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Storia moderna I

Cosa si intende per età moderna? Saggi 1 e 2

Molti storici faticano a trovare caratteristiche periodizzanti: lo storico tedesco ??? la definisce come periodo di transizione = percorso da transizioni ed evoluzioni, rapporto fra vecchio e nuovo. Le innovazioni vengono accettate con cautela e preoccupazione, controllate dai poteri per mantenere l’ordine.

Le rivoluzioni sembrano puntare a un antico ordine = ritorno al passato. È un errore definire questa età moderna? Difficilmente possiamo ritenerla tale per il Nuovo Continente. Moderno deriva da modo e viene utilizzato come neologismo dai latini cristianizzati nel VI sec. per distinguersi dai pagani, antichi, quindi con un valore di recente. Assume poi il suo significato attuale nell’età moderna.

Voltaire spiega cosa sia la storia moderna a ideali studenti e quando essa diventa interessante = fine XV sec. → la stampa, rinascita delle arti, nuovi mondi, spaccatura religiosa = rivoluzioni. Con la Rivoluzione francese questo termine assume il significato odierno, evento segnaletico di una radicale soluzione di continuità con il passato e contestuale apertura del presente verso il futuro. Tramite queste rivoluzioni si giunge ad una nuova perfezione, migliore del passato grazie ad un’apertura per un mondo proiettato in avanti, i lumi della ragione portano l’uomo ad ambire di farsi padrone del proprio destino.

La filosofia illuminata si scontra con la storia che fino ad allora era parsa un continuum = un ripetersi di eventi in schema ciclico → la mentalità temporale dell’uomo medievale era cristologica, in attesa di un domani ma a orizzonte chiuso → non si avvertiva la necessità di periodizzare.

→ Schedel, Liber chronicarum = Cronache di Norimberga, illustra tutte le città come uguali fra di loro e tutte medievali, lo stesso vale per le persone = circolarità.

La rottura avviene quando con l’Umanesimo si iniziano a scoprire i testi classici latini e greci e si prende coscienza della distanza con l’età classica quindi dell’importanza di isolare i tempi gli uni dagli altri. Inizia ad apparire il termine medioevo per definire la distanza fra queste 2 epoche e di conseguenza si rompe con l’idea di continuità del tempo → un secolo più tardi nascono nuove categorie di periodizzazione adatte a esaltare le capacità dell’uomo. Finisce una storia lineare!

L’Italia è il terreno di cultura per questo cambiamento, infatti la storiografia umanista si distacca dalla prospettiva di eternità dettata dalla Chiesa e le periodizzazioni tradizionali incarnate su una divisione del passato in 6 ere e 4 imperi, decadono. Allo stesso tempo avviene la caduta dell’Impero di Occidente e iniziano le esplorazioni dell’Africa sub sahariana da parte dei portoghesi; frantumazione dell’unità cristiana e politica, rivoluzione sociale con forze socialmente nuove → studiosi e scrittori si rifanno all’età classica trovando grandi uomini mancanti nelle cronache medioevali = indirizzo etico delle opere classiche.

La misurazione del tempo = indagine sulle capacità dell’uomo di esprimere la volontà di esercitare un dominio sulle cose, creare il tempo per poi organizzarlo e manipolarlo. La storia della misurazione del tempo è soprattutto la storia di una forma di controllo e di uno strumento di potere → l’età moderna corrisponde ad alcune fasi cruciali dell’evoluzione e della trasformazione di questo potere. Passaggio da una visione di tipo qualitativo a una concezione quantitativa dello scorrere del tempo = adozione di un’unità di conto astratta e poco intuitiva → introduzione del mese, nascita dei libri d’ore dedicati alla spiegazione del significato dei mesi e associazione a proverbi, suddivisione in giorni, collocati entro una sequenza numerica continua, che la Chiesa associa di nomi dei santi. 1

Unica sopravvivenza della visione qualitativa fu il mondo dei naviganti, il cui orientamento nel tempo avveniva tramite l’osservazione del cielo, stessa cosa valeva per la tradizione contadina.

→ 1582 Papa Gregorio XIII istituisce la riforma del calendario di Giulio Cesare: calendario gregoriano = manifestazione del potere della Chiesa e della capacità di attribuire significati al tempo.

La diffusione dell’orologio dal Trecento fu segno di dominio del potere politico, i primi orologi vennero posti nelle chiese e poi sui campanili o altri edifici pubblici → oggetti grandi, ingombranti, costosi e tecnicamente complessi. Diffusione della rappresentazione del tempo sotto forma di freccia con direzione verso un punto ignoto, la linearità del tempo si interseca con la ciclicità → linearità delle lancette dell’orologio e circolarità del loro moto.

Cartografia

Saggi 3, piccola parte, e 4

Francesco Berlinghieri nella Firenze medicea traduce dal volgare un libro greco sulla geografia che pubblica nel 1482 con il titolo “Sette giornate della geografia” → pubblicando questa opera rompe con la tradizione tolemaica perché inserisce dopo le prime pagine delle mappe dettagliate e ristrette di territori = novità → necessità di rompere lo spazio in unità politiche ristrette.

M. Donattini data a fine Trecento una copia completa della “Geografia” di Tolomeo”, oggetto di ammirazione e studi per la presenza del primo planisfero e di carte regionali di Europa, Asia e Africa. Si tratta di un libro tecnico con procedure per il disegno delle carte = coordinate celesti, meridiani e paralleli, grazie all’attribuzione di un valore matematico alla superficie terrestre. Quest’opera fu origine di profondi mutamenti riguardanti le idee sullo spazio = co-sincronità → escludere la presenza di realtà appartenenti a tempi diversi.

L’evoluzione delle carte geografiche seguì lo sviluppo delle città commerciali, inizialmente in Italia e poi dal Seicento in Olanda con la creazione del primo atlante, l’interesse non era solamente culturale ma anche politico → esercizio della sovranità e del potere sui territori che dovevano essere conosciuti e delimitati.

1580/81 Papa Gregorio XIII realizzò la Galleria delle Carte Geografiche con 40 tavole.

La Repubblica di Venezia possedeva nel ‘400 delle sale con raffigurazioni di mappe geografiche e corredate da mappature. Anche fuori dall’Italia troviamo sovrani con mappe. 2

→ Nasce il cartografo di corte dedito a individuare i punti deboli del territorio e progettare le opere necessarie alla sua difesa, ad esempio le fortificazioni.

Durante l’epoca moderna le carte diventarono fondamentali per tutelare i confini degli stati nel corso di trattative diplomatiche, benché la maggior parte delle carte realizzate nella prima parte di quest’epoca furono poco precise e affidabili → per raffigurare un mondo in gran parte ancora ignoto, i cartografi fecero ricorso a rappresentazioni ipotetiche di terre ancora sconosciute → carta sulla quale fece affidamento Colombo. Fino alla fine del Settecento le carte furono supportate da strumenti e tecniche antiche, per stimare distanze percorse oppure orientarsi. Sul finire dell’epoca moderna l’aspetto cartografico venne per lo più definito nei suoi contorni, mentre per quanto riguardava l’aspetto continentale le conoscenze erano ancora molto ristrette.

M. Armiero e R. Basilio datano al 1402 l’atto di nascita del moderno imperialismo ecologico. A partire da questa data e per tutto il XV sec. francesi, spagnoli e portoghesi iniziarono ad attraversare le acque dell’Atlantico per arrivare a conquistare Azzorre, Canarie e Madeira = prime tappe dell’espansione.

1434 – 1512 La fondazione dell’Estado da India e l’inizio del colonialismo

Capitolo 18

XIII – XV = genovesi e veneziani approfittando dello slancio della guerra santa, costruirono ramificati imperi marittimi con insediamenti di fortezze sulle coste del Mediterraneo e del Mar Nero, da questi avamposti giungevano merci preziose e schiavi che venivano poi commerciati nel resto d’Europa. Si gettarono così le basi per la conquista europea del mondo.

  • 1341: Tentativo portoghese di aprire una rotta atlantica per i commerci a lunga distanza, approdano alla Canarie, sterminano la popolazione e la missione di conversione cristiana ha pochi frutti.
  • 1415: Conquista portoghese di Ceuta, 1420 Madeira, 1430 Azzorre e nel 1434 doppiano il Capo Bojador, si spingono fino al Golfo di Guinea e insediano le prime colonie, importando oro, avorio e schiavi nei campi di canna da zucchero → modello per le piantagioni.
  • 1452 e ‘55: I portoghesi sono benedetti da 2 bolle papali che autorizzano all’esplorazione e alla sottomissione di ciò che avrebbero trovato oltre le colonne d’Ercole, per continuare la reconquista = annettere terre e convertire pagani → forte influenza sulla mentalità, fa credere ai portoghesi che sia la mano di Dio a guidare le loro imprese.

Dopo alcuni anni di distrazione dovuti alla crociata anti-islamica e alle lotte dinastiche con il regno di Castiglia, nel 1479 riprendono l’espansione coloniale, stabilendo varie feitorias = stazioni commerciali-militari, nel Golfo di Guinea = talassocrazia. Quando Bartolomeu Dias doppia il Capo di Buona Speranza nel 1487/88 il Portogallo entra finalmente in un’area commerciale ricchissima ed evoluta.

1498 da Gama sulle coste indiane = più importanti feitorias ed entra nel ricco commercio arabico con l’intenzione di propagare il Vangelo. I portoghesi fecero affondare le navi indiane dirette a La Mecca e grazie alla frammentazione politica riuscirono a conquistare l’area che va dallo stretto di Gibilterra fino all’Asia. 1510 presa di Goa, sterminando la popolazione e rendendo la città la nuova capitale dell’Estado da India, per poi spingersi fino a Malacca e alla penisola malese. 3

Sfruttarono il commercio di spezie, tessuti, lacche e porcellane, mentre il mondo asiatico importò dagli europei monete e armi. Francescani e domenicani iniziarono a imbarcarsi con i portoghesi in una missione di colonizzazione religiosa destinata all’edificazione di strutture ecclesiastiche in Africa e Asia. L’atteggiamento verso islam e altre religioni divenne sempre meno tollerante.

Nel 1500 una spedizione destinata all’approdo in India, guidata da Pedro Cabral, giunse invece sulle coste del Brasile, abitate da indigeni il cui sterminio a causa di malattie e violenza, concedette un facile insediamento. Il Brasile inoltre era stato precedentemente assegnato ai portoghesi tramite il trattato di Tordesillas 1494 = campo di sperimentazione per le piantagioni di canna da zucchero con importazioni di schiavi africani e nel 1549 Salvador de Bahia divenne la capitale e sede vescovile più importante. L’aumento della produzione di zucchero e tabacco fece crescere la necessità di manodopera.

→ A causa di un vuoto nella successione nel 1578 salì al trono del Portogallo Filippo II di Spagna 60 di unità politica con la corona degli Asburgo di Spagna ma mantenendo una certa autonomia politica che portò però all’indebolimento della forza espansiva. La Compagnia delle Indie orientali conquista il Capo di Buona Speranza, si insedia in Brasile e distrugge la rete di feitorias. Nel 1640 la nobiltà portoghese riprese il controllo del paese con una nuova dinastia che portò ad una lenta ma progressiva reazione → i portoghesi riguadagnarono porti in Africa e Indonesia e cacciarono gli olandesi dal Brasile. La produzione di zucchero subì un calo ma si dedicarono alla ricerca di oro e alla razzia di indios da schiavizzare = nuovo afflusso di risorse dal Brasile.

Trasformazioni economiche e lavoro

Saggi 6 e 7, piccola parte

Max Weber “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” (online nel saggio Caracausi) potenza europea dominante, ci si interroga sul perché di questa dominazione. Secondo Weber il calvinismo avrebbe creato condizioni favorevoli al fiorire della ricchezza e del lavoro nell’area fiamminga. Elenca alcune caratteristiche di situazioni commerciali nel mondo ma solo in Occidente si è creato il capitalismo = organizzazione razionale e lavoro libero.

La via marittima conquistata dai portoghesi diventa l’unica via per il Mediterraneo, dopo la chiusura della Via della Seta da parte dell’Impero Ottomano. Le rotte commerciali interessano vari prodotti e gli europei vi si instaurano creando imperi commerciali. La penetrazione europea condusse a trasformazioni radicali → le altre economie solo dopo il 1750 non fu più possibile resistere all’occidentalizzazione di commerci e scambi, per i non europei.

Dopo la crescita demografica conseguente alla fine della Peste nel ‘500 anche l’economia europea andava modificandosi → nuovi scambi su lunghe distanze = ricerca di grano e cereali nel Baltico → passaggi marittimi globali.

→ F. Morelli lavoro non libero + migrazioni forzate

Mettendo da parte il lavoro libero e razionale occidentale, nei secoli indagati il lavoro non libero dominava i mondi coloniali ed europei → lunga storia di schiavitù = fatto comune, soprattutto alla fine delle guerra con la presa di prigionieri, nelle società cristiane e nel nord Europa anche se era un fenomeno minoritario 4 dobbiamo tener conto di contadini, domestici e artigiani = anche in presenza di un contratto il lavoratore era di norma considerato proprietà del datore di lavoro.

→ Dal XV al XX sec. la schiavitù subì un’espansione drammatica fatto costituente di questo fenomeno era che lo schiavo rappresentava una proprietà e a causa delle origini, spesso gli schiavi erano considerati estranei dalla cultura dominante. La schiavitù era quindi uno strumento per negare diritti e privilegi di una determinata società = l’estraneità rispetto al gruppo dominante, giustificava minor protezione rispetti ad altre categorie di lavoratori non liberi. In realtà in epoca moderna le società schiaviste furono ben poche ma la presenza di schiavi in rapporto alla popolazione libera nelle società coloniali, isole caraibiche e francesi, risultava dominante = 90%.

→ La schiavitù non era però l’unica forza di lavoro forzato spesso i detenuti erano condannati a servire a vita sulle imbarcazioni, molte persone erano invece costrette al lavoro coattivo per saldare i debiti, inoltre esisteva anche la servitù a contratto = rinuncia alla libertà per qualche anno in cambio del viaggio dall’Europa alle colonie e al mantenimento → nel ‘600 furono per lo più gli irlandesi, mentre nell’800 asiatici e africani. Lo sviluppo del lavoro non libero portò a un processo di mescolamento di persone con culture ed etnie diverse.

Spostamenti forzati delle popolazioni: il commercio atlantico degli schiavi si inserì in un contesto già ampio di migrazioni forzate = oltre alle tratte di schiavi già esistenti, in Russia ad esempio ci furono spostamenti di popolazioni all’interno della nazione per esigenze di difesa e fortificazione dell’impero. Comparando i dati degli spostamenti forzati nel Vecchio Mondo con quelli sulla tratta atlantica, possiamo notare ben poche differenze.

Più del 90% di schiavi africani arrivò nelle Americhe fra il 1760 e il 1820, con 80.000/90.000 arrivi all’anno. Si stima che in quel periodo per ogni europeo ci fossero circa 5,6 africani.

Il processo abolizionista ridusse progressivamente il commercio atlantico di manodopera ma la tratta illegale continuò fino al 1850. Senza il commercio degli schiavi le Americhe si sarebbero rivelate sicuramente molto meno redditizie → coinvolse nelle Americhe circa 12 milioni di schiavi.

Nell’Oceano Indiano, a causa della lunga durata del fenomeno, pur non avendo dati precisi, si stima che gli schiavi furono in numero di gran lunga maggiore. 5

Cambiamenti economici nell’età moderna

Saggi 7, 9 e 11

Miracolo europeo = grandissima progressione, partendo da condizioni di svantaggio, gli autori di questa rivoluzione economica furono i mercanti.

Nell’economia agricola feudale la ricchezza estratta dalla terra veniva usata per aumentare il potere e non per scambi e commerci. In età moderna avvenne una rottura dell’organizzazione corporativa = separazione degli aspetti economici dalla vita sociale. La produzione viene organizzata dal mercante – imprenditore prima con il lavoro a domicilio e poi con l’invenzione delle macchine e la rivoluzione industriale, con la fondazione della fabbrica sino alla costruzione di un mercato che appare autoregolato.

Perché solamente l’Europa compì questo processo?

Si ha un passaggio da un sistema feudale a uno capitalista, l’ascesa del commercio disgregò l’economia di sussistenza della grande proprietà fondiaria medievale e generò le città e i borghi, che sarebbero diventati i centri della nuova società non solo sotto il profilo economico, ma anche politico e culturale. Furono gli uomini nuovi del commercio, della banca e dell’industria a realizzare l’incremento di risorse che finanziò le ambizioni dei sovrani = questa spinta avvenne in un contesto politico in cui i sovrani sfruttavano gli uomo d’affari ma allo stesso tempo avevano il potere di bloccarli. Il potere del sovrano era condizionato dalla necessità di ricchezza e soprattutto dalla concorrenza che giocò un ruolo chiave.

Secondo Pomeranz l’economia occidentale riuscì a trasformarsi in un’economia capitalistica, capital intensive, per la concomitanza di una serie di fattori interni, ad esempio l’abbondanza di materie prime, ma soprattutto esterni → un flusso costante di risorse provenienti dai territori coloniali permise di sostenere la crescita demografica, superamento della trappola maltusiana, e

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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