Filippo II re dei Macedoni
Filippo nel ricordo di Alessandro
A Opi, in uno dei suoi ultimi discorsi (riportato nell'Anabasi di Arriano), Alessandro ricordò le imprese del padre Filippo: prima di lui i Macedoni erano senza fissa dimora; avvolti in pelli, vivevano tra i monti. Filippo fece portare loro le clamidi, li fece scendere in pianura e li rese abitatori di città, oltre che capaci di combattere con i vicini, mentre prima combattevano con poco successo contro Illiri, Triballi e Traci. Filippo diede il via al commercio e rese sicuro lo sfruttamento delle miniere, rese i Macedoni padroni della Tracia, della Tessaglia, dei Focesi; umiliò gli Ateniesi e i Tebani al punto che ora sono loro ad aspettarsi protezione dai Macedoni. Una volta penetrato nel Peloponneso vi ripristinò l'ordine e fu designato dall'Ellade comandante con pieni poteri della spedizione contro la Persia.
La tradizione
A differenza di quella su Alessandro, la tradizione su Filippo è costituita in parte anche da fonti contemporanee: i discorsi degli oratori ateniesi Demostene, Eschine, Iperide, Demade, Licurgo, Egesippo, Isocrate (a capo ad Atene di una scuola di retorica), Speusippo (a capo ad Atene dell'Accademia), i frammenti delle opere di Eforo, Teopompo, Antipatro di Magnesia, Callistene, Anassimene di Lampsaco. Alle fonti contemporanee si affiancano autori tardi come Polibio, Cornelio Nepote, Diodoro, Polieno, Pausania e Giustino. L'origine ateniese della maggior parte delle fonti finisce tuttavia per dare una prospettiva solo parziale delle imprese di Filippo, col pericolo di leggere le azioni del re come atti finalizzati a favorire o ostacolare gli interessi e i progetti della città.
Una grecità di frontiera
Schiacciata a nord da Illiri, Peoni e Traci, bloccata a sud dai Tessali e sulle coste dalle città greche gravitanti intorno ad Atene, la Macedonia da Perdicca I (VII secolo) fino all'avvento di Filippo aveva avuto un ruolo marginale negli equilibri politici del mondo greco. All'inizio del V secolo: oscillando tra una collaborazione con la Persia e il sostegno ai Greci nelle due guerre persiane, Alessandro I ebbe l'opportunità di togliere dall'isolamento la Macedonia, facendosi riconoscere come greco ai Giochi Olimpici e ottenendo ad Atene il titolo onorifico di patrono e benefattore (la grecità della stirpe degli Argeadi trovava una remota giustificazione nella discendenza del capostipite Carano da Temeno, discendente a sua volta da Eracle, fondatore di Argo). Si trattava comunque di una grecità di frontiera: uno stato nazionale che manteneva per certi aspetti l'organizzazione descritta da Omero, con un'assemblea in armi che eleggeva il sovrano e un consiglio di compagni d'armi che coadiuvava il sovrano; al re spettava il compito di dirigere lo stato sia in politica interna che estera, di condurre l'esercito e svolgere mansioni religiose. Solo nel V secolo il mondo greco e macedone si avvicinarono grazie a un'opera di mecenatismo (Alessandro I e Archelao) → Pindaro, Euripide. Ma ancora nel IV secolo la Macedonia era marginale.
Da re dei Macedoni a capo dei Tessali
382-83: nascita di Filippo, terzo figlio maschio di Aminta III ed Euridice. Giunse al trono solo per cause fortuite: morto il padre nel 370, prese il potere il primogenito Alessandro II, che venne sconfitto dai Tebani e dovette consegnare loro Filippo. 368: Alessandro II venne ucciso per mano di Tolomeo di Aloro. 365: Perdicca, secondogenito, eliminò Tolomeo e salì al potere. 360: Perdicca morì in una spedizione contro gli Illiri. Solo a questo punto divenne sovrano Filippo. La situazione era drammatica:
- L'esercito, scoraggiato, non voleva proseguire la guerra
- Ai confini premevano gli Illiri a ovest, i Peoni a nord
- La monarchia degli Argeadi era indebolita da una serie di lotte intestine (alla morte di Perdicca, Pausania figlio di Archelao voleva imporsi in Macedonia con l'aiuto del re di Tracia, mentre il fratello Argeo stava cercando di prendere il potere con l'appoggio degli ateniesi. Anche i figli che Aminta III aveva avuto con Gigea avevano pretese di potere).
Come primo passo Filippo risollevò il morale dell'esercito e poi lo riorganizzò tatticamente facendo tesoro degli insegnamenti ricevuti a Tebe da Pelopida ed Epaminonda. Tenne presente il modello tebano dello schieramento obliquo che prevedeva il rafforzamento dell'ala destra e, combinando nelle strategie di attacco fanteria e cavalleria, diede origine alla falange macedone (lancia: sarissa; scudo: pelte): uno schieramento compatto che permetteva di avanzare verso il nemico senza ostacoli. Attraverso i doni, persuase il re di Tracia a non sostenere Pausania. Raggiunse anche un accordo con gli ateniesi: si impegnò a non avanzare pretese sulla città di Anfipoli e a lasciarla autonoma. Mise in sicurezza i confini, servendosi della diplomazia: corruppe alcuni Peoni ottenendo la pace e si servì di matrimoni per creare parentele e collaborazioni (tra il 359 e il 352: si legò attraverso 4 matrimoni a Illiri, Elimi, Tessali ed Epiro). Tale strategia venne adottata sempre nell'arco del suo regno, come ricorda il paripatetico Satiro: oltre ai quattro matrimoni sopracitati, si unì per esempio anche al Regno dei Molossi tramite il matrimonio con Olimpiade (da cui nacquero Alessandro e Cleopatra); a tutte queste mogli si aggiunse Cleopatra perché se ne era innamorato, ma Olimpiade non accettò mai bene la sua presenza nella casa; Cleopatra diede a Filippo una figlia chiamata Europa. La messa in sicurezza dei confini permise al re di rivolgere l'attenzione a est, verso le città della costa macedone che erano sotto il controllo o l'influenza ateniese (importanti come scali portuali e risorse minerarie). 357: ci fu l'attacco e la conquista di Anfipoli (Tracia), ricca di giacimento d'oro e d'argento. Fu il primo momento di crisi con Atene; il re giustificò la violazione dell'accordo in una lettera alla polis in cui prometteva di consegnarle Anfipoli dopo averla conquistata e scambiarla con Pidna (costa macedone); ma la promessa non venne mantenuta. Contemporaneamente nel 357 era scoppiata la guerra sociale, che aveva lo scopo di ricondurre nella Seconda Lega Navale le comunità ribelli di Chio, Rodi, Cos e Bisanzio, indotte a ribellarsi dal satrapo persiano Mausolo di Caria. Questo impegno militare impedì ad Atene di inviare adeguati soccorsi ad Anfipoli e alle altre città attaccate da Filippo. Il re macedone, nello stesso anno, si legò con un trattato di alleanza militare (symmachia) alla Federazione dei Calcidesi, guidata da Olinto; a quest'ultima Filippo promise Potidea. Il trattato è parzialmente sopravvissuto su una stele ritrovata nel 1934: esso doveva essere conservato dai Calcidesi nel santuario di Artemide a Olinto, da Filippo a Dion nel tempio di Zeus Olimpio; inoltre entrambi dovevano porne una copia a Delfi. Si tratta dunque di un accordo siglato di fronte agli dei sulla base di un vaticinio ricevuto a Delfi dal dio Apollo e reso pubblico attraverso delle collocazioni in posti frequentati: nella sua sacralità, l'alleanza risultava inviolabile. Mantenendo la promessa, Filippo conquistò Potidea e la diede ai Calcidesi, ma rilasciò senza riscatto i cittadini ateniesi caduti suoi prigionieri. Fornì poi aiuti a Crenide (la rinominò Filippi) e attaccò Metone (335-36); qui una freccia lo privò di un occhio. 356: come scrive Plutarco nella Vita di Alessandro, fu un anno pieno di successi: Parmenione sconfisse gli Illiri - Filippo vinse a Olimpia nella corsa dei cavalli - nacque Alessandro.
Vendetta e giustizia
Difensore di Apollo
356: in Grecia si aprì un nuovo e più ampio fronte bellico: la terza guerra sacra. L'anfizionia (la lega sacra di Delfi) accusò i Focesi di aver coltivato la pianura sacra di Cirra al di sotto del santuario di Apollo. Pesantemente multati, i Focesi occuparono il tempio e si impadronirono delle sue ricchezze. Gli Anfizioni, guidati dai Tebani e sostenuti da Beoti, Tessali, Locresi, dichiararono la guerra sacra. Sparta e Atene appoggiarono invece i Focesi. Prima fase del conflitto: successi da entrambe le parti. I focesi prima erano guidati da Filomeno, poi, una volta morto Filomeno, da Onomarco, il quale cominciò a sfruttare le risorse del santuario per sostenere le spese militari. 354: i Tessali chiesero aiuto a Filippo poiché Licofrone, tiranno di Fere, li minacciava (Licofrone era dalla parte dei Focesi di Onomarco). Inizialmente le truppe di Filippo non ebbero successi: Onomarco per due volte ebbe la meglio (Polieno ce lo racconta nell'opera Stratagemmi): Onomarco si impadronì di un monte che aveva alle spalle e nascose massi e catapulte; quando i Macedoni vennero loro incontro, i Focesi finsero di fuggire nella parte centrale del monte e cominciarono invece a tirare giù pietre. I focesi si rigirarono e attaccarono i Macedoni; i Macedoni riuscirono a stento a fuggire. Secondo Diodoro tra i soldati macedoni si diffuse sconforto, ma Filippo seppe risollevare i suoi soldati. 352: ci fu un successo macedone nella battaglia dei campi di Croco, nei pressi di Pagase. Come ricorda Giustino, Tebani e Tessali si sottomisero a Filippo, che fece porre una corona di alloro sul capo di tutti i soldati, presentandosi così come vendicatore del santuario di Apollo e sottolineando la sacralità del conflitto. L'ostentata sicurezza del re nel dirigersi in battaglia come sotto la guida del dio e il gesto dell'incoronazione infusero nell'esercito ottimismo. Le conseguenze della vittoria su Onomarco vengono ricordate da Giustino: si diceva che Filippo avesse riscattato il culto religioso. Proprio questa sacralità del conflitto giustificò le misure drastiche prese dopo il successo:
- Secondo Pausania, Onomarco fu ucciso dai suoi stessi soldati
- Secondo Filone, morì dopo essere stato trascinato in mare dal suo cavallo
- Secondo Diodoro, fu Filippo a punirlo facendolo impiccare o crocifiggendolo o annegandolo
Dopo la vittoria il sovrano punì le comunità tessale che avevano sostenuto la causa focese, ma la distruzione di alcune città macchiò la fama positiva che aveva di recente acquisito (vendette come schiavi donne e bambini e devastò i templi). Pertanto, dopo le scorribande in Tracia, si attivò per cancellare la fama negativa con un'azione propagandistica; Giustino racconta che promise di erigere mura, santuari e templi, ma poi rinviò sempre gli impegni presi adducendo varie motivazioni, fino ad annullare completamente il progetto.
Garante della giustizia
La Terza guerra Sacra pose di nuovo sui fronti opposti Filippo e Atene. 352: in seguito al successo contro Onomarco, Filippo tentò di oltrepassare le Termopili ma rinunciò repentinamente, poiché gli ateniesi furono pronti a opporsi inviando al comando di Nausicle un contingente di 5.000 soldati e 400 cavalieri, affiancati da 2.000 soldati achei e 1.000 spartani a protezione della zona.
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