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irreligiosa. La negazione dell’ateismo di Rabelais è portata avanti all’interno di un

discorso molto+complesso e audace. La religiosità di Rabelais non va solo intesa

come una scelta personale, ma come l’appartenenza a una cultura (-Febvre usa il

termine “mentalità”-) portata a credere nel miracoloso e nell’indimostrabile: nel 500

manca una concezione davvero scientifica del mondo; il tempo non viene misurato

per numeri ma coi santi e i cicli di lavoro nei campi. L’universo è popolato di spiriti

e demoni; l’occultismo è una pratica diffusa, per non dire dell’astrologia(parodia

della scienza esatta con la precisione fittizia e maniacale dei suoi oroscopi). La

conclusione di Febvre è che in qst contesto , nel contesto di qst mentalità ancora

alquanto primitiva, l’ateismo sia un’attitudine di pensiero troppo moderna perché

un uomo anche geniale come Rabelais vi possa giungere. Febvre ha rincorso un

obiettivo irraggiungibile, la mentalità di un’epoca: tutto un universo di credenze,

strutture intellettuali, persistenze culturali, categorie resistenti di pensiero; ed è

riuscito a farne vedere l’impronta ancora condizionante nell’opera di un singolo

scrittore tanto originale e per certi versi davvero innovativo come Rabelais. Ha

dimostrato la scarsa attendibilità della cesura netta fra civiltà medievale e moderna

nel periodo fra 400 e 500.

 Anche la politica del Rinascimento e della prima età moderna non ci pare più tanto

“moderna” nel senso forte e ideologico della parola. Bloch “I re taumaturghi” era

principalmente uno studioso del medio evo, qui il fenomeno medievale delle

guarigioni regie risulta nel suo libro durare fino alla fine dell’età moderna. In

quest’opera viene dimostrata la grande importanza culturale ma anche politica, ben

oltre la cesura rinascimentale, di un tipo di sovranità sacrale, magica, che sembra

davvero problematico definire moderna, in quanto il concetto di moderno appare

legato a quello di razionale, e lo Stato moderno non separabile dall’esercizio

razionale del potere.

“ Quando comincia il mondo moderno?”

L’antropologia storica dei pionieri Bloch e Febvre e la loro spiegazione dei salienti aspetti

arcaici nella cultura e nella politica della I età moderna si valeva del modello delle società

primitive. Entrambi dipendevano da un libro dell’antropologo francese Lèvy-Bruhl “La

mentalità primitiva” dove ritroviamo la sua tendenza a sostituire il ricordo al ragionamento,

insomma la sua attitudine prelogica. Bloch , Febvre e tanti che li hanno seguiti ci hanno

insegnato che ci sono molti sostanziali elementi di continuità fra le due epoche che la

cronologia tradizionale separa come medio evo e prima età moderna; sicchè sarebbe

sviante enfatizzare troppo gli effetti di quella cesura. Ora che stiamo invece x accingerci a

mettere in rilievo i forti elementi di discontinuità comparsi alla fine della seconda epoca, è

opportuno aver chiaro che, sebbene tale discontinuità dipenda in buona misura dallo

sviluppo e dall’applicazione delle scienze e delle tecniche e dalla crisi della sovranità

sacrale, essa non ha con ciò tenuto a battesimo una politica, una società, una civiltà

“razionali”. Ciò che è avvenuto tra 700-800 giustifica l’insistenza sul termine finale della

periodizzazione classica dell’età moderna. Naturalmente sarebbe ingenuo pensare che il

cambiamento abbia fatto uniformemente e contemporaneamente piazza pulita del passato.

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Le innovazioni sotto il profilo economico-sociale e politico-culturale: rivoluzione

industriale, americana e francese. Le scienze sociali ci suggeriranno una valutazione critica

e compiuta di tutte le implicazioni di questa raggiunta “modernità”.

“ La Rivoluzione economica”

A proposito della Rivoluzione industriale bisogna fare una precisazione sul nome. Il

cambiamento dell’industria inglese fra 700-800 manca, per essere considerato

propriamente “rivoluzionario”, un’impennata drammatica e simultanea di tutti i fattori in

gioco: reddito nazionale, formazione del capitale, produttività).

Il soggiogamento delle forze naturali da parte delle macchine fu di per sé una prestazione

straordinariamente innovativa. È ovvio che la rivoluzione industriale non si può spiegare

solo in termini di tecnologia: essa presuppone la formazione di capitali d’impresa grazie a

una gestione redditizia della terra, la presenza di un sistema politico favorevole, la

propizia economia offerta dall’interazione con vasti mercati e colonie; tutte condizioni che

caratterizzano la culla dell’industrializzazione.

La premessa necessaria di tale innovazione fu un’altra rivoluzione: quella scientifica che

l’aveva preceduta di un secolo. L’insoddisfazione per il sapere tramandato dagli antichi e

imposto autoritariamente senza verifiche, la tensione verso spiegazioni meccanicistiche del

mondo, il tentativo di misurarne i fenomeni e di sostituire analisi quantitative a

valutazioni impressionistiche anticipano certo meglio di qualsiasi altro atteggiamento lo

spirito d’indipendenza dal passato e d’intervento trasformatore della realtà che fa da

contesto culturale alla rivoluzione industriale.

I conseguenza: l’impatto prometeico(Prometeo secondo il mito aveva portato agli

 uomini il fuoco) sulla natura e su di un mondo agricolo fino ad allora evolutosi

lentamente nel tempo, è in rapporto con la questione della demografia. I

miglioramenti tecnici introdotti nei sistemi di rotazione delle colture permisero da

una parte di stornare braccia verso l’industria, dall’altra di rendere più produttiva

la terra. Per la I volta nella storia fu interrotto il circolo vizioso per cui un aumento

di popolazione comportava ineluttabilmente penuria e miseria; per la I volta una

crescita netta del reddito pro capite si realizzò nonostante un brusco incremento

demografico, spezzando in modo irreversibile l’andamento altalenante dei secoli

precedenti.

II consegna provocata dall’industrializzazione in campo demografico e sociale: la

 cosiddetta “protoindustria” aveva stravolto gli antichi equilibri fra città e

campagna. Era un sistema in cui l’imprenditore affidava il lavoro a domicilio

fornendo le materie prime e ritirando il prodotto lavorato.

Con la nascita delle fabbriche erano gli operai a doversi muovere verso il lavoro,

abbandonando le comunità contadine. (fenomeno dell’urbanizzazione).

“ La Rivoluzione politica”

La fine del 700 fu fitta di agitazioni e movimenti (rivoluzione francese,americana- 1776-

1783). I coloni del Nordamerica avevano avuto un ruolo decisivo nella costruzione della

 potenza inglese, anche in campo militare, con la partecipazione alla guerra dei sette

anni(1756-1763)vinta contro la Francia. A maggior ragione sopportavano

malvolentieri l’attitudine di sfruttamento nutrita nei loro confronti dalla

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madrepatria. Le loro proposte contro l’inasprimento delle imposizioni fiscali furono

all’origine degli incidenti che aprirono la fase + acuta dello scontro per

l’indipendenza. In ordine al tema dell’innovazione politica, il famoso principio fatto

valere “nessuna tassa senza rappresentanza” esprimeva la concezione della

rappresentanza politica che gli americani ribelli volevano affermare rispetto agli

inglesi. Qst ultimi avanzarono un’idea di “rappresentanza virtuale” modellata sulle

caratteristiche del sistema elettorale che era alla base del liberalismo politico

sviluppatosi in Inghilterra a partire dalla Gloriosa Rivoluzione(1688-1689). I coloni

americani dovevano considerarsi ugualmente rappresentati, e perciò obbligati al

pagamento delle tasse, anche se mancava loro il modo di intervenire direttam nella

gestione del potere politico nella madrepatria.

Ma nel nuovo continente le circostanze ambientali avevano fatto maturare il concetto di

una ben + partecipata rappresentanza politica. Le immense terre da conquistare e risorse

da sfruttare favorivano possibilità di arricchimento e dunque una mobilità sociale,

impensabili in Europa; la qualificazione al diritto di voto su base censitaria arrivava a

comprendere oltre la metà dei maschi adulti. L’estraniamento , crescente nel corso del 700

fra Inghilterra e colonie, causò una sorta di provincializzazione e caratterizzazione come

“nuova”della cultura americana che contribuì a dare alla rivolta e alla guerra per

l’indipendenza un determinante aspetto di rivoluzione politica, subito concretizzato nella

stesura di una prima Costituzione (1781)repubblicana,liberale ed egualitaria.

Una+radicale cesura politica alla fine dell’età moderna è introdotta dalla

 Rivoluzione francese per l’estrema carica innovativa dei suoi contenuti, per la

centralità e il peso della Francia in Europa, e per il carattere ecumenico di quella

rivoluzione, diffusa da Napoleone nel Vecchio Continente, ma anche influente nel

Nuovo sul grande processo d’indipendenza dell’America Latina da Spagna e

Portogallo nei primi decenni dell’800. la R.F. è in stretto rapporto con la

modernizzazione economica avviata dalla Rivoluzione industriale. Il rapporto fra le

due rivoluzioni sta nel fatto che l’abbattimento del sistema feudale, coi suoi vincoli

giuridici e personali e il suo intreccio di privilegi, costruì il contesto migliore per lo

scatenamento delle libere forze dell’impresa e del mercato. Qnd la R.F. si può

definire una rivoluzione borghese. Il contributo essenziale della R.F. alla modernità

è cmnq quello dell’innovazione politica. La rivoluzione portò a compimento un

processo cominciato in Antico Regime: quello dell’accentramento amministrativo.

Capolavoro della storiografia ottocentesca su qst tema fu l’opera di Tocqueville”L’Antico

Regime e la Rivoluzione” . T. era un aristocratico liberale, ammiratore del modello

settecentesco inglese:1monarchia temperata ma anche aiutata a nn isolarsi dal paese grazie

alla presenza di un ceto intermedio (una nobiltà aperta alla mobilità sociale e detentrice di

un potere politico reale nel Parlamento). Avveniva l’esatto contrario in Francia(i

parlamentari erano i corti di giustizia). Il Re Sole(LuigiXIV) e i suoi rivoluzionari risultano

accomunati da un progetto di esercizio del potere tendente a ridurre o al limite azzerare

ogni mediazione di ceti, corpi,gruppi,interessi locali,giurisdizioni: insomma tutte le

tradizionali libertà! L’accentramento monarchico si basava sulla regalità assoluta e sacrale

di derivazione divina, di fronte alla quale l’unica politica possibile era la fedeltà al re e

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l’unica alternativa il tradimento; l’accentramento giacobino si basava sulla democrazia

politica:propriamente rivoluzionario.

Anche se la Costituzione democratica del 1793(dichiaraz del diritto all’uguaglianza fra gli

uomini e il suffragio universale maschile)nn potè essere applicata sul momento, essa

stabilì un punto di partenza capitale per il futuro. E intanto, era la logica stessa del

dibattito aperto, del conflitto delle idee e dei programmi d’intervento, della propaganda

sui giornali a fondare non solo una nuova politica, ma proprio la politica nel

senso”moderno” del termine: coinvolgimento delle masse popolari nell’azione

organizzata, sulla base di un’ideologia progettuale, per governare la società.

“Modernità come libertà, modernità come controllo”

Una revisione della periodizzazione classica dell’età moderna, pur scandendo in modo

significativamente diverso la cronologia, non rifiuta l’idea classica del processo di

modernizzazione come processo in senso lato di liberazione: liberazione di idee e pensieri,

di diritti individuali, potenzialità politiche e di forze produttive. La crisi intellettuale, e in

particolare storiografica, ha però causato anche una conseguenza+radicale;ha cioè indotto

gli storici a dare del processo di modernizzazione non tanto una diversa datazione, quanto

proprio un giudizio e 1interpretazione di segno contrario, ricostruendo quel processo

come un fenomeno non di liberazione, bensì di coercizione.

L’analisi di Marx contiene un punto che pone la questione della modernizzazione

economica come perdita di spazi di libertà: è il concetto di alienazione”Manoscritti

economico-filosofici” . l’operaio vi è descritto, rispetto all’artigiano tradizionale, come

alienato o estraniato in 4 forme: dal prodotto del suo lavoro(che appartiene a lui); dal

processo produttivo(cui partecipa senza alcuna creatività); dal genere umano stesso(xkè il

lavoro meccanico e bruto lo priva di quella libera attività consapevole che è tratto

distintivo dell’umanità);infine, da ogni altro uomo(in qnt l’economia capitalistica traduce i

rapporti fra le persone in modi di sfruttamento).

In una dura pagina del “Capitale” scritta dopo l’adozione dei primi interventi a favore

degli operai, Marx affermerà che”come il vestiario, l’alimentazione, il trattamento migliori

e un maggiore peculio non aboliscono il rapporto di dipendenza e lo sfruttamento dello

schiavo, così non aboliscono quello del salariato.”

“L’addomesticamento delle pulsioni”

La tendenza ad analizzare l’affermazione della modernità nelle sue implicazioni coercitive

piuttosto che in quelle liberatorie non riguarda solo la storiografia d’ispirazione marxista,

ma trova un’altra grande premessa nel pensiero di Freud che ha toccato temi di rilevanza

sociale, cme il tema del rapporto fra civilizzazione e repressione nel saggio”Il disagio della

civiltà”: la civiltà si lega al disagio xkè la sua stessa esistenza è resa possibile solo

attraverso la repressione degli istinti della violenza e del sesso: al fine di una convivenza

civile hli uomini hanno introiettato un senso di colpa che è alla base del loro autocontrollo

delle pulsioni, una rinuncia e un sacrificio di sé che generano appunto infelicità e nevrosi.

“La libertà individuale-Freud arriva a sintetizzare con la massima nettezza- non è un

frutto della civiltà”.

Il disagio della civiltà era cmq storicizzabile. All’indomani della II guerra

mondiale,Marcuse, esponente della cosiddetta Scuola di Francoforte, un importante

gruppo di studiosi, fece un tentativo per combinare Freud e Marx in una denuncia del

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carattere repressivo del mondo borghese contemporaneo, destinata a esercitare un influsso

enorme sulla contestazione giovanile del 68 americano ed europeo. L’applicazione storica

della tesi di Freud consiste nel tradurre il processo di incivilimento in indagine sulla storia

d’Europa e nell’esaminare gli aspetti innovativi dell’età moderna sotto il segno

dell’imposizione e dell’autocontrollo.

Nel corso dell’età moderna si affermano molte delle regole di comportamento in società

che noi diamo per scontate, ma che un tempo non lo erano affatto. Alla fine dell’età

moderna fu acquisito un senso dell’intimità privata prima sconosciuto, e che coinvolse una

parte essenziale della vita come pratica sessuale, mai come allora circondata di divieti e

segreti. La disciplina della sessualità realizzata in quel frangente non è stata tuttora

sostanzialmente scalzata,nonostante i moti del 68. resiste la separazione tra sessualità e

modo infantile, un elemento costitutivo della nostra morale. L’istinto sessuale è sempre

stato una parte del controllo degli istinti aggressivi in genere.

La disciplina dei comportamenti nn è del resto un tema che interessi solo la sfera privata,

xkè influenza in modo decisivo la gestione sociale dell’ordine pubblico e l’esercizio del

potere.

“Potere e disciplinamento”

In qst ultimi anni l’idea che l’età moderna sia stata tale, nel senso +forte dell’aggettivo, nn

solo o nn tantoxl’apertura di spazi di libertà qnt per l’affermazione di un ordine sociale

ignoto al medio evo, ha conquistato molto seguito fra gli storici. Si è lavorato con profitto

sull’ipotesi che l’età moderna abbia visto un generale e decisivo aumento della presenza e

successo dell’azione dei poteri costituiti, tanto laici che ecclesiastici, a governare e regolare

ambiti sempre+larghi della vita delle popolazioni. In Germania e in Italia tale ipotesi ha

ravvivato gli studi di storia religiosa, promuovendovi la categoria interpretativa del

“disciplinamento”. L’interpretazione complessiva della modernità come disciplinamento

che ha maggiormente influenzato gli studi storici svolti negli ultimi decenni in Europa e in

America si riassume nelle tematiche del pensatore Foucault prematuramente scomparso

nel 1984 nel pieno della sua attività geniale, controversa e profondamente innovatrice.

In breve: muovendo da un’opzione politica anarchica e libertaria e da una posizione

filosofica caratterizzata da un acuto ripensamento dell’antihegelismo di Nietzsche, egli ha

messo in atto, attraverso i suoi numerosi scritti e le diverse fasi della sua ricerca, una vasta

analisi critica delle tecniche di potere e di conoscenza tese a plasmare la società e

l’individuo occidentali.

Un aspetto costitutivo dell’azione di tali tecniche è stata la definizione di norme rispetto

alle quali la deviazione e la nn corrispondenza sono state etichettate e bollate come

anormalità nel suo primo grande libro”la storia della follia nell’età classica” mostra la follia

come l’altra faccia della ragione. I folli venivano forzatamente internati in case di ricovero

che erano spesso gli antichi lebbrosari svuotati dal declino della lebbra alla fine del medio

evo. Il ruolo del saxe medico come produttore di norme di vita e di comportamento ha

conservato un posto eminente nel complessivo discorso di Foucault sul processo di

modernizzazione disciplinare. Nel suo capolavoro “Sorvegliare e punire” distinguiamo una

migliore e+rappresentativa conclusione della tendenza storiografica a spiegare la

modernità del periodo fine 400-inizio 800, e in particolare la sua ultima fase, come

riduzione di libertà nella società e per gli individui. X Foucault l’alienazione dell’operaio

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nella fabbrica, il controllo degli istinti e l’introiezione dei modelli repressivi sono

componenti di un ordine sociale radicalmente nuovo rispetto a quello del medioevo e

della prima età moderna.

“Conclusione”

L’idea di modernità nn è ideologicamente neutrale ma molto impegnativa, e l’esistenza

stessa della materia”storia moderna”è legata a tale impegno, è giusto che coloro che la

insegnano e la imparano si sforzino di vedere i processi di modernizzazione nn solo nella

luce positiva del progresso ,dello sviluppo,della moltiplicazione delle opportunità, ma

anche nelle ombre dei costi umani, delle rinunce e delle privazioni eventualmente

conseguenti. CAP 2 “Le grandi questioni”

“La cristianità divisa e la libertà religiosa”

La divisione fra Cattolicesimo e Protestantesimo fu un episodio fondamentale della storia

d’Europa.

I aspetto: tratta un punto che nonostante la rottura accomunò Cattolicesimo e

 Protestantesimo in età moderna, differenziandoli entrambi dal Cristianesimo

medievale: l’interiorizzazione della fede religiosa.

II aspetto: insiste sui punti comuni, individuando nell’esistenza di sfere distinte fra

 Stato e Chiesa una prerogativa del Cristianesimo, tanto cattolico che

protestante,rispetto ad altre religioni.

III aspetto: indica invece la diversità essenziale nella contrapposizione fra disciplina

 e autodisciplina del cristiano.

IV aspetto: ripercorre la linea della modernità religiosa, fuori dai dogmi e dalle

 Chiese istituzionali dell’uno e dell’altro campo.

Il ruolo della Chiesa e il tono della vita religiosa cambiarono progressivamente e

profondamente durante i secoli dell’età moderna, nel senso che andò persa gran parte

della dimensione comunitaria. Attraverso un lungo e faticoso processo, lo Stato andava

imponendo un più affettivo e penetrante controllo sulla società, ottenendo così dai suoi

sudditi un grado di obbedienza imperfetto ma nel complesso assai superiore a quello del

medioevo. Si riduceva dunque lo spazio per un intervento ecclesiastico orientato,

all’esterno delle coscienze dei fedeli, verso il mantenimento dell’ordine pubblico e della

pace sociale. Le politiche dello Stato e della Chiesa continuarono a essere complementari;

ma alla Chiesa venne ora fatto di concentrarsi sull’intima disciplina dei pensieri, degli

atteggiamenti e delle azioni degli individui, svolgendo la sua parte per indurre in loro

comportamenti rispettosi e conformi nei confronti dell’autorità. Segnale forte della nuova

impostazione: i 7 peccati capitali soppiantati dai 10 comandamenti che mettevano in primo

piano il dovere di obbedienza. L’ordine della società moderna doveva insomma basarsi su

di una disciplina interiore ottenuta prima di tutto tramite la repressione degli istinti e

realizzata nell’ambito di una inusitata,radicale confessionalizzazione della società. La

decisiva trasformazione subita dalla confessione sacramentale in campo cattolico andò in

una direzione simile: l’invenzione del confessionale chiuso e appartato messa appunto dal

Cardinale Carlo Borromeo all’indomani del Concilio di Trento(1563), eliminò dal

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sacramento quel che restava di cerimonia comunitaria e favorì la pratica interiore

dell’esame di coscienza individuale.

“ Chiesa , Stato e libertà “

Si tratta della capacità di costituire la garanzia di esistenza di una dimensione etica nn

confusa con le leggi dello Stato. Il diritto statale tendeva a moltiplicare esponenzialmente

la sua invadenza in ogni campo della vita, anche nelle questioni+intime.

“Disciplina cattolica, autodisciplina protestante”

A parte la contrapposizione diretta e il carattere eminentemente religioso delle guerre in

Europa fino a metà 600,vedremo piuttosto come le2diverse confessioni abbiano

diversamente modellato, con conseguenze durature e in qualche misura tuttora

riscontrabili, le varie componenti della civiltà europea.

C’è sopratt una cosa che fedeli protestanti o cattolici fecero nel corso dell’età moderna

in2maniere differenti:accostarsi alla parola di Dio. I primi godettero di1opportunità via via

crescente di leggere, o di ascoltare leggere in famiglia,la Bibbia tradotta nella loro lingua e

si abituarono perciò ad affrontare senza una costante mediazione ecclesiastica i problemi e

le scelte centrali della loro esistenza. I secondi erano invece esclusi dal contatto diretto con

la Bibbia, e guidati a ogni passo della loro vita religiosa dal parroco o dal frate che

suggeriva loro cosa pensare e si costituiva in direttore delle loro coscienze.

La controriforma nn esaurì in sé ogni aspetto della storia del Cattolicesimo in età moderna,

e deve anzi essere compresa in rapporto con quella che si può definire Riforma cattolica.

Liquidate le vere e proprie controversie di fede, sepolti o esuli gli uomini che le avevano

sostenute, l’ Inquisizione si occupò sempre+invasivamente di morale e costumi , dunque

di disciplina interiore, usando la sua ben nota e minacciosa forza

coercitivaxaffiancarsi,quasixsovrapporsi,alla pratica della confessione sacramentale che

era l’occasione ovvia di guida della coscienza e del comportamento dei fedeli.

La conquista della morale italiana da parte del Cattolicesimo avvenuta all’inizio dell’età

moderna è la causa principale di una peculiarità negativa(lo scarso senso di responsabilità

individuale)tuttora riscontrabile nella nostra vita civile rispetto a quella dei paesi

dell’Europa protestante o cmq dell’Europa meno segnat dalla Controriforma cattolica.

Qnd nella II metà del 700 un sovrano del dispotismo illuminato iItalia,Leopoldo(granduca

di Toscana) ,cercò di scalzare l’Inquisizione dal controllo di una posizione chiave come

quella della censura dei libri, dovette fare i conti con la differenza delle masse dei fedeli e

anche con la prudenza di qualche intellettuale convinto dell’ opportunità sociale del

rispetto del popolino verso la religione fratesca”I frati hanno in mano il cuore degli

uomini”. A paragone di tutto ciò è forte la tentazione di identificare senza troppe

sfumature il Protestantesimo con la libertà individuale e lo spirito critico, dunque anche

con le più generali premesse culturali del liberalismo come movimento politico e di

conseguenza con la modernità stessa in qnt termine ideologicamente significativo.

L’equazione tra Protestantesimo e modernità ha fra l’altro tratto alimento dalla celebre tesi

espressa fin dall’inizio del 900 da Weber dell’impulso offerto dall’etica ascetica e attivistica

all’economia capitalistica.

“Dall’eresia alla libertà religiosa”

La linea portatrice dei valori davvero caratterizzanti la modernità nel senso ideologico-

liberale del termine nn appartiene a nessuno dei 2 campi della Cristianità divisa. Nn c’è

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niente di scandaloso nel prendere atto che la libertà moderna nn è nata dalla certezza ma

dal dubbio.

Il grande umanista Erasmo da Rotterdam viene annoverato fra i padri della riforma:in qnt

criticò le aberrazioni e le corruzioni della Chiesa richiamando la centralità della parola di

Dio rivelataci limpida alla fonte nella Scrittura. Ma Erasmo era andato oltre,elaborando il

concetto di adiaphora cioè di cose inessenziali per la vera fede:essenziale è il messaggio di

salvezza in Cristo e di amore fra i cristiani contenuto nel Nuovo Testamento. Erasmo

accoppiava uno slancio mistico con un atteggiamento di razionalità e di scetticismo

rispetto alle insensate controversie dei teologi; e proponeva un modello di religione

evidentemente irriducibile negli schemi delle Chiese istituzionali, anche di quelle

protestanti. Nell’Europa straziata dalle guerre e dalle persecuzioni religiose i seguaci di

Erasmo dovettero difendere e sviluppare la loro religiosità umanistica e antidottrinaria

attraverso tragiche difficoltà. Dopo la fine dell’ultimo grande conflitto continentale a base

religiosa, la guerra dei 30 anni , il Socinianesimo-il movimento europeo della religione

umanistica e della tolleranza-potè riprendere fiato. Ora in un clima nuovo anche sotto il

profilo culturale,esso approdò a posizioni ben+radicali di quelle dello stesso Erasmo:nn

più solo la riduzione del Cristianesimo al suo essenziale contenuto spirituale, ma

addirittura la sua umanizzazione cioè la sua messa in discussione come religione rivelata e

la sua riproposta come una forma altissima di morale. I progressi verso una concezione

veramente moderna della libertà religiosa potevano incontrare qualche minore resistenza

in alcune configurazioni storiche del Protestantesimo; ma tali progressi continuarono a

realizzarsi lungo la strada maestra tracciata da Erasmo: spiritualità umanistica e

scetticismo antidogmatico. Si può con buona ragione sostenere che alcune delle radici del

liberalismo e dell’illuminismo affondano nella religione;ma nella religione come pratica

spirituale vissuta fuori o contro ogni Chiesa istituzionale.

“L’Europa e il mondo”

La globalizzazione ha delle premesse vicine nel tempo, otto-novecentesche,con la

diffusione planetaria delle conseguenze dell’industrializzazione, ma anche

premesse+lontane,nell’epoca della grande espansione dei paesi europei verso l’America, il

Nuovo Mondo. È un fenomeno che portò la piccola Europa a controllare direttamente o

indirettamente una parte consistente del mondo, col risultato di enormi cambiamenti per

tutti i protagonisti di qst vicenda, europei ed extraeuropei. Le origini dell’epoca moderna

sono da fissare nel 1492, anno della scoperta dell’America(data canonica del suo inizio). In

qst modo si vuole sottolineare con la max enfasi positiva il significato di cesura e di novità

dell’evento: il moderno uomo rinascimentale,animato dalla sua sete di sapere, muove alla

scoperta del mondo e dell’ignoto. Le navigazioni verso le Indie, quelle dei Portoghesi

lungo le coste dell’Africa a raggiungere l’oceano indiano, quella di Colombo per la via

atlantica occidentale, miravano alla diffusione della fede cristiana e all’acquisizione di

risorse materiali(oro, schiavi,spezie…). Colombo, annunciando a Ferdinando a Isabella di

Spagna il suo successo, vantò, insieme con le ricchezze del Nuovo Mondo, l’opportunità

che la sua impresa offriva alla religione a compimento della definitiva cacciata dei

musulmani dal paese(caduta del regno di Granata).

Più che una storia di scoperte, quella dell’espansione europea nel mondo durante l’età

moderna fu una storia di sfruttamento economico e poi di conquista politico-militare, che

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avviò la vicenda del colonialismo. Fu così un impressionante fenomeno di

modernizzazione come sviluppo di potenzialità materiali per l’Europa.

“Direttrici,aspetti militari e conseguenze economiche globalizzanti dell’espansione”

Si può distinguere tale penetrazione in 2 grandi fasi:

Portogallo(rimase influente in alcune zone costiere dell’Africa) e Spagna(si spinse

 tra500 e 600 nelle Filippine);

Olanda(controllo degli arcipelaghi del Sud-est asiatico), Francia(Nordamerica e

 mari)e Inghilterra(superò l’Olanda sul controllo dei mari e dei commerci e la

Francia nel Nordamerica).

Qst capacità espansiva dell’Europa si alimentava con le ricchezze che essa stessa poteva

produrre, ma aveva ovviam la sua base nella forza. Nn bisogna dimentic che il sorgere

dell’Occidente come padrone del mondo ha avuto alle spalle una sorta di rivoluzione

militare. Essa determinò prima di tutto la storia interna dell’Europa, segnata x tre secoli da

guerre immani e sanguinose. La rivoluz militare fu facilm trasportata oltremare grazie alla

superiorità degli Europei nell’artiglieria navale. Nn a caso solo Cina e Giappone furono in

grado di resistere all’espansione: Amerindi, Africani, Malesi e gli stessi Indiani nn

potevano in alcun modo competere con le armi europee.

Il confronto fu + incertoxterra, a contendere spazi ai confinanti Turchi ottomani. Solo nel

corso del 600 l’artiglieria da campo europea prese un netto sopravvento sulla loro, e gli

effetti ne furono evidenti: il disastro dei Turchi nella battaglia di Vienna(1683)che segnò

l’inversione di tendenza della loro aggressività verso l’Europa. A tale proposito è

significativa la vicenda dell’espansione asiatica della Russia, che si svolse proprio durante

l’età moderna e per via di terra:essa raccolse i primi grandi successi contro l’impero

ottomano sotto il regno di Pietro il Grande.

Il fatto che la superiorità militare dei paesi europei sugli altri si sia affermata con un certo

ritardo in campo terrestre(solo a partire dal600)fu una delle ragioni dello scarto

cronologico realizzatosi in molte aree fra l’instaurazione del predominio e dello

sfruttamento delle risorse e la costruzione dell’impero coloniale vero e proprio. Ciò nn

impedì tuttavia che si formasse precocemente un sistema integrato,fondato su scambi e

rapporti intercontinentali, e sullo sviluppo di un’economia di mercato che coinvolgeva

cmq regioni del mondo anche molto lontane fra loro in processi planetari di produzione e

smercio.

“Crisi e nuove gerarchie”

Lo sviluppo economico legato in età moderna all’espansione europea e alla creazione di

un sistema globalizzato stabilì dei divari e delle dipendenze decisivi nella storia del

mondo. Tali divari riguardano anche i rapporti fra i vari paesi d’Europa, oltre che

ovviamente quelli fra l’Europa e gli altri continenti. Il cambiamento nn riguardò solo

l’influsso sulle colonie, ma anche in assoluto la gerarchia d’importanza dei vari paesi. La

diversa capacità di reagire alle nuove occasioni proposte da un’economia integrata e di

sfruttare le risorse che essa offriva fu infatti la causa prevalente di un complessivo

rovesciamento degli equilibri di forza,nn solo economici ma anche politici, fra Europa del

Nord e del Sud.

La “crisi del 600” va intesa in termini relativi, di confronto e sorpasso:fu appunto allora

che l’Europa meridionale,Italia compresa,diventò,di fronte al rimescolamento prodotto

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dalla globalizzazione, meno ricca e meno potente di quella settentrionale. Del resto anche

qst creazione di un nuovo rapporto di forze interno all’Europa ebbe un aspetto

propriamente militare, xkè a partire dalla II metà del 500 le marine mediterranee erano

state in ritardo rispetto ai progressi tecnici di quelle nordiche nel sostituire la guerra

navale per cannoneggiamento q quella per abbordaggio.

“Il mondo globale visto dalla periferia:2 esempi”

Trasformazioni ben+sconvolgenti toccarono ai paesi e ai popoli extraeuropei coinvolti

nelle prime fasi della globalizzazione. Il loro coinvolgimento in un sistema di economia

mondiale e di controllo o dominio esterno va esaminato dal p.d.v. europeo delle aree

centrali e prevalenti e dal p.d.v. delle aree periferiche e subordinate;così da poter cogliere

nn solo il ruolo svolto da qst ultime nel sistema, ma anche gli enormi cambiamenti subiti

con ciò al loro interno.

2 esempi:

L’avanzata dei coloni verso occidente aveva travolto l’ecosistema e le civiltà

 indigene nordamericane. Nel corso del 600 la richiesta mondiale di pelli nn fu

soddisfatta dall’espansione dei Russi in Siberia, sicchè si sviluppò un intenso

sfruttamento delle pellicce di castoro delle regioni fra Nuova Inghilterra, Grandi

Laghi e naiadi Hudson. La pressione del mercato provocò conflitti fra le tribù

indiane, spinte a contendersi nuove aree da sfruttare col risultato di una profonda

risistemazione della mappa delle “nazioni”indiane prima del contatto coi bianchi.

Importante trasformazione: modificarono le antiche tecniche della caccia, favorirono il

formarsi di èlites di guerrieri e allevatori di cavalli destinati a emarginare i vecchi clan

parentali dal controllo delle tribù,determinarono i ritmi dei movimenti e degli

accampamenti delle popolazioni in rapporto agli spostamenti stagionali delle mandrie di

bisonti.

In India la vita sociale si basava tradizionalmente sulla comunità di villaggio e su di

 un modo di gestione della terra che nn ne contemplava in senso stretto la proprietà.

Il rapporto fra le realtà locali e il centro del governo era meditato da un ceto molto

composito di maggiorenti(Zamindar) che aveva un ruolo chiave nell’equilibrio del

sistema. Il dominio esercitato dai musulmani +o- direttamente sull’India da metà

500 in poi, aveva confermato qst situazione, che si adattava senza troppa difficoltà

al loro costume di imporre un tributo senza sovvertire le forme di possesso della

terra. Le cose andarono ben diversamente con la progressiva conquista britannica,

attuata fra il 1757 e l’inizio dell’800 nel vuoto di potere creato dalla crisi dell’impero

moghul.

I britannici tardarono qualche decennio a passare dal governo dell’India tramite la vecchia

Compagnia commerciale che vi si era dapprima insediata ,all’assunzione diretta di compiti

da parte della corona; e oscillarono fra la linea di intervenire solo sulle usanze locali +

ripugnanti alla morale europea e quella +radicale di imporre l’occidentalizzazione del

paese. Il prevalere di qst II comportò l’emanazione di una legge di capitale importanza xkè

introduceva il principio della proprietà della terra e della responsabilità del proprietario

circa la nuova imposta fondiaria così stabilita. Le conseguenze : venne meno la duttilità

assicurata al sistema precedente dalla condivisione delle responsabilità e dal ruolo

patronale dello zamindar. La libera proprietà comportava l’alienabilità della

14

terra;moltissimi contadini,comunità e zamindar cui era stata assegnata, poiché nn

riuscivano a reggere l’entità e l’incalzante precisione dell’imposta, furono spogliati della

terra a vantaggio di usurai e speculatori cittadini, e ridotti alla rovina e alla disperazione.

Il paese veniva investito dai primi effetti della Rivoluzione industriale: subì la concorrenza

dei prodotti industriali inglesi e i tessitori cominciarono ad abbandonare le città.

Nel complesso la modernizzazione dell’India in una dimensione globalizzata ebbe un

prezzo altissimo testimoniato infine dalla grande rivolta del 1857(una svolta nei rapporti

fra mondo dei dominatori e dei dominati e una premessa della futura formazione del

nazionalismo indipendentista indiano.)

“Civiltà e barbarie”

La costruzione del predominio europeo sul mondo ha compreso un aspetto culturale che

pone da allora problemi importantissimi di rapporti fra civiltà diverse e dell’idea della

superiorità della civiltà occidentale. Lo sviluppo della ricchezza e della potenza

dell’Europa ha fra le cause il grande progresso della scienza avvenuto nel nst continente in

età moderna, la cosiddetta rivoluzione scientifica. La combinazione fra metodo

matematico di ragionamento e sperimentalismo ha modificato in maniera decisiva il modo

di vedere il mondo e di agire su di esso;ha favorito nella cultura europea atteggiamenti di

critica spregiudicata e libertà intellettuale verso le forme +autoritarie e tradizionalmente

ereditate del sapere e della religione,ponendo anche le basi per la nascita del liberalismo in

politica. Talora la giustificata consapevolezza di tali risultati ha ispirato una sorta di

generale e antistorico complesso di superiorità nei confronti di altre civiltà.

“L’ideologia coloniale della superiorità europea”

Il senso di superiorità occidentale si è cmq elaborato a partire dal contatto,all’inizio dell’età

moderna, con le civiltà meno complesse e fra l’altro prive di scrittura,incontrate in Africa e

in America. Il termine barbari=stranieri e xciò inferiori, dall’espressione greca “in

barbari”come propriamente incivili,primitivi o selvaggi.

Un es: il fenomeno di acculturazione fra Cattolicesimo europeo e mondo Amerindo si

svolse nel segno di un rapporto di forza totalmente squilibrato in cui il modello vincente

traeva dal contatto e dalla trasmissione verso l’altro un’ulteriore conferma della propria

superiorità. Le credenze, le abitudini, le forme di socializzazione degli Indios nn rimasero

estranee alla pietà barocca e sfarzosa del Cattolicesimo della Controriforma, ma vi si

calarono e ne furono ricreate, con la conseguenza per la popolazione indigena di una

perdita di radici e di un disorientamento evidenti fra l’altro nella drammatica diffusione

dell’alcolismo.

Tutti gli europei svilupparono verso gli altri nel corso dell’età moderna un’ideologia della

superiorità-superiorità dei civili sui più o meno barbari. Gli Europei continuarono a

identificare cmq la propria nn con una civiltà,ma con l’unica civiltà possibile,e a nn avere

dubbi sull’improponibilità di ogni confronto anche con le+raffinate delle altre culture. Uno

stereotipo facile a definirsi fu quello del nero,il cui colore parve di per sé costituire la

prova di una degenerazione,e qnd denunciare una natura pigra,bugiarda e sensuale.

“Elementi di autocritica antropologica nella cultura europea”

Proprio a partire dalla conoscenza dei meno evoluti fra i popoli extraeuropei il giudizio di

barbarie si espresse anche in una direzione tutt’altro che negativa, in qnt quegli uomini

miti e inermi,ed evidentemente vicini allo stato di natura,furono anche visti in Europa

15

all’inizio del 500 nell’ottica un po’ umanistica e un po’ fantastica del mito di

Atlantide,dell’età dell’oro,delle elucubrazioni sulla localizzazione del Paradiso terrestre.

L’idea così formatasi del “buon selvaggio”si pose come riferimento primario per la

sociologia dei climi e delle parti del mondo di Montesquieu e per la definizione

dell’uguaglianza dello stato di natura di Rousseau. Una versione particolare di quell’idea

fu elaborata nella II metà del 500 dal pensatore de Montaigne;egli nel saggio “I cannibali”

di fronte alle relazioni sulle vere o presunte atrocità degli Amerindi,meditò sul fatto che

quelle atrocità erano differenti ma nn più gravi né + incrompensibili. Egli potè così

riformulare il concetto di barbarie in un principio che è la base stessa dell’antropologia

moderna: il riconoscimento di declinazione e configurazioni differenti dell’umano,e con

qst anche la capacità di accettare il valore nn assoluto ma relativo di quell’umano cui

ciascuno appartiene.

La critica della Bibbia: la scoperta di uomini di cui la Bibbia nn parlava, e la presa d’atto

della smentita dell’asserzione evangelica sulla diffusione universale della

Rivelazione,aprirono un dibattito circa l’attendibilità totale,assoluta e indiscutibile del

testo sacro.

1. Una moltitudine di teologi,storici,linguisti si scatenarono nei tentativi per

armonizzare con la Bibbia le nuove regioni e le nuove popolazioni.

2. più semplicemente e spregiudicatamente altri autori conclusero che l’umanità e il

mondo erano +vasti e differenziati di quanto nn risultava dal solo testo di

riferimento della civiltà ebraico-cristiana,il quale andava così ridimensionato e

relativizzato nelle particolari condizioni storiche della sua stesura.

“Antropologia e/o colonialismo”

Lo sguardo sul mondo esterno ispirò agli Europei moderni una tendenza di pensiero

ben+raffinata e problematica. L’interesse antropologico fu molto efficace nel rinnovare e

rendere+libera e critica la cultura europea al suo interno:nel far ciò modificò in senso

positivo l’immagine delle altre civiltà.

In breve: dato che l’Europa era il luogo dove la scienza e la ragione stavano sconfiggendo

la superstizione e la magia,e dove si andavano affermando la libertà,la tolleranza e il

progresso,la sua civiltà poteva e doveva illuminare le altre. In qst caso attitudine

antropologica e colonialista potevano arrivare a sfiorarsi.

In un mondo che resta globalizzato lo sguardo occidentale sulle altre civiltà continua a

portare con sé il peso delle implicazioni contrastate e ambigue aggiuntesi all’antropologia

in età moderna.

“Lo Stato moderno”

Quel che ancora oggi intendiamo con la parola Stato=una struttura politica che abbia il

monopolio del potere e lo eserciti in maniera impersonale,incisiva e diffusa sull’intero

territorio di competenza ,ha avuto una genesi storica. In primo luogo lo scivolamento del

ruolo pubblico dal legame di fedeltà individuale,e lo sviluppo di una efficace burocrazia

amministrativa;in secondo luogo la desacralizzazione della sovranità regia,per cui ilre

diventerà in prospettiva un mero esecutore della legge nelle monarchie costituzionali.

la concorrenza della Chiesa e della nobiltà: la chiesa,si era ovviam ridimensionato

1. nei paesi che avevano aderito alla Riforma. “La legge è uguale per tutti”pare a noi

un principio indiscutibile,ma prima della Rivoluzione francese valeva anche nella

16

teoria il principio che la legge nn è uguale per tutti. Oligarchie, corporazioni

cittadine,ceti nobiliari potevano accampare consuetudini,immunità,privilegi,dai

quali l’azione della burocrazia di governo statale riceveva un intralcio così rilevante

da suggerirci cautela nel caricare di troppi significati innovativi l’aggettivo

nell’espressione “Stato moderno”

la sacralità regia: la stessa autorità della Stato venne sostenuta per gran parte

2. dell’età moderna da elementi sacrali, a prima vista contrastanti con una fondazione

razionale della sovranità, i quali appaiono direttam provenienti dal medioevo. Tali

elementi sn stati oggetto di2libri classici di storia della cultura (Kantorowicz e

Bloch).

Il primo descrive un re rappresentato 2volte,su2livelli:nudo e morto e spesso

realisticamente mostrato come tale in basso,vivo e vestito del mantello regio e ornato dei

segni del potere sovrano in alto. Il tema iconografico corrisponde alla teoria dei2corpi del

re,una complessa dottrina d’origine teologica e con decisive derivazioni dalla cristologia

che si può esporre come la distinzione fra il corpo naturale del re,soggetto

all’invecchiamento e alla morte, e il corpo politico del re invisibile e tale da costituire

l’essenza della sovranità.

Un secondo elemento è la credenza nella virtù guaritrice del re. Si pensava che col tocco

delle loro mani i re guarissero le scrofole. A pensarci bene ciò che richiede una spiegazione

particolare in questa vicenda non è tanto la credulità priva di basi scientifiche,quanto il

fatto,storicamente molto significativo, che il miracolo nn fosse operato da santi o

ecclesiastici.

Sta qui la grande importanza del fenomeno dei re taumaturghi:ancora in età moderna quei

re che cercavano di rafforzare la loro sovranità estendendo la portata del loro controllo

burocratico e militare del territorio,intanto traevano e manifestavano la loro legittimazione

e forza dalla loro natura nn propriamente laica,ma partecipe degli attributi del divino,

dalla sacralità,resa evidente dal tocco taumaturgico, del potere regio.

“Stato moderno, rivoluzioni, riforme e disciplina”

La rivoluzione francese e inglese sostanziarono di contenuti politici davvero nuovi

l’aggettivo “moderno”. I nuovi contenuti politici sono il liberalismo parzialmente

rappresentativo del Parlamento inglese e la democrazia francese del popolo sovrano. Nn a

caso Napoleone promulgò un codice giuridico ispirato al principio della legge uguale per

tutti.

Un altro contenuto politico nuovo fu il programma stesso delle riforme. Anche dove nn

avvennero rivoluzioni,il cambiamento da una sovranità sacra ma poco presente nel paese

a un governo di tipo burocratico e capace di agirvi concretamente era un passaggio

obbligato per l’affermazione della modernità intesa come intervento della “polizia” sul

territorio, per migliorarne il controllo politico,razionalizzarne lo sfruttamento delle

risorse,introdurvi almeno qualche elemento di equità sociale. La dinamica dello Stato

moderno avviata in Europa a partire dal 700 appartiene però anche all’altra faccia del

processo, quella dell’imposizioni di un potere di disciplinamento esteso e pervasivo,

sconosciuto all’Antico Regime e allo Stato della sacralità regia.

Es:il mutamento della punizione dei crimini. Il sistema del supplizio isolato,teatrale e

sanguinoso,proprio dell’Antico Regime viene sostituito da una pena molto meno

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spettacolare ma molto + regolarmente inflitta,la reclusione. Quella giustizia conveniva a

uno Stato in cui la sovranità si affermava in grandi rappresentazioni sacrali quali la

cerimonia del tocco o appunto lo strazio pubblico del corpo di un criminale come vendetta

della ferita da lui inferta al corpo,naturale o politico,del re. Nn conveniva più a uno Stato

borghese in cui le incipienti esigenze dell’economia industriale richiedevano un ordine

sociale tutto nuovo,basato su di una possibilità di penetrazione capillare nel territorio e di

controllo dei comportamenti individuali inconcepibile in ogni precedente esperienza di

esercizio del potere.

Finalmente avveniva Il trionfo della burocrazia impersonale dello Stato sulle resistenze

private e sui privilegi della disuguaglianza; e avveniva congiungendo il ribaltamento +o-

rivoluzionario dell’antica gerarchia sacrale con un drammatico aumento della capacità

informativa e repressiva degli apparati di governo.

“Illuminismo e modernità”

L’illuminismo è il tema chiave del discorso sulla modernità. Una premessa necessaria del

fenomeno fu la grande ondata di critica del pensiero autoritario e del sapere tradizionale-

la “crisi”per eccellenza-che investì la cultura europea fra 6 e 700. Ne fecero le spese la

Bibbia,in quanto imposta come testo di riferimento e validità assoluti su ogni

argomento;ma anche le parti più oscure e mitiche della storia antica pagana; i miracoli,le

irrazionali credenze nella stregoneria,negli oracoli. La legittimità della pretesa di chiunque

di possedere una verità indiscutibile,e su tale base di accusare gli altri di eresia;una

negazione che denunciò l’irrazionalità di2secoli di massacri e di roghi per cause religiose.

Si affermò l’idea che la tradizione e l’autorità non erano sufficienti a conferire valore a una

convinzione sbagliata. Cadeva così il pilastro fondamentale del conservatorismo in

genere,cioè il pregiudizio in favore dell’antichità,della consuetudine e della venerazione

del passato in qnt tale. La crisi dovuta al libero pensiero o libertinismo oltre che esserne

un’ispirazione ,rimase una componente essenziale del movimento illuminista.

“La proposta illuministica”

Una novità a partire dalla Francia di primo 700 fu il diverso rapporto con l’azione pratica e

con il pubblico. L’illuminismo si propose l’esplicito programma di partire dalla critica del

passato per costruire un mondo migliore,promuovendo interventi incisivi nella realtà

politica e sociale al fine di un generale progresso dell’umanità. Di per sé qst programma

implicava evidentemente l’uscita dai cenacoli accademici ed eruditi e il confronto con una

+ vasta opinione pubblica. Le nuove idee ebbero molti modi e canali per raggiungere un

pubblico relativamente vasto(si moltiplicarono le testate della stampa periodica,si

svilupparono anche nelle città di provincia,le accademie,che orientarono la loro attività

verso temi d’interesse pratico). Gli illuministi espressero posizioni anche notevolmente

diverse su questioni di politica,religione,economica(es.sul rapporto tra potere monarchico

e corpi intermedi quali i ceti nobiliari e gli organi rappresentativi e

giudiziari,Montesquieu, propenso a un equilibrio,la pensava assai diversamente da

Voltaire).

Tuttavia, pur con qst diversificazioni notevoli di sostanza e di accento,il nesso fra i 2

aspetti decisivi della volontà d’azione concreta e del rapporto con l’opinione pubblica

mantenne una fisionomia largamente comune all’Illuminismo come momento di

trasformazione profonda del rapporto fra cultura,politica e società nell’Europa moderna.

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C’è un episodio: la riuscita campagna di stampa e mobilitazione di coscienze e intelletti

attuata da Voltaire negli anni 60 per la riabilitazione di un protestante francese che era

stato diffamato e messo a morte ingiustamente dalla corte giudiziaria di Tolsa in un clima

di viltà e di fanatismo religioso.

“Le Riforme”

Assolutismo o dispotismo illuminato: caratteristiche di fondo (riordino

fiscale,organizzativo,militare di fronte alle difficoltà e alle spese indotte dalle guerre

dinastiche della prima metà del secolo. Maria Teresa d’Asburgo era una pia donna lontana

dai Lumi,modificò profondamente l’amministrazione dell’impero. In qst clima culturale

gli interventi+avanzati in materia di tolleranza religiosa e controllo dell’invadenza

ecclesiastica;di istruzione pubblica con l’obbligo scolastico;di civiltà giuridica;di parziale

correzione di alcune ingiustizie fiscali a danno dei ceti più poveri. Un insieme di riforme

che riguardò anche molti Stati italiani.

“L’eredità dell’Illuminismo”

Negare ogni legame tra Illuminismo e Rivoluzione sarebbe assurdo. Bisogna tuttavia tener

presente che l’enfatizzazione di qst legame fu a partire dall’età del Romanticismo, ed è

tuttora, un tipico argomento reazionario contro la modernità in quanto tale,del tipo:basarsi

arrogantemente sulla ragione umana anziché sulla fede conduce a perdere il

senno;abbandonare la tradizione per il cambiamento nn può che provocare disastri.

Il nesso fra Illuminismo e modernità è specialmente quello di rendere responsabile

l’Illuminismo di ogni aspetto del processo di modernizzazione della società europea fra

700 e 800 che implicò anche forme articolate e penetranti di riduzione degli spazi reali di

decisione e di libertà degli individui e dunque nuove oppressioni. Alcuni studiosi attuali

dell’Illuminismo;tra cui Darnton, hanno rivolto molti capi d’imputazione all’Illuminismo.

Oltre a quello principale di un certo elitarismo,di avere in effetti indirizzato la sua

strategia e propaganda quasi esclusivamente verso i ceti medioalti. E tuttavia ,ancora oggi

quando si tratta di contrastare gli argomenti dell’ingiustizia,del pregiudizio,delle

persecuzioni lo si fa ricorrendo a idee che hanno la loro precisa origine storica nel

movimento dei Lumi del 700 francese ed europeo.

“Individuo e famiglia”

Quello della conquista di maggiori spazi per l’individuo è, nel corso dell’età moderna,un

cammino che si svolge lungo percorsi diversificati. La I tappa importante del fenomeno si

può fissare nella trasformazione del modo di vivere il Cristianesimo avvenuta a partire

dalla fine del medioevo. Sia in ambito cattolico che protestante si realizzò l’abbandono di

vecchie pratiche comunitarie a vantaggio di una religiosità interiore,per cui il singolo

fedele si raccoglieva in un dialogo,diretto o mediato dal direttore di coscienza, con Dio.

Liberalismo politico nel 600:a fondo di qst teorie sta il concetto che esista uno stato di

natura in cui i diritti individuali nn possano essere violati dallo Stato sorto sulla base del

posteriore contratto sociale. Individualismo e liberalismo sono evidentem 2 termini in

stretto rapporto. (es:Robinson Crusoe di Daniel Defoe).

“La crisi della famiglia patriarcale”

La famiglia è chiamata in causa quale cellula fondamentale dell’organizzazione sociale.

Cesare Beccarla nel “Dei delitti e delle pene” prende lo spunto dall’ingiusta pratica di

confiscare i beni familiari dei condannati e si sofferma a istituire un confronto tra la società

19

“come un’unione di famiglie” e “come un’unione di uomini”. Cesare 3anni prima riuscire

a sposare la sua amata Teresa Blasco aveva dovuto sostenere una lotta durissima contro il

proprio padre, che in nome del bene di famiglia lo aveva addirittura fatto mettere per

alcuni giorni agli arresti domiciliari. Alla fine Cesare l’aveva spuntata. La scelta

individuale del giovane che sconfigge il progetto familiare dei vecchi è poi diventato uno

stereotipo da commedia.

Esempi famiglia patriarcale(si poteva sposare solo un figlio maschio, e solo1femmina, il

resto dei maschi diventavano soldati,il resto delle femmine in monastero). Esempi famiglia

contadini: + figli= + braccia x lavorare i campi = sopravvivenza).

“Famiglia egualitaria e affettuosità domestica”

La riforma dei sistemi di trasmissione dei patrimoni portò a una liberalizzazione

dell’accesso al mercato matrimoniale,la modificazione dei rapporti fra genitori e

figli,mariti e mogli,una ridefinizione del ruolo della donna come sposa e madre. Nel corso

del 700 il cambiamento fu accompagnato da alcune leggi dei governi+illuminati. All’inizio

dell’800 il processo ricevette una vigorosa accelerazione con la legislazione

napoleonica,che in materia di diritto di famiglia costituì un parziale regresso per la Francia

rivoluzionaria,ma per l’Europa conquistata dalle armate francesi un progresso poi nn del

tutto cancellato neppure dai governi della Restaurazione. Il paese di più vasta e rapida

affermazione del cambiamento fu l’Inghilterra,proprio quello non toccato dall’ondata

rivoluzionaria di –napoleone. Qui la rivoluz industriale aveva prodotto delle conseguenze:

lo spostamento di residenza dalle comunità di villaggio ai grandi agglomerati delle città

industriali, forme di controllo e di solidarietà tradizionali. L’abbondanza dei documenti di

natura privata e intima,come lettere e diari,lasciati da uomini e donne appartenuti alla

nobiltà inglese del 700 permette di seguire molto da vicino e di ricostruire la comparsa di

idee e attitudini diffusesi come la norma della vita familiare e domestica in altri paesi e in

altri ceti sociali fino a comprendere i giorni nostri. Si conquistò il diritto di scegliersi, le

mogli furono trattate più dolcemente dai mariti, i figli nn vennero + discriminati in base al

sesso… nacque in qst clima di rapporti e diritti meno diseguali fra i singoli individui,

quella pratica moderna di vita privata che gli storici anglosassoni hanno battezzato

domesticity ,l’intimità di vita domestica della famiglia borghese.

“La donna e i limiti della libertà individuale”

Le riforme settecentesche e napoleoniche avevano assicurato alle donne alcuni diritti:

le donne d’origine contadina: sedotte in un contesto rurale tradizionale potevano

 contare sulla pressione della comunità di villaggio nei confronti del seduttore

affinché la sposasse o risarcisse;

le donne aristocratiche e borghesi : il progresso dell’individualismo affettivo nn si

 era identificato con un processo di liberazione.

Una corrente importante della filosofia(sulla donna)proponeva un libertinismo fra tenero e

giocoso nel cui orizzonte la donna nn era costretta in un ruolo passivo di obbediente

angelo focolare, ma proiettava all’esterno la sua personalità e il suo fascino

femminili;compito del maschio,saper stare al gioco. Il leggero libertinismo di stampo

illuministico uscì di moda e le sue manifestazioni + spregiudicate divennero un oggetto di

studio della nascente psichiatria. L’uomo o donna di fine età moderna nn era certo un

individuo liberato. La famiglia nucleare borghese che si avviava a costituire il mondo

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flaviael

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Fiorelli Vittoria.

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