Il primo dopoguerra in Italia
Ogni giorno la nostra generazione, abituata ad avere tutto, non sa più cosa vuol dire veramente “sognare” o “desiderare” qualcosa. Quindi, ci sorprendiamo o rimaniamo sbalorditi pensando ai nostri avi che, per un sogno, hanno combattuto tenacemente e dato la vita. Emblematiche a questo proposito sono le parole che B. Croce pronunciò all’indomani della fine della “Prima Guerra Mondiale”.
In quel tempo, il nostro paese si risvegliò con un grande sogno infranto: quello della così detta vittoria mutilata. Nell’immediato dopoguerra si cominciò a sentire la necessità di rinnovare le fondamentali strutture economiche e sociali dello stato, desiderio sentito da tutti i ceti, ad eccezione dei più reazionari, e che si espresse su vari orientamenti.
Sogni e aspirazioni umane
«…Gli sforzi e i desideri umani ci fanno brillare innanzi la loro realizzazione come fosse il fine ultimo della volontà, ma appena soddisfatti cambiano fisionomia, dimenticati o relegati tra le anticaglie vengono sempre… messi da parte come illusioni svanite.» Le parole del filosofo Schopenhauer colgono certamente quello che è un aspetto, una nota dominante dell’esistenza umana. L’uomo non può vivere senza sogni; i sogni e le conseguenti illusioni da essi generati sono la “molla” della nostra esistenza.
Come sarebbe la nostra vita? Come saremmo noi se non avessimo sogni e desideri da perseguire? Saremmo semplici “burattini”, “automi” in balia di forze superiori o in mano a un destino che ci manovra inesorabilmente. Ma non è così. L’uomo ha sogni, desideri che lo spingono ad agire e lo portano spesso e volentieri a scontrarsi con un muro di opposizioni; ciò nonostante, l’individuo continua “testardo” per la sua strada.
Il bello dei sogni e dei desideri, quando sono profondamente radicati, è che niente può sconfiggerli o distruggerli, anche se questi sono destinati a fallire. Dolore e desolazione pervadono l’animo dell’uomo quando un desiderio tanto agognato sfuma…
La vittoria e la tristezza di cuori
«Far festa perché? La nostra Italia esce da questa guerra come da una grave e mortale malattia, con piaghe aperte, con debolezze pericolose nella sua carne, che solo lo spirito pronto, l’animo cresciuto, la mente ampliata rendono possibile sostenere e volgere, mercé duro lavoro, a incentivi di grandezza.
E centinaia di migliaia del nostro popolo sono periti, e ognuno di noi rivede in questo momento i volti mesti degli amici che abbiamo perduti, squarciati dalla mitraglia, spirati sulle aride rocce e tra i…
-
Storia contemporanea
-
Storia del diritto romano
-
Storia contemporanea - primo parziale
-
Storia contemporanea - "IL novecento" dalla prima guerra mondiale