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I nuovi mondi

Il XV secolo fu un periodo di gigantesche trasformazioni negli equilibri mondiali. Uno degli eventi più importanti nella storia di questo periodo fu la caduta dell'impero Bizantino. L'intraprendenza dei genovesi e dei veneziani aveva sottratto a Costantinopoli gran parte delle sue fonti di ricchezza. Su Costantinopoli ormai in rovina si abbatté un nemico potente: si trattava dei turchi ottomani. Sembrava che nulla potesse fermare l'influenza ottomana e che il destino di Costantinopoli fosse ormai segnato, ma la penetrazione ottomana in occidente fu bloccata dalla nascita di un grande impero orientale. L'artefice di questa impresa fu Tamerlano, che guidò il suo popolo alla conquista di un enorme impero. Lo scontro decisivo tra le armate di Tamerlano e quelle ottomane avvenne ad Ankara nel 1402: gli ottomani subirono una vera e propria disfatta e il loro dominio si disgregò rapidamente. Ma alla morte di Tamerlano l'impero da lui edificato si sfascio.

Gli ottomani, approfittando di questa inaspettata circostanza, riedificarono la loro potenza. Il timore si diffuse alla corte Bizantina e l'imperatore cercò di correre ai ripari. L'ultima speranza di salvezza stava nell'aiuto dei cristiani d'occidente, ma l'unica merce che egli poteva barattare in cambio dell'aiuto militare era la sottomissione della chiesa di Costantinopoli al papa di Roma. Questo però non servì a salvare Costantinopoli in quanto le potenze europee non attraversavano momenti felici. Così sia nel 1444 che nel 1453 le forze ottomane attaccarono la capitale dell'impero Bizantino: la città così cadde, gli abitanti furono massacrati e Costantinopoli fu chiamata anche Istanbul e divenne la base sulla quale gli ottomani costruirono la loro potenza marittima. Scomparve così l'impero Bizantino mentre si consolidava l'impero ottomano.

Lo sbarramento ai traffici tra oriente e occidente frapposto dall'impero ottomano spinse gli europei a cercare nuove vie di comunicazione. Si trattava, anzitutto, di verificare la possibilità di circumnavigare l'Africa e di raggiungere l'oceano indiano e di lì l'Asia. La nave delle grandi scoperte fu la caravella portoghese, che segnò un progresso enorme rispetto alle grandi pesanti imbarcazioni precedenti. Tutto questo però va ricondotto nelle condizioni politiche e necessità economiche delle grandi monarchie. La formazione delle grandi monarchie nazionali si era accompagnata alla costituzione di eserciti di massa, di un'amministrazione complessa e articolata e di una politica edilizia di prestigio: tutte esigenze vitali, che non potevano essere soddisfatte dal normale prelievo fiscale. Si imponeva così la necessità di procurarsi in altro modo le ricchezze indispensabili al mantenimento di un'organizzazione statale e di forze armate efficienti. L'era delle grandi scoperte geografiche fu aperta dalla più importante di tutte, quella dell'America, ad opera di Colombo.

Egli manifestò l'idea di raggiungere l'oriente navigando verso occidente, incontro all'inizio una fortissima resistenza, il suo progetto fu respinto dal re del Portogallo che lo ritenne non sufficientemente fondato. Colombo decise allora di trasferirsi in Spagna, qui dopo anni di tentativi ottenne dalla regina Isabella di Castiglia la tanto sospirata approvazione. La spedizione comprendeva 3 caravelle: la Santa Maria, la Pinta e la Nina. Dopo molte difficoltà Colombo avvistò finalmente terra il 12 ottobre 1492, così quando ritornò a Palos Colombo fu accolto con grandissimo onore.

Trascorsero appena pochi mesi e Colombo ripartì al comando di una colossale spedizione; furono esplorate le Antille ma non si trovarono le enormi ricchezze di cui si cominciava a favoleggiare. Infatti i monarchi europei si aspettavano unicamente che le somme investite nelle spedizioni dessero buoni frutti. Così proprio per questo Colombo dovette faticare molto prima di ottenere il comando di una nuova spedizione, questa volta Colombo portò oro e perle in quantità ma intanto la situazione a Santo Domingo precipitava e alla corte spagnola giungevano voci allarmanti sui disordini e violenze seminate dalla cattiva amministrazione di Colombo.

L'inviato della corte, presa conoscenza dell'atrocità di cui veniva incolpato l'ammiraglio, lo incarcerò e lo spedì in catene in Spagna. Disperato, per intervento della regina Colombo riuscì ancora una volta ad ottenere il comando di un piccolo convoglio, ma dopo quest'ultima spedizione Colombo tornò in Spagna dove però la regina Isabella, unica sua protettrice, era morta e la nuova situazione a corte era ostile al navigatore genovese. Cristoforo Colombo morì il 20 maggio 1506 dimenticato da tutti.

Al ritorno di Colombo dal suo primo viaggio, la Spagna si affrettò a ottenere dal papa Alessandro VI il riconoscimento dei propri diritti su tutte le terre d'occidente. Questo riconoscimento provocò la pronta reazione del Portogallo che si vedeva preclusa i mari d'occidente così nel 1494 Spagna e Portogallo firmarono pertanto il trattato di Tordesillas, che regolava le rispettive sfere di espansione.

I viaggi di Colombo furono seguiti da altri viaggi e da altre scoperte: Vasco da Gama doppiò il Capo di Buona Speranza e la sua avventura aprì la strada alla colonizzazione portoghese dell'Africa, dell'India, della Cina. Al fiorentino Amerigo Vespucci toccò il compito di esplorare le coste meridionali del nuovo mondo e di rilevare che Colombo non aveva scoperto la via più breve per le Indie ma un nuovo, gigantesco continente.

Alcune tra le civiltà locali della popolazione dell'America centrale e meridionale erano gli aztechi, una popolazione nomade che percorreva le pianure semidesertiche del Messico. Nel 1428 iniziò la loro inarrestabile ascesa che li portò a sottomettere una per una le comunità della regione e organizzare un vasto impero che si estendeva su quasi tutto il Messico. L'impero azteco era dominato da un potere centrale molto forte impersonato dal re. Le cariche civili e religiose erano riservate alla nobiltà mentre i mercanti e gli artigiani rappresentavano un ceto intermedio di privilegiati. Alla base di questa piramide sociale, i servi e gli schiavi.

La civiltà maya era una delle più antiche del nuovo mondo. I maya erano organizzati in una miriade di città stato dotate di completa autonomia. Non si trattava però di veri e propri centri urbani abitati da una popolazione stabile, ma piuttosto di luoghi culturali, dove avevano sede i templi e le abitazioni del clero, la popolazione viveva nelle campagne circostanti. Il capo delle città era il sommo sacerdote che deteneva anche i poteri politici e giudiziari. Il clero era affiancato da un potente ceto nobiliare che aveva il privilegio della proprietà privata della terra. La massa della popolazione coltivava i campi in comune ed era sottoposta a gravose prestazioni di lavoro.

Gli Incas invece fondarono uno degli imperi più vasti dell'epoca pre-colombiana. Un territorio tanto sterminato era controllato per mezzo di un esercito agguerrito, da una struttura amministrativa efficiente, da una rete stradale ben organizzata. Gli incas erano soliti trasferire le comunità sottomesse in luoghi lontani e assegnare le loro terre a tribù fedeli. L'impero era suddiviso in circoscrizioni rette da governatori; il re delle popolazioni sottomesse venivano mantenuti al loro posto con compiti di amministrazione locale. Il capo supremo della civiltà degli incas era l'imperatore: in lui si sommano poteri religiosi, politici e militari.

Queste antiche civiltà, dopo aver conosciuto gli esploratori, conobbero i conquistatori. In Messico sbarcò una spedizione di spagnoli guidata da Fernando Cortes che entrò in profondità nel paese e conquistò la capitale catturando l'imperatore che fu giustiziato. Il massacro sistematico dei principi aztechi, le feroci ritorsioni, il bombardamento della capitale seminò negli indigeni il terrore e con esso la convinzione che gli spagnoli non potevano essere sconfitti. Cortes fu nominato dal re di Spagna Carlos V imperatore della nuova Spagna. Il nuovo mondo era anche un'occasione unica per far fortuna, per raggiungere dal nulla gloria e potenza.

Il motivo per cui migliaia di uomini riuscirono in pochi anni a sottomettere milioni di indigeni è senza dubbio che come i portoghesi e gli spagnoli potevano contare sull'armamento decisamente superiore. Tuttavia, la superiorità militare non basta a spiegare il successo dei conquistatori. Infatti, a favore di questi ultimi giocarono anche alcune circostanze politiche particolarmente propizie. Le popolazioni sottomesse dagli aztechi e dai maya decisero infatti ben presto di sottrarsi al vecchio giogo e passarono dalla parte dei nuovi potenti padroni.

I conquistatori portoghesi e spagnoli insediatisi nelle americhe trasferirono inevitabilmente forme di organizzazione politica e sociale che avevano molto in comune con il sistema feudale. Il re del Portogallo divise i territori brasiliani in capitanie affidate ad altrettanti responsabili cui spettava il compito di amministrare e difendere il proprio territorio. Simile alla capitania portoghese fu la encomendia spagnola. L'encomendia presentava, esasperata, alcuni aspetti originari del feudalesimo; l'encomendero poteva infatti richiedere agli indigeni prestazioni di lavoro illimitate.

Il paese che si impegnò di più nella conquista dello sfruttamento dei territori americani fu la Spagna, mentre il Portogallo concentrò le proprie forze soprattutto nella colonizzazione dell'oriente. Il Portogallo non procedette all'emissione di enormi territori che non avrebbero mai potuto controllare efficacemente; costruì invece un'importante sistema di fortezze e di basi navali. Pertanto nell'oceano indiano, i portoghesi entrarono inevitabilmente in contrasto con gli arabi dell'Egitto, che da tempo dominavano i traffici su quei mari. Ne nacque una guerra che culminò nel 1509 con la vittoria dei portoghesi grazie alla loro soverchiante potenza di fuoco delle loro navi.

Il fatto più nuovo delle scoperte, sul piano delle realtà umane e sociali, è per gli europei l'apparizione del selvaggio. L'atteggiamento degli europei nei confronti delle popolazioni americane fu caratterizzato fin dall'inizio da un totale rifiuto. Non mancavano tuttavia voci discordi. La più nobile di tutte è quella di Bartolomè de Las Casas che, a contatto con le atrocità della dominazione spagnola, decise di farsi frate e di dedicare la propria vita alla causa degli Indios, denunciando e accusando i metodi dei conquistadores. Un altro problema fu quello del recupero delle popolazioni e della loro conversione al cristianesimo. La religione cattolica era inoltre diversissima dai culti locali a carattere prevalentemente magico. I rimedi furono drastici: migliaia di indios furono battezzati a viva forza sotto la minaccia della prigione o della tortura.

In questa secolare opera di evangelizzazione vanno tuttavia distinte due fasi: nella prima, caratterizzata dall'attività degli ordini francescano e domenicano, emerse la preoccupazione di collegare in qualche modo l'emancipazione spirituale delle masse indigene alla tutela delle loro condizioni materiali; nella seconda, contrassegnata dall'attività del clero secolare, venne in luce un'avidità e una crudeltà che non avevano nulla da invidiare a quella degli stessi conquistatori.

Economia e società nel '500

Il secolo che iniziò all'indomani della scoperta dell'America portò grandi trasformazioni nella storia d'Europa. Il dato più significativo della storia economica e sociale di questo periodo fu un vistoso aumento della popolazione. La crescita demografica fu risentita in misura particolarmente notevole nelle città, interessate anche da un movimento migratorio dalle campagne. La popolazione aumentava, ma la durata della vita, malgrado lievi miglioramenti rispetto alla situazione di età medievale, restava a livelli bassissimi, a causa soprattutto dell'elevata mortalità infantile.

Le cause dell'aumento della popolazione sono alquanto oscure ma non lo sono però gli effetti. Il più evidente è l'aumento del costo della vita: gli storici moderni lo hanno definito come una rivoluzione dei prezzi. La rivoluzione dei prezzi viene piuttosto spiegata con l'aumento della popolazione: il nesso fra l’aumento della popolazione e l’aumento dei prezzi emerge con chiarezza da una circostanza: le più alte impennate furono registrate dai prezzi dei generi alimentari, e soprattutto dei cereali che venivano maggiormente richiesti da una popolazione in continuo crescita. Ne derivò un vasto processo di riconversione delle colture, una cerealizzazione dell'agricoltura che riguardò tutte le regioni europee.

L'aumento dei prezzi dei generi alimentari dipendeva dal fatto che la produzione di questi generi non teneva il passo con l'aumento della popolazione. Così, con molti sforzi, ci fu un aumento delle risorse, ma questo non fu dovuto a un miglioramento delle rese agricole bensì ad un'estensione degli spazi coltivati, a progressi considerevoli nel settore dell'irrigazione. La cresciuta richiesta di generi alimentari determinò un aumento dei profitti derivanti dall'agricoltura e l'aumento degli investimenti agricoli da parte dei detentori di capitali.

Un'altra conseguenza dell'aumento della popolazione fu la diminuzione del potere d'acquisto dei lavoratori. In verità, i salari medi dei lavoratori aumentavano in misura considerevole ma i prezzi aumentavano più dei salari, così che il livello di vita delle classi lavoratrici fu duramente colpito. In campo industriale il '500 non registrò alcun cambiamento significativo nel settore fondamentale, quello dell'energia. La produzione industriale di questa epoca continuava a utilizzare le tradizionali fonti di energia: quella umana, quella animale, l'acqua, il vento e il legno.

L'aumento dei prezzi danneggiò i salariati e tutte le categorie a reddito fisso, ma arricchì le categorie che operavano dinamicamente nel tessuto economico. È questa l'epoca in cui si affermano i banchieri-mercanti-industriali, che uniscono le speculazioni finanziarie alle attività commerciali e industriali. Si nota così una più accentuata tendenza all'investimento di forti capitali in attività produttive e alla loro circolazione internazionale.

Un'altra caratteristica del periodo è il coinvolgimento dei governi nei grandi traffici internazionali. I regni maggiormente impegnati nella conquista coloniale organizzarono uno stretto controllo sul commercio oceanico. Siviglia e Lisbona rappresentano due città che dovettero la loro fortuna a una scelta governativa. Un altro segno della più forte dimensione internazionale degli scambi è la diffusione delle borse. La borsa era il luogo di incontro fisso di banchieri, mercanti, agenti di cambio dove si trattava insieme operazioni sulle merci, cambi, partecipazioni, assicurazioni marittime.

La riforma protestante

Più il potere materiale della Chiesa aumentava, più si diffondeva tra i credenti la certezza che essa fosse irrimediabilmente lontana dalla chiesa delle origini, politicamente debole ma moralmente pura. Questo mito della purezza del cristianesimo antico divenne come una metà da raggiungere, un ideale da tradurre in realtà. I mali della Chiesa, che erano sempre sotto gli occhi della gente, il concubinato degli ecclesiastici, la simonia (cioè la vendita delle cariche ecclesiastiche), il mancato rispetto dell'obbligo della residenza dei vescovi, abati e curati nel luogo dell'ufficio.

Un problema particolarmente scottante è quello delle indulgenze. Con il termine indulgenza, si indicava la remissione delle pene che venivano inflitte dalla chiesa ai fedeli in conseguenza del perdono dei loro peccati: la confessione dei peccati e l'assoluzione erano infatti nulle se non accompagnate dall'espiazione. Verso il 1500 era enormemente diffusa la pratica dell'acquisto dell’indulgenza dietro versamento di somme di denaro. La pratica diffondeva tra i fedeli il ritratto di una chiesa dedicata prevalentemente al commercio delle indulgenze, e che amministrava il perdono e la penitenza unicamente per rimpinguare le proprie finanze.

Il monaco agostiniano Martin Lutero affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg un documento contenente 95 tesi contro le indulgenze. La chiesa - sosteneva Lutero - non può vincolare le decisioni divine; se Dio ha imposto un castigo solo lui può condonarlo. Il problema della salvezza era stato ossessivamente presente in tutta la formazione di Lutero. Egli era giunto a una visione radicalmente pessimistica dell'uomo: la natura umana è irrimediabilmente contaminata dal peccato originale e nulla gli uomini potevano fare se non abbandonarsi alla giustizia ed alla misericordia divina.

Secondo la visione di Lutero, bisognava svalutare innanzitutto il ruolo dei sacerdoti quali intermediari necessari tra Dio e i fedeli; infatti secondo lui esisteva un sacerdozio universale dei credenti: tutti credenti erano sacerdoti perché tutti avevano ricevuto il battesimo. Per Lutero, il papa stesso era un'istituzione esclusivamente umana, una potenza terrena, come le monarchie e l’impero, e l'intera cristianità non aveva altro capo che Cristo. Di fronte al carattere dirompente delle critiche di Lutero, la reazione papale era inevitabile e si manifestò con la bolla del pontefice Leone X che condannava le idee del monaco agostiniano, ordinava che i suoi scritti fossero gettati al rogo, e gli lasciava due mesi di tempo per abiurare. Lutero bruciò in pubblico la bolla papale manifestando apertamente la volontà di una rottura definitiva. Decisivo per Lutero fu l’appoggio dell’elettore di Sassonia, Federico il Savio, che lo con... (il testo originale si interrompe qui)

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof D'Avenia Fabrizio.
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