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Il problema della percezione del medioevo

Gli umanisti del '400 e del '500 tendevano a dare un’immagine buia di tutto il medioevo. Oggi il concetto di feudalesimo è deformato. Non appartiene al lessico medievale, ma viene coniato in età moderna. Nel '700 i borghesi rivoluzionari definivano in modo dispregiativo il feudalesimo come un residuo medievale. Ma in realtà criticavano il feudalesimo direttamente vissuto da loro e nato da sviluppi ulteriori e completamente estraneo alla dissoluzione dell’impero carolingio. La nostra cultura diffusa mostra che abbiamo inventato un medioevo e non consideriamo il medioevo vero e proprio.

Ai giorni nostri il medioevo viene visto come una premessa o come un altrove con aspetti negativi e positivi (carestie, pestilenze o vita di corte, elfi e fate). Durante il '700 diventa terra per rintracciarvi le radici, ovvero la fase costitutiva di identità nazionali, regionali e locali. Nel medioevo immaginato si trova anche spazio per collocarvi tradizioni speciali, origini mitiche ecc.

Medioevo: definizione e limiti cronologici

Dopo la metà del '400 molti intellettuali cominciarono a far ricorso alle definizioni di media aetas, media tempora o media tempestas. Nel '600 si arrivò ai termini medium aevus e middle age. Già Vasari nel 1550 utilizzava la periodizzazione tripartita (età antica, medievale, moderna). Periodizzare è un’operazione culturale volta a dare ordine alla comprensione della storia. La periodizzazione ha dato luogo all’idea moderna di medioevo, con una fine molto negativa e per questo gli studiosi andarono a cercare anche un inizio buio, con la caduta dell’impero romano e la crisi di riadattamento vissuta allora dall’Europa.

I limiti consueti del medioevo sono il 476 con la deposizione di Romolo Augustolo, ufficialmente l’ultimo imperatore romano d’occidente e il 1492 con la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Fuori dall’Italia hanno avuto fortuna altre date come il 410 con il saccheggio di Roma da parte dei visigoti e il 1453 con la conquista di Costantinopoli da parte dei musulmani turchi. L’inizio del Rinascimento in altri paesi coincide con altre date come il 1485 con l’avvento della dinastia Tudor, il 1494 con le grandi conquiste di Carlo VIII in Francia e il 1517-19 in Germania con la ribellione di Lutero e le conquiste di Carlo V. In tutti i casi il medioevo è compreso comunque tra i secoli V e XV.

Anche la stessa periodizzazione interna medievale cambia da paese a paese: in Italia abbiamo l’alto (dal 5 sec all’anno 1000) e il basso medioevo (da 1000 al XV sec.). Nei paesi di lingua anglosassone si usa spesso High Middle Ages per indicare il culmine del medioevo (sec XII-XIII). In Germania si usa Fruhmittelalter (primo medioevo per i secoli V-VIII) e Spätmittelalter (tardo medioevo per i secoli XII-XV).

Formazione e sviluppo di un concetto storiografico

Il concetto di medioevo fin dalla sua formulazione ebbe una connotazione negativa. Sia sul piano politico che culturale c’era disprezzo e disinteresse per le espressioni originali del medioevo che veniva accusato di essersi permesso di produrre e non di aver prodotto. La prima età moderna apprezzava i padri della chiesa e gli operosi monaci copisti, ma non apprezzava invece i più tipici scrittori del medioevo, come i cronisti o gli agiografi poiché si esprimevano con rozze forme espressive.

Durante il '600 e '700 il medioevo viene un po’ riconsiderato positivamente. Ma durante l’illuminismo gli viene attribuito qualsiasi bruttura precedente alla Rivoluzione francese, qualunque usanza in contrasto con gli ideali della ragione, della libertà e dell’uguaglianza. Durante l'800, con il romanticismo, la restaurazione e la scoperta delle identità nazionali fu invece impegnato in una rilettura positiva degli stessi aspetti che l’illuminismo stesso condannava: dalla superstizione si valorizzarono i risvolti magici e fiabeschi, nel frazionamento si cercavano le radici delle civiltà nazionali.

In particolare la ricerca di sé tedesca impresse una svolta nazionalistico-romantica agli studi di storia medievale. Nel passato i tedeschi scelsero il periodo più germanico, liberandolo dalle espressioni peculiari dalla tutela di una cultura latina che fino ad allora aveva coperto e nascosto le espressioni più originali del millennio medievale. Per alcuni studiosi tedeschi l’Europa sarebbe stata migliore se i germani non avessero dovuto scendere a patti con una civiltà troppo diversa da loro.

Fondamentale in questo passaggio è la teoria di Markgenossenschaft, del villaggio comunitario germanico: si riteneva che i villaggi germanici precedenti l’incontro con i Romani fossero organizzati secondo un comunismo primitivo. Questa teoria ebbe molta fortuna nell'800 e influenzò Marx ed Engels che affermavano che la tentazione del possesso fondiario aveva condizionato profondamente lo spirito egualitario dei germani. Prima le varie tribù germaniche erano solite spartirsi il bottino, ma dopo aver incontrato i Romani, le nuove guerre non più di razzia ma di spostamento, prevedevano l’acquisizione di nuove terre e l’occupazione ineguale del suolo avrebbe determinato l’ingresso del latifondo nella civiltà germanica.

Questi postulati non avevano fondamenti, ma portarono accezioni positive nella cultura tedesca: rifiorirono ricerche con analisi minuziose, come le coltivazioni connesse con le diverse culture. La storiografia ha voluto anche ricercare nel medioevo elementi vincenti di una cultura che avrebbe costituito l’Europa: l’Europa si forma progressivamente durante il medioevo, il medioevo è essenzialmente germanico, l’Europa è quindi di costruzione germanica.

È la reazione dell'800 tedesco nei confronti delle culture latine: quella italiana, secondo cui tutto ciò che c’era stato di buono lo si doveva alla classicità romana; quella francese, con il mito di Carlo Magno, che mise da parte la discendenza germanica dei Franchi. Nell'800 la medievalistica era spaccata in una netta bipolarità: Con Waitz che presentava un’Europa che aveva modellato su elementi di cultura germanica la costruzione di nuove forme di convivenza e il francese De Coulanges che valorizzava invece l’incontro tra la civiltà germanica e latina: le basi dell’età moderna erano romane, ma con elementi provenienti dalla Gallia.

Così nel '900 la concezione di medioevo rimane ancora negativa, tranne che per qualche accezione nazionalistica. Le interpretazioni romana e germanica del medioevo hanno continuato a contrapporsi.

Secoli non solo germanici né solo romani

I primi secoli del medioevo non erano stati dunque né puri trasmettitori di valori dell’antichità classica, né inerti campi d’affermazione dei valori nuovi dei popoli germanici, ma terreno di integrazione di tradizioni diverse. L’integrazione più completa era stata realizzata dai Franchi. Dopo il loro arrivo nella Gallia meridionale si cominciò a celebrare qualche matrimonio misto tra aristocrazia gallo-romana e aristocrazia germanica, ma soprattutto ci fu una convergenza fra i due stili di vita.

I figli dell’aristocrazia gallo-romana potevano accedere alla carriera militare, assorbendo dal modello germanico il valore del combattimento e il prestigio delle armi. Quelli dell’aristocrazia germanica alcuni erano destinati alla carriera ecclesiastica, grazie all’efficace peso politico-sociale che avevano i vescovi di quelle regioni. Per questo si può affermare che l’Europa è stata una costruzione franca. Tutti i popoli germanici, inserendosi progressivamente in varie regioni dell’Europa meridionale, avevano incontrato distrazioni in gran parte nuove rispetto alle loro abitudini.

Prima i loro villaggi erano centri provvisori di sfruttamento agricolo e rifugi dopo le spedizioni di razzia. In seguito invece divennero consueti orizzonti di vita, con latifondo e città: il latifondo venne considerato dai Franchi sempre più un diritto imprescindibile per l’affermazione delle famiglie aristocratiche; le città imposero un patrimonio di tradizioni pubbliche ai nuovi dominatori, che in parte lo riadattarono alle loro esigenze. Con la dinastia merovingia e poi quella carolingia, riuscì perfettamente l’incontro fra la cultura germanica (mobilità, mito del guerriero e tradizione di comando sui popoli) e quella latina (componenti religioso-letterarie, latifondo e tradizione di potere sul territorio).

Si era quindi formato un ceto dirigente misto, tra latini e germanici. Questo nuovo ceto dirigente era riuscito a conferire alla struttura sociale e alle istituzioni un carattere ibrido.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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