L'impero e le nuove monarchie: le differenze
L'impero e le vecchie realtà
Il Sacro Romano Impero non fu caratterizzato da un'identità statuale vera e propria, ma da una di entità politico-territoriali di diverse dimensioni.
Confederazione
Infatti, all'interno dell'impero esistevano dei poteri autonomi ufficialmente soggetti all'autorità imperiale ma, nella sostanza, svincolati dal suo potere. Il titolo imperiale non era ereditario, bensì elettivo. La Bolla d'Oro, infatti, stabiliva che l'imperatore dovesse essere scelto da 7 grandi elettori:
- 4 Laici: re di Boemia, duca di Sassonia, conte del Palatinato renano, marchese di Brandeburgo
- 3 Ecclesiastici: arcivescovi-principi di Colonia, Magonza e Treviri
Nel Sacro Romano Impero la forma di rappresentanza politica era la dieta, costituita da camere che si riunivano separatamente e che erano composte dai principi ecclesiastici, dai principi secolari e dalle città franche (cioè autonome e avvezze all'autogoverno). Le proposte avanzate dall'imperatore diventavano legge solo se i quattro voti delle camere erano positivi; in caso contrario scattava il diritto di veto, una debolezza dell'imperatore.
Oltre a questi territori, che si trovavano sotto il controllo di poteri autonomi, esistevano delle città che si reggevano in forma di repubblica. I governanti delle repubbliche venivano eletti da liste che non comprendevano la popolazione, ma solo le élites. In Italia, le repubbliche più importanti erano Venezia, Genova, parte del Veneto, Lombardia, Friuli e Firenze (che aveva assoggettato Pisa). Al di fuori dell'Italia erano repubbliche i cantoni svizzeri. La forma repubblicana ha favorito la partecipazione, almeno degli strati più abbienti, alla gestione della cosa pubblica e ha prodotto politiche più attente alla crescita della ricchezza collettiva.
Le nuove monarchie
All'inizio dell'età moderna, si formarono dei poteri monarchici che controllavano territori di vaste dimensioni. All'interno di questi nuovi regni, il potere del sovrano veniva esercitato fortemente grazie alla creazione di strutture burocratiche, incaricate del controllo della vita civile e religiosa, dell'amministrazione della giustizia, della riscossione di tasse, dell'armamento di un esercito o di una flotta in caso di difesa del territorio o di nuove conquiste.
Visti tradizionalmente come i detentori della giustizia, i sovrani (il cui titolo non è elettivo e il cui potere assoluto sui sudditi e sul paese era considerato come un patrimonio "legittimato dalla volontà di Dio") finanziavano questi apparati burocratici tramite gli incassi derivati dal prelievo fiscale. I regnanti, inoltre, cercavano sempre di tenere a freno le spinte centrifughe (grandi feudatari, terre franche e, in genere, i poteri periferici) per estendere il proprio raggio d'azione, accentrare il potere e controllare meglio il territorio. Tuttavia, piuttosto che eliminare drasticamente le forze antagoniste, cercarono un compromesso per affermare il proprio potere.