Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

come i collegamenti telefonici tra villa delle Orsoline, villa Feltrinelli e il mondo esterno erano

tenuti sotto controllo da una centralina delle SS.

Il morale del Duce era bassissimo, la visione immobile del lago accresceva la malinconia e la

sensazione di impotenza. Dal punto di vista fisico, era smagrito. Dava l’impressione di un uomo

svuotato, senza punti di riferimento; l’unica cosa che lo rendeva felice erano le chiacchierate con

Claretta e la lettura dei giornali.

L’ufficio del Duce fu sistemato a villa delle Orsoline di Gargnano, mentre i familiari furono

sistemati a villa Feltrinelli. Di chi si poteva fidare? Il fratello era morto; i gerarchi rimasti al suo

fianco erano di scarsissima qualità sia morale che pratica. Costituite le basi ideologiche della

Repubblica ora bisognava creare il suo esercito. A chi affidare l’esercito della Repubblica? A

Farinacci? Un esaltato sempre invidioso del Duce e di scarsissima intelligenza e dignità morale o a

Preziosi, ancor peggio – se possibile – di Farinacci?

La scelta cadde su Graziani, l’uomo che usò i gas in Etiopia, ora era al vertici della R.S.I.,

nonostante fosse pure tra le persone più odiate da Mussolini (aveva pensato anche di farlo fucilare

per tradimento). Infatti il Duce riteneva il Maresciallo un codardo e un vile, l’unico responsabile del

crollo in Cirenaica; ma ora i tempi erano cambiati e in uno scenario desolante uomini come questi

erano ritenuti addirittura indispensabili.

In ultimo il governo. Tra le persone di “spicco” Mussolini scelse gente come Guido Buffarini Guidi,

Francesco Barracu, Fernando Mezzasoma. Questi erano gli uomini che avrebbe dovuto far rinascere

il Fascismo e farlo ritornare alle origini.

Ovviamente questo governo era del tutto formale; infatti le decisioni più importanti erano rimandate

ai nazisti come la censura e il controllo della stampa (la censura intervenne addirittura su alcuni

articoli dello stesso Mussolini); la rimozione delle autorità civili o la direzione politica e militare

della stessa Repubblica.

La totale impotenza di Mussolini raggiunse l’apice l’11 gennaio 1944. In questo giorno un plotone

di repubblichini fucilarono i <<traditori>> del 25 luglio, tra cui anche Galeazzo Ciano, marito della

figlia del Duce Edda. Più volte la figlia di Mussolini tentò di salvare il marito, il padre tentennava,

avrebbe anche voluto salvare il genero ma sapeva benissimo che tale pensiero non era lo stesso del

Fhurer che voleva una punizione esemplare per i colpevoli della caduta del Fascismo. Ciano fu

rinchiuso in prigione a Verona, nel carcere degli Scalzi.

Era inevitabile che Galeazzo non venisse ucciso. Se il Duce si fosse rifiutato al plotone di

repubblichini si sarebbe sostituito un plotone nazista oppure sarebbero stati uccisi dai fascisti più

violenti; si ricordi che più volte i fascisti cercarono di entrare nel carcere e di ucciderlo.In entrambi i

casi la neonata Repubblica avrebbe perso totalmente credibilità.

Il processo, apertosi l’8 gennaio del 1944, ai <<traditori del 25 luglio>> fu un aborto giuridico, gli

imputati furono chiamati ad essere giudicati come <<imputati del delitto di tradimento dell’Idea>>.

Coloro che vennero chiamati a giudicare gli imputati non erano giudici veri ma fascisti della prima

ora.. Tutti furono condannati a morte, tranne Cianetti. La fine di questa tragedia familiare ebbe il

suo epilogo l’11 gennaio 1944 nella fortezza di San Procolo. De Bono rifiutò farsi di legare le mani,

Ciano non accettò di essere fucilato alle spalle, infatti un momento prima dell’esecuzione si voltò

col viso verso il plotone che mirò e sparò oltre che su Ciano anche su fascisti della prima ora come

De Bono. Ciano non morì subito, cadde a terra legato alla sedia, fu finito con un colpo alla tempia.

La notizia dell’avvenuta esecuzione venne trasmessa dalla radio. Dopo l’inno fascista

<<Giovinezza>>. Secondo una testimonianza di Dolfin, Mussolini parlando di tale evento tragico

disse:<< Bravi! Anche il commento musicale (riferito all’inno giovinezza), come a uno spettacolo di

varietà. I morti vanno sempre rispettati. Guai dimenticare che sono morti bene, con un coraggio

che molti dei giustizieri non avrebbero, anche se oggi predicano l’eroismo. Soltanto la propaganda,

idiota e meschina, poteva dare a questa tragedia un carattere festaiolo. In qualsiasi occasione noi

italiani ci dimostrano buffoni o feroci. Il fatto è che siamo impazziti: non distinguiamo più cos’è

vita cos’è morte >>.

Tra le persone più felici della morte di Ciano c’era Alessandro Pavolini, Un tempo amico dello

stesso Galeazzo; erano insieme in Etiopia col la squadriglia <<La Disperata>>. Pavolini, come

quasi la maggioranza dei fascisti, infatti, non poteva pensare ad una rinascita di un Fascismo, senza

una epurazione dei <<traditori>> del 25 luglio. Edda non perdonò mai il padre, si rifugiò in

Svizzera e ad un biglietto mandato dal padre tramite un sacerdote amico rispose :<<…gli dica che

due sole soluzioni potranno riabilitarlo ai miei occhi: fuggire o uccidersi >>.

L’idea che voleva dare il nuovo fascismo era quella di tranquillità. Nell’Italia occupata dai nazisti e

dai fascisti repubblichini a settembre i bambini tornavano tranquillamente a scuola, il 6 gennaio si

distribuivano i regali della befana, e quello che era più importante: si mangiava. Nei paesi occupati

e bombardati molte volte gli stessi nazisti distribuivano sale alle popolazioni.

La Repubblica di Salò, come già accennato, aveva il suo esercito. Ci fu, nel momento della sua

costituzione, una disputa tra chi voleva un esercito ideologizzato e politicizzato (come Renato

Ricci) e chi voleva un esercito indipendente da tali fattori, totalmente apolitico, come Graziani.

Bisogna dire che nei primi mesi della costituzione dell’esercito di Salò ci furono il 52% di

diserzioni.La reazione fu quella di adottare i seguenti provvedimenti: l’abolizione di tutte le licenze

e l’affissione di vari bandi nelle città in cui dove si avvertiva i renitenti di ritorsioni familiari e

personali. In tutto le unità che formarono l’esercito della Repubblica di Salò furono di circa 200

mila uomini. Molti di questi, poi, andarono a finire nelle fila delle varie bande autonome filo-

fasciste come le SS italiane; la X°a Mas di Valerio Borghese. Fu fondata la GNR (guardi nazionale

repubblicana) di Ricci; essa aveva il compito di difendere le istituzioni e far rispettare le leggi della

Repubblica; di proteggere l’incolumità personale dei cittadini; in poche parole sostituiva la MVSN.

Il 14 aprile 1944 Alessandro Pavolini invece fonderà le sue Brigate. Bisognerebbe aprire una

parentesi sulle motivazioni morali e materiali che spinsero molti giovani ad aderire a Salò. Dove è

la patria? Cosa è giusto e ingiusto? Tra i grandi avvenimenti di quei 600 giorni va sottolineata la

presenza delle donne. Queste venivano addestrate e inquadrate come ausiliare, corpo istituito nella

primavera del 1944, dopo che le autorità fasciste avevano capito l’immensa importanza di tale

presenza.

Inoltre a queste formazioni vi erano varie bande, che imperversavano nelle varie città ancora non

liberate, come la banda Koch, che aveva il proprio covo in una traversa di via Boncompagni a

Roma, alla pensione Oltremare. Fu una banda di torturatori spietati e micidiali, tra le loro fila c’era

anche una donna.

Intanto la guerra continuava. Tra la notte del 4 e 5 luglio del ‘44 i Nazisti lasciarono Roma, poche

ore dopo entrarono gli alleati. La gioia della popolazione fu enorme. Infatti, Roma << città aperta>>

era passata attraverso mesi tremendi; prima lo scontro a San Paolo nel ’43, con la resistenza

partigiana e il seguente rastrellamento. Nell’ ottobre dello stesso anno ci fu la rabbiosa razzia di un

migliaio di ebrei nel ghetto. Il 23 Marzo 1944 ci fu l’attentato di via Rasella e il susseguente eccidio

delle fosse Ardeatine, dove trovarono la morte trecentotrentacinque innocenti. Questa fu la <<

Roma Nazista >>. Fu la Roma dei fori provocati dai mitra in Via Rasella sulle finestre; fu la Roma

delle retate in via Nazionale o delle persone con le spalle al muro e i fucili spianati in P.zza

Barberini. Fu la Roma di Caruso, governatore della città e fedele esecutore dei nazisti; la Roma di

via Tasso e dei bandi affissi sui muri di via delle milizie dove si dava notizia delle ripercussioni

verso chi non aderiva al neonato fascismo.

Mussolini accolse la caduta di Roma molto male, in uno dei suoi articoli scrisse:<< il pensiero che

tra il Colosseo e piazza del Popolo truppe di colore assilla il nostro spirito e ci dà una sofferenza

che si fa di ore in ore più acuta. I negri sono passati sotto gli archi e sulle strade che furono

costruiti ad esaltazione delle glorie antiche e nuove di Roma…Il grido di Garibaldi: “Roma o

morte” diventa oggi la parola d’ordine, il comandamento supremo dei veri italiani >>.

Intanto la guerra continuava, e le sorti del Nazismo e del Neonato fascismo erano ormai segnate. Il

20 luglio del 1944, Mussolini di recò a Restenburg ad incontrare un Hitler ancora terrorizzato.

Poche ore prima, infatti, in una riunione tenutasi nella “Tana del lupo” era scoppiato un ordigno,

che aveva ucciso alcuni presenti e che aveva ferito in modo serio Hitler, bersaglio dell’attentato. Il

Fuhrer era stato fortunato in tale circostanza, infatti l’ordigno, sistemato sotto il tavolo, scoppiò

alzando lo stesso tavolo che finì per proteggere il dittatore: per Hitler questo era un chiaro segno

che le sorti del Reich avrebbero avuto una svolta positiva. Il Fuhrer in questa occasione fu

addirittura ironico, disse al suo ospite:

<< L’esplosione mi ha stracciato gli abiti e ne sono uscito seminudo, fortuna che non c’erano

signore >>. Mussolini ritornò in Italia rincuorato dall’accaduto; anche il suo amico Hitler era stato

tradito dai suoi stessi camerati; anche per Hitler si era verificato un <<25 luglio>>. Proprio nel 1944

Pavolini costituì le brigate nere, famose poi nella memoria di molti per le efferatezze da molti di

loro attuate. L’annuncio di tale organismo avvenne, non a caso, il 25 luglio. Tale corpo militare

inquadrava tutti gli iscritti al partito neofascista, la divisa era totalmente nera con un berretto a

visiera con al centro un teschio. Non vi erano gradi, questo perché si credeva che il movimento

partigiano aveva tanto successo perché i combattenti comunque vestivano abiti civili senza gradi o

divise ufficiali e si voleva emularli. Ad ogni brigata venne dato il nome di un caduto fascista;

nasceva così la brigata di Ravenna Ettore Muti, di Milano Aldo Resega, di Forlì Giuseppe Capanna

e molte altre. Intanto l’Italia veniva pian piano liberata dagli Alleati grazie anche

all’aiuto delle formazioni partigiane. Alla fine del 1944, Mussolini

decise di recarsi a Milano, dove non tornava da parecchio tempo.

Ormai capiva che la fine era imminente, quindi voleva spostarsi da

Salò a Milano, ma prima voleva capire quale fosse l’animo dei

milanesi nei suoi confronti. La città lombarda era, ovviamente,

notevolmente cambiata dall’ultima volta che il Duce l’aveva

visitata; proprio nel 1944 si inaugurano le mense collettive (la

prima a Porta Vittoria). 500 pensioni, 3000 razioni giornaliere al

prezzo di L.4 compreso minestra e secondo piatto. La gente aveva

fame, e prima a Milano, poi a Torino, Venezia i cartelli

<<Distribuzione Minestre Popolari>> aumentavano sempre più. Il

nord Italia era così affamato che addirittura il podestà di Milano

obbligò a tutti di denunciare il possesso di galline ovaiole. Sui

balconi, invece di fiori, il popolo tentava di far crescere zucchine o

pomodori. Siamo alla fine del 1944 e proprio in questo periodo i bollettini di guerra informavano

che l’esercito tedesco aveva sferrato una violenta offensiva nelle Ardenne. Gli alleati per un certo

periodo arretrarono. Si trattava dell’ultimo colpo di coda dell’esercito tedesco. Mussolini quindi

approfittò di questa temporanea schiarita per tornare a Milano per la prima volta dopo il 25 luglio

1943. Venne accolto da una folla incredibile, numerosissima (circa 50.000) che lo applaudì e lo

acclamò. Fu un fenomeno collettivo, ancora oggi del tutto inspiegabile, che sorprese soprattutto i

fascisti ormai abituati da tempo a celebrare da soli i loro lugubri riti. Ovviamente è impensabile

credere che il tutto si sia svolto senza un minimo di controllo dall’alto. Rimane il fatto che i giorni

16,17 e 18 dicembre furono per i fascisti una gran boccata d’ ossigeno, Mussolini parlò poi al teatro

Lirico; poi si trasferì in piazza San Sepolcro e davanti a castello Sforzesco, sempre con il segretario

del partito Alessandro Pavolini al suo fianco. Più tardi, il segretario del partito, scriverà alla

moglie:<< Io sono felice dopo queste giornate di Milano. Il Duce era contento per la prima vota

dopo anni >>.Bisogna dire che negli ultimi tempi Mussolini e Pavolini passavano molto tempo a

parlare; ad unirli c’era un progetto nato dalla mente del segretario del partito e avallato da

Mussolini: il <<Ridotto in Valtellina>>. L’idea era quello di creare un ultima e feroce resistenza in

Valtellina; concentrare tutte le forze possibili. Creare un ambito territoriale dove resistere e nel

frattempo far rifiorire il fascismo. Il duce e Pavolini passarono così intere giornate a studiare la

struttura del terreno, a studiare il modo di spostare le famiglie i soldati in Valtellina. Passarono ore e

ore a parlare dei dettagli anche minimi; Pavolini disse un giorno, in uno di questi incontri che << In


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

8

PESO

130.26 KB

AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia medievale, moderna e contemporanea
SSD:
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Storiche Prof.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia moderna

Riassunto esame d Storia, prof. Ago, libro consigliato Storia moderna, Capra
Appunto
Storia moderna - L'Europa moderna
Appunto
Il conflitto russo ucraino
Appunto
Storia - Il Rinascimento - Appunti
Appunto