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La milizia mobile

La Milizia Mobile era stata istituita e organizzata dal generale Arimondi nel 1894 per far fronte all’allargamento dei confini coloniali ed era composta da vecchi ascari congedati. Veniva così riproposto in Eritrea il modello che vigeva in Italia, cioè la presenza di una riserva e di una milizia territoriale.

Negli anni Venti, la Milizia Mobile rappresentò uno dei problemi del Regio Corpo Truppe Coloniali, impossibilitato a raccogliere informazioni accurate circa il numero e il ruolo dei suoi effettivi. Solo nel 1929, dopo un lungo ed estenuante lavoro di revisione e aggiornamento, il Regio Corpo riuscirà a stabilire con certezza l’entità della Milizia Mobile, calcolata in più di 17.000 uomini; decisiva per questo risultato fu la collaborazione dei cicca, i capi-villaggio, che attraverso la conoscenza personale di tutti i loro sottoposti costituivano i soli “registri” di stato civile indigeno esistenti in colonia. Tuttavia, il numero di uomini già addestrati risultò assolutamente inadeguato alle esigenze militari degli anni Trenta, tanto che la Milizia Mobile sembrò quasi dissolversi; si tornò allora a pensare alla chiamata del chitèt.

Il chitèt

Sebbene i contadini fossero di norma attaccati alla terra e poco propensi alla vita militare, nel Corno d’Africa esisteva lo chitèt, cioè una forma di chiamata generale alle armi per tutti gli uomini validi, e gli italiani colsero immediatamente le potenzialità di questa pratica. Due erano i principi che regolavano l’arruolamento degli indigeni: la volontarietà del servizio e lo schieramento in colonia. La leva fu quindi un elemento distintivo tra i cittadini coscritti e i sudditi volontari, anche se questi ultimi potevano essere obbligati ad imbracciare le armi se reclutati attraverso lo chitèt, dal quale il relativo contingente traeva il nome.

A partire dal 1933 le autorità italiane iniziarono a pianificare l’arruolamento di massa tra i sudditi eritrei attraverso il chitèt. Il Ministro delle Colonie Emilio De Bono descrisse in termini molto lusinghieri la devozione e la disciplina degli ascari così richiamati. Allo scoppio della guerra d’Etiopia, tutti coloro che potevano essere arruolati erano sotto le armi.

Il sistema di reclutamento era in mano ai residenti, cioè funzionari o ex ufficiali dell’esercito che amministravano il territorio; sotto di loro c’erano i meslenié, i capi-distretto, che controllavano tra i 5 e i 10 villaggi; sotto ancora c’erano i cicca, i capi-villaggio. Con il compito di reclutare per conto del governo italiano i giovani direttamente nei loro villaggi. I degna o lisciumagallé, che intrattenevano solidi rapporti col potere coloniale, svolgevano un ruolo essenziale nell’amministrazione della giustizia.

Dalle dichiarazioni raccolte apparve evidente che una parte consistente degli ascari richiamati con lo chitèt interpretò tale arruolamento come obbligatorio, ma le motivazioni che spingevano questi giovani ad arruolarsi andavano da quelle economiche, al prestigio sociale, al riconoscimento del governo italiano come l’unica autorità legittima.

Le diserzioni furono sporadiche ma gli italiani se ne preoccuparono oltremodo: il generale Pirzio Biroli identificò nel disprezzo e nella maleducazione degli ufficiali italiani le ragioni del malcontento fra le truppe indigene; la reprimenda si concludeva con l’invito a deferire al tribunale militare, per il reato di abuso di potere, tutti coloro che con fatti e parole offendevano i propri sottoposti. Anche quella di Badoglio era dello stesso tono, ma attribuiva la colpa all’arruolamento sistematico di ascari d’oltre confine, prevalentemente etiopici, che sviliva l’ambizione degli eritrei a prestare servizio militare.

Gli ascari in Libia

La presenza degli ascari in Libia va dal 1912 fino al 1934: i battaglioni eritrei parteciparono alla guerra contro gli Ottomani, rimasero in Libia per non distrarre le truppe metropolitane dai fronti europei della Grande Guerra, furono impiegati nella riconquista della Tripolitania e infine nella repressione contro i Senussi in Cirenaica.

Il Governatore dell’Eritrea Cerrina Ferroni, in una missiva inviata al Ministero delle Colonie, sottolineò il pericolo che gli ascari schierati in Libia potessero interrogarsi sul perché, pur essendo sudditi della stessa Nazione, i libici fossero trattati in maniera diversa dai colonizzatori. Anche il colonnello Dusnasi si soffermò sul problema, proponendo l’assiduo governo disciplinare come antidoto all’indebolimento delle virtù guerriere degli ascari, che tornavano dalla Libia imbevuti di vanità, lassismo e soprattutto idee moderne sui diritti civili e politici.

Battaglioni misti

Gli italiani scelsero l’impiego di battaglioni misti, composti pr...

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Scienze politiche e sociali SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

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