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► 1. IL CONTESTO POLITICO : DAI FATTI DI EPIDAMNO ALLA CRISI DI POTIDEA P. 7

1. -

► I FATTI DI EPIDAMNO E IL CONFLITTO CORCIRA CORINTO

Nel 436 a.C. a Epidamno (fondata dai Corciresi, capitanati da un discendente di Eracle) il al potere

demos

bandì in esilio gli oppositori oligarchici, i quali assalirono la città con l’aiuto degli Illiri limitrofi facendo gravi

danni agli abitanti. Gli Epidamni rimasti in città chiesero dapprima soccorso a Corcira e, avutone un rifiuto,

si rivolsero a Corinto. I Corciresi assediarono allora la città alla quale i Corinzi risposero tramite il bando

coloniale e allestendo una spedizione militare con i Megaresi. Dopo schermaglie diplomatiche, in cui

Corciresi e Corinzi si accusavano reciprocamente di essere i responsabili del conflitto, la guerra fu

dichiarata. I Corciresi risultarono nettamente superiori e ben 15 navi Corinzie furono distrutte.

2.

► LA RICOSTRUZIONE DELLA FLOTTA CORINZIA E I DECRETI FINANZIARI DI CALLIA

Entro il 433 Corinto portò a 90 il numero delle proprie navi e fece sì che la coalizione peloponnesiaca

disponesse di 150 unità. Quasi all’improvviso si profilò quindi una minaccia alla supremazia navale di Atene,

che poco prima aveva deciso di concentrare sull’acropoli i tesori dei templi dei demi rurali e della città

bassa in seguito ad un decreto proposto da Callia.

3. - ’ ’

► LE RAGIONI STRATEGICO MILITARI DI UN ALLEANZA ATENIESE CON CORCIRA E L OTTICA OCCIDENTALE

Atene accettò l’alleanza difensiva propostale dagli ambasciatori corciresi, principalmente per due motivi:

per non abbandonare a Corinto Corcira che possedeva una flotta così potente, ma anzi aizzare la lotta

1)

per indebolirli; perché l’isola di Corcira pareva loro posta in buona posizione sulla rotta costiera verso

2)

l’Italia e la Sicilia.

La felice posizione di Corcira non escludeva anche eventuali vantaggi di ordine politico, economico e

commerciale, certo considerati da Atene dato l’enorme volume di traffico che si svolgeva nell’Adriatico; ma

l’ottica dei Corciresi e probabilmente anche dell’assemblea ateniese che accettò l’alleanza rimaneva pur

sempre strategico-militare.

Risulta però strana l’argomentazione addotta da Tucidide all’inizio dell’estate 433 a proposito di una

possibile spedizione militare ateniese in Occidente: forse una reinterpretazione a posteriori o forse era una

ipotesi abbastanza plausibile.

4. ’ :

► LA PATERNITÀ PERICLEA DELL EPIMACHIA CON CORCIRA

’ ’

UNA SOLUZIONE DI COMPROMESSO ALL INTERNO DELL ASSEMBLEA ATENIESE

Dopo 2 assemblee Atene aveva alla fine deciso di stipulare un’alleanza che prevedeva il soccorso armato da

parte di uno dei contraenti nel caso che l’altro subisse un attacco (epimachia). Si trattava di una soluzione

di compromesso che tentava di comporre le due anime dell’assemblea ateniese: l’ala conservatrice

(filolaconica, aliena dal rompere la pace) e l’ala progressista (convinta che il confronto chiusosi nel 446

dovesse riaprirsi). 1

S. Cataldi, Prospettive occidentali allo scoppio della guerra del Peloponneso

5.

► EQUILIBRIO POLITICO E STRATEGHI ATENIESI ALLE SIBOTE

Al comando delle 10 navi inviate dagli Ateniesi a sostegno dei Corciresi fu scelto Lacedemonio, che per i

legami della sua famiglia con Sparta era in grado di garantire, agli occhi dei conservatori ateniesi (e dei

Lacedemoni stessi), dal pericolo di prevaricare il dettato puramente difensivo dell’alleanza. La situazione

giunse al punto che Corinzi e Ateniesi finirono con lo scontrarsi fra loro. Mentre verso sera i Corinzi stavano

per ripartire all’attacco dell’isola, apparvero altre 20 navi ateniesi, inviate in aiuto dopo le prime 10, nel

timore che i Corciresi venissero sconfitti e che la flotta precedente fosse inadeguata a difenderli.

6. ’ σφοδρόν μίσος

► L ESPLOSIONE DELLO DI CORINTO CONTRO ATENE Il giorno dopo, di fronte alle flotte

*caducèo (o cadùceo) : verga (per lo più riunite di Corcira e di Atene, all’armata

con due serpenti simmetricamente intrecciati

e due ali aperte alla sommità), simbolo di corinzia non restò che desistere

prosperità e di pace, attributo degli araldi e

di Ermete (Mercurio) in qualità di messo di dall’attacco a Corcira e inviare alla flotta

Giove. Dal latino caducěum, verga

simbolica degli araldi, e questo, attraverso ateniese araldi senza caduceo*, onde

intermediari rustici, dal greco dorico

karýkeion. evitare di dare un riconoscimento

formale alla rottura del trattato e al tempo stesso per imputare agli Ateniesi di aver rotto la tregua.

Gli strateghi ateniesi negarono con decisione di aver violato la pace e chiarirono ai Corinzi l’interpretazione

restrittiva che da parte di Atene si voleva dare all’epimachia con Corcira: essa avrebbe lasciato navigare i

Corinzi dove volessero, purché non muovessero contro Corcira o un territorio ad essa spettante.

Irati per la risposta e impediti di usufruire della vittoria, i Corinzi voltarono le prue verso casa, non senza

aver prima conquistato a tradimento Anattorio, all’imboccatura del golfo di Ambracia, possesso comune

loro e dei Corciresi, dove stabilirono dei coloni che rinforzarono l’elemento corinzio.

7.

► I PROVVEDIMENTI ATENIESI CONTRO POTIDEA E LE LORO CONSEGUENZE SUL VERSANTE ADRIATICO

Il deterioramento dei rapporti fra Corinto ed Atene innescò immediatamente una serie di reazioni a catena.

Tucidide afferma che dopo la battaglia delle Sibote (autunno 433) si verificarono altri motivi di discordia tra

Ateniesi e Peloponnesi, che portarono alla guerra: gli ateniesi ordinarono a Potidea, colonia di Corinto ma

facente parte dell’impero ateniese, di abbattere il muro dalla parte di Pallene di consegnare la flotta,

1) 2)

di congedare e non accogliere per il futuro gli magistrati che i Corinzi inviavano

3) epidemiurghi,

annualmente alla loro colonia.

Alleandosi con Corcira, Atene nel 433 aveva chiuso a Corinto qualsiasi speranza di potersi assicurare la

possibilità di un regolare approdo a Corcira, che era un punto di scalo quanto mai idoneo (se non obbligato)

per le navi commerciali in rotta verso il basso Adriatico orientale.

Con tale alleanza Atene rendeva esplicito il suo interesse all’Adriatico meridionale e palesava l’intento di

bloccare ai Corinzi le comunicazioni marittime con Epidamno e con Apollonia, rendendo loro insicura la

navigazione nello Ionio e troppo problematico uno scalo sulle coste del basso Adriatico, costringendoli a

tenere i collegamenti con tali colonie vie terra.

Nell’autunno 433 l’antica colonia di Potidea costituiva ormai l’unico porto aperto al commercio di Corinto

2 S. Cataldi, Prospettive occidentali allo scoppio della guerra del Peloponneso

nell’Egeo. In realtà l’unico stato greco in quel momento libero dal controlla di Atene era Megara, che fra gli

stati del Peloponneso più degli altri si mostrava solidale con gli interessi corinzi.

Così si spiegherebbe il di Atene a Potidea, determinato dalla paura di una ribellione dei Potideati

1)

diktat

convinti da Perdicca e Corinto dal timore che alla loro ribellione si unissero gli altri alleati della Tracia.

2)

► 2. I TRATTATI ATENIESI CON REGGIO E LEONTINI : IL LORO CONTESTO STORICO P. 27

1.

► LA STIPULAZIONE DEI TRATTATI

Nel settembre 433 dovettero essere stipulati da Atene i trattati di alleanza con Reggio e Leontini,

probabilmente contemporaneamente e forse anche ratificati nella stessa assemblea. E’ assai probabile

inoltre che entrambi i decreti fossero ratificati nel settembre di quell’anno, quando cioè, in seguito alla

battaglia della Sibote, divenne chiaro che gli ateniesi avrebbero dovuto necessariamente abbandonare la

politica fino allora perseguita di disimpegno militare in Occidente: non c’era infatti più motivo di cercare di

evitare di interferire militarmente nella sfera di influenza corinzia, mentre le città calcidesi d’Italia e di Sicilia

speravano di ottenere qualche vantaggio sui nemici locali usando il potere e il prestigio di Atene.

L’aristocratico Callia figlio di Calliade fu scelto per rappresentare la legittimità delle rivendicazioni ateniesi

in Occidente, in rivalità con le rivendicazioni di Corinto.

Tali trattati furono stipulati forse anche in funzione della grande guerra che si prevedeva prossima a

scoppiare, come si intuisce dalle argomentazioni altrimenti anacronistiche degli ambasciatori di Corcira e la

breve sentenza di Tucidide che menziona la felice posizione dell’isola sulla rotta per l’Italia e la Sicilia.

Fu eretta una stele di entrambi i trattati sull’acropoli.

2. : ’

► LA SITUAZIONE IN SICILIA L ESPANSIONISMO SIRACUSANO E IL PROBLEMA DI MORGANTINA

L’equilibrio era stato turbato a favore di Siracusa dopo l’improvvisa morte di Ducezio nel 440 ca. e il

conseguente blocco della colonizzazione greco-sicula di Kalé Akté, antica meta ionica. Ma tale equilibrio era

stato già irrimediabilmente compromesso dalla vittoria di Siracusa su Agrigento alcuni anni prima, in una

guerra dovuta ufficialmente per l’indulgenza mostrata da Siracusa verso il vinto Ducezio nel 451, in realtà

dall’invidia di Agrigento per la recuperata egemonia siracusana sulle comunità e le terre dei Siculi in

direzione della di Agrigento.

chora

Ormai la minaccia dello schiacciante espansionismo siracusano incombeva sulle città calcidesi della Sicilia

orientale e stringeva da presso, da Messana ad Imera, l’altra città calcidese, Reggio, nonostante la decisa

opposizione dei Siculi settentrionali guidati da Arconida di Erbita.

Per il controllo della piana di Catania (territorio fertile adatto alla coltivazione del grano e zona di enorme

punto chiave era Morgantina, un tempo perno della penetrazione

importanza economica e strategica)

calcidese sia verso l’interno della Sicilia sia verso l’alta valle del Simeto e intermediaria di prodotti di

importazione provenienti da Atene, prima che essa cadesse sotto il dominio di Gela e di Siracusa.

Tale era la situazione in Sicilia quando gli ambasciatori Leontini cercarono un’alleanza con Atene in funzione

antisiracusana, e gli ateniesi decisero di garantirsi una base sicura di operazioni come Reggio. Gli ateniesi

diedero infatti maggiore ufficialità a quest’ultimo patto che dava loro più garanzie, data la tensione sociale

3

S. Cataldi, Prospettive occidentali allo scoppio della guerra del Peloponneso

presente nella città dei Leontini fra nobiltà e demos, con il rischio di un voltafaccia da parte della prima.

3. ’

► LE RAGIONI DELL ALLEANZA DI ATENE CON REGGIO

A Reggio era tornato al potere l’elemento calcidese che quasi tre decenni prima era stato espulso dalla

componente messenica. Già allora Atene cercò di inserirsi negli affari d’Occidente, ma i Reggini pare si

mostrarono ostili. Nel contempo Atene aveva tentato di installarsi al posto di Siracusa nel golfo in cui

sorgeva Neapolis, erede di Cuma e del suo commercio marittimo, sostenendo demograficamente la

compagine civica della nuova città con un rincalzo di suoi coloni. Tutto ciò mentre Atene era impegnata sul

doppio fronte del Nilo e della penisola greca, e subì un rallentamento dopo il disastro dell’isola di

Prosopitide e la conseguente risposta di Siracusa alla crescente interferenza ateniese nel Tirreno.

Il successo delle spedizioni siracusano contro le zone minerarie etrusche (in quegli anni gli etruschi e i

combinato con la fase di

romani avevano mostrato interesse per Atene, le sue leggi e le sue istituzioni),

ripiegamento e riorientamento della politica estera ateniese verso l’Egeo e con la decisiva influenza

antiateniese esercitata a Reggio dagli esuli pitagorici fin verso la ½ degli anni Trenta, potrebbero spiegare la

crisi dei rapporti politici di Atene con le città calcidesi d’Italia e Sicilia, con Reggio e il mondo tirrenico.

In seguito, al fine di estendere l’influenza di Reggio sul Tirreno, la componente calcidese della città doveva

essere riuscita a far prevalere la linea politica di ricercare ed ottenere la solidarietà e l’alleanza della

potenza ateniese, frustrata nella ripresa delle sue mire espansionistiche verso il Tirreno dal responso

sfavorevole dato dall’oracolo delfico ai suoi coloni di Turi nel 434. Fu così che l’Atene di Pericle (che

prevedeva non lontano lo scoppio di una guerra con Corinto nello Ionio) accolse più che volentieri la

richiesta di alleanza da parte dei Reggini che le offrivano la possibilità di proseguire un impegno

diplomatico teso ad unire alle città italiota della costa tirrenica la ionica di Turi.

Tale impegno era stato interrotto in seguito ad una in questa città tra coloni di origine attica e coloni

stasis

di estrazione peloponnesiaca, finita con la vittoria dei secondi grazie al decisivo intervento dell’oracolo

delfico, che proclamando Apollo ecista della città, aveva sottratto Turi all’ipoteca ateniese e ne aveva

sancito il carattere panellenico. Ne era conseguita una riconciliazione tra Turi e Taranto, conclusasi con una

soluzione di compromesso in base alla quale gli abitanti delle due città avrebbero dovuto abitare insieme a

Siris. Ma quando Taranto poco dopo mise i Turini di fronte al fatto compiuto della fondazione di Eraclea, i

rapporti tra le due città si incrinarono.

4. 433/2

► LA SITUAZIONE POLITICA INTERNA DI ATENE NEL

Al momento della stipula dei trattati aveva fatto ritorno ad Atene, dopo 10 anni di ostracismo, Tucidide di

Melesia, il massimo oppositore di Pericle. Egli vagheggiava nel 433/2 una politica di conio antico: e

l’ήσυχία

una vita “dolce come il miele” per Atene e l’aristocrazia mercantile di Egina (dove aveva trascorso gran

parte dei 10 anni), tutta dedita ai traffici e ai guadagni, aliena da avventurose iniziative politiche come le

recenti alleanze difensive con Corcira, Reggio e Leontini, che rischiavano di compromettere

irrimediabilmente le relazioni tra Atene e Corinto.

Di fronte alla prudente politica di Pericle, che considerava ineluttabile la guerra con i Peloponnesi, è

4 S. Cataldi, Prospettive occidentali allo scoppio della guerra del Peloponneso

verosimile che nel 433/2 Tucidide di Melesia si ponesse ancora una volta come il baluardo dell’opposizione

aristocratica e fosse l’ispiratore dei processi contro gli amici di Pericle, allo scopo di indebolirne la

posizione. Vi riuscì solo in parte, ma verso la fine dell’inverno subì un processo rovinoso e dovette

riprendere la via dell’esilio, probabilmente non più verso Egina, ormai invischiata in trame di guerra contro

Atene, ma nella panellenica Turi, a promuovere una politica fondamentalmente filoateniese. All’inizio della

primavera, la politica di Pericle si fece progressivamente più energica e risoluta nei confronti delle

conseguenze sempre più gravi innescate dalla catena delle ostilità con Corinto e con i suoi più stretti alleati.

5.

► IL DECRETO DI ESCLUSIONE CONTRO I MEGARESI E I SUOI CONTRACCOLPI SULLA POLITICA OCCIDENTALE

A questo periodo risale il decreto, proposto da Pericle, mirante ad escludere i Megaresi dall’accesso ai porti

dell’arche e dell’agora attica, decreto il cui obiettivo immediato era essenzialmente economico, anche se

con implicazioni politiche e strategiche. Suo effetto era l’esclusione dei Megaresi dal traffico nell’Egeo,

privandoli di contatti commerciali e anche politici non solo con le colonie megaresi del Mar Nero e della

Propontide (Bisanzio, Calcedoni…), ma anche con le località della Tracia (Potidea, Eno) dove sboccava il

legname da costruzioni navali proveniente dalla Macedonia

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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