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Riassunto esame Storia e Istituzioni dell'Africa, prof. Volterra, libro consigliato Sudditi coloniali, Volterra Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia e Istituzioni dell'Africa, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sudditi coloniali di Volterra. Su: la Milizia Mobile, era stata istituita e organizzata dal generale Arimondi nel 1894 per far fronte all’allargamento dei confini coloniali ed composta da vecchi ascari congedati. Veniva
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Esame di Storia e Istituzioni dell'Africa docente Prof. A. Volterra

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La Milizia Mobile

La Milizia Mobile, era stata istituita e organizzata dal generale Arimondi nel 1894 per far

fronte all’allargamento dei confini coloniali ed composta da vecchi ascari congedati. Veniva

così riproposto in Eritrea il modello che vigeva in Italia, cioè la presenza di una riserva e di una

milizia territoriale.

Negli anni Venti, la Milizia Mobile rappresentò uno dei problemi del Regio Corpo Truppe

Coloniali, impossibilitato a raccogliere informazioni accurate circa il numero e il ruolo dei suoi

effettivi. Solo nel 1929, dopo un lungo ed estenuante lavoro di revisione e aggiornamento, il

Regio Corpo riuscirà a stabilire con certezza l’entità della Milizia Mobile, calcolata in più di

17.000 uomini; decisiva per questo risultato fu la collaborazione dei cicca, i capi-villaggio,

che attraverso la conoscenza personale di tutti i loro sottoposti costituivano i soli “registri” di

stato civile indigeno esistenti in colonia. Tuttavia il numero di uomini già addestrati risultò

assolutamente inadeguato alle esigenze militari degli anni Trenta, tanto che la Milizia Mobile

sembrò quasi dissolversi; si tornò allora a pensare alla chiamata del chitét.

Il chitét

Sebbene i contadini fossero di norma attaccati alla terra e poco propensi alla vita militare, nel

Corno d’Africa esisteva lo chitét, cioè una forma di chiamata generale alle armi per tutti gli

uomini validi, e gli italiani colsero immediatamente le potenzialità di questo pratica. Due erano

i principi che regolavano l’arruolamento degli indigeni: la volontarietà del servizio e lo

schieramento in colonia. La leva fu quindi un elemento distintivo tra i cittadinii coscritti e

i sudditi volontari, anche se questi ultimi potevano essere obbligati ad imbracciare le armi se

reclutati attraverso lo chitét, dal quale il relativo contingente traeva il nome.

A partire dal 1933 le autorità italiane iniziano a pianificare l’arruolamento di massa tra i sudditi

eritrei attraverso il chitét. Il Ministro delle Colonie Emilio De Bono descrisse in termini molto

lusinghieri la devozione e la disciplina degli ascari così richiamati. Allo scoppio della guerra

d’Etiopia, tutti coloro che potevano essere arruolati erano sotto le armi.

Il sistema di reclutamento era in mano ai residenti, cioè funzionari o ex ufficiali dell’esercito

che amministravano il territorio; sotto di loro c’erano i meslenié, i capi-distretto, che

controllavano tra i 5 e i 10 villaggi; sotto ancora c’erano i cicca, i capi-villaggio. Con il compito

di reclutare per conto del governo italiano i giovani direttamente nei loro villaggi. I degna o li

sciumagallé, che intrattenevano solidi rapporti col potere coloniale, svolgevano un ruolo

essenziale nell’amministrazione della giustizia.

Dalle dichiarazioni raccolte apparve evidente che una parte consistente degli ascari richiamati

con lo chitét, interpretò tale arruolamento come obbligatorio, ma le motivazioni che spingono

questi giovani ad arruolarsi vanno da quelle economiche, al prestigio sociale, al riconoscimento

del governo italiano come l’unica autorità legittima.

Le diserzioni furono sporadiche ma gli italiani se ne preoccuparono oltremodo: il generale

Pirzio Biroli identificò nel disprezzo e nella maleducazione degli ufficiali italiani le ragioni del

malcontento fra le truppe indigene; la reprimenda si concludeva con l’invito a deferire al

tribunale militare, per il reato di abuso di potere, tutti coloro che con fatti e parole

offendevano i propri sottoposti. Anche quella di Badoglio era dello stesso tono, ma attruibuiva

la colpa all’arruolamento sistematico di ascari d’oltre confine, prevalentemente etiopici, che

sviliva l’ambizione degli eritrei a prestare servizio militare.

Gli Ascari in Libia

La presenza degli ascari in Libia va dal 1912 fino al 1934: i battaglioni eritrei parteciparono alla

guerra contro gli Ottomani, rimasero in Libia per non distrarre le truppe metropolitane dai fronti

europei della Grande Guerra, furono impiegati nella riconquista della Tripolitania e infine nella

repressione contro i Senussi in Cirenaica.

Il Governatore dell’Eritrea Cerrina Ferroni, in una missiva inviata al Ministero delle Colonie,

sottolineò il pericolo che gli ascari schierati in Libia potessero interrogarsi sul perché, pur

essendo sudditi della stessa Nazione, i libici fossero trattati in maniera diversa dai colonizzatori.

Anche il colonnello Dusnasi si soffermò sul problema, proponendo l’assiduo governo

disciplinare come antidoto all’indebolimento delle virtù guerriere degli ascari, che tornavano

dalla Libia imbevuti di vanità, lassismo e soprattutto idee moderne sui diritti civili e politici.

Battaglioni misti

Gli italiani scelsero l’impiego di battaglioni misti, composti principalmente da indigeni nati

oltre confine. Questa scelta fece emergere quelli che saranno gli elementi di preoccupazione

fino alla guerra d’Etiopia: un’aliquota di congedati istruiti minore delle esigenze della Milizia

Mobile, l’inizio di un processo di inurbamento da parte degli indigeni non sudditi ad Asmara;

il rischio di addestrare uomini d’oltre confine che potenzialmente potevano trasformarsi in

nemici, soprattutto gli etiopici. Sembrava infatti che dal 1932 gli ascari etiopici di ritorno dalla

Libia venissero arruolati dai vari Ras.

Con il Regolamento del 1893, l’amministrazione italiana decise quindi di affidare l’Artiglieria

ai Sudanesi, perché robusti e soprattutto di stirpe estranea e ostile agli abissini. Anche

durante il conflitto italo-etiopico il principio di assegnare i musulmani ai reparti mitraglieri e di

artiglieria continuò ad essere osservato. Questo aspetto del reclutamento suggerisce come i

comandi italiani nutrissero dubbi sull’affidabilità dei cristiani dell’altopiano, che pure

rappresentarono la maggioranza delle truppe eritree.

Per venire incontro alle necessità delle popolazioni eritree danneggiate dall’invasione delle

cavallette nel 1927, il Governatorato accettò un numero di arruolamenti molto superiore ai

bisogni reali; il maggiore afflusso di eritrei alle armi alterò la composizione dei battaglioni misti

in loro favore. La guerra d’Etiopia modificò ulteriormente la composizione dei reparti indigeni:

già agli inizi del 1936 furono attivati centri di reclutamento ad Adua per accettare le

richieste di volontari che avessero già prestato servizio in Libia e che fossero nativi delle regioni

etiopiche fino allora occupate. I battaglioni riunivano insieme cristiani e musulmani, eritrei,

somali, etiopici e sudanesi, senza distinzioni.

Il fuoriuscitismo eritreo ed etiopico

Un altro fenomeno che si profila negli anni Trenta è quello del fuoriuscitismo eritreo:

esemplare è il caso di due ascari che, salutando cordialmente il loro ufficiale in ricordo del

servizio prestato insieme in Libia, annunciarono di volersi mettere al servizio dell’Etiopia a

causa del cattivo trattamento ricevuto dal proprio residente; si sospettò allora l’esistenza di

una rete di agenti abissini volta ad agevolare le diserzioni e gli sconfinamenti degli ascari in

congedo o in servizio nel Regio Corpo. Nonostante la scarsità di informazioni, possiamo ritenere

che il fenomeno fu molto limitato e facilmente interpretabile come una forma di ribellione al

potere coloniale.

I dubbi sull’atteggiamento degli ascari abissini ha portato la vulgata storica a considerarli dei

mercenari, ma indicare gli ascari come mercenari rispondva soprattutto ad una necessità

politica di riaffermare la superiorità del bianco sul nero, del soldato fascista sul gregario locale;

questa concezione si riflesse nella struttura militare, dove l’indigeno è ridotto a mero ausiliario,

un graduato di truppa che può avanzare solo fino al grado di sciumbasci ed essere decorato al

massimo con la Medaglia d’Argento. l’Italia infatti fu l’unica potenza coloniale a non avere

ufficiali indigeni.

L’Armata Nera

La trasformazione del processo di reclutamento, innescato con la guerra d’Etiopia, diede un

ulteriore impulso all progetto mussoliniano di creare un’ Armata Nera, un grande esercito

coloniale di 300.000 indigeni da preparare e addestrare entro il 1940. Il progetto prevedeva


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Riassunto per l'esame di Storia e Istituzioni dell'Africa, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sudditi coloniali di Volterra. Su: la Milizia Mobile, era stata istituita e organizzata dal generale Arimondi nel 1894 per far fronte all’allargamento dei confini coloniali ed composta da vecchi ascari congedati. Veniva
così riproposto in Eritrea il modello che vigeva in Italia, cioè la presenza di una riserva e di una milizia territoriale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze politiche e delle relazioni Internazionali
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Methius di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e Istituzioni dell'Africa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Volterra Alessandro.

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