rilevante una restaurazione dell’autorità maschile per sorpassare l’oppressione dei negri nella società bianca, ma così facendo non fanno altro che dare per scontati i valori patriarcali senza metterli in dubbio, e soprattutto nascondendo il vero carattere e le responsabilità dell’ingiustizia razziale.

Economica ed educativa

Uno degli effetti più efficienti del patriarcato è il dominio economico che esercita sulle femmine. Così come la loro posizione sociale è surrogata e conseguita tramite i maschi, il loro rapporto con l’economia è anch’esso tipicamente surrogato o limitato. Stessa cosa per il livello educativo, maggiore negli uomini.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia del pensiero politico moderno e contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Adamo Pietro.
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