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217 ed è rimasta lungo insuperata. Nella seconda metà del Novecento è stata criticata per il fatto di

vedere nella Macedonia una vera e propria ipostasi della Prussia.

Questa scelta, tuttavia, ha permesso di rivalutare l'età ellenistica, che veniva invece disprezzata in

precedenza, per esempio nell'opera di George Grote, in cui si afferma che l'unica utilità di quel

periodo è spiegare l'età classica.

Infatti le due principali opere del Novecento sull'Ellenismo furono dedicate non tanto alla storia,

quanto alla civiltà ellenistica:

- monografia di William Woodthorpe Tarn, Hellenistic Civilisation: si concentra sugli aspetti

culturali

- monografia di Mikhail Ivanovich Rostovzev, a social and economic history of the Hellenistic

World

Una svolta negli studi si ebbe negli anni sessanta, con l' Histoire politique du monde hellenistique di

Edouard Will: per la prima volta viene affrontata nella sua totalità la storia politico-militare del

mondo ellenistico, con un ricchissimo apparato di fonti e di bibliografia.

In Italia va annoverato:

- il lavoro di Salvatore Settis: I Greci. Storia, cultura, arte, società.

- il saggio di Biagio Virgilio sulla monarchia ellenistica

Nel primo decennio di questo secolo sono usciti infine due Companions to the Hellenistic World , a

cura di Andrew Erskine e Glenn R. Bugh.

Capitolo 2. Da Alessandro ad Azio (323-31 a.C.): il quadro storico

1. Da Alessandro agli epigoni (323-220 a.C.): la nascita del mondo ellenistico

Alessandro morì a Babilonia nella notte tra il 10 e l'11 giugno del 323 a.C.. Dopo l'assassinio del

padre Filippo II nel 336, ne aveva ereditato il potere. Era diventato:

- re dei Macedoni

- tago dei Tessali

- egemone Lega di Corinto

Tra il 334 e il 323 aveva guidato una spedizione leggendario alla conquista di tutti i territori

dell'impero persiano.

Alla sua morte, l'impero era stato formalmente diviso tra Filippo III Arrideo, un fratellastro forse

ritardato, e Alessandro IV, un figlio nato da Rossane tre mesi dopo la morte di Alessandro.

Di fatto, tuttavia, l'impero era nelle mani di amici e collaboratori del defunto re, oggi definiti

Diadochi (successori). Nacquero subito forti tensioni, prima di tutto tra chi aveva aspirazioni

centripete (Perdicca o Monoftalmo) e chi aveva prospettive centrifughe (Tolemeo). Nel giro di

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quarant'anni prevalse la seconda corrente: l'impero di Alessandro si frantumò e vennero a formarsi

degli stati territoriali a regime monarchico, i cosiddetti regni ellenistici, retti da dinastie ereditarie.

In una prima fase (323-302 a.C.) vennero eliminati i legittimi eredi di Alessandro e assunsero il

titolo di re i Diadochi più capaci di imporre la propria sovranità:

- Antigono Monoftalmo: rivendico per sé e il figlio Demetrio Poliorcete il titolo di re dell'Asia

- Tolemeo si proclamò re d'Egitto

- Lisimaco re di Tracia

- Seleuco re di Babilonia

- Cassandro re di Macedonia

Le comunità greche metropolitane rimasero libere solo formalmente.

In una seconda fase ci furono gli scontri tra i vari sovrani.

Nel 302 a Ipso una coalizione composta da Lisimsco, Cassandro, Seleuco e Tolemeo sconfisse

Antigono Monoftalmo e il figlio Demetrio. Morto Antigono e profugo sul mare il figlio, i vincitori

si ripartirono il loro regno.

- Lisimaco si impadronì dell'Anatolia

- Seleuco della Siria

- Tolemeo della Celesiria

- Cassandro eliminò ogni residuo di influenza antigonide dalla Grecia metropolitana.

Dopo Ipso, si avvicinò l'epoca degli Epigoni, cioè dei successori dei diadochi, mentre emergevano

nuove potenze come Pirro re dell'Epiro e Filetero signore di Pergamo.

Il regno d'Egitto si stabilizzò rapidamente sotto i Lagidi (o Tolemei), così come accadde al regno di

Siria con i Seleucidi. Tuttavia i due regni si scontrarono per il controllo della Celesiria con ben sei

guerre (guerre siriache), tra il 274 e il 168 a.C.

Quando Cassandro morì nel 297 la sua dinastia si estinse; Lisimaco riuscì a bloccare le mire

espansionistiche di Demetrio Poliorcete in Macedonia e lo fece fuggire in Asia, dove venne fatto

prigioniero di Seleuco. In Europa suo figlio Antigono Gonata rimase senza terra.

Nel 285 Lisimaco assunse il titolo di re dei Macedoni ma pochi anni dopo esplose nella sua famiglia

una ribellione: il sovrano accusò di tradimento il figlio ed erede Agatocle, che fu sconfitto e ucciso.

Prima di morire, però, Agatocle aveva chiesto l'appoggio a Filetero di Pergamo; Filetero temendo

ora la vendetta di Lisimaco si rivolse a Seleuco.

Nel febbraio 281 a.C. Lisimaco e Seleuco, gli ultimi due Diadochi in vita, si scontrarono nella

piana di Curupedio, in Anatolia; Lisimaco venne sconfitto, ma appena pochi mesi dopo anche

Seleuco fu ucciso, da Tolemeo Cerauno (figlio disconosciuto di Tolemeo I).

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Tolemeo Cerauno si impadronì della Macedonia e della Tracia, lasciando l'Anatolia al figlio

Antioco I. Il suo regno ebbe breve durata: già nel 279 i Celti invasero la Macedonia e scesi a Delfi

furono fermati dagli Etoli.

Nel 277 i Celti in ritirata furono sconfitti a Lisimachia, nel Chersoneso tracico, da Antigono

Gonata, che poté diventare così re di Macedonia.

I Celti passarono in Asia, dove furono tenuti a bada dai signori di Pergamo, i quali acquisirono

sempre maggiore indipendenza, finché sotto Attalo I nel 247 divennero autonomi.

I decenni centrali del III secolo a.C. furono caratterizzati da un equilibrio politico-militare.

Dopo la vittoria di Antigono Gonata nella Guerra Cremonidea, combattuta e persa da Atene e

Sparta negli anni sessanta del II secolo a.C., gli Antigonidi continuavano a possedere la Macedonia

e controllavano la Grecia continentale avevano il controllo della Lega eolica e achea e una catena di

guarnigioni installate in piazzeforti strategiche come Demetriade, Corinto, Calcide).

In Egitto i Lagidi combattevano con i Seleucidi per la Celesiria e con gli Antigonidi per il controllo

sull'Egeo.

I Seleucidi si dovettero rassegnare alla perdita di buona parte dell'Anatolia, governata dagli Attalidi

di Pergamo. “pax

2. Dall'equilibrio alla crisi (220-31 a.C.): il mondo ellenistico e la romana”

Intorno al 220 ci furono tre nuovi sovrani che salirono al trono quasi contemporaneamente:

- in Siria Antioco III

- in Egitto Tolemeo IV

- in Macedonia Filippo V

Polibio scrive che la repubblica romana riuscì a infiltrarsi negli affari dei regni ellenistici poiché si

presentò talvolta alleata, talaltra nemica, ma sempre modificando in modo irreversibile i fragili

equilibri del Mediterraneo orientale.

Dal 229, scoppio della prima guerra Illirica, l'esercito romano fece la sua apparizione sulla costa

orientale del ma Adriatico, suscitando ancora più timore di quanto avesse già fatto, a detta di

Polibio, durante la Guerra degli Alleati.

Capofila dei nemici di Roma divenne Filippo V. Gli schieramenti furono i seguenti:

- Filippo V con Annibale (215 a.C.)

- Etoli con i Romani

Ci furono due guerre macedoniche: nella prima, che si chiuse nel 205 gli accordi si limitarono a

ristabilire lo status quo, nella seconda (scoppiata nel 200) ci fu una schiacciante vittoria romana

nella pianura di Cinoscefale, in Tessaglia (197). 6

Nel 196 durante i Giochi Istmici su ordine del comandante romano T. Quinzio Flaminino, l'araldo

proclamò la libertà dei Greci dal dominio macedone.

Nell'orbita romana gravitavano già il regno di Pergamo, l'isola di Rodi e il regno di Egitto sotto

Tolemeo.

Una volta sconfitto Filippo di Macedonia, il re di Siria entrò nel mirino romano: nel 192 iniziò una

guerra e dopo una prima sconfitta di Antioco alle Termopili nel 191, due anni più tardi a Magnesia

al Sipilo (Anatolia) ci fu l'ennesima vittoria romana; la successiva pace di Apamea fu siglata nel

188: Antioco III fu obbligato a pagare un'enorme indennità di guerra e ad abbandonare tutti i

territori a ovest della catena del Tauro. Gli Etoli scontarono duramente la loro alleanza con il re di

Siria e scomparvero dalla scena politica.

Nel 168 finì la terza guerra Macedonica, con la vittoria a Pidna dei Romani; Perseo, figlio di

Filippo V, venne detronizzato e il territorio venne diviso in quattro repubbliche.

I Romani ridimensionarono inoltre la posizione di Eumene II di Pergamo, della lega Achea e

dell'isola di Rodi (quest'ultima istituendo un proto franco nell'isola di Delo, in concessione ad

Atene).

Tra il 152 e il 146 ci fu un'altra ondata di eventi bellici, in cui Roma vinse sempre senza

difficoltà:

- guerra acaia tra la lega achea e Roma

- rivolta di Andrisco, sedicente figlio di Perseo e pretendente al trono di Macedonia

Nel 148 la Macedonia divenne provincia romana, nel 146 venne distrutta Corinto. La sistemazione

della Grecia venne affidata a dieci senatori romani.

Come sostiene Domitilla Campanile, a causa della perdita di fonti storiografiche è difficile dire se

dopo il 146 tutta la Grecia divenne provincia macedone o solo l'Acaia in quanto ribelle; la prima

ipotesi fu sostenuta già nel Cinquecento da Sigonio, la seconda è stata di recente riaffermata con

vigore.

Ne 129 venne annesso come provincia anche il regno di Pergamo, dopo la rivolta di Aristonico.

Le città che non avevano appoggiato la rivolta restarono libere e alleate di Roma.

All'inizio del II secolo a.C. dunque tutti i territori affacciati sul mar Egeo erano integrati

nell'ordinamento provinciale romano ed erano governati direttamente da Roma.

Invece il Vicino Oriente venne lasciato sopravvivere, in una lenta disgregazione dei regni

seleucidico e tolemaico. Il regno di Siria fu attaccato dai Parti e i Seleucidi dovettero ritirarsi a

ovest dell'Eufrate, oltre il fatto che fu sconvolto da una serie di lotte fratricide e dalle rivolte

giudaiche in Palestina. Anche il regno d'Egitto fu scosso da faide interne alla dinastia dei Lagidi,

oltre che dalla pressione delle popolazioni locali. 7

La Siria divenne provincia romana nel 63 a.C. per mano di Pompeo Magno, l'Egitto fu annesso a

Roma nel 30 a.C. per volontà di Ottaviano.

Comunque è indubbio che a partire dalla metà del II secolo a.C. il destino del mondo ellenistico era

segnato: l'unica pace possibile era la pax romana.

Capitolo 3. Un mondo politico in trasformazione: monarchie, città,

stati federali

1 La situazione pregressa

In età pre-ellenistica la Grecia era costellata da città-stato, che aveva i suoi paradigmi in Atene e

Sparta. la polis è una comunità costituita da uomini con culti e leggi comuni che gestiscono in modo

paritario la cosa pubblica e partecipano di una comune cittadinanza (politeia).

Accanto alla polis esistevano, nelle regioni periferiche centrosettentrionali della Grecia

continentale, i cosiddetti ethne o koinà, cioè gli stati federali (Beozia, Focide, Acaia, Etolia,

Tessaglia) in cui lo stato giuridico dei cittadini era caratterizzato dalla coesistenza, accanto alla

cittadinanza locale, di una cittadinanza federale (sympoliteia). Tale organizzazione presupponeva

una maggiore disponibilità delle singole comunità locali a rinunciare alla propria autonomia e una

minore partecipazione del cittadino alla gestione diretta della cosa pubblica a favore di una

rappresentanza negli organismi centrali. Nel IV secolo la maggiore flessibilità degli stati federali ne

aveva favorito la crescita rispetto alle poleis, che invece erano in crisi, indebolite da decenni di lotte

per l'egemonia.

Negli studi più recenti anche Macedonia ed Epiro vengono annoverati come stati federati, solo che

essendo meno progredite avevano ancora regimi di stampo omerico laddove altrove c'erano

magistrature.

A partire dalla seconda metà del VI secolo a.C. poleis e stati federali avevano dovuto confrontarsi

con l'impero persiano, fondato tra il 557 a.C. e il 550 a.C. da Ciro il Grande della dinastia degli

Achemenidi. Dario I aveva poi stabilizzato l'impero suddividendolo in venti satrapie, che

comprendevano Persia, Mesopotamia, Siria, Egitto, Anatolia fino alle coste dell'Egeo.

Alessandro poi aveva conquistato l'impero persiano e aveva posto poleis e stati federati greci in

balia della potenza macedone.

2. Monarchie

Dopo la morte di Alessandro, dallo smembramento dell'impero sorsero monarchie territoriali di

grande estensione e di ricchezza demografica. In uno stato così vasto e popoloso il sovrano era

costretto ad adottare moduli diversi per relazionarsi con le varie realtà presenti nel regno (la

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complessa articolazione delle monarchie ellenistiche è dimostrata anche dalla varietà della

terminologia in uso nei documenti ufficiali per indicare le strutture istituzionali).

Come sottolinea Biagio Virgilio, nel IV secolo i sovrani doveva fornire giustificazione del loro

potere conformandolo all'etica greca.

Nei numerosi scritti Sulla regalità pubblicati in età ellenistica, intellettuali raffinati e influenti

riflettevano sull'essenza della regalità, intesa da un lato come potere assoluto, dall'altro come un

onorevole servizio reso ai sudditi dal monarca illuminato. La legittimazione alla sussistenza di una

regalità era quella che derivava dalla vittoria militare: il sovrano è prima di tutto un guerriero

vittorioso che secondo quanto scrive Diodoro nella Biblioteca storica "domina un territorio

conquistato con la lancia".

La varietà etnica e di conseguenza culturale e tradizionale dei singoli regni influì profondamente sul

loro sviluppo: in Macedonia, dove il legame con il mondo prealessandrino erano più forte, rimase in

essere una monarchia nazionale, in cui il sovrano era prima di tutto il re di un popolo. In Siria e in

Egitto invece il modello di regalità assoluta aveva radici profonde (faraoni, persiani) e perciò qui i

monarchi divennero superumani, con una tendenza alla divinizzazione.

In Siria ed Egitto grandi masse di indigeni si trovarono a convivere con variegati gruppi di

Macedoni e Greci che detenevano il potere e controllavano bona parte della terra, concessa dal re ai

suoi collaboratori; è stato rivelato da Pierre Briant e John Ma che come era successo agli Iranici

nell'impero persiano, così i Macedoni e Greci nei regni ellenistici costituivano di fatto la

"etnoclasse dominante", che godeva a priori di privilegio.

Tale privilegio aveva la sua massima evidenza nella corte, dove i cortigiani avevano funzioni

burocratiche, amministrative e militari ma anche e soprattutto il compito di dare risalto alla figura

del monarca.

3. Città e stati federali

In età ellenistica la situazione della grecità asiatica ed egiziana, dove non esistevano stati federali e

le città erano inserite all'interno dei confini delle grandi monarchie territoriali, è molto diversa da

quella della grecità europea, dove le città mantenevano formalmente autonomia e libertà.

La Lega Achea e la Lega etolica cercarono a lungo di fronteggiare la Macedonia. La prima

riunificò il Peloponneso, con l'eccezione di Sparta, sotto una costituzione moderata e democratica in

cui vigeva un equilibrio di potere tra l'assemblea primaria e un consiglio federale (dal 217 però al

consiglio passò il compito di eleggere lo stratego, la più alta carica di comando militare). La

seconda lega aveva lo stesso un consiglio federale e un'assemblea primaria, alla quale rimase

sempre anche il compito di eleggere lo stratego. 9

Durante il III secolo gli Etoli conquistarono i territori circostanti, come le regioni montagnose

nordoccidentali e zone più lontane, come l'Egeo settentrionale.

Tra la fine del III e l'inizio del II secolo entrarono in relazione con Roma ed ebbero ruoli di primo

piano nelle tre Guerre Macedoniche.

Anche le poleis rimasero formalmente indipendenti ma di fatto divennero sempre più

marginali nelle relazioni internazionali dell'epoca. Tra le eccezioni spicca l'isola di Rodi, che

diventò una grande potenza navale, ma nel 168 Roma ne provocò la rovina a causa del suo

comportamento ambiguo durante la Terza Guerra Macedonica.

Per quanto riguarda le città inserite nel territori sottomessi all'autorità dei sovrani ellenistici,

spiccano le città della costa asiatica dell'Egeo, che dal III secolo a.C. vissero un grande sviluppo

economico e culturale, più che in età classica; anche se ormai si trovavano a dipendere dal sovrano,

la loro autonomia amministrativa era spesso effettiva: spesso erano dotate di un'assemblea primaria,

un consiglio ristretto, tribunali autogestiti e magistrature elettive, in piena continuità con

l'autogoverno tradizionale delle città greche; questa autonomia concessa, come sottolinea Franco,

non era dettata dalla filantropia dei re ma era una mossa per cercare consenso e potere.

I rapporti diplomatici tra la città e il monarca erano costruiti attraverso la mediazione dei cosiddetti

"amici del re", notabili locali con profonde radici nella loro città di origine e che godevano della

fiducia del sovrano. Di questo sistema di relazioni siamo informati grazie alle testimonianze

epigrafiche di matrice poleica che ci conservano copie dei rescritti regi, con l'indicazione delle

volontà del re e dei provvedimenti delle singole comunità.

In genere i sovrani si rivolgevano alle poleis tramite epistole, che poi venivano incise su pietra. Un

esempio è l'incipit della lettera che intorno al 260 a.C. Antioco II di Siria scrisse alla comunità di

Eritre (Ionia) per accordarle autonomia amministrativa ed esenzione dal pagamento delle imposte in

cambio della benevolenza della città verso la dinastia regnante.

Diversa era la situazione delle neofondazioni in zone estranee alla grecità: qui i coloni greci e

macedoni avevano obblighi di controllo militare delle regioni circostanti ed erano governati da veri

e propri commissari (epistatai).

Molto spesso queste città di nuova fondazione ebbero denominazioni a partire dai nomi dei sovrani:

nell'Egitto dei Lagidi la città cardine fu Alessandria; nel regno di Macedonia Cassandro fondò

subito dopo aver conquistato il potere Cassandrea e Tessalonica (dal suo nome e dal nome della

moglie Tessalonice, figlia di Filippo II); nel regno dei Seleucidi, Seleuco I dopo il 311 fondò

Seleucia, vicino a Babilonia, e quando si impadronì della Siria, costruì una tetrapoli.

Queste città non avevano solo funzioni amministrative ma anche strategiche, facendo da ponte tra

l'area mediterranea e quella mesopotamica. 10

Capitolo 4. Gli assetti sociali ed economici

1. Famiglia e status sociale

Anche a proposito della famiglia c'è una dicotomia nel mondo ellenistico tra monarchie di tipo

dinastico da un lato e comunità civiche tendenzialmente isonomiche dall'altro. In queste ultime

sopravvissero più facilmente abitudini e tradizioni ancestrali, mentre nelle grandi monarchie, date le

forti innovazioni sul piano demografico, si costituirono gruppo familiari non omologabili a quelli

della grecità classica.

Le fonti letterari non ci dicono nulla sulle dinamiche familiari della gente comune: ne troviamo

solo tracce nella documentazione epigrafica e in Egitto papiracea; la storiografia del periodo è

focalizzata sulle vicende matrimoniali dei sovrani, spesso con racconti di natura aneddotica,

come le peripezie nuziali di Seleuco I Nicatore, re di Siria o la storia d'amore di Tolemeo con

Berenice.

Per due motivi le vicende matrimoniali dei sovrani assumono forte valenza storica:

1. i matrimoni servivano per sancire o rompere alleanze tra dinastie (esempio: intorno al 277,

quando Antigono Gonata e Antioco I strinsero un accordo di pace, tale accordo fu sancito dal

matrimonio tra Antigono e Fila, sorellastra di Antioco)

2. Dalla ufficializzazione dei matrimoni dipendeva la successione ereditaria e quindi la

stabilizzazione dei singoli stati territoriali (Monoftalmo per esempio affiancò sempre il figlio

Demetrio Poliorcete)

Nei documenti ufficiali, accanto al sovrano compaiono sempre la moglie e i figli (esempio:

iscrizione di Sardi in cui è inciso il testo di una lettera del 213 della regina Laodice, moglie di

Antioco III di Siria per ringraziare la città di un precedente decreto di conferimento di onori a lei al

marito e ai figli); inoltre la valorizzazione dei legami familiari non si limitava ai regnanti del

momento ma si collegava al ricordo delle generazioni passate.

L'importanza dei legami familiari nell'ideologia monarchica ellenistica è dimostrata, a fortiori, del

fatto che, all'epoca della conquista romana, i ribelli che tentarono un'ultima resistenza ai dominatori

si presentarono di fronte alle popolazioni locali come i figli segreti dei legittimi sovrani defunti,

nella convinzione che solo per via dinastica avrebbero potuto giustificare le proprie ambizioni.

Nelle strutture familiari della popolazione di lingua e cultura greca, invece, non sembra

cambiare molto rispetto all'età arcaica: le poche notizie giunte sino a noi sottolineano una

tendenza all'endogamia civica, in modo da garantire lo status di cittadini ai figli.

Nel solco della tradizione si pongono anche i trattati di sympoliteia che due o più comunità

potevano sottoscrivere per una reciproca concessione dei diritti di cittadinanza.

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Diversa invece era la situazione dei Greci e dei Macedoni traferitisi nelle monarchie

territoriali: molti vivevano in regioni con una maggioranza indigena, dove i matrimoni misti erano

la soluzione per trovare un numero sufficiente di mogli in grado di procreare figli legittimi. Lo stato

di cui abbiamo una documentazione per fare luce sulla vita familiare della popolazione greco-

macedone è l'Egitto, grazie ai molti papiri conservati. Dorothy J. Thompson ha fatto di recente

un'analisi sulla famiglia ellenistica: il 9% di mariti di onomastica greca ha moglie di onomastica

indigena, mentre non esistono casi opposti: dimostrazione del fatto che la pratica dei matrimoni

misti nasceva dalla scarsità di donne di etnia greco-macedone in loco. I figli erano di diritto membri

della comunità greco-macedone ma non ignoravano le tradizioni delle loro madri: questo portò a

una progressiva integrazione interetnica.

2. Eserciti e tecniche militari

Un luogo comune sull'età ellenistica si riferisce alle innovazioni dell'esercito e nelle tecniche

militari che in quel periodo si sarebbero verificate; tali innovazioni invece sono precedenti, risalenti

più esattamente al IV secolo a.C.:

- il generale ateniese Ificrate accentuò l'importanza della fanteria leggera dei peltasti.

- Filippo II inventò la falange macedone, mise a punto raffinate tecniche di assedio (uso della

catapulta) e fece della cavalleria (formata dagli eteroi) un'arma per sfondare le difese nemiche.

- il figlio Alessandro perfezionò le tecniche del padre.

I sovrani ellenistici furono gli eredi di tali innovazioni; utilizzarono anche in modo sempre più

massiccio i soldati di professione (mercenari, xenoi, mistophoroi).

Le due componenti essenziale dell'esercito ellenistico sono:

1. Professionalizzazione: è legata alla figura stessa del sovrano, visto come prima di tutto un

condottiero. La fondamentale importanza della vittoria militare nell'economia del potere

costringeva i monarchi a investire grandi risorse nel reclutamento dei soldati migliori per i loro

eserciti e i mercenari greci e macedoni erano considerati i migliori, perciò il loro numero

aumentò moltissimo. (lo apprendiamo dalla Biblioteca storica di Diodoro Siculo). Nelle

generazioni successive, quando le monarchie furono più stabilizzate, i sovrani insediati lontani

dalla Grecia e dalla Macedonia dovettero ricorrere a nuovi sistemi di reclutamento, dal

momento che non era possibile chiamare le truppe solo al momento del bisogno. In Siria i

Seleucidi fondarono nuovi centri abitati, vere e proprie colonie militari dove trasferirono i

mercenari già al loro servizio con l'obbligo di controllare il territorio. I lagidi, invece di fondare

città, crearono insediamenti rurali offendo lotti di terra ai mercenari greci e macedoni in

cambio del loro aiuto in guerra; i figli dei coloni potevano acquisire la terra dei padri solo se

erano mercenari loro a loro volta. Alla professionalizzazione delle forze armate contribuirono

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DETTAGLI
Esame: Storia greca
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giulia.Rossi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Antonetti Claudia.

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