Storia medievale I
A. Musarra
Sapienza, Università di Roma
per CdL in: Scienze Archeologiche, Studi storico-artistici, Lettere Classiche e Moderne, Storia, Antropologia e Religioni; 6 cfu, a.a. 2019-2020
Nel file sono presenti solo alcune lezioni del docente in cui mette in luce concetti chiave, particolari questioni a livello storico e storiografico e semplificazioni di contenuti trattati in maniera abbastanza prolissa nel Manuale di riferimento (Storia F. Cardini, M. Montesano). Inserita anche una lezione d'approfondimento sul monachesimo tenuta dal prof. Alfonso Marini.
Lezione 1
Medioevo (476 d.C.: deposizione di Romolo Augustolo - 1492: scoperta dell'America), è una convenzione: chi vive nel '400 legge il periodo come unitario e negativo, a cui segue l'età umanistica e rinascimentale; chi vive nel '300 (Petrarca) dovrebbe occuparsi dei fatti del suo tempo, gli umanisti allargano questo periodo ai secoli precedenti. In realtà il Medioevo non esiste, è una costruzione di comodo: ha la datazione convenzionale o si utilizza come spartiacque l'anno 1000, ma anche questa è una convenzione; alcuni sostengono che non sia possibile alcun tipo di periodizzazione.
Tardoantico (dal II-III secolo d.C.- VII secolo d.C.)
1. Da dove deriva il mondo medievale: concetto di sintesi del Tardoantico
La sintesi del Tardoantico è data:
- Dalle trasformazioni interne ed esterne subite dal mondo romano;
- Dall'affermazione del cristianesimo come religione unica dell'impero romano;
- Dall'accordo delle popolazioni germaniche che premono e sfondano il confine reno-danubiano e si affermano fino a sostituire le strutture tradizionali dell'impero stesso.
I. Primo fenomeno
Il primo fenomeno è l'anarchia militare, la diffusione del latifondo, il mutare dei confini dell'impero (Storia della decadenza e della caduta dell'impero romano).
La questione dei fattori interni della decadenza ha visto contrapporsi due visioni:
- L'arrivo dei barbari, ma non solo: Roma si allarga ad Oriente e si ritrova davanti all'impero persiano/sasanide e invia truppe anche lì, oltre che a Nord (Reno-Danubio), ciò ha dei costi;
- L'affermazione e la conquista araba del Mediterraneo.
Oggi si tende a considerare un insieme di concause che portò ad un'implosione, dovuta soprattutto alle cause interne. Nel 271 a.C. a Roma vengono costruite le mura aureliane, la forza di Roma si basava su:
- La capacità di ricevere tasse: conquista di nuovi territori (Gerusalemme, Arabia Nabatea), disperde però le legioni e i centri di potere = anarchia militare del III secolo a.C., si eleggono le legioni stesse. Ciò è preceduto dalla pax augustea: meno scontri, meno bottino, meno schiavi, meno tasse = scarsità della manodopera schiavistica, nel III secolo, quando Roma ha bisogno di difesa, nasce la crisi economica, non vi è manodopera per coltivare i campi: schiavo -> affittuario; nel 395 a.C. vi sarà la divisione tra le due parti dell'impero che viaggiano su due piani diversi: l'Orientale è la pars più ricca (spezie, sete, argento attraverso le carovaniere delle vie della seta o dall'Africa subsahariana), l'Occidentale la più povera, non è un caso se la capitale dell'impero si sposterà a Costantinopoli.
La storia medievale sembra nascere da Diocleziano (284-305 d.C.), che riorganizza l'impero come tetrarchia per una migliore amministrazione delle province orientali su cui premono i sasanidi, mantenendo l'unità attraverso due augusti e due cesari, destinati ad essere sostituiti per morte/abdicazione. L'Impero fu diviso in quattro parti, ciascuna in tre diocesi (ideazione dioclezianea) rette da vicari e 101 province: più si governa un territorio piccolo e più è ridotto il rischio che le truppe prendano il potere = struttura piramidale: 2 cesari - 2 augusti - vicari - 101 province.
Il collega di Augusto è Massimiano, ma nel 305 questo sistema implode, Diocleziano abdica e ciò non favorisce la rotazione delle cariche, così, l'anno successivo, scoppia un conflitto di successione, vinto da Costantino nella battaglia di Ponte Milvio/Saxa Rubra nel 312 d.C.
A Costantino si deve il nuovo assetto dell'Impero. Nel 324 d.C. egli rimarrà l'unico imperatore, ma ormai ha compreso che è meglio allontanarsi dal ceto senatorio e propone una nuova divisione amministrativa dell'Impero con a capo Costantinopoli, fondata nel borgo di Bisanzio il 30 maggio del 330 d.C. con la costruzione della chiesa madre di Santa Sofia: divide l'Impero in 4 prefetture, 14 diocesi e 17 province, ciò si manterrà fino a Giustiniano che cercherà di recuperare le province italiane. Costantino ha una politica accentratrice, assolutistica, più da soldato persiano, il senato non ha quasi più voce in capitolo: all'imperatore rispondono i prefetti; anche l'esercito viene riorganizzato, un tentativo di riportare in auge la potenza navale di Roma (dopo Azio) svanisce, viene affidato a magistri militum = principale esercito di terra del Medioevo. Lo stretto legame tra Costantino e il cristianesimo gli permette di incamerare ingenti ricchezze provenienti dai templi pagani, lo usa per sanare le tasse dell'impero: nuova riforma monetaria, il trimonetarismo, basata sulla circolazione di monete d'oro, d'argento e di bronzo.
Il quadro che fuoriesce dalle due grandi riorganizzazioni dell'impero romano: di Diocleziano e di Costantino, la prima fallimentare, la seconda più duratura grazie all'elemento nuovo, cioè l'alleanza tra politica e religione cristiana (anche se nei pagi - pagus - sopravvive il paganesimo). Il tutto è simboleggiato dal sogno di Costantino in cui egli vide l'aquila romana trasformata in croce con la scritta: in hoc signo vinces, sia possibile che egli abbia ricevuto il battesimo o l'iniziazione a culti misterici e monoteistici orientali (monoteismo: potere assoluto - dell'imperatore che si pone al di sopra della res publica per come la si conosceva con Cesare ed Augusto). L'unione tra Impero e cristianesimo sarà stabile.
Lezione 2
II. Teodosio I è, nel 395 d.C., autore della terza grande trasformazione dell'Impero che formalizza la divisione dell'Impero in due parti: pars Occidentis, la cui capitale gravita tra Roma, Milano e Ravenna, a cui appartiene parte dell'Africa e dalla Britannia, e la pars Orientis, confinante con l'impero sasanide che sorge nel 224 d.C., in sostituzione a quello dei Parti.
Ciò provoca la dislocazione delle sedi dei due imperatori: nella prima e nella seconda Roma, cioè Bisanzio (la terza Roma sarà la Mosca degli zar che si proclamano eredi del cristianesimo); la parola "bizantino" è convenzionale, ha un sistema e tradizioni ben precisi, ma continueranno a chiamarsi sempre Ρωμαῖοι, eredi dei romani.
In questo quadro si inserisce il secondo argomento riguardante l'origine del Tardoantico. Esistevano gli atei, ma costituivano la minoranza della popolazione, è difficile studiare l'ateismo: la maggior parte delle fonti, non soltanto riguardanti la storia della chiesa, ma anche quella dell'impero, è di natura ecclesiastica; di Teodosio racconta Eusebio di Cesarea. Forme di dissenso e paganesimo vanno sempre interpretate in luce del panorama folkloristico e stregonico del periodo.
Il cristianesimo è un fenomeno fondante per il Medioevo, si cominciano a contare gli anni dalla nascita di Cristo (posizionata erroneamente nell'anno I, avvenuta invece nell'anno V/VII) e non più dalla fondazione di Roma. Al principio la nuova fede è simile all'ebraismo: si parla di giudeo-cristianesimo, è difficile comprenderne le differenze (l'avvento del Messia già avvenuto o meno; la questione del sacerdozio, impossibile da ottenere dopo la distruzione del Tempio), i romani non facevano differenza: Claudio li scaccia nel 49 d.C. insieme agli ebrei, dell'incendio del 63 d.C. Nerone diede la colpa ai cristiani e non agli ebrei. La differenza è sancita nel 67 d.C. dal martirio di Pietro e Paolo, il cristianesimo segue la via Appia, attraversa le isole dell'Egeo, anche se la tradizione vuole che Paolo si sia fermato nelle catacombe di Siracusa e poi sia risalito a Pozzuoli, dove la religione era molto sentita.
Le correnti che la storiografia chiamava eresie riguardo i "cristianesimi", adesso sono studi su questi ultimi. Il processo iniziale ha inizio a Gerusalemme, nel 49 d.C., in un'assemblea tra gli apostoli di Gesù, in cui ci si confronta sulla possibilità di esportare il cristianesimo ai non ebrei; Giacomo ritiene che il cristianesimo debba rimanere all'interno, ma è Paolo, con le sue lettere, a formare dei focolai della religione: è chiamato apostolo delle genti. Questo si diffonde così velocemente e arriva anche in Italia, si ritrova nel 112 d.C. da Plinio il Giovane, il quale scrive all'imperatore presentando il problema della setta dei cristiani che si rifiuta di compiere l'adoratio imperiale; Traiano, nel suo Scritto, esorta a non agire in maniera brutale, ma di constatare se questa sia pericolosa per l'unità dello Stato = documento che attesta per primo la diffusione del cristianesimo. Traiano è stato forse così tollerante in quanto già abituato agli influssi continui dei culti orientali: dio Sole, Mitra ecc., tra questi, però, il cristianesimo è sicuramente vincitore, anche perché si afferma tra le classi più agiate (matrone romane si stabiliranno a Gerusalemme), tra l'esercito che si sposta e mette a contatto genti diverse, anche se si presenta come religione di pace, mentre il soldato è costretto a combattere: presa di coscienza (si risolverà con la milizia templare, esercito di ecclesiastici che possono combattere; questione del bellum iustum, giusta quando l'imperatore lo ha ordinato per preservare il potere temporale).
Questo è uno dei problemi, risolto nelle persecuzioni dal 65 d.C. (di Nerone, cristiani come torce umane per illuminare i giovani) fino al 313 d.C., quando diventa religio licita; dopo il 260 d.C., con Gallieno, queste persecuzioni hanno un calo, nel 303 d.C. Diocleziano prende misure severe: distruzione delle prime chiese cristiane, rogo delle scritture cristiane e cacciata dei cristiani dall'amministrazione pubblica; ma, già nel 311 a.C., Galerio emette un primo editto di tolleranza a Milano, per volere sia di Costantino che di Licinio, che permetteva di avere una totale libertà di culto.
Rogo delle Sacre Scritture: I quattro Vangeli sono i più antichi, pare che derivassero da una raccolta di detti e fatti di Gesù, per tutto il Medioevo non si leggerà il Vangelo di Marco perché considerato un'abbreviazione di quello di Marco; quello di Giovanni è più complesso, datato al II secolo. All'epoca leggevano l'antico testamento in greco (70 saggi ebrei lo aveva tradotto in greco ellenistico: Bibbia dei 70), ma il greco in Occidente non lo conosceva nessuno: dal II secolo cominciano a girare traduzioni latine di antico e nuovo testamento, di cui restano frammenti (prima redazione africana, poi italica - probabilmente romana -, infine quella tradotta da San Gerolamo che si trasferisce a Betlemme per tradurre la Bibbia in latino e dal greco il nuovo e dall'ebraico il vecchio = vulgata per il Medioevo).
In questo frangente si inserisce la svolta costantiniana, accompagnata dalla questione della conversione o meno dell'imperatore stesso per avere più consensi da parte della popolazione. La sua partecipazione al Concilio di Nicea del 325 d.C. è importante, egli non rinuncia al proprio titolo di pontefice massimo, nonostante le sue tradizioni pagane, e afferma di essere ben disposto verso la nuova fede. Questo evento apre la lotta ai "cristianesimi", considerata lotta alle eresie, minoranze potenti ma interessanti: ai laici, λαός, da parte del clero (κλήρος, separati, in quanto hanno avuto un'iniziazione diversa, secondo il proprio ordine; vi sono ordini minori: ostiario, lettore, accolito ed esorcista e maggiori: suddiacono, diacono, sacerdote ed episcopo). Tutto ciò è già formato nel IV secolo, ma vi è il metropolita - responsabile di una serie di diocesi - che si pone al di sopra dell'episcopo, le sue diocesi vengono dette "suffragate"; i patriarchi reggono, in Oriente, le chiese fondate dagli apostoli, in Occidente l'unico patriarcato è quello romano, sotto la giurisdizione spirituale del papa che si pone come punto di riferimento di tutta la chiesa Occidentale.
Ciò fa scaturire un conflitto tra gli altri metropoliti, soprattutto con quello di Milano, è necessario un accordo sulla figura del papa e la questione della Trinità: da qui sorgono le eresie cristologiche, risolte dai primi quattro concili (Nicea, Costantinopoli, Efeso, Calcedonia) riconosciuti anche dalla chiesa greco-ortodossa. Il paganesimo, nel frattempo, sussiste e si afferma l'agnosticismo (dal magma divino fuoriescono eoni di bene, tra cui Gesù Cristo, ma il mondo è stato fatto dal male, gli agnostici si promettono di raggiungere il divino tramite l'agnosi; il cristianesimo è l'opposto: afferma la bontà sia della materia che dello spirito), l'arianesimo (Cristo non è uguale, simile, al padre, ma da lui era solo prediletto e divinizzato, il cristianesimo nella sua forma ariana è più semplice da capire; viene fatto fuori nei primi due concili col simbolo niceno, cioè il Credo).
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