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Storia moderna II semestre a.a. 2015/16

Corso monografico: La Compagnia di Gesù dentro e fuori le aule scolastiche

Un progetto culturale moderno

È un corso di storia culturale (o Cultural History). Il filone di studi che noi affronteremo ha trovato particolare sviluppo soprattutto nell’ambito della storiografia anglosassone e nordamericana. Per affrontare questo argomento, partiamo dalla Compagnia di Gesù perché l’azione di questa congregazione religiosa ha coinciso, per tutta l’età moderna, in un reale progetto culturale, in una straordinaria e potentissima azione di carattere culturale sia all’interno del sistema scolastico perché la Compagnia di Gesù fu soggetto che organizzò il sistema scolastico superiore in Europa dal punto di vista istituzionale e ne determinò le linee culturali attraverso la redazione di testi fondativi dell’azione scolastica, sia al di fuori delle aule scolastiche perché sviluppò un’intensissima attività religiosa e culturale assumendo i caratteri fondamentali della cultura moderna e innervando la cultura moderna di alcuni elementi specifici.

Nel 1773, per la pressione dei governi, il pontefice soppresse la Compagnia di Gesù. La maggior parte della bibliografia sulla vita culturale dei gesuiti è in lingua inglese. Gran parte dei testi è in lingua inglese perché la Compagnia di Gesù è stata studiata a fondo soprattutto da studiosi inglesi.

Cultural History: definizione e contesto

Il termine storia culturale può avere diverse accezioni ma via via è andato precisandosi all’interno del campo delle ricerche soprattutto di carattere storico. Peter Burke, nel suo testo del 2012 "Cultural History and its Neighbours" ("La storia culturale e i suoi confinanti"), definisce storicamente la storia culturale e tutto ciò che sta intorno alla storia culturale, ciò che costituisce legami sempre più stretti o sempre più larghi (a seconda se si vada dal centro alla periferia o il contrario) con altre storie, cercando, in questo modo, di definire l’oggetto.

Come fa uno storico a decidere di occuparsi di questo piuttosto che di un’altra cosa? Perché ci occupiamo di Cultural history e non di altro? La determinazione dell’oggetto di ricerca parte dal soggetto che ricerca, è qualcosa che è presente alla consapevolezza e alla ragione del soggetto che ricerca. È a partire da questa necessità di conoscenza che lo storico si rivolge al passato portando nel passato le domande che oggi premono. In questo senso, deve essere interpretata la famosa frase di Croce “Tutta la storia è storia contemporanea” nel senso che tutta la storia è presente nello storico che la costruisce perché lo storico che costruisce la storia, se fa vera storia, porta nel passato le questioni che agitano il tempo presente ed è anche per questo che lo storico è colui che meglio coglie le relazioni del presente perché ha il senso del trascorrere del tempo.

Qual è il problema che sta alla base di una ricerca di Cultural history? Dobbiamo capire che cosa spinge a quel tipo di riflessione, che cosa determina l’interesse per la storia culturale. Qual è questo oggetto che oggi urge? Sono le forme dirette e indirette di comunicazione, di trasmissione dei contenuti del pensiero, della fede religiosa, del pensiero politico che avvengono attraverso un medium culturale. È evidente che questa consapevolezza ha portato gli storici a interrogarsi sulla storia culturale come medium di una espressione nel passato, come forme di trasmissione e di comunicazione del passato.

La compagnia di Gesù e la trasmissione culturale

La Compagnia di Gesù ha fatto della sua missione, nell’età moderna, questo obiettivo: la costruzione di un sistema di trasmissione culturale. Come si è arrivati a questa definizione di Cultural History? Dobbiamo risalire alla grande rivoluzione storiografica degli anni '50/'60 in Europa, cioè, la rivoluzione degli Annales. Il modo di fare storia teorizzato dalle Annales nasce dal rifiuto della storia evenemenziale – storia degli avvenimenti –, e dall’elaborazione di un progetto disciplinare che apre la Storia alle Scienze sociali. La rottura con la storia tradizionale, che è storia militare, politica e diplomatica, consegna alla storia un nuovo Tempo, attraverso la sostituzione della temporalità breve dell’avvenimento, con i tempi lunghi nei quali si modificano tanto la vita materiale quanto la mentalità.

Nel 1958, nel saggio Scritti sulla Storia, Braudel affermava che la materia della storia andava riesaminata e anche la totalità della storia andava ripensata: era necessario sfuggire la prospettiva ingannevole del tempo breve e aprire la storia ai movimenti e alle trasformazioni socio-economiche.

Peter Burke, in questo articolo, rappresenta la storia culturale come un pianeta attorno al quale ci sono discipline (i confinanti) che ruotano attorno e che si definiscono in base alla loro maggiore o minore vicinanza al concetto di Cultural history. In realtà, Burke non dice che cos’è la storia culturale ma la definisce dalla maggiore o minore distanza di queste discipline, che costituiscono tutti aspetti di questa dimensione, rispetto all’oggetto studiato. La metafora utilizzata è significativa ma insufficiente per descrivere che cos’è la Cultural history.

Il cerchio più stretto: le discipline più vicine alla Cultural History

Qual è l'inner circle (il cerchio più stretto)? Quali sono le discipline più vicine alla Cultural History? Potremmo dire che sono le discipline più tradizionali, quelle che da sempre costituiscono oggetto di studio culturale. Questo è un articolo di una rivista scientifica. Le riviste scientifiche hanno una loro costruzione particolare: la rivista è sempre preceduta da un Abstract, cioè un breve riassunto del contenuto, nella lingua del paese in cui si pubblica e, almeno, nella lingua inglese. Poi ci sono una serie di indicazioni che negli articoli scientifici vengono riportati come la modalità di citazione del testo.

Poi ci sono le keywords, quelle parole-chiave che ne permettono l’individuazione all’interno di una ricerca elettronica. Inserendo queste keywords, noi possiamo ritrovare all’interno della marea di informazioni di internet questa indicazione. Questo ci permette anche di collegare questo testo ad altri testi che hanno le medesime keywords. Le keywords indicano il contenuto, per grandi ambiti, e costituiscono il primo strumento di ricerca: la ricerca avviene tramite keywords.

All’interno dell’Abstract, l’autore fissa 3 elementi:

  • The inner circle (il cerchio più stretto) che è costituito da queste discipline: storia delle idee, storia sociale, storia politica, storia delle istituzioni politiche, storie delle idee. La storia delle idee è la storia dell’Illuminismo, la storia dell’Idealismo. Queste categorie sono quelle più vicine al concetto di Cultural History ma non lo esauriscono.
  • Accanto abbiamo altre discipline considerate in senso stretto: l’archeologia, la storia dell’arte, la storia della letteratura, la storia della lingua, la storia della religione. Ambiti la cui storia contribuisce alla costituzione di una storia culturale. Sono gli ambiti più tradizionali e più antichi della ricerca storica.
  • The middle circle: un po’ più indietro rispetto a questo inner circle, cioè un po’ più distante dalla storia culturale. Un ambito di discipline che sono separate dalla storia culturale ma che hanno un notevole impatto e che determinano il valore culturale delle discipline più strette. Queste sono le discipline sociologiche: l’antropologia, la sociologia, la politica, la geografia, l’economia. Perché questo? Perché non basta conoscere un testo letterario, un testo artistico, un dipinto..ma quello che interessa, dal punto di vista della determinazione culturale, è il suo esito sociale, è la sua definizione al termine della comunicazione, è l’impatto che questa definizione ha nella determinazione sociologica, nella dimensione sociale. Anche se queste discipline non siano considerabili così vicine nella determinazione dell’oggetto di studio, tuttavia ne costituiscono il contesto indispensabile per avere dei cultural studies. Queste discipline non determinano l’oggetto di studio ma ne determinano la caratterizzazione, il contesto.
  • The outer circle (il satellite più esterno): gli esiti di questo satellite più lontano dai contenuti sono incerti. Infatti, Burke dice che l’impatto di queste discipline più esterne rimane incerto. Gli studi cognitivi, le neuroscienze e la biologia sono le discipline più esterne. Le scienze cognitive che studiano le modalità e le funzioni dell’apparato cognitivo, mettendo in luce le differenti capacità e le differenti modalità di apprendimento, forse qualche influenza ce l’hanno e possono averla sul processo di organizzazione di diffusione culturale. Allo stato attuale gli studi sono all’inizio e non si sa molto.

Storia della Cultural History

Nulla si inventa. L’oggetto della ricerca culturale è un oggetto di più antica data. In questo saggio, soprattutto nella prima parte, quella dedicata alla definizione del Cultural Turn, Burke fa un po’ la storia di queste ricerche richiamando alcune delle più importanti figure della ricerca storica europea. Comincia con Burckhardt e con la sua opera fondamentale “La civiltà del Rinascimento in Italia”, della seconda metà del XIX secolo, che definisce il concetto di Storia culturale (Kulturgeschichte).

Accanto a questa opera fondamentale che pone al centro della ricerca un oggetto culturale, il Rinascimento, inteso come tempo ed espressione artistica, letteraria dell’Umanesimo, Burke richiama un altro autore fondamentale: Johan Huizinga, un autore olandese che dedica la propria attività di studioso alla storia della cultura europea nel passaggio tra Cinquecento e Seicento e che definisce questo passaggio come il tramonto del Medioevo.

Johan Huizinga, influenzato dagli studi di Burckhardt, stabilisce una cronologia della storia europea che non è più fondata sugli avvenimenti politico-militari o religiosi ma sugli elementi culturali, sul modificarsi di un atteggiamento culturale che egli coglie esattamente tra la fine del Cinquecento e, soprattutto, nel corso del Seicento fino al Settecento. Ecco perché, con una invenzione straordinaria, Huizinga pone la fine del Medioevo non con la scoperta dell’America o con la riforma protestante ma con l’introduzione di categorie storiche, culturali completamente diverse. A tal proposito, Huizinga scrive “Autunno del Medioevo”.

In Francia, abbiamo l’affermazione di un concetto un po’ più complesso di Storia culturale: abbiamo l’affermazione dell’espressione “civilisation”. Burke tiene in considerazione questo aspetto e parla dell’influenza della Scuola delle Annales. Accanto agli elementi puramente intellettuali della storia culturale (gli elementi artistici, culturali..), di questa dimensione propria della Kulturgeschichte tedesca, in Francia si affermerà una concezione di civilisation, di processo di sviluppo culturale che trova i propri fondamenti non solo nelle espressioni intellettuali, artistiche, culturali in senso proprio ma anche nella dimensione della cultura materiale che si sviluppa, ad esempio, attraverso lo sviluppo della dimensione economica, della dimensione sociale, intese come le dimensioni costitutive della vita sociale che permettono lo sviluppo della dimensione culturale. Da qui, l’organizzazione delle ricerche francesi attorno al concetto di civilisation.

I francesi non avrebbero mai accettato un termine tedesco, non avrebbero mai accettato di mutuare l’espressione di Kulturgeschichte quindi hanno introdotto il termine civilisation che fa riferimento direttamente all’esperienza francese.

L’ultimo esempio che fa Burke è l’esempio della storiografia anglosassone, della storiografia inglese dove egli vede la permanenza di una forma più tradizionale di storia della cultura che è la History of Ideas. Ancora oggi gli storici inglesi sono tra i più affermati studiosi di dottrina politica, di storia delle idee, di storia della filosofia.

Burke non parla dell’ambito italiano, non parla della storiografia italiana. Perché? Perché la storiografia italiana rimane al margine di questi movimenti di ricerca perché era resistente rispetto a forme di innovazioni storiografiche. Anche rispetto al soggetto (la Compagnia di Gesù) ci sono varie ricerche su questa ma sono di carattere istituzionale, cioè studiano l’organizzazione, lo sviluppo, la storia. Invece, nelle ricerche francesi, inglesi l’impostazione è completamente diversa: la storia di queste congregazioni è una storia culturale.

Il sistema che utilizza Burke è una sorta di nucleo, di pianeta attorno al quale ci sono 3 sfere satellitari. In base a questa rappresentazione, egli individua delle discipline o degli ambiti di ricerca che sono più o meno vicini o distanti dalla definizione di storia culturale. Tuttavia, questa rappresentazione è solo parzialmente rappresentativa del concetto di storia culturale perché non la definisce positivamente ma solo per approssimazione negativa: non definisce che cos’è la storia culturale ma quali sono le discipline che partecipano ad una interpretazione, ad una definizione culturale della storia del mondo perché ciascuna di queste discipline è anche una disciplina autonoma: queste discipline rappresentano settori autonomi di studio e di approfondimento e, quindi, ciascuna disciplina ha il proprio statuto epistemologico, ciascun ambito ha il proprio oggetto di studio, il proprio metodo di indagine e, quindi, di per sé non è storia culturale. Tuttavia, una visione complessiva di questi aspetti contribuisce a formare una lettura culturale della storia.

Le discipline tradizionali

Il cerchio più stretto è costituito da discipline che potremmo definire tradizionali: la storia intellettuale; la storia delle idee che si confonde, per certi versi, con la storia della filosofia ma è più ampia perché la storia delle idee comprende non solo idee filosofiche ma anche idee scientifiche, morali, teologiche, politiche: è la storia del processo ideale.

Questa particolare questione è uno degli elementi più caratteristici del paradigma tradizionale della storiografia italiana. La storiografia italiana è stata tra le meno impegnate in questo ambito di ricerca perché la nostra tradizione storiografica, nonostante sia una grande tradizione, è stata profondamente segnata da venature ideologiche richiamantesi molto spesso alla storia delle idee, soprattutto a seguito dell’influenza che la scuola dell’idealismo, la filosofia tedesca ottocentesca, ha avuto in ambito storiografico, in Italia, tra Ottocento e Novecento. La storiografia in Italia è stata dominata prevalentemente da questa idea idealistica, da questo principio di storia delle idee quasi che la storia fosse il campo di realizzazione di queste idee, di queste filosofie.

Questo ha impedito a lungo che in Italia si realizzassero altri orientamenti storiografici. Le venature ideologiche, nell’ambito della storiografia, sono proprie del Novecento, del secolo delle ideologiche che ha visto la storia come campo di esercizio. Tutto questo ha impedito per lungo tempo che ci fossero esiti e sviluppi storiografici di altra natura in senso culturale.

Altre discipline sono: la storia sociale, la storia politica, la storia della scienza, la storia dell’arte, la storia del libro, la storia delle letterature, la storia del libro, la storia della lingua e la storia delle religioni. Nella descrizione che Burke da di questo complesso di discipline, queste sono le discipline che egli ritiene più vicine al concetto di storia culturale.

Perché ritiene che queste discipline siano le più vicine? Perché si occupano di prodotti che noi riteniamo culturali cioè, si occupano dell’arte, della letteratura, della filosofia, cioè si occupano di cultura intesa in un senso tradizionale, comune. Ciascuna di queste discipline ha un campo proprio di studi. Pensiamo alla letteratura, all’arte, alla filosofia, alla politica ma anche alle discipline religiose, cioè alla religione come oggetto di studio e come soggetto di cultura.

Il nostro corso è dedicato ad un oggetto di natura religiosa, cioè una congregazione religiosa di cui si coglie il particolare valore culturale. Perciò il nostro corso rientra in questo settore della ricerca storica, in un settore di storia religiosa perché ci occupiamo di un oggetto religioso cioè una congregazione religiosa. Ma non studieremo questo oggetto dal punto di vista religioso. Tutte queste discipline entreranno all’interno della definizione del valore culturale di questa esperienza. Si va definendo un concetto più ampio e più partecipato di storia culturale.

In questo modo Burke definisce le dimensioni più vicine al concetto di storia culturale perché rappresentano quello che tradizionalmente viene definito lo studio della cultura, cioè un’espressione artistica qualificata (la filosofia, la scienza, le arti, la letteratura, la religione). Ad un certo punto, Burke, nel testo, fa un esempio e dice che nel campo della storia della letteratura ha un ruolo molto ampio e rilevante il rapporto tra la letteratura e la politica laddove, cioè, la storia della letteratura mostra forti contatti con il mondo del pensiero politico. Se prendiamo alcuni degli autori più significativi come Macchiavelli, Guicciardini e i pensatori politici, troviamo un rapporto strettissimo nella produzione letteraria con la produzione politica anche perché, in quel periodo, q

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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