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1- Il problema

Gli umanisti del 400 e del 500 tendevano a dare un’immagine buia di tutto il medioevo. Oggi il concetto di

feudalesimo è deformato. Non appartiene al lessico medievale, ma viene coniato in età moderna. Nel 700 i

borghesi rivoluzionari definivano in modo dispregiativo il feudalesimo come un residuo medievale. Ma in

realtà criticavano il feudalesimo direttamente vissuto da loro e nato da sviluppi ulteriori e completamente

estraneo alla dissoluzione dell’impero carolingio. La nostra cultura diffusa mostra che abbiamo inventato un

medioevo e non consideriamo il medioevo vero e proprio. Ai giorni nostri il medioevo viene visto come una

premessa o come un altrove con aspetti negativi e positivi (carestie, pestilenze o vita di corte, elfi e fate).

Durante il 700 diventa terra per rintracciavi le radici, ovvero la fase costitutiva di identità nazionali, regionali

e locali. Nel medioevo immaginato si trova anche spazio per collocarvi tradizioni speciali, origini mitiche

ecc.

2- Medioevo: definizione e limiti cronologici

Dopo la metà del 400 molti intellettuali cominciarono a far ricorso alle definizioni di media aetas, media

tempora o media tempestas. Nel 600 si arrivò ai termini medium aevus e middle age. Già Vasari nel 1550

utilizzava la periodizzazione tripartita (età antica, medievale, moderna). Periodizzare è un’operazione

culturale volta a dare ordine alla comprensione della storia. La periodizzazione ha dato luogo all’idea

moderna di medioevo, con una fine molto negativa e per questo gli studiosi andarono a cercare anche un

inizio buio, con la caduta dell’impero romano e la crisi di riadattamento vissuta allora dall’Europa. I limiti

consueti del medioevo sono il 476 con la deposizione di Romolo augustolo, ufficialmente l’ultimo

imperatore romano d’occidente e il 1492 con la scoperta dell’America da parte di Cristoforo colombo. Fuori

dall’Italia hanno avuto fortuna altre date come il 410 con il saccheggio di Roma da parte dei visigoti e il

1453 con la conquista di Costantinopoli da parte dei musulmani turchi. L’inizio del rinascimento in altri paesi

coincide con altre date come il 1485 con l’avvento della dinastia Tudor, il 1494 con le grandi conquiste di

Carlo VIII in Francia e il 1517-19 in Germania con la ribellione di Lutero e le conquiste di Carlo V. in tutti i

casi il medioevo è compreso comunque tra i secoli V e XV. Anche la stessa periodizzazione interna

medievale cambia da paese a paese: in italia abbiamo l’alto (dal 5 sec all’anno 1000) e il basso medioevo

(da 1000 al XV sec.).nei paesi di lingua anglosassone si usa spesso High Middle Ages per indicare il

culmine del medioevo (sec XII-XIII). In Germania di usa Fruhmittelalter (primo medioevo per i secoli V-VIII)

e Spämittelalter (tardo medioevo per i secoli XII-XV).

3- Formazione e sviluppo di un concetto storiografico

Il concetto di medioevo fin dalla sua formulazione ebbe una connotazione negativa. Sia sul piano politico

che culturale c’era disprezzo e disinteresse per le espressioni originali del medioevo che veniva accusato

di essersi permesso di produrre e non di aver prodotto. La prima età moderna apprezzava i padri della

chiesa e gli operosi monaci copisti, ma non apprezzava invece i più tipici scrittori del medioevo, come i

cronisti o gli agiografi poiché si esprimevano con rozze forme espressive. Durante 600 e 700 il medioevo

viene un po’ riconsiderato positivamente. Ma durante l’illuminismo gli viene attribuito qualsiasi bruttura

precedente alla Rivoluzione francese, qualunque usanza in contrasto con gli ideali della ragione, della

libertà e dell’uguaglianza. Durante l’800, con il romanticismo, la restaurazione e la scoperta delle identità

nazionali fu invece impegnato in una rilettura positiva degli stessi aspetti che l’illuminismo stesso

condannava: dalla superstizione di valorizzarono i risvolti magici e fiabeschi, nel frazionamento di

cercavano le radici delle civiltà nazionali. In particolare la ricerca di sé tedesca impresse una svolta

nazionalistico - romantica agli studi di storia medievale. Nel passato i tedeschi scelsero il periodo più

germanico, liberandolo dalle espressioni peculiari dalla tutela di una cultura latina che fino ad allora aveva

coperto e nascosto le espressioni più originali del millennio medievale. Per alcuni studiosi tedeschi l’europa

sarebbe stata migliore se i germani non avessero dovuto scendere a patti con una civiltà troppo diversa da

loro. Fondamentale in questo passaggio è la teoria di Markgenossenschaft, del villaggio comunitario 2

germanico: si riteneva che i villaggi germanici precedenti l’incontro con i Romani fossero organizzati

secondo un comunismo primitivo. Questa teoria ebbe molta fortuna nell’800 e influenzò Mark ed Engels

che affermavano che la tentazione del possesso fondiario aveva condizionato profondamente lo spirito

egualitario dei germani. Prima le varie tribù germaniche erano solite spertirsi il bottino, ma dopo aver

incontrato i Romani, le nuove guerre non più di razzia ma di spostamento, prevedevano l’acquisizione di

nuove terre e l’occupazione ineguale del suolo avrebbe determinato l’ingresso del latifondo della civiltà

germanica. Questo postulati non avevano fondamenti, ma portarono accezioni positive nella cultura

tedesca: rifiorirono ricerche con analisi minuziose, come le coltivazioni connesse con le diverse culture. La

storiografia ha voluto anche ricercare nel Medioevo elementi vincenti di una cultura che avrebbe costituito

l’europa: l’europa si dorma progressivamente durante il medioevo, il medioevo è essenzialmente

germanico l’europa è quindi di costruzione germanica. È la reazione dell’800 tedesco nei confronti delle

culture latine: quella italiana, secondo cui tutto ciò che c’era stato di buono lo si doveva alla classicità

romana; quella francese, con il mito di Carlo Magno, che mise da parte la discendenza germanica dei

Franchi. Nell’800 la medievalistica era spaccata in una netta bipolarità: Con Waitz che presertava

un’europa che aveva modelatto su elementi di cultura germanica la costruzione di nuove forme di

convivenza e il francese De Coulanges che valorizzava invece l’incontro tra la civiltà germanica e latina: le

basi dell’età moderna erano romane, ma con elementi provenienti dalla Gallia. Così nel 900 la concezione

di medioevo rimane ancora negativa, tranne che per qualche accezione nazionalistica. Le interpretazioni

romana e germanica del medioevo hanno continuato a contrapporsi.

4- Secoli non solo germanici né solo romani

I primi secoli del medioevo non erano stati dunque né puri trasmettitori di valori dell’antichità classica, né

inerti campi d’affermazione dei valori nuovi dei popoli germanici, ma terreno di integrazione di tradizioni

diverse. L’integrazione più completa era stata realizzata dai franchi. Dopo il loro arrivo nella Gallia

meridionale si comincio a celebrare qualche matrimonio misto tra aristocrazia gallo-romana e aristocrazia

germanica, ma soprattutto ci fu una convergenza fra i due stili di vita. I figli del’aristocrazia gallo-romana

potevano accedere alla carriera militare, assorbendo dal modello germanico il valore del combattimento e il

prestigio delle armi. Quelli dell’aristocrazia germanica alcuni erano destinati alla carriera ecclesiastica,

grazia all’efficace peso politico-sociale che avevano i vescovi di quelle regioni. Per questo si può affermare

che l’europa è stata una costruzione franca. Tutti i popoli germanici, inserendosi progressivamente in varie

regioni dell’europa meridionale, avevano incontrato distrazioni in gran parte nuove rispetto alle loro

abitudini. Prima i loro villaggi erano centri provvisori di sfruttamento agricolo e rifugi dopo le spedizioni di

razzia. In seguito invece divennero consueti orizzonti di vita, con latifondo e città: il latifondo venne

considerato dai franchi sempre più un diritto imprescindibile per l’affermazione delle famiglie aristocratiche;

le città imposero un patrimonio di tradizioni pubbliche ai nuovi dominatori, che in parte lo riadattarno alle

loro esigenze. Con la dinastia merovingia e poi quella carolingia, riuscì perfettamente l’incontro fra la

cultura germanica (mobilità, mito del guerriero e tradizione di comando sui popoli) e quella latina

(componenti religioso-letterarie, latifondo e tradizione di potere sul territorio). Si era quindi formato un ceto

dirigente misto, tra latini e germanici. Questo nuovo ceto dirigente era riuscito a conferire alla struttura

sociale e alle istituzioni un carattere ibrido. I capi delle tribù germaniche sapevano che potevano esercitare

il loro potere solo su alcune persone, quindi su alcuni popoli, mentre la tradizione latina prevedeva una

chiara definizione territoriale e le idee latine prevalsero perché necessarie per la gestione di nuove

formazioni politiche, con popoli diversi fra loro, pacificati e che si erano insediati. Questo carattere ibrido è

tipico del regno carolingio.

5- L’equazione medioevo-feudalesimo

Al medioevo è spesso applicata l’etichetta di età feudale. I diritti feudali per i rivoluzionari francesi erano

contratti feudo-vassallatici, ma anche bannalità (cioè che i sudditi pagano ad un signore per usare un

mulino ecc), diritti sul raccolto, le corvees, i censi signorili, le prestazioni collegate all’antica schiavitù,

quindi tutto ciò che sottometteva un contadino ad un signore. Giù nel 600/700 il feudalesimo viene definito 3

come état de civilisation. Nel 1748 Montesquieu definì il feudalesimo come un deleterio sistema che

prevedeva specie diverse di signoria su una stessa cosa o sulle stesse persone. Il feudalesimo risulta

essere, quindi, l’esito dello smembramento del patrimonio statale e del potere pubblico a favore di

un’aristocrazia militare e fondiaria. Voltaire lo defin’ come il sistema in cui un popolo si sovrapponeva ad un

altro militarmente, imponendo la propria aristocrazia. Giambattista vico vedeva il feudalesimo come una

fase necessaria in tutti i cicli di sviluppo delle civiltà. Karl marx definì lo definì come un tipo di

organizzazione fondiaria e un sistema di rapporti di produzione, una fase precedente al capitalismo. Per

feudalesimo intendeva lo sfruttamento e la soggezione politico-economica dei contadini, non salariati e

costretti all’obbedienza. Nell’800 quindi questi due principi vengono ripresi e tramandati fino ai giorni nostri,

in cui feudalesimo era sinonimo di medioevo. Webwe e mitteris presentarono negli anni 20/30 del 900 il

feudalesimo come tappa dell’evoluzione storica, a metà strada tra l’egemonia aristocratica e lo stato

amministrativo moderno. Hintze lo definì come una forma di reggimento dei popoli costretti a rompere

un’evoluzione tribale per sistemazioni statali. Tra gli storici del 900 è evidente tra chi si approccia

diacronicamente (privilegiano le trasformazioni di lunga durata) e chi studia specificatamente il medioevo.

Tra i primi troviamo Toynbee che vedeva il feudalesimo come una reazione a una decadenza dalla quale si

organizzava una rinascita); tra i secondi troviamo Bloch che valorizzò i vincoli vassallatico-beneficiari,

definendo non feudali i vincoli di dipendenza tra classi inferiori e signori. Il suo allievo Boutruche individuò

che questi rapporti si formarono più o meno spontaneamente dal basso e non dall’alto. Nella cultura non

specialistica ha continuato a definire il feudalesimo attraverso la versione economico-sociale, marxista o

smithiana. Ad esempio Kula fece rientrare all’interno del campo concettuale del feudalesimo ogni

connotazione politico-signorile del latifondo. Elaborò un modello in cui il latifondo era una isola

giurisdizionale, il contadino era obbligato a prestare opera sulla terra del signore, la mobilità dei rustici era

limitata e gli introiti signorili finanziavano non solo la gestione della terra, ma anche potere e protezione.

Nessuno di questi caratteri può definirsi prettamente feudale.

6- Il medioevo come infanzia dell’Europa

Oltre ai secoli finali del millennio medievale, hanno avuto fortuna anche altri periodo storici al suo interno,

come l’impero carolingio e per italia e germania la dinastia ottoniana tra X – XI secolo. C’è invece

disinteresse per i periodi negativi, come la crisi del modello romano e la sua dissoluzione. Il concetto di

europa nasce nelle isole dell’egeo per indicare la grecia continentale e nel medioevo diventa veicolo di idee

di superiorità rispetto a tutto ciò che è esterno. Il termine europa ha notevole fortuna durante il regno

carolingio, ad esempio negli Annales Fuldenses il termine europa viene utilizzato per definire la

dominazione di Carlo. Nel secolo IX il termine viene utilizzato in modo intermittente, non per definire la

dominazione carolingia, ma piuttosto per considerazioni etnico-geografiche. Ma sia europa “franca” che

omogeneità etnica non erano concezioni totalmente rappresentative dell’europa stessa. l’europa si sta

consolidando come nozione geografica, ma rimane una nozione poliedrica ed elastica. Le missioni di

evangelizzazione creavano le condizioni ideali per considerare chi si convertiva come europeo, qualunque

fosse la sua origine, per il solo fatto che stava entrando nella societas Christiana. Due grandi ambiti

culturali vanno a delinearsi dopo la dominazione carolingia: il regno dei franchi occidentali, la futura Francia

e il regno dei franchi orientali, cioè il regno teutonico (Ottoni) impegnato in opere di conversione di regioni

come boemia, polonia e ungheria sotto la loro corona. Questo è un altro elemento che contribuì a rendere

l’europa dei secoli centrali del medioevo etnicamente poliedrica e lontana da cristallizzazioni nazionali. La

cultura europea di mille anni fa risulta incardinata su centri di propaganda e di diffusione di identità

coincidenti con monasteri e scuole episcopali urbane. Erano isole separate dai contesti locali, ma con forti

collegamenti fra di loro. Nel medioevo le culture locali erano continuamente in corto circuito con una cultura

altaa che tendeva verso un’omogeneità dotta; non c’era un unico centro vitale, ma più centri. Per essere

davvero potenti bisognava rifarsi alla schola palatina di carlo magno o al clima della Renovatio imperii

dell’età ottoniana. Le crociate svolgono, rispetto all’identità europeam una funzione contraddittoria. Danno

enfasi alla diversità del mondo islamico delineando un confine oltre cui non c’è più europa. Al tempo stesso

agevolano la circolazione di nozioni di europa che, da questi bagni di diversità, tornano rafforzate. Europa e

universalismo medievale sono in conflitto. Prima il continente sembrava un grande campo di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in culture e letterature del mondo moderno
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Sergi Giuseppe.

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