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Storia del pensiero politico moderno e contemporaneo

Introduzione

Nell'autunno del 1967 piccoli gruppi di donne radicali hanno iniziato negli USA a discutere del problema della supremazia maschile. A quel tempo molte di queste donne facevano parte di collettivi femministi inscritti all'interno del più ampio Movimento radicale. I gruppi femministi di liberazione erano dominati dai "politicos" che attribuivano l'oppressione delle donne al potere capitalistico, ma in realtà era la stessa Sinistra che non le dava audience. Comunque nel giro di due anni il femminismo radicale si è stabilito come la più vitale e immaginativa forza all'interno del movimento di liberazione delle donne.

Il femminismo radicale rigettava le idee della Sinistra, e anche la soluzione femminista liberale di integrare le donne nella sfera pubblica. Le femministe radicali sostenevano che le donne costituissero una sex-class, che le relazioni tra i sessi dovevano essere fondate nuovamente in termini politici, e che il genere, rispetto alla classe, era la prima contraddizione. Criticavano il femminismo liberale per perseguire una uguaglianza formale attraverso il sistema razzista e di stratificazione sociale e per rifiutare la tesi che l'ineguaglianza femminile derivasse dalla sua subordinazione nella famiglia.

Le femministe radicali, infatti, sono state le prime a criticare la famiglia, il matrimonio, l'amore, la normativa eterosessuale e lo stupro. Combattevano per una accessibile e sicura contraccezione, quindi per la legislazione sull'aborto, per l'istituzione di centri per bambini e per sradicare lo sfruttamento femminile come oggetto nei media. In particolare sono state le prime a parlare di "consciousness-raising", ovvero la crescita della coscienza personale delle donne, dovevano osare di essere cattive.

Dal 1970 il movimento inizia a diventare di massa: nel settembre 1969 Betty Friedan, fondatrice del NOW (National Organization for Women, era liberale), afferma la necessità per il movimento di aggregarsi ad altre organizzazioni femministe e il 26 agosto del 1970 Now si unisce ad altri gruppi per la liberazione della donna nel Grande Sciopero delle donne per l'uguaglianza.

Declino del movimento radicale

Similarmente anche molte donne socialiste iniziano a incorporare la tematica radicale. Tuttavia nei primi anni '70 il movimento radicale inizia ad annaspare, collassando nel 1975 poiché eclissato dal femminismo culturale, nato come costola di esso e che aveva come obiettivo di creare una controcultura femminile, più che l'opposizione alla supremazia maschile. Inoltre a partire dal 1971 sembra che molte femministe avessero definito le politiche del movimento secondo il loro modo di vivere. Quindi a partire dal 1975 il movimento radicale ha cessato di esistere.

Le cause della fine del movimento non sono state solo queste, anche il governo ci si è messo di mezzo inviando degli agenti sotto copertura per promuovere la violenza da parte del movimento, per sovvertirlo. Siamo nel periodo in cui gli USA cercano di eliminare la politica razziale, il Presidente Nixon e la sua politica di Vietnamizzazione, in cui la violenza è praticamente ovunque. Inoltre il movimento sarà vittima, oltre della politica, anche delle costrizioni economiche e culturali degli anni '70. La paura di perdere il proprio posto di lavoro a causa delle speculazioni economiche ha indotto molti membri a ritornare alle proprie carriere.

Inoltre anche le lotte intestine sono state una grossa causa, che hanno portato alla nascita del movimento culturale femminista, più morbido, che voleva creare una neo-féminité, allontanandosi dalle idee radicali. Le femministe culturali affermavano infatti che le donne fossero meno belligeranti, che avessero in sé l'attenzione materna e sessualmente meno motivate rispetto agli uomini. Così facendo per le femministe radicali non facevano altro che incitare il patriarcato. Ovviamente tutto ha contribuito alla caduta del radicalismo, ma è stato anche esso stesso a non chiarire le sue posizioni, anche in ambito politico, specialmente con la Sinistra.

Il femminismo radicale e la sua evoluzione

Le femministe radicali, dopo aver capito che era il genere l'argomento su cui dovevano concentrarsi, organizzarono il movimento in modo da persuadere le donne che era proprio il genere stesso a unirle, piuttosto che la classe o la razza. Parlavano di una grande sorellanza fra tutte. Ma quando entrarono nel movimento sia le operaie, sia le lesbiche, il movimento si arrestò, si divide proprio per categorie sociali, piuttosto che unirsi sotto il genere. Così il movimento culturale femminile ne approfittò proprio perché, nel 1973, sembrava offrire una scappatoia al debilitante discorso della differenza.

Anche il femminismo liberale approfittò della dissoluzione del movimento radicale e attecchì di più in quanto aveva obbiettivi più facilmente raggiungibili, non meno realistici comunque, rispetto al progetto radicale femminista di ricostruire la vita privata e pubblica delle donne. Per capire il femminismo radicale è utile relazionarlo alle prime lotte femministe e radicali degli anni '60. I primi attivisti di sinistra, dei diritti civili, femministi e omosessuali degli anni '50 hanno certamente aiutato a creare un clima in cui le ingiustizie potevano essere cambiate, ma non avevano un obiettivo politico in comune con gli attivisti radicali.

Così il radicalismo degli anni '60 è cresciuto, dando vita anche al femminismo legato al movimento. Ma nel movimento radicale femminista stesso gli attriti tra la prima e la seconda ondata di femministe ha creato una cesura che ha portato alla separazione e alla fondazione del femminismo radicale americano ad accostarsi al NWP (National Women’s Party). Le femministe radicali contattarono Alice Paul, la fondatrice del movimento, per chiederle un supporto sulla tematica del suffragio (le radicali dicevano che questa tematica era stata troppo affrontata dalla prima ondata, e che ora la seconda ne doveva dichiarare la morte). Ma per il NWP il suffragio costituiva un punto di rottura non da poco nella lotta per l'uguaglianza femminile. Ma le attiviste cresciute nel movimento dei diritti civili e nella nuova Sinistra non volevano più l'uguaglianza, ma la liberazione.

La prima ondata in pratica voleva un'uguaglianza sessuale che avrebbe giovato alla società grazie alla pacifica forma femminile contrapposta all'aggressiva maschile. Inoltre condannavano il divorzio perché avrebbe lasciato donne e bambini non protetti e si opponevano alla contraccezione artificiale che avrebbe reso tutte le donne delle prostitute. Al contrario le femministe radicali proponevano il diritto femminile al piacere sessuale, quindi l'autocoscienza femminile. La stessa lotta si attuò anche contro le femministe liberali che lottavano contro l'esclusione femminile dalla sfera pubblica. Per le radicali era invece più importante focalizzarsi sulla politica del sesso nella vita personale.

Radicalismo degli anni '60

Il radicalismo degli anni '60 era quindi meno interessato a riformare la società, più a sviluppare alternative alla gerarchia e a centralizzare il potere decisionale. Si proponevano di creare una democrazia a partecipazione individuale, ma in questa democrazia le donne non trovarono posto, per questo si staccò la costola femminista.

Prologo: la ricomparsa della questione femminile

Prima di esplorare i modi in cui il movimento per i diritti civili e la nuova sinistra abbiano aiutato la nascita della seconda ondata di femminismo, bisogna prima parlare della Student Nonviolent Coordinating Committee (SNCC) e della Student for a Democratic Society (SDS), i due gruppi che hanno generato il movimento radicale femminile.

La SNCC è stata fondata nel 1960 da studenti neri che organizzavano vari sit-in in tutto il sud degli USA. Fu promotrice della campagna di registrazione elettorale del 1964. Come altri movimenti dell'epoca anche la SNCC non praticava alcun tipo di violenza. L'organizzazione aveva molto in comune con la SDS: erano tutti giovani e la loro politica era più espressiva che strategica. La SNCC ha sfidato più volte il potere sudista, combatteva per la creazione di una leadership locale. A fine anni '60 il movimento si spense, ma per tutta la decade fu maggiormente innovativo del movimento di liberazione dei neri, divenendo il primo gruppo per i diritti civili ad opporsi alla guerra in Vietnam.

La SDS nasce anch'essa nel 1960 e aveva come obiettivo una democrazia partecipata. Il suo collegamento con la LID (League for Industrial Democracy) promosse una ideologia basata sulla aberrazione del capitalismo, che crea meccanismi di dominazione culturale e psicologica su ogni persona. Dal 1964 al 1965 la SDS cercò di alimentare un movimento interrazziale dei poveri e nel 1965 volse il suo sguardo verso la guerra, organizzando in aprile la prima dimostrazione nazionale contro la guerra in Vietnam.

A partire dal 1965 alcuni componenti della SDS hanno iniziato a vedere nel liberalismo un problema. Ma era più semplice identificare le deficienze del liberalismo piuttosto che costruire un genuino radicalismo americano. Dal 1964 la SDS cresce a dismisura e fino alla sua dissoluzione nel 1969 si incastrò radicalmente nella società americana.

Relazione tra la liberazione della donna e i movimenti sociali degli anni '60

La relazione tra la liberazione della donna e i movimenti per i cambiamenti sociali degli anni '60 è complicata e paradossale, entrambe le nuove Sinistre e il movimento per i diritti civili erano dominati dagli uomini che erano perlopiù disinteressati al cambiamento dell'ineguaglianza sessuale. È questo il maggior abisso tra la vecchia e la nuova sinistra americana, le donne infatti nel partito comunista non avevano nessuna ragione di rivoltarsi perché il partito stesso le trattava bene.

Nonostante il sessismo della nuova sinistra e il movimento per i diritti civili essi avevano dato alle donne bianche l'opportunità di sviluppare le loro capacità e di rompere con i tradizionali ruoli, acquisendo anche capacità politica. Ma il pericolo del lavoro dei diritti civili e la tradizione persistente della cavalleria ha confinato le donne bianche negli uffici e nelle scuole pubbliche: questo le ha rese cieche rispetto al sessismo del movimento.

Tuttavia l'attivismo femminile in questo contesto le ha comunque rese più potenti e le ha anche rese capaci di riconoscere l'ipocrisia della retorica dell'uguaglianza del movimento rispetto alla reale subordinazione femminile all'interno di esso. Inoltre le attiviste bianche cominciarono a contestare le nozioni di femminilità ricevute nel momento in cui incontrarono giovani donne nere nel SNCC e donne più anziane nella comunità nera che assumevano ruoli di organizzazione e leadership al pari degli uomini.

Più tardi le radicali trovarono un modello nelle donne vietnamite e cubane che ricoprivano ruoli cruciali nelle rispettive lotte di liberazione nazionale. Mentre gli uomini compivano sforzi per cambiare la società attraverso l'ERAP (Economic Research and Action Project, facente parte dell'SDS), arrivarono spesso alla competizione, mentre le donne, che in essa incontrarono modelli femminili positivi e divennero esperte organizzatrici, fecero notevoli passi avanti nell'organizzazione femminile, specialmente nel welfare per le madri, questo perché rispetto agli uomini le donne sentivano più i problemi della comunità.

Ma mentre le donne dell'ERAP sviluppavano le loro capacità e la loro autostima, i loro risultati non erano prontamente riconosciuti dai loro compagni maschi. La nuova sinistra ha contribuito allo sviluppo della coscienza femminile anche in un altro modo: mentre nella nuova sinistra mancava la consapevolezza della vecchia sinistra sulla "questione femminile", il suo rigetto della visione ristretta della politica della vecchia sinistra ha incoraggiato le attiviste a definire preoccupazioni personali come problemi politici.

Espandendo il discorso politico e includendo le relazioni personali, i nuovi attivisti di sinistra hanno spianato la strada alle femministe per criticare il matrimonio, la famiglia e la sessualità. Rispetto infatti alla vecchia sinistra che richiedeva la subordinazione dei bisogni personali alla lotta, la nuova sinistra ha incoraggiato le persone a cercare la realizzazione attraverso il movimento. Paradossalmente il movimento però ha iniziato a diventare un posto sempre meno accogliente per le donne.

Freedom Summer e le dinamiche sessuali

Alla Freedom Summer del 1964 le donne videro la loro influenza svanire: gli organizzatori della manifestazione credevano infatti che il coinvolgimento di un ampio numero di bianchi avrebbe attirato l'interesse dei media e quindi avrebbe obbligato il governo federale a intervenire nella battaglia contro la segregazione. Questo segnò la fine della comunità interrazziale nella SNCC. Un'ulteriore causa della sua dissoluzione fu il coinvolgimento sessuale tra uomini neri e donne bianche che i membri bianchi della SNCC non vedevano di buon occhio. La situazione sessuale in cui si ritrovavano le donne bianche le sfavoriva in ogni caso, se accettava le avance da un nero rischiava di essere ridicolizzata, se non le accettava poteva subire accuse di razzismo.

Di fatto gli uomini neri usarono le donne bianche per affermare la loro virilità, mentre le donne bianche li usarono per affermare il loro liberalismo o per "espiare la loro colpa". Quindi durante la Freedom Summer gli uomini furono molto duri con le donne che compresero l'ostilità nei loro confronti. Inoltre mentre le donne bianche venivano oggettivate sessualmente dal movimento, le donne nere venivano viste come asessuate. Tuttavia con l'ascesa del Black Power dal 1966, le donne nere non ebbero più interesse nella questione sull'ineguaglianza sessuale un altro fattore fece capire alle donne bianche di aver perso terreno nella SNCC.

Il numero crescente di membri nella SNCC ha portato l'organizzazione ad assumere una struttura sempre più gerarchizzata: i leader cercarono di riportare la politica al centro delle discussioni, cercando di estromettere i membri, in particolare donne, che diffondevano idee personali o apolitiche. Anche la SDS seguì lo stesso percorso: l'alto numero di membri, cresciuti dopo la marcia contro la guerra nell'aprile del '65, non portò la leadership ad essere ansiosa di discutere dell'esistenza della discriminazione sessuale nell'organizzazione.

Anche se alcuni uomini della SDS risposero favorevolmente alla questione dei ruoli sessuali, i veterani non approvarono la tendenza tipica della nuova sinistra di dissolvere la barriera tra il personale e il politico. Quando le donne formarono il primo workshop, molti uomini parteciparono, ma molte di esse rimasero frustrate dal comportamento maschile che preferirono ritirarsi per incontrare solo altre donne. La questione dei "sex roles" rimase cruciale anche negli anni a venire.

Sviluppi nel movimento americano tra il 1965 e il 1967

Necessaria è però una deviazione: tra il dicembre '65 e il giugno '67 il panorama politico americano cambiò irrevocabilmente. Il razzismo bianco, l'indifferenza del governo per esso nei territori del sud, la dissoluzione della comunità interrazziale, portarono molti giovani ragazzi di colore a combattere solo per il potere nero. I bianchi furono estromessi dal movimento dei diritti civili e anche dalle comunità nere, organizzate ora grazie a attivisti neri.

Anche il collasso dell'ERAP fu un duro colpo che forzò i bianchi a riconcettualizzare il loro ruolo nel Movimento. Da metà '66 fino alla fine del '67 la nuova sinistra rispose alla sfida del potere nero concentrando i propri sforzi su una selezionata resistenza e sulle organizzazioni studentesche. In questa questione le donne furono solo delle compagne in aiuto agli uomini del movimento, quindi parzialmente partecipi (il più popolare slogan di queste donne era "Girls say yes to guys who say no!").

Alla fine del '66, inizio '67, alcune donne provarono a sfidare quell'atteggiamento verso di loro che le impediva di partecipare alla resistenza. Venne organizzata la conferenza "We Won't Go", ma che alla fine non portò a nulla. Nell'autunno del '66 la SDS prima rivoltò nuovamente il suo sguardo verso i campus, per poi abbandonare la causa studentesca poiché riteneva incapaci gli studenti, troppo privilegiati, a impegnarsi in un cambiamento radicale.

Comunque fu sfidata a inizio 1967 da numerosi leader della SDS che abbracciarono quella che è stata chiamata "new working class theory". Sostenevano che le persone con lavori tecnici, clericali e professionali costituissero il nuovo settore della classe lavoratrice meglio educata della tradizionale, ma non per questo sempre meno classe lavoratrice. In accordo con questa logica gli studenti non facevano parte della classe media privilegiata ma erano tirocinanti della nuova classe lavoratrice e questo poteva essere considerato un radicale sforzo di cambiamento sociale.

A fine '67 però molti della nuova sinistra rigettarono questa nuova teoria e ribadirono che gli studenti erano una elite. Ci sono altre ragioni che hanno portato al rigetto della new working class theory: prima di tutto era diventato abbastanza chiaro dal '67 che il potere nero coinvolgesse non solo il diritto all'autodeterminazione, ma anche il loro diritto a guidare tutto il movimento. I militanti neri infatti credevano di possedere l'autorità morale per dirigerlo.

A fine '67 molti radicali bianchi erano d'accordo che la leadership del movimento appartenesse a mani nere. La loro disponibilità ad accettare una leadership nera non era del tutto slegata dalle rivolte estive di Newark e Detroit. I radicali bianchi e neri esagerarono il significato politico delle rivolte. In contrasto a queste guerriglie urbane gli studenti sembravano irrimediabilmente riformisti. Ma la sinistra bianca era ormai del tutto impotente. Molti infatti la accusavano di dare troppa importanza all'oppressione della classe media studentesca.

Mentre la guerra del Vietnam si intensificava, i ghetti bruciavano e il governo si impegnava in una campagna contro i militanti neri, i radicali bianchi trovarono irresistibile...

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia del pensiero politico moderno e contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Adamo Pietro.
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