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Storia moderna

L'età moderna tra continuità e mutamento

Ogni Paese fa coincidere l’inizio dell’età moderna con eventi diversi che riguardano la propria storia; ad esempio gli inglesi e i nordici fanno coincidere l’inizio dell’età moderna con la scoperta dell’America, mentre in altre parti d’Europa e nel caso degli Ottomani, l’età moderna ha inizio con la caduta di Costantinopoli. Per definire un’età è quindi necessario prendere in considerazione eventi comuni a un determinato periodo storico. Il termine età moderna allude al progresso in contrapposizione al “buio” Medioevo. Questo concetto proviene dalla visione evoluzionista che abbiamo della storia, come insieme di cambiamenti che portano ad un’età migliore.

Les Annales e la longue durée

La classica storiografia politica nata con gli storici antichi è stata quella prevalentemente studiata nei secoli fino al '900, anche per sostanziali esigenze da parte delle nazioni di crearsi un’identità come accade nell'800, quando emergono gli Stati Nazione. Nel 1929, attorno alle figure di Lucien Febvre e Marc Bloch e alla rivista Les Annales, emerge un nuovo approccio storiografico attraverso la collaborazione con altre scienze quali l’antropologia, la sociologia, l’economia, la demografia. Si apre anche una nuova prospettiva che vede la storia non solo necessariamente come un progresso. I marxisti ad esempio sviluppano una concezione della storia puramente legata all’economia che determina la lotta tra classi e a cui la politica si adegua quando avviene un mutamento economico.

Marc Bloch pubblica due testi importanti:

  • I re taumaturgi: analisi del potere taumaturgico dei sovrani in età moderna, in particolare il motivo per cui essi alimentavano questa credenza e per cui il popolo vi credeva. I sovrani eletti vengono unti con un olio sacro che dà loro potere taumaturgico. In questo modo il re possedeva potere temporale e anche spirituale.
  • I caratteri originali della storia rurale francese: analisi della storia rurale in Francia avvalendosi dei dati catastali.

Lucien Febvre si interessa invece al rapporto tra storia e geografia. Compie degli studi anche sulle strutture mentali della Franca Contea di Filippo II, di cui studia anche la storia economica e sociale concentrandosi sugli effetti della riforma luterana del 1517. Interessante è anche la sua analisi delle opere di Rabelais, comunemente considerato ateo; egli confuta la tesi portando avanti la teoria della mentalità collettiva: nel '500 pertanto non può essere contemplato l’ateismo in quanto la religione è alla base della mentalità collettiva.

La storiografia di Fernand Braudel

Altro storico rivoluzionario è Fernand Braudel, di cui l’opera più importante è Mediterraneo e il mondo mediterraneo all’epoca di Filippo II, in cui il governo di Filippo II diventa pretesto per un’analisi delle strutture economiche, sociali e politiche del mondo mediterraneo. Il volume è suddiviso in tre parti:

  • Ambiente: mutamenti impercettibili e lunghi;
  • Dinamiche economiche e sociali: mutamenti brevi e visibili, basandosi sulle mappe e sulla tempistica dello scambio merci lo storico nota che ci sono ancora limiti tecnologici e che la durata dei commerci dall’epoca romana non è cambiata in epoca moderna per un’assenza di evoluzione nella tipologia di imbarcazione. Fondamentali per l’economia moderna sono poi l’argento americano e le spezie;
  • Politica: episodi trattati come pressoché irrilevanti in quanto non incidono sulla vita dei popoli.

Altri due testi importanti di questo storico sono:

  • Civiltà materiale, economia e capitalismo: in cui analizza il capitalismo su tre livelli:
    • Le strutture del quotidiano: analisi degli scambi minimi (baratto);
    • I luoghi di scambio: scambi a breve e media distanza;
    • Il tempo del mondo (Le temps du monde): il capitalismo.
  • Ultimo testo di Braudel non concluso è L’identità della Francia: storia francese.

Emmanuel Leroy Ladurie

Les Paysans du Languedoc, il suo saggio più importante, è una tesi di stato sull’economia rurale della Linguadoca analizzata secondo il ciclo maltusiano. Secondo lo schema maltusiano, la popolazione cresce in maniera esponenziale, mentre le risorse in modo aritmetico, dando vita a malnutrizione e crisi di produzione che indeboliscono la popolazione facendone morire e quindi diminuire i componenti. I superstiti poi potranno trascorrere vita migliore fino a un nuovo aumento demografico cui succederà una nuova diminuzione. Il problema della tesi maltusiana è che non tiene conto dello sviluppo tecnologico, secondo l’antropologa Boserut, l’aumento demografico è legato a un aumento della specializzazione tecnologica, che quindi permette di aumentare la produzione agricola dando una risposta flessibile al variare della domanda. La civiltà maltusiana è ancora preindustriale non in grado di sviluppare potenzialità.

Altri due saggi di Ladurie:

  • Montaillou village occitane: analisi della mentalità attingendo a diverse discipline per comprendere le strutture mentali degli abitanti di Montaillou con un focus sui registri inquisitori del 1300, che contenevano domande e risposte dei cittadini.
  • Le carnaval de Romans: attraverso l’antropologia lo storico indaga il ribaltamento delle concezioni sociali rappresentato dal carnevale, visto anche come momento di tensione dal momento che a Roma scoppia la rivolta.

Ambiente ed energia

In età preindustriale gli unici convertitori di energia sono animali, uomini e piante cui si aggiungono le macchine a seguito della Prima Rivoluzione Industriale in cui viene introdotto lo sfruttamento del carbone. In età preindustriale la fonte energetica primaria è il legname, il carbone fossile permette invece di costruire le macchine a vapore utilizzate anche per l’estrazione dello stesso carbone nelle miniere. Non tutti i Paesi sfrutteranno il carbone, che infatti è una risorsa naturale, l’Italia ad esempio sfrutterà l’energia idroelettrica. Nel '900 il carbone verrà affiancato dal petrolio, diffuso soprattutto in Russia, Nigeria, Medio Oriente, Stati Uniti, Canada, Venezuela e Mare del Nord; in queste aree strategicamente sensibili si confrontano varie dimensioni politiche per il controllo delle fonti energetiche, creando un divario tra detentori della fonte e i richiedenti. Con l’avvento del petrolio inoltre l’uomo da raccoglitore di energia diventa produttore.

Clima e agricoltura

Le aree più fertili del globo nel XVI secolo sono l’Europa, l’America del nord e del sud e l’Asia. I nativi americani praticano in realtà l’allevamento in quanto popolazioni nomade. Gli amerindi del sud invece sfruttano le periodiche inondazioni per la coltivazione del mais. Nelle civiltà settentrionali la maturazione dei raccolti dipende da calore e acqua, ci sono sostanziali differenze tra nord e sud Europa. L’Europa mediterranea è meno piovosa e più calda, mentre in quella settentrionale le abbondanti piogge rendono il terreno più fertile anche se però il clima è più rigido. Non solo in America del sud si coltiva il mais, anche in Asia dove le inondazioni periodiche vengono sfruttate anche per il riso. In India, Cina e Sud Est Asiatico l’irreggimentazione della rete idrica necessita di un ordinato coordinamento che ha condotto alla nascita di governi dispotici e dittatoriali. L’Europa sfrutta invece l’agricoltura irrigua che però necessita di rinnovare il potenziato energetico del terreno con un sistema a rotazione e riposo, inoltre per il mantenimento del terreno fertile è necessario il concime animale. Per utilizzare il concime animale però è necessario sfruttare altra terra per nutrire gli animali affinché producano.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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